Ricerca
pubblicato il 17/06/2017
Vaccini. Intervista a Walter Ricciardi: “Tutti e 12 i vaccini obbligatori sono essenziali. Perché l’obbligo? Perché funziona e lo hanno capito anche nella super liberal California”

Ma perché 12 vaccini obbligatori? Perché sembra si abbia più paura dei vaccini che delle malattie? Ma siamo sicuri che l'obbligatorietà vaccinale sia più efficace dell'adesione volontaria e consapevole, come sostiene anche il Veneto che ha annunciato ricorso contro il decreto Lorenzin? Sono queste le domande che in queste settimane stanno spaccando la politica e l'opinione pubblica. Le abbiamo rivolte al presidente dell'Iss. Ecco cosa ci ha risposto in questa intervista esclusiva

16 GIU - "Sono le evidenze scientifiche a dirci che è necessario l'obbligo per 12 vaccini. Anzi, noi dall'Istituto superiore di sanità ne avevamo consigliati addirittura 13 aggiungendo anche il pneumococco. La soglia di sicurezza è del 95% di copertura vaccinale, scendere sotto questa è un segnale allarmante di scopertura per decine di migliaia di bambini, adolescenti e giovani".
 
Per invertire la rotta si devono riproporre le migliori esperienze a livello internazionale, e, in questo senso, "il modello da seguire è quello californiano. In Veneto, invece, con il venir meno dell'obbligo, sulle attuali 4 vaccinazioni obbligatorie si registrano i dati peggiori rispetto alla media nazionale. Sono le evidenze a dirci che non è questa la migliore via da percorrere". Quando alla proposta di legge del M5S: "È priva di ogni scientificità, l'esavalente viene utilizzata in tutto il mondo, o forse vaccinarsi contro la meningite non deve essere ritenuto importante?".
 
Così in quest'intervista esclusiva a Quotidiano Sanità il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, interviene a tutto campo sul tema dell'obbligo vaccinale.

 

 
Presidente Ricciardi, prendiamo spunto dalle notizie che provengono oggi dalla Francia dove si pensa di inserire l'obbligo per 11 vaccini. Può spiegarci una volta per tutto per quale motivo si è deciso in Italia di rendere obbligatori 12 vaccini? 
Lo si è deciso sulla base delle evidenze scientifiche. Anzi, noi dall'Istituto superiore di sanità ne avevamo consigliati addirittura 13 aggiungendo anche il pneumococco. Sono le condizioni generali a dettarci questa scelta. Per quale motivo oggi dovrei offrire il vaccino contro la poliomelite e non quello contro la pertosse che avanza? Questo tanto per fare un esempio. Il fatto che nessuna vaccinazione raggiunga la soglia di sicurezza del 95% a livello nazionale è un segnale allarmante, vuol dire che decine di migliaia di bambini, adolescenti e giovani sono scoperti ed esposti a rischi e pericoli inutili.
 
Tra le critiche avanzate, anche da alcuni senatori della Commissione Sanità del Senato nel corso delle audizioni sul provvedimento, si parla dell’inutilità del ricorso a un decreto legge dal momento che non è stata accertata alcuna epidemia nel nostro Paese. Insomma, in Italia c’è o no una situazione epidemica?
So a chi sta facendo riferimento. Devo dire che la mia audizione ha avuto riscontri favorevoli dalla maggior parte dei senatori presenti, mentre alcune critiche sono state mosse solo dal M5S, dal vicepresidente della commissione Maurizio Romani (Idv) e da Nerina Dirindin (Mdp). In Italia c'è un'epidemia di morbillo, solo dall'inizio dell'anno si sono registrati, ad oggi, 2988 casi. Nello stesso periodo lo scorso anno erano circa 392. Parliamo di un'impennata di oltre il 700%. Si deve ricordare che i vaccini sono uno strumento di prevenzione. Di fronte a dati allarmanti, con tutte le coperture sotto la soglia di sicurezza, è logico che si debba necessariamente intervenire per prevenire nuove epidemie prima che queste esplodano, come successo con il morbillo. La logica di uno strumento di prevenzione è proprio quella di intervenire prima per evitare la gente si ammali e muoia. Questo deve essere chiaro a tutti.
 
In questi giorni il M5S e Mdp hanno presentato le loro proposte di legge sui vaccini. In entrambi i testi viene proposto un approccio basato sulla raccomandazione e non sull'obbligo. Una scelta, hanno spiegato ieri i parlamentari pentastellati, di tipo politico. Allo stesso tempo però, sia il M5S che Mdp hanno puntualizzato come, sulla base delle evidenze scientifiche, non esista alcuna dimostrazione di un aumento delle coperture con l’introduzione dell'obbligo vaccinale. È davvero così?
No. Ma prima di tutto si deve far chiarezza di cosa si intende quando si parla di evidenze scientifiche. È del tutto evidente che in questo campo, a differenza ad esempio dei farmaci, non si possano fare dei clinical trial randomizzati per dimostrare l'efficacia di un modello piuttosto che di un altro. Si deve qui intendere il metodo migliore per raggiungere con efficacia l'obiettivo che ci si è prefissati. Se quindi devo parlare di evidenza su una decisione di sanità pubblica, dovrò studiare le best practice internazionali. E da questo punto di vista il metodo da seguire, ossia quello che ha dato i migliori risultati, è quello della California. Qui, a fronte di un preoccupante calo vaccinale, si è intervenuti introducendo l'obbligo vaccinale senza il quale è impossibile l'iscrizione in tutte le scuole, università comprese. E si badi bene che non stiamo parlando di uno Stato retrogrado, ma anzi, liberale al punto da aver anche legalizzato l'uso della cannabis a scopo ricreativo. In questo modo sono riusciti a recuperare efficaciemente il 5% delle coperture.
 
Un metodo, questo, fortemente contestato da Regioni come il Veneto che ha già annunciato ricorso alla Corte Costituzionale. Che idea si è fatto?
Vede, anche in questo caso parlano i numeri. Il Veneto dal 2007 ha sospeso l’obbligo vaccinale costruendo un sistema di monitoraggio sulle vaccinazioni promuovendo un’adesione consapevole all’offerta vaccinale. In questo modo, però, non è riuscito a impedire un livello insoddisfacente di copertura proprio sulle vaccinazioni obbligatorie, che è infatti inferiore di oltre un punto rispetto alla media nazionale. Anche se la copertura di vaccinazioni raccomandate come morbillo, parotite e rosolia è superiore di quasi due punti rispetto al resto d’Italia, resta comunque inferiore al livello critico (95%), necessario per il raggiungimento dell’eliminazione del morbillo. Se questo accade nel contesto di una regione ricca, efficiente, dove pure c’è un’offerta vaccinale ampia e gratuita e dove c’è una particolare attenzione alla comunicazione e promozione della vaccinazione, come è il Veneto,  ciò significa che senza interventi mirati e omogenei sul territorio nazionale il rischio di un ulteriore calo delle coperture e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione è molto elevato.
Il Veneto, inoltre, risulta fra le poche regioni ad avere un recupero della copertura della vaccinazione esavalente inferiore al 5% a 36 mesi. Ciò significa che solo il 5% dei bambini non vaccinati secondo il calendario prestabilito si mette in pari con questa vaccinazione entro i tre anni. A differenza del resto d’Italia dove il recupero nella stessa fascia temporale avviene con percentuali intorno al 18%.
 
Con l'approvazione del decreto, qual è il tempo da voi stimato per il raggiungimento della soglia di copertura del 95% per quelle vaccinazioni già oggi obbligatorie?
Le nostre stime parlano di circa due o tre anni necessari per le quattro vaccinazioni obbligatorie. Per le altre invece, ci vorranno circa 5 anni. E questo con l'obbligo, figuriamoci quanto tempo sarebbe necessario con la sola raccomandazione!
 
Una domanda più tecnica. Nella proposta del M5S si parla dell’obbligo di un quadrivalente (e non più esavalente) e di lasciare le altre vaccinazioni come raccomandate e disponibili in formato monodose. E’ fattibile? 
Questa è una proposta assolutamente priva di scientificità. L'esavalente è utilizzato nei Piani vaccinali di tutto il mondo. Perché mai dovrei escludere il vaccino contro la meningite, viene forse ritenuto poco importante? Senza contare il fatto che in questo modo, e con la soluzione delle monodosi, si dovrebbero sottoporre i bambini al doppio delle iniezioni.
 
Un’ultima domanda, forse più di carattere sociologico: secondo lei, dopo generazioni di persone che si sono sottoposte ai vaccini senza problemi, con il conseguente forte aumento della vita media e dell’aspettativa di vita in salute, come mai in questi ultimi tempi sembra si abbia più paura dei vaccini che delle malattie? 
I vaccini sono vittime del loro successo, perché grazie a questo strumento è stato possibile far quasi sparire alcune malattie dal nostro Paese. Ma questo non significa che quelle malattie non esistano più. Ed è proprio nel momento in cui non si considerano più pericolose, che i rischi aumentano. È sparito il ricordo delle malattie e delle loro nefaste conseguenze, ed ora si ha più paura di possibili lievissimi e rari effetti collaterali. Ricordo che è molto più facile essere eletti in Parlamento che star male a causa dei vaccini, nel primo caso si parla infatti di una probabilità di 1/117.000 mentre nel secondo di 1/1.000.000. Detto questo, è evidente che noi per primi vorremmo un'adesione libera, partecipata e informata alle vaccinazioni. Da questo di vista mettiamo e metteremo tutto il nostro impegno per poter offrire la massima trasparenza e tutte le dovute rassicurazioni del caso. Però, quando è a rischio la salute dei bambini e delle persone più fragili, non possiamo far altro che ricorrere anche a strumenti come quelli del decreto per far tornare il prima possibile la situazione in sicurezza.
 
Giovanni Rodriquez

16 giugno 2017
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 16/06/2017

Vaccini. L’alternativa Cinque Stelle: “Mantenere solo i 4 obbligatori esistenti e no all’obbligo per iscrizione a scuola”. Proposto stanziamento di 300 mln nel triennio 2017-2019 per l’istituzione di un Fondo nazionale di prevenzione vaccinale. “Pronti a lavorare con Mdp su un testo comune”

Non esistono evidenze scientifiche sull'aumento delle coperture con l'introduzione dell'obbligatorità per altri 8 vaccini. E, di fronte ad una mancanza di epidemie è ingiustificato il ricorso ad un decreto legge. Questi i concetti espressi oggi al Senato da Giulia Grillo, Elena Fattori e Paola Taverna che hanno presentao un loro ddl alternativo al decreto Lorenzin. Per i Ciinque Stelle bastano gli attuiali 4 vaccini già obbligatori (antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B) e non serve il reinserimento dell'obbligo vaccinale per iscriversi a scuola che era già stato camcellato nel 1999. Apertura al ddl Dirindin. IL TESTO

 

15 GIU - Coperture vaccinali con una formulazione quadrivalente, o monodose,  per gli unici vaccini obbligatori ai sensi della legislazione vigente, quali antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B. Inoltre no al ripristino dell'obbligo vaccinale per poter iscrivere a scuola i propri figli. E poi istituzione di un Fondo nazionale per la prevenzione vaccinale con dotazione di 100 milioni di euro annui per ciascun anno del triennio 2017-2019. Queste in sintesi le principali novità contenute nel disegno di legge in tema di vaccinazioni presentato oggi dal MoVimento 5 Stelle nel corso di una conferenza presso la sala Nassirya del Senato, presieduta da Giulia Grillo, Elena Fattori e Paola Taverna.
 
"Altri partiti hanno provato in ogni modo a strumentalizzare la battaglia di serietà che il M5S sta portando avanti sui vaccini. Rispetto all’approccio coercitivo alla vaccinazione scelta dal Governo, vorrei far presente che questa è una scelta di tipo politico e non scientifico - ha precisato Grillo -. Di fatto il M5S ha scelto un approccio di raccomandazione proprio basandosi su ricerche ed evidenze scientifiche che ci dicono che questo è l'approccio migliore. Ritengo che la politica debba fare politica e che la scienza debba fare la scienza senza interferire nei rispettivi campi. La politica ha il compito di fare le regole per garantire una ricerca indipendente, trasparente e sicura. E proprio su questo stiamo discutendo in commissione Affari sociali alla Camera sull'articolo 1 del ddl Lorenzin. La scienza viceversa propone sue innovazioni che la politica deve introdurre, specie se a carico del pubblico erario, con degli strumenti di politica sanitaria pubblica".

 
"Non esiste correlazione tra autismo e vaccini, quello studio era fraudolento. Questo dobbiamo dirlo in maniera chiara per non creare farsi allarmismi. E’ inoltre importante avere il massimo livello di copertura per tutte quelle vaccinazioni realmente necessarie. Premesso questo - ha spiegato Fattori - politicamente il punto è come ottenere questa copertura. Nella maggior parte dei casi questo traguardo non si raggiunge con la coercizione ma con la raccomandazione. E su questa modalità è basato il nostro ddl. Raccomandazione non vuol dire però libertà totale di scelta. Lo Stato deve tutelare la salute pubblica accompagnando i genitori alla vaccinazione. Servono vaccini gratuiti e disponibili, e personale sanitario disposto a chiarire i dubbi. Lo Stato ha poi il compito di monitorare il livello delle vaccinazioni attraverso un'Anagrafe vaccinale informatizzata. Abbiamo poi previsto clausole di salvaguardia, ad esempio nei casi di epidemie dichiarate. Vogliamo uno Stato autorevole, non autoritario".
 
"Si sta creando una spaccatura su un tema delicato, come quello della tutela della salute pubblica, che non fa bene a nessuno - ha aggiunto Taverna -. E' stato approvato un Piano nazionale vaccini e poi, dopo soli pochi mesi e senza nessuna motivazione, visto che lo stesso premier Gentiloni ha dichiarato che non c’è alcuna epidemia, Lorenzin è intervenuta a gamba tesa imponendo l’obbligo su ben 12 vaccini. La gente non si fida del ministro, del governo, dei parlamentari, non dei vaccini. C’è una grande quantità di pubblicazioni scientifiche che dicono chiaramente che con l’obbligo l'auspicato aumento delle coperture non si ottiene. In questo senso il ddl presentato da Mdp ha un'impostazione simile e può tranquillamente, insieme al nostro, diventare un testo base su cui lavorare".

 
Il provvedimento è composto di 7 articoli:
 
All’articolo 1 si spiega come la legge sia finalizzata ad armonizzare le attività vaccinali in atto sul territorio nazionale per garantire equità e parità di accesso alle prestazioni da parte di tutti i cittadini e alla promozione della salute e all’incremento della copertura vaccinale sul territorio nazionale in modo da adottare una efficace azione preventiva sulla base del principio della raccomandazione.
 
Al fine di consentire di svolgere l’attività di monitoraggio delle vaccinazioni eseguite da tutti i cittadini l’articolo 2 istituisce l’Anagrafe vaccinale nazionale digitale con il compito di raccogliere i dati delle banche dati digitali regionali e in particolare i dati relativi ai vaccinati per sviluppare le attività di sorveglianza delle malattie suscettibili di vaccinazione e di monitorare nel tempo gli eventuali effetti indesiderati delle vaccinazioni nonché per migliorarne i livelli di sicurezza e di efficacia.
 
Nel testo si spiega come le somme stanziate nella legge di Bilancio per il nuovo Piano nazionale vaccini siano finalizzate unicamente all’acquisto dei vaccini, pertanto, per il M5S si rende necessario lo stanziamento di ulteriori risorse destinate a finanziare un sistema adeguato di prevenzione vaccinale sul territorio nazionale. 
 
A tal fine l’articolo 3 istituisce il Fondo nazionale per la prevenzione vaccinale con dotazione di 100 milioni di euro anni per ciascun anno del triennio 2017-2019. Le risorse del Fondo sono destinate: alla realizzazione e alla tenuta dell’Anagrafe vaccinale di cui all’articolo 2; alla promozione attiva delle vaccinazioni raccomandate nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale ed alla rimozione attiva e capillare di qualsiasi ostacolo alle vaccinazioni; alla diffusione a tutti i livelli di appropriati programmi di comunicazione aperta ed efficace tra medici e genitori in modo da sviluppare un senso più alto di partecipazione dell’individuo alla gestione della salute pubblica nonché diffondere la conoscenza delle malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni.
 
L’articolo 4 stabilisce che al fine di consentire su tutto il territorio nazionale le adeguate coperture vaccinali e garantire la scelta tra diverse alternative vaccinali, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro della salute provvede, sentita l’Aifa e le Regioni, a rendere disponibili: a) coperture vaccinali con una formulazione quadrivalente per gli unici vaccini obbligatori ai sensi della legislazione vigente, quali antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B, nonchè in formulazione monodose; b) coperture vaccinali con una formulazione monodose per ciascuno dei vaccini raccomandati.
 
L’articolo 5, prescrive al comma 1, che nei casi di particolari emergenze sanitarie o di specifici episodi epidemici il Ministro della salute definisce con proprio decreto, misure obbligatorie specifiche legate alla risoluzione dell’evento emergenziale, al fine di tutelare la salute pubblica. Al comma 2 si stabilisce che nell’ambito dell’attività di monitoraggio della copertura vaccinale qualora il Ministero della salute sentito l’Istituto superiore di sanità, rilevi scostamenti tali da compromettere l’ottenimento dell’immunità di gregge, adotta programmi informativi obbligatori a carico dei centri vaccinali presenti sul territorio nazionale al fine di stabilire un confronto con chi esercita la responsabilità genitoriale. Il comma 3 è dedicato alla tutela degli alunni che per motivi clinici non possono accedere alle pratiche vaccinali. Viene previsto che i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, statali e paritarie, provvedono, nei casi di cui al comma 1, ad adottare ogni misura necessaria per garantire agli alunni stessi una continuità didattica in presenza di adeguate misure volte alla tutela della salute e della sicurezza.
 
L’articolo 6 dispone che a decorrere dal 2019, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale, ha durata quinquennale.
 
Infine, l'articolo 7 reca la copertura finanziaria. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a 100 milioni di euro anni per ciascun anno del triennio 2017-2019, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
 
Giovanni Rodriquez

15 giugno 2017
© Riproduzione riservata

Allegati:

 

Testo ddl vaccini M5S

pubblicato il 16/06/2017

Disegno di Legge d'iniziativa dei Senatori Taverna, Fattori, Buccarella, Castaldi, Lezzi, Lucidi, Martelli, Montevecchi, Moronese, Serra, Crimi, Giarrusso, Bottici, Marton, Nugnes, Cioffi, Puglia, Endrizzi, Petrocelli, Paglini, Mangili, Airola, Bertorotta, Donno, Girotto, Scibona e Santangelo.

Comuicato alla Presidenza il 25 Maggio 2017

DISPOSIZIONI PER L'ARMONIZZAZIONE DELLE COPERTURE VACCINALI SUL TERRITORIO NAZIONALE

pubblicato il 15/06/2017

Vaccini. Dirindin (Art.1-Mdp): “Nessuna evidenza scientifica su aumento coperture con obbligo”. Presentata legge alternativa al decreto Lorenzin

Un Piano nazionale di prevenzione vaccinale, rafforzamento dei servizi vaccinali regionali, piani di comunicazione per promuovere l'adesione volontaria, un sistema di farmacovigilanza realizzata attraverso un sistema efficiente e integrato di raccolta dati, e la gratuità dei vaccini necessari per il raggiungimento degli obiettivi di Piano. Questi i punti nevralgici della proposta di legge presentata oggi in Senato dalla senatrice di Articolo 1-Mdp. IL TESTO DEL DDL.

 

14 GIU - "Noi non siamo contro i vaccini, né vogliamo rischiare di essere confusi con coloro che sono contro le vaccinazioni. Pensiamo che queste siano uno degli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della sanità pubblica per la prevenzione delle malattie infettive. Proprio per questo, il dibattito su un tema così importante per la salute, in particolare dei bambini, non deve ridursi ad un argomento di lotta politica o peggio diventare strumento per una battaglia ideologica basata su facili slogan, ma va ricondotto nell'ambito di una discussione seria e serena entro i confini delle migliori evidenze scientifiche e del buon funzionamento della sanità pubblica".
 
Lo ha dichiarato Nerina Dirindin, Senatrice di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista, che stamattina ha presentato in conferenza stampa il disegno di legge Disposizioni in materia di malattie infettive prevenibili con vaccinazioni, di cui è prima firmataria.
 
"Non ci sono evidenze scientifiche - ha aggiunto la senatrice - che la sola obbligatorietà aiuti a aumentare la copertura vaccinale. Abbiamo anzi il timore che la grande confusione che il decreto che impone l'obbligo vaccinale sta scatenando e un approccio drastico possano radicalizzare i dubbiosi e i dissidenti".

 
"Sono sinceramente amareggiata per il fatto che un tema così delicato sia oggetto di una battaglia. Tutte le istituzioni dovrebbero prendere le distanze da scorciatoie e, al contrario, lavorare per rasserenare il clima e rinsaldare la fiducia tra i cittadini e la medicina. Il disegno di legge che presentiamo oggi va esattamente in questa direzione, puntando su una strategia all'insegna della prevenzione e dell'informazione, considerando la vaccinazione l'ultimo step di un percorso complesso e articolato e intervenendo con obblighi solo se effettivamente necessari, con strumenti proporzionati e utili rispetto agli obiettivi di prevenzione delle malattie infettive che tutti condividiamo", ha sottolineato.
 
"La disinformazione, la scarsa fruibilità delle informazioni a disposizione dei genitori, la paura di eventuali effetti collaterali sono tutti fattori che dovrebbero essere aggrediti da chi ha la responsabilità della tutela della salute pubblica – ha concluso la Senatrice di Articolo 1 - Di fronte alle crescenti “esitazioni” nei confronti delle vaccinazioni è necessario lavorare per recuperare la fiducia dei cittadini nelle indicazioni provenienti dalle istituzioni sanitarie e nel rapporto con pediatri e medici di base, con l'obiettivo di promuovere un'adesione consapevole e responsabile al programma vaccinale, evitando per quanto possibile un approccio prescrittivo e sanzionatorio”.
 
Ecco cosa prevede il disegno di legge:
• Un Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) che definisce, sulla base di evidenze scientifiche indipendenti da interessi commerciali, un unico calendario vaccinale su tutto il territorio, previa valutazione degli organi tecnico-scientifici del Servizio Sanitario Nazionale.
• La destinazione dei fondi previsti dall'ultima legge di bilancio alla realizzazione di tutte le attività di sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e dei programmi vaccinali.
• Il rafforzamento dei servizi vaccinali delle Regioni al fine di assicurare la pianificazione e la realizzazione delle azioni necessarie, compresa la responsabilizzazione dei professionisti del SSN per il perseguimento degli obiettivi.
• Gratuità dei vaccini necessari per il raggiungimento degli obiettivi del Piano.
• Piani di comunicazione per promuovere l'adesione volontaria e consapevole.
• Farmacovigilanza realizzata attraverso un sistema efficiente e integrato di raccolta dei dati, uniformando e completando l'informatizzazione delle anagrafi vaccinali.
• Interventi d'urgenza in presenza di specifiche condizioni di rischio o di insufficienti coperture vaccinali, fino alla nomina di un commissario ad acta da parte del Consiglio dei Ministri.
 

14 giugno 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 09/06/2017

Da Quotidiano Sanità dell’8 giugno 2017

Decreto Vaccini. I dubbi del Veneto. Zaia: “Mamme e papà disorientati. Non si possono imporre i vaccini a suon di multe”

“Un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto”.

 http://www.quotidianosanita.it/img_prima/front6491673.jpg

08 GIU - I tecnici della Direzione regionale Prevenzione del Venrto stanno in queste ore esaminando gli effetti del decreto legge sui nuovi obblighi vaccinali pubblicato ieri in Gazzetta.  In particolare - informa una nota delle aRegione - “stanno valutando l’approvvigionamento (il decreto - scrive al Regione - non specifica la tipologia di vaccini da utilizzare e non tutti i vaccini sono impiegabili ad ogni classe di età considerata), i carichi di lavoro ai quali le Ulss saranno chiamate a far fronte entro il 10 settembre e il futuro delle altre campagne di prevenzione rivolte alle malattie croniche non trasmissibili”.
 
E in questo contesto, fanno notare i tecnici veneti, “l’impegno a concentrare risorse e personale sulle vaccinazioni obbligatorie penalizzerà inevitabilmente tutte le altre attività”.

 

“Mi preoccupa maggiormente l’impatto del nuovo decreto sulle famiglie, sulle mamme e papà, che avverto preoccupati e disorientati - ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia – Del nuovo decreto contesto la forma coercitiva e l’eccessivo allarme di sanità pubblica attualmente giustificabile solo per il morbillo. La stragrande maggioranza dei genitori non sono contrari a vaccinare i loro figli, ma hanno bisogno di essere correttamente informati e accompagnati nella scelta vaccinale,  tale consenso non si può ottenere imponendo le vaccinazioni a suon di multe, rinunciando in questo modo a fare un’azione educativa e culturale a favore della prevenzione. Con questo decreto non si convince, ma si impone un obbligo coercitivo. Inoltre, le multe hanno un aspetto discriminatorio: chi ha soldi può permettersi di non vaccinare i figli”.

 

“Davanti al grido di allarme dei genitori – prosegue il presidente -  non si risponde con le multe e con le segnalazioni alle Procure. Pena l’insurrezione delle famiglie e la fuga dalla buona prassi delle vaccinazioni.  La vera prevenzione inizia con l’ascolto delle mamme e dei papà e facendo una corretta informazione, scientifica e capillare”.

 

Per il governatore del Veneto “un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto”.

 

Il Veneto, si legge ancora nella nota diffusa oggi dalla Regione, è “l'unica regione in Italia che da dieci anni ha superato l’obbligo vaccinale e dove si registrano tassi di copertura superiori al 90 per cento. L’ultimo report semestrale della Direzione regionale Prevenzione evidenzia che la somministrazione della prima dose del vaccino esavalente ha raggiunto il 91.6 per cento dei nati in Veneto nel 2016, 2 punti percentuali in più rispetto alla coorte dei nati nel 2015, considerando che questo è un dato preliminare che si consoliderà a raggiungimento dei 24 mesi, va interpretato come un segno di elevata adesione e di un trend in continua crescita. Anche per le altre vaccinazioni, quali meningococco C, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia e varicella si riscontra un incremento rispetto alle rilevazioni precedenti”.

 

In Veneto – secondo i report semestrali sulle vaccinazioni - cala la percentuale dei genitori che manifestano un dissenso definitivo alla vaccinazione: dal 3,5 % del 2015 al 2,5% del 2016, che scende al 2,1% se si considera solo l’ultimo semestre dell’anno. “Questi dati insieme a quelli a 24 mesi relativi ai nati 2014 - fanno notare dalla regione - dipingono una situazione di un’opinione pubblica che torna ad avere fiducia nella validità delle vaccinazioni”.

 

“Il percorso che la Regione Veneto ha messo in atto in questi anni in attuazione della legge di superamento dell’obbligo continua a dare risultati soddisfacenti – sotoliena Zaia -  I dati infatti confermano la correttezza della scelta che è stata possibile realizzare in quanto basata su alcuni pilastri fondamentali: la disponibilità dell’anagrafe sanitaria informatizzata per la registrazione delle vaccinazioni, la sorveglianza delle malattie infettive trasmissibili, la sorveglianza degli eventi avversi a vaccino, la formazione degli operatori e l’informazione rivolta ai genitori e alla popolazione”.

 

“L’andamento delle coperture vaccinali in Veneto -  conclude il presidente della Regione - rafforza la nostra convinzione che l’approccio corretto da adottare nell’offerta vaccinale non è l’imposizione coercitiva ma la promozione delle vaccinazioni effettivamente necessarie, con un lavoro di sensibilizzazione e informazione da parte dei operatori e l’adesione consapevole da parte della popolazione”.



08 giugno 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 30/05/2017

Vaccini e medici radiati. Classe dirigente medica incapace di prevedere le conseguenze delle sue decisioni su se stessa

A un anno di distanza dalla terza conferenza nazionale della professione medica, due medici vengono radiati nell’indifferenza generale, accusati sostanzialmente di reati contro l’ortodossia. Sputare fuori le proprie contraddizioni non aiuta in alcun modo la professione a crescere. Valutando le decisioni più importanti di questa professione nel corso della sua storia recente si ha l’impressione che essa sia capace solo di farsi del male.

 

29 MAG - Esattamente un anno fa a Rimini si concludeva la terza conferenza nazionale della professione medica (guardiamo al futuro quale medico, quale paziente, quale medicina nel ssn?).
Le sue conclusioni politiche furono chiare e unanimemente condivise:
• la professione ha problemi epocali tali da rischiare la compromissione della sua credibilità, del suo prestigio, della sua autorevolezza
• la strada per riaffermare status ruolo identità funzione è quella della propria ridefinizione cioè un programma di autoriforma.

A un anno di distanza due medici vengono, nell’indifferenza generale, radiati dall’albo professionale accusati sostanzialmente di reati contro l’ortodossia, episodi, che, sfrondati dalle loro tecnicalità (sulle quali non intendo soffermarsi) sembrano essenzialmente preludere ad una medicina tutta scienza ma senza coscienza e quindi priva di buon senso. Obbligare a sottomettersi a dei trattamenti sanitari e radiare dei medici che su questo obbligo incondizionato dissentono, è la stessa cosa. In entrambi i casi si ha una manifestazione di impotenza nel senso che la coercizione vale come fallimento della ragione.

 
La radiazione dei due medici per me, a parte essere qualcosa di abnorme e di esagerato, è una decisione deontologicamente insussistente e che probabilmente grazie alla magistratura finirà, spero presto, in una bolla di sapone. Tecnicamente essa rientra nella categorie delle “topiche” cioè delle decisioni fortemente inopportune. Ma siccome niente avviene a caso e niente sembra essere privo di significato essa ci dice che:
• la terza conferenza della professione è stata una inutile kermesse
• radiare dei medici per reati di opinione ci dice molto sulle difficoltà di questa professione e null’altro
• che a condizioni non impedite di topica in topica di questa gloriosa professione resterà solo il ricordo
 
Dentro la riga oltre la riga
Il significato antico della parola “radiazione” (rayier) era quello di “tirare una riga” cioè una soglia invalicabile che se oltrepassata avrebbe causato quale sanzione di massima gravità la soppressione di uno status. Radiare un medico dal punto di vista professionale è una forma di esecuzione capitale cioè una condanna di morte. Condannare professionalmente a morte un medico per le sue convinzioni scientifiche è semplicemente una forma di fascismo giustificato con le regioni dogmatiche e autoritarie della scienza. Cioè bieco scientismo.
 
Nello stesso tempo condannare a morte una professione è un atto di epurazione che vede un corpo professionale intento non a liberarsi dai medici che oltrepassano la riga, cioè quelli che ad esempio uccidono per imperizia i loro malati o quelli che si vendono all’industria farmaceutica, o falsificano i dati della ricerca scientifica, ma da quelli che, rispetto alla riga, sulla base delle loro conoscenze e esperienze discutono le verità dogmatiche della scienza dubitando di tale dogmaticità.
 
Questi medici stanno nella riga come si conviene a un medico per bene, ma a modo loro, cioè in modo razionalmente diverso. Ortodossi quindi come gli altri, scientifici come tutti, che hanno gli stessi problemi dei loro colleghi, ma a modo loro cioè “razionalmente” a modo loro.
Medici che radiano altri medici ha il significato di sputare fuori qualcosa che non si tollera più e che a torto o a ragione ormai si avverte come una diversità tossica e dannosa quindi intollerabile. Ma sputare via le proprie diversità, la propria critica interna, le proprie esperienze, i propri dubbi, perché di questo si tratta, significa rischiare di sputare via la possibilità di cambiamento. Sputare fuori le proprie contraddizioni non aiuta in alcun modo la professione a crescere.

E poi se i medici devono stare dentro la riga si deve saper che ogni riga ha le sue contraddizioni perché ogni riga è qualcosa di convenzionale che spesso stride con la realtà. La riga è comunque un confine con una relativa arbitrarietà e oggi viviamo in un epoca, definita della globalizzazione, dove la nozione di confine fa la differenza tra la società che accoglie e la società che rifiuta tra la società chiusa e quella aperta.

Oggi anche la medicina vive la crisi del confine tra ciò che è razionale e ciò che è ragionevole, tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto tra ciò che è e ciò che non è scientifico. E questa crisi non si risolve condannando alla morte epistemica il dubbio, la critica, la riflessione, la ragione.
Il problema quindi non è radiare dei medici che interpretano le righe ma anche con il loro aiuto, ripensare le righe per permettere ai medici di fare davvero i medici e curare per davvero al meglio i loro malati.

Se è vero che, una medicina scientifica, deve necessariamente avere una sua riga (ortodossia) e se è vero che le righe per essere adeguate ai tempi ogni tanto devono cambiare (eterodossia) allora come è possibile un ripensamento dell’ortodossia sapendo che nessuna ortodossia è riformabile senza prima ammettere la possibilità di una eterodossia?

Oggi mentre con indubitabile saggezza l’ordine dei medici di Bologna istituisce una commissione di studio per vedere come sia possibile mettere insieme scienza e coscienza ortodossia e eterodossia a Milano e a Treviso si va per le spicce e si condannano a morte professionale medici che vogliono essere medici in scienza e coscienza, aprendo a mio avviso in modo irresponsabile e stupido una nuova brutta ferita sul corpo impiagato della professione e causando alla professione in quanto tale un danno di credibilità incalcolabile.

Ortodossia e deontologia
Ortodossia come è noto viene dal greco, ortho, ossia "diritto" e doksia ovvero "opinione", quindi significa "giusta, corretta opinione".
Eterodossia di converso vale come diverso dall’opinione ritenuta corretta (heteros “diverso” “differente” e doxa “opinione” “dottrina”)
Il reato per il quale i due medici sarebbero stati radiati sarebbe tecnicamente quello di aver espresso pubblicamente opinioni professionali difformi all’opinione ritenuta scientificamente corretta e deontologicamente quello di aver violato una certa ortodossia. Quindi la colpa è l’eterodossia.
Il problema che pongo è semplice: se un medico per essere radiato deve andare oltre una riga il codice deontologico è la riga invalicabile? Cioè il codice è la regola che definisce l’ortodossia? Se si come la definisce?

Nell’art 1 del codice deontologico, si dice, che Il codice di deontologia medica contiene principi e regole che il medico deve osservare nell'esercizio della professione. Quindi non vi è alcun dubbio sul fatto che il codice sia la regola per l’ortodossia.

Nell’art 2 si dice che l’inosservanza delle regole deontologiche quindi dell’ortodossia sono punibili e che le sanzioni, devono essere adeguate alla gravità degli atti, ma nello stesso tempo si dice che il medico deve denunciare all’Ordine ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga.

Nello spazio di questo editoriale per dimostrare la tesi che ho in testa non posso fare una disamina analitica di tutto l’articolato del codice per cui mi limiterò a citare i titoli degli articoli a mio avviso più significativi:
• 13 Prescrizione e trattamento terapeutico
• 14 Sicurezza del paziente e prevenzione del rischio clinico
• 16 Accanimento diagnostico-terapeutico
• 17 Eutanasia
• 18 Trattamenti che incidono sulla integrità psico-fisica
• 20 Rispetto dei diritti della persona
• 21 Competenza professionale
• 22 Autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica
• 23 Continuità delle cure

Questi articoli in particolare nelle loro peculiarità e specificità, definiscono senza ombra di dubbio l’ortodossia medica, ma in un certo modo per capire il quale bisogna leggersi bene e a fondo l’art 4.Ma soprattutto questi articoli ci dicono a proposito di confine che tanto l’ortodossia che l’eterodossia fanno parte di una comune impresa conoscitiva e in quanto tali non sono ne traducibili in una dicotomia ne organizzabili in una opposizione.

Libertà e indipendenza della professione
L’articolo 4 riguarda la libertà e l’indipendenza della professione vale a dire la base sulla quale poggia l’intera medicina ippocratica:
L'esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull'indipendenza della professione che costituiscono diritto inalienabile del medico.
Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.

Il medico deve operare al fine di salvaguardare l’autonomia professionale e segnalare all’Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale”.
Questo articolo, fino ad ora, ha avuto un significato e una interpretazione inequivocabile ed era la regola aurea di tutto il codice, ma oggi, suo malgrado dopo le due radiazioni tradisce una imprevista ambiguità: esso può servire a giustificare sia le ragioni di coloro che hanno deciso le radiazioni sia le ragioni dei medici radiati.

Per la prima volta la libertà e indipendenza del medico può essere allo stesso tempo:
• una colpa da punire con la radiazione e un obbligo che tuttavia in quanto obbligo la contraddice
• ortodossia e eterodossia

Questa è la nuova contraddizione che certamente non saranno le condanne a morte a poter rimuovere.
Veniamo alla mia tesi: dalla analisi degli articoli citati, l’ortodossia, quindi la riga che segna il discrimine tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male, coincide, in tutto e per tutto, con l’autonomia e la libertà del medico.

Essa non è definita in modo prescrittivo stabilendo tecnicamente cosa egli deve fare o non fare, ma è definita:
• con una logica proscrittiva (tutto quello che non è espressamente vietato si può fare sempre e comunque nell’interesse del malato)
• quale modalità cioè come modo di essere del medico quindi quale adeguatezza.
Definiamo la modalità: si intende l’insieme delle risorse (conoscenze, esperienze, sensibilità, responsabilità, credenze ecc) di un medico che caratterizzano il modo di essere medico , ovvero il suo comportamento, rispetto a un malato da curare.

Questa modalità dice come deve essere il medico, non cosa deve fare, stabilendo che:
• quello che fa deriva da come egli è
• dando per scontato che ogni medico agisce in scienza e coscienza
• che quello che fa è sempre e comunque rispetto alle sue convinzioni, alle sue conoscenze scientifiche e alle sue esperienze
• che il suo giudizio vale sempre davanti a casi concreti
Il codice deontologico:
• definisce il medico come professione modale
• dalla modalità esso fa dipendere la definizione di ortodossia.

Dando per acquisito che, la formazione di un medico, è quella documentata dai suoi titoli di studio, quindi dando per scontato l’esistenza di una conoscenza, l’ortodossia è un modo di essere razionali sagaci prudenti responsabili, davanti al caso da trattare, entro, certi contesti in certe situazioni e in certe contingenze.

Ne deriva che, (fatto salvo il principio dell’esclusione dell’assurdo, dell’abnorme, del comportamento criminale, della conoscenza pregiudizievole e preconcetta, della manifesta pericolosità e inattendibilità del medico) nessun medico è radiabile se egli in scienza e coscienza quindi sulla base di quello che sa che crede e di cui è convinto, ritiene di fare o non fare.

Ma perché il codice deontologico definisce il medico come una professione modale?
Perché i casi clinici individuali rispetto ai quali il medico, di volta in volta, decide la propria ortodossia, non sono finiti ma per definizione infiniti. Quindi per ragioni di complessità. Le ragioni della complessità sono tutte epistemiche.

Questa è la situazione descritta da Hempel con il suo celebre paradosso dei corvi (vedere wikipedia) e che ci dice una cosa importante;
• l’ortodossia nel codice deontologico non è una regola induttiva cioè generale e assoluta valida in quanto tale per tutti e in tutti i casi,
• ma è, al contrario, una regola modale che il medico in ossequio all’art 4 deduce caso per caso.

Ne consegue che, se il medico si attenesse all’art 4, egli non potrebbe che essere sempre ortodosso nel senso che la condizione che gli impone il suo codice deontologico è quella di essere adeguato al caso che deve giudicare.
Se il medico non è adeguato al caso automaticamente è fuori dall’ortodossia.

Ma se la riga come dice il codice è il modo di essere medico (escludendo l’assurdo e tutto il resto) che senso ha radiarlo infliggendogli la morte professionale?

La legittimazione dell’eterodossia
Fin dal 2002 la Fnomceo ha aperto le porte della propria ortodossia ad altri generi di ortodossie mediche definite come “medicine non convenzionali” (Linee guida sulle medicine e pratiche non convenzionali consiglio nazionale Fnomceo 2002 a cui seguì la “conferenza di consenso” 2003).
Quindi ha legittimato l’eterodossia accettando delle teorie di cura diverse da quelle definite convenzionalmente scientifiche in particolare nei confronti dell’omeopatia e dell’agopuntura. L’apertura fu decisa non per ricercare un eventuale sincretismo dottrinale, ma per mere ragioni opportunistiche. Di fronte ai cambiamenti sociali e al dilagare, nella società, delle medicine non convenzionali, i medici temevano non di compromettere la loro ortodossia ma di perdere potere per cui pensarono bene di ammettere nel loro codice deontologico delle vere e proprie eterodossie.

Articolo 15 - Pratiche non convenzionali
Il ricorso a pratiche non convenzionali non può prescindere dal rispetto del decoro e della dignità della professione e si esprime nell'esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale del medico.

Il ricorso a pratiche non convenzionali non deve comunque sottrarre il cittadino a trattamenti specifici e scientificamente consolidati e richiede sempre circostanziata informazione e acquisizione del consenso.

E’ vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire l’esercizio di terzi non medici nel settore delle cosiddette pratiche non convenzionali.
Anche in questo caso l’ortodossia è delegata al medico il quale anche grazie a questo articolo del codice si viene a trovare tra ortodossia e eterodossia cioè tra diverse epistemologie e concezioni della cura quindi tra diversi generi di evidenza scientifica (omeopatia e agopuntura a livello internazionale hanno ormai raggiunto livelli di attendibilità difficilmente confutabili).

Ora dopo che migliaia e migliaia di medici usano legittimamente, nel rispetto del primario interesse del malato, più ortodossie e per giunta con la benedizione della Fnomceo, come si può imporre una riga condannando alla morte professionale coloro che non sono ritenuti epistemicamente ortodossi?
Ho voluto rammentare l’articolo del codice sulle medicine non convenzionali per avere un quadro più completo delle contraddizioni che esistono tra l’idea di ortodossia e quella di eterodossia.

La domanda conclusiva che pongo alla Fnomceo quale federazione degli ordini medici, è semplice: siccome la radiazione dall’albo è una sanzione prevista dal codice deontologico su quali basi deontologiche essa viene decisa?

Conclusioni
Valutando le decisioni più importanti di questa professione nel corso della sua storia recente si ha l’impressione che essa sia capace solo di farsi del male contribuendo a rendere sempre più irresolubile quella famosa “questione medica” sulla quale a partire da questo giornale tanto abbiamo discusso. Essa quale professione, quindi quale categoria sociale, allo studioso appare semplicemente una professione inetta cioè incapace di prevedere le conseguenze delle sue decisioni su se stessa. Se fosse così sprovveduta con i malati come lo è verso se stessa sarebbe una tragedia. Ma per fortuna la sua incapacità non è clinica ma culturale.

Ma a questa incapacità che, è inutile negarlo, riguarda una classe dirigente, bisogna necessariamente porre rimedio e siccome non si può mettere una professione sotto tutela è indispensabile che la professione si dia una regolata. Non dico altro a buon intenditore poche parole. Ho il sospetto che a condizioni non impedite, ripartire da Rimini, non sia così facile.
 
Ivan Cavicchi   

29 maggio 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 27/05/2017

Lettera aperta ai Medici di Bologna e Ravenna                                                                 Imola, 26 maggio 2017

Invito a una riflessione

 

A SEGUITO DELL’ APPROVAZIONE DA PARTE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

DELL'AMPLIAMENTO PER SOPRAELEVAZIONE DELLA DISCARICA TRE MONTI DI IMOLA

 

Gent.mi tutti,

vorremmo portare alla vostra attenzione una tematica delicata che interessa la nostra città e che sta impegnando già da quasi due anni il nostro Comitato. Cittadini e Associazioni di Imola infatti, fortemente preoccupati per la propria salute, si sono mobilitati per fare chiarezza sullo stato di fatto della Discarica Tre Monti e del progetto relativo al suo ampliamento.

La preoccupazione dei componenti il comitato è conseguente al fatto che, malgrado siano ormai 40 gli anni di attività di smaltimento rifiuti nel sito, le autorità preposte non abbiano ancora attivato un adeguato piano di monitoraggio del livello di inquinamento e della salute dei residenti.

Alla luce dell'approvazione del progetto di ampliamento della discarica, il 10 marzo scorso è stato presentato un ricorso al T.A.R. contro le decisioni assunte dalla Regione Emilia-Romagna e da Arpae, citate in giudizio da Wwf Italia, Legambiente ImolaMedicina e Panda Imola. Al loro fianco anche privati cittadini che risiedono nei pressi della discarica, legittimati ad agire proprio in ragione di una temuta lesione del loro diritto alla salute, costituzionalmente garantito, e della salubrità dei luoghi di residenza, che l’ampliamento mette a repentaglio.

La tutela della salute è il filo rosso che percorre tutto il ricorso come anche tutta la nostra mobilitazione e, pertanto, ci sentiamo in dovere di coinvolgere nella nostra azione chi, con il proprio agire quotidiano, garantisce quotidianamente la tutela della nostra salute.

Ci chiediamo anche come mai, davanti a un caso così complesso, l'ASL di Imola sia stata così silente e non si sia preoccupata, in primis, di effettuare un'approfondita ANALISI EPIDEMIOLOGICA o di richiedere al proponente una seria Valutazione di Impatto Sanitario (V.I.S.).

Le motivazioni per farlo c'erano tutte. Esistono dati di letteratura scientifica preoccupanti che, in diversi studi, riportano liste di gravi patologie in popolazioni che abitano in prossimità di discariche. In particolare segnaliamo il recente articolo scientifico pubblicato da F. Mataloni et al. (ASL e ARPA Lazio), sulla rivista IEA, dal titolo “Morbidity and mortality of people who live close to municipal waste landfills: a multisite cohort study”, del quale purtroppo non esiste una traduzione in italiano (alleghiamo comunque il link alla presente). Aggiungiamo anche il link di un altro documento, sempre della regione Lazio, questa volta in italiano, risalente al 2013, che evidenzia la maggiore incidenza di malattie del sistema respiratorio, tumore della vescica, asma e malattie del sistema urinario, in prossimità di discariche. 

Segnaliamo inoltre che per una serie di patologie, tra cui proprio quelle legate all'apparato respiratorio, ma non solo per queste, i dati dell'ASL Imolese evidenziano preoccupanti incidenze sulla popolazione e incrementi del rischio rispetto alla media regionale, tra l'altro piuttosto elevata. Queste rilevanze confutano sia la visione edulcorata che ci offre il documento di Hera del 5/2/2016, in particolare sulla valutazione del rischio per la salute umana, sia la tracotante sicurezza con cui l'amministrazione comunale sostiene i proponenti del progetto contestato.

Nell'ottobre 2015, campionamenti a “sorpresa” effettuati dal personale di ARPAE nei pozzi spia della discarica di Via Pediano, rilevavano la presenza nel percolato di cromo esavalente, arsenico, nichel, (tutti composti cancerogeni e mutageni), solfati e nitriti, in misura dalle tre alle sette volte superiore al valore limite, oltre alla presenza di stagno, piombo, alluminio e manganese in quantità comunque non conformi alla norma. Tali rilievi venivano ripresi sia dalla stampa locale, sia da un articolo di A.Amorosi apparso sul quotidiano “Libero” il 21 gennaio 2016 pg. 17.

La Discarica doveva accogliere solo rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi ma i dati preoccupanti sul percolato, emersi dalle analisi di ARPA sopra citate, impongono una doverosa precauzione e una maggiore chiarezza a riguardo.

Quello che auspichiamo è che l’intera società civile intraprenda un percorso di consapevolezza e responsabilità condivisa sullo stato di fatto. Ci permettiamo quindi di chiederVii una riflessione su questa tematica e sulle conseguenze che, a nostro parere, stanno minacciando seriamente la salute e quella dei nostri figli, in particolare nei Comuni di Imola e Riolo Terme. 

Certi che condividiate le nostre preoccupazioni, confidiamo nella Vostra collaborazione per la diffusione alla cittadinanza di una corretta, oltre che dovuta, informazione sanitaria, che la vostra esperienza può certamente perfezionare e qualificare. 

Vi siamo grati fin da ora per l’attenzione dedicata alla presente e per la disponibilità che riterrete di dare.

Fiduciosi in un riscontro positivo, salutiamo cordialmente.

 

Comitato Vediamoci chiaro - Imola (Bo)

 

NO Discarica Tre Monti   Vediamoci Chiaro

 

Mail: vgiovetti@hotmail.com

 

Link:

 

https://academic.oup.com/ije/article/45/3/806/2572780/Morbidity-and-mortality-of-people-who-live-close

 

http://www.eraslazio.it/news/epidemiologia-rifiuti-ambiente-salute-nel-lazio-i-risultati-del-progetto-eras

pubblicato il 25/05/2017

Troppa euforia sul decreto vaccini

Non penso che l’istituto superiore di sanità dica sciocchezze, ma questo decreto è stato caricato di cose che con i vaccini c’entrano poco. È stato concepito in un clima di aperta intolleranza, interpretato con atteggiamenti di avversione verso le opinioni fuori dallo standard, messo in campo come una lezione esemplare da dare ad una società considerata irresponsabile e incosciente e non come una norma saggia per la salute di tutti

 http://www.quotidianosanita.it/img_prima/front1958379.jpg

22 MAG - Una euforia analoga a quella che, in questi giorni riguarda il decreto sui vaccini, l’ho vista all’indomani dell’approvazione della legge sulla responsabilità professionale. Un tripudio generale rispetto al quale era meglio tacere le proprie incertezze per paura di essere scambiato per un disfattista. Coloro che, come me, su questo giornale esortavano al realismo e alla prudenza, venivano visti con sospetto.
 
Ora che la legge è stata fatta e la festa è passata quel tripudio si sta trasformando piano piano in perplessità, dubbio, incertezza, delusione, da parte di avvocati, giuristi, assicuratori, e i medici, meschini, non solo scoprono, con disappunto, che, tra norma e realtà, c’è il solito scoglio della complessità, ma, ancora una volta, lo scoprono nel momento in cui ci vanno a sbattere contro.
 
Temo che la stessa cosa   avverrà per il decreto sui vaccini, chiedo quindi scusa ma anche questa volta preferisco non partecipare alla festa.
 
Non penso che l’istituto superiore di sanità, dica sciocchezze, ma questo decreto è stato caricato di cose che con i vaccini c’entrano poco, è stato concepito in un clima di aperta intolleranza, interpretato con atteggiamenti di avversione verso le opinioni fuori dallo standard, messo in campo come una lezione esemplare da dare ad una società considerata irresponsabile e incosciente e non come una norma saggia per la salute di tutti.

 
L’intera questione, nel suo complesso, a mio parere è stata gestita male, o forse sarebbe meglio dire, non gestita per niente, al punto tale da aver accresciuto il disorientamento delle persone, la loro confusione, le loro incertezze ma soprattutto la loro diffidenza. Quello che si è visto è stata una medicina divisa, istituzioni regionali con diversi orientamenti, drammatizzazioni esagerate, scontri politici, e molta poca comprensione e attenzione per i problemi della gente ma soprattutto tanta reticenza. I vaccini sono fondamentali ma non perfetti. Negare l’imperfezione non è scientifico.
 
Diversamente dall’ISS, credo che, per governare tutte le complessità etico-medico-sociali (dal semplice uso di una linea guida alla somministrazione di un qualsiasi farmaco), non   bastino le evidenze scientifiche. Se fosse così semplice non si capirebbe perché la clinica non sia classificata tra le discipline nomotetiche anziché tra quelle idiografiche. I vaccini sono problemi idiografici. Perché negarlo?
 
Ma siccome il decreto è convinto del contrario ne deduco che rispetto alla sua stupidità, la realtà prima o poi presenterà il conto.
 
La prima questione che pongo è pragmatica: il ricorso alla coercizione sarà un meccanismo efficace ad accrescere il grado di copertura vaccinale nel nostro paese?
 
Ho dei dubbi. Non che” con il pugno di ferro” non si ottenga niente, però penso che vedere le persone come le vede il decreto cioè come delle trivial machine sia uno sbaglio. I comportamenti delle persone nelle complessità sociali che riguardano le proprie libertà, il proprio corpo, la propria integrità, i propri figli, tendono ad essere pro-eretiche (hairetikós“che sceglie”) cioè sembrerà strano ma le persone tendono a fare scelte personali, non ad obbedire come soldatini a degli ordini che non capiscono e che in certi casi percepiscono come assurdi o se non spiegati financo pericolosi.
 
Che il calo della copertura vaccinale (fenomeno comune, anche come entità, all’intera Europa, quindi a una intera società e a una intera cultura) riguardi prima di ogni cosa proprio i vaccini obbligatori, significherà pur qualcosa. O no?
 
Vedere la nostra società “post moderna” (Lyotard),o “liquida” (Bauman) come una trivial machine significa non tenere in nessun conto le problematiche che accompagnano la composizione sociale di una comunità e quindi le diversità che vi sono in essa e del forte multiculturalismo che ormai la caratterizza. E’ quindi probabile che l’obbligatorietà sarà vissuta dalle persone pure in modo diverso, da quelle passive a quelle che al primo sintomo avverso faranno causa al medico e al servizio con l’extracomunitario che per mettere insieme il pranzo con la cena si farà togliere la patria potestà.
 
Sarebbe un guaio se la crescita della copertura vaccinale fosse pagata con una crescita del contenzioso legale tra società e medicina o semplicemente con una crescita della sfiducia e del disagio sociale.
 
Il decreto è spaventosamente banale e lineare e presume che al comando segua infallibilmente l’obbedienza. Solo in guerra agli ordini si obbedisce e basta. Temo che non sarà così e che le sanzioni soprattutto determineranno inutili ingiustizie e inutili disagi sociali.
 
L’errore che fa il decreto, almeno questa è la mia impressione, è di ignorare che la medicina è dentro una società che la medicina non può essere pensata a prescindere da essa perché, come si dice da anni, essa è e resta una “impresa sociale”. Ma se è così i vaccini non possono essere intesi solo come una questione scientifica. Con questo decreto sembra che la medicina sia solo una questione scientifica. Grave gravissimo errore.
 
La seconda questione che pongo è politica e riguarda la libertà delle persone e il tema del consenso informato.
 
Trasformare i vaccini in TSO significa obbligare le persone a certi trattamenti come se vi fosse:
· una emergenza tale da giustificare misure eccezionali,
· l’impossibilità di percorrere strade diverse dalla coercizione,
· una preclusione  a priori al ricorso alla consensualità e alla consapevolezza.
 
Tutto questo si gioca intorno a questioni:
· “carnali” e “viscerali” (embodied cognition)come i propri figli, la loro salute, la loro integrità,
· sociali come il ruolo di un genitore e il significato sociale della genitorialità più in generale.
 
Possibile mai che non si comprenda la gravità di definire obblighi che, in quanto tali, vicariano di fatto la patria potestà. Il decreto a ben vedere è una forma di patria potestà surrogata per ragioni di salute pubblica. Lo Stato per evidenza scientifica diventa genitore a modo suo. Non serve non avere il libretto delle vaccinazioni per perdere la patria potestà essa è messa in mora automaticamente nel momento in cui si obbligano i genitori a fare dei TSO ai loro figli.
 
La Lorenzin non si rende conto che il suo decreto è come se facesse regredire il suo ministero, (già svuotato di poteri primari da quello dell’economia) a quando prima della sua istituzione (L.296/1958) la malattia era prevista tra le competenze del ministero degli interni perché considerata un problema di ordine pubblico. Ma a che serve il ministero se tutto è ridotto a tagli finanziari, a TSO e a linee guida? 
 
Vedere ai vaccini come a una questione di ordine pubblico nasconde l’errore grave di assumere i genitori come dei   soggetti sociali irresponsabili per definizione, cioè dei criminali incoscienti che mettono a repentaglio l’integrità della nazione. Ma scherziamo?!
 
Oggi molto più di ieri, come diceva Mario Merola, i figli “so piezze e core” perché oggi i genitori devono proteggerli da insidie e minacce che una volta neanche c’erano: alimentari, ambientali, sociali, speculativi, e per giunta anche da quelle possibili che potrebbero derivare dalle cure mediche e quindi anche dai vaccini.
 
A questo, paradosso apparente, i giovani genitori, ragionano come Jonas, che, nei confronti dello sviluppo crescente della scienza e della tecnica, invocava il principio della responsabilità.  Ma veramente si pensa che il problema sia quello dei genitori incoscienti? O forse il cruccio dei genitori di oggi è proprio il contrario cioè la difficoltà ad esercitare una coscienza genitoriale perché ne sentono di tutti i colori e non sanno a chi dare retta?
 
Cosa chiedono i supposti genitori incoscienti? Non di essere obbligati a sottoporre i loro figli a trattamenti sanitari misteriosi di cui non conoscono e temono i meccanismi, ma di essere sicuri, di avere anamnesi accurate, un vero sistema di farmaco vigilanza, medici attenti, cautela clinica, una informazione vera completa non reticente e non contraddittoria.
 
Essi oggi sono tutt’altro che incoscienti ma hanno difficoltà estreme ad esprimere la loro coscienza genitoriale. E lo Stato che fa? Anziché farne i primi attori della profilassi condiziona loro la patria potestà con dei TSO.
 
Tutto questo è talmente abnorme da far venire il sospetto che il decreto sia stato pensato ben oltre gli ambiti strettamente scientifici della questione vaccini.
 
Sarà un caso ma esso è stato fatto dopo che il Global Health Security Agenda, ha designato l’Italia quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo. Una cosa ovviamente straordinaria in tutti sensi, ma che mi porta a pensare che il decreto sia andato ben oltre certa ragionevolezza anche perché dietro ai vaccini c’è una montagna di denaro, prestigio internazionale, potere per le persone nelle istituzioni, per cui l’Italia per prima si doveva presentare sul setting internazionale con la divisa del repressore implacabile.
 
Anche un distratto come me capisce che l’obbligatorietà è funzione degli investimenti cioè è una garanzia ancor prima che per la profilassi per il business farmaceutico.
 
A questo vorrei aggiungere la sensazione sgradevole (soprattutto se rileggo le posizioni sui vaccini del Pd di qualche tempo fa contrarie all’obbligatorietà), di un dibattito sui vaccini che a mio avviso ha subito in queste settimane, una indebita accelerazione e una pericolosa deformazione soprattutto causata dalla polemica politica.
 
Mi riferisco a quella tra Renzi e Grillo. Il decreto ha preso forma dentro questa polemica senza la quale probabilmente non sarebbe mai nato. Non è la Lorenzin che conquista il decreto è a Renzi che il decreto fa politicamente comodo. E’ del tutto evidente che nel corso della polemica contro M5S, il Pd ha cambiato il suo orientamento. Basta vedere gli atti parlamentare. Perché?
 
Insomma questo è un decreto che il Parlamento dovrebbe emendare perché fatto con i paraocchi, indebitamente strumentalizzato, figlio del peggior scientismo che si poteva immaginare.
 
A partire dai dati sul calo della copertura vaccinale dovremmo certamente mettere mano senza allarmismi (non esiste nessuna emergenza) ad una campagna di vaccinazione efficace ma dentro una diversa strategia:
· vanno confermate le obbligazioni esistenti,
· va introdotto l’obbligo del consenso informato,
· la strada giusta non è l’obbligazione di legge  ma l’obbligazione morale.
 
Cosa vuol dire obbligazione morale? L’obbligazione morale è una particolare obbligazione non coercitiva che si basa sull’autonomia della razionalità, sul senso di responsabilità, sulla presa di coscienza. Essa si basa sul dovere della salute che i genitori devono avere per assicurare ai propri figli il diritto all’integrità. Questo dovere è un impegno preso liberamente dai genitori nei confronti dei propri figli i quali tacitamente si aspettano che sia realizzato.
 
Per far crescere il dovere alla salute nella nostra società si deve mettere in campo un programma formativo e un sistema efficace di farmaco vigilanza.
Definisco ciò “programma per una deontologia sociale” cioè l’impegno delle istituzioni sanitarie a formare e informare cioè a convincere le persone al dovere della salute, in tutti i sensi, dai vaccini, alla prevenzione primaria, ai comportamenti salutari. La profilassi se vogliamo fare davvero salute non può essere separata dalla prevenzione.
 
Quanto ai medici, che non muovono paglia di fronte alla radiazione di un loro collega, tutt’altro che contrario pregiudizialmente ai vaccini ma reo solo di aver manifestato con insistenza degli scrupoli professionali, e che  incapaci di rimettersi in gioco, non sanno far altro che  nascondere le loro incapacità professionali, dietro metafisiche  evidenze scientifiche, obbligando  una intera società, non a fare i vaccini, ma a subire i loro ormai  insopportabili   limiti culturali, dico solo “povera professione come ti sei ridotta male”. 
Ma ne riparleremo  quando cominceranno a venire a galla i problemi. Adesso godetevi la festa… finché dura.
 
Ivan Cavicchi
22 maggio 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 22/05/2017

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2951

 

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale.

 

Il decreto è diretto a garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica con particolare riferimento al mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, superando l’attuale frammentazione normativa.

 

In questa prospettiva, che tiene conto anche degli obblighi assunti e delle strategie concordate a livello europeo e internazionale, vengono dichiarate obbligatorie per legge, secondo le indicazioni del Calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) e in riferimento alla coorte di appartenenza, le vaccinazioni di seguito indicate:

 

  1. anti-poliomelitica;
  2. anti-difterica;
  3. anti-tetanica;
  4. anti-epatite B;
  5. anti-pertosse;
  6. anti Haemophilusinfluenzae tipo B;
  7. anti-meningococcica B;
  8. anti-meningococcica C;
  9. anti-morbillo;
  10. anti-rosolia;
  11. anti-parotite;
  12. anti-varicella.

 

Tali vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

 

Al fine di assicurare l’adempimento dell’obbligo di vaccinazione, il decreto dispone le seguenti misure:

 

  • in caso di violazione dell’obbligo vaccinale ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00. Le sanzioni vengono irrogate dalle Aziende Sanitarie
  • anche nella scuola dell’obbligo, il dirigente scolastico è tenuto a segnalare alla ASL competente la presenza a scuola di minori non vaccinati. La mancata segnalazione può integrare il reato di omissione di atti d’ufficio punito dall’art. 328 c.p.
  • il genitore o l’esercente la potestà genitoriale sul minore che violi l’obbligo di vaccinazione è segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale
  • non possono essere iscritti agli asili nido ed alle scuole dell’infanzia, pubbliche e private, i minori che non abbiano fatto le vaccinazioni obbligatorie. In tal caso, il dirigente scolastico segnala, entro 5 giorni, alla Azienda sanitaria competente il nominativo del bambino affinché si adempia all’obbligo vaccinale
  • anche nella scuola dell’obbligo, i minori che non sono vaccinabili per ragioni di salute sono di norma inseriti dal dirigente scolastico in classi nelle quali non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati
  • se un bambino ha già avuto le patologie indicate deve farsi attestare tale circostanza dal medico curante che potrà anche disporre le analisi del sangue per accertare che abbia sviluppato gli anticorpi
  • a decorrere dal 1° giugno 2017 il Ministero della salute avvia una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull’importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute. 
  • Nell’ambito della campagna, il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca promuovono, dall’anno scolastico 2017/2018, iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori

 

le misure del decreto entrano in vigore dal prossimo anno scolastico.

 

Consulta dal sito del Governo:

Vedi anche

 

pubblicato il 19/05/2017

Quotidiano Sanità del 18 maggio 2017

 

Obbligo vaccini. Prima riflettiamo sui dati “reali” della copertura

I dati sulla diminuzione di copertura segnalata dall’Iss si basa sul rilevamento periodico effettuato a 24 mesi di vita, che quindi non riesce a ‘vedere’ le coperture ottenute con la vaccinazione dei bambini in ritardo. Si rischia così di confondere un (certamente preoccupante) ritardo vaccinale con una mancata adesione


 

18 MAG - Gentile Direttore,
l’efficacia del ricorso all’obbligo per incrementare l’adesione vaccinale desta dubbi, alcune perplessità e suggerisce una riflessione critica prima di adottare decisioni drastiche. L'allarme lanciato dall’Istituto superiore di sanità nell'ottobre 2015 sulla progressiva riduzione dell’adesione della popolazione all’offerta vaccinale, ha riaperto la discussione sull’uso degli strumenti coercitivi in Sanità pubblica. Prima di entrare in quest’ambito specifico è utile anticipare alcune considerazioni sullo stato delle coperture vaccinali nel nostro Paese.

La diminuzione di coperture segnalata dall’Iss si basa sul rilevamento periodico che viene effettuato a 24 mesi di vita; tale rilevamento consente di avere un indicatore confrontabile fra tutte le regioni italiane e fra il nostro e gli altri Paesi. Si tratta, dunque, di un indicatore prezioso che consente di registrare, velocemente, l’andamento dell’adesione della popolazione. Non consente, invece, di cogliere un nuovo fenomeno e cioè la crescente esitazione dei genitori di fronte all’offerta vaccinale con il conseguente ritardo di adesione. La sola misurazione delle coperture a 24 mesi non riesce, in altri termini, a “vedere” le coperture ottenute con la vaccinazione dei bambini che sono vaccinati in ritardo e rischia di confondere un (certamente preoccupante) “ritardo vaccinale” con una mancata adesione.


Una registrazione non corretta del reale stato d’immunizzazione della popolazione è emersa da un’indagine effettuata nella Usl di Verona che conta, mediamente, 480 mila abitanti e coorti annuali di nuovi nati che hanno mediamente una composizione di 4.500 unità. Il trend a 24 mesi dalla nascita evidenzia chiaramente la diminuzione di copertura vaccinale segnalata dal Ministero e dall’Iss. Se tuttavia si mette sotto la lente la percentuale di popolazione infantile residente, di età inferiore a 14 anni, (ossia tutta la popolazione infantile fino al completamento del ciclo delle scuole elementari e medie inferiori della scuola dell’obbligo) vaccinata, emerge una sorpresa. Le percentuali sono infatti ben diverse e molto più confortanti.
 
La copertura aggiustata dei residenti nati dal 2000 al  2014 (61.1980) è, infatti, del 95,51% per la poliomielite (ciclo completo) e del 93,59 % per il morbillo (prima dose), rilevati al 19 ottobre del 2015. Dati già divulgati ma che è opportuno ricordare perché sono la prova tangibile di una raggiunta buona protezione immunitaria complessiva della popolazione infantile in assenza di epidemie di rilievo. E ciò è stato raggiunto nonostante il calo delle vaccinazioni nei primi mesi successivi alla nascita. Tra l’altro i casi di morbillo che si registrano sono, tranne le rare eccezioni di bambini non vaccinati, concentrati in età adulte, in soggetti non vaccinati in passato.

Non ci risulta che un’analisi di questo tipo, che guardi a tutte le fasce di età infantili inferiori ai 14 anni, sia stata estesa a tutta Italia per verificare un dato che, se confermato, imporrebbe una rivisitazione dei criteri di monitoraggio oltre che convulsioni operative sulle strategie da adottare per contrastare la tendenza alla mancata aderenza alla effettuazione delle vaccinazioni in età prescolare, concentrata in particolare nelle età in cui i bambini sono molto piccoli e i timori dei genitori molto alti con la tendenza, a vedere il dato del Veneto, a un consistente recupero nelle fasce di età successive. 
 
Anche perché quanto alle motivazioni che inducono i genitori a ritardare le vaccinazioni o a non vaccinare in un’indagine conoscitiva di qualche tempo fa era emerso che i genitori che non vaccinano i figli indicavano proprio l’età precoce del bambino, sentita come estrema vulnerabilità ed eventuale suscettibilità ad eventuali eventi avversi, come principale fattore dirimente della mancata adesione le vaccinazioni in bambini troppo piccoli. Un altro elemento di diffidenza e sfiducia viene alimentato dal sospetto che spesso gli effetti gravi al vaccino possano tenuti nascosti e sulla parzialità delle informazioni ottenute dalle famiglie nei centri vaccinali che in maniera superficiale fanno riferimento solo ai vantaggi e non ai possibili rischi aumentando la diffidenza iniziale.

Tutto ciò, appare chiaro, non può essere rimosso e risolto, con una semplice coercizione esercitata al momento dell’iscrizione a scuola o all’asilo del bambino. Esiste un 5% della popolazione che si lascia profondamente influenzare dalle fandonie che circolano sulla Rete riguardo ai vaccini che arriverebbe e sarebbe disposta a non iscrivere i bambini a scuola pur di evitare di sopportare l’idea di un rischio di eventi avverso temuto e considerato reale nel proprio vissuto.

Come epidemiologi ricordiamo inoltre che attualmente l’obbligo per 4 vaccinazioni sulle 14-15 che vengono offerte dal Ssn, non viene rispettato da questa fascia di popolazione e i genitori renitenti non vengono forzati a vaccinare i loro figli ma a pagare una multa. Il rischio che vogliamo evidenziare è quello di un possibile effetto boomerang sul piano politico di subire tale coercizione vissuta come un atto illiberale senza i positivi riverberi riguardo al risultato sanitario desiderato che invece sarebbe possibile ottenere con altri strumenti e strategie a nostro avviso più efficaci, come quelle appunto sperimentate nella Regione Veneto dal 2008 quando tutti gli obblighi sono stati sospesi.  

A nostro avviso, dunque, sarebbe più utile mettere in atto sia da parte del Governo centrale sia da parte di quelli regionali alcuni interventi specifici partendo dalla capillare e minuziosa verifica, in tutte le regioni a 24 e 36 mesi, della copertura vaccinale di tutta la popolazione infantile con meno di 14 anni verificando le differenza tra il veneto e le altre Regioni.

Sarebbe utile anche attivare un programma periodico di rendicontazione delle reazioni avverse effettivamente verificate sul campo da trasmettere ad una commissione nazionale indipendente a cui demandare anche il compito della comunicazione secondo canoni di rigore (non come avvenuto con la diffusione di notizie infondate sul Fluad per la vaccinazione influenzale). 
 
Infine, ma non ultima per importanza, avviare una capillare e costante campagna di corretta informazione sui vaccini coordinata tra le regioni che utilizzi gli stessi strumenti e gli stessi target e strategie verificando per step eventuali correttivi e risultati. L’obiettivo è in questo caso confutare, con notizie reali, non allarmistiche, la falsa convinzione alimentata dal web che si tratti di malattie, quelle oggetto delle vaccinazioni,  non più attive nel nostro Paese. Che tale tasto, quando battuto, sia vincente lo si è potuto verificare sulla scia dei focolai di piccoli picchi di incidenza delle meningiti che hanno spinto la popolazione a ricorrere al vaccino in tutte le regioni generando addirittura liste di attesa e difficoltà, dei centri vaccinali a smaltire le richieste.

Infine due punti irrinunciabili: cooptare il personale scolastico nelle attività di informazione dei servizi di igiene pubblica e “forzare” il personale sanitario che fa assistenza a vaccinarsi in modo da costituire da un lato il buon esempio e dall’altro evitare di diventare una inaccettabile fonte di rischio per i pazienti che devono sempre poter accedere facilmente e gratuitamente a tutte le vaccinazioni che rientrano nel programma nazionale vaccinazioni.
 
Utile sarebbe poi un confronto (che finora non c’è mai stato) con la Magistratura chiamata spesso a emanare giudizi con sentenze che in passato hanno avuto e ancora hanno un effetto devastante sul piano della comunicazione (e che continuerebbe ad averlo anche con la obbligatorietà) per fornire in maniera neutra ma scientificamente ineccepibile strumenti di valutazione più critici rispetto all’attuale scenario confusivo che ancora circonda questa delicata materia di politica sanitaria pubblica.  
 
Massimo Valsecchi 
Medico Igienista, Direttore Dipartimento Prevenzione ULSS 20, Verona, Componente della Commissione nazionale di verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia

 
Maria Triassi
Direttore del Dipartimento di igiene e sanità pubblica Università Federico II di Napoli, responsabile della task-force regionale campana per la sorveglianza e le politiche di incentivazione dei vaccini
 
Vittorio Carreri
Medico igienista componente giunta esecutiva della Società italiana di Igiene
 

Mario Lizza
Medico del Lavoro, igienista presidente della Siti Abruzzo
 
Maria Grazia Panico

Medico igienista presidente della Siti Campania
 
Andrea Simonetti

Medico igienista Asl Napoli 1
 
Anna Rita Citarella

Medico igienista Asl di Benevento
 
Maria Antonietta Ferrara

Dirigente di epidemiologia e prevenzione Asl di Avellino
 
Rosanna Ortolani

Direttore Servizio Epidemiologia e Prevenzione - ASL Napoli 1 Centro
 
Armando Orlando

Direttore del servisio igiene e sanità pubblica Asl Napoli 2 nord
 
Amedeo Amadei

Consiglio direttivo SItI sezione Lombardia
 
Oreste Caporale

Medico competente Università Federico II
 
Francesca Pennino

Ricercatore di igiene Università Federico II
 
Daniela Schiavone

Medico Igienista in Staff di Direzione Generale dell'AOU “Federico II”

18 maggio 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 04/05/2017

Si comunica che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I.) – Serie IV, Speciale Concorsi ed Esami n. 35, del 9 maggio 2017  sarà pubblicato l’Avviso relativo all’avvenuta pubblicazione dei bandi di concorso regionali e provinciali per l’ammissione al Corso di formazione specifica in Medicina Generale relativo al triennio 2017/2020.

In allegato il bando della Regione Emilia-Romagna già pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale Telematico della nostra Regione (BURERT) n. 100, parte terza, del 12/4/2017.

La domanda potrà essere presentata a partire dalle ore 13:00 del giorno 9 maggio 2017 fino alle ore 13:00 del giorno 8 giugno 2017 seguendo le indicazioni contenute nell’art.3 dello stesso bando che qui si riporta:

 Art. 3 - Domanda e termine di presentazione

1. La domanda di partecipazione al concorso deve essere presentata, a pena di esclusione, con modalità informatizzata tramite la piattaforma tecnologica ed applicativa appositamente realizzata collegandosi al sito internet http://selezionecorsommg.regione.emilia-romagna.it al quale si rinvia per tutte le istruzioni relative all’utilizzo della citata funzionalità web.

2. Il termine di presentazione della domanda, previsto a pena di irricevibilità, scade alle ore 13:00 del trentesimo giorno successivo a quello della data di pubblicazione del presente bando per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Per “termine di presentazione della domanda” si intende la data e l’ora della ricevuta inviata dal Server di Posta Elettronica Certificata regionale al Server di Posta Elettronica Certificata del candidato.

Si invita a leggere il testo del bando nel quale sarà possibile acquisire ulteriori ed utili informazioni da fornire alla Vostra utenza.

pubblicato il 03/05/2017

Si rileva che sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.95 del 24 aprile 2017 è stato pubblicato il provvedimento di cui all'oggetto.

Di particolare interesse per i medici risultano essere gli allegati come di seguito indicati :

Allegato 1 ) - Schema di Certificazione Medico Legale/Medica

Allegato 2 ) - Schema di Certificazione Psichiatrica

Allegato 4 ) - Schema di Relazione Medica

 

Il provvedimento entra in vigore decorsi 30 dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

pubblicato il 21/04/2017

Rete ospedaliera-118. Gucciardi: “Tutte le 251 ambulanze della Sicilia resteranno attive, nessuna soppressione”

L’assessore smentisce l’allarme lanciato da alcuni organi di stampa. “In base al decreto Balduzzi deve esserci un MSA (Mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo) ogni 60 mila abitanti in un territorio non superiore ai 350 chilometri quadrati. Nei territori che non rispettano i criteri del decreto si è provveduto a sostituire MSA con MSB (Mezzi di soccorso di base) e auto mediche”.

20 APR - In merito alla notizia pubblicata dagli organi di informazione su un taglio del numero di ambulanze in Sicilia, dopo l’entrata in vigore della nuova Rete ospedaliera, l’Assessore alla Salute della Regione Siciliana Baldo Gucciardi inteviene con yna nota per rassicurare e affermare con “fermezza” che non c’è “nessun allarme, non ci sarà alcun taglio del numero di ambulanze: i mezzi di soccorso nel territorio continueranno a essere 251 e non 125 come ipotizzato da qualcuno”.

L’assessore Gucciardi entra poi nello specifico: “Nel documento metodologico pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ci si è concentrati nella riallocazione di MSA (Mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo) e delle auto mediche, preoccupandoci di individuare, provincia per provincia, quante devono essere attive secondo i criteri dettati dal decreto ministeriale Balduzzi, nel quale è specificato che deve esserci un MSA ogni 60 mila abitanti in un territorio non superiore ai 350 chilometri quadrati. Nei territori con numero di MSA che non rispetta i criteri del decreto Balduzzi – continua l’Assessore Gucciardi – si è provveduto a sostituire MSA con MSB (Mezzi di soccorso di base) e auto mediche”.

 


Per questa ragione non tutte le MSB sarebbero state indicate nel documento metodologico, “ma posso assicurare – sottolinea ancora l’Assessore Gucciardi – che nessuna delle ambulanze non indicate nel documento metodologico verrà soppressa. La programmazione, inoltre, è assolutamente preliminare, considerato che il neo costituito comitato del settore unico di emergenze sanitarie ha tra i propri compiti proprio quello di potenziare e riprogettare la Rete di emergenza territoriale”.

20 aprile 2017
© Riproduzione riservata - Quotidiano Sanità -

pubblicato il 20/04/2017

Ancora sul welfare aziendale e sul “trappolone” di Renzi & C.

Il def 2017 in sintonia con la politica economica, ispirata dal Jobs act e che la “mozione Renzi”, per evidenti ragioni di coerenza, non smentisce, conferma il de-finanziamento della sanità ma, questa volta, (ecco la vera novità sulla quale i nostri arcigni commentatori hanno stranamente taciuto), prevedendo in modo esplicito, di contro, misure per lo sviluppo del welfare aziendale

20 APR - Ho letto, su questo giornale, puntuali come il destino, le rimostranze contro il def dei nostri abituali commentatori. Tutti a gridare risentiti al de-finanziamento della sanità come se fosse una novità. Il de-finanziamento, come ho scritto tante volte, è la conseguenza logica di una precisa strategia finanziaria (peraltro mai nascosta dal governo Renzi) e che in ragione di una, tutt’altro che casuale politica economica, conta di abbassare nel tempo l’incidenza della spesa sanitaria nei confronti del pil.
 
Il def 2017 in sintonia con questa politica economica, ispirata dal Jobs act e che la “mozione Renzi”, per evidenti ragioni di coerenza, non smentisce, conferma il de-finanziamento della sanità ma, questa volta, (ecco la vera novità sulla quale i nostri arcigni commentatori hanno stranamente taciuto), prevedendo in modo esplicito, di contro, misure per lo sviluppo delwelfare aziendale.
 
La mia tesi sul “trappolone” (QS 3 aprile 2017) sembrerebbe quindi tutt’altro che campata per aria, (mi dispiace per coloro che sognando migliaia di assunzioni ci hanno spiegato, su questo giornale, che la mozione Renzi “va nella direzione giusta”).

 

 
Il welfare aziendale, mettetevelo in testa, implica, per forza, cioè per ragioni di pura compatibilità finanziaria, il progressivo de-finanziamento della sanità pubblica.
 
Se è vero che… “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito” vorrei suggerire ai critici del de-finanziamento (se vogliono essere credibili) di spostare la loro attenzione sulle politiche economiche, perché guardare il dito e non la luna, in sanità, se non è da stolti è quanto meno da ipocriti. Decidete voi.
 
Applaudo invece alla Cgil che per bocca della sua responsabile per le politiche sanitarie Rossana Dettori (intervista a radio articolo1 del 12 aprile) ha posto con onestà il problema dell’inconciliabilità tra il welfare aziendale e quello pubblico.
 
Esclusione competitiva
Esclusione competitiva” è una espressione che ho preso in prestito dall’ ecologia. Usata per la sanità essa afferma che due specie di welfare (mutue contrattuali e sanità pubblica) non possono convivere utilizzando una stessa risorsa limitata e limitante vale a dire un comune finanziamento pubblico proprio perché in generale le risorse pubbliche sono per definizione limitate.
 
Se lo Stato regolerà, con le leggi di stabilità, le risorse in modo da mettere in competizione due generi di welfare, quello che sarà favorito nei finanziamenti (nel nostro caso le mutue) dominerà sull’altro (la sanità pubblica) che de-finanziato si dovrà rassegnare ad essere ridimensionato.
 
Per me “l’esclusione competitiva” è il fatto nuovo e che il def 2017 conferma. Chi governa, quindi il più grande partito della sinistra, in ragione di certe politiche economiche, ha deciso di cambiare il ruolo dello Stato quale mediatore tra l’impresa, quindi la produzione di ricchezza, e la società, quale soggetto detentore di diritti. Quindi di ridiscutere il ruolo del welfare. Non è proprio una cosa da nulla. Credetemi.
 
Jobs act
Alla base di questa decisione, direi epocale, vi è il Jobs act cioè la legge che ha delegato il governo Renzi ed ora il governo Gentiloni, ad apportare delle riforme nel mondo del lavoro attraverso dei decreti attuativi.
 
Ma vi è anche un grave limite culturale che riguarda soprattutto il riformismo di sinistra che di fronte a nuove contraddizioni, nuove sfide, non riesce ad andare avanti.  Oggi Bersani va in televisione e ci dice che ci vuole “un nuovo 68” (Intervista “di martedì” La 7 18 aprile 2017). Io che il 68 l’ho fatto propongo la “quarta riforma” e sostengo che una sinistra priva di un pensiero davvero progressista è destinata a tornare indietro decidendo di passare, come ci propone sia il Jobs act che la “mozione Renzi”, dal barone Beveridge a Donald Trump.
 
Gli obiettivi teorici del Jobs act sono noti (adeguare la legislazione del lavoro a quella europea, consentire maggiori opportunità a tutti di ottenere contratti di lavoro a tempo indeterminato, modificare le norme sul licenziamento, ecc).
 
Ma se questi sono i più noti e anche più discussi e più criticati, soprattutto dal mondo sindacale, ve ne è uno in particolare, colpevolmente ignorato, che riguarda l’impresa, considerata soggetto produttore di ricchezza. A quanto pare il Jobs act emulando, devo dire senza alcuna originalità, l’economia americana, in ragione della crescita della ricchezza parrebbe disposto a liquidare il nostro prezioso welfare sanitario considerandolo evidentemente un ostacolo al suo sviluppo.
 
Nel proseguo dell’articolo per non ripetere continuamente le numerose norme promanate dal Jobs act per sineddoche diremo semplicemente “Jobs act
 
Welfare fiscale
Il welfare aziendale, come forse non tutti sanno, non è tanto la riproposizione delle vecchie mutue del secondo dopoguerra ma è una forma di welfare   tipico dell’economia americana. Renzi e i suoi consiglieri economici non si sono inventati nulla di nuovo. Il welfare on demand si chiama così perché così il welfare aziendale si chiama in America.
 
Storicamente il welfare aziendale, nelle forme assunte negli Stati Uniti, è stato associato alla crescita delle grandi imprese manifatturiere, in grado di garantire ai loro dipendenti rilevanti benefici sotto forma di piani sanitari In questi piani, a beneficio definito, il rischio in caso di evoluzione negativa per mancata costituzione delle riserve oppure per cattivo andamento dei mercati finanziari era interamente a carico delle imprese, così come a loro carico era il rischio connesso all’allungamento della vita media dei lavoratori in pensione o all’aumento delle spese mediche.
 
La novità che introduce il Jobs act (versione italiana) è di mettere questo rischio completamente a carico dello Stato utilizzando la leva fiscale.
Questa novità   in realtà si chiama welfare fiscale. In Italia, a differenza dall’America, il Jobs act si basa interamente su un sistema fiscale totalmente a favore dell’impresa e interamente a carico dello Stato nella speranza che l’impresa, accrescendo il suo profitto, accresca la produzione di ricchezza. Lo scopo del welfare fiscale è incentivare le plusvalenze dell’impresa cioèin generale l’incremento di valore, e in particolare la differenza positiva fra due valori dello stesso bene. Più o meno è quello che Marx chiamava, più di un secolo fa, “plus valore”.
 
Quindi in sintesi il welfare fiscale non è altro che la concessione di un sistema di agevolazioni sotto forma di deduzioni o di detrazioni d’imposta subordinate alla demonetizzazione di parte del salario e alla contestuale stipulazione di mutue aziendali.
 
Cost saving
Con ilwelfare fiscale il prelievo obbligatorio a carico dell’impresa quindi l’imposta sul reddito, è ridotto significativamente. L’imposta sul reddito, come è noto, si caratterizza, in primo luogo, per i criteri di determinazione della base imponibile. Il Jobs act   modifica attraverso la creazione delle mutue la base imponibile per il reddito di impresa Quando si adotta il concetto di reddito prodotto, o di reddito di impresa, in genere sono oggetto di tassazione le remunerazioni dei fattori produttivi (salari, rendite, profitti o interessi). Il Jobs act modifica la tassazione sul reddito di impresa intervenendo sul principale fattore produttivo cioè il costo del lavoro.
 
Ma come funziona questo marchingegno tributario che punta ad accrescere il plus valore dell’impresa?
 
Come è noto, servizi e beni, erogati dal datore di lavoro nell’ambito di un piano di welfare (la normativa contrattuale sulle mutue aziendali   prevede i piani assistenziali) non costituiscono reddito in capo al lavoratore e non costituiscono neppure base imponibile per i contributi permettendo quindi l’operazione che più sta a cuore di Renzi, il cost saving cioè la riduzione dei costi di produzione.
Questo doppio vantaggio configura una sorta di condivisione di interessi tra impresa e lavoratori al punto da prefigurare una idea di azienda come ‘bene comune’ il che non sarebbe una negatività in se, peccato che questa alleanza tra lavoro e capitale sia interamente giocata contro la comunità, i diritti e la sanità pubblica. Cioè contro un ben altro “bene comune” il welfare pubblico.
 
Soldi e benefit
Le prestazioni erogate dalle mutue per il welfare aziendale quindi sono completamente deducibili dal reddito d’impresa e non sono più limitate come lo erano precedentemente rispetto ad una deducibilità limitata al 5×1000 del costo del personale.
 
Con la finanziaria 2017 come ho già spiegato (QS 20 marzo 2017) si rafforzano gli incentivi:
· Il tetto per i premi viene elevato a 3mila euro annoche diventano 4mila quando i lavoratori vengono coinvolti in modo strutturale nell’organizzazione aziendale
· si estende l’applicazione a una platea molto più ampia di lavoratorielevando il ‘tetto’ di retribuzione sotto la quale la misura è applicabile: dai 50mila euro previsti per il 2016 si passa a 80mila euro
 
In questo modo oltre alla stragrande maggioranza di operai e impiegati potranno rientrarvi anche il 75% dei quadri e il 12% dei dirigenti.
Inoltre proseguendo in una precisa strategia di “delega” , è previsto che qualora il datore di lavoro abbia riconosciuti  per i propri dipendenti anche la messa a disposizione di strumenti di previdenza integrativa o di assicurazione sanitaria integrativa, questi non concorrano ai limiti “premiali” previsti e sopra citati (3mila ovvero 4mila euro-anno pro-capite).
 
In tale modo un lavoratore potrà ricevere:
· dal proprio datore di lavoro fino a 4mila euro di premi anche sotto forma di beni e servizi di welfareche saranno completamente deducibili in termini di costo da parte del datore di lavoro,
· in aggiunta  premi a titolo previdenziale e/o assicurativo a loro volta deducibili e non imponibili fino alle rispettive soglie di 5.164 euro e 3.615 euro
Come dire di no a questa “grazia di dio”. E’ in virtù di questo espediente fiscale che il welfare aziendale diventa in realtà un nuovo modo di retribuire il lavoro. Cioè welfare on demand.
 
Plus valore contro diritti
Come ho già detto il welfare on demand   è un genere di retribuzione mista fatta da soldi e benefit il cui sillogismo di base è il seguente:
· se il plus valore è la differenza tra il reddito di impresa e il costo del salario
· allora abbassando il salario con la sua demonetizzazione,  si abbassa il suo costo
· quindi si aumenta il plus valore.
 
Lo ripeto a coloro che guardano il dito e non la luna, prima del de-finanziamento della sanità vengono le politiche economiche le quali per il jobs act nascono dagli interessi i quali a loro volta sono riconosciuti tali da altri interessi, quelli della politica, alla ricerca permanente di consenso nel tentativo di allargare la propria base di legittimazione sociale e di mantenere e accrescere il proprio potere.
 
Con il Jobs act  e con la “mozione Renzi” è l’economia del plus valore che comanda sull’etica dei diritti e, la sua base di legittimazione, sono i  potentati dell’economia e delle assicurazioni, ai quali ci si rivolge offrendo ogni agevolazione fiscale possibile per chiedere loro di produrre ricchezza cioè Pil perché altri generi di ricchezza, come ad esempio la salute, non valgono niente. Se la sanità è de- finanziata è perché non comandano più i diritti ma il plus valore. 
 
Quindi amici miei che fate finta di prendervela con il Def perché ci da pochi soldi, sappiate che senza un nuovo pensiero sulla compossibilità tra economia etica e scienza, quindi senza un nuovo welfare sanitario che redistribuisca la ricchezza prodotta dall’economia nella nostra società, siamo nei guai.
 
Il Jobs act e la “mozione Renzi” restando prigionieri di una vecchia idea di compatibilità e di sostenibilità, sceglie il plus valore quindi per quello che ci riguarda, Trump in luogo di Beveridge. Come lo fa? Finanziando il primo e de-finanziando il secondo. E voi che fate? Anziché guardare la luna ogni volta ci fate la lagna sul dito.
 
La “quarta riforma” che, nel suo piccolo, è totalmente pensata sull’idea di compossibilità tra economia etica e scienza dice educatamente no a Trump ma con decisione va oltre Beveridge perché sa che è il momento di cambiare i modelli, di trovare nuove alleanze tra diritti e interessi e di allargare l’idea di ricchezza alla salute, alla giustizia, all’ambiente, alla istruzione, perché per far crescere un paese, quella prodotta dal pil, non basta. 
 
Lo Stato contro lo Stato
Il welfare fiscale con le sue norme tributarieinfluenza di fatto la domanda aggregata di salute e di sanità nel nostro paese influenzando negativamente la funzione distributiva dello Stato che a partire dal 900 ha sempre tentato di equilibrare con il welfare pubblico la distribuzione del reddito.
 
Cioè lo Stato rinunciando alla sanità pubblica o quantomeno nel tentativo di renderla residuale, decide di redistribuire quello che nella “mozione Renzi” viene chiamato “diritto di protezione” a favore di chi lavora e a sfavore di tutti gli altri.
 
Il def appena approvato e che in autunno si trasformerà in legge di bilancio ha quindi lo scopo di produrre effetti sull'allocazione delle risorse a favore del welfare aziendale e a scapito della sanità pubblica di cui si conferma il de-finanziamento.
 
In sostanza il Jobs act contro-riformando la concezione storica del welfare sanitario, modifica profondamente le funzioni economiche storicamente svolte dallo Stato:
· ridiscute la fornitura di alcuni beni e servizi
· ridiscute l’equa ripartizione del reddito nazionale fra i componenti di una collettività
· protegge l’interesse privato a scapito del diritto collettivo
· contrappone l’impresa , il lavoro alla società
 
Il welfare aziendale alla fine rimette in discussione due fondamentali caratteristiche della sanità quale bene pubblico:
· la non escludibilità, per un sistema sanitario pubblico  non è possibile escludere qualsiasi persona  dai benefici che esso produce(come un faro è utilizzato da tutti i naviganti così la sanità è usata da tutti i cittadini)
· la non rivalitàla sanità pubblica è un bene che deve essere usato da tutti i cittadini contemporaneamente (come con la difesa nazionale sono protetti  tutti i cittadini  indistintamente, così con la sanità godono tutti gli aventi diritto cioè tutti quelli impliciti nell’art 32 della  Costituzione quindi ogni persona)
 
Al contrario il welfare aziendale essendo liberamente sostitutivo rispetto a quello pubblico nei fatti:
· include solo coloro che  hanno un lavoro e quindi un contratto ma ciò facendo esclude tutti coloro che hanno semplicemente dei diritti confinandoli nella residualità dell’assistenza pubblica
· rende rivali cioè pone in competizione gli interessi tutelati dai contratti con i diritti finanziati in modo residuale dallo Stato.
 
Conclusioni
Come hanno fatto notare alcuni commentatori (Benato QS 22 marzo 2017; Pizza QS 28 marzo 2017) tutto questo, diritti a parte, avrà profonde ripercussione sull’esercizio della medicina sulle prassi professionali e sulle loro deontologie.
 
Fino ad oggi tutte le professioni in sanità sono state vincolate da deontologie ispirate ovviamente al principio di non escludibilità e a quello della non rivalità.
 
Da questo punto di vista inquieta e non poco il silenzio degli ordini dei collegi (principalmente Fnomceo e Ipasvi) delle associazioni professionali, dei difensori dei cittadini (chi ha notizie di “cittadinanza attiva” batta un colpo) e dei sindacati di settore in particolare dell’intersindacale medica.
 
Mi chiedo che fine hanno fatto quei 20000 medici che a Roma il 27 ottobre del 2015 hanno sfilato sotto al Colosseo in difesa della sanità pubblica denunciando i pericoli che correva la “coesione sociale”.
 
Ivan Cavicchi

20 aprile 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 19/04/2017

 

 

ATTIVITA’ DI ORIENTAMENTO SCOLASTICO PROFESSIONALE : UN AIUTO PER SCEGLIERE COSA FARE DA GRANDE

 

 

 

La Fondazione ONAOSI, fortemente impegnata a strutturare un sistema di supporto alla formazione degli assistiti, nella convinzione che sia necessario sostenerli nella scelta universitaria consapevole e motivata, promuove da circa di dieci anni l'orientamento scolastico professionale in favore dei suoi assistiti iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, tramite attività qualificata del Servizio Sociale. 

 

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato la stessa attività, in forma gratuita, per l'a.s. 2016/17 anche in favore dei figli di regolari contribuenti ONAOSI. 

 

La Fondazione ONAOSI, in collaborazione con l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna, propone pertanto gratuitamente per i figli dei Sanitari contribuenti un'attività di orientamento personalizzato, mirato a rilevare attitudini e motivazioni dei ragazzi che frequentano l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, al fine di supportarli nella complessa scelta dell'indirizzo di studi, aiutandoli in particolare ad acquisire una maggior consapevolezza relativamente a:

 

·       abilità acquisite nel percorso scolastico

 

·       opportunità connesse al profilo del singolo

 

·       prospettive di placement alla fine del percorso universitario prescelto 

 

 

 

L’attività di orientamento è organizzata in due distinti momenti:

 

  1. venerdì 26 maggio 2017 alle ore 15.00 presso la Sala conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna (Via Zaccherini Alvisi 2) a tutti gli interessati in gruppo sarà sottoposto un questionario a risposte multiple (durata indicativa 1 ora e mezzo);

  2. successivamente sarà concordato un incontro per la restituzione delle risultanze dell’elaborazione del questionario tramite un colloquio individuale che consentirà di approfondire quanto emerso.

 

Gli interessati potranno inviare richiesta di adesione, o avere ulteriori chiarimenti ed informazioni, contattando l’Ufficio di Servizio Sociale di Bologna della Fondazione ONAOSI (telefono 051.6158301, mail sociale.bologna@onaosi.it) entro il 24 maggio.

 

 

 

 

 

pubblicato il 18/04/2017

Si comunica che sul BUR - parte seconda - n. 105 del 18 aprile 2017 sono  pubblicati gli avvisi relativi agli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria, pediatri di libera scelta e gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e di emergenza sanitaria territoriale  - 1° semestre 2017.  

 

Le domande per le zone carenti di Pediatri di Libera Scelta vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Bologna - Dipartimento Cure Primarie - Settore Convenzioni Nazionali – Via S. Isaia, 94/A – 40123 Bologna.  

Le domande per le zone carenti di Assistenza primaria, gli incarichi vacanti di Continuità Assistenziale e gli incarichi vacanti di Emergenza Sanitaria Territoriale vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Imola - Dipartimento di Cure Primarie - Viale Amendola n. 2 - 40026 Imola. 

Tali Aziende gestiranno le procedure di assegnazione degli incarichi anche per conto delle altre Aziende USL.

Si evidenzia che l’avviso di pubblicazione di cui agli “Allegato 1” contiene già la data di convocazione per l’assegnazione degli ambiti carenti.

Per gli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria i medici sono già convocati per la giornata del 19 luglio 2017.

 

Per gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e gli incarichi vacanti di emergenza sanitaria territoriale i medici sono già convocati per la giornata del 20 luglio 2017.

 

Per gli ambiti territoriali carenti di pediatria di libera scelta i PLS sono già convocati per la giornata del 12 luglio 2017.

 

Nel modulo di domanda viene altresì chiesto ai medici ed ai pediatri di dichiarare di essere a conoscenza che la procedura di assegnazione avverrà nella giornata indicata.

La presente comunicazione della data ed orari di convocazione sostituisce a tutti gli effetti la convocazione tramite raccomandata A/R.

Il termine per la presentazione delle domande è il 18 maggio 2017

pubblicato il 18/04/2017

"Allegate le mozioni approvate dalla Camera dei Deputati di impegno al Governo perché si attivi per la riduzione delle liste di attesa liberalizzando la libera professione anche intramuraria che nulla ha a che vedere con le liste di attesa legate, per contro, alla insufficiente offerta di prestazioni del SSN vista la riduzione dei posti letto e del personale medico ridottosi, quest'ultimo di 8.000 unità negli ultimi anni.
La mozione proposta da questo Ordine ed approvata è la n.2 presentata dall'On.le Rondini."

pubblicato il 15/04/2017

 

L' ENPAM e la magia...

 

https://assets.change.org/photos/4/sg/eo/GgSgEOkccPSvTtl-128x128-noPad.jpg?1423780766

 

Franco Picchi

 

Pietrasanta, Italia

 

13 apr 2017 — Egregi Colleghi,avete presente il ritornello " i CDO non hanno prodotto perdite"?
Eppure ENPAM continua a promuovere cause con richieste di risarcimento per centinaia di milioni di  Euro.
La magia della contabilità delle casse previdenziali e la mancanza di informazioni nei bilanci ENPAM...
Dal bilancio del gruppo Intesa San Paolo 2016, PAG 401:"Causa ENPAM - Nel giugno 2015 ENPAM ha citato dinanzi al Tribunale di Milano la Cassa di Risparmio di Firenze, unitamente ad altri soggetti fra cui JP Morgan Chase & Co e BNP Paribas.
Le contestazioni di ENPAM riguardano l’emissione e la negoziazione (nel corso del 2005) di alcuni prodotti finanziari complessi denominati “JP Morgan 69.000.000” e “JP Morgan 5.000.000”, nonché la successiva “permuta” (avvenuta in data 26 maggio 2006) di tali prodotti con altri analoghi denominati “CLN Corsair 74.000.000”, poi “ristrutturati” nel 2009 e nel 2010. In particolare, questi ultimi prodotti erano delle credit linked notes, vale a dire titoli il cui rimborso del capitale a scadenza era legato al rischio di credito relativo ad una tranche di un CDO sintetico. A causa dei default che hanno colpito il portafoglio del CDO, l’investimento avrebbe fatto registrare le rilevanti perdite di cui viene chiesto il risarcimento.
Nell’atto di citazione ENPAM ha presentato diverse domande di accertamento e di condanna, fondate su distinti titoli giuridici (tra cui responsabilità contrattuale e extracontrattuale e violazione degli artt. 23, 24 e 30 TUF). Tra l’altro ha chiesto di condannare i convenuti alla restituzione di un importo “pari a Euro 222.209.776,71 oltre interessi e al maggior danno, nonché al risarcimento del danno da liquidarsi in via equitativa ex art. 1226 cod. civ.”; in tale ambito la parte riferibile alla posizione della Cassa dovrebbe
essere pari a 103.806.716 euro (oltre a interessi e al preteso “maggior danno”); la Cassa di Risparmio di Firenze è stata citata in quanto cessionaria della succursale italiana della Cortal Consors S.A. (poi
incorporata da BNP Paribas), che aveva prestato ad ENPAM i servizi di investimento nel cui ambito erano stati sottoscritti i titoli oggetto di causa.
La Cassa in via preliminare ha sollevato diverse eccezioni (fra cui il difetto di legittimazione passiva della Cassa e la prescrizione delle azioni proposte) e nel merito ha rilevato, tra l’altro, l’inapplicabilità delle norme del TUF indicate da ENPAM e la mancata prova del danno; inoltre ha contestato la quantificazione del danno fatta da ENPAM e, in subordine, il suo concorso nella causazione del danno stesso. Per il caso in cui fosse condannata, la Cassa ha chiesto di accertare la sua quota interna di responsabilità rispetto a quelle degli altri convenuti e condannare questi ultimi a tenerla manlevata per quanto dovesse essere condannata a pagare in eccedenza rispetto alla propria quota di responsabilità, nonché di condannare BNP Paribas a tenere la Cassa manlevata da quanto essa dovesse essere condannata a pagare a ENPAM.
Dopo alcuni passaggi procedurali, la nuova prima udienza del giudizio è fissata a marzo 2017.
Allo stato non è possibile esprimere una valutazione attendibile sul rischio insito nel giudizio in quanto esso è ancora nella
fase iniziale."
Saluti a tutti Franco Picchi
Pietrasanta Lu

 

pubblicato il 14/04/2017

Il Centro Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro (MI) cerca per inserimento stabile nel proprio organico

Medici Specialisti in Psichiatria o Neurologia, contratto ARIS-AIOP

 

Inviare curriculum alla Segreteria Medica:

Enrica: esperlecchi@fatebenefratelli.eu         tel. 0371/207288

Angela:asperlecchi@fatebenefratelli.eu         tel. 0371/207289

Rita: mrcoldani@fatebenefratelli.eu               tel. 0371/207218

pubblicato il 14/04/2017

L'Associazione di Promozione Sociale “Salute e Solidarietà” nell'ambito del processo di accrescimento della propria rete di formatori chiede alla SV di divulgare presso i Vs Iscritti, con le modalità che riterrete più opportune, la seguente offerta di lavoro:

"L'Associazione di Promozione Sociale “Salute e Solidarietà” ricerca Docenti Medici per attività di docenza in Corsi di Formazione di "ADDETTO AL PRIMO SOCCORSO AZIENDALE" secondo i contenuti del D.Lgs. 81/08.

Si richiede Esperienza di docenza, ottime capacità di gestione dell’aula, spiccate doti relazionali e comunicative.

Indispensabile il possesso del manichino BLS per le prove pratiche, preferenziale il possesso del videoproiettore.

La ricerca è rivolta ad ambosessi ai sensi della L.903/77 e L.125/91. 

Per candidarsi a tale offerta, far pervenire il curriculum comprensivo del consenso al trattamento dei dati personali ai sensi del D.lgs 196/2003 all'indirizzo email: ruass16@gmail.com."

 

pubblicato il 14/04/2017

COM. N. 41 Decreto 31 marzo 2017.

Divieto prescrizione preparazioni magistrali .Disposizioni preparazioni galeniche dimagranti

pubblicato il 25/03/2017

SANITA', BERNINI (FI): DEFINIRE STANDARD NAZIONALI PER LA GESTIONE DELL'EMERGENZA-URGENZA

 

"Il Ministero della Salute intervenga per definire in maniera oggettiva gli standard da garantire nei mezzi di soccorso avanzato per l'emergenza-urgenza. Così come da tempo evidenziato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, c'è bisogno di fare chiarezza sul personale che deve essere a bordo delle ambulanze -sia medico che paramedico- e sul numero minimo di mezzi assegnati ad ogni territorio".

 

Lo dichiara la senatrice Anna Maria Bernini, vice presidente vicario di Forza Italia a Palazzo Madama.

 

"Non è più rinviabile - aggiunge Bernini - una compiuta rivisitazione degli indirizzi entro i quali possono esserci nelle Regioni diversi approcci organizzativi. In mancanza di tale chiarezza si rischia infatti di favorire un inutile scontro tra categorie professionali, i cui effetti non potranno che ricadere sulla tempestività e sulla qualità delle prestazioni fornite ai cittadini. Il Ministero avvii subito un confronto realmente costruttivo tra tutti gli operatori del settore, senza strumentalizzazioni e senza posizioni precostituite, nell'unico interesse del miglioramento delle prestazioni sanitarie".

pubblicato il 22/03/2017

Il  “118” in Emilia Romagna. Se dietro c’è solo il risparmio

 

21 MAR - Gentile Direttore,
come già in altra occasione mi è accaduto - grazie allo spazio cortesemente offertomi dal suo giornale - devo confessare la mia condizione di felice imbarazzo nel vedere autorevoli interventi che - nella loro prosa - asseriscono di avere a cuore soltanto la migliore sanità per i cittadini e gli operatori a vario titolo in essa coinvolti e, più in generale, quindi il bene del Paese.

Non siamo appassionati, come CISL Medici, ai mezzi, se il fine è comune e viene raggiunto nei tempi più brevi possibili. La situazione è tale che Machiavelli può esser citato liberamente senza timore di farlo a sproposito.

Ma questo non sia certo un alibi per non prender posizione. Anzi. Se l’obiettivo di avere una sanità - la più inclusiva ed efficiente possibile - migliore di quella che sempre più probabilmente non saremo più in grado di offrire a breve è infatti talmente condivisibile da rischiare di scadere nella banalità, non lo è affatto il “come”, stante il rischio di dover sacrificare, per fretta e/o disattenzione, principi e convinzioni che sono alla base di un progresso e di una stabilità che non possono minimamente essere messi in discussione.

 

 
Una malintesa rivalità tra professioni diverse non può e non deve trovare facili sponde, specie se interessate. Ozioso e persino offensivo sarebbe qui citare il monologo di Menenio Agrippa, ma insomma, direttore, qui si tratta di qualcosa molto vicino ad esso e parlarne ci appare necessario.

Ivan Cavicchi si sfoga
, comprensibilmente, dell’accorato intervento della senatrice Silvestro in merito all’accaduto a Bologna, e conosciamo la sua integrità e la lucidità di analisi. Siamo in larga parte concordi con Cavicchi quando tuona temendo di intravedere che sono altri (e ben altri!) i possibili motivi che hanno portato la senatrice ad intervenire. Ma se l’onorevole rappresentante del PD al Senato della Repubblica conclude asserendo che un’alterazione delle relazioni tra le diverse famiglie professionali sanitarie è “cosa di cui il nostro sistema salute e i cittadini non hanno assolutamente bisogno” noi non possiamo criticare neppure una parola.

Noi siamo ancora tra quelli che credono ai politici, indipendentemente dal tempo che ci è voluto perché si convincessero che le nostre tesi non erano vuote farneticazioni. La senatrice Silvestro auspica una positiva collaborazione, una intelligente sinergia? Benissimo. Siamo concordi.

In un paio di cose invece non siamo del tutto convinti: la prima è che spesso una volontà di favorire soluzioni “innovative” cela invece una inaccettabile volontà di risparmiare sulla salute dei cittadini. Sostituire medici con infermieri (ferma restando la piena fiducia nella validità professionale di tutti quelli che lavorano in sanità) non può essere sempre una soluzione, e questo si può riverberare negativamente anche sugli stessi infermieri, chiamati a responsabilità che non sempre possono affrontare.

Un’altra cosa che non ci ha convinto è una definizione data sulla metodologia seguita dall’ordine di Bologna (“un’arma…che viene utilizzata con logiche brute per imporre la propria unilaterale e autoreferenziale visione delle modalità di rispondere ai bisogni dei cittadini…”). Una qualsiasi decisione presa da un arbitro, per quanto possa essere poco gradita, è semplicemente l’esercizio di prerogative date, e questo viene fatto secondo regole definite e conosciute da tutti.

Dipingere tutto questo come un abuso conduce ad una fuorviante maniera di affrontare il problema per non affrontare il problema.

E se una rappresentante del Senato, che fa parte del partito di maggioranza relativa del governo attualmente in carica, affronta il problema in modo inesatto…il problema rischia di non essere mai risolto.

Noi abbiamo chiesto maggiore trasparenza negli ordini, diverse rappresentatività, garanzie di partecipazione, nuove regole, ma non si può, per un particolare, mettere in discussione l’insieme.

Altrimenti il dubbio di Cavicchi prende forza. E noi speriamo che invece a prender forza, nuova e maggiore, sia solo il nostro sempre più malandato sistema sanitario nazionale.

Biagio Papotto
Segretario Generale Cisl Medici

21 marzo 2017

pubblicato il 22/03/2017

Per visualizzare il Convegno Nazionale 2017 dell'AMMI Onlus, cliccare sul link.

 

 

 

http://www.ammi-italia.it/evento/convegno-vestibol-oggi-2017-la-malattia-meniere/

pubblicato il 22/03/2017
pubblicato il 01/03/2017

Si comunica che sul BURERT - parte terza - n. 49 del 1° marzo 2017 è  pubblicato l’avviso per la formazione di graduatorie aziendali di medici da utilizzare per l’assistenza sanitaria – stagione estiva 2017 - nelle località turistiche individuate dalle Aziende USL.

 

Le domande vanno spedite o consegnate alle Aziende USL.

 

Il termine per la presentazione delle domande è il 21 marzo 2017.

Si allegano l’avviso ed il fac-simile di domanda.

pubblicato il 21/02/2017
pubblicato il 21/02/2017

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 41 del 15 febbraio 2017 è pubblicato l'avviso per la formazione di graduatorie per incarichi a tempo determinato nei settori della Medicina Generale convenzionata.

 

Termine di scadenza per la presentazione delle domande:  17 marzo 2017.

 

L’avviso sarà disponibile, a breve, nel sito “E-R Salute” al seguente link:

 

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/avvisi-e-moduli

pubblicato il 07/02/2017

                                                                                      

pubblicato il 20/01/2017

Il “BAIL IN” previdenziale

 

Egr. Direttore,

in questi giorni si parla molto della Sentenza della Corte Costituzionale a favore della Cassa dei Ragionieri, con la quale si sancisce, in maniera chiara e si spera definitiva, l’incostituzionalità della legge 135/2012, quella che obbligava gli Enti previdenziali privatizzati a versare allo Stato una percentuale dei loro risparmi sui costi di gestione, in ragione di una presunta appartenenza alle amministrazioni pubbliche.

Al di là di una più che giustificata soddisfazione per l’annullamento di pretese veramente “inventate” per raccattare due spiccioli, a fronte dei grossi buchi nel bilancio statale, e con motivazioni veramente pretestuose, suggerirei di andare oltre la notizia e di fare qualche considerazione un po’ più profonda.

Intanto non è vero che tale prelievo forzoso andava ad incidere sui trattamenti pensionistici, in quanto si trattava di ridurre le spese di gestione, rimanendo salva la quota parte di patrimonio destinata agli investimenti. Tant’è vero che, secondo la Suprema Corte, lo Stato poteva anche imporre agli Enti previdenziali privatizzati una riduzione delle loro spese, ma non poteva incamerarne i risparmi, in virtù della loro totale indipendenza, anche economica, dalle finanze statali. Ma, sotto sotto, un dimagrimento di queste spese non è stata una cattiva idea e senza questa forzatura non ci sarebbe mai stato.

E’ poi importante quanto si afferma sui compiti istituzionale e statutari degli Enti, che non possono essere intaccati nemmeno dall’avidità dello Stato. Questo ci deve fare riflettere sul fatto che, se questa è la stella polare, noi per primi dobbiamo porre molta attenzione nell’utilizzo delle nostre disponibilità economiche, senza quindi farci distrarre dalle sirene ammalianti che ci invitano a spese e investimenti avventurosi. E alle quali spesso cediamo…

L’elemento di massima riflessione è che la nostra autonomia decisionale trova una ulteriore e superiore conferma, ma di questa forza dobbiamo conoscere anche “il lato oscuro”, cioè il fatto che il cordone ombelicale con lo Stato si sta definitivamente recidendo, lasciandoci sempre più soli nella gestione di eventuali gravi difficoltà economiche. Siamo, quindi, nella situazione simile a quella del “bail in” bancario.

Mentre per l’INPS, e quindi per tutte le pensioni statali, vige il sistema del “bail out”, cioè  eventuali buchi di bilancio vengono coperti dalla fiscalità generale, nel nostro caso eventuali difficoltà di sostenibilità dovranno, proprio in virtù di questa autonomia, essere gestite all’interno del sistema, cioè da noi e solo da noi. Come? Aumenti dei contributi? Riduzione delle pensioni? Prelievi sulle pensioni più alte? E siamo proprio sicuri che i dati a nostra disposizione siano del tutto rassicuranti su quello che sta avvenendo e che avverrà? Quante analogie si possono riscontrare con le ottimistiche garanzie fornite dalle banche ai propri clienti? Il motto di oggi è ormai diventato: prima le banche dovevano chiedere garanzie ai clienti, da oggi saranno i clienti a dover chiedere garanzie alle banche. Non è forse il caso di avere nei confronti del nostro Ente previdenziale un atteggiamento che non sia certo pregiudiziale, ma nemmeno così distratto, superficiale e accomodante, anche quando avvengono fatti che meriterebbero la nostra massima attenzione?

Per inciso, non si può non rilevare la scarsa competenza in materia previdenziale di giudici di così elevato rango. Infatti nella sentenza si fa riferimento ad un sistema a capitalizzazione che è ben lungi dall’essere quello in funzione per gli Enti previdenziali privatizzati, che semmai si distinguono per essere in parte a contributivo, in parte a retributivo, ma pur sempre all’interno del meccanismo a ripartizione, la cui caratteristica peculiare è quella di basare la propria sostenibilità sull’equilibrio fra generazioni. Il rischio di tale ignoranza consiste nel dare sostegno  alla visione a corto raggio dei problemi previdenziali, trascurando l’importanza che tale equilibrio ha invece per la stabilità di un Ente previdenziale, come ad esempio il nostro.

 

Dottor Renato Mele

 

Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

 

pubblicato il 19/01/2017
pubblicato il 19/01/2017

 

Ivan Cavicchi

Docente all'Università Tor Vergata di Roma, esperto di politiche sanitarie

 

 

 

Pochi giorni fa sono stato in audizione in qualità di esperto alla Commissione Affari Sociali della Camera. Il tema da esaminare era il ddl Lorenzin sulla riforma degli Ordini. Visto che l’audizione era in streaming, in tempo reale sul web si è scatenata la polemica soprattutto da parte di alcuni capetti della nomenclatura dei collegi infermieristici. Vorrei ricapitolare le critiche che ho sostenuto alla proposta di legge:

– è ampiamente sotto-determinata cioè non si occupa dei problemi reali delle professioni e dei cittadini. Essa è stata pensata per rinsaldare e estendere un potere corporativo di vecchio stampo;
– si attiene ad un modello normativo di ordine e di collegio che ha esattamente 71 anni (ricostruzione degli ordini 1946) e che rispetto ai problemi delle professione e dei cittadini è regressivo e inadeguato;
– ignora l’immenso divario che esiste tra i problemi delle professione gli ordini e i collegi;
– non rimuove la contrapposizione tra professioni e i cittadini (contenzioso legale medicina difensiva eccesso di proceduralismo, ecc). Ricordo che la ratio su cui si basa da sempre la legislazione sugli ordini è quello della doppia tutela: i diritti dei cittadini sono garantiti dai doveri professionali. Oggi le professioni, spesso per ragioni finanziarie, per riduzioni degli organici, per limiti budgetari e altro, non sono in condizione di fare il loro dovere con la conseguenza che il malato può non essere più deontologicamente garantito.

Per dimostrare le mie tesi alla Commissione, ho illustrato i problemi noti alla letteratura e all’esperienza tanto degli ordini che dei collegi:

– essi mancano di credibilità cioè sono considerati dalle professioni come delle “camere di commercio” nelle quali prevalgono gli opportunismi personali del quadro dirigente. Le professioni in genere per sfiducia non vanno a votare per l’elezione dei loro organismi, spesso infatti capita che manchino i quorum minimi;
– sono istituzioni il cui operato non è mai stato oggetto di verifica perché sono garantiti da forme obbligatorie di finanziamento a carico delle professioni;
– sono istituzioni con profonde divisioni interne dove esistono addirittura più codici deontologici. L’intera deontologia da loro prodotta è ampiamente inadeguata.

Che risposte dà il disegno di legge? Due le soluzioni indicate:

– ridenominazione dei collegi in ordini. Si tratta di un’operazione di facciata perché dal punto di vista giuridico statutario e organizzativo ordini e collegi già sono identici e non cambia niente. Dal cambio della denominazione agli infermieri non deriverà nessun concreto vantaggio e nessun problema importante sarà risolto. Ma si darà loro l’illusione di essere uguali ai medici;
– ridefinizione giuridica degli ordini: non più enti ausiliari ma enti sussidiari dello Stato. La differenza tra funzione ausiliaria e funzione sussidiaria non è marginale: in un caso gli ordini non svolgono una funziona amministrativa attiva ma solo una funzione di iniziativa e di controllo, nell’altro invece in base al principio di sussidiarietà gli ordini possono svolgere compiti amministrativi in luogo e per conto dello Stato.

La proposta di legge, dunque, anziché preoccuparsi di risolvere i problemi dei cittadini e delle professioni, definendo una deontologia all’altezza dei tempi, punta a cambiare semplicemente la propria mission ma solo per allargare il proprio potere istituzionale. Se gli ordini e i collegi diventassero ente sussidiari dello Stato si dovrebbero trasferire molte funzioni oggi in capo al Ministero della Salute e alle Università. Quindi la proposta è di fatto una sorta di ministerializzazione dell’ordinistica in aperta competizione con altre istituzioni pubbliche, università compresa.

Queste proposte andrebbero semplicemente respinte perché non risolvono nessuno dei problemi gravi delle professioni. Alla commissione ho spiegato cosa farei io:

– riformerei l’idea di “corporazione” nata quasi un secolo fa per ricontestualizzarla nella società attuale;
– non cambierei né i compiti né la mission perché le professioni oggi sono indebolite ed hanno bisogno di essere difese ma riformerei radicalmente la deontologia come ha fatto il collegio Ipasvi di Pisa (vi suggerisco di leggervi la sua straordinaria proposta di codice deontologico);
– sottoporrei il sistema ordinistico ad un più serrato controllo sociale da parte dei cittadini e delle professioni modificando il sistema di finanziamento;
– istituirei un professional board a livello nazionale diretto dal ministro della Salute come il luogo nel quale tutte le professioni possano confrontarsi e suggerire al governo politiche adeguate;
– vincolerei l’intera ordinistica a tre condizionali: incompatibilità, trasparenza autonomia.

Sapete chi ha scritto materialmente il testo del disegno di legge? Due senatori del Pd, uno ex presidente della Fnomceo (onorevole Bianco), l’altro ex presidente dell’Ipasvi (onorevole Silvestro) che per decenni hanno governato l’ordinistica delle due più grandi professioni (medici e infermieri) riducendola a come è oggi ridotta e che nonostante le regole sull’incompatibilità ancora oggi continuano a tirare i fili del sistema.

@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

Quotidiano Sanità 12 gennaio 2017

Riforma degli Ordini. Quella in discussione è una proposta molto al di sotto dei problemi reali

Ieri pomeriggio sono stato in audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera. Il tema era il ddl Lorenzin sulla riforma degli Ordini. Ecco cosa ho detto

 

12 GEN - Premessa
Per un analista il primo problema da risolvere quando si trova a valutare un qualsiasi disegno di legge è la congruità tra i presupposti in genere dichiarati nella relazione di accompagnamento  oltreché  nell’articolato di legge, dai quali sono dedotte le soluzioni espresse nel disegno di legge.
 
I principali presupposti che ispirano il disegno di legge sono:
· maggiore funzionalità del ssn
· accrescere l’adeguatezza del  ssn alle necessità degli utenti
· colmare lacune
· affrontare criticità ecc
 
Ebbene fatto salvo i presupposti, dall’analisi del testo risulta che la proposta di riordino degli ordini è ampiamente sotto-determinata cioè molto al disotto dei problemi reali delle professioni e dei cittadini che si dovrebbero affrontare. 
Una proposta pensata indipendentemente dai problemi delle professioni
Siamo di fronte ad una proposta di legge pensata non per risolvere i problemi delle professioni e dei cittadini ma per rinsaldare e estendere un potere corporativo di vecchio stampo.

 
Il modello e persino l’articolato (struttura degli articoli) seguito dal disegno di legge è quello:
· inizialmente inaugurato con la legge 445 del 1910 (legge Giolitti) che trasforma gli ordini intesi come associazioni private in istituzioni pubbliche,
· quindi arricchito e messo a regime  con la legge sulla  ricostruzione degli ordini del 1946
 
La cosa imbarazzante è che in questo modo la proposta di legge reitera un modello di ordine e di collegio che sia nel caso dei medici che in quello degli infermieri  ha esattamente 71 anni .Rammento che la legge del 46 di ricostruzione degli ordini vale anche per i collegi. E’ inutile dire che il modello in questione è rispetto ai problemi delle professione e dei cittadini quanto di più regressivo e inadeguato si possa immaginare.
 
Il principio della doppia tutela
Prima di accennare ai problemi dai quali ricavare una riforma dell’ordinistica vorrei ricordare che il razionale su cui si basa da sempre la legislazione sugli ordini si basa su un criterio di doppia tutela:
· cioè si garantiscono i diritti dei cittadini
· garantendo i doveri professionali
 
Cioè il dovere professionale fino ad ora è stato sempre la prima garanzia per i malati. Ebbene questo razionale oggi non è più rispettato oggi le professioni spesso per ragioni finanziarie e altro non sono in condizione di fare il loro dovere ne deriva che in questi casi il malato non è più deontologicamente garantito. Basterebbe solo questo a suggerire un ben altro provvedimento legislativo.
 
Ma quali i problemi tanto degli ordini che dei collegi?
 
I principali sono i seguenti:
· ordini e collegi rispetto alla stragrande maggioranza dei professionisti  sono senza credibilità vissuti semplicemente come delle “camere di commercio”
· professioni che  per sfiducia non vanno a votare per l’elezione degli organismi spesso mancano i quorum minimi
· ordini e collegi  che non sanno far fronte ai grandi problemi delle professioni come quelli  dalla perdita di ruolo e di identità e di autonomia
· ordini e collegi del tutto autoriferiti agli interessi dei loro gruppi dirigenti
· spaccature tra ordini e ordini collegi e collegi  e applicazioni di diversi codici deontologici
· deontologia ampiamente regressiva
 
Nei confronti di questi problemi il disegno di legge è totalmente sotto determinato.
 
Ridenominazione dei collegi in ordini
Si tratta di una operazione del tutto nominalistica perché dal punto di vista giuridico statutario e organizzativo già sono identici e non cambia niente e francamente non mi interessa confutarla. Dal cambio della denominazione ai professionisti non deriverà nessun concreto vantaggio e nessun problema importante sarà risolto. Quindi è una operazione priva di esiti pratici ma che sarà certamente oggetto di una propaganda ingannevole che nell’ottica di chi teorizza il “riscatto” degli infermieri rispetto ai medici verrà spacciata come una “sostanziale” equiparazione professionale tra medici e infermieri.
 
La ridefinizione giuridica degli ordini
Nella relazione che accompagna il disegno di legge si dice che la proposta di legge non propone nuovi enti pubblici in realtà questo non è vero perché il disegno di legge propone una modifica della natura giuridica degli ordini e dei collegi quindi in un certo senso una nuova idea di ente.
 
La proposta di legge infatti propone di definire gli ordini non più quali enti ausiliari  ma  quali enti sussidiari dello Stato.
 
La differenza trafunzione ausiliaria e funzione sussidiaria non è marginale:
· in un caso gli ordini non svolgono una funziona amministrativa attiva  ma solo una funzione di iniziativa e di controllo
· nell’altro invece in base al principio di sussidiarietà gli ordini possono svolgere compiti amministrativi  in luogo e per conto dello Stato
Quindi passare da ente ausiliario ad ente sussidiario significa un cambiamento di compiti e di mission. Accanto alle funzioni tradizionali (governo deontologico, governo dell’albo, tutela della professione ecc) come ente sussidiario la proposta di legge di fatto trasferirebbe molte funzioni oggi in capo al ministero della salute e in capo alle università  all’ordinistica (formazione, ecm. certificazioni, supervisione, crediti, consulenza, partecipazioni varie  ecc).
Personalmente avrei delle perplessità a trasferire altre funzioni dal ministero della salute agli ordini come avrei delle perplessità a ministerializzare gli ordini anziché ripensarli e modernizzarli in quanto tali.
 
Ma l’obiezione politica di fondo che avanzo è che ridefinire la natura giuridica degli ordini non risolve nessuno dei problemi gravi delle professioni ma soddisfa esclusivamente gli obiettivi di potere di certi gruppi dirigenti.
 
Se ci rammentiamo la distinzione che introduce il diritto amministrativo tra “corporazioni” e “istituzioni” cioè tra:
· persone giuridiche in cui prevale l’elemento personale (ordini)
· persone giuridiche in cui prevale l’elemento patrimoniale (ente previdenziale)
 
Si ha chiaro il grosso limite politico del disegno di legge: esso invece di preoccuparsi di riformare l’idea di “corporazione” per ricontestualizzarla in un mondo molto diverso da quello rispetto al quale essa un secolo fa è nata punta come istituzione pubblica semplicemente ad accrescere il proprio potere nel tentativo di estendere per via amministrativa i suoi ambiti di intervento oltre le vere necessità delle professioni.
 
Tutto questo sfiora il ridicolo quando nella relazione di accompagnamento si legge che agli ordini quali enti sussidiari non si applicano le norme per il contenimento della spesa pubblica. Mi permetto di far notare che questa esenzione dai tagli lineari vorrei che fosse rivendicata da un ordine o da un collegio prima di tutto per i servizi sanitari.
 
Tre questioni finali:
· incompatibilità: in ragione del principio di incompatibilità i senatori si sono dimessi da presidenti ma continuano a fare sia i senatori che i presidenti, basta con i burattinai, l’orrore del 566 è figlio del consociativismo
· trasparenza: girano troppi soldi e il loro impiego e la loro destinazione spesso è opaca e orientata a mantenere clientele interne
· autonomia: gli ordini e i collegi sono emanazione dei sindacati ,basta con il pansindacalismo  il principale scopo dell’ordinistica è quello di governare le professione con la deontologia .Nessuna etica deontologica è credibile se inficiata da forme di consociativismo con la politica ,se gli ordini sono usati per scopi di consenso politico,se gli ordini sono condizionati  da interessi clientelari.
 
Una proposta
Propongo di abolire il “contributo obbligatorio” e sostituirlo con un “contributo volontario”. E’ mia convinzione che fino a quando ordini e collegi avranno finanziamenti garantiti non solo non avranno alcun interesse a fare il loro di dovere istituzionale ma saranno continuamente oggetto di comportamenti opportunisti da parte dei loro  gruppi dirigenti.
 
Ivan Cavicchi
 

pubblicato il 18/01/2017

Biavati (Snami): “Le Case della Salute non hanno nulla a che vedere con l’Emergenza urgenza. Regione apra confronti seri”

 

17 GEN - Sarebbe bene portare evidenze scientifiche a sostegno di nuovi modelli organizzativi, che ad oggi non hanno recepito praticamente nessuna delle proposte provenienti dai professionisti della medicina del territorio: MMG, PLS, Specialisti Ambulatoriali. Questo sindacato già nel 2015 aveva presentato un documento, allegato, che prevedeva di poter inserire ambulatori di primo accesso gestiti da medici dell’emergenza territoriale, integrati nel sistema di cure extra ospedaliere.
 
Di tutto questo oggi non vi è traccia nelle linee guida sulle case della salute. Il modello Case della Salute, oggi, non può essere minimamente pensato come un’alternativa al Pronto Soccorso. Nella Casa della Salute la notte non è prevista attività alcuna se non la presenza dell’attuale “Guardia Medica”, che come noto a Bologna non ha potuto aprire gli ambulatori per tutte le ore proposte dai medici, fino a 18.000, proprio perché’ l’AUSL di Bologna si è sottratta alla firma dell’accordo a costo 0.

 

 
Quali sono nelle tante case della salute attive in regione, le capacità diagnostico strumentali che oggi i cittadini richiedono in acuto? Se vogliamo confrontare realmente i dati è necessario vedere quanti sono i pazienti usciti dai pronti soccorso con la sola visita medica, senza esami del sangue e senza radiogrammi o altra diagnostica e consulenze Manca il personale nella rete ospedaliera, chi pensa che nel territorio questo sia presente?
 
Questo sindacato rimarca con forza quanto espresso nella lettera aperta intersindacale rivolta all’AUSL di Bologna, e sottolinea come di quanto sostenuto dai confederali, oggi, sia estremamente impreciso e crei forzature concettuali Non si confondano ed illudano i cittadini, mescolando la gestione delle patologie croniche con quelle acute e con le riacutizzazioni. Il messaggio mediatico relativo all’iperafflusso “influenzale” fa erroneamente credere a molti che i pronti soccorso visitino banali influenzino.
 
Non è cosi. Oggi la popolazione anziana con molte patologie croniche, anche per un’influenza si trova afflitta da problemi di salute che non possono trovare altra risposta se non in sede ospedaliera. O qualcuno pensa che per perorare le “Case della Salute” i pazienti acuti vadano gestiti nei week end in una struttura senza laboratorio analisi, senza radiologia, senza consulenti?
 
Si aprano i confronti seri sui modelli, si ascoltino anche medici e infermieri, e si potenzino gli organici dei sistemi di emergenza e accettazione che non sono stati proporzionalmente adeguati all’aumento dell’età media della popolazione e all’incremento di consumo “obbligato” di diagnostica previsto dalle “linee guida”.
 
A conti fatti, sulla gestione dell’emergenza urgenza non sarebbe più serio dire che gli organici ospedalieri vanno attualizzati alle nuove esigenze demografiche e alle nuove esigenze di salute?
 
Francesco Biavati
Snami Bologna

Quotidiano Sanità del 18.01.2017

17 gennaio 2017
© Riproduzione riservata

 


pubblicato il 13/01/2017
pubblicato il 11/01/2017

SNAMI , CIMO, FIMMG E FIALS COMPARTO SCRIVONO UNA LETTERA APERTA ALL'AUSL DI BOLOGNA

 

 

Bologna 9 gennaio 2017

 

 

 

LETTERA APERTA ALL’ AUSL DI BOLOGNA

 

Le scriventi Organizzazioni Sindacali sono rimaste stupite dalle affermazioni della AUSL di Bologna, apparse pochi giorni fa su Repubblica e Resto del Carlino relativamente le problematiche dei Pronto Soccorso.

 

Ci si chiede come si faccia e si possa sostenere - e per di più con una certa sorpresa – come non risultino ancora chiari i problemi! Appare del tutto lapalissiano che quel modello a cert’uni tanto caro, oramai non risulta più attuale né funzionale alla odierna gestione dei sistemi di emergenza.


Speriamo, con questa lettera pubblica, di poter fornire qualche spunto di riflessione, qualche elemento che possa aiutare a capire quali sono le priorità, visto che parrebbero nebulose e difficilmente discutibili nelle sedi istituzionali per via di un confronto talvolta impossibile e ancor più spesso inutile


Qualche spunto:

 

  • L’Azienda non si pone di certo nelle condizioni di rispondere adeguatamente ai bisogni ed esigenze dell’ Assistenza Territoriale allorquando rifiuta l’accordo sperimentale proposto dalle organizzazioni sindacali della Medicina Generale che prevedeva l’apertura fino a 18.000 ore di ambulatori accessibili ai cittadini tutte le sere dell’anno e tutti i giorni prefestivi e festivi dalle 10 alle 18, senza un euro di spese aggiuntive per le casse dell’ AUSL, fornendo un valido punto alternativo al PS per gli accessi che li oggi inappropriatamente afferiscono. Questo modello, osteggiato dall’ azienda USL di Bologna, già a Imola viene utilizzato in questi giorni proprio per far fronte al super afflusso di pazienti!!!!
  • Nei pochi ambulatori di Continuità Assistenziale esistenti che manifestano in alcuni casi inadeguatezza e fatiscenza strutturale, come recentemente riportato proprio sui quotidiani, non si registra la dovuta ancorché minima attenzione e volontà di porre in essere interventi adeguati. Valga per tutti l’esempio del Roncati dove – e bisogna darne atto - l’AUSL ha pensato di “migliorare l’illuminazione esterna”, così da garantire ai cittadini malati che quantomeno possano vedersi meglio in volto mentre attendono, magari sotto l’acqua, una visita, per mancanza di sala d’ attesa.
  • La rimozione del medico presente al Pronto Soccorso Aeroportuale del Marconi, - anche questa voluta dai Premiati Dirigenti AUSL, in violazione delle linee guida ENAC – che al di là dei disagi e di disservizi in loco, produce giocoforza un ulteriore canale di afflusso di pazienti con impiego di ambulanze, costrette a portare passeggeri e viaggiatori in pronto soccorso all’ Ospedale Maggiore per eseguire prestazioni mediche che avrebbero potuto trovar risposta in loco.
  • L’ espansione volumetrica del cemento armato delle strutture a fronte di una drammatica riduzione dei posti letto, che costringe il personale del pronto soccorso a non trovare punti di ricovero e deflusso dai pazienti che necessitano di ricovero e/o osservazione.
  • L’ insufficienza degli organici Medici 118, con solo due automediche presenti su Bologna e comuni della prima cintura, dedicabili solo alle emergenze assolute, con impossibilità di filtro, valutazione territoriale e anticipazione di trattamento rispetto all’ingresso ospedaliero di tutti i pazienti di media severità.
  • Insufficienza degli Organici dei Pronto Soccorso, con ritmi di lavoro che determinano la fuga di tantissimi professionisti, costretti a turni massacranti all’interno di un’organizzazione insopportabile, che ha costretto diversi medici del PS del Maggiore a portare in tribunale l’AUSL di Bologna che rifiutava di pagare centinaia di ore di straordinari, problema questo più volte segnalato dalle OO.SS. nelle sedi trattanti e sempre negata ed irrisolta dalla AUSL.
  • Continuo mancato pagamento di centinaia di ore eccedenti al personale infermieristico del pronto soccorso, che non viene mai messo in condizioni nemmeno di recuperare tutto questo surplus orario oggi “regalato” all’ azienda.
  • Guardie Inter divisionali degli ospedali di Bologna, fatte fare a medici senza contratto di lavoro strutturato, con un rapporto che di “libero professionale” non ha proprio nulla, in cui vengono addossati tutti gli oneri e nessun onore, “schiavizzati” per 20 euro orari lordi o poco più.
  • L’organizzazione dei Pronto Soccorsi periferici con Medici e Infermieri costretti ad assolvere contempo-raneamente le funzioni di personale di pronto soccorso e di 118, essendo obbligati ad abbandonare i pazienti presi in carico ogni qualvolta la radio 118 li chiama e comanda per interventi di soccorso in territorio.
  • il continuo mancato rispetto delle normali vie di reclutamento del personale medico nell’ambito del servizio di emergenza territoriale, raggiungendo addirittura l’acquisizione di medici tramite associazioni pur di non garantire normali diritti, normali contributi previdenziali e normali tutele ai professionisti che lavorano per la sanità pubblica.
  • La mancanza della costante presenza 24h del Medico di Centrale 118 per il governo clinico dei flussi provenienti dal territorio
  • La mancanza di un medico di sistema che con gli infermieri gestisca la fase di accettazione, di fast track, di anticipazione clinica e intercettazione dei pazienti a maggior rischio. Si assiste solo ad un continuo tentativo di “procedurazione infermieristica” già in fase di accettazione, scaricando sugli infermieri di accettazione tutti gli oneri e le responsabilità nel tentativo di “tamponare” gli effetti di uno squilibrio tra risorse e richieste.

 

 

L’ AUSL ha evidentemente pensato che fosse meglio lavorare senza piuttosto che con i Medici che chiedevano e suggerivano modalità per erogare servizi e cure più rispondenti ai bisogni clinici della popolazione.

 

L’ AUSL ha probabilmente ritenuto prioritario IMPIEGARE ENERGIE E TEMPO DEI PROPRI DIRIGENTI per progettare e attuare campagne vissute come persecutorie ed intimidatorie meglio note come “confessionali” verso i Medici di Medicina Generale additati come i demoni della prescrizione inappropriata, fino a giungere all’interessamento del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

 


Vien da pensare:

 

  • quale potrebbe mai essere il motivo per il quale si osteggiano tanto le proposte mediche?
  • come mai ai medici di guardia medica che chiedono di poter lavorare meglio viene negato il contatto diretto e fattivo con i cittadini, mediante ambulatori aperti e diretto rapporto medico paziente?
  • che non temano forse il fatto che mettendo medici e pazienti a contatto, il grande progetto di demedicalizzazione da qualcuno voluto potrebbe saltare?

 

Ai posteri l’ardua sentenza, nella consapevolezza che sarebbe bene non contare sul fatto che Medici, Infermieri e Cittadini possano continuare ad essere gli uni pazientemente asserviti a qualunque condizione e gli altri pazientemente oggetto di inadeguatezze strutturali e organizzative rispetto alle domande ed ai bisogni di salute di cui sono a buon diritto portatori.

 

 

 

 

Alfredo Sepe, Daniela Gallamini  FIALS Comparto Bologna

 

Fabio M. Vespa FIMMG Bologna

 

Salvatore Lumia Cimo Bologna

 

Francesco Biavati SNAMI Bologna

 

pubblicato il 27/12/2016

Non si chieda il nostro consenso a modelli organizzativi dove le professioni sanitarie, oltre al loro specifico ruolo, corrono all’arrembaggio delle posizioni organizzative di struttura relegando il medico ad un professionista “a chiamata”, “a firma da mettere” o “problema da risolvere” come già in alcune aree di questa regione sta avvenendo. Questi modelli non ci vanno bene, non servono ai cittadini, non sono modelli di cura che riteniamo validi e migliorativi

27 DIC - Gentile Direttore,
i medici non hanno paura degli infermieri. Insinuare questo “dubbio speculativo” forse è funzionale a qualcuno e verrebbe proprio da chiedersi quale sia il motivo. Quello che invece fa infuriare i medici, è l’assenza di rispetto del ruolo, degli ambiti di pertinenza professionale, dell’autonomia professionale e dello spirito di abnegazione che ha caratterizzato decenni di studi e sacrifici.
 
Per questo sindacato è necessario che la creazione dei modelli passi attraverso un’attenta condivisione di percorsi e strategie che non tralascino aspetti sostanziali: le regole debbono valere per tutti, o si riformano percorsi formativi e contrattuali su scala nazionale, oppure oggi si rispettano quelle che ci sono.
 
Come sindacato, ci limitiamo a portare alla luce qualche esempio di tematica puramente sindacale-lavorativa, consapevoli che non sono di minor conto risultano essere le tematiche deontologiche e culturali. Offuscare i limiti e i perimetri delle varie professioni crea disastri, tradisce le aspettative dei giovani e risulta funzionale solo a pochi.

 
I disastri li crea in primis ai tanti professionisti medici a cui oggi la normativa impone lunghi percorsi per raggiungere anche solo l’obiettivo di vedersi accettata una domanda ad un concorso o ad una graduatoria di “organizzazione dei servizi sanitaria di base”.
 
Un esempio, non esaustivo, che può valere per tutti: oggi, quasi 2017, per occuparsi di organizzazione dei servizi sanitaria di base un medico deve studiare 4 o 5 anni dopo la laurea, ammesso che ci siano i posti in specializzazione e che non servano altri master o corsi. 10 o 11 anni solo per accedere ad un concorso, non per avere un posto di direzione.
 
A chi pare normale che un professionista con laurea triennale ed un master, possa tranquillamente dirigere una struttura come la Casa della Salute? I medici che hanno scelto gli stessi percorsi sono forse dei poveri deficienti? Sarebbe opportuno “sperimentare” quanti di questi professionisti che aspirano alla “direzione” sarebbero pronti ad affrontare 6 anni di laurea ad accesso programmato, 4 o 5 anni di specializzazione “ad accesso limitato” e ad assolvere analoghi obblighi formativi previsti per il medico, prima di aspirare alle medesime funzioni e responsabilità.
 
Le Case della Salute sono solamente l’ultimo esempio di un documento che non ha recepito le osservazioni dei medici.
Sul lato professionale, fino a che non vengono decise nuove regole per la formazione post laurea e non viene riformato in modo condiviso tutto il sistema formativo medico, non ci sarà mai consenso su modelli che consentono di calpestare gli sforzi di tanti validi professionisti.
Non si chieda il nostro consenso ad un sistema che rischia di creare confusione e di equiparare il medico ad altri professionisti nell’amministrazione e gestione dei servizi sanitari così come in ogni altro ambito della sanità. I sistemi funzionano e lo fanno bene, quando ognuno fa il proprio in maniera coordinata ed embricata.
 
Non si chieda il nostro consenso a modelli organizzativi dove le professioni sanitarie, oltre al loro specifico ruolo, corrono all’arrembaggio delle posizioni organizzative di struttura relegando il medico ad un professionista “a chiamata”, “a firma da mettere” o “problema da risolvere” come già in alcune aree di questa regione sta avvenendo. Questi modelli non ci vanno bene, non servono ai cittadini, non sono modelli di cura che riteniamo validi e migliorativi.
 
Nessuno è contrario all’innovare, a sperimentale, ma dalla nascita del metodo scientifico, prima di modificare modelli di cui oggi conosciamo bene i risultati, dobbiamo esser certi che questi altri siano migliori dei precedenti.
 
Sappiamo che oggi, con tutti i limiti che abbiamo, abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, orrendamente “medico centrico” come dicono spesso cert’uni. Un modello che però spende pochissimo in rapporto ai risultati di salute che ottiene.
 
Chi ha interesse a cambiarlo in maniera così unilaterale e non condivisa?
 
Elisabetta Simoncini
Presidente Regionale SNAMI Emilia Romagna

27 dicembre 2016

pubblicato il 21/12/2016

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 380 del 21 dicembre 2016 sono pubblicate le graduatorie di settore della medicina generale e la graduatoria regionale per pediatri di libera scelta valevoli per il 2017.

 

Le graduatorie saranno disponibili, a partire dai prossimi giorni, nel sito “E-R Salute” al seguente link:

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

pubblicato il 21/12/2016

Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici

Chirurghi e degli Odontoiatri

Comunicato Stampa

 

 

ECM: la Commissione concede “proroga”

 

 

Ci sarà tempo per tutto il 2017 per mettersi in pari con i crediti Ecm relativi al triennio 2014 – 2016, potendo acquisire sino al 50% del punteggio complessivo (150 crediti al netto di esoneri ed esenzioni).

A stabilirlo, la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, che ha deliberato in tal senso nella riunione del 13 dicembre scorso.

Sempre in quell’occasione, la Commissione ha fissato i nuovi criteri per l’assegnazione dei crediti agli eventi da parte dei provider.

Anche per il triennio 2017-2019 saranno 150 i crediti da maturare, fatti salvi esoneri, esenzioni, ed eventuali altre riduzioni (v. delibera del 4 novembre). Meccanismo premiante per i professionisti che, nel precedente triennio, si siano dimostrati “virtuosi”: la Commissione ha infatti previsto una riduzione di 15 crediti per  i sanitari che abbiano soddisfatto il proprio dossier  formativo individuale,  alla quale si sommano uno “sconto” di 30 crediti per coloro che abbiano acquisito tra 121 e 150 crediti o di 15 crediti se il “punteggio si assesta tra 80 e 120.

Partiranno a gennaio i nuovi corsi Fad della Fnomceo, offerti gratuitamente a tutti i medici e gli odontoiatri tramite la piattaforma Fadinmed. A inaugurare la serie, un corso sulle Vaccinazioni

 

 

 

    

pubblicato il 15/12/2016

ECM scadenza triennio formativo (2014/2016)

 

Nell’ambito dei compiti istituzionali demandati agli Ordini professionali in tema di adempimenti connessi alla Formazione Continua, si ritiene utile segnalare che il 31 dicembre 2016 si concluderà il triennio formativo 2014-2016, nel corso del quale i Medici e gli Odontoiatri sono tenuti all’acquisizione di 150 crediti ECM complessivi - fatti salvi i casi di esonero e/o riduzioni individuali - così come previsto e disciplinato in via regolamentare dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua.

 

Si segnala altresì che gli iscritti possono verificare la propria posizione formativa accedendo al Portale del Co.Ge.A.P.S. (http://wp.cogeaps.it) e registrandosi nell’area riservata personale dell’Anagrafe dei Crediti ECM, onde poter provvedere alle eventuali attività integrative, tese al completamento dei propri adempimenti formativi.

pubblicato il 18/10/2016

Enpam, Cisl Medici-Fp Cgil Medici-Uil Fpl Medici-Simet: A tutela dei medici è necessaria una temporanea gestione commissariale

medici25

“Le recenti dichiarazioni di alcuni colleghi e la denuncia del Dott. Giacomo Milillo – Presidente Enpam Sicura e Consigliere Amministrazione dell’Enpam – esposte a mezzo stampa, impongono una presa di posizione da parte nostra il più possibile chiara”. Così una nota di Cisl Medici, Fp Cgil Medici, Uil Fpl Medici e Simet. “Come sindacati medici” affermano “ribadiamo la più completa fiducia nell’operato di tutti gli organi preposti ad intervenire, ad analizzare la vicenda, trarre le dovute conclusioni e pronunciare le relative sentenze, siano esse della magistratura e/o organizzative. Ma una cosa ci appare adesso più che mai necessaria: in questo fitto e sempre più pesante scambio di accuse reciproche, chiunque sia la vittima più o meno immacolata, l’ENPAM non appare in grado di continuare il proprio percorso in modo sereno e proficuo, con questa struttura, poiché si metterebbero a rischio l’immagine della stessa Enpam oltre che le pensioni dei medici. A questo punto la presumibile lunghezza temporale delle decisioni fa apparire quasi in secondo piano l’esito delle stesse, giacché subentra, tra i nostri iscritti e medici tutti, il palpabile timore che sia l’ENPAM stesso a vacillare claudicante nella propria necessaria ed insostituibile azione. Appare quindi come rimedio l’ineludibilità di una gestione che consenta alla macchina organizzativa un corretto e trasparente funzionamento “al di fuori” dei consueti schemi di gestione, senza – SIA CHIARO – che questo possa rappresentare un sommario giudizio o, peggio, una preventiva condanna per coloro i quali a vario titolo sono impegnati nella gestione attuale. Anzi: ci cembra che proprio per consentire a ciascuno di veder riconosciuta la bontà e correttezza del proprio operato la soluzione di affidamento all’esterno della conduzione dell’ENPAM sia la miglior via per garantire una maggiore serenità collettiva. Ecco perché – si creda: con estremo dispiacere – ci pronunciamo a favore della richiesta di una gestione commissariale, per il tempo strettamente necessario all’azione di indagine interna, e per non aggiungere ulteriori pesanti pastoie al funzionamento dell’ente. Terzietà diventa quindi la parola chiave per rispondere con immediatezza ed efficacia alla normale amministrazione dell’ENPAM, a tutela del patrimonio di tutti i medici. I ministeri vigilanti e tutti coloro i quali sono preposti allo scopo individuino con rapidità una figura cui affidare la gestione dell’ente. Sarà comunque un bene per tutti. Ne siamo convinti”

pubblicato il 18/10/2016

Si comunica che sul BUR - parte terza - n. 310 del 17 ottobre 2016 sono  pubblicati gli avvisi relativi agli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria, pediatri di libera scelta e gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e di emergenza sanitaria territoriale  - 2° semestre 2016.  

 

Nel medesimo numero sono pubblicate anche le graduatorie regionali provvisorie di settore della Medicina Generale e la graduatoria regionale provvisoria della Pediatria di Libera Scelta, per l’anno 2017.

 

Le domande per le zone carenti di Pediatri di Libera Scelta vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Bologna - Dipartimento Cure Primarie - Settore Convenzioni Nazionali – Via S. Isaia, 94/A – 40123 Bologna.  

Le domande per le zone carenti di Assistenza primaria, gli incarichi vacanti di Continuità Assistenziale e gli incarichi vacanti di Emergenza Sanitaria Territoriale vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Imola - Dipartimento di Cure Primarie - Viale Amendola n. 2 - 40026 Imola. 

Tali Aziende gestiranno le procedure di assegnazione degli incarichi anche per conto delle altre Aziende USL.

Si evidenzia che l’avviso di pubblicazione di cui agli “Allegato 1” contiene già la data di convocazione per l’assegnazione degli ambiti carenti.

Per gli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria i medici sono già convocati per la giornata del 9 febbraio 2017.

 

Per gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e gli incarichi vacanti di emergenza sanitaria territoriale i medici sono già convocati per la giornata del 10 febbraio 2017.

 

Per gli ambiti territoriali carenti di pediatria di libera scelta i PLS sono già convocati per la giornata del 2 febbraio 2017.

 

Nel modulo di domanda viene altresì chiesto ai medici ed ai pediatri di dichiarare di essere a conoscenza che la procedura di assegnazione avverrà nella giornata indicata.

La presente comunicazione della data ed orari di convocazione sostituisce a tutti gli effetti la convocazione tramite raccomandata A/R.

Il termine per la presentazione delle domande è il 16 novembre 2016

pubblicato il 11/10/2016

Quotidiano Sanità

10 Ottobre 2016- Lettera al Direttore

 

 Enpam Sicura. Leggendo l’esposto di Milillo

 

10 OTT - Gentile Direttore,
mi permetto di inviare una breve valutazione delle affermazioni contenute nell’esposto del dott. Giacomo Milillo, ex Segretario Generale Fimmg, inviato ai Ministeri vigilanti, Corte dei Conti e Procura della Repubblica, da lei recentemente pubblicato e nella mia qualità di ex consigliere del CdA credo si possano fare alcuni rilievi di interesse generale.
 
Ritengo che i fatti decritti da Milillo siano molto gravi. E’ evidente che le responsabilità relative ad Enpam Sicura paiano da attribuirsi a due contrapposti blocchi di Consiglieri  del C.d.A Enpam.
 
Prescindendo dalle accuse che Milillo muove ad Oliveti, dalla sua narrazione dei fatti pare emergere un CdA Enpam apparentemente travalicato dalle decisioni del suo Presidente.
 
Milillo sostiene che le sue dimissioni sono dovute alla lotta alla illegalità “che chi scrive ha intrapreso all’interno dell’Enpam”; implicitamente vuol dirci che gli altri componenti  del CdA siano per la non legalità. Nulla di nuovo, già il C.d.A. Enpam presieduto dagli attuali vertici, espulse un consigliere reo di aver denunciato una truffa.

 
- Pag. 2: gravissima l’affermazione di Milillo della “… evidente sinergia trasversale  che si è creata fra Generali s.p.a. ed alcuni esponenti Fimmg  presenti nel c.d.a. Enpam”, ancora “…Un C.d.A. chiamato  solo a ratificare  decisioni  già prese (n.d.r. da chi?) e non già a svolgere il ruolo deliberante
 
- Pag. 3: Il consiglio tutto, ed Oliveti in particolare, ha deliberato, finanziandolo con -1.500.000, il progetto Enpam sicura s.r.l.  -
 
- Pag. 6: Quale il ruolo del dott. Pallini amministratore di una società  dichiarata fallita dal tribunale?
Il sottoscritto. che si è opposto all’illegittima posizione di privilegio delle Generali s.p.a, è stato costretto alle dimissioni….. essendo destinatario di una gogna politica e di azioni giudiziarie”
 
-Pag. 8“ le assonanze o interessenze fra sindacati e compagnia assicurativa si mostrano assai radicate ed intense
 
-Pag. 8 “nel luglio 2015 dott.Pallini aveva esercitato compulsive “pressioni” e dato “avvertimenti” al sottoscritto…... affinché  fosse arrestato un iter che che avrebbe potuto addivenire alla cessazione delle polizze….e di ogni incasso per l’agenzia e le Generali spa
 
- Pag.10 il rapporto Oliveti Santini
 
- Pag. 14”..avrebbe portato all’assurda conseguenza del portarsi per tutto il 2016 del rapporto con Generali che ha consentito alla Compagnia di incassare il premio di 20 milioni di euro con conseguente perdita per la Fondazione di circa 7  milioni”
 
- Pag. 18 perché “… atti ispettivi,  investigativi, lesivi della dignità personale e professionale” nei confronti del personale di Enpam sicura?
 
-Pag. 19 “… il presidente Oliveti ha esautorato il CdA delle proprie attribuzioni, svolgendone alcune in eccesso di delega e privo dei relativi poteri”
 
-Pag. 20. Vicenda avv. Ricci: possibile che gli sia stato dato mandato quando “….ancora le ispezioni non avevano ancora dato riscontro concreto ”?
 
-Pag. 21 “…. il sottoscritto ha richiesto che tutti gli atti fossero portati a conoscenza dei Consiglieri, ricevendo netto rifiuto adducendo a giustificazione il fatto che i verbali delle investigazioni difensive siano coperti da segreto istruttorio (!!!) ciò ovviamente è un falso giuridico”. Precedente, nel 2011 nella vicenda della truffa dei CDO il v.presidente Malagnino addusse le stesse paradossali motivazioni, accettate però dallo stesso Milillo che anche allora sedeva nel Consiglio di amm.ne Enpam
 
- Pag. 24 “falsa è l’affermazione costantemente ribadita dal presidente Oliveti”. E’ ammissibile che un presidente smentisca al c.d.a. che presiede? ancora “ ….violando tale mandato il presidente
 
-Pagg. 25 e 26: il ruolo del Collegio sindacale della Fondazione. Gravissime le affermazioni “ ….in qualche occasione  mi sono suonati come “avvertimenti”“ ;”…il presidente del Collegio dott. Di Benedetto (rappresentante del Ministero del Lavoro) ha assunto un atteggiamento intimidatorio….. pur rimproverando invero di non aver tenuto in conto di figli e nipoti dei dipendenti della Fondazione….” ed ancora, il dott. Quinzi, rappresentante del Ministero del Tesoro, ha un atteggiamento ”… forte interferenza in merito alle decisioni del C.d.A e non solo la correttezza delle stesse.
 
Gravissimo poi il giudizio espresso sul Collegio dei revisori da un consigliere che siede in CdA  da oltre 6 anni   “un Collegio del resto i cui verbali delle riunioni si riducono alla mera riproduzione dell’ordine del giorno e dei documenti esaminati, senza che vi siano a riguardo pareri o valutazioni di sorta”
 
Critica l'affermazione : “dovrebbero essere  analizzate anche le modalità con cui il Collegio organizza l’esercizio delle proprie funzioni, è poco commendevole che le riunioni del Collegio vengano fissate sistematicamente intorno alle 17 dl giorno di inizio, e si concludono il giorno successivo intorno alle 12. Ciò implica il pagamento di 2 gettoni di 1.400 euro ciascuno, minimo ogni settimana.” !!! (*)
 
e per concludere pag. 28 “ i fatti narrati dovranno essere oggetto di  analisi da parte di codeste spett.li Amministrazioni ……in riguardo al danno subito dalla Fondazione, al fine di ravvisare se si ravvisano profili di illegittimità e se debbano essere adottati conseguenti provvedimenti “
 
(*) € 2.800 x 4= € 11.400 al mese + almeno 20 riunioni del C.d.A. al quale partecipano i componenti del collegio dei revisori+28080 il compenso annuale. Quale dunque in un anno gli emolumenti dei singoli componenti?
 
Il sottoscritto ha inviato (R.R. del 14-1-2014) alla Corte dei Conti  una analisi sugli eccessivi emolumenti in particolare dei vertici della Fondazione e dei Revisori dei Conti. Sono ancora in attesa di riscontro.
 
Solo per inciso, ricordo che un Consigliere della Corte dei Conti ha percepito dall’Enpam nel 2011, € 60.000 per la sua attività di controllo. Non è dato sapere se tale compenso sia attualmente corrisposto.
 
Certo di aver sottolineato elementi che non sfuggiranno alle Autorità di controllo mi auguro di vedere presto azzerato un CdA simile.
 
Salvatore Sciacchitano
Già Consigliere del CdA Enpam

10 ottobre 2016
© Riproduzione riservata

 

 

pubblicato il 03/08/2016
pubblicato il 27/07/2016

Ambulanze con soli infermieri. Ordini dei medici dell’Emilia Romagna compatti contro linee guida: “Non rispettano leggi nazionali. No a diagnosi e cura a infermieri. Fare chiarezza”

No ad atti medici affidati agli infermieri, no a stesso nome per i mezzi di soccorso con medico e infermiere e quelli con solo infermieri. I medici scendono in campo e scrivono a Fnomceo, Regione, Ministero e Parlamento. “Non si può supplire a carenza di medici attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di terapie”. Ma sulle sanzioni ai medici non sono tutti d’accordo. Pagani: “Chiediamo chiarezza alle Istituzioni”. LA LETTERA

 

26 LUG - Le Linee guida e gli allegati Algoritmi infermieristici avanzati in emergenza-urgenza territoriale, predisposti per uniformare la attività degli infermieri sui mezzi di soccorso attraverso la armonizzazione delle Istruzioni Operative precedentemente adottate dalle diverse Unità Operative ET-118 della Regione Emilia Romagna continuano a non convincere gli Ordini dei medici della Regione che scrivono al Ministro Lorenzin, al presidente Fnomceo, Chersevani, a tutti gli ordini provinciali, ai presidenti delle commissioni sanitarie di Camera e Senato e alla Regione Emilia Romagna per evidenziare “il permanere di alcune criticità” nonostante alcune modifiche (eliminate ad esempio la somministrazione autonoma da parte dell’infermiere di farmaci anestesiologici a prescrizione medica limitativa (Fentanest) e la sedazione e intubazione oro-tracheale).
 
Il caso, lo ricordiamo fu portato alla luce dall’Ordine dei medici di Bologna che aveva sospeso 4 medici rei di aver redatto procedure e istruzioni operative per regolamentare l'intervento di infermieri sulle ambulanze del 118 attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di terapie soggette a controllo del medico, dunque per avere incaricato gli infermieri di svolgere atti che la legge attribuisce solo ed esclusivamente ai medici.

 
Ma oggi gli Ordini emiliano-romagnoli si compattano e in un documento evidenziano tutte le “perplessità e i timori inerenti una organizzazione della assistenza sanitaria che preveda l’attuazione di percorsi di diagnosi e cura assegnati attraverso validazione di “taluni protocolli” che siano affidati non più soltanto a medici ma a personale infermieristico, di fatto allargando le competenze in campo sanitario a quelle figure professionali impiegate in ambito sanitario ma non in possesso della laurea in medicina”.
 
Nello specifico gli ordini dei medici dell’Emilia Romagna evidenziano 5 punti critici da correggere:
 
Il primo punto da chiarire è che “la denominazione dei mezzi di soccorso con medico e infermiere e dei mezzi di soccorso con solo infermiere: non possono avere la stessa denominazione perché non possono essere equiparati come professionalità: la diversa denominazione deve caratterizzare diverse competenze e di conseguenza prevedere diversi criteri di invio sul territorio”.
 
Il secondo punto che deve essere chiarito “riguarda la effettiva possibilità di contatto tra l’infermiere che sta assistendo un paziente critico ed il medico (la delibera recita: assicurazione che l’applicazione dei protocolli/algoritmi infermieristici avanzati debba essere sempre accompagnata dall’allertamento dei medici di riferimento dei mezzi medicalizzati). In realtà il sistema non garantisce che questo contatto possa sempre avvenire poiché ciascuna delle 3 Centrali Operative 118 della Regione Emilia Romagna ha un solo Medico Responsabile e l’unica alternativa è rappresentata da un medico di turno su un Mezzo di soccorso avanzato, che potrebbe però essere impegnato su un altro evento critico e quindi non potere concentrarsi sul quesito proveniente dall’infermiere”.
 
Il terzo punto da chiarire riguarda “la discrezionalità delle decisioni presente negli algoritmi infermieristici, che definiscono le azioni che possono essere messe in atto dall’infermiere, come prevede il DPR 27/03/1992, in modo anticipatorio e non sostitutivo rispetto all’azione del medico.
La sequenza di azioni prevista dagli algoritmi si basa su individuazione di segni e sintomi ben precisi e non dovrebbe lasciare spazio decisionale autonomo all’infermiere, ma la discrezionalità è invece innegabile ed ineludibile in molteplici attività sanitarie e lo è certamente quando si debba valutare in loco se un paziente è compromesso oppure no, o si debba valutare dalla Centrale Operativa se procedere alla modalità di medicalizzazione precoce ovvero all’attesa sul posto rendez-vous col trasporto in pronto soccorso.
E questo si riscontra nell’Assessment sia del paziente non traumatizzato che di quello traumatizzato, ed anche nella Overdose da oppiacei”.
 
Il quarto punto critico è “rappresentato dal fatto che in tutti gli Algoritmi compare la dicitura “ingresso da algoritmo di base…”, e questo induce a pensare che davanti ad un paziente da subito compromesso l’infermiere debba avvisare subito il medico di riferimento e quindi proceda con l’algoritmo. È fondamentale che questo punto venga chiarito univocamente, poiché non possono esservi dubbi sul fatto che dinanzi ad ogni malato critico o potenzialmente critico deve essere attivato fisicamente in loco l’intervento medico.
Andrebbe perciò prevista la contemporanea attivazione di medico ed infermiere in ogni tipo di codice rosso, sia esso base che avanzato, dal momento che la codifica delle chiamate di emergenza non prevede che i codici rossi siano sotto classificati, e che questa prassi è un’autonoma iniziativa dei responsabili delle Centrali Operative, risultando in una de-medicalizzazione del sistema di Emergenza Territoriale”.
 
Il quinto punto critico consiste “nella delega di atti medici ad infermieri. Pur nell’ auspicabile obiettivo di privilegiare nella attività di Emergenza Territoriale la tempestività e la capillarità degli interventi, si ritiene che l’anamnesi ed il rilievo di segni e sintomi clinici, così come previsti da alcuni degli Algoritmi infermieristici avanzati, si configurano in una vera e propria visita clinica, cioè di un atto medico. Nella fattispecie, le valutazioni di diagnostica differenziale presenti nel documento, pur guidate da un percorso a passaggi successivi, ognuno dei quali verificato e validato con un medico di riferimento per via telefonica, rischiano di comportare la formulazione di una diagnosi attraverso la valutazione di dati clinici e sintomi non raccolti personalmente da chi, per legge, è il solo autorizzato a “porre diagnosi” e di conseguenza responsabile sotto il profilo civile e penale. Resta quindi aperto il problema della possibile emissione da parte di un medico di una diagnosi in assenza del paziente, atto non conforme ad una “buona pratica medica” al di fuori di situazioni emergenziali”.
 
A spiegarci nel merito la posizione dei medici è il presidente della Federazione degli ordini dei medici dell’Emilia Romagna e presidente dell’Omceo di Piacenza, Antonio Pagani.
 
“Il nostro intento – spiega – è quello di portare all’attenzione della Regione e delle Istituzioni nazionali, con una posizione che accomuna tutti i nostri ordini provinciali, le criticità che riscontriamo sulle linee guida della Regione sull’Emergenza Urgenza Territoriale”.
 
Pagani chiarisce che l’obiettivo “non è fare muro contro muro, ma mettere in luce come il susseguirsi di norme diverse (nazionali, regionali, codice deontologico) crea confusione e incertezze”.
 
Ma soprattutto Pagani ribadisce come “il problema è che in questi anni di crisi anche in Emilia Romagna ci siamo ritrovati in una situazione di criticità cove ci sono mezzi di soccorso insufficienti e inadeguati che hanno portato in taluni casi, ripetiamo di emergenza, a far fare agli infermieri taluni atti medici. Ecco, ora si sta cercano in Emilia di trasformare questa situazione di emergenza in una prassi comune. E a questo noi diciamo no”.
 
“Abbiamo apprezzato – prosegue Pagani – il tentativo della Regione di uniformare le regole ma rimarchiamo come non si deve però legittimare la predisposizione di procedure operative che autorizzino l’infermiere ad eseguire manovre salvavita in un contesto che non rispetta i parametri previsti dalle vigenti leggi (Regolamento standard ospedalieri) per l’organizzazione della rete di Emergenza Territoriale”.
 
Pagani poi precisa che “non c’è nessuna volontà di aizzare una guerra con gli infermieri. La collaborazione e la integrazione fra medici ed infermieri è una risorsa per i professionisti e per gli assistiti e la loro attività deve essere complementare e correlata alla diversa formazione, competenza e responsabilità professionale”.
 
Ma se sull’analisi delle criticità e sulle proposte di modifica delle linee guida c’è unanimità tra gli ordini dell'Emilia Romagna così non è per quanto riguarda le sanzioni disciplinari per i medici (vedi Bologna).
 
“Non c’è armonia sul tema ma è anche per questo che chiediamo alle Istituzioni che venga fatta chiarezza. In ogni caso voglio ricordare che la situazione in cui si è trovata Bologna, dove sono stati aperti procedimenti disciplinari, non può essere ignorata. E il problema, al di là di come la si possa pensare, riguarda comunque tutti gli Ordini essendoci delle norme del Codice deontologico da rispettare. Il nostro auspicio è che se ne prenda atto. A titolo personale come presidente dell’Omceo di Piacenza posso dire che stiamo lavorando con l’Azienda provinciale, e alcune modifiche richieste sono già state messe in atto, anche se non escludiamo che possa essere inevitabile l’apertura di un  qualche procedimento disciplinare”.
 
Luciano Fassari

26 luglio 2016

pubblicato il 26/07/2016

Proposte del Consiglio Direttivo dell'OMCeO di bologna in ordine alle vaccinazioni

pubblicato il 12/04/2016
pubblicato il 08/03/2016
pubblicato il 22/01/2016

730 precompilato. Arriva la ‘mini proroga’ dell’Agenzia delle entrate: “C’è tempo fino al 9 febbraio per l’invio dei dati sanitari”

Medici, farmacie, strutture sanitarie avranno più tempo per inviare i dati relativi alle spese sanitarie del 2015. Slittano invece al 9 marzo i tempi per il diniego al trattamento dei dati. Proroga “va incontro alle esigenze rappresentate dagli Ordini professionali e dalle associazioni di categoria. Ma non ci sarà nessun impatto per i contribuenti”.

21 GEN - “C’è tempo fino al 9 febbraio 2016 per l’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2015 per prestazioni non erogate, o parzialmente erogate. In attesa della formalizzazione della proroga, si anticipa agli operatori la concessione di fornire 9 giorni in più per l’invio rispetto alla scadenza prevista del 31 gennaio”. Lo comunica in una nota l’Agenzia delle entrate che specifica come “questa proroga non impatterà minimamente con il calendario della campagna dichiarativa 2016”.
 
Più tempo per l’invio dei dati. I soggetti tenuti (medici, farmacie, strutture sanitarie, etc.) avranno più tempo per inviare i dati relativi alle spese sanitarie del 2015. “L’estensione del termine va incontro alle esigenze rappresentate dagli Ordini professionali e dalle associazioni di categoria, anche in considerazione della novità dell’adempimento che permetterà ai contribuenti di poter disporre, nel proprio 730 precompilato, delle spese mediche sostenute l’anno precedente”.
 

Slittano i tempi per il diniego al trattamento dei dati. Slitta al 9 marzo 2016 il termine entro il quale i contribuenti potranno comunicare all’Agenzia delle Entrate il proprio rifiuto all’utilizzo delle spese mediche sostenute nell’anno 2015 per l’elaborazione del 730 precompilato, non alterando il sistema di tutela della privacy approvato. Tale sistema prevede la possibilità per l’assistito di esercitare l’opposizione con le seguenti modalità: direttamente all’Agenzia fino al 31 gennaio 2016 e dal 10 febbraio al 9 marzo 2016 accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it).

21 gennaio 2016
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 22/01/2016

Fondazione Enpam. Interrogazione del M5s: “Perché è stato revocato l'organismo di vigilanza dell'Ente?”

L’organismo, ricordano i deputati pentastellati nell’interrogazione presentata a prima firma dalla capogruppo in commissione Affari Sociali Giulia Grillo, è previsto non solo dallo statuto dello stesso Enpam ma anche dalla legge. “Il presidente della Fondazione Enpam ha giustificato la revoca per alcune non meglio precisate osservazioni ministeriali di cui, però, non vi è traccia documentale”. IL TESTO

21 GEN - "Per quale motivo è stato revocato l'organismo di vigilanza della Fondazione Enpam?". Questa la domanda centrale di un interrogazione del M5s, presentata a prima firma dalla capogruppo in commissione Affari Sociali, Giulia Grillo, con la quale si chiedono spiegazioni al ministro del Lavoro nel tentativo di far luce su una vicenda definita "singolare" dalla stessa Corte dei Conti.
 
"Dalla relazione della Corte dei Conti relativa agli anni 2008/2009 risulta che la Fondazione Enpam, prima delle Casse di previdenza, si era adeguata al decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti ed aveva istituito il previsto organismo di vigilanza previsto dal decreto legislativo 231 del 2001, costituito da tre componenti e presieduto dal Consigliere Emidio Frascione. Sempre dalla stessa relazione risulta che detto organismo sarebbe stato revocato a settembre 2009, senza poter concludere il proprio mandato, e sostituito con un nuovo comitato di controllo interno - si spiega nell'interrogazione -. Dall'esame delle audizioni che la Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, risulta che nella seduta del 28 maggio 2014, il Presidente della Fondazione Enpam, a una precisa richiesta sul tema, abbia dichiarato che la Fondazione Enpam era stata tra le prime ad adottare il decreto legislativo 231 del 2001 ed istituire il previsto organismo di vigilanza, ma che detto organismo è stato successivamente revocato a seguito di non meglio precisate 'osservazioni ministeriali'".

 
Eppure, proseguono i deputati del M5s, "di tali 'osservazioni ministeriali' non vi è traccia documentale, mentre la maggior parte delle Casse si sono, nel tempo, correttamente adeguate al decreto legislativo 231 del 2001 ed hanno, pertanto, istituito l'organismo di vigilanza, previsto dalla stessa norma".
 
Nell'interrogazione si chiede, quindi, quale sia stata la giusta causa di revoca dell'organismo di vigilanza, espressamente previsto dallo statuto istitutivo e dalla legge e quali sarebbero state queste "osservazioni ministeriali" che hanno portato alla revoca dell'organismo di vigilanza della Fondazione Enpam.

21 gennaio 2016
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 22/01/2016

Puglia. Gli Ordini dei Medici dicono no a nuovi protocolli: “Non garantiscono l’assistenza nei casi critici di intervento del 118”

Questo il giudizio emerso dalla riunione di ieri sui Protocolli Infermieristici per il soccorso avanzato pre-ospedaliero realizzato dal gruppo di lavoro Asl Ba, Asl Bat e C.O. 118. . In sostanza agli infermieri del 118 sarebbe affidata nei casi di interventi critici e di carattere invasivo “l’esecuzione di manovre salvavita", compresa la somministrazione di farmaci. Gli OMCeO hanno contestato all'unanimità il contenuto di questo documento.

 

21 GEN - È stata una riunione partecipata quella che si è svolta ieri presso l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Bari a cui hanno preso parte i Presidenti e i rappresentanti degli OMCeO delle sei province pugliesi. Un incontro ricco per parlare di argomenti, a partire dalla discussione sui Protocolli Infermieristici per il soccorso avanzato pre-ospedaliero realizzato dal gruppo di lavoro Asl Ba, Asl Bat e C.O. 118. Si tratta di un documento di cui è stata chiesta una valutazione all’OMCeO di Bari, destando presso gli Ordini provinciali preoccupazioni di carattere culturale, scientifico nonché normativo. In sostanza, si legge nel documento, agli infermieri del 118 sarebbe affidata nei casi di interventi critici e di carattere invasivo “l’esecuzione di manovre salvavita o comunque atte a salvaguardare le funzioni vitali (dell’assistito), compresa la somministrazione di farmaci, che siano previste da linee guida universalmente valide, non condizionate dalla formulazione di un’ipotesi diagnostica ma conseguenti al rilievo di segni e sintomi evidenti”.
 
Gli OMCeO delle sei province pugliesi si sono espressi all’unanimità nel contestare questo documento e in una lettera hanno espresso la necessità di “esaminare più approfonditamente, al di là dell’opportunità di implementare un protocollo così delineato nell’ambito di una rete 118 caratterizzata da una previsione organico-funzionale secondo la quale il medico è sempre presente sul luogo di intervento a bordo del mezzo di soccorso o con l’automedica, i presupposti giuridici e il rispetto delle norme sulle competenze delle figure professionali coinvolte”, norme che possono essere emanate da altri organi dell’ordinamento che abbiano la potestà di legiferare e che “non possono essere modificate con un mero protocollo operativo, anche in virtù delle responsabilità medico-legali che ne deriva”. A tal fine nella lettera si propone di “istituire un gruppo di lavoro con i rappresentanti degli Ordini professionali e delle figure professionali coinvolte affinché sia valutata compiutamente la rispondenza alle norme vigenti”.

 
“Non si tratta di una mera questione di difesa delle competenze dei medici” affermano i Presidenti degli Ordini dei Medici di Puglia, “ma di una battaglia a tutela del diritto di ciascun cittadino a ricevere un’adeguata assistenza nelle situazioni ad alto rischio, che richiedono l’intervento tempestivo di equipe multiprofessionali. In Puglia abbiamo già una legge di riorganizzazione del 118 datata 2009 e mai applicata: in essa si prevede la presenza di più postazioni medicalizzate e non e delle automediche per permettere ai medici di spostarsi agevolmente tra le postazioni garantendo sempre la loro presenza. Non si può eludere la presenza di una figura medica professionalizzata. Bisogna imparare a fare sinergia tra le diverse risorse a disposizione, a coordinare gli interventi tra infermieri e medici quando intervengono in uno stato di emergenza, nel rispetto dei ruoli e delle competenze”.
 
Un altro nodo spinoso affrontato in sede di assemblea è la questione del riordino del piano ospedaliero in Puglia soprattutto alla luce della normativa europea che impone una diversa turnazione dei medici, imponendo un massimo di ore lavorative pari a 48 ore settimanali. Già nel mese di dicembre è stato mandato dagli OMCeO della Puglia un segnale forte di preoccupazione delle gravi situazioni in cui versano i nostri ospedali dove la carenza di personale medico e infermieristico, che costringe a turni massacranti (negli ultimi 5 anni in Puglia sono andati in pensione circa 5000 operatori medici e sanitari mai sostituiti), si somma ad una insufficiente capacità di accoglienza delle strutture sanitarie. Né a livello nazionale sembrano aprirsi nuovi spiragli sull’annunciato e poi ritirato provvedimento da parte della Corte dei Conti di assunzione di 3mila nuovi dirigenti medici. A ciò si aggiunga la conseguenza del blocco del turnover che porta molti giovani a vivere nel precariato o ad emigrare all’estero. I rappresentanti degli OMCeO pugliesi chiedono al governatore Michele Emiliano che si dia avvio all’istituzione del Consiglio Regionale della Sanità quale luogo di confronto tra Regione e professione medica in materia di Sanità, come già annunciato il 16 dicembre scorso in occasione dello sciopero generale dei medici.
 
“È necessario lavorare insieme per superare i campanilismi, che oggi sono un forte deterrente ad una riorganizzazione organica del sistema sanitario pugliese – affermano i Presidenti degli Ordini – e operare delle scelte sistemiche partendo dal confronto e dalla risorse umane in campo per una ridefinizione della sanità pugliese”.
 
Infine, l’incontro è stato l’occasione per salutare il passaggio di testimone della guida della Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Bari da Paolo Livrea Loreto GesualdoFilippo Anelli ha ricordato “gli anni molto significativi dei due mandati di Paolo Livrea in qualità di presidente dell’OMCeO di Bari e i rapporti proficui tra l’Ordine e la Facoltà di Medicina, fin quando ne è stato preside, che hanno prodotto progetti importanti” con l’auspicio che questa alleanza “possa continuare con il prof Gesualdo, soprattutto in questa fase di trasformazione della professione medica in cui tanto più è necessario fare rete, collaborare per proporre percorsi formativi che siano sempre più qualificanti”.
 
Un invito ben accolto dal neo eletto preside, Loreto Gesualdo, il quale ha sottolineato l’importanza di “fare sistema in Puglia, in un momento in cui la sanità è in difficoltà e va rivalutata la professionalizzazione dei medici anche grazie agli Ordini, ma anche va rivista la sintonia tra ospedalieri e universitari, altrimenti il rischio è di sfornare dottori e non medici. Insieme dobbiamo formare nuove leve che devono rimanere in Puglia e non emigrare in altri Paesi”. E Paolo Livrea conclude con quella che definisce la nuova sfida nella medicina: l’interconnessione “perché il rischio è che ci siano troppi micro satelliti e che ognuno lavori per sé. Occorre che ci sia un riferimento, una scuola dove le menti imparino a lavorare insieme in maniera interdisciplinare”. 

21 gennaio 2016

pubblicato il 29/12/2015
pubblicato il 28/12/2015

Quotidiano Sanità Venerdì 25 DICEMBRE 2015

Comma 566. Fnomceo: “Ora basta con i giochi di parole” E poi replica a Silvestro: “Sue parole sprezzanti”

La Federazione degli Ordini dei medici ribadisce il no al provvedimento "ha solo creato incertezze e conflittualità tra Professioni. Il lavoro di squadra può essere svolto solo sotto una direzione funzionale del medico”. E poi sulla mancata concertazione con le altre professioni: “Nostro atteggiamento di disponibilità al confronto è ripagato con arroganti proposizioni”.

 

24 DIC - “Al centro della sanità non c’è il medico ma c’è una persona malata che necessita di  una diagnosi e una terapia da parte del medico. Non accettiamo le ambiguità di un testo, e giochi di parole, nel campo della sicurezza delle cure”. Così la Fnomceo replica alle reazioni susseguitesi alla lettera inviata dalla presidente Roberta Chersevani al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin sul “Comma 566” dopo il fallimento di una mediazione che avrebbe dovuto portare alla cancellazione del famigerato comma. 
 
A distanza di un anno dalla sua approvazione nella scorsa Legge di Stabilità la misura sulle nuove competenze ancora crea parecchie polemiche tra medici e professioni sanitarie (infermieri in primis), con un dibattito molto acceso. “Anziché fare chiarezza – prosegue la Fnomceo - , infatti, il provvedimento ha solo creato incertezze e conflittualità tra Professioni che, nell'ambito del lavoro quotidiano, erano da sempre e sono tuttora convinte dell'utilità di agire “in squadra”, mettendo ognuna le proprie competenze e responsabilità al servizio del paziente. Lavoro di squadra che può essere svolto solo sotto una direzione funzionale del medico, che resta l'unica figura alla quale, in virtù dei percorsi formativi e professionali, possano essere affidate la diagnosi e la prescrizione a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi e, dunque, il coordinamento dei percorsi clinico - assistenziali e degli assetti organizzativi”.

 
Ma nella nota la Fnomceo replica anche alla senatrice del PD ed ex presidente Ipasvi Annalisa Silvestro che ha presentato un’interrogazione al Ministro Lorenzin sul comma 566 e ha parlato di una “professione medica in crisi fortissima. “Dobbiamo prendere atto – scrivono i camici bianchi - che è la prima volta che un Senatore della Repubblica Italiana si abbandona all’uso di parole sprezzanti nei confronti di una Professione che ha, per la sua storia e per il suo ruolo, una grande connotazione etica, civile e sociale. La Professione medica non è alla “deriva”: è alla ricerca di nuove, moderne e qualificate forme del suo esercizio, che tengano conto delle innovazioni scientifiche, cliniche e assistenziali e dei moderni modelli organizzativi”.
 
 
Qui di seguito, la nota della FNOMCeO in versione integrale.
 
“Troppo spesso provvedimenti legislativi e normativi, in un esasperato tentativo di mediazione, non fanno chiarezza, ma anzi creano incertezze in ordine alla formulazione dei requisiti richiesti per l'esercizio delle attività professionali nel settore sanitario, aumentando la confusione ed inducendo conflittualità. E l’improvvido incipit del comma 566 dell’art. 1 della legge 190/14 è, a pieno titolo, tra questi.

Siamo dunque costretti, ancora una volta, a sottolineare, a garanzia del paziente, che spettano al medico e solo al medico la diagnosi e la prescrizione a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi, il coordinamento dei percorsi clinico- assistenziali e degli assetti organizzativi. Non accettiamo le ambiguità di un testo, e giochi di parole, nel campo della sicurezza delle cure.
 
Solo i percorsi formativi seguiti dai medici, infatti, a differenza dei profili attinenti alle altre professioni sanitarie, possono garantire le professionalità ed esperienze necessarie per tutelare il paziente in riferimento agli aspetti diagnostici e terapeutici.

Rispettiamo le autonomie e le competenze delle altre professioni sanitarie, prime fra tutte quella infermieristica, ma, a tutela del paziente e nell'interesse degli stessi operatori sanitari, devono essere chiaramente individuati i ruoli, i compiti e le responsabilità di ogni attore nei percorsi di cura alla persona.
 
Ci colpisce che il nostro atteggiamento di disponibilità al confronto, al dialogo ed alla condivisione venga ripagato con arroganti proposizioni, che purtroppo non fanno che avvalorare la diffusa percezione di pesanti tentativi di erosione delle competenze mediche, con colpi di mano che trascinano qualche politico su posizioni acriticamente oltranziste.

Va tuttavia precisato che l’arroganza caratterizza solo alcuni vertici, mentre non compare usualmente nel rapporto quotidiano del medico con le altre professioni sanitarie, in ambito ospedaliero, territoriale e anche nelle numerose occasioni di incontro a congressi e tavole rotonde. Nella realtà quotidiana delle nostre sale operatorie, dei nostri reparti d'ospedale, dei nostri ambulatori, i medici, gli infermieri, le altre professioni sanitarie continuano a lavorare “in squadra”,  mettendo al servizio del paziente ognuno le proprie competenze,  e a fare riferimento al medico come decisore ultimo e come primo responsabile della sicurezza delle cure e della riuscita del percorso assistenziale. Perché dunque si vuole fomentare uno scontro improduttivo, che rischia di creare disorientamento e preoccupazione nelle persone che si affidano alle nostre cure?

Siamo ben consapevoli che senza i medici non esiste salute e non esiste sanità:  non facciamo, di questo, un motivo e un'occasione di ricatto, ma vorremmo che anche altri acquisissero tale consapevolezza e si comportassero di conseguenza. Al centro della sanità, infatti, non c’è il medico ma c’è una persona malata che necessita di essere presa in carico per una diagnosi e una terapia, che competono al medico e solo al medico.

E infine, non possiamo a questo punto non rispondere a quelle parole che ritenevamo sterili sfoghi ma che rischiano di erodere il rapporto di fiducia dei pazienti non solo verso la nostra Professione, non solo verso le altre Professioni, ma verso la Politica e le Istituzioni. Dobbiamo infatti prendere atto che è la prima volta che un Senatore della Repubblica Italiana si abbandona all’uso di parole sprezzanti nei confronti di una Professione che ha, per la sua storia e per il suo ruolo, una grande connotazione etica, civile e sociale.
 
La Professione medica non è alla “deriva”: è alla ricerca di nuove, moderne e qualificate forme del suo esercizio, che tengano conto delle innovazioni scientifiche, cliniche e assistenziali e dei moderni modelli organizzativi.

Essere medici non è e non può essere una colpa da espiare ma un servizio da rendere ai cittadini, alla società e al nostro paese. Noi siamo pronti e non veniamo certo meno al nostro impegno, chiedendo però attenzione e rispetto.
 
I medici sono sempre disponibili al confronto con le altre professioni sanitarie. Questa concertazione è il solo presupposto possibile per una vera riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e per una chiara e condivisa definizione di ruoli, competenze e responsabilità”.

24 dicembre 2015
© Riproduzione riservata

 

 

pubblicato il 24/12/2015

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 335 del 23 dicembre 2015 sono pubblicate le graduatorie di settore della medicina generale e la graduatoria regionale per pediatri di libera scelta valevoli per il 2016.

 

Le graduatorie saranno disponibili, a partire dai prossimi giorni, nel sito “E-R Salute” al seguente link:

 

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

 

pubblicato il 19/12/2015

Ai sensi del bando pubblico inerente la procedura in oggetto, pubblicato  con Decreto del Capo Dipartimento n. 1348 del 14/10/2015, si dà avviso che, all’interno del sito internet del Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Bologna (www.vigilfuoco.it/sitiVVF/bologna), è stata pubblicata la graduatoria di merito dei medici che hanno presentato domanda presso questa sede.

Si prega di assicurare la massima diffusione della presente comunicazione.

Nel ringraziare per la collaborazione, l’occasione è gradita per porgere i  più sinceri Auguri di Buone Feste.

FACD Dott.ssa Monica Giobbi

Comando VVf Bologna 

pubblicato il 19/12/2015

Siamo alla ricerca di medici specialisti interessati a lavorare in cliniche private situate negli Emirati Arabi di Abu Dhabi. 

Le specialità richieste sono le seguenti: chirurgia ortopedica e traumatologia, endocrinologia, cardiologia non interventistica, dermatologia con abilità estetiche.

Le condizioni di lavoro: salario mensile netto superiore a € 10.000 (trattabile a seconda della anzianità di servizio); 

pacchetto interessante (indennità di alloggio, indennità di trasporto, assicurazione medica, volo annuale). 

Tipo di contratto: contratto a tempo determinato della durata di due anni rinnovabili.

I requisiti di ammissibilità della candidatura: medico specialista (con un minimo di 5 anni di esperienza dopo il completamento del proprio tirocinio),

titolare di diplomi e cittadinanza europei, registrazione preferibilmente nel GMC/prima esperienza in Gran Bretagna, ottima conoscenza della lingua inglese, 

la conoscenza dell’arabo sarà tenuta molto in considerazione.

I candidati interessati a questa offerta sono invitati ad inviare il proprio cv via e-mail a: sabrina.piccolo@2mbc-sante.fr

 

Per ulteriori informazioni non esitate a contattarmi al numero +33 6 58 01 64 39;  

pubblicato il 19/12/2015

SEC Recruitment Ltd - Divisione Pharma - Per multinazionale italiana ricerca un Clinical Research Physician. Laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Pneumologia o affini, il candidato ideale si è appena specializzato o ha già maturato esperienza nella ricerca o in gestione di trials clinici, ha motivazione a lavorare nello sviluppo di farmaci innovativi e un buon inglese parlato e scritto. Si offre un contratto a tempo indeterminato con remunerazione interessante. In caso di interesse e per ricevere una job description completa, inviare un cv aggiornato possibilmente in inglese all’indirizzo mail: sergio.carito@secpharma.com
Per informazioni: +44(0)2072556600 www.secrecruitment.com

pubblicato il 05/12/2015

Ex Opg. Pizza (Omceo Bologna) a Lorenzin: “La politica ha vinto la battaglia ideologica, ma scaricando ogni responsabilità sugli psichiatri”

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna interviene in difesa di 41 psichiatri che hanno espresso preoccupazioni per le ricadute professionali del passaggio dagli Opg alle Rems. "Le condizioni cliniche dei pazienti non sono cambiate" ma per un “inaccettabile automatismo giuridico" gli psichiatri rischiano di essere puniti per i delitti commessi dagli internati. Come già accaduto nel 2007.

04 DIC - Il Consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Bologna chiede al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al Presidente della XII Commissione della Camera, Mario Marazziti; alla Presidente della XII Commissione del Senato, Emilia Grazia De Biasi, al Presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani, e a tutti i presidenti degli Ordini dei Medici d’Italia di “intraprendere ogni iniziativa di Loro competenza al fine di evitare di costringere di fatto il medico psichiatra a connotarsi strutturalmente quale professionista semplicemente succedaneo dell’abolito” Ospedale psichiatrico giudiziario. In pratica, ad evitare che sullo psichiatra ricadano le conseguenze penali degli eventuali delitti compiuti dagli internati che saranno ospitati nelle nuove Rems. Come già accaduto nel 2007, quando un giudice condannò uno psichiatra per il delitto commesso da un proprio assistito interpretando l’omicidio come "una sorta di ‘delitto di terapia’: la vittima non è stata uccisa solo dal coltello del paziente-omicida, ma anche dall’errore terapeutico dello psichiatra". A lanciare l’allarme è Giancarlo Pizza, presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna, in un documento a sostegno delle preoccupazioni espresse da 41 psichiatri della AUSL di Bologna che si sono rivolti a un avvocato al fine di rappresentare all’AUSL tutte le loro preoccupazioni “a tutela dei pazienti e della loro professionalità” riguardo la nuova realtà che vi fa profilando nella Rems.

 

Con Decreto Legislativo del 30 maggio 2014 n. 81”, ricorda Pizza, “ha preso avvio il progetto di chiusura degli OPG e il progressivo passaggio di questa disperata umanità ai Dipartimenti di Salute Mentale. L’intento, più che condivisibile, è innanzi tutto quello di superare le condizioni di indecenza riscontrate in alcuni OPG e offrire anche a questi cittadini cure sanitarie più appropriate in luoghi più idonei. È un progetto encomiabile”. Peccato che sull’organizzazione delle strutture che andranno a sostituirli, le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS), permangono, secondo Pizza, “ampie zone d’ombra e i problemi irrisolti sembrano ricadere unicamente sulle spalle degli specialisti”. Del resto, evidenzia il presidente dell’Omceo Bologna, “non esistono ragioni ‘cliniche’, ovvero interne alla psichiatria, che hanno reso possibile questo cambiamento, ma solo fattori di contesto: retorici, emotivi, morali e ideologici”. Per Pizza, quello sulla chiusura degli Opg, è un decreto “calato dall’alto” che non si limiterà, però, a un cambiamento “formale” ma “avrà profonde ripercussioni su tutto il campo psichiatrico”.
 
“Oggi – scrive Pizza nella lettera inviata a Lorenzin e ai parlamentari -, a più di trentacinque anni dalla Legge 180/1978, torna in mano agli psichiatri il compito di ‘governare’ il ‘malato di mente’ socialmente pericoloso. La Legge 180/1978 ha deliberatamente abbandonato il concetto di pericolosità, né lo menziona più, per mettere al centro del suo dispositivo il concetto di malattia mentale, la volontarietà delle cure e il diritto alle stesse; collocando a pieno titolo la psichiatria nell’ambito medico. Tuttavia il tema della pericolosità comprensibilmente permaneva nel Codice Penale, nelle aule dei tribunali e, inevitabilmente, nella sensibilità sociale e la sua gestione, nel caso dei soggetti non imputabili autori di reato, era stata interamente demandata agli OPG”. Negli ultimi anni, spiega Pizza, è sopraggiunta anche un’altra novità: “La definizione per via giudiziaria di una specifica ‘posizione di garanzia’ in capo allo psichiatra”. “Nel 2007, trent’anni dopo la Legge 180/1978, la giurisprudenza penale ha rimesso il tema della “pericolosità” al centro della psichiatria stabilendo che lo psichiatra ha l’obbligo di controllare la pericolosità del malato di mente attraverso la pratica terapeutica, ovvero in ragione della sola competenza medico-specialistica. È questa elaborazione giurisprudenziale che oggi consente di attribuire allo psichiatra la responsabilità dei comportamenti dei propri pazienti. Tutti i medici, compresi gli psichiatri, sono giustamente responsabili del loro operato, ma solo gli psichiatri possono essere ritenuti responsabili anche delle azioni/reati dei loro assistiti”.

Il riferimento di Pizza, come accennato, è quello alla sentenza che nel 2007 condannò uno psichiatra per il delitto commesso da un proprio assistito. In base a quella sentenza, secondo Pizza, "l’idea del controllo dell’individuo attraverso l’internamento" è stata in pratica "sostituita dalla più moderna, e in apparenza medica, idea del controllo della malattia attraverso la somministrazione della terapia farmacologica”, chiarisce il presidente dell’Omceo di Bologna, secondo il quale “quest’articolazione giudiziaria del concetto di “posizione di garanzia” suggerisce l’idea che oggi è lo psichiatra a doversi ‘fare manicomio’”, ovvero “le mura manicomiali sono state abbattute ma per essere ora ricostruite sulle spalle del singolo psichiatra, poiché oggi la cura farmacologica e la relazione ‘terapeutica’ devono fare le veci dell’istituzione chiusa”.

Un “automatismo giuridico” “inaccettabile” e “pericoloso” per Pizza, anche in considerazione che le nuove REMS ospiteranno i pazineti “più gravi e problematici, ovvero coloro nei cui confronti ‘sono acquisiti elementi dai quali risulta che ogni misura diversa non è idonea ad assicurare cure adeguate a far fronte alla sua pericolosità sociale’ (Legge n. 81 del 30 maggio 2014, art. 1)”. “Gli psichiatri, in quanto medici, non hanno strumenti né farmaci né tecniche che consentano di curare né ridurre la ‘pericolosità’, ma la ‘posizione di garanzia’ così come è stata argomentata dalla Cassazione lo presume, lo formalizza e glielo impone. E questo al legislatore è bastato”.

“Così – incalza Pizza -, anche se nulla è cambiato nella legislazione psichiatrica e nelle reali possibilità di cura delle malattie mentali, certamente tutto è cambiato nel mandato di cura dello psichiatra. Al punto tale che può accadere di trovarsi in una curiosa inversione dei ruoli: il magistrato prescrive la cura e lo psichiatra ha l’obbligo di attuare la pena, che ora però si chiama cura. E nessuno degli attori può sottrarsi”.

“La scelta di chiudere gli OPG – conclude Pizza - si allinea alle indicazioni normative che dal 1978 hanno affermato la volontà sociale di abbandonare una visione ghettizzante e custodialistica nei confronti delle persone affette da malattia mentale. Gli psichiatri sono stati e sono quotidianamente impegnati nel miglioramento delle strategie di trattamento sia farmacologiche sia di reinserimento sociale dei propri pazienti, ma non possono accettare una surrettizia delega della funzione di custodia. Fa quindi parte della concretizzazione di tale volontà sociale la richiesta di un intervento normativo che affermi in maniera inequivoca che gli psichiatri non possono essere chiamati a rispondere penalmente, né civilmente, delle azioni penalmente rilevanti compiute dai propri pazienti. L’automatismo giuridico che, a fronte dell’incapacità giuridica dell’imputato, sposta la responsabilità, finanche colposa, da questo al suo curante è inaccettabile. Nessun medico potrà mai accettare di sottoporre le sue scelte terapeutiche ad esigenze di controllo sociale”.

04 dicembre 2015
© Riproduzione riservata

pubblicato il 27/11/2015


1) Indicazione delle patologie di competenza di Anffas Onlus

Nel certificato medico elettronico introduttivo è stato inserito il campo in cui viene indicata l’eventuale presenza di una patologia di competenza di Anffas Onlus. Con questa segnalazione si evidenziano le posizioni rispetto alle quali i medici Anffas Onlus possono partecipare alle commissioni di accertamento in qualità di medici-rappresentanti dei cittadini con disabilità intellettiva e/o relazionale.
Si ricorda che la disabilità intellettiva rimanda ad un’incapacità nel perseguire obiettivi che coinvolgono l’intelligenza ed in particolare i processi logico-deduttivi che permettono l’apprendimento di nuove nozioni; la disabilità relazionale rimanda ad un’incapacità di comunicare, di coltivare rapporti di reciprocità, determinando la compromissione dei rapporti interpersonali, emarginazione o esclusione dal contesto sociale. Sono pertanto tutelate da Anffas Onlus tutte le condizioni appena descritte, comprese tutte quelle che alterando le funzioni e/o la struttura del sistema nervoso centrale determinano una condizione cronica scarsamente suscettibile di rispondere alle cure mediche. Non sono, di converso, tutelate da Anffas Onlus le malattie neurodegenerative e quelle secondarie (ad es. epilessia post traumatica).
 
Il certificato medico introduttivo viene pertanto integrato dalla dizione: “patologia di competenza ANFFAS”, accanto alla quale il medico certificatore deve obbligatoriamente e alternativamente evidenziare o una casella “SI” oppure una casella “NO”. Per agevolare tale valutazione è previsto un link all’elenco delle patologie in parola, immediatamente consultabile dallo stesso medico (ALL. 1).
 
2) Integrazione del certificato medico introduttivo in ordine all’indennità di accompagnamento
 
È stato inserito l’obbligo per il medico certificatore di barrare nel certificato medico introduttivo la casella relativa alla presenza [SÌ] o assenza [NO] della condizione di «Persona impossibilitata a deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore» oppure di «Persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita».
Nel caso in cui venga barrata, per entrambe le ipotesi di legge, la casella NO, non sarà poi possibile per la commissione medico-legale effettuare la valutazione ai fini della concessione dell’indennità di accompagnamento. Al riguardo,  è inserito uno specifico avviso nell’attestato di trasmissione  del certificato medico on-line; tale attestato deve essere stampato in duplice copia: una copia deve essere consegnata al cittadino (in calce a destra sull’attestato c’è l’indicazione “copia da consegnare al richiedente”) e la seconda copia deve essere conservata dal medico (in calce a destra c’è l’indicazione “copia da conservare a cura del medico certificatore”). Tale attestato-documento potrà essere utilizzato dal cittadino al momento della trasmissione della domanda da parte dei soggetti abilitati.
 
 
3) Stampa certificato medico oncologico
 
È stata modificata la stampa del certificato medico oncologico: la sezione “Rischio presumibile di ripresa / progressione di malattia” è stata esclusa dalla stampa del certificato.
 

pubblicato il 20/11/2015

Con la presente si comunica che per la manifestazione del 28 novembre parte un treno (ITALO) Milano-Roma (che ferma nelle stazioni intermedie) ad un prezzo di € 72,00 A/R a persona. Sono disponibili ancora 150 posti. Per informazioni rivolgersi al Dott. Cricelli dell’AAROI al numero 335/6938844.

pubblicato il 04/11/2015

03 novembre 2015
Quotidiano Sanità Lavoro e Professioni

Medicina estetica. Sies attacca Report: “Affermazioni false e strumentali per delineare contorni che non appartengono al settore”

Dopo la Sime, anche la Società italiana di medicina e chirurgia estetica interviene contro la puntata “Belli da paura” andata in onda su Rai 3 la scorsa domenica. La Sies, tramite uno studio legale, ha avanzato delle richieste di rettifica alla trasmissione per alcune affermazioni “contrarie a verità” riportate in maniera strumentale per mettere in cattiva luce l’intero settore.

 

03 NOV - Anche la Società italiana di medicina e chirurgia estetica (Sies) interviene su quanto andato in onda la scorsa domenica nel corso della puntata “Belli da paura” della trasmissione Report, avanzando tramite uno studio legale alcune richieste di rettifica. Le affermazioni “contrarie a verità” riportate dalla trasmissione, a parere della Sies sono state “strumentalmente utilizzate al fine di delineare dei contorni che non appartengono certamente al settore della Medicina Estetica, tutta”.
 
“Se alcuni professionisti operano in detto settore senza aver conseguito la benchè minima preparazione, in spregio alle normative amministrative e regolamentari dettate in materia di autorizzazioni sanitarie, commettendo illeciti di rilevanza penale anche mediante l’uso di prodotti da tempo ritirati dal commercio la responsabilità è loro, e loro soltanto, sottolinea la Società italiana di medicina e chirurgia estetica.
 
Riportiamo di seguito le affermazioni contestate e le risposte fornite dalla Sies.

Milena Gabanelli: “.....la medicina estetica è terra libera: ci sono più controlli per le toilette di una pizzeria che non per aprire un ambulatorio per ritocchi umani...”.

“Tutte le norme funzionali all’autorizzazione e apertura di ambulatori destinati all’erogazione di prestazioni sanitarie, trovano fondamento nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie R.D. 1256/1934, nella Legge di riforma del Sistema Sanitario Nazionale 833/1978, poi seguita dal D.Lgs 229/1999 e dal D.Lgs 502/1992 – spiega in una nota la Sies -. In particolare, poi, i requisiti minimi strutturali degli ambienti sanitari deputati all’erogazione delle prestazioni sono dettati dal DPR 14 gennaio 1997 ‘Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private’. Le singole Regioni, poi, hanno emanato gli atti normativi regionali che sono andati a specificare i requisiti c.d. ulteriori, il cui possesso è necessario per ottenere il titolo autorizzativo. Tutti gli atti citati, se approfonditi, restituiranno l’evidenza di come l’apertura di un ambulatorio medico sia molto complessa, di come i controlli sanitari siano assai stringenti e tesi a verificare il possesso dei requisiti richiesti dalle leggi nazionali e regionali, e di come detti requisiti non possano essere paragonati a quelli richiesti per la ‘toilette di una pizzeria’”.
 
Milena Gabanelli: “...ti puoi fidare solo del medico: se è responsabile utilizza prodotti collaudati, se è più audace sperimenta direttamente sul paziente, utilizzando le novità delle cause farmaceutiche...”.
“I Filler sono dei prodotti classificati nella categoria dei ‘Dispositivi Medici in Genere’ disciplinati dal D.Lgs 46/97 che definisce il dispositivo medico come: ‘... uno strumento, un apparecchio, un impianto, una sostanza o altro prodotto usato da solo o in combinazione, compreso il software informatico impiegato per il corretto funzionamento, e destinato dal fabbricante ad essere impiegato nell’uomo a scopo di: diagnosi, prevenzione, controllo, terapia, o attenuazione di una malattia diagnosi, controllo, terapia, attenuazione o compensazione di una ferita o di un handicap studio, sostituzione o modifica dell’anatomia o di un processo fisiologico intervenuto sul concepimento purchè non eserciti l’azione principale nel o sul corpo umano, cui è destinato, con mezzi farmacologici o immunologici, né mediante processo metabolico, ma la cui funzione possa essere coadiuvata da tali mezzi’. I dispositivi medici in genere – prosegue la Sies - sono suddivisi in quattro distinte classi, I, IIa, IIb, III secondo i criteri dettati dall’allegato IX dello stesso decreto, che attengono esclusivamente alla criticità del dispositivo stesso e alla sua destinazione d’uso. I dispositivi di classe I, dunque, sono quelli che riportano minori rischi in ordine alla pericolosità, i dispositivi di classe III, sono quelli di più importante criticità. Per essere immessi in commercio devono rispondere alle caratteristiche illustrate negli allegati del decreto citato, e ottenere la marcatura CE che ne attesta, appunto, la conformità. Non sono sperimentati in fase pre-market, ma sono accompagnati per l’intero periodo di commercializzazione dal sistema di Vigilanza, nato per la valutazione degli incidenti segnalati dagli operatori sanitari e, se del caso, alla divulgazione delle informazioni al fine di prevenire altri incidenti dello stesso. Tutti i dispositivi medici regolarmente in commercio e dotati di marcatura CE possono essere utilizzati dal medico, poiché la loro sicurezza è ‘certificata’, non esiste pertanto alcuna sperimentazione sul paziente da parte dei medici utilizzatori, e alcuna ‘audacia’ nella scelta di un prodotto rispetto ad un altro, atteso che un prodotto in commercio e dotato delle certificazioni richieste dal D.Lgs. 46/97 è un prodotto di legale utilizzo”.
 
Giovanna Boursier: “Il problema è che su questi prodotti ci sono pochissimi controlli perché sono classificati come presidi medici, cioè come una siringa o un termometro, e anche la sperimentazione si fa quasi sempre sul paziente”.
“Come già ampiamente illustrato, i prodotto utilizzati in medicina estetica quali Filler appartengono alla categoria dei Dispositivi Medici in Genere disciplinati dal D.Lgs. 46/97. I Presidi Medici – prosegue la Sies - sono categoria di prodotti radicalmente diversa, vi appartengono disinfettanti, insetticidi, insettorepellenti, topocidi e ratticidi e sono disciplinati dal D.P.R. 392/1998. L’affermazione, pertanto, è del tutto priva di fondamento alcuno. Risulta inesatta, altresì, l’affermazione circa l’omogeneità della categoria di appartenenza tra una siringa e un termometro rispetto al filler, atteso che le regole di classificazione di cui al D.Lgs. 46/97 distinguono sensibilmente la classificazione dei prodotti citati, dal filler di impego in medicina estetica e le relative classi di appartenenza”.

Giovanna Boursier: “Con una laurea in medicina, senza alcuna specialità, puoi rifare seni, nasi, blefaroplastica. Tutti interventi che si fanno in anestesia...”.
“L’esercizio delle professioni mediche sancisce che l’iscrizione all’albo dei medici chirurghi dà diritto al libero esercizio della professione senza alcuna limitazione in merito all’attività specialistica, salvo per la radiodiagnostica e per la anestesiologia, per l’esercizio delle quali è necessario il titolo di specialista. Con la laurea in medicina e chirurgia – spiega la Sies - è possibile, pertanto, non solo ‘rifare seni, nasi, blefaroplastica’ ma anche intervenire in ogni altra branca chirurgica anche ben più critica come la cardiochirurgia, la chirurgia generale ecc”.

Maurizio Vignoli: “Oggi purtroppo, nel campo dell’estetica, puoi fare un corso di tre giorni sulle tecniche di filler, andare in ambulatorio di un dentista, se non nel retrobottega di una parrucchiera, e cominciare tranquillamente a fare punture nel viso delle persone.”
“Come già ampiamente chiarito – spiega ancora la Sies - il medico chirurgo in possesso dell’abilitazione può esercitare, lecitamente, in ogni branca della medicina, eccezion fatta che per la radiologia e la anestesiologia. Ciò posto, i luoghi deputati all’erogazione delle prestazioni sanitarie sono quelli ben individuati dalle leggi sanitarie dettate in materia, ovvero studi medici autorizzati. L’affermazione per la quale il medico estetico possa inoculare filler ‘in ambulatorio dal dentista, se non nel retrobottega di una parrucchiera’ è falsa e strumentale, tesa a screditare il settore professionale dei medici estetici. Il Dr. Vignoli, interrogato sul punto dalla Dr.ssa Boursier, ha addirittura confermato la veridicità di tali gravissime false affermazioni”.
 
Maurizio Vignoli: “Non esiste una definizione di medico estetico, manca un regolamento perché non esiste una definizione di chirurgo plastico, chirurgo estetico, manca un regolamento perché non esiste la definizione per legge dove devono essere eseguiti gli atti medici.”
“La medicina e la chirurgia estetica hanno subito una importante evoluzione scientifica grazie al lavoro costante di taluni professionisti che, sin dagli ultimi cinquant’anni, si sono impegnati per il riconoscimento della liceità dei trattamenti oggetto delle due branche. Dagli anni ’50 ad oggi molte dinamiche sono mutate; agli esordi la medicina e la chirurgia estetica erano esercitate da un gruppo ristretto di professionisti che hanno avuto il merito di mettere a disposizione le loro conoscenze e la loro esperienza professionale al servizio dei colleghi. Oggi la chirurgia e la medicina estetica sono praticate da molti professionisti e il numero dei pazienti ai quali le cure sono rivolte risulta essere in continua espansione. I trattamenti medici, per poter essere ritenuti leciti, devono svolgere le funzioni alle quali sono deputati, ovvero la diagnosi e la terapia, a prescindere dalla singola branca di intervento, poiché se così non fosse tutti i trattamenti, compresi quelli di medicina estetica, risulterebbero illeciti in virtù del limite imposto dall’art. 5 del Codice Civile. trattamenti di medicina estetica sono rivolti, come qualsivoglia trattamento medico, alla cura di una determinata patologia. La dimostrazione si è avuta con l’immissione in commercio del primo farmaco avente finalità esclusivamente estetiche, avente quale principio attivo la tossina botulinica. Nel foglietto illustrativo del farmaco, alla voce ‘indicazioni’ si leggeva ‘XXX è indicato per il temporaneo miglioramento delle rughe verticali, di grado da moderato a grave...quando la gravità di tali rughe ha un importante impatto psicologico per il paziente’. Dalla disamina operata è possibile dedurre che i trattamenti medici esclusivamente indirizzati alla cura di dismorfismi corporei, possono essere ritenuti leciti solo ove questi siano idonei a curare l’impatto psicologico che il paziente subisce dalla permanenza del dimorfismo lamentato. Non si interviene, dunque, per prevenzione, ne per incrementare o prolungare lo stato di benessere del paziente, bensì per curare, in senso proprio, una patologia che consiste in quell’impatto psicologico per il paziente che legittima l’intervento del medico estetico. Non appare, pertanto, possibile accettare che ancora oggi si affermi che non vi è una definizione di medico estetico o di chirurgo estetico, e addirittura di chirurgo plastico, categoria questa ultima che possiede anche un percorso universitario di specialità. Risulta, del pari, inaccettabile l’affermazione per la quale in Italia non esisterebbe una normativa deputata alla definizione dei luoghi in cui gli atti medici devono essere eseguiti. Si indicano, ex multis, le linee guida della Regione Lazio propedeutiche al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria in favore degli studi medici di cui all’art. 4 comma 2 L.R. 4/2003”.
 
Marcella Melino: “...andrebbe fatto un regolamento...un odontoiatra può iniettare dei filler, per me può ricostruire quello che è parte dalla bocca, però la pelle del viso è compito di un odontoiatra o di un dermatologo?”
“Tale affermazione – conclude la Sies - non risponde a verità. Il settore della estetica periorale è stato puntualmente disciplinato a seguito di richieste espresse della Associazione mia cliente e del Collegio Italiano delle Società di Medicina Estetica, con un parere diramato dal Consiglio Superiore di Sanità. I confini dell’intervento dell’odontoiatra sono ivi ben tracciati, e al professionista è concesso di intervenire esclusivamente per cure connesse a quelle odontoiatriche e nella sola zona periorale”. 

03 novembre 2015
© Riproduzione riservata

 

Medicina estetica. Bartoletti (Sime): “Prendiamo distanze chi usa sostanze non autorizzate”

In una nota la Società Italiana di Medicina Estetica nel commentare la puntata di Report di ieri “prende formalmente le distanze e condanna tutti i medici che utilizzano nella propria pratica clinica sostanze non autorizzate o macchinari non idonei”

 

02 NOV - "La Società Italiana di Medicina Estetica prende formalmente le distanze e condanna tutti i medici che utilizzano nella propria pratica clinica sostanze non autorizzate o macchinari non idonei. Si tratta, infatti, di abusi clinici che troppo spesso mettono a repentaglio la salute del paziente”. È quanto dichiara il presidente della SIME Emanuele Bartoletti in riferimento alla puntata di ieri di Report sulla ‘giungla’ della chirurgia estetica.

In particolare in relazione ai casi di cronaca trattati nella puntata di Report andata in onda ieri 1 novembre 2015 su RaiTre, la SIME sottolinea “di raccogliere tra i propri membri ordinari, solo coloro che abbiano seguito un corso di formazione specifico in Medicina Estetica, quadriennale se si è frequentato una Scuola privata, biennale se un Master.Solo dopo un percorso formativo di questo tipo il medico matura le competenze sufficienti per poter operare con sicurezza in questo campo della Medicina in cui i pazienti sono sani e in cui il margine di sicurezza deve essere il più ampio possibile, come elevato deve essere anche l'impegno etico del medico di riferimento”.

02 novembre 2015
© Riproduzione riservata


Medicina estetica. Ordine medici di Bologna risponde a Report: “Offesa nostra immagine. Fatti presentati in modo pregiudiziale”

Il presidente Pizza scrive alla nostra redazione "non per difendere una mia immagine personale quanto piuttosto per tutelare la corretta immagine dell’Ordine dei Medici di Bologna che è risultata ingiustamente deformata se non offesa dal servizio". Al centro della polemica le mancate sanzioni a un medico dopo un intervento di estetica per il quale è stato condannato in primo grado per lesioni colpose.

 

02 NOV - Al centro della puntata di ieri di Report su Rai3 la medicina estetica. Con forti polemiche anche contro l’Ordine dei medici in tema di sanzioni agli iscritti al punto che la conduttrice Milena Gabbanelli ha affermato: “Che cosa ci sta a fare se chi fa cose vietate, sapendolo, poi sempre là resta?” (Leggi il resoconto della trasmissione).
 
Il riferimento è al caso di un medico bolognese condannato, con sentenza di primo grado, a 14 mesi per lesioni colpose dopo un intervento andato male di medicina estetica, che però non è stato sanzionato dall'Ordine. Su questo è stato intervistato anche il presidente Giancarlo Pizza che, in questa lettera inviata oggi alla nostra redazione, critica però fortemente la gestione della trasmissione e il messaggio che ne è venuto fuori. 
 
Gentile direttore,
si meraviglierà se mi rivolgo a lei per esternare il mio disappunto rispetto allo specifico contenuto della trasmissione  di Report di ieri domenica 1° novembre riguardante l'Ordine che mi onoro di presiedere e la sua spacciata inazione rispetto al perseguimento di assunti illeciti disciplinari.

 
Naturalmente le scrivo non per difendere una mia immagine personale quanto piuttosto per tutelare la corretta immagine dell’Ordine dei Medici di Bologna che è risultata ingiustamente deformata se non offesa dal servizio.
 
L'estrapolare due brevissimi stralci dal corpo di una lunga intervista illustrativa, carte alla mano, della problematica oggetto di trasmissione, è tecnica giornalistica atta a rendere sicuramente funzionale ed organico qualsiasi dichiarazione alle pur apprezzabili generali finalità di denuncia dell'inchiesta, a patto di non stravolgerne il senso ed imputare all'Ordine modi di agire protezionistici che gli sono del tutto estranei.
 
Se ci si rivolge non tanto ad un Ordine professionale, ma anche ad un Giudice oltre un certo termine, stabilito per legge a pena di prescrizione, non avrà né otterrà alcuna sentenza favorevole, sia penale che civile.
 
Così succede anche per il Giudice disciplinare, soggetto anch'egli alle disposizioni di legge ed alle conseguenti relative responsabilità, ma non certo alle particolari esigenze di un format televisivo.
 
Se peraltro una qualunque persona, risulti civilmente condannato sulla base del criterio di giudizio del "più probabile che non" rispetto alla prova del nesso causale tra condotta  ed evento prodottosi, ciò non significa che quello stesso criterio probabilistico valga in sede disciplinare, come non vale in penale: in assenza di certezza della prova di colpevolezza al di fuori di ogni dubbio non si procede a condanne disciplinari.
 
La Giornalista è stata compiutamente informata di tutto ciò durante l’intervista avvenuta in due tempi dell’intera vicenda, ma ha preferito  stralciare ed enfatizzare solo ciò che risultava  isolatamente funzionale alla propria pregiudiziale interpretazione dei fatti.
Questo Ordine, allorquando è stato posto in condizione di avere prove certe di elementi impattanti sul Codice Deontologico si è sempre immediatamente attivato come, ad esempio, nel caso delle numerose sospensioni all’Albo sino a 6 mesi per quei medici coinvolti nella vicenda, definita a suo tempo “Ricettopoli”, senza peraltro dover necessariamente attendere, per i risvolti deontologici, la definizione dei procedimenti pendenti davanti alla Magistratura ordinaria.
 
Mi auguro che lei vorrà ospitare questa lettera al fine di rendere “giustizia”, nei limiti del possibile, all’immagine di questo Ordine che è sempre stato impegnato nella ricerca di verità concrete e per i propri fini istituzionali.
 
Giancarlo Pizza
Presidente Omceo Bologna

02 novembre 2015
© Riproduzione riservata


Allegati:

 

Resoconto puntata Report 1-11-2015

 

 

pubblicato il 03/11/2015

Quotidiano Sanità Lavoro e Professioni

 

Medicina estetica. Ordine medici di Bologna risponde a Report: “Offesa nostra immagine. Fatti presentati in modo pregiudiziale”

Il presidente Pizza scrive alla nostra redazione "non per difendere una mia immagine personale quanto piuttosto per tutelare la corretta immagine dell’Ordine dei Medici di Bologna che è risultata ingiustamente deformata se non offesa dal servizio". Al centro della polemica le mancate sanzioni a un medico dopo un intervento di estetica per il quale è stato condannato in primo grado per lesioni colpose.

 

02 NOV - Al centro della puntata di ieri di Report su Rai3 la medicina estetica. Con forti polemiche anche contro l’Ordine dei medici in tema di sanzioni agli iscritti al punto che la conduttrice Milena Gabbanelli ha affermato: “Che cosa ci sta a fare se chi fa cose vietate, sapendolo, poi sempre là resta?” (Leggi il resoconto della trasmissione).
 
Il riferimento è al caso di un medico bolognese condannato, con sentenza di primo grado, a 14 mesi per lesioni colpose dopo un intervento andato male di medicina estetica, che però non è stato sanzionato dall'Ordine. Su questo è stato intervistato anche il presidente Giancarlo Pizza che, in questa lettera inviata oggi alla nostra redazione, critica però fortemente la gestione della trasmissione e il messaggio che ne è venuto fuori. 
 
Gentile direttore,
si meraviglierà se mi rivolgo a lei per esternare il mio disappunto rispetto allo specifico contenuto della trasmissione  di Report di ieri domenica 1° novembre riguardante l'Ordine che mi onoro di presiedere e la sua spacciata inazione rispetto al perseguimento di assunti illeciti disciplinari.

 
Naturalmente le scrivo non per difendere una mia immagine personale quanto piuttosto per tutelare la corretta immagine dell’Ordine dei Medici di Bologna che è risultata ingiustamente deformata se non offesa dal servizio.
 
L'estrapolare due brevissimi stralci dal corpo di una lunga intervista illustrativa, carte alla mano, della problematica oggetto di trasmissione, è tecnica giornalistica atta a rendere sicuramente funzionale ed organico qualsiasi dichiarazione alle pur apprezzabili generali finalità di denuncia dell'inchiesta, a patto di non stravolgerne il senso ed imputare all'Ordine modi di agire protezionistici che gli sono del tutto estranei.
 
Se ci si rivolge non tanto ad un Ordine professionale, ma anche ad un Giudice oltre un certo termine, stabilito per legge a pena di prescrizione, non avrà né otterrà alcuna sentenza favorevole, sia penale che civile.
 
Così succede anche per il Giudice disciplinare, soggetto anch'egli alle disposizioni di legge ed alle conseguenti relative responsabilità, ma non certo alle particolari esigenze di un format televisivo.
 
Se peraltro una qualunque persona, risulti civilmente condannato sulla base del criterio di giudizio del "più probabile che non" rispetto alla prova del nesso causale tra condotta  ed evento prodottosi, ciò non significa che quello stesso criterio probabilistico valga in sede disciplinare, come non vale in penale: in assenza di certezza della prova di colpevolezza al di fuori di ogni dubbio non si procede a condanne disciplinari.
 
La Giornalista è stata compiutamente informata di tutto ciò durante l’intervista avvenuta in due tempi dell’intera vicenda, ma ha preferito  stralciare ed enfatizzare solo ciò che risultava  isolatamente funzionale alla propria pregiudiziale interpretazione dei fatti.
Questo Ordine, allorquando è stato posto in condizione di avere prove certe di elementi impattanti sul Codice Deontologico si è sempre immediatamente attivato come, ad esempio, nel caso delle numerose sospensioni all’Albo sino a 6 mesi per quei medici coinvolti nella vicenda, definita a suo tempo “Ricettopoli”, senza peraltro dover necessariamente attendere, per i risvolti deontologici, la definizione dei procedimenti pendenti davanti alla Magistratura ordinaria.
 
Mi auguro che lei vorrà ospitare questa lettera al fine di rendere “giustizia”, nei limiti del possibile, all’immagine di questo Ordine che è sempre stato impegnato nella ricerca di verità concrete e per i propri fini istituzionali.
 
Giancarlo Pizza
Presidente Omceo Bologna

02 novembre 2015
© Riproduzione riservata



pubblicato il 03/11/2015

Doctor33 Nov 3/2015

Pizza (Omceo Bo) vs Report: ordini non in grado di fermare medici sinistrosi

«Non si può dire che l'ordine non fa nulla per impedire certe cose, occorre riferire le cose correttamente». Il presidente Omceo Bologna Giancarlo Pizza in merito all'intervista andata in onda nel servizio su Rai 3 di Report del 1° novembre "Belli da paura", dedicato ai guasti di certa medicina estetica, controreplica alle interpretazioni cui la trasmissione può aver dato adito sul ruolo disciplinare dell'Ordine. Lo fa con una lettera "aperta", a sottolineare la sua sfiducia verso il programma che avrebbe ridotto un'ora e mezza di conversazione tra giornalista, presidente Omceo ed avvocato a una sorta di tesi sull'autoreferenzialità degli ordini. Il servizio tratta di un medico estetico bolognese, sanzionato sia penalmente sia civilmente per interventi con filler al silicone e si sofferma su alcuni aspetti del contenzioso disciplinare - convocazione del solo medico e non anche del paziente, mancata irrogazione di una sanzione dopo la sentenza civile - che chiamano in causa tanto la normativa sul procedimento ordinistico quanto il comportamento dell'Ordine felsineo nello specifico. Per Pizza, il servizio non prende atto che «la condanna civilistica del chirurgo estetico, sulla cui base invocare l'intervento dell'Ordine, è basata sulla probabilità ma non sulla certezza che sia stato il suo trattamento con il silicone a deturpare il viso della paziente». Il medico estetico era stato condannato in più sedi. In sede penale, la condanna (lesioni colpose) è stata in primo grado e si attende l'appello per il 2017. In questi casi per prassi l'Ordine apre il procedimento e lo sospende in attesa della sentenza di secondo grado; precorresse i tempi con la sentenza disciplinare, magari sospendendo il medico, una volta che questi fosse riconosciuto innocente, potrebbe esporsi a contenziosi e risarcimenti chiesti dal medico danneggiato dal verdetto sanzionatorio, è la risposta corrente. Ma nel caso di Bologna il medico è stato anche condannato in ambito civile nel 2013 a risarcire una paziente che lo aveva denunciato nel 2009 per essere stata deturpata da infiltrazioni di silicone; al tempo della denuncia la paziente aveva fatto esposto e l'Ordine aveva convocato il medico sanzionandolo con avvertimento perché non aveva chiesto alla paziente il consenso informato. La tesi del servizio è che l'Ordine avrebbe potuto e dovuto aprire un fascicolo autonomamente e fermare un medico così "sinistroso". Pizza ha risposto ricordando che in ambito civile l'azione disciplinare si prescrive in cinque anni. E a DoctorNews ribadisce: «Nel 2013 è arrivata la sentenza di condanna, contro cui il medico non ha fatto ricorso e io mi sono accinto a convocarlo pur consapevole che non aveva "confessato" la sua colpevolezza. Non era stato provato che il silicone che ha prodotto il danno lo avesse iniettato lui, c'erano stati interventi di altri medici sulla paziente; tuttavia il medico non era riuscito a provare nemmeno la sua condotta diligente, e sarebbe stato perseguibile disciplinarmente. Ma quando gli ho girato la notizia della sentenza ottenuta dalla paziente, l'avvocato del medico ha eccepito che erano trascorsi i termini quinquennali di prescrizione. Non potevamo più fare niente, e in casi come questo nulla è imputabile all'Ordine».

Mauro Miserendino

 

pubblicato il 03/11/2015

 

Gent.mo Dott. Fassari,

si meraviglierà se mi rivolgo a Lei per esternare il mio disappunto rispetto allo specifico contenuto della trasmissione  di Report di ieri domenica 1° novembre riguardante l'Ordine che mi onoro di presiedere e la sua spacciata inazione rispetto al perseguimento di assunti illeciti disciplinari.

Naturalmente Le scrivo non per difendere una mia immagine personale quanto piuttosto per tutelare la corretta immagine dell’Ordine dei Medici di Bologna che è risultata ingiustamente deformata se non offesa dal servizio.

L'estrapolare due brevissimi stralci dal corpo di una lunga intervista illustrativa, carte alla mano, della problematica oggetto di trasmissione, è tecnica giornalistica atta a rendere sicuramente funzionale ed organico qualsiasi dichiarazione alle pur apprezzabili generali finalità di denuncia dell'inchiesta, a patto di non stravolgerne il senso ed imputare all'Ordine modi di agire protezionistici che gli sono del tutto estranei.

Se ci si rivolge non tanto ad un Ordine professionale, ma anche ad un Giudice oltre un certo termine, stabilito per legge a pena di prescrizione, non avrà nè otterrà alcuna sentenza favorevole, sia penale che civile.

Così succede anche per il Giudice disciplinare, soggetto anch'egli alle disposizioni di legge ed alle conseguenti relative responsabilità, ma non certo alle particolari esigenze di un format televisivo.

Se peraltro una qualunque persona, risulti civilmente condannato sulla base del criterio di giudizio del "più probabile che non" rispetto alla prova del nesso causale tra condotta  ed evento prodottosi, ciò non significa che quello stesso criterio probabilistico valga in sede disciplinare, come non vale in penale: in assenza di certezza della prova di colpevolezza al di fuori di ogni dubbio non si procede a condanne disciplinari.

 

La Giornalista è stata compiutamente informata di tutto ciò durante l’intervista avvenuta in due tempi dell’intera vicenda, ma ha preferito  stralciare ed enfatizzare solo ciò che risultava  isolatamente funzionale alla propria pregiudiziale interpretazione dei fatti.

Questo Ordine, allorquando è stato posto in condizione di avere prove certe di elementi impattanti sul Codice Deontologico si è sempre immediatamente attivato come, ad esempio, nel caso delle numerose sospensioni all’Albo sino a 6 mesi per quei medici coinvolti nella vicenda, definita a suo tempo “Ricettopoli”, senza peraltro dover necessariamente attendere, per i risvolti deontologici, la definizione dei procedimenti pendenti davanti alla Magistratura ordinaria.

Mi auguro che Lei vorrà ospitare questa lettera al fine di rendere “giustizia”, nei limiti del possibile, all’immagine di questo Ordine che è sempre stato impegnato nella ricerca di verità concrete e per i propri fini istituzionali.

Cordiali saluti.

                                                                          IL PRESIDENTE

                                                                       (Dott. Giancarlo Pizza)

 

 

Presidente

Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

Via G.Zaccherini-Alvisi 4

40138 Bologna

pubblicato il 22/10/2015

Agenzia dell'entrate - Risoluzione n.88/E.88/E del 19 ottobre 2015 -Fatturazione a regime fiscale dei compensi da versare ai medici, dipendenti in rapporto esclusisovo, che svolgono attività di CTU

pubblicato il 17/10/2015
pubblicato il 17/10/2015

Euromotion Medical è una società di recruiting francese che si occupa di selezionare medici italiani desiderosi di lavorare in Francia.

Abbiamo diverse offerte di lavoro in TUTTE le regione della Francia per le maggiori specialità medica: anestesia, radiologia, cardiologia, medicina fisica e riabilitativa, pneumologia, pediatria, medicina del lavoro, ginecologia, ecc 

Euromotion Medical si occupa anche della parte logistica del trasferimento in Francia del medico (ricerca di case e appartamenti, scuole per i bambini, ecc).

In allegato qualche offerte di lavoro suddivise per specialità medica.

Potreste pure scoprire tutte le nostre offerte di lavoro in dettaglio tramite nostro sito internet: www.euromotion-medical.com

Non esitate a contattarci su questo numero per maggiori informazioni : +33 9 80 80 14 18
Aspettiamo la vostra candidatura su questo indirizzo mail: nicetomeetyou@euromotion-medical.com 

 

pubblicato il 25/08/2015

Illustrissimo sig. Presidente,

sull’ultimo Bollettino Notiziario – n. 8 Agosto 2015 – ho letto con attenzione le “Considerazioni sul Bilancio Consuntivo Enpam 2014” redatte dai consulenti di fiducia incaricati dall’OMCeO di Piacenza di valutare detto Bilancio, e le note e rilievi, a margine, espresse dal Presidente dall’OMCeO di Piacenza, Dott. Augusto Pagani.

Sono rimasto a dir poco sconcertato e mi sono posto la seguente domanda: Esiste un deficit di democrazia rappresentativa e decisionale, oltreché di scarsa trasparenza, nella gestione e governance dell’ENPAM?

Purtroppo, la mia risposta è si, esiste! E mi piacerebbe che altri colleghi si esprimessero in merito e si aprisse un dibattito su queste tematiche, visto che siamo tutti obbligatoriamente iscritti al nostro Ente di previdenza da cui ci aspetteremmo informazioni più corrette, più complete, più veritiere e  meno arzigogolate o distorsive della realtà.

Quanto rilevato dai consulenti esterni che hanno esaminato, e fatto le pulci, alle 310 pagine del bilancio Enpam, stride nettamente con le dichiarazioni fatte a più riprese negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi mesi, dal riconfermato Presidente Enpam Alberto Oliveti, in merito ai risultati della sua gestione, a tratti eccessivamente trionfalistici, e della bontà e democraticità del nuovo Statuto della Fondazione Enpam.

Basti solo ricordare alcuni dati di fatto e talune criticità:

- Sono anni che il CDA dell’Enpam non risponde pubblicamente alle considerazioni, rilievi e critiche fatte da consulenti esterni incaricati da alcuni Ordini dei medici e degli odontoiatri ( o almeno io non le ho viste queste risposte, o mi sono sfuggite) fatte con il preminente scopo di informare meglio gli iscritti all’Enpam e di stimolare a migliorare la gestione dei soldi di tutti i medici.

- Sul “Giornale della Previdenza” non vedo mai riportate le posizioni critiche o contrarie, se non , a volte, in modo troppo marginale, schematico ed insufficiente. Allora mi chiedo, a cosa serve tale giornale dove non hanno diritto di rappresentanza le posizioni critiche o minoritarie?

- Il Presidente Oliveti si è vantato più volte che con la riforma voluta dal programma del suo mandato e ora vigente, la sostenibilità delle pensioni dei medici ed odontoiatri arriva a 50 anni. Bene, non possiamo che esserne contenti! Ma se la memoria non mi fa difetto, in uno dei suoi editoriali ebbe a formulare che pur nella fantavavolistica ipotesi che i medici avessero smesso di versare i contributi, il patrimonio dell’Enpam sarebbe bastato comunque a coprire le pensioni per 50 anni. Aldilà del fatto che un semplice calcolo stabilisce che l’attuale patrimonio Enpam sarebbe sufficiente ad erogare le attuali pensioni per non più di 12 anni, il vero problema sta nel fatto che il numero dei pensionati sta crescendo più degli iscritti. Le misure messe in atto e la riforma, rispondono adeguatamente a questo problema?

- Riguardo alla democraticità e rappresentatività nella neoeletta Assemblea Nazionale, che prende il posto del Consiglio Nazionale, le minoranze in sostanza non hanno diritto di rappresentanza e di voto; perchè il nuovo sistema di elezioni, votato e approvato legittimamente dal Consiglio uscente, finisce per favorire ed eleggere, in pratica, solo i rappresentanti dei contribuenti iscritti ai sindacati maggioritari. Sindacati e altre organizzazioni maggioritarie che condizionano e determinano le elezioni di gran parte dei Presidenti degli Ordini , che poi hanno rappresentanza e numero di voti maggioritari all’interno dell’Assemblea Nazionale, del CDA e degli altri organi di governance dell’ENPAM, e che poi hanno pure i voti per modificare Statuti e regolamenti elettorali che favoriscono la spartizione del potere, non solo decisionale, e delle poltrone sempre fra gli stessi, o fra gli amici allineati e funzionali al mantenimento del sistema. Più o meno in linea con quello che succede nella politica nazionale e locale. Tutto formalmente legittimo e democratico. Ma una democrazia che ostacola il rinnovamento ed il ricambio anche generazionale, che democrazia è??

- In tema di rappresentanza delle istanze ed interessi degli iscritti all’Enpam, è giusto che un Presidente di un Ordine che ha più o meno un migliaio di iscritti valga come peso e come voto quanto un Presidente di un Ordine che ha dieci o venti volte più iscritti?

 

- Dalla relazione dei sopracitati consulenti esterni incaricati di esaminare il bilancio Enpam 2014 ( alla quale si rimanda il lettore per altre sorprese), se non ho capito male – vista la materia ostica e difficile, si rileva una redditività netta del 2% della gestione del patrimonio Enpam. Se ci dovessero essere altre spese inserite in vari meandri del bilancio, in modo poco trasparente, la redditività netta sarebbe ancora più bassa. E sarebbe sufficiente per reggere alla sostenibilità futura delle nostre pensioni?

E che dire del fatto che “La redditività del parco immobiliare è inferiore allo 0,4%, che diviene una perdita se si considerano anche le spese del personale addetto alla gestione del recupero crediti dei canoni impagati e i canoni non più incassabili”. Cosa intendono fare il Presidente Oliveti ed il CDA per migliorare la redditività del patrimonio immobiliare, attualmente decisamente deludente?

Quanto alla tanto decantata riduzione dei costi degli organi societari e amministrativi, questa cozza con i dati messi a bilancio, in cui i costi degli organi societari, ovvero Presidente, Vicepresidenti, componenti del CDA, Comitato esecutivo, Commissioni consultive e Collegio sindacale, sono aumentati del 10% passando dai 3,9 milioni del 2013 ai 4,3 milioni del 2014.

 

Ci auguriamo, per la verità senza grandi aspettative, che il Presidente Oliveti ed il CDA si decidano, finalmente, a dare ampie ed esaustive risposte pubbliche, e con ampio spazio sul “Giornale della Previdenza”, ai rilievi, considerazioni e critiche costruttive poste più volte dai sopracitati consulenti esterni e da alcuni Presidenti di Ordine.

 

Per concludere, voglia gradire il mio apprezzamento e ringraziamento per quanto sta facendo, assieme ad altri Presidenti di Ordine, e per le iniziative messe in campo, per la democrazia rappresentativa , la trasparenza, la riduzione dei costi della governance dell’ENPAM, e non ultima, per l’informazione ai medici ed odontoiatri di come vengono gestiti e amministrati i loro contributi previdenziali.

 

Cordiali saluti.

Sergio Ceravolo

 

pubblicato il 18/07/2015

Si allega di seguito lettera dell'Avvocato Alessandro Gamberini in merito alla problematica REMS.

pubblicato il 13/05/2015
pubblicato il 16/01/2015

Si ricerca Medico specialista in Cardiologia per collaborazione con Guardia Medica Privata per Bologna e zone limitrofe.

Per informazioni contattare il numero 051-224466 in orario di segreteria

dal lunedì  al giovedì dalle 8:30 alle 17:00

 il venerdì dalle 8,30 alle 12,30.

pubblicato il 16/01/2015

                       La  società Holiday System srl, organizza da più di 20 anni colonie estive per ragazzi/e in Trentino ed è alla ricerca di medici, anche specializzandi, da inserire come responsabile sanitario nei propri soggiorni. I periodi variano da 13 giorni a 15 giorni  a partire dal 15 di giugno. Per il turno di 13 giorni è previsto un compenso netto di € 930,00 e per il turno da 15 giorni il compenso netto è di € 1.000,00.Le spese di vitto ed alloggio saranno totalmente a carico nostro.

Vi preghiamo di voler diffondere la presente presso i vostri associati che, se interessati, potranno contattarci ai seguenti recapiti: tel 0464 423854  fax 0464 401091 e-mail m.cima@holidaysystem.it  inviando curriculum e disponibilità.

 

 

 

pubblicato il 07/01/2015

Nuove competenze in sanità. Il rischio vero è quello di segare “a metà” i malati (da quotidianosanita del 5 gennaio 2015)

 

Torno sul fatidico “comma 566″ della stabilità. Da quello che leggo, l’unica organizzazione che riesco a intravedere è quella che si basa sul presupposto di separare la clinica dall’assistenza e quindi di organizzare due sistemi paralleli ma separati. Con i malati divisi a metà tra medici e infermieri

04 GEN – L’articolo di Saverio Proia secondo me è prezioso e illuminante. Non dice cose nuove, e siccome Proia,  diversamente da altri, è in buona fede  crede in quello che scrive, ed è coerente con ciò in cui  crede, le tesi che sostiene  si possono leggere già nei suoi articoli sulle competenze avanzate del 2012.

Per cui per quello che mi riguarda  nei suoi confronti valgono le obiezioni già fatte dal 2012 ad oggi. E’ un articolo apologetico nel senso che difende giustamente  l’ operato del suo ministero e però ci da due informazioni chiare:
· il comma 566 è una norma che “mette in sicurezza” l’accordo sulle competenze avanzate che si è perso  per strada
· il comma 566 è stata una proposta del ministero della salute

Sulla scorta di queste informazioni ritengo che la vera ed unica novità del comma 566  non sia nei contenuti, ma nel sancire il passaggio  della questione “competenze avanzate” dal piano  tecnico della proposta, al piano politico della sua praticabilità, cioè dalla ipotesi  si passa alla attuazione.

 Dal punto di vista formale la responsabile politica del comma 566 è del ministro della salute Beatrice Lorenzin e non altri per cui il ministro è il nostro interlocutore naturale. Convinto come sono che il comma 566  si configura come un passaggio delicato, difficile, complesso  prima di farmi una opinione mi rivolgo questa volta alla ministra Lorenzin per chiederle dei chiarimenti.

Signora ministra  leggo, che il comma 566 è proposto come qualcosa  di rivoluzionario destinato a cambiare organizzazione del lavoro, profili professionali, genere di servizi, rapporti tra professioni quindi forme storiche di cooperazione  inter lavorativa, a favorire transiti da professioni generiche a professioni specialistiche, a perseguire scopi di risparmio, a riallocare  professioni, a redistribuire competenze da  professioni ad altre professioni..ecc.

Ma da quel che vedo, il comma 566  è costituito da ben 7 righe e mezzo, e da quel che leggo esso sembra proposto, forse in modo eccessivamente enfatico, come un gene frutto delle bioteconologie  ministeriali, regionali e sindacali cioè come figlio di cento albumi, dal quale dovrebbe nascere non tanto e solo delle nuove  professioni cioè dei nuovi ibridi, ma addirittura un nuovo sistema sanitario. Questa supposta riforma si legge nel  comma 566 dovrebbe essere attuata con un accordo  tra governo e regioni e  le rappresentanze  dei profili sanitari interessati….le chiedo prima di tutto se i medici sono ammessi a questo accordo oppure no…cioè se tra i profili interessati alla riforma rientrano anche loro oppure no. La mia  domanda, signora ministra, come potrà capire si spiega con il fatto che sino ad ora quello che è stato definito “accordo sulle competenze avanzate”  è stato concepito come rottura con i medici e quindi come un accordo separato. Da parte mia troverei alquanto pericoloso ripensare la “costituzione” delle professioni o il loro patrimonio genetico senza coinvolgere tutte le professioni.

Immagino signora ministra  che la riforma che lei propone avvalendosi della forza della legge di stabilità, abbia il sostegno di una solida base di conoscenze  programmatiche, cioè immagino che quello che come ministero proponete  si basi su dei dati e su previsioni cioè su un programma di cambiamenti altrimenti temo che l’improvvisazione ideologica  nuoccia alla tenuta del sistema più delle bombe d’acqua. Si citano come esperienza consolidata il see and treet della Toscana ma il numero di infermieri coinvolti in questa esperienza rispetto alla totalità degli infermieri toscani è infinitesimale.

Mi vuol dire sul piano previsionale quanti infermieri saranno coinvolti nel processo di specializzazione, quanti infermieri resteranno nella loro attuale condizione, quante sono le professioni coinvolte nel processo di redistribuzione delle competenze e soprattutto quanti operatori  perderemo  o guadagneremo  in termini di mercato del lavoro? Cioè siccome il primo scopo è quello del risparmio, quali saranno secondo il suo ministero gli effetti sul mercato del lavoro  delle operazioni di demansionamento di alcune professioni e di rimansionamento di  altre professioni?
Infine una ultima domanda. Tutti parlano di una grande occasione per riorganizzare il sistema.. .immagino che i modelli di riorganizzazione siano già definiti  nella vostra base programmatoria…ma se l’intera operazione è a costo zero, se  le professioni ammesse alla concertazione sono quelle sanitarie, e l’operazione di fatto  si riduce  a demansionare/rimansionare  le professioni…scusi signora ministra, ma di quale riorganizzazione state parlando? Da quello che leggo e nonostante le chiacchiere sull’integrazione, la multidisciplinarietà ecc, l’unica organizzazione che riesco a intravedere è quella che si basa sul presupposto  di separare la clinica dall’assistenza e quindi di organizzare  due sistemi paralleli  ma separati.

Spero di sbagliarmi ma le dico subito, con tutto il rispetto per la sua funzione istituzionale, che se avete in mente questa aberrazione vorrebbe dire che siete disposti a segare in due il malato, mezzo ai medici e mezzo agli infermieri, e in questo vedo molta, molta irresponsabilità.

Ivan Cavicchi

pubblicato il 15/11/2014

In questi giorni su  Doctornews sono comparsi due articoli che hanno trattato dell’impatto che potrebbe avere sugli iscritti ENPAM il fatto che il “tasso annuo di rivalutazione dei montanti contributivi” quest’anno sarà negativo, producendo l’effetto di sottrarre soldi al salvadanaio previdenziale dei futuri pensionati.

Nel primo articolo dell'8 novembre u.s. il Presidente Enpam, dottor Alberto Oliveti, ne sostiene l’assenza, ma non ci ricorda  che il Fondo Generale e quello dei Convenzionati esterni sono passati al contributivo “Dini” - il primo con la riforma del 2012, il secondo addirittura qualche anno prima - e quindi il problema della “rivalutazione negativa” esiste anche nell’ENPAM.

Ha fatto bene Marco Perelli Ercolini, vicepresidente Federspev, a rammentarlo a tutti noi nel secondo articolo.

Entrambi però sbagliano quando criticano il meccanismo di legge che oggi ha portato a questo fenomeno. Nessuno si è lamentato quando lo stesso criterio di calcolo ha portato in passato ad una rivalutazione annua dei contributi in alcuni casi fino al 6%, quindi ben oltre l’inflazione. Entrambi dimenticano che trovare meccanismi per i quali la spesa pensionistica possa essere stabilita “a prescindere” dallo stato socioeconomico del paese è impossibile e significa condannare le giovani generazioni, stante il sistema a ripartizione, a sostenere ulteriori sacrifici dettati solo dall’egoismo di chi li ha preceduti.

 

Al Presidente Oliveti rimprovero, in verità, anche il messaggio preoccupante di una possibile riduzione del 10% ed oltre delle nostre pensioni a causa della probabile maggiore aliquota di prelievo sulle rendite finanziarie (dal 20 al 26%). Ricordo a lui ed ai colleghi che il 10% della nostra spesa pensionistica annua corrisponde a circa 140 milioni di euro e che l’aumento previsto di tasse per l’intero comparto delle casse privatizzate sarebbe di circa 28 milioni di euro (di cui meno della metà per l’ENPAM). Come si può paventare la necessità di una riduzione di 140 milioni di spesa se il nostro surplus di tasse sarà di non più di 14 milioni di euro? Piuttosto ci sarebbe da domandarsi il perché di questa modesta differenza di spesa. Forse perché il nostro patrimonio Enpam rende poco?

 

Renato Mele

Rappresentante Toscana - Consulta Libera professione  ENPAM 

pubblicato il 05/08/2014

 

COMUNICATO STAMPA

Forum Nazionale dei Giovani della Sanità

AL VIA IL FORUM NAZIONALE DEI GIOVANI DELLA SANITA’

 

Ha preso il via il Forum Nazionale dei Giovani della Sanità (FNGS), piattaforma di confronto programmatico che unisce associazioni, gruppi, comitati, consulte e sezioni giovanili di società ed organizzazioni operanti nel settore della sanità e salute. Il FNGS nasce col fine di creare convergenze, partendo dai contenuti, tra tutti quei giovani professionisti del sistema salute che hanno a cuore le sorti della Sanità Italiana, in un momento storico in cui è necessario imprimere una svolta coraggiosa alle politiche sanitarie a sostegno delle giovani generazioni e del sistema sanitario nazionale, con particolare riferimento a programmazione dei fabbisogni, formazione pre/post lauream, accesso al lavoro, valorizzazione di competenze e professionalità, centralità della persona,valore delle medical humanities e della salute globale, sostenibilità e competitività del SSN in una dimensione europea.

Il FNGS, pertanto, si propone quale progetto di ampio respiro, aperto e dinamico, che parteciperà al dibattito permanente in tema di sanità e salute attraverso la produzione di position statements e proposte tecniche. In tale contesto  il FNGS si è posto l’obiettivo specifico di far pervenire il proprio contributo al Tavolo Politico tra Governo e Regioni istituito dal Patto per la Salute, incaricato di individuare, in modo partecipativo ed entro una scadenza definita, i contenuti di un disegno legge delega che faciliti l'accesso delle giovani professionalità sanitarie all'interno del SSN, valorizzandone il ruolo anche in chiave di integrazione multidisciplinare, e che ri-disciplini la formazione di base e specialistica.

Già 10 le realtà che hanno aderito al momento al Manifesto del Forum Nazionale dei Giovani della Sanità e molte altre in procinto di aggregarsi.

 

Soggetti aderenti al Manifesto del Forum Nazionale dei Giovani della Sanità:

pubblicato il 05/06/2014

 

 

 

L’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS-Ente Morale

Fondata a Bologna nel 2007, l’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus, Ente Morale ha come fine la tutela della salute della popolazione, l’umanizzazione, la personalizzazione e la sostenibilità dei trattamenti basandosi sulla centralità del paziente nella scelta delle cure. L’ente tutela, salvaguarda, promuove, studia, tramanda e applica il patrimonio culturale dei saperi e dei sistemi medici antropologici sia occidentali sia orientali, nel rispetto dell’integrità originaria e tradizionale dei singoli paradigmi e lignaggi. La Onlus promuove e sostiene iniziative finalizzate al progresso degli studi e delle ricerche nei vari campi di intervento della Medicina Centrata sulla Persona.

www.medicinacentratasullapersona.org

Dopo la straordinaria lezione magistrale "La Medicina Tibetana patrimonio dell’Umanità", organizzata dall’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus nel 2010 all’Università di Bologna, il Prof. Namkhai Norbu torna all’Alma Mater per presentare l’opera da anni attesa dagli studiosi.

Interverrà il Dr Fabian J. Sanders dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, co-curatore dell’opera

 

Shang Shung Edizioni

La Shang Shung Edizioni, fondata in Italia nel 1983, cura la stampa dei testi degli insegnamenti di Chögyal Namkhai Norbu e di altri Maestri rappresentativi della spiritualità e della cultura buddhista tibetana.

www.shangshungstore.org

 

Desalling Comunità Dzogchen Bologna

Desalling è il nome del centro della Comunità Dzogchen a Bologna.

http://desalling.org

 

Segreteria Scientifica: Paolo Roberti di Sarsina, Cesare Pilati, Loris Solmi.

Segreteria Organizzativa: Paolo Roberti di Sarsina, Cesare Pilati, Paolo Carta.

Grafica: Paolo Fassoli.

col patrocinio di:

Aula "Giorgio Prodi"Piazza San Giovanni in Monte 2

Mercoledi’ 11 Giugno 2014 Ore 17-Ingresso libero

Per informazioni:

3358029638 - 3397742219

pubblicato il 16/05/2014

offerte per :

3 MEDICI SPECIALISTI IN GERIATRIA

3 MEDICI SPECIALISTI IN ANATOMIA PATOLOGICA

1 MEDICO SPECIALISTA IN UROLOGIA

1 MEDICO SPECIALISTA IN NEUROLOGIA

1 MEDICO SPECIALISTA IN RADIOLOGIA PEDIATRICA

5 MEDICI  IN MEDICINA D'URGENZA

 

emmakeeler@globalmedirec.com

www.globalmedirec.com

pubblicato il 16/05/2014

 

I Meetings di Bentivoglio sull’Obesità Patologica

 

L’obesità rappresenta una condizione patologica cronica, ad eziopatogenesi complessa e a carattere evolutivo. Ad essa si associano gravi patologie - metaboliche, respiratorie, osteoarticolari e neoplastiche - che possono determinare  un netto peggioramento della qualità e dell’aspettativa di vita.  Le peculiari caratteristiche di questa patologia, che ha assunto una dimensione endemica, richiedono approcci integrati a valenza interdisciplinare capaci di farsene carico in una prospettiva di lunga durata. In questa logica presso l’Ospedale di Bentivoglio si è costituito il Gruppo Interdisciplinare per il Trattamento della Grande Obesità che vede la partecipazione di diverse figure professionali impegnate in un integrato lavoro di Equipe. Affrontare insieme questi temi, Professionisti Sanitari e Pazienti, per cercare risposte ai molteplici aspetti legati alle comorbidità e disabilità dell’obesità patologica e al suo impatto sulla qualità di vita è l’obiettivo dei Meetings di Bentivoglio.

Prossimo incontro il 3 giugno 2014 dalle 16.00 alle 18.00 Aula Gialla Ospedale di Bentivoglio:

“Aspetti Psicologici e Psichiatrici dell’Obesità”

 

Coordinatori dell’incontro:

Francesca Anzolin      : francesca.anzolin@ausl.bologna.it

Sergio Boschi             : sergio.boschi@ausl.bologna.it

Francesca Bresadola  : francesca.bresadola@ausl.bologna.it

 

pubblicato il 16/05/2014

 

                     il Poliambulatorio San Giusto ricerca collaborazione con specialista in medicina dello sport.

 

 

Per info e contatti:

 

POLIAMBULATORIO SAN GIUSTO

VIA MAZZINI, 48/A

45014 PORTO VIRO (RO)

Tel. : 0426634136 / 0426324194

Email : polisangiusto@gmail.com

www.poliambulatoriosangiusto.it

 

pubblicato il 18/04/2014

Si ricercano medici  specializzati o specializzandi per soggiorno estivo marino residenziale per bambini dai 6 ai 14 anni, per il periodo 27 giugno – 11 luglio 2014, presso Senigallia. 

LOCALITA’: MARCHE

TURNI: 15 gg.

 Gradita  esperienza in medicina di base, pronto soccorso, pediatria, guardie mediche.

Inviare curriculum via email a

Coop. Soc. ALICE

 e-mail estateragazzialice@gmail.com

I NOSTRI RECAPITI:

Tel. 064815678; 06 99701857

pubblicato il 15/04/2014

 

quest’Ordine, dovendo ottemperare alle disposizioni del Decreto 19/03/2013 che lo obbliga a trasmettere al Ministero dello Sviluppo Economico gli indirizzi di posta elettronica certificata (P.E.C.)  degli Iscritti, è stato recentemente  sollecitato a contattare tutti coloro che l’hanno attivata con dominio postacertificata@gov.it in quanto non corretta, perché  riservata al privato cittadino esclusivamente ad uso personale  e non di titolare di impresa, come sono considerati i medici e gli odontoiatri nell’esercizio della loro attività professionale.

Invitiamo quindi ad attivare al più presto una nuova INI PEC e a comunicarla all’Ordine in sostituzione della precedente.

Si può usufruire della convenzione che l’Ordine ha stabilito con Aruba, visibile sul sito www.odmbologna.it.

Le modalità e i costi di attivazione può trovarle nel banner  dell’home page del sito dell’Ordine .

pubblicato il 14/01/2014

PUBBLICHIAMO DI SEGUITO COMUNICAZIONE PERVENUTA A QUESTO ORDINE DA INPS.

 

 

Messaggio

Oggetto:

Certificato medico (SS3). Obbligatorietà del canale telematico.

Corpo del messaggio:

 

  
DIREZIONE CENTRALE
PENSIONI
 
DIREZIONE CENTRALE
SISTEMI INFORMATIVI E TECNOLOGICI
 
COORDINAMENTO GENERALE MEDICO
LEGALE
 
AI DIRETTORI
REGIONALI
 
AI DIRETTORI
DELLE STRUTTURE TERRITORIALI
 
 
Con la circolare n. 91 del 2 luglio 2012 è stato previsto che il certificato medico introduttivo, necessario per la presentazione di istanze volte al riconoscimento da parte dell’Istituto di trattamenti pensionistici collegati al requisito sanitario e di prestazioni analogamente collegate al requisito sanitario, deve essere compilato ed inviato all’INPS dal medico certificatore con modalità telematiche ed è stata rilasciata ai medici certificatori, già riconosciuti dall’Istituto, la nuova funzionalità per la compilazione telematica del predetto certificato medico introduttivo (SS3).
 
E’ stato altresì previsto un periodo transitorio, peraltro prorogato, allo scadere del quale i certificati in discorso devono essere inoltrati unicamente con le modalità telematiche.
 
Ciò premesso, considerato che il periodo transitorio è terminato, si comunica che le procedure telematiche di trasmissione delle domande di prestazioni previdenziali sono state aggiornate per consentire l’invio delle domande stesse con il certificato medico mod. SS3 rilasciato esclusivamente tramite il canale telematico, con le modalità previste con la circolare n. 91 del 2 luglio 2012.
 
                                                                                                                                         Il Direttore Generale
                                                                                                                                                     Nori    
 

pubblicato il 02/01/2014

Entro il 31 gennaio 2014 vanno presentate le domande per l'iscrizione alle graduatorie regionali per l'anno 2015 di Medicina Generale, Pediatri di libera scelta e di Specialistica ambulatoriale.

Collegarsi al sito per scaricare i moduli.

http://www.saluter.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

 

pubblicato il 22/11/2013

Gli Istituti Ospedalieri Bergamaschi, Policlinico San Pietro, primario ospedale privato della provincia bergamasca facente parte del Gruppo Ospedaliero San Donato e integralmente accreditato al Sistema Sanitario Nazionale RICERCANO URGENTEMENTE MEDICI SPECIALISTI IN CARDIOLOGIA.

E' previsto un contratto a tempo indeterminato. Tutti gli interessati possono contattare il numero 035/604258 oppure inviare un CV all'indirizzo mail : info.psp@grupposandonato.it oppure al fax 035/4376115 

pubblicato il 22/11/2013

Pubblichiamo di seguito la Convenzione stipulata tra l'Ordine dei Medici di Bologna ed il Patronato Epaca

pubblicato il 19/11/2013
pubblicato il 31/10/2013

Emilia Romagna: Ecco gli Ospedali al top dove curarsi

pubblicato il 16/10/2013

Nel panorama del moderno welfare, l’ONAOSI costituisce una forma di assicurazione integrativa del sistema di previdenza generale che eroga prestazioni e servizi agli orfani e ai figli dei contribuenti medici chirurghi, odontoiatri, veterinari e farmacisti. 

La mission dell’ONAOSI, attraverso le varie modalità statutarie di intervento, si declina nel sostenere, educare, istruire e formare questi giovani per consentire loro di conseguire un titolo di studio e di accedere al mondo professionale e del lavoro. Per conseguire tali obiettivi l’ONAOSI offre agli assistiti un articolato e peculiare ventaglio di sussidi economici di carattere ordinario e straordinario, mirati a soddisfare ogni esigenza di sostegno nell’arco del percorso scolastico ed accademico dei giovani.

Ma nel panorama dell’offerta di prestazioni e servizi, appannaggio di una lunga storia e di una consolidata esperienza nel settore, in alternativa ai sussidi economici a casa, l’ONAOSI mette a disposizione dei propri assistiti circa 800 posti di studio in strutture dedicate, i Centri Formativi, presenti a Bologna, Messina, Napoli, Pavia, Padova, Perugia e Torino.  I figli dei sanitari contribuenti non assistibili possono usufruire dei posti di studio con rette contenute e concorrenziali.

I Centri universitari, oltre a rispondere ad elevati standard di ricettività, con servizi, collegamenti con la rete di trasporti pubblici e, soprattutto, con la  presenza di personale educativo ONAOSI, si ispirano ad una marcata responsabilizzazione degli ospiti e danno la possibilità di vivere un’esperienza di vita di studio e sociale.

La Fondazione mette a disposizione nei Centri i mezzi e gli strumenti qualificanti per accrescere la professionalità dei giovani, per orientarla e per valorizzarla anche con attività di sostegno e tutoraggio, che è diretto ad assistere principalmente gli studenti del primo e del secondo anno nel passaggio dalle scuole medie superiori all’università e nel primo periodo di studi.

Da settembre 2013 la presenza dell’ONAOSI sul territorio si amplia notevolmente, con l’apertura di un nuovissimo Centro Formativo a Napoli, che va dunque ad affiancarsi nel Meridione a quello già attivo da anni con successo a Messina. Il Centro di Napoli può ospitare 100 giovani ed è dotato di camere singole e doppie, con servizio mensa, assistenza di personale educativo ed attività di tutoring, assistenza personale di Servizio Sociale. Oltre alle sale comuni, fulcro delle attività di studio e del tempo libero degli studenti, alla biblioteca, alla emeroteca ed all’aula computer con postazioni internet (rete wireless), alla palestra, il Centro è fornito di servizio di pulizie dei luoghi comuni (giornaliere) e delle camere (settimanale), servizio di parcheggio per biciclette, motorini, auto.

E’ provvisto inoltre di alcuni posti letto, dotati di accessi e servizi adeguati per persone con disabilità, in particolare motorie ed accompagnatori. L’apertura di Napoli è una novità il cui gradimento potrà essere valutato con il tempo e alla luce di una sempre maggiore diffusione della sua conoscenza tra i contribuenti.

Per quanto riguarda le storiche strutture di Perugia, nel mese di settembre 2012, la Fondazione ha portato a compimento un cambiamento di grande valore e significato nella erogazione dei servizi assistenziali con una aspettativa di graduale crescita di gradimento, soprattutto per il nuovo Centro Formativo situato in centro storico. Al tradizionale assetto imperniato su due Collegi – il Femminile, collocato nell’antica struttura della Sapienza Vecchia, e il Maschile, collocato nell’articolato complesso edilizio di Via Antinori – si è sostituito un Collegio Unico, che ospita i convittori e gli universitari, maschi e femmine, ed un Centro Formativo per universitari, anch’esso misto; il Collegio Unico ospitato nell’ex Collegio Maschile e il Centro Formativo presso i locali della Sapienza Vecchia. 

I dati di gradimento dei Centri Formativi ONAOSI nel complesso, malgrado la tendenza ad un forte calo generalizzato delle immatricolazioni, sono anche per l’anno scolastico e accademico entrante lusinghieri, soprattutto nelle sedi tradizionalmente di maggiore attrattività per la popolazione studentesca, come Bologna, Messina, Padova, Pavia e Torino ove le domande di iscrizione risultano superiori alla disponibilità offerta.  Ciò conferma non solo la bontà del modello e della filosofia che è alla base, ma che le recenti strategie dell’Ente vanno nella giusta direzione di continuo ammodernamento e rafforzamento dell’offerta di prestazioni e servizi.

 



pubblicato il 09/10/2013

2 MBC  Santé ( www.2mbc-sante.fr; www.2mbchealth.com) società francese specializzata nel reclutamento dei medici ricerca in Francia per i suoi clienti, cliniche private e ospedali pubblici, anestesisti ed intensivisti con / senza esperienza per le seguenti regioni: Costa Azzurra, Bocche del Rodano, Aquitaine, Var, Oise (in prossimità dell'Isola Francia), Provenza.

I contratti sono a tempo determinato o indeterminato e contratti di esercizio liberale . Stipendi attraenti(è superiore a 5000€(nel  sistema pubblico) e superiore a 6000€( nel sistema privato).

Requisiti: medici con specializzazione nell'Unione europea e la cittadinanza europea

buona conoscenza della lingua  francese parlata e scritta, suscettible di iscritto all’ordine dei medici in Francia.

I medici interessati sono invitati a inviare il proprio curriculum alla mail:virginia.badea@2mbchealth.com

 

pubblicato il 09/10/2013

Si ricercano giovani medici neospecializzati in pneumologia, fisiatria, medicina interna e neurologia per strutture sulla provincia di Pavia.
La struttura offre un contratto di inserimento a tempo determinato di 36 mesi con inserimento in Fascia A (RAL 38.603,00) e possibilità di alloggio per i primi 4 mesi per i residenti fuori regione.
Si prega di inviare il cv a: asantin@alispa.it

 
pubblicato il 26/07/2013

Disciplina della certificazione dell'attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l'utilizzo di defribillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita.

scarica la documentazione

pubblicato il 05/07/2013
pubblicato il 27/05/2013

Il responsabile nazione del gruppo Orovacanze un tour operator con strutture in italia e all'estero è alla ricerca di giovani medici che possano assistere, in caso di necessità i giovani partecipanti presso centri estivi (cioè ragazzi italiani di un’età compresa tra i 14 e 18 anni). La sede di lavoro è nei centri in italia e all'estero, in particolare in Gran Bretagna, Irlanda, Scozia Italia, per questo è richiesta una disponibilità da un minimo di 2 ad un massimo di 8 settimane. In allegato troverete i files con  le destinazioni e i turni in cui i medici possono prestare la propria opera. 

I compiti del medico saranno: • garantire l'’assistenza sanitaria ai partecipanti in caso di necessità; •prestare interventi di primo soccorso; • compilare eventuali registri di visite; •somministrare in caso di necessità trattamenti farmacologici.

 Per candidarsi è anche possibile inviare il proprio CV ad inps@obiettivoitalialavoro.com , indicando nell’'oggetto della mail la dicitura "Ricerca medici all'’estero" o "Ricerca medici in Ialia”.

pubblicato il 17/04/2013

SEC Recruitment Ltd - Divisione Pharma - Per multinazionale in Italia ricerca un Medical Advisor Internazionale. Laureato in Medicina e Chirurgia, il candidato ideale è un giovane medico specializzato e con eccellente percorso accademico, interessato ad entrare nell’industria farmaceutica e un reale buon inglese parlato e scritto. Si ricerca una persona disposta ad imparare ed essere seguita durante i primi mesi d’impiego. Le mansioni riguardano la stesura di protocolli di ricerca, supporto medico scientifico a tutte le aree aziendali, rapporti con i key opinion leaders, partecipazione a convegni internazionali, training scientifico e rapporto con le filiali di tutto il Mondo. Necessaria previa esperienza sui protocolli clinici. Sede di lavoro: Toscana. Si offre un contratto di un anno con ottime possibilità di rinnovo a tempo indeterminato. L’opportunità ha brillanti prospettive di carriera nel lungo periodo in quanto permette di esplorare diverse aree interessanti e di lavorare presso una delle case farmaceutiche più importanti del Mondo.

In caso di interesse, inviare un cv aggiornato all’indirizzo mail: sergio.carito@secpharma.com

Per ulteriori informazioni: +44(0)2072556665 www.secrecruitment.com

pubblicato il 17/04/2013
pubblicato il 17/04/2013

Azienda Ospedaliera "Bolognini" di Seriate

Via Paderno – 21 – 24068 Seriate – Bg –

 

Avviso di Pubblica Selezione - per Titoli e Colloquio -

Si rende noto che questa Azienda Ospedaliera intende formulare una graduatoria da utilizzare per la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato per la Posizione Funzionale del:

Ruolo: Sanitario

Profilo Professionale: Medici

Posizione Funzionale: Dirigente Medico

Area: Medica e delle Specialità Mediche

Disciplina: Pediatria.

Le domande di partecipazione al pubblico avviso, redatte in carta semplice, dovranno pervenire, pena l'esclusione dalla graduatoria entro e non oltre le ore 12,00 di martedì 30 aprile 2013 presso l’Ufficio del Protocollo - 24068 Seriate - Via Paderno, 21 – Edificio 8 – Padiglione Rosa – Piano Terra – oppure presso l’U.O.C. Gestione Risorse Umane – Edificio 8 – Padiglione Rosa – 1° Piano - Tel. 035/3063716 da lunedì a venerdì nei seguenti orari: dalle 09,00 alle 13,00.

Il colloquio si svolgerà il giorno venerdì 03 maggio 2013 alle ore 10,00  presso l’U.O.C. Gestione Risorse Umane – 24068 Seriate - Via Paderno, 21 – Edificio 8 – Padiglione Rosa – 1° Piano.

Il testo integrale del bando ed il fac-simile della domanda sono pubblicati nell’albo pretorio online sul sito: www.bolognini.bg.it nella sezione "concorsi e avvisi pubblici".

 Laura  Nicotra
  Coad. Amm.vo Esp. Bs)  - UOC Gestione Risorse Umane Settore Concorsi e   Avvisi Pubblici
Tel 035.306.6641 Fax 035.306.6710
  settoreconcorsi.piario@bolognini.bg.it
 
                                                                       
      

 


pubblicato il 05/04/2013

Meridiano Viaggi e Turismo ricerca nell'area NORD Italia MEDICI per soggiorni estivi INPS 2013 in calabria, sardegna, campania, sicilia e basilicata, principalmente nel mese di luglio.

si richiede abilitazione, capacità di lavorare in staff, serietà, competenza.

sarà considerato in via preferenziale chi ha già esperienza nel lavoro con preadolescenti e/o nei soggiorni estivi.

Le persone selezionate da cv verranno invitate a partecipare alla formazione MERIDIANO per l'Emilia Romagna e nord Italia che si terrà SABATO 13 APRILE a Bologna.

Per informazioni e candidature scrivere a meridianosibari@gmail.com allegando cv con riferimento “medico” 

pubblicato il 02/04/2013

Si ricorda agli iscritti che la scadenza del versamento per il rinnovo della quota annuale per gli iscritti volontari all'ONAOSI è fissata al 31 marzo 2013.

 

pubblicato il 16/02/2013

Mettiamo a disposizione per il download la Bibliografia in oggetto, ricordandovi che il testo della missiva è pubblicato all'interno dell'Area FRER del presente sito. Per qualsiasi ulteriore informazione è a disposizione la Segreteria dell'Ordine ai consueti riferimenti.

 

 

Valutazione dello stato di salute della popolazione residente nell’area di Coriano (Forlì)

001) EnhanceHealth_finale.pdf

 

Origin and Health Impacts of Emissions of Toxic By-Products and Fine Particles from Combustion and Thermal Treatment of Hazardous Wastes and Materials

01) S.A Cormier.pdf

 

Low level lead exposure and oxidative stress: Current opinions

02) Ahamed2007.pdf

 

Benzene-induced Cancers: Abridged History and Occupational Health Impact

04) Huff02.pdf

 

Chronic Arsenic Exposure and Cardiac Repolarization Abnormalities with QT Interval Prolongation in a Population-based Study

05) Mumford Jl 4.pdf

 

Molecular Mechanisms of the Diabetogenic Effects of Arsenic: Inhibition of Insulin Signaling by Arsenite and Methylarsonous Acid

06) David S Paul 5.pdf

 

New Aspects of Cadmium as Endocrine Disruptor

07)takiguchiabstract2006.pdf

 

Assessing Susceptibility from Early-Life Exposure to Carcinogens

08) Hugh A Barton.pdf

 

Unrecognized or Potential Risk Factors for Childhood Cancer

09) Van Larebeke2005.pdf

 

Inceneritori: non solo diossine e metalli pesanti, anche polveri fini e ultrafini

10) Linzalone Bianchi.pdf

 

Human exposure to heavy metals in the vicinity of Portuguese solid waste incinerators – Part 3: Biomonitoring of Pb in blood of children under the age of 6 years

11) reis2007_p3.pdf

 

Progetto Regionale PATOS: il PM10 in Toscana

12) Progetto Patos documento0002.pdf

12) pr_ev_2007_patos_abstract_workshop_26032007.pdf

12) pr_ev_2007_patos_presentazioni_workshop_26032007.pdf

 

Low-Level Environmental Lead Exposure and Children’s Intellectual Function: An International Pooled Analysis

13) Bruce P Lanphear.pdf

 

The Relationship between Early Childhood Blood Lead Levels and Performance on End-of-Grade Tests

14) Miranda ML.pdf

 

Public Health and Economic Consequences of Methyl Mercury Toxicity to the Developing Brain

15) Trasande L.pdf

 

Environmental Pollutants and Disease in American Children: Estimates of Morbidity, Mortality, and Costs for Lead Poisoning, Asthma, Cancer, and Developmental Disabilities

16) Landrigan PJ.pdf

 

The European Dioxin Air Emission Inventory Project – Final Results

17) Quass2004.pdf

 

Dioxin formation from waste incineration

18)Shibamoto T.doc

 

Dioxin Revisited: Developments Since the 1997 IARC Classification of Dioxin as a Human Carcinogen

19) Steenland K.pdf

 

Dioxin receptor is a ligand-dependent E3 ubiquitin ligase

20) Ohtake2007.pdf

 

The multitude and diversity of environmental carcinogens

21) Belpomme.pdf

 

Industry Influence on Occupational and Environmental Public Health

22) Huff2007.pdf

 

Comparison Bias and Dilution Effect in Occupational Cohort Studies

23) Parodi Gennaro IJOEH_1302_.pdf

 

Effects of dioxin on metabolism of estrogens in waste incinerator workers

24) Yoshida J.doc

 

Twinning in human populations and in cattle exposed to air pollution from incinerators

25) Lloydd.doc

 

Low sex ratios of births in areas at risk from air pollution from incinerators, as shown by geographical analysis and 3-dimensional mapping

26) Williams FL et al 1992 Int J Epidemiol.doc

 

Risk of congenital anomalies near hazardous-waste landfill sites in Europe: the EUROHAZCON study

27) Dolk1998.pdf

 

Open chemical combustions resulting in a local increased incidence of orofacial clefts

28) Tusscher GW Chemosphere 2000.pdf

 

Renal function, cytogenetic measurements, and sexual development in adolescents in relation to environmental pollutants: a feasibility study of biomarkers

29) Staessen2001.pdf

 

Relationship between distance of schools from the nearest municipal waste incineration plant and child health in Japan

30) Miyake.pdf

 

Health effects of exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological studies

31) FranchiniAnn.Ist.Sup.San.2004.pdf

 

Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incinération d’ordures ménagères

32) Etude d'incidence des cancers.pdf

 

Exposure to Solvents and Risk of Non-Hodgkin Lymphoma: Clues on Putative Mechanisms

33) Vineis2007.pdf

 

Dioxin emissions from a solid waste incinerator and risk of non-Hodgkin lymphoma

34) Floret.doc

 

A municipal solid waste incinerator as the single dominant point source of PCDD/Fs in an area of increased non-Hodgkin's lymphoma incidence

35) Floret 2007.doc

 

Mortality for non-Hodgkin lymphoma and soft-tissue sarcoma in the surrounding area of an urban waste incinerator. Campi Bisenzio (Tuscany, Italy) 1981-2001

36) Biggeri A 2005. Campi Bisenzio, Epidemiol Prev.doc

 

A study on mortality around six municipal solid waste landfills in Tuscany Region

37) Minichilli.doc

 

Mortalità per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981-2001 in comuni italiani con inceneritori di rifiuti solidi urbani

38)Linfomi NH. Bianchi.pdf

 

Mortalità per linfomi non Hodgkin nel periodo 1981-2001 in comuni italiani con inceneritori di rifiuti solidi urbani

39) pope2002.pdf

 

Air pollution and risk of lung cancer in a prospective study in Europe

40) vineis2006.pdf

 

Comparison of epidemiologic methods in a case-control study of lung cancer and air pollution in Trieste, Italy

41) Barbone F.doc

 

Air Pollution and Lung Cancer in Trieste, Italy: Spatial Analysis of Risk as a Function of Distance from Sources

42) Biggeri.pdf

 

Geographical patterns and time trends of cancer incidence and survival among children and adolescents in Europe since the 1970s (the ACCIS project): an epidemiological study

43) Steliarova-Foucher2004.pdf

 

Trends in childhood cancer incidence in Europe, 1970–99

44) Steliarova-Foucher2005.pdf

 

Assessment of trends in childhood cancer incidence

45) Adamson2005.pdf

 

Hazard proximities of childhood cancers in Great Britain from 1953-80

46) Knox EG.doc

 

Geographical distribution of birth places of children with cancer in the UK

47) Gilman.doc

 

Geographical distribution of birth places of children with cancer in the UK

48) Knox.pdf

 

Childhood cancers and atmospheric carcinogens

49) Childhood cancers and atmospheric carcinogens.pdf

 

Soft-Tissue Sarcoma and Non-Hodgkin’s Lymphoma Clusters around a Municipal Solid Waste Incinerator with High Dioxin Emission Levels

50) Viel.pdf

 

Risk of soft tissues sarcomas and residence in the neighbourhood of an incinerator of industrial wastes

51) OccEnMed-Comba-risk-etc.pdf

 

Sarcoma risk and dioxin emissions from incinerators and industrial plants: a population-based case-control study (Italy)

52) Zambon.pdf

 

Report finale Progetto Europeo "Enhance Health"

53)relazione_enhance_health.pdf

 

Il cancro in Italia 1993 - 1998 (uomini)

54) incidenza uomini 93-98 documento0007.pdf

 

Il cancro in Italia 1993 - 1998 (donne)

54)incidenza donne 93-98 documento0009.pdf

 

INCIDENZA, tassi standardizzati sulla popolazione italiana, censimento 1981

54)incidenza maschi e femmine 98-2002documento0006.pdf

 

Environmental Exposures and Gene Regulation in Disease Etiology

55) Edwards.pdf

 

A Silent Pandemic: Industrial Chemicals Are Impairing the Brain Development of Children Worldwide

56) Pandemia Silenziosa.doc

 

Diossine nel latte conferito alla Centrale di Brescia

DiossineLatte.pdf

 

 

pubblicato il 27/07/2012

Vi informo che alcuni Colleghi Medici dell'Aquila, il Comune di Cento
ed il Distretto Ovest dell'az.USL Fe stanno organizzando un incontro (
accreditato ecm ) per il giorno 1 settembre 2012 al quale sono invitati
tutti i Medici di famiglia , Specialisti e Psicologi della Provincia di
Ferrara e Modena , Bologna e Reggio Emilia , che nel corso del recente
sisma di maggio sono stati coinvolti direttamente o indirettamente
nell'assistenza o sono semplicemente interessati a conoscere questa
realtà .

L'incontro intende essere un momento di scambio di esperienze e
risposte assistenziali a fronte di una domanda che per l'Emilia ha
rappresentato una assoluta novità , l'occasione sarà utile per conoscere
dai Colleghi dell'Aquila cosa ci aspetta dopo ( speriamo ) il
superamento della fase " emergenza " , cioè il possibile cronicizzarsi
di alterati stili di vita , squilibri alimentari e fragilità psichiche
scatenati dall'evento.

Come prima ipotesi di bozza programma si propone nella mattinata del 1
sett. :

- interventi a tema dei Colleghi dell'Aquila sulla loro esperienza
- 1 contributo sull'esperienza ferrarese
- 1 contributo sull'esperienza modenese
- 1 contributo " bolognese
- 1 contributo 2 reggiano
- tavola rotonda conclusiva con discussione d'aula

Nel pomeriggio , per chi vorrà trattenersi, i Colleghi dell'Aquila
terranno un incontro ( di circa 1 ora ) aperto alla cittadinanza ed al
Volontariato.


La sede del incontro è volutamente realizzata a fianco del Campo di
Accoglienza più grande di Cento all'interno di una tensostruttura presso
il Palasport di via S.Liberata.

Al momento Vi chiedo solo la massima diffusione della informazione
dell'evento .

con successive mail definiremo nel dettaglio la programmazione

grazie per l'attenzione
mauro manfredini
direzione distretto Ovest Fe
pubblicato il 06/06/2012
pubblicato il 06/06/2012
pubblicato il 01/06/2012

Si comunica che presso la struttura sono disponibili dei posti vacanti di medico specialista in psichiatria o disciplina affine.
Coloro che fossero interessati, sono pregati di contattare la Direzione Sanitaria del Centro - 02/92416319 - 92416331 ; fax 02/92416332; email s.ambrogio@fatebenefratelli.it
pubblicato il 04/05/2012


pubblicato il 12/04/2012

View image
SCHEDA LIBRO
Una storia criminale. No. Politica. Che vale la pena di ricostruire per capire cosa è successo nell'Italia della fine della Prima repubblica.
Forse molti ricordano gli eccidi perpetrati dai criminali in divisa della UNO BIANCA, i fratelli Savi, che si susseguirono tra il 1987 e il 1994. Una lunga scia di sangue (82 delitti, 23 morti, centinaia di feriti) e un bottino di quasi due miliardi di lire, una tragedia che sembrava dovesse rimanere avvolta nel mistero. Con questo libro, adesso, possiamo capirne le ragioni.
A parlare e ricomporre tutta la vicenda, degna di un film trash (ma il dolore delle famiglie delle vittime è ben reale), è il pm che ha iniziato le indagini sfociate nei processi che hanno visto condannare i colpevoli rinunciando però a chiarire i moventi dei fatti. Concatenati l'uno all'altro, essi portano a una sola verità: l'azione criminale dei FRATELLI SAVI è stata eterodiretta, troppe armi, troppe munizioni, troppo sangue. A volte per un bottino di poche lire. Allora chi li proteggeva e perché? Spinosa documenta le voragini investigative, le bugie, i depistaggi operati dai Savi soprattutto in relazione ai rapporti che essi ebbero con la criminalità organizzata, cioè con la MAFIA catanese, con la CAMORRA cutoliana (che trattò con lo Stato per la liberazione di Ciro Cirillo) e casalese. E ricostruisce i numerosissimi interventi della FALANGE ARMATA, la misteriosa sigla che dal 1990 al 1995 segna ogni strage mafiosa e molti episodi misteriosi di quegli anni. Alla fine i nodi - che i processi non hanno voluto chiarire - vengono al pettine: l'arresto dei Savi è l'atto conclusivo di una STRATEGIA STRAGISTA di destabilizzazione di Cosa nostra e dei suoi referenti che finora nessuno aveva fatto emergere. Ce n'è abbastanza per riaprire un caso chiuso troppo in fretta.

Maggiori Informazioni >http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/litalia-della-uno-bianca.php
pubblicato il 06/04/2012


pubblicato il 31/03/2012
pubblicato il 17/02/2012
pubblicato il 23/09/2011


pubblicato il 21/09/2011


pubblicato il 22/07/2011

In base al decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 "Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali" e al decreto del ministro della giustizia 18 ottobre 2010 n.180 "Registro degli organismi di mediazione e elenco dei formatori per la mediazione ", il Direttore generale della giustizia civile del Dipartimento degli affari di giustizia è responsabile della tenuta del registro degli organismi autorizzati a gestire i tentativi di conciliazione.

Con Provvedimento del 4 novembre 2010 sono stati approvati i nuovi modelli di domanda per l'iscrizione al registro degli organismi di mediazione e all’elenco degli enti formatori per la mediazione.

Il Direttore generale della giustizia civile del Dipartimento degli affari di giustizia è anche responsabile della tenuta dell' Elenco degli enti abilitati a tenere corsi di formazione per mediatori.

Ai sensi dell'art. 4 del decreto ministeriale 18 ottobre 2010 n.180, il Direttore generale verifica, tra l'altro, i requisiti di qualificazione dei mediatori i quali, per poter essere iscritti nell'elenco di un organismo di mediazione, devono possedere una specifica formazione acquisita presso gli enti di formazione di cui all'art. 18 dello stesso decreto ministeriale.

Pertanto, solo gli enti di formazione accreditati presso il Ministero della giustizia sono autorizzati a tenere ed attestare il superamento di corsi di formazione per mediatore.

pubblicato il 10/05/2011


pubblicato il 10/03/2011


pubblicato il 06/08/2010
pubblicato il 28/07/2010
pubblicato il 16/07/2010
pubblicato il 24/06/2010
pubblicato il 31/05/2010
pubblicato il 30/12/2009
pubblicato il 16/12/2009
pubblicato il 02/12/2009


pubblicato il 27/10/2009

Per questa ragione, se lo desiderate e se lo reputate importante, siete invitati ad intervenire presso la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna, in via Zacceherini Alvisi n. 4, alle ore 21 del 23 novembre pv.

A presto,
La Commissione Albo Odontoiatri dell’OMCeO di Bologna,

Dr. Carlo D’Achille Dr. Sebastiano Pantaleoni Dr. Emanuele Ambu Dr. Pietro Di Natale Dr. Andrea Dugato
pubblicato il 21/10/2009


pubblicato il 14/10/2009
pubblicato il 12/10/2009
pubblicato il 28/07/2009
pubblicato il 19/12/2008

CONSIGLIO DIRETTIVO PRESIDENTE DOTT. GIANCARLO PIZZA VICE PRESIDENTE DOTT. LUIGI BAGNOLI SEGRETARIO DOTT. SSA PATRIZIA STANCARI TESORIERE DOTT. SALVATORE VATRELLA
CONSIGLIERI MEDICI DOTT. FABIO CATANI DOTT. EUGENIO ROBERTO COSENTINO DOTT. ANGELO DI DIO DOTT. SSA MARINA GRANDI DOTT. GIUSEPPE IAFELICE DOTT. FLAVIO LAMBERTINI DOTT. VITTORIO LODI DOTT. PAOLO ROBERTI di SARSINA DOTT. STEFANO RUBINI DOTT. CLAUDIO SERVADEI DOTT. CARMELO SALVATORE STURIALE
CONSIGLIERI ODONTOIATRI DOTT. CARLO D’ACHILLE DOTT. ANDREA DUGATO

COMMISSIONE ALBO ODONTOIATRI PRESIDENTE DOTT. CARLO D’ACHILLE SEGRETARIO DOTT. SEBASTIANO PANTALEONI COMPONENTI
DOTT. EMANUELE AMBU DOTT. PIETRO DI NATALE DOTT. ANDREA DUGATO

COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI PRESIDENTE DOTT. ENNIO CARMINE MASCIELLO COMPONENTI
DOTT. MARCO CUPARDO DOTT.SSA CATERINA GALETTI SUPPLENTE
DOTT. ANDREA BONFIGLIOLI
pubblicato il 17/12/2007

“Omicidio colposo”. Ovvero con il mio comportamento avrei inconsapevolmente causato la morte di un essere umano. Inimmaginabile, eppure questa è la sentenza. Chiunque in un momento fatale della propria vita può incorrere in un evento simile: un automobilista, uno sportivo, un insegnante, un datore di lavoro, persino un genitore distratto! Si tratta, proprio per la non-volontarietà dell’atto, di una sentenza che tocca nel profondo l’equilibrio di una persona, perché va direttamente ad impattare nella propria percezione della quotidianità, ovvero scardina l’insieme di automatismi e di precarie certezze che sono il patrimonio invisibile con cui riusciamo, nonostante tutto, ad inoltrarci in una nuova giornata.
Si tratta di una condanna profondamente umiliante perché in essa si afferma che non eri consapevole di quello che facevi, delle conseguenze delle tue azioni, della qualità dei tuoi pensieri, del valore delle tue decisioni. Umiliante, perché altri hanno stabilito con certezza, mi auguro in buona fede e ben consapevoli delle conseguenze delle loro valutazioni, che l’evento occorso era invece prevedibile e pertanto evitabile. Debbo aggiungere che per un medico, che ha organizzato il proprio lavoro e la propria vita con il semplice, ma anche un po’ tracotante, intento di essere di aiuto alle persone quando si trovano in condizioni di malattia e di sofferenza, questo tipo di reato è, se fosse possibile un’improbabile graduazione dell’umiliazione, particolarmente umiliante.
E’ ormai evidente a ciascun medico che ci troviamo quotidianamente esposti, e lo saremo sempre più, all’accusa di avere sbagliato, ad essere rinviati a giudizio e infine, per fortuna è raro, ad essere condannati. Probabilmente è inevitabile: i nostri pazienti ci consegnano fiduciosi la loro salute e il nostro lavoro comporta scelte che avvengono su un terreno estremamente scivoloso in cui si può, si deve e di solito si riesce a fare bene, ma si può anche fare male, ovvero cagionare un danno, l’invalidità, la morte del paziente o nel mio caso, come hanno sentenziato i Giudici, persino la morte di terzi.

La trafila processuale è sempre lunga ed estenuante e le conseguenze sul piano personale possono essere terribilmente destabilizzanti, molti colleghi purtroppo lo hanno già vissuto. Personalmente ho avuto anche una fortuna: sentire quanto sia importante la riconoscenza dei pazienti, l’affetto dei colleghi, la stima dei propri responsabili.
Ringrazio il Presidente dell’Ordine, Dott. Pizza, per la fermezza delle sue parole; la Direzione dell’AUSL e del Dipartimento di Salute Mentale per la confermata fiducia; il Presidente della Società Italiana di Psichiatria per avere ribadito, senza ombra di equivoco, i princìpi di una buona legge che dà dignità medica alla nostra professione. Infine ringrazio tutti i colleghi che, veramente in tanti (oltre 230!), hanno sottoscritto un documento di affettuosa e preoccupata solidarietà.
Solidarietà e vicinanza sono le risorse con cui proseguire e che mi consentono di sperare che quanto mi è occorso non si riduca al malaugurato segno di una sorte insensata, ma divenga una possibilità da cui costruire qualcosa.

Ho imparato quanto sia necessario in queste situazioni non essere lasciati soli e per questo propongo di dar vita, presso l’Ordine dei Medici, ad un punto d’ascolto rivolto a tutti i colleghi che, trovandosi coinvolti in vicende giudiziarie per colpa professionale, sentano la necessità di un supporto.

Ancora grazie Euro Pozzi
Bologna, 5/12/2007

Greenteam © 2012 | Privacy Policy