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pubblicato il 23/06/2017


CONVEGNO 

 SSN “QUO VADIS” ? VERSO LE “MUTUE”? VERSO ASSICURAZIONI

INTEGRATIVO-SOSTITUTIVE ?”

SABATO  1° LUGLIO 2017 dalle ore 8.30 alle ore 13.30

 

Presso la Sala conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna

Via G. Zaccherini Alvisi 4 – Bologna 

 

8.30-8.40:     Dott. Giancarlo Pizza: Introduzione

8.40-9.10:     Avv.  Gianfranco Iadecola: Il diritto costituzionale alla salute- Legge  

                       833-Sentenze della Cassazione

9.10-9.40:     Prof. Stefano Zamagni: Diritti costituzionali e sostenibilità economica

9.40-10.10:   Prof. Ivan Cavicchi:  SSN -  definanziamento strisciante. Passaggio dalla

                       fiscalità generale alla solidarietà mutualistica. Cosa cambia?

10.10-10.40: Dott. Carlo Roberto Rossi: Esiti del definanziamento del SSN

10.40-11.10: Dott. Guido Quici: Perché il NO al definanziamento del SSN visto dalla

                        CIMO

 

11.10-11.40:  Coffee-break

 

11.40-12.10:  Dott. Carlo Palermo: Perché il NO al definanziamento del SSN visto

                         dall’ANAAO

12.10-12.40:  Dott. Giuseppe Lavra: Perché il NO al definanziamento del SSN visto

                         dal maggior Ordine italiano

12.40-13.10:  Discussione

13.10-13.40:  Coordina  Pizza: (4 minuti ciascuno):Iadecola-Zamagni-Cavicchi-Scotti-

                         Quici-Palermo-Lavra

13.40               Quick lunch in piedi presso la sede

 

 

Con i medici ne discuteranno un Avvocato,  un Economista, un Sociologo.

Le Associazioni  dei pazienti, i cittadini, gli organi di stampa sono invitati  al dibattito

pubblicato il 23/06/2017

MEDICALLCENTER Medici specialisti e generici per visite domiciliari a Bologna e Provincia

 

Testo - MediCallCenter srl leader nel servizio di medicina domiciliare a Roma e Milano, estende il servizio a tutto il territorio nazionale.

 

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Inviare CV a medici@medicallcenter.it

 

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pubblicato il 20/06/2017

Da: PELAGATTI GIUSEPPE <g.pelagatti@trenitalia.it>
Data:
19 giugno 2017 13:38:04 CEST
A: "Giancarlo Pizza (
presidente@odmbologna.it)" <presidente@odmbologna.it>
Oggetto:Rilascio certificazioni di malattia

Gentile Dott. Giancarlo PIZZA mi permetto di rappresentarLe la problematica sotto riportata in quanto si sta verificando un aumento del numero dei casi di penalizzazioni dei lavoratori per la tardiva data di emissione della certificazione rispetto alla data di inizio/continuazione della prognosi.

Secondo i criteri in atto in base alla normativa vigente (punto 3 Decorrenza dell’indennità di malattia Circolare INPS 147/96) la decorrenza dell’indennità di malattia viene computata dalla data del rilascio della relativa certificazione.

L’INPS ammette, peraltro, la possibilità di riconoscere, ai fini erogativi, la sussistenza dello stato morboso anche per il giorno immediatamente precedente a quello del rilascio della certificazione, purché sulla stessa risulti compilata la voce “dichiara di essere ammalato dal….”

Il criterio, valido anche per la certificazione di continuazione e ricaduta della malattia è da collegare unicamente alla facoltà di effettuare la visita medica, richiesta dopo le 10.00, il giorno immediatamente successivo. In relazione a quanto precede l’INPS ha chiarito che la particolare regola non va applicata quando la data riportata alla predetta voce retroagisce di oltre un giorno dalla data del rilascio essendo, nell’ipotesi, da escludere che la data stessa possa assumere il significato della data di chiamata del medico.

Nelle situazioni sopra rappresentate le giornate anteriori alla data del rilascio  sono da considerare come non documentate (e perciò non indennizzabili). Di conseguenza la decorrenza della validità del certificato, e perciò della malattia indennizzabile, sarà da conteggiare dalla data del rilascio del certificato stesso. La regola è valida anche per le certificazioni di continuazione della malattia

Contrariamente a quanto previsto dalle disposizioni si verificano molti casi in cui è stato redatto un certificato medico con una data di inizio della prognosi (dichiara di essere ammalato dal …) di qualche giorno anteriore alla data del rilascio del certificato: molto frequentemente nei casi in cui il lavoratore dichiara di essere ammalato dal venerdì. Questo comporta che il certificato medico sia da considerare anomalo per tutti i giorni antecedenti la data del rilascio e potrebbe verificarsi una penalizzazione per il lavoratore.

Il certificato è corretto solo se rilasciato nel giorno di inizio malattia o, al massimo, anche per il giorno immediatamente precedente (se lo dichiara il lavoratore).

Nel caso di continuazione il certificato è corretto solo se rilasciato nel primo giorno successivo al termine del precedente.

Per quanto sopra si prega voler sensibilizzare i medici della provincia rispetto a quanto sopra indicato.

Cordiali saluti 

PELAGATTI Giuseppe

 

TRENITALIA S.p.A.

Direzione Risorse Umane e Organizzazione Gestione e Processi Amministrativi

Processi Amministrativi

Processi Amministrativi del Personale Centro

Gestione dei Servizi Territoriali di Amministrazione del Personale

Bologna Via del LAZZARETTO, 16  40131 Bologna

Telefono: F.S. 921 7172 - Telecom 051 2587172

Fax: F.S. 921 7150 - Telecom 051 2587150

Cell.313 8746102

pubblicato il 17/06/2017
Vaccini. Intervista a Walter Ricciardi: “Tutti e 12 i vaccini obbligatori sono essenziali. Perché l’obbligo? Perché funziona e lo hanno capito anche nella super liberal California”

Ma perché 12 vaccini obbligatori? Perché sembra si abbia più paura dei vaccini che delle malattie? Ma siamo sicuri che l'obbligatorietà vaccinale sia più efficace dell'adesione volontaria e consapevole, come sostiene anche il Veneto che ha annunciato ricorso contro il decreto Lorenzin? Sono queste le domande che in queste settimane stanno spaccando la politica e l'opinione pubblica. Le abbiamo rivolte al presidente dell'Iss. Ecco cosa ci ha risposto in questa intervista esclusiva

16 GIU - "Sono le evidenze scientifiche a dirci che è necessario l'obbligo per 12 vaccini. Anzi, noi dall'Istituto superiore di sanità ne avevamo consigliati addirittura 13 aggiungendo anche il pneumococco. La soglia di sicurezza è del 95% di copertura vaccinale, scendere sotto questa è un segnale allarmante di scopertura per decine di migliaia di bambini, adolescenti e giovani".
 
Per invertire la rotta si devono riproporre le migliori esperienze a livello internazionale, e, in questo senso, "il modello da seguire è quello californiano. In Veneto, invece, con il venir meno dell'obbligo, sulle attuali 4 vaccinazioni obbligatorie si registrano i dati peggiori rispetto alla media nazionale. Sono le evidenze a dirci che non è questa la migliore via da percorrere". Quando alla proposta di legge del M5S: "È priva di ogni scientificità, l'esavalente viene utilizzata in tutto il mondo, o forse vaccinarsi contro la meningite non deve essere ritenuto importante?".
 
Così in quest'intervista esclusiva a Quotidiano Sanità il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, interviene a tutto campo sul tema dell'obbligo vaccinale.

 

 
Presidente Ricciardi, prendiamo spunto dalle notizie che provengono oggi dalla Francia dove si pensa di inserire l'obbligo per 11 vaccini. Può spiegarci una volta per tutto per quale motivo si è deciso in Italia di rendere obbligatori 12 vaccini? 
Lo si è deciso sulla base delle evidenze scientifiche. Anzi, noi dall'Istituto superiore di sanità ne avevamo consigliati addirittura 13 aggiungendo anche il pneumococco. Sono le condizioni generali a dettarci questa scelta. Per quale motivo oggi dovrei offrire il vaccino contro la poliomelite e non quello contro la pertosse che avanza? Questo tanto per fare un esempio. Il fatto che nessuna vaccinazione raggiunga la soglia di sicurezza del 95% a livello nazionale è un segnale allarmante, vuol dire che decine di migliaia di bambini, adolescenti e giovani sono scoperti ed esposti a rischi e pericoli inutili.
 
Tra le critiche avanzate, anche da alcuni senatori della Commissione Sanità del Senato nel corso delle audizioni sul provvedimento, si parla dell’inutilità del ricorso a un decreto legge dal momento che non è stata accertata alcuna epidemia nel nostro Paese. Insomma, in Italia c’è o no una situazione epidemica?
So a chi sta facendo riferimento. Devo dire che la mia audizione ha avuto riscontri favorevoli dalla maggior parte dei senatori presenti, mentre alcune critiche sono state mosse solo dal M5S, dal vicepresidente della commissione Maurizio Romani (Idv) e da Nerina Dirindin (Mdp). In Italia c'è un'epidemia di morbillo, solo dall'inizio dell'anno si sono registrati, ad oggi, 2988 casi. Nello stesso periodo lo scorso anno erano circa 392. Parliamo di un'impennata di oltre il 700%. Si deve ricordare che i vaccini sono uno strumento di prevenzione. Di fronte a dati allarmanti, con tutte le coperture sotto la soglia di sicurezza, è logico che si debba necessariamente intervenire per prevenire nuove epidemie prima che queste esplodano, come successo con il morbillo. La logica di uno strumento di prevenzione è proprio quella di intervenire prima per evitare la gente si ammali e muoia. Questo deve essere chiaro a tutti.
 
In questi giorni il M5S e Mdp hanno presentato le loro proposte di legge sui vaccini. In entrambi i testi viene proposto un approccio basato sulla raccomandazione e non sull'obbligo. Una scelta, hanno spiegato ieri i parlamentari pentastellati, di tipo politico. Allo stesso tempo però, sia il M5S che Mdp hanno puntualizzato come, sulla base delle evidenze scientifiche, non esista alcuna dimostrazione di un aumento delle coperture con l’introduzione dell'obbligo vaccinale. È davvero così?
No. Ma prima di tutto si deve far chiarezza di cosa si intende quando si parla di evidenze scientifiche. È del tutto evidente che in questo campo, a differenza ad esempio dei farmaci, non si possano fare dei clinical trial randomizzati per dimostrare l'efficacia di un modello piuttosto che di un altro. Si deve qui intendere il metodo migliore per raggiungere con efficacia l'obiettivo che ci si è prefissati. Se quindi devo parlare di evidenza su una decisione di sanità pubblica, dovrò studiare le best practice internazionali. E da questo punto di vista il metodo da seguire, ossia quello che ha dato i migliori risultati, è quello della California. Qui, a fronte di un preoccupante calo vaccinale, si è intervenuti introducendo l'obbligo vaccinale senza il quale è impossibile l'iscrizione in tutte le scuole, università comprese. E si badi bene che non stiamo parlando di uno Stato retrogrado, ma anzi, liberale al punto da aver anche legalizzato l'uso della cannabis a scopo ricreativo. In questo modo sono riusciti a recuperare efficaciemente il 5% delle coperture.
 
Un metodo, questo, fortemente contestato da Regioni come il Veneto che ha già annunciato ricorso alla Corte Costituzionale. Che idea si è fatto?
Vede, anche in questo caso parlano i numeri. Il Veneto dal 2007 ha sospeso l’obbligo vaccinale costruendo un sistema di monitoraggio sulle vaccinazioni promuovendo un’adesione consapevole all’offerta vaccinale. In questo modo, però, non è riuscito a impedire un livello insoddisfacente di copertura proprio sulle vaccinazioni obbligatorie, che è infatti inferiore di oltre un punto rispetto alla media nazionale. Anche se la copertura di vaccinazioni raccomandate come morbillo, parotite e rosolia è superiore di quasi due punti rispetto al resto d’Italia, resta comunque inferiore al livello critico (95%), necessario per il raggiungimento dell’eliminazione del morbillo. Se questo accade nel contesto di una regione ricca, efficiente, dove pure c’è un’offerta vaccinale ampia e gratuita e dove c’è una particolare attenzione alla comunicazione e promozione della vaccinazione, come è il Veneto,  ciò significa che senza interventi mirati e omogenei sul territorio nazionale il rischio di un ulteriore calo delle coperture e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione è molto elevato.
Il Veneto, inoltre, risulta fra le poche regioni ad avere un recupero della copertura della vaccinazione esavalente inferiore al 5% a 36 mesi. Ciò significa che solo il 5% dei bambini non vaccinati secondo il calendario prestabilito si mette in pari con questa vaccinazione entro i tre anni. A differenza del resto d’Italia dove il recupero nella stessa fascia temporale avviene con percentuali intorno al 18%.
 
Con l'approvazione del decreto, qual è il tempo da voi stimato per il raggiungimento della soglia di copertura del 95% per quelle vaccinazioni già oggi obbligatorie?
Le nostre stime parlano di circa due o tre anni necessari per le quattro vaccinazioni obbligatorie. Per le altre invece, ci vorranno circa 5 anni. E questo con l'obbligo, figuriamoci quanto tempo sarebbe necessario con la sola raccomandazione!
 
Una domanda più tecnica. Nella proposta del M5S si parla dell’obbligo di un quadrivalente (e non più esavalente) e di lasciare le altre vaccinazioni come raccomandate e disponibili in formato monodose. E’ fattibile? 
Questa è una proposta assolutamente priva di scientificità. L'esavalente è utilizzato nei Piani vaccinali di tutto il mondo. Perché mai dovrei escludere il vaccino contro la meningite, viene forse ritenuto poco importante? Senza contare il fatto che in questo modo, e con la soluzione delle monodosi, si dovrebbero sottoporre i bambini al doppio delle iniezioni.
 
Un’ultima domanda, forse più di carattere sociologico: secondo lei, dopo generazioni di persone che si sono sottoposte ai vaccini senza problemi, con il conseguente forte aumento della vita media e dell’aspettativa di vita in salute, come mai in questi ultimi tempi sembra si abbia più paura dei vaccini che delle malattie? 
I vaccini sono vittime del loro successo, perché grazie a questo strumento è stato possibile far quasi sparire alcune malattie dal nostro Paese. Ma questo non significa che quelle malattie non esistano più. Ed è proprio nel momento in cui non si considerano più pericolose, che i rischi aumentano. È sparito il ricordo delle malattie e delle loro nefaste conseguenze, ed ora si ha più paura di possibili lievissimi e rari effetti collaterali. Ricordo che è molto più facile essere eletti in Parlamento che star male a causa dei vaccini, nel primo caso si parla infatti di una probabilità di 1/117.000 mentre nel secondo di 1/1.000.000. Detto questo, è evidente che noi per primi vorremmo un'adesione libera, partecipata e informata alle vaccinazioni. Da questo di vista mettiamo e metteremo tutto il nostro impegno per poter offrire la massima trasparenza e tutte le dovute rassicurazioni del caso. Però, quando è a rischio la salute dei bambini e delle persone più fragili, non possiamo far altro che ricorrere anche a strumenti come quelli del decreto per far tornare il prima possibile la situazione in sicurezza.
 
Giovanni Rodriquez

16 giugno 2017
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 17/06/2017
pubblicato il 16/06/2017

Vaccini. L’alternativa Cinque Stelle: “Mantenere solo i 4 obbligatori esistenti e no all’obbligo per iscrizione a scuola”. Proposto stanziamento di 300 mln nel triennio 2017-2019 per l’istituzione di un Fondo nazionale di prevenzione vaccinale. “Pronti a lavorare con Mdp su un testo comune”

Non esistono evidenze scientifiche sull'aumento delle coperture con l'introduzione dell'obbligatorità per altri 8 vaccini. E, di fronte ad una mancanza di epidemie è ingiustificato il ricorso ad un decreto legge. Questi i concetti espressi oggi al Senato da Giulia Grillo, Elena Fattori e Paola Taverna che hanno presentao un loro ddl alternativo al decreto Lorenzin. Per i Ciinque Stelle bastano gli attuiali 4 vaccini già obbligatori (antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B) e non serve il reinserimento dell'obbligo vaccinale per iscriversi a scuola che era già stato camcellato nel 1999. Apertura al ddl Dirindin. IL TESTO

 

15 GIU - Coperture vaccinali con una formulazione quadrivalente, o monodose,  per gli unici vaccini obbligatori ai sensi della legislazione vigente, quali antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B. Inoltre no al ripristino dell'obbligo vaccinale per poter iscrivere a scuola i propri figli. E poi istituzione di un Fondo nazionale per la prevenzione vaccinale con dotazione di 100 milioni di euro annui per ciascun anno del triennio 2017-2019. Queste in sintesi le principali novità contenute nel disegno di legge in tema di vaccinazioni presentato oggi dal MoVimento 5 Stelle nel corso di una conferenza presso la sala Nassirya del Senato, presieduta da Giulia Grillo, Elena Fattori e Paola Taverna.
 
"Altri partiti hanno provato in ogni modo a strumentalizzare la battaglia di serietà che il M5S sta portando avanti sui vaccini. Rispetto all’approccio coercitivo alla vaccinazione scelta dal Governo, vorrei far presente che questa è una scelta di tipo politico e non scientifico - ha precisato Grillo -. Di fatto il M5S ha scelto un approccio di raccomandazione proprio basandosi su ricerche ed evidenze scientifiche che ci dicono che questo è l'approccio migliore. Ritengo che la politica debba fare politica e che la scienza debba fare la scienza senza interferire nei rispettivi campi. La politica ha il compito di fare le regole per garantire una ricerca indipendente, trasparente e sicura. E proprio su questo stiamo discutendo in commissione Affari sociali alla Camera sull'articolo 1 del ddl Lorenzin. La scienza viceversa propone sue innovazioni che la politica deve introdurre, specie se a carico del pubblico erario, con degli strumenti di politica sanitaria pubblica".

 
"Non esiste correlazione tra autismo e vaccini, quello studio era fraudolento. Questo dobbiamo dirlo in maniera chiara per non creare farsi allarmismi. E’ inoltre importante avere il massimo livello di copertura per tutte quelle vaccinazioni realmente necessarie. Premesso questo - ha spiegato Fattori - politicamente il punto è come ottenere questa copertura. Nella maggior parte dei casi questo traguardo non si raggiunge con la coercizione ma con la raccomandazione. E su questa modalità è basato il nostro ddl. Raccomandazione non vuol dire però libertà totale di scelta. Lo Stato deve tutelare la salute pubblica accompagnando i genitori alla vaccinazione. Servono vaccini gratuiti e disponibili, e personale sanitario disposto a chiarire i dubbi. Lo Stato ha poi il compito di monitorare il livello delle vaccinazioni attraverso un'Anagrafe vaccinale informatizzata. Abbiamo poi previsto clausole di salvaguardia, ad esempio nei casi di epidemie dichiarate. Vogliamo uno Stato autorevole, non autoritario".
 
"Si sta creando una spaccatura su un tema delicato, come quello della tutela della salute pubblica, che non fa bene a nessuno - ha aggiunto Taverna -. E' stato approvato un Piano nazionale vaccini e poi, dopo soli pochi mesi e senza nessuna motivazione, visto che lo stesso premier Gentiloni ha dichiarato che non c’è alcuna epidemia, Lorenzin è intervenuta a gamba tesa imponendo l’obbligo su ben 12 vaccini. La gente non si fida del ministro, del governo, dei parlamentari, non dei vaccini. C’è una grande quantità di pubblicazioni scientifiche che dicono chiaramente che con l’obbligo l'auspicato aumento delle coperture non si ottiene. In questo senso il ddl presentato da Mdp ha un'impostazione simile e può tranquillamente, insieme al nostro, diventare un testo base su cui lavorare".

 
Il provvedimento è composto di 7 articoli:
 
All’articolo 1 si spiega come la legge sia finalizzata ad armonizzare le attività vaccinali in atto sul territorio nazionale per garantire equità e parità di accesso alle prestazioni da parte di tutti i cittadini e alla promozione della salute e all’incremento della copertura vaccinale sul territorio nazionale in modo da adottare una efficace azione preventiva sulla base del principio della raccomandazione.
 
Al fine di consentire di svolgere l’attività di monitoraggio delle vaccinazioni eseguite da tutti i cittadini l’articolo 2 istituisce l’Anagrafe vaccinale nazionale digitale con il compito di raccogliere i dati delle banche dati digitali regionali e in particolare i dati relativi ai vaccinati per sviluppare le attività di sorveglianza delle malattie suscettibili di vaccinazione e di monitorare nel tempo gli eventuali effetti indesiderati delle vaccinazioni nonché per migliorarne i livelli di sicurezza e di efficacia.
 
Nel testo si spiega come le somme stanziate nella legge di Bilancio per il nuovo Piano nazionale vaccini siano finalizzate unicamente all’acquisto dei vaccini, pertanto, per il M5S si rende necessario lo stanziamento di ulteriori risorse destinate a finanziare un sistema adeguato di prevenzione vaccinale sul territorio nazionale. 
 
A tal fine l’articolo 3 istituisce il Fondo nazionale per la prevenzione vaccinale con dotazione di 100 milioni di euro anni per ciascun anno del triennio 2017-2019. Le risorse del Fondo sono destinate: alla realizzazione e alla tenuta dell’Anagrafe vaccinale di cui all’articolo 2; alla promozione attiva delle vaccinazioni raccomandate nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale ed alla rimozione attiva e capillare di qualsiasi ostacolo alle vaccinazioni; alla diffusione a tutti i livelli di appropriati programmi di comunicazione aperta ed efficace tra medici e genitori in modo da sviluppare un senso più alto di partecipazione dell’individuo alla gestione della salute pubblica nonché diffondere la conoscenza delle malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni.
 
L’articolo 4 stabilisce che al fine di consentire su tutto il territorio nazionale le adeguate coperture vaccinali e garantire la scelta tra diverse alternative vaccinali, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro della salute provvede, sentita l’Aifa e le Regioni, a rendere disponibili: a) coperture vaccinali con una formulazione quadrivalente per gli unici vaccini obbligatori ai sensi della legislazione vigente, quali antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B, nonchè in formulazione monodose; b) coperture vaccinali con una formulazione monodose per ciascuno dei vaccini raccomandati.
 
L’articolo 5, prescrive al comma 1, che nei casi di particolari emergenze sanitarie o di specifici episodi epidemici il Ministro della salute definisce con proprio decreto, misure obbligatorie specifiche legate alla risoluzione dell’evento emergenziale, al fine di tutelare la salute pubblica. Al comma 2 si stabilisce che nell’ambito dell’attività di monitoraggio della copertura vaccinale qualora il Ministero della salute sentito l’Istituto superiore di sanità, rilevi scostamenti tali da compromettere l’ottenimento dell’immunità di gregge, adotta programmi informativi obbligatori a carico dei centri vaccinali presenti sul territorio nazionale al fine di stabilire un confronto con chi esercita la responsabilità genitoriale. Il comma 3 è dedicato alla tutela degli alunni che per motivi clinici non possono accedere alle pratiche vaccinali. Viene previsto che i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, statali e paritarie, provvedono, nei casi di cui al comma 1, ad adottare ogni misura necessaria per garantire agli alunni stessi una continuità didattica in presenza di adeguate misure volte alla tutela della salute e della sicurezza.
 
L’articolo 6 dispone che a decorrere dal 2019, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale, ha durata quinquennale.
 
Infine, l'articolo 7 reca la copertura finanziaria. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a 100 milioni di euro anni per ciascun anno del triennio 2017-2019, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
 
Giovanni Rodriquez

15 giugno 2017
© Riproduzione riservata

Allegati:

 

Testo ddl vaccini M5S

pubblicato il 16/06/2017

Disegno di Legge d'iniziativa dei Senatori Taverna, Fattori, Buccarella, Castaldi, Lezzi, Lucidi, Martelli, Montevecchi, Moronese, Serra, Crimi, Giarrusso, Bottici, Marton, Nugnes, Cioffi, Puglia, Endrizzi, Petrocelli, Paglini, Mangili, Airola, Bertorotta, Donno, Girotto, Scibona e Santangelo.

Comuicato alla Presidenza il 25 Maggio 2017

DISPOSIZIONI PER L'ARMONIZZAZIONE DELLE COPERTURE VACCINALI SUL TERRITORIO NAZIONALE

pubblicato il 15/06/2017

Vaccini. Dirindin (Art.1-Mdp): “Nessuna evidenza scientifica su aumento coperture con obbligo”. Presentata legge alternativa al decreto Lorenzin

Un Piano nazionale di prevenzione vaccinale, rafforzamento dei servizi vaccinali regionali, piani di comunicazione per promuovere l'adesione volontaria, un sistema di farmacovigilanza realizzata attraverso un sistema efficiente e integrato di raccolta dati, e la gratuità dei vaccini necessari per il raggiungimento degli obiettivi di Piano. Questi i punti nevralgici della proposta di legge presentata oggi in Senato dalla senatrice di Articolo 1-Mdp. IL TESTO DEL DDL.

 

14 GIU - "Noi non siamo contro i vaccini, né vogliamo rischiare di essere confusi con coloro che sono contro le vaccinazioni. Pensiamo che queste siano uno degli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della sanità pubblica per la prevenzione delle malattie infettive. Proprio per questo, il dibattito su un tema così importante per la salute, in particolare dei bambini, non deve ridursi ad un argomento di lotta politica o peggio diventare strumento per una battaglia ideologica basata su facili slogan, ma va ricondotto nell'ambito di una discussione seria e serena entro i confini delle migliori evidenze scientifiche e del buon funzionamento della sanità pubblica".
 
Lo ha dichiarato Nerina Dirindin, Senatrice di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista, che stamattina ha presentato in conferenza stampa il disegno di legge Disposizioni in materia di malattie infettive prevenibili con vaccinazioni, di cui è prima firmataria.
 
"Non ci sono evidenze scientifiche - ha aggiunto la senatrice - che la sola obbligatorietà aiuti a aumentare la copertura vaccinale. Abbiamo anzi il timore che la grande confusione che il decreto che impone l'obbligo vaccinale sta scatenando e un approccio drastico possano radicalizzare i dubbiosi e i dissidenti".

 
"Sono sinceramente amareggiata per il fatto che un tema così delicato sia oggetto di una battaglia. Tutte le istituzioni dovrebbero prendere le distanze da scorciatoie e, al contrario, lavorare per rasserenare il clima e rinsaldare la fiducia tra i cittadini e la medicina. Il disegno di legge che presentiamo oggi va esattamente in questa direzione, puntando su una strategia all'insegna della prevenzione e dell'informazione, considerando la vaccinazione l'ultimo step di un percorso complesso e articolato e intervenendo con obblighi solo se effettivamente necessari, con strumenti proporzionati e utili rispetto agli obiettivi di prevenzione delle malattie infettive che tutti condividiamo", ha sottolineato.
 
"La disinformazione, la scarsa fruibilità delle informazioni a disposizione dei genitori, la paura di eventuali effetti collaterali sono tutti fattori che dovrebbero essere aggrediti da chi ha la responsabilità della tutela della salute pubblica – ha concluso la Senatrice di Articolo 1 - Di fronte alle crescenti “esitazioni” nei confronti delle vaccinazioni è necessario lavorare per recuperare la fiducia dei cittadini nelle indicazioni provenienti dalle istituzioni sanitarie e nel rapporto con pediatri e medici di base, con l'obiettivo di promuovere un'adesione consapevole e responsabile al programma vaccinale, evitando per quanto possibile un approccio prescrittivo e sanzionatorio”.
 
Ecco cosa prevede il disegno di legge:
• Un Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) che definisce, sulla base di evidenze scientifiche indipendenti da interessi commerciali, un unico calendario vaccinale su tutto il territorio, previa valutazione degli organi tecnico-scientifici del Servizio Sanitario Nazionale.
• La destinazione dei fondi previsti dall'ultima legge di bilancio alla realizzazione di tutte le attività di sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e dei programmi vaccinali.
• Il rafforzamento dei servizi vaccinali delle Regioni al fine di assicurare la pianificazione e la realizzazione delle azioni necessarie, compresa la responsabilizzazione dei professionisti del SSN per il perseguimento degli obiettivi.
• Gratuità dei vaccini necessari per il raggiungimento degli obiettivi del Piano.
• Piani di comunicazione per promuovere l'adesione volontaria e consapevole.
• Farmacovigilanza realizzata attraverso un sistema efficiente e integrato di raccolta dei dati, uniformando e completando l'informatizzazione delle anagrafi vaccinali.
• Interventi d'urgenza in presenza di specifiche condizioni di rischio o di insufficienti coperture vaccinali, fino alla nomina di un commissario ad acta da parte del Consiglio dei Ministri.
 

14 giugno 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 09/06/2017

Da Quotidiano Sanità dell’8 giugno 2017

Decreto Vaccini. I dubbi del Veneto. Zaia: “Mamme e papà disorientati. Non si possono imporre i vaccini a suon di multe”

“Un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto”.

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08 GIU - I tecnici della Direzione regionale Prevenzione del Venrto stanno in queste ore esaminando gli effetti del decreto legge sui nuovi obblighi vaccinali pubblicato ieri in Gazzetta.  In particolare - informa una nota delle aRegione - “stanno valutando l’approvvigionamento (il decreto - scrive al Regione - non specifica la tipologia di vaccini da utilizzare e non tutti i vaccini sono impiegabili ad ogni classe di età considerata), i carichi di lavoro ai quali le Ulss saranno chiamate a far fronte entro il 10 settembre e il futuro delle altre campagne di prevenzione rivolte alle malattie croniche non trasmissibili”.
 
E in questo contesto, fanno notare i tecnici veneti, “l’impegno a concentrare risorse e personale sulle vaccinazioni obbligatorie penalizzerà inevitabilmente tutte le altre attività”.

 

“Mi preoccupa maggiormente l’impatto del nuovo decreto sulle famiglie, sulle mamme e papà, che avverto preoccupati e disorientati - ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia – Del nuovo decreto contesto la forma coercitiva e l’eccessivo allarme di sanità pubblica attualmente giustificabile solo per il morbillo. La stragrande maggioranza dei genitori non sono contrari a vaccinare i loro figli, ma hanno bisogno di essere correttamente informati e accompagnati nella scelta vaccinale,  tale consenso non si può ottenere imponendo le vaccinazioni a suon di multe, rinunciando in questo modo a fare un’azione educativa e culturale a favore della prevenzione. Con questo decreto non si convince, ma si impone un obbligo coercitivo. Inoltre, le multe hanno un aspetto discriminatorio: chi ha soldi può permettersi di non vaccinare i figli”.

 

“Davanti al grido di allarme dei genitori – prosegue il presidente -  non si risponde con le multe e con le segnalazioni alle Procure. Pena l’insurrezione delle famiglie e la fuga dalla buona prassi delle vaccinazioni.  La vera prevenzione inizia con l’ascolto delle mamme e dei papà e facendo una corretta informazione, scientifica e capillare”.

 

Per il governatore del Veneto “un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto”.

 

Il Veneto, si legge ancora nella nota diffusa oggi dalla Regione, è “l'unica regione in Italia che da dieci anni ha superato l’obbligo vaccinale e dove si registrano tassi di copertura superiori al 90 per cento. L’ultimo report semestrale della Direzione regionale Prevenzione evidenzia che la somministrazione della prima dose del vaccino esavalente ha raggiunto il 91.6 per cento dei nati in Veneto nel 2016, 2 punti percentuali in più rispetto alla coorte dei nati nel 2015, considerando che questo è un dato preliminare che si consoliderà a raggiungimento dei 24 mesi, va interpretato come un segno di elevata adesione e di un trend in continua crescita. Anche per le altre vaccinazioni, quali meningococco C, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia e varicella si riscontra un incremento rispetto alle rilevazioni precedenti”.

 

In Veneto – secondo i report semestrali sulle vaccinazioni - cala la percentuale dei genitori che manifestano un dissenso definitivo alla vaccinazione: dal 3,5 % del 2015 al 2,5% del 2016, che scende al 2,1% se si considera solo l’ultimo semestre dell’anno. “Questi dati insieme a quelli a 24 mesi relativi ai nati 2014 - fanno notare dalla regione - dipingono una situazione di un’opinione pubblica che torna ad avere fiducia nella validità delle vaccinazioni”.

 

“Il percorso che la Regione Veneto ha messo in atto in questi anni in attuazione della legge di superamento dell’obbligo continua a dare risultati soddisfacenti – sotoliena Zaia -  I dati infatti confermano la correttezza della scelta che è stata possibile realizzare in quanto basata su alcuni pilastri fondamentali: la disponibilità dell’anagrafe sanitaria informatizzata per la registrazione delle vaccinazioni, la sorveglianza delle malattie infettive trasmissibili, la sorveglianza degli eventi avversi a vaccino, la formazione degli operatori e l’informazione rivolta ai genitori e alla popolazione”.

 

“L’andamento delle coperture vaccinali in Veneto -  conclude il presidente della Regione - rafforza la nostra convinzione che l’approccio corretto da adottare nell’offerta vaccinale non è l’imposizione coercitiva ma la promozione delle vaccinazioni effettivamente necessarie, con un lavoro di sensibilizzazione e informazione da parte dei operatori e l’adesione consapevole da parte della popolazione”.



08 giugno 2017
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pubblicato il 30/05/2017

Vaccini e medici radiati. Classe dirigente medica incapace di prevedere le conseguenze delle sue decisioni su se stessa

A un anno di distanza dalla terza conferenza nazionale della professione medica, due medici vengono radiati nell’indifferenza generale, accusati sostanzialmente di reati contro l’ortodossia. Sputare fuori le proprie contraddizioni non aiuta in alcun modo la professione a crescere. Valutando le decisioni più importanti di questa professione nel corso della sua storia recente si ha l’impressione che essa sia capace solo di farsi del male.

 

29 MAG - Esattamente un anno fa a Rimini si concludeva la terza conferenza nazionale della professione medica (guardiamo al futuro quale medico, quale paziente, quale medicina nel ssn?).
Le sue conclusioni politiche furono chiare e unanimemente condivise:
• la professione ha problemi epocali tali da rischiare la compromissione della sua credibilità, del suo prestigio, della sua autorevolezza
• la strada per riaffermare status ruolo identità funzione è quella della propria ridefinizione cioè un programma di autoriforma.

A un anno di distanza due medici vengono, nell’indifferenza generale, radiati dall’albo professionale accusati sostanzialmente di reati contro l’ortodossia, episodi, che, sfrondati dalle loro tecnicalità (sulle quali non intendo soffermarsi) sembrano essenzialmente preludere ad una medicina tutta scienza ma senza coscienza e quindi priva di buon senso. Obbligare a sottomettersi a dei trattamenti sanitari e radiare dei medici che su questo obbligo incondizionato dissentono, è la stessa cosa. In entrambi i casi si ha una manifestazione di impotenza nel senso che la coercizione vale come fallimento della ragione.

 
La radiazione dei due medici per me, a parte essere qualcosa di abnorme e di esagerato, è una decisione deontologicamente insussistente e che probabilmente grazie alla magistratura finirà, spero presto, in una bolla di sapone. Tecnicamente essa rientra nella categorie delle “topiche” cioè delle decisioni fortemente inopportune. Ma siccome niente avviene a caso e niente sembra essere privo di significato essa ci dice che:
• la terza conferenza della professione è stata una inutile kermesse
• radiare dei medici per reati di opinione ci dice molto sulle difficoltà di questa professione e null’altro
• che a condizioni non impedite di topica in topica di questa gloriosa professione resterà solo il ricordo
 
Dentro la riga oltre la riga
Il significato antico della parola “radiazione” (rayier) era quello di “tirare una riga” cioè una soglia invalicabile che se oltrepassata avrebbe causato quale sanzione di massima gravità la soppressione di uno status. Radiare un medico dal punto di vista professionale è una forma di esecuzione capitale cioè una condanna di morte. Condannare professionalmente a morte un medico per le sue convinzioni scientifiche è semplicemente una forma di fascismo giustificato con le regioni dogmatiche e autoritarie della scienza. Cioè bieco scientismo.
 
Nello stesso tempo condannare a morte una professione è un atto di epurazione che vede un corpo professionale intento non a liberarsi dai medici che oltrepassano la riga, cioè quelli che ad esempio uccidono per imperizia i loro malati o quelli che si vendono all’industria farmaceutica, o falsificano i dati della ricerca scientifica, ma da quelli che, rispetto alla riga, sulla base delle loro conoscenze e esperienze discutono le verità dogmatiche della scienza dubitando di tale dogmaticità.
 
Questi medici stanno nella riga come si conviene a un medico per bene, ma a modo loro, cioè in modo razionalmente diverso. Ortodossi quindi come gli altri, scientifici come tutti, che hanno gli stessi problemi dei loro colleghi, ma a modo loro cioè “razionalmente” a modo loro.
Medici che radiano altri medici ha il significato di sputare fuori qualcosa che non si tollera più e che a torto o a ragione ormai si avverte come una diversità tossica e dannosa quindi intollerabile. Ma sputare via le proprie diversità, la propria critica interna, le proprie esperienze, i propri dubbi, perché di questo si tratta, significa rischiare di sputare via la possibilità di cambiamento. Sputare fuori le proprie contraddizioni non aiuta in alcun modo la professione a crescere.

E poi se i medici devono stare dentro la riga si deve saper che ogni riga ha le sue contraddizioni perché ogni riga è qualcosa di convenzionale che spesso stride con la realtà. La riga è comunque un confine con una relativa arbitrarietà e oggi viviamo in un epoca, definita della globalizzazione, dove la nozione di confine fa la differenza tra la società che accoglie e la società che rifiuta tra la società chiusa e quella aperta.

Oggi anche la medicina vive la crisi del confine tra ciò che è razionale e ciò che è ragionevole, tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto tra ciò che è e ciò che non è scientifico. E questa crisi non si risolve condannando alla morte epistemica il dubbio, la critica, la riflessione, la ragione.
Il problema quindi non è radiare dei medici che interpretano le righe ma anche con il loro aiuto, ripensare le righe per permettere ai medici di fare davvero i medici e curare per davvero al meglio i loro malati.

Se è vero che, una medicina scientifica, deve necessariamente avere una sua riga (ortodossia) e se è vero che le righe per essere adeguate ai tempi ogni tanto devono cambiare (eterodossia) allora come è possibile un ripensamento dell’ortodossia sapendo che nessuna ortodossia è riformabile senza prima ammettere la possibilità di una eterodossia?

Oggi mentre con indubitabile saggezza l’ordine dei medici di Bologna istituisce una commissione di studio per vedere come sia possibile mettere insieme scienza e coscienza ortodossia e eterodossia a Milano e a Treviso si va per le spicce e si condannano a morte professionale medici che vogliono essere medici in scienza e coscienza, aprendo a mio avviso in modo irresponsabile e stupido una nuova brutta ferita sul corpo impiagato della professione e causando alla professione in quanto tale un danno di credibilità incalcolabile.

Ortodossia e deontologia
Ortodossia come è noto viene dal greco, ortho, ossia "diritto" e doksia ovvero "opinione", quindi significa "giusta, corretta opinione".
Eterodossia di converso vale come diverso dall’opinione ritenuta corretta (heteros “diverso” “differente” e doxa “opinione” “dottrina”)
Il reato per il quale i due medici sarebbero stati radiati sarebbe tecnicamente quello di aver espresso pubblicamente opinioni professionali difformi all’opinione ritenuta scientificamente corretta e deontologicamente quello di aver violato una certa ortodossia. Quindi la colpa è l’eterodossia.
Il problema che pongo è semplice: se un medico per essere radiato deve andare oltre una riga il codice deontologico è la riga invalicabile? Cioè il codice è la regola che definisce l’ortodossia? Se si come la definisce?

Nell’art 1 del codice deontologico, si dice, che Il codice di deontologia medica contiene principi e regole che il medico deve osservare nell'esercizio della professione. Quindi non vi è alcun dubbio sul fatto che il codice sia la regola per l’ortodossia.

Nell’art 2 si dice che l’inosservanza delle regole deontologiche quindi dell’ortodossia sono punibili e che le sanzioni, devono essere adeguate alla gravità degli atti, ma nello stesso tempo si dice che il medico deve denunciare all’Ordine ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga.

Nello spazio di questo editoriale per dimostrare la tesi che ho in testa non posso fare una disamina analitica di tutto l’articolato del codice per cui mi limiterò a citare i titoli degli articoli a mio avviso più significativi:
• 13 Prescrizione e trattamento terapeutico
• 14 Sicurezza del paziente e prevenzione del rischio clinico
• 16 Accanimento diagnostico-terapeutico
• 17 Eutanasia
• 18 Trattamenti che incidono sulla integrità psico-fisica
• 20 Rispetto dei diritti della persona
• 21 Competenza professionale
• 22 Autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica
• 23 Continuità delle cure

Questi articoli in particolare nelle loro peculiarità e specificità, definiscono senza ombra di dubbio l’ortodossia medica, ma in un certo modo per capire il quale bisogna leggersi bene e a fondo l’art 4.Ma soprattutto questi articoli ci dicono a proposito di confine che tanto l’ortodossia che l’eterodossia fanno parte di una comune impresa conoscitiva e in quanto tali non sono ne traducibili in una dicotomia ne organizzabili in una opposizione.

Libertà e indipendenza della professione
L’articolo 4 riguarda la libertà e l’indipendenza della professione vale a dire la base sulla quale poggia l’intera medicina ippocratica:
L'esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull'indipendenza della professione che costituiscono diritto inalienabile del medico.
Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.

Il medico deve operare al fine di salvaguardare l’autonomia professionale e segnalare all’Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale”.
Questo articolo, fino ad ora, ha avuto un significato e una interpretazione inequivocabile ed era la regola aurea di tutto il codice, ma oggi, suo malgrado dopo le due radiazioni tradisce una imprevista ambiguità: esso può servire a giustificare sia le ragioni di coloro che hanno deciso le radiazioni sia le ragioni dei medici radiati.

Per la prima volta la libertà e indipendenza del medico può essere allo stesso tempo:
• una colpa da punire con la radiazione e un obbligo che tuttavia in quanto obbligo la contraddice
• ortodossia e eterodossia

Questa è la nuova contraddizione che certamente non saranno le condanne a morte a poter rimuovere.
Veniamo alla mia tesi: dalla analisi degli articoli citati, l’ortodossia, quindi la riga che segna il discrimine tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male, coincide, in tutto e per tutto, con l’autonomia e la libertà del medico.

Essa non è definita in modo prescrittivo stabilendo tecnicamente cosa egli deve fare o non fare, ma è definita:
• con una logica proscrittiva (tutto quello che non è espressamente vietato si può fare sempre e comunque nell’interesse del malato)
• quale modalità cioè come modo di essere del medico quindi quale adeguatezza.
Definiamo la modalità: si intende l’insieme delle risorse (conoscenze, esperienze, sensibilità, responsabilità, credenze ecc) di un medico che caratterizzano il modo di essere medico , ovvero il suo comportamento, rispetto a un malato da curare.

Questa modalità dice come deve essere il medico, non cosa deve fare, stabilendo che:
• quello che fa deriva da come egli è
• dando per scontato che ogni medico agisce in scienza e coscienza
• che quello che fa è sempre e comunque rispetto alle sue convinzioni, alle sue conoscenze scientifiche e alle sue esperienze
• che il suo giudizio vale sempre davanti a casi concreti
Il codice deontologico:
• definisce il medico come professione modale
• dalla modalità esso fa dipendere la definizione di ortodossia.

Dando per acquisito che, la formazione di un medico, è quella documentata dai suoi titoli di studio, quindi dando per scontato l’esistenza di una conoscenza, l’ortodossia è un modo di essere razionali sagaci prudenti responsabili, davanti al caso da trattare, entro, certi contesti in certe situazioni e in certe contingenze.

Ne deriva che, (fatto salvo il principio dell’esclusione dell’assurdo, dell’abnorme, del comportamento criminale, della conoscenza pregiudizievole e preconcetta, della manifesta pericolosità e inattendibilità del medico) nessun medico è radiabile se egli in scienza e coscienza quindi sulla base di quello che sa che crede e di cui è convinto, ritiene di fare o non fare.

Ma perché il codice deontologico definisce il medico come una professione modale?
Perché i casi clinici individuali rispetto ai quali il medico, di volta in volta, decide la propria ortodossia, non sono finiti ma per definizione infiniti. Quindi per ragioni di complessità. Le ragioni della complessità sono tutte epistemiche.

Questa è la situazione descritta da Hempel con il suo celebre paradosso dei corvi (vedere wikipedia) e che ci dice una cosa importante;
• l’ortodossia nel codice deontologico non è una regola induttiva cioè generale e assoluta valida in quanto tale per tutti e in tutti i casi,
• ma è, al contrario, una regola modale che il medico in ossequio all’art 4 deduce caso per caso.

Ne consegue che, se il medico si attenesse all’art 4, egli non potrebbe che essere sempre ortodosso nel senso che la condizione che gli impone il suo codice deontologico è quella di essere adeguato al caso che deve giudicare.
Se il medico non è adeguato al caso automaticamente è fuori dall’ortodossia.

Ma se la riga come dice il codice è il modo di essere medico (escludendo l’assurdo e tutto il resto) che senso ha radiarlo infliggendogli la morte professionale?

La legittimazione dell’eterodossia
Fin dal 2002 la Fnomceo ha aperto le porte della propria ortodossia ad altri generi di ortodossie mediche definite come “medicine non convenzionali” (Linee guida sulle medicine e pratiche non convenzionali consiglio nazionale Fnomceo 2002 a cui seguì la “conferenza di consenso” 2003).
Quindi ha legittimato l’eterodossia accettando delle teorie di cura diverse da quelle definite convenzionalmente scientifiche in particolare nei confronti dell’omeopatia e dell’agopuntura. L’apertura fu decisa non per ricercare un eventuale sincretismo dottrinale, ma per mere ragioni opportunistiche. Di fronte ai cambiamenti sociali e al dilagare, nella società, delle medicine non convenzionali, i medici temevano non di compromettere la loro ortodossia ma di perdere potere per cui pensarono bene di ammettere nel loro codice deontologico delle vere e proprie eterodossie.

Articolo 15 - Pratiche non convenzionali
Il ricorso a pratiche non convenzionali non può prescindere dal rispetto del decoro e della dignità della professione e si esprime nell'esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale del medico.

Il ricorso a pratiche non convenzionali non deve comunque sottrarre il cittadino a trattamenti specifici e scientificamente consolidati e richiede sempre circostanziata informazione e acquisizione del consenso.

E’ vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire l’esercizio di terzi non medici nel settore delle cosiddette pratiche non convenzionali.
Anche in questo caso l’ortodossia è delegata al medico il quale anche grazie a questo articolo del codice si viene a trovare tra ortodossia e eterodossia cioè tra diverse epistemologie e concezioni della cura quindi tra diversi generi di evidenza scientifica (omeopatia e agopuntura a livello internazionale hanno ormai raggiunto livelli di attendibilità difficilmente confutabili).

Ora dopo che migliaia e migliaia di medici usano legittimamente, nel rispetto del primario interesse del malato, più ortodossie e per giunta con la benedizione della Fnomceo, come si può imporre una riga condannando alla morte professionale coloro che non sono ritenuti epistemicamente ortodossi?
Ho voluto rammentare l’articolo del codice sulle medicine non convenzionali per avere un quadro più completo delle contraddizioni che esistono tra l’idea di ortodossia e quella di eterodossia.

La domanda conclusiva che pongo alla Fnomceo quale federazione degli ordini medici, è semplice: siccome la radiazione dall’albo è una sanzione prevista dal codice deontologico su quali basi deontologiche essa viene decisa?

Conclusioni
Valutando le decisioni più importanti di questa professione nel corso della sua storia recente si ha l’impressione che essa sia capace solo di farsi del male contribuendo a rendere sempre più irresolubile quella famosa “questione medica” sulla quale a partire da questo giornale tanto abbiamo discusso. Essa quale professione, quindi quale categoria sociale, allo studioso appare semplicemente una professione inetta cioè incapace di prevedere le conseguenze delle sue decisioni su se stessa. Se fosse così sprovveduta con i malati come lo è verso se stessa sarebbe una tragedia. Ma per fortuna la sua incapacità non è clinica ma culturale.

Ma a questa incapacità che, è inutile negarlo, riguarda una classe dirigente, bisogna necessariamente porre rimedio e siccome non si può mettere una professione sotto tutela è indispensabile che la professione si dia una regolata. Non dico altro a buon intenditore poche parole. Ho il sospetto che a condizioni non impedite, ripartire da Rimini, non sia così facile.
 
Ivan Cavicchi   

29 maggio 2017
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pubblicato il 27/05/2017

Lettera aperta ai Medici di Bologna e Ravenna                                                                 Imola, 26 maggio 2017

Invito a una riflessione

 

A SEGUITO DELL’ APPROVAZIONE DA PARTE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

DELL'AMPLIAMENTO PER SOPRAELEVAZIONE DELLA DISCARICA TRE MONTI DI IMOLA

 

Gent.mi tutti,

vorremmo portare alla vostra attenzione una tematica delicata che interessa la nostra città e che sta impegnando già da quasi due anni il nostro Comitato. Cittadini e Associazioni di Imola infatti, fortemente preoccupati per la propria salute, si sono mobilitati per fare chiarezza sullo stato di fatto della Discarica Tre Monti e del progetto relativo al suo ampliamento.

La preoccupazione dei componenti il comitato è conseguente al fatto che, malgrado siano ormai 40 gli anni di attività di smaltimento rifiuti nel sito, le autorità preposte non abbiano ancora attivato un adeguato piano di monitoraggio del livello di inquinamento e della salute dei residenti.

Alla luce dell'approvazione del progetto di ampliamento della discarica, il 10 marzo scorso è stato presentato un ricorso al T.A.R. contro le decisioni assunte dalla Regione Emilia-Romagna e da Arpae, citate in giudizio da Wwf Italia, Legambiente ImolaMedicina e Panda Imola. Al loro fianco anche privati cittadini che risiedono nei pressi della discarica, legittimati ad agire proprio in ragione di una temuta lesione del loro diritto alla salute, costituzionalmente garantito, e della salubrità dei luoghi di residenza, che l’ampliamento mette a repentaglio.

La tutela della salute è il filo rosso che percorre tutto il ricorso come anche tutta la nostra mobilitazione e, pertanto, ci sentiamo in dovere di coinvolgere nella nostra azione chi, con il proprio agire quotidiano, garantisce quotidianamente la tutela della nostra salute.

Ci chiediamo anche come mai, davanti a un caso così complesso, l'ASL di Imola sia stata così silente e non si sia preoccupata, in primis, di effettuare un'approfondita ANALISI EPIDEMIOLOGICA o di richiedere al proponente una seria Valutazione di Impatto Sanitario (V.I.S.).

Le motivazioni per farlo c'erano tutte. Esistono dati di letteratura scientifica preoccupanti che, in diversi studi, riportano liste di gravi patologie in popolazioni che abitano in prossimità di discariche. In particolare segnaliamo il recente articolo scientifico pubblicato da F. Mataloni et al. (ASL e ARPA Lazio), sulla rivista IEA, dal titolo “Morbidity and mortality of people who live close to municipal waste landfills: a multisite cohort study”, del quale purtroppo non esiste una traduzione in italiano (alleghiamo comunque il link alla presente). Aggiungiamo anche il link di un altro documento, sempre della regione Lazio, questa volta in italiano, risalente al 2013, che evidenzia la maggiore incidenza di malattie del sistema respiratorio, tumore della vescica, asma e malattie del sistema urinario, in prossimità di discariche. 

Segnaliamo inoltre che per una serie di patologie, tra cui proprio quelle legate all'apparato respiratorio, ma non solo per queste, i dati dell'ASL Imolese evidenziano preoccupanti incidenze sulla popolazione e incrementi del rischio rispetto alla media regionale, tra l'altro piuttosto elevata. Queste rilevanze confutano sia la visione edulcorata che ci offre il documento di Hera del 5/2/2016, in particolare sulla valutazione del rischio per la salute umana, sia la tracotante sicurezza con cui l'amministrazione comunale sostiene i proponenti del progetto contestato.

Nell'ottobre 2015, campionamenti a “sorpresa” effettuati dal personale di ARPAE nei pozzi spia della discarica di Via Pediano, rilevavano la presenza nel percolato di cromo esavalente, arsenico, nichel, (tutti composti cancerogeni e mutageni), solfati e nitriti, in misura dalle tre alle sette volte superiore al valore limite, oltre alla presenza di stagno, piombo, alluminio e manganese in quantità comunque non conformi alla norma. Tali rilievi venivano ripresi sia dalla stampa locale, sia da un articolo di A.Amorosi apparso sul quotidiano “Libero” il 21 gennaio 2016 pg. 17.

La Discarica doveva accogliere solo rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi ma i dati preoccupanti sul percolato, emersi dalle analisi di ARPA sopra citate, impongono una doverosa precauzione e una maggiore chiarezza a riguardo.

Quello che auspichiamo è che l’intera società civile intraprenda un percorso di consapevolezza e responsabilità condivisa sullo stato di fatto. Ci permettiamo quindi di chiederVii una riflessione su questa tematica e sulle conseguenze che, a nostro parere, stanno minacciando seriamente la salute e quella dei nostri figli, in particolare nei Comuni di Imola e Riolo Terme. 

Certi che condividiate le nostre preoccupazioni, confidiamo nella Vostra collaborazione per la diffusione alla cittadinanza di una corretta, oltre che dovuta, informazione sanitaria, che la vostra esperienza può certamente perfezionare e qualificare. 

Vi siamo grati fin da ora per l’attenzione dedicata alla presente e per la disponibilità che riterrete di dare.

Fiduciosi in un riscontro positivo, salutiamo cordialmente.

 

Comitato Vediamoci chiaro - Imola (Bo)

 

NO Discarica Tre Monti   Vediamoci Chiaro

 

Mail: vgiovetti@hotmail.com

 

Link:

 

https://academic.oup.com/ije/article/45/3/806/2572780/Morbidity-and-mortality-of-people-who-live-close

 

http://www.eraslazio.it/news/epidemiologia-rifiuti-ambiente-salute-nel-lazio-i-risultati-del-progetto-eras

pubblicato il 25/05/2017

Troppa euforia sul decreto vaccini

Non penso che l’istituto superiore di sanità dica sciocchezze, ma questo decreto è stato caricato di cose che con i vaccini c’entrano poco. È stato concepito in un clima di aperta intolleranza, interpretato con atteggiamenti di avversione verso le opinioni fuori dallo standard, messo in campo come una lezione esemplare da dare ad una società considerata irresponsabile e incosciente e non come una norma saggia per la salute di tutti

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22 MAG - Una euforia analoga a quella che, in questi giorni riguarda il decreto sui vaccini, l’ho vista all’indomani dell’approvazione della legge sulla responsabilità professionale. Un tripudio generale rispetto al quale era meglio tacere le proprie incertezze per paura di essere scambiato per un disfattista. Coloro che, come me, su questo giornale esortavano al realismo e alla prudenza, venivano visti con sospetto.
 
Ora che la legge è stata fatta e la festa è passata quel tripudio si sta trasformando piano piano in perplessità, dubbio, incertezza, delusione, da parte di avvocati, giuristi, assicuratori, e i medici, meschini, non solo scoprono, con disappunto, che, tra norma e realtà, c’è il solito scoglio della complessità, ma, ancora una volta, lo scoprono nel momento in cui ci vanno a sbattere contro.
 
Temo che la stessa cosa   avverrà per il decreto sui vaccini, chiedo quindi scusa ma anche questa volta preferisco non partecipare alla festa.
 
Non penso che l’istituto superiore di sanità, dica sciocchezze, ma questo decreto è stato caricato di cose che con i vaccini c’entrano poco, è stato concepito in un clima di aperta intolleranza, interpretato con atteggiamenti di avversione verso le opinioni fuori dallo standard, messo in campo come una lezione esemplare da dare ad una società considerata irresponsabile e incosciente e non come una norma saggia per la salute di tutti.

 
L’intera questione, nel suo complesso, a mio parere è stata gestita male, o forse sarebbe meglio dire, non gestita per niente, al punto tale da aver accresciuto il disorientamento delle persone, la loro confusione, le loro incertezze ma soprattutto la loro diffidenza. Quello che si è visto è stata una medicina divisa, istituzioni regionali con diversi orientamenti, drammatizzazioni esagerate, scontri politici, e molta poca comprensione e attenzione per i problemi della gente ma soprattutto tanta reticenza. I vaccini sono fondamentali ma non perfetti. Negare l’imperfezione non è scientifico.
 
Diversamente dall’ISS, credo che, per governare tutte le complessità etico-medico-sociali (dal semplice uso di una linea guida alla somministrazione di un qualsiasi farmaco), non   bastino le evidenze scientifiche. Se fosse così semplice non si capirebbe perché la clinica non sia classificata tra le discipline nomotetiche anziché tra quelle idiografiche. I vaccini sono problemi idiografici. Perché negarlo?
 
Ma siccome il decreto è convinto del contrario ne deduco che rispetto alla sua stupidità, la realtà prima o poi presenterà il conto.
 
La prima questione che pongo è pragmatica: il ricorso alla coercizione sarà un meccanismo efficace ad accrescere il grado di copertura vaccinale nel nostro paese?
 
Ho dei dubbi. Non che” con il pugno di ferro” non si ottenga niente, però penso che vedere le persone come le vede il decreto cioè come delle trivial machine sia uno sbaglio. I comportamenti delle persone nelle complessità sociali che riguardano le proprie libertà, il proprio corpo, la propria integrità, i propri figli, tendono ad essere pro-eretiche (hairetikós“che sceglie”) cioè sembrerà strano ma le persone tendono a fare scelte personali, non ad obbedire come soldatini a degli ordini che non capiscono e che in certi casi percepiscono come assurdi o se non spiegati financo pericolosi.
 
Che il calo della copertura vaccinale (fenomeno comune, anche come entità, all’intera Europa, quindi a una intera società e a una intera cultura) riguardi prima di ogni cosa proprio i vaccini obbligatori, significherà pur qualcosa. O no?
 
Vedere la nostra società “post moderna” (Lyotard),o “liquida” (Bauman) come una trivial machine significa non tenere in nessun conto le problematiche che accompagnano la composizione sociale di una comunità e quindi le diversità che vi sono in essa e del forte multiculturalismo che ormai la caratterizza. E’ quindi probabile che l’obbligatorietà sarà vissuta dalle persone pure in modo diverso, da quelle passive a quelle che al primo sintomo avverso faranno causa al medico e al servizio con l’extracomunitario che per mettere insieme il pranzo con la cena si farà togliere la patria potestà.
 
Sarebbe un guaio se la crescita della copertura vaccinale fosse pagata con una crescita del contenzioso legale tra società e medicina o semplicemente con una crescita della sfiducia e del disagio sociale.
 
Il decreto è spaventosamente banale e lineare e presume che al comando segua infallibilmente l’obbedienza. Solo in guerra agli ordini si obbedisce e basta. Temo che non sarà così e che le sanzioni soprattutto determineranno inutili ingiustizie e inutili disagi sociali.
 
L’errore che fa il decreto, almeno questa è la mia impressione, è di ignorare che la medicina è dentro una società che la medicina non può essere pensata a prescindere da essa perché, come si dice da anni, essa è e resta una “impresa sociale”. Ma se è così i vaccini non possono essere intesi solo come una questione scientifica. Con questo decreto sembra che la medicina sia solo una questione scientifica. Grave gravissimo errore.
 
La seconda questione che pongo è politica e riguarda la libertà delle persone e il tema del consenso informato.
 
Trasformare i vaccini in TSO significa obbligare le persone a certi trattamenti come se vi fosse:
· una emergenza tale da giustificare misure eccezionali,
· l’impossibilità di percorrere strade diverse dalla coercizione,
· una preclusione  a priori al ricorso alla consensualità e alla consapevolezza.
 
Tutto questo si gioca intorno a questioni:
· “carnali” e “viscerali” (embodied cognition)come i propri figli, la loro salute, la loro integrità,
· sociali come il ruolo di un genitore e il significato sociale della genitorialità più in generale.
 
Possibile mai che non si comprenda la gravità di definire obblighi che, in quanto tali, vicariano di fatto la patria potestà. Il decreto a ben vedere è una forma di patria potestà surrogata per ragioni di salute pubblica. Lo Stato per evidenza scientifica diventa genitore a modo suo. Non serve non avere il libretto delle vaccinazioni per perdere la patria potestà essa è messa in mora automaticamente nel momento in cui si obbligano i genitori a fare dei TSO ai loro figli.
 
La Lorenzin non si rende conto che il suo decreto è come se facesse regredire il suo ministero, (già svuotato di poteri primari da quello dell’economia) a quando prima della sua istituzione (L.296/1958) la malattia era prevista tra le competenze del ministero degli interni perché considerata un problema di ordine pubblico. Ma a che serve il ministero se tutto è ridotto a tagli finanziari, a TSO e a linee guida? 
 
Vedere ai vaccini come a una questione di ordine pubblico nasconde l’errore grave di assumere i genitori come dei   soggetti sociali irresponsabili per definizione, cioè dei criminali incoscienti che mettono a repentaglio l’integrità della nazione. Ma scherziamo?!
 
Oggi molto più di ieri, come diceva Mario Merola, i figli “so piezze e core” perché oggi i genitori devono proteggerli da insidie e minacce che una volta neanche c’erano: alimentari, ambientali, sociali, speculativi, e per giunta anche da quelle possibili che potrebbero derivare dalle cure mediche e quindi anche dai vaccini.
 
A questo, paradosso apparente, i giovani genitori, ragionano come Jonas, che, nei confronti dello sviluppo crescente della scienza e della tecnica, invocava il principio della responsabilità.  Ma veramente si pensa che il problema sia quello dei genitori incoscienti? O forse il cruccio dei genitori di oggi è proprio il contrario cioè la difficoltà ad esercitare una coscienza genitoriale perché ne sentono di tutti i colori e non sanno a chi dare retta?
 
Cosa chiedono i supposti genitori incoscienti? Non di essere obbligati a sottoporre i loro figli a trattamenti sanitari misteriosi di cui non conoscono e temono i meccanismi, ma di essere sicuri, di avere anamnesi accurate, un vero sistema di farmaco vigilanza, medici attenti, cautela clinica, una informazione vera completa non reticente e non contraddittoria.
 
Essi oggi sono tutt’altro che incoscienti ma hanno difficoltà estreme ad esprimere la loro coscienza genitoriale. E lo Stato che fa? Anziché farne i primi attori della profilassi condiziona loro la patria potestà con dei TSO.
 
Tutto questo è talmente abnorme da far venire il sospetto che il decreto sia stato pensato ben oltre gli ambiti strettamente scientifici della questione vaccini.
 
Sarà un caso ma esso è stato fatto dopo che il Global Health Security Agenda, ha designato l’Italia quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo. Una cosa ovviamente straordinaria in tutti sensi, ma che mi porta a pensare che il decreto sia andato ben oltre certa ragionevolezza anche perché dietro ai vaccini c’è una montagna di denaro, prestigio internazionale, potere per le persone nelle istituzioni, per cui l’Italia per prima si doveva presentare sul setting internazionale con la divisa del repressore implacabile.
 
Anche un distratto come me capisce che l’obbligatorietà è funzione degli investimenti cioè è una garanzia ancor prima che per la profilassi per il business farmaceutico.
 
A questo vorrei aggiungere la sensazione sgradevole (soprattutto se rileggo le posizioni sui vaccini del Pd di qualche tempo fa contrarie all’obbligatorietà), di un dibattito sui vaccini che a mio avviso ha subito in queste settimane, una indebita accelerazione e una pericolosa deformazione soprattutto causata dalla polemica politica.
 
Mi riferisco a quella tra Renzi e Grillo. Il decreto ha preso forma dentro questa polemica senza la quale probabilmente non sarebbe mai nato. Non è la Lorenzin che conquista il decreto è a Renzi che il decreto fa politicamente comodo. E’ del tutto evidente che nel corso della polemica contro M5S, il Pd ha cambiato il suo orientamento. Basta vedere gli atti parlamentare. Perché?
 
Insomma questo è un decreto che il Parlamento dovrebbe emendare perché fatto con i paraocchi, indebitamente strumentalizzato, figlio del peggior scientismo che si poteva immaginare.
 
A partire dai dati sul calo della copertura vaccinale dovremmo certamente mettere mano senza allarmismi (non esiste nessuna emergenza) ad una campagna di vaccinazione efficace ma dentro una diversa strategia:
· vanno confermate le obbligazioni esistenti,
· va introdotto l’obbligo del consenso informato,
· la strada giusta non è l’obbligazione di legge  ma l’obbligazione morale.
 
Cosa vuol dire obbligazione morale? L’obbligazione morale è una particolare obbligazione non coercitiva che si basa sull’autonomia della razionalità, sul senso di responsabilità, sulla presa di coscienza. Essa si basa sul dovere della salute che i genitori devono avere per assicurare ai propri figli il diritto all’integrità. Questo dovere è un impegno preso liberamente dai genitori nei confronti dei propri figli i quali tacitamente si aspettano che sia realizzato.
 
Per far crescere il dovere alla salute nella nostra società si deve mettere in campo un programma formativo e un sistema efficace di farmaco vigilanza.
Definisco ciò “programma per una deontologia sociale” cioè l’impegno delle istituzioni sanitarie a formare e informare cioè a convincere le persone al dovere della salute, in tutti i sensi, dai vaccini, alla prevenzione primaria, ai comportamenti salutari. La profilassi se vogliamo fare davvero salute non può essere separata dalla prevenzione.
 
Quanto ai medici, che non muovono paglia di fronte alla radiazione di un loro collega, tutt’altro che contrario pregiudizialmente ai vaccini ma reo solo di aver manifestato con insistenza degli scrupoli professionali, e che  incapaci di rimettersi in gioco, non sanno far altro che  nascondere le loro incapacità professionali, dietro metafisiche  evidenze scientifiche, obbligando  una intera società, non a fare i vaccini, ma a subire i loro ormai  insopportabili   limiti culturali, dico solo “povera professione come ti sei ridotta male”. 
Ma ne riparleremo  quando cominceranno a venire a galla i problemi. Adesso godetevi la festa… finché dura.
 
Ivan Cavicchi
22 maggio 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 20/05/2017
pubblicato il 22/05/2017

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2951

 

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale.

 

Il decreto è diretto a garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica con particolare riferimento al mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, superando l’attuale frammentazione normativa.

 

In questa prospettiva, che tiene conto anche degli obblighi assunti e delle strategie concordate a livello europeo e internazionale, vengono dichiarate obbligatorie per legge, secondo le indicazioni del Calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) e in riferimento alla coorte di appartenenza, le vaccinazioni di seguito indicate:

 

  1. anti-poliomelitica;
  2. anti-difterica;
  3. anti-tetanica;
  4. anti-epatite B;
  5. anti-pertosse;
  6. anti Haemophilusinfluenzae tipo B;
  7. anti-meningococcica B;
  8. anti-meningococcica C;
  9. anti-morbillo;
  10. anti-rosolia;
  11. anti-parotite;
  12. anti-varicella.

 

Tali vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

 

Al fine di assicurare l’adempimento dell’obbligo di vaccinazione, il decreto dispone le seguenti misure:

 

  • in caso di violazione dell’obbligo vaccinale ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00. Le sanzioni vengono irrogate dalle Aziende Sanitarie
  • anche nella scuola dell’obbligo, il dirigente scolastico è tenuto a segnalare alla ASL competente la presenza a scuola di minori non vaccinati. La mancata segnalazione può integrare il reato di omissione di atti d’ufficio punito dall’art. 328 c.p.
  • il genitore o l’esercente la potestà genitoriale sul minore che violi l’obbligo di vaccinazione è segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale
  • non possono essere iscritti agli asili nido ed alle scuole dell’infanzia, pubbliche e private, i minori che non abbiano fatto le vaccinazioni obbligatorie. In tal caso, il dirigente scolastico segnala, entro 5 giorni, alla Azienda sanitaria competente il nominativo del bambino affinché si adempia all’obbligo vaccinale
  • anche nella scuola dell’obbligo, i minori che non sono vaccinabili per ragioni di salute sono di norma inseriti dal dirigente scolastico in classi nelle quali non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati
  • se un bambino ha già avuto le patologie indicate deve farsi attestare tale circostanza dal medico curante che potrà anche disporre le analisi del sangue per accertare che abbia sviluppato gli anticorpi
  • a decorrere dal 1° giugno 2017 il Ministero della salute avvia una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull’importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute. 
  • Nell’ambito della campagna, il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca promuovono, dall’anno scolastico 2017/2018, iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori

 

le misure del decreto entrano in vigore dal prossimo anno scolastico.

 

Consulta dal sito del Governo:

Vedi anche

 

pubblicato il 19/05/2017

Quotidiano Sanità del 18 maggio 2017

 

Obbligo vaccini. Prima riflettiamo sui dati “reali” della copertura

I dati sulla diminuzione di copertura segnalata dall’Iss si basa sul rilevamento periodico effettuato a 24 mesi di vita, che quindi non riesce a ‘vedere’ le coperture ottenute con la vaccinazione dei bambini in ritardo. Si rischia così di confondere un (certamente preoccupante) ritardo vaccinale con una mancata adesione


 

18 MAG - Gentile Direttore,
l’efficacia del ricorso all’obbligo per incrementare l’adesione vaccinale desta dubbi, alcune perplessità e suggerisce una riflessione critica prima di adottare decisioni drastiche. L'allarme lanciato dall’Istituto superiore di sanità nell'ottobre 2015 sulla progressiva riduzione dell’adesione della popolazione all’offerta vaccinale, ha riaperto la discussione sull’uso degli strumenti coercitivi in Sanità pubblica. Prima di entrare in quest’ambito specifico è utile anticipare alcune considerazioni sullo stato delle coperture vaccinali nel nostro Paese.

La diminuzione di coperture segnalata dall’Iss si basa sul rilevamento periodico che viene effettuato a 24 mesi di vita; tale rilevamento consente di avere un indicatore confrontabile fra tutte le regioni italiane e fra il nostro e gli altri Paesi. Si tratta, dunque, di un indicatore prezioso che consente di registrare, velocemente, l’andamento dell’adesione della popolazione. Non consente, invece, di cogliere un nuovo fenomeno e cioè la crescente esitazione dei genitori di fronte all’offerta vaccinale con il conseguente ritardo di adesione. La sola misurazione delle coperture a 24 mesi non riesce, in altri termini, a “vedere” le coperture ottenute con la vaccinazione dei bambini che sono vaccinati in ritardo e rischia di confondere un (certamente preoccupante) “ritardo vaccinale” con una mancata adesione.


Una registrazione non corretta del reale stato d’immunizzazione della popolazione è emersa da un’indagine effettuata nella Usl di Verona che conta, mediamente, 480 mila abitanti e coorti annuali di nuovi nati che hanno mediamente una composizione di 4.500 unità. Il trend a 24 mesi dalla nascita evidenzia chiaramente la diminuzione di copertura vaccinale segnalata dal Ministero e dall’Iss. Se tuttavia si mette sotto la lente la percentuale di popolazione infantile residente, di età inferiore a 14 anni, (ossia tutta la popolazione infantile fino al completamento del ciclo delle scuole elementari e medie inferiori della scuola dell’obbligo) vaccinata, emerge una sorpresa. Le percentuali sono infatti ben diverse e molto più confortanti.
 
La copertura aggiustata dei residenti nati dal 2000 al  2014 (61.1980) è, infatti, del 95,51% per la poliomielite (ciclo completo) e del 93,59 % per il morbillo (prima dose), rilevati al 19 ottobre del 2015. Dati già divulgati ma che è opportuno ricordare perché sono la prova tangibile di una raggiunta buona protezione immunitaria complessiva della popolazione infantile in assenza di epidemie di rilievo. E ciò è stato raggiunto nonostante il calo delle vaccinazioni nei primi mesi successivi alla nascita. Tra l’altro i casi di morbillo che si registrano sono, tranne le rare eccezioni di bambini non vaccinati, concentrati in età adulte, in soggetti non vaccinati in passato.

Non ci risulta che un’analisi di questo tipo, che guardi a tutte le fasce di età infantili inferiori ai 14 anni, sia stata estesa a tutta Italia per verificare un dato che, se confermato, imporrebbe una rivisitazione dei criteri di monitoraggio oltre che convulsioni operative sulle strategie da adottare per contrastare la tendenza alla mancata aderenza alla effettuazione delle vaccinazioni in età prescolare, concentrata in particolare nelle età in cui i bambini sono molto piccoli e i timori dei genitori molto alti con la tendenza, a vedere il dato del Veneto, a un consistente recupero nelle fasce di età successive. 
 
Anche perché quanto alle motivazioni che inducono i genitori a ritardare le vaccinazioni o a non vaccinare in un’indagine conoscitiva di qualche tempo fa era emerso che i genitori che non vaccinano i figli indicavano proprio l’età precoce del bambino, sentita come estrema vulnerabilità ed eventuale suscettibilità ad eventuali eventi avversi, come principale fattore dirimente della mancata adesione le vaccinazioni in bambini troppo piccoli. Un altro elemento di diffidenza e sfiducia viene alimentato dal sospetto che spesso gli effetti gravi al vaccino possano tenuti nascosti e sulla parzialità delle informazioni ottenute dalle famiglie nei centri vaccinali che in maniera superficiale fanno riferimento solo ai vantaggi e non ai possibili rischi aumentando la diffidenza iniziale.

Tutto ciò, appare chiaro, non può essere rimosso e risolto, con una semplice coercizione esercitata al momento dell’iscrizione a scuola o all’asilo del bambino. Esiste un 5% della popolazione che si lascia profondamente influenzare dalle fandonie che circolano sulla Rete riguardo ai vaccini che arriverebbe e sarebbe disposta a non iscrivere i bambini a scuola pur di evitare di sopportare l’idea di un rischio di eventi avverso temuto e considerato reale nel proprio vissuto.

Come epidemiologi ricordiamo inoltre che attualmente l’obbligo per 4 vaccinazioni sulle 14-15 che vengono offerte dal Ssn, non viene rispettato da questa fascia di popolazione e i genitori renitenti non vengono forzati a vaccinare i loro figli ma a pagare una multa. Il rischio che vogliamo evidenziare è quello di un possibile effetto boomerang sul piano politico di subire tale coercizione vissuta come un atto illiberale senza i positivi riverberi riguardo al risultato sanitario desiderato che invece sarebbe possibile ottenere con altri strumenti e strategie a nostro avviso più efficaci, come quelle appunto sperimentate nella Regione Veneto dal 2008 quando tutti gli obblighi sono stati sospesi.  

A nostro avviso, dunque, sarebbe più utile mettere in atto sia da parte del Governo centrale sia da parte di quelli regionali alcuni interventi specifici partendo dalla capillare e minuziosa verifica, in tutte le regioni a 24 e 36 mesi, della copertura vaccinale di tutta la popolazione infantile con meno di 14 anni verificando le differenza tra il veneto e le altre Regioni.

Sarebbe utile anche attivare un programma periodico di rendicontazione delle reazioni avverse effettivamente verificate sul campo da trasmettere ad una commissione nazionale indipendente a cui demandare anche il compito della comunicazione secondo canoni di rigore (non come avvenuto con la diffusione di notizie infondate sul Fluad per la vaccinazione influenzale). 
 
Infine, ma non ultima per importanza, avviare una capillare e costante campagna di corretta informazione sui vaccini coordinata tra le regioni che utilizzi gli stessi strumenti e gli stessi target e strategie verificando per step eventuali correttivi e risultati. L’obiettivo è in questo caso confutare, con notizie reali, non allarmistiche, la falsa convinzione alimentata dal web che si tratti di malattie, quelle oggetto delle vaccinazioni,  non più attive nel nostro Paese. Che tale tasto, quando battuto, sia vincente lo si è potuto verificare sulla scia dei focolai di piccoli picchi di incidenza delle meningiti che hanno spinto la popolazione a ricorrere al vaccino in tutte le regioni generando addirittura liste di attesa e difficoltà, dei centri vaccinali a smaltire le richieste.

Infine due punti irrinunciabili: cooptare il personale scolastico nelle attività di informazione dei servizi di igiene pubblica e “forzare” il personale sanitario che fa assistenza a vaccinarsi in modo da costituire da un lato il buon esempio e dall’altro evitare di diventare una inaccettabile fonte di rischio per i pazienti che devono sempre poter accedere facilmente e gratuitamente a tutte le vaccinazioni che rientrano nel programma nazionale vaccinazioni.
 
Utile sarebbe poi un confronto (che finora non c’è mai stato) con la Magistratura chiamata spesso a emanare giudizi con sentenze che in passato hanno avuto e ancora hanno un effetto devastante sul piano della comunicazione (e che continuerebbe ad averlo anche con la obbligatorietà) per fornire in maniera neutra ma scientificamente ineccepibile strumenti di valutazione più critici rispetto all’attuale scenario confusivo che ancora circonda questa delicata materia di politica sanitaria pubblica.  
 
Massimo Valsecchi 
Medico Igienista, Direttore Dipartimento Prevenzione ULSS 20, Verona, Componente della Commissione nazionale di verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia

 
Maria Triassi
Direttore del Dipartimento di igiene e sanità pubblica Università Federico II di Napoli, responsabile della task-force regionale campana per la sorveglianza e le politiche di incentivazione dei vaccini
 
Vittorio Carreri
Medico igienista componente giunta esecutiva della Società italiana di Igiene
 

Mario Lizza
Medico del Lavoro, igienista presidente della Siti Abruzzo
 
Maria Grazia Panico

Medico igienista presidente della Siti Campania
 
Andrea Simonetti

Medico igienista Asl Napoli 1
 
Anna Rita Citarella

Medico igienista Asl di Benevento
 
Maria Antonietta Ferrara

Dirigente di epidemiologia e prevenzione Asl di Avellino
 
Rosanna Ortolani

Direttore Servizio Epidemiologia e Prevenzione - ASL Napoli 1 Centro
 
Armando Orlando

Direttore del servisio igiene e sanità pubblica Asl Napoli 2 nord
 
Amedeo Amadei

Consiglio direttivo SItI sezione Lombardia
 
Oreste Caporale

Medico competente Università Federico II
 
Francesca Pennino

Ricercatore di igiene Università Federico II
 
Daniela Schiavone

Medico Igienista in Staff di Direzione Generale dell'AOU “Federico II”

18 maggio 2017
© Riproduzione riservata

 

 

Tavola Rotonda

di cosa parliamo quando parliamo di cancro

SABATO 20 MAGGIO 2017 ALLE ORE 10.30

Presso la Sala Conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna,

Via G. Zaccherini-Alvisi 4, Bologna

 

Ne parleremo con gli Autori Pino Donghi, Semiologo, è l'Editor del Festival della Scienza Medica di Bologna e Gianfranco Peluso, Oncologo, è il Direttore di Ricerca presso il CNR di Napoli, Autori del volume “DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI CANCRO”.Raffaello Cortina Editore.

Dunque, un oncologo e un esperto di comunicazione si incontrano su un tema difficile e cruciale: come parlare della malattia del secolo (... e oramai sono almeno due!) tra trionfali annunci di prossime definitive vittorie, perduranti e imbarazzati silenzi sulla natura del male che ci priva di un affetto, di un conoscente, di un personaggio famoso, e la necessità di ripensare un modello di relazione, anche comunicativa, tra medico e paziente.

L'orizzonte possibile, forse auspicabile, di una cronicizzazione del cancro in luogo di una sua problematica eradicazione, suggerisce nuove strategie di comunicazioni  con le quali ingaggiare i protagonisti della cura.

Sono invitati Cittadini, Esperti di Comunicazione, le Associazioni di Cittadini e Pazienti, Medici, Amministratori della sanità e gli Organi di Stampa

 

pubblicato il 17/05/2017

Offerta di lavoro per: Medico Cardiologo

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Cardiologo per la propria struttura di Molinella (BO).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Cardiologo o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Cardiologo.

 

Offerta di lavoro per: Medico Otorino

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Otorino per la propria struttura di Faenza (RA).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Otorino o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Otorino.

 

Offerta di lavoro per: Medico Ecografista

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Ecografista per la propria struttura di Molinella (BO).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Ecografista o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Ecografista.

 

Offerta di lavoro per: Medico Endocrinologo

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Endocrinologo per la propria struttura di Viserba (RN).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Endocrinologo o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Endocrinologo.

pubblicato il 13/05/2017

La Casa di Cura Villa Grazia srl, sita in S.Carlo C.se (TO), Strada Poligono n.2, accreditata con il SSN, ricera Medici in possesso delle seguenti specialità: Medicina Interna, Medicina d'Urgenza, Medicina Fisica e Riabilitazione, Medicina dello Sport, Cardiologia, Endocrinologia, Neurologia, Ortopedia.

I riferimenti per l'invio di curriculum vitae  sono: direzionesanitaria@villagrazia.org oppure direzioneamministrativa@villagrazia.org - Telefoni 0119208566 - 0119208567.

pubblicato il 10/05/2017

La Fondazione Forense Bolognese organizza per il giorno 11 maggio 2017 dalle ore 14.30 alle ore 18.30 il Convegno in oggetto

pubblicato il 04/05/2017

Si comunica che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I.) – Serie IV, Speciale Concorsi ed Esami n. 35, del 9 maggio 2017  sarà pubblicato l’Avviso relativo all’avvenuta pubblicazione dei bandi di concorso regionali e provinciali per l’ammissione al Corso di formazione specifica in Medicina Generale relativo al triennio 2017/2020.

In allegato il bando della Regione Emilia-Romagna già pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale Telematico della nostra Regione (BURERT) n. 100, parte terza, del 12/4/2017.

La domanda potrà essere presentata a partire dalle ore 13:00 del giorno 9 maggio 2017 fino alle ore 13:00 del giorno 8 giugno 2017 seguendo le indicazioni contenute nell’art.3 dello stesso bando che qui si riporta:

 Art. 3 - Domanda e termine di presentazione

1. La domanda di partecipazione al concorso deve essere presentata, a pena di esclusione, con modalità informatizzata tramite la piattaforma tecnologica ed applicativa appositamente realizzata collegandosi al sito internet http://selezionecorsommg.regione.emilia-romagna.it al quale si rinvia per tutte le istruzioni relative all’utilizzo della citata funzionalità web.

2. Il termine di presentazione della domanda, previsto a pena di irricevibilità, scade alle ore 13:00 del trentesimo giorno successivo a quello della data di pubblicazione del presente bando per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Per “termine di presentazione della domanda” si intende la data e l’ora della ricevuta inviata dal Server di Posta Elettronica Certificata regionale al Server di Posta Elettronica Certificata del candidato.

Si invita a leggere il testo del bando nel quale sarà possibile acquisire ulteriori ed utili informazioni da fornire alla Vostra utenza.

pubblicato il 03/05/2017
pubblicato il 03/05/2017

Si rileva che sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.95 del 24 aprile 2017 è stato pubblicato il provvedimento di cui all'oggetto.

Di particolare interesse per i medici risultano essere gli allegati come di seguito indicati :

Allegato 1 ) - Schema di Certificazione Medico Legale/Medica

Allegato 2 ) - Schema di Certificazione Psichiatrica

Allegato 4 ) - Schema di Relazione Medica

 

Il provvedimento entra in vigore decorsi 30 dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

pubblicato il 02/05/2017

La tavola rotonda si terrà sabato 20 Maggio 2017 alle ore 10.30 presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna - Via G.Zaccherini Alvisi n. 4 Bologna.

pubblicato il 21/04/2017

Si ricercano medici specializzati o specializzandi per soggiorno estivo marino residenziale per bambini dai 6 ai 12/13 anni.

Periodo: dal 29 giugno al 13 luglio 2017 - Località Marche - 1 Turno di 15gg.

Periodo: dal 16 giugno al 14 agosto 2017 - Località Lazio - Turni di 14 gg.

Gradita esperienza in medicina di base, pronto soccorso, pediatria, guardie mediche. Richiesta disponibilità full - time e residenza nel luogo di soggiorno.

Inviare curruiculum via email a Coop. Soc. Alice e-mail estateragazzialice@gmail.com

335/58.22.433

pubblicato il 21/04/2017

Rete ospedaliera-118. Gucciardi: “Tutte le 251 ambulanze della Sicilia resteranno attive, nessuna soppressione”

L’assessore smentisce l’allarme lanciato da alcuni organi di stampa. “In base al decreto Balduzzi deve esserci un MSA (Mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo) ogni 60 mila abitanti in un territorio non superiore ai 350 chilometri quadrati. Nei territori che non rispettano i criteri del decreto si è provveduto a sostituire MSA con MSB (Mezzi di soccorso di base) e auto mediche”.

20 APR - In merito alla notizia pubblicata dagli organi di informazione su un taglio del numero di ambulanze in Sicilia, dopo l’entrata in vigore della nuova Rete ospedaliera, l’Assessore alla Salute della Regione Siciliana Baldo Gucciardi inteviene con yna nota per rassicurare e affermare con “fermezza” che non c’è “nessun allarme, non ci sarà alcun taglio del numero di ambulanze: i mezzi di soccorso nel territorio continueranno a essere 251 e non 125 come ipotizzato da qualcuno”.

L’assessore Gucciardi entra poi nello specifico: “Nel documento metodologico pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ci si è concentrati nella riallocazione di MSA (Mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo) e delle auto mediche, preoccupandoci di individuare, provincia per provincia, quante devono essere attive secondo i criteri dettati dal decreto ministeriale Balduzzi, nel quale è specificato che deve esserci un MSA ogni 60 mila abitanti in un territorio non superiore ai 350 chilometri quadrati. Nei territori con numero di MSA che non rispetta i criteri del decreto Balduzzi – continua l’Assessore Gucciardi – si è provveduto a sostituire MSA con MSB (Mezzi di soccorso di base) e auto mediche”.

 


Per questa ragione non tutte le MSB sarebbero state indicate nel documento metodologico, “ma posso assicurare – sottolinea ancora l’Assessore Gucciardi – che nessuna delle ambulanze non indicate nel documento metodologico verrà soppressa. La programmazione, inoltre, è assolutamente preliminare, considerato che il neo costituito comitato del settore unico di emergenze sanitarie ha tra i propri compiti proprio quello di potenziare e riprogettare la Rete di emergenza territoriale”.

20 aprile 2017
© Riproduzione riservata - Quotidiano Sanità -

pubblicato il 20/04/2017

Ancora sul welfare aziendale e sul “trappolone” di Renzi & C.

Il def 2017 in sintonia con la politica economica, ispirata dal Jobs act e che la “mozione Renzi”, per evidenti ragioni di coerenza, non smentisce, conferma il de-finanziamento della sanità ma, questa volta, (ecco la vera novità sulla quale i nostri arcigni commentatori hanno stranamente taciuto), prevedendo in modo esplicito, di contro, misure per lo sviluppo del welfare aziendale

20 APR - Ho letto, su questo giornale, puntuali come il destino, le rimostranze contro il def dei nostri abituali commentatori. Tutti a gridare risentiti al de-finanziamento della sanità come se fosse una novità. Il de-finanziamento, come ho scritto tante volte, è la conseguenza logica di una precisa strategia finanziaria (peraltro mai nascosta dal governo Renzi) e che in ragione di una, tutt’altro che casuale politica economica, conta di abbassare nel tempo l’incidenza della spesa sanitaria nei confronti del pil.
 
Il def 2017 in sintonia con questa politica economica, ispirata dal Jobs act e che la “mozione Renzi”, per evidenti ragioni di coerenza, non smentisce, conferma il de-finanziamento della sanità ma, questa volta, (ecco la vera novità sulla quale i nostri arcigni commentatori hanno stranamente taciuto), prevedendo in modo esplicito, di contro, misure per lo sviluppo delwelfare aziendale.
 
La mia tesi sul “trappolone” (QS 3 aprile 2017) sembrerebbe quindi tutt’altro che campata per aria, (mi dispiace per coloro che sognando migliaia di assunzioni ci hanno spiegato, su questo giornale, che la mozione Renzi “va nella direzione giusta”).

 

 
Il welfare aziendale, mettetevelo in testa, implica, per forza, cioè per ragioni di pura compatibilità finanziaria, il progressivo de-finanziamento della sanità pubblica.
 
Se è vero che… “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito” vorrei suggerire ai critici del de-finanziamento (se vogliono essere credibili) di spostare la loro attenzione sulle politiche economiche, perché guardare il dito e non la luna, in sanità, se non è da stolti è quanto meno da ipocriti. Decidete voi.
 
Applaudo invece alla Cgil che per bocca della sua responsabile per le politiche sanitarie Rossana Dettori (intervista a radio articolo1 del 12 aprile) ha posto con onestà il problema dell’inconciliabilità tra il welfare aziendale e quello pubblico.
 
Esclusione competitiva
Esclusione competitiva” è una espressione che ho preso in prestito dall’ ecologia. Usata per la sanità essa afferma che due specie di welfare (mutue contrattuali e sanità pubblica) non possono convivere utilizzando una stessa risorsa limitata e limitante vale a dire un comune finanziamento pubblico proprio perché in generale le risorse pubbliche sono per definizione limitate.
 
Se lo Stato regolerà, con le leggi di stabilità, le risorse in modo da mettere in competizione due generi di welfare, quello che sarà favorito nei finanziamenti (nel nostro caso le mutue) dominerà sull’altro (la sanità pubblica) che de-finanziato si dovrà rassegnare ad essere ridimensionato.
 
Per me “l’esclusione competitiva” è il fatto nuovo e che il def 2017 conferma. Chi governa, quindi il più grande partito della sinistra, in ragione di certe politiche economiche, ha deciso di cambiare il ruolo dello Stato quale mediatore tra l’impresa, quindi la produzione di ricchezza, e la società, quale soggetto detentore di diritti. Quindi di ridiscutere il ruolo del welfare. Non è proprio una cosa da nulla. Credetemi.
 
Jobs act
Alla base di questa decisione, direi epocale, vi è il Jobs act cioè la legge che ha delegato il governo Renzi ed ora il governo Gentiloni, ad apportare delle riforme nel mondo del lavoro attraverso dei decreti attuativi.
 
Ma vi è anche un grave limite culturale che riguarda soprattutto il riformismo di sinistra che di fronte a nuove contraddizioni, nuove sfide, non riesce ad andare avanti.  Oggi Bersani va in televisione e ci dice che ci vuole “un nuovo 68” (Intervista “di martedì” La 7 18 aprile 2017). Io che il 68 l’ho fatto propongo la “quarta riforma” e sostengo che una sinistra priva di un pensiero davvero progressista è destinata a tornare indietro decidendo di passare, come ci propone sia il Jobs act che la “mozione Renzi”, dal barone Beveridge a Donald Trump.
 
Gli obiettivi teorici del Jobs act sono noti (adeguare la legislazione del lavoro a quella europea, consentire maggiori opportunità a tutti di ottenere contratti di lavoro a tempo indeterminato, modificare le norme sul licenziamento, ecc).
 
Ma se questi sono i più noti e anche più discussi e più criticati, soprattutto dal mondo sindacale, ve ne è uno in particolare, colpevolmente ignorato, che riguarda l’impresa, considerata soggetto produttore di ricchezza. A quanto pare il Jobs act emulando, devo dire senza alcuna originalità, l’economia americana, in ragione della crescita della ricchezza parrebbe disposto a liquidare il nostro prezioso welfare sanitario considerandolo evidentemente un ostacolo al suo sviluppo.
 
Nel proseguo dell’articolo per non ripetere continuamente le numerose norme promanate dal Jobs act per sineddoche diremo semplicemente “Jobs act
 
Welfare fiscale
Il welfare aziendale, come forse non tutti sanno, non è tanto la riproposizione delle vecchie mutue del secondo dopoguerra ma è una forma di welfare   tipico dell’economia americana. Renzi e i suoi consiglieri economici non si sono inventati nulla di nuovo. Il welfare on demand si chiama così perché così il welfare aziendale si chiama in America.
 
Storicamente il welfare aziendale, nelle forme assunte negli Stati Uniti, è stato associato alla crescita delle grandi imprese manifatturiere, in grado di garantire ai loro dipendenti rilevanti benefici sotto forma di piani sanitari In questi piani, a beneficio definito, il rischio in caso di evoluzione negativa per mancata costituzione delle riserve oppure per cattivo andamento dei mercati finanziari era interamente a carico delle imprese, così come a loro carico era il rischio connesso all’allungamento della vita media dei lavoratori in pensione o all’aumento delle spese mediche.
 
La novità che introduce il Jobs act (versione italiana) è di mettere questo rischio completamente a carico dello Stato utilizzando la leva fiscale.
Questa novità   in realtà si chiama welfare fiscale. In Italia, a differenza dall’America, il Jobs act si basa interamente su un sistema fiscale totalmente a favore dell’impresa e interamente a carico dello Stato nella speranza che l’impresa, accrescendo il suo profitto, accresca la produzione di ricchezza. Lo scopo del welfare fiscale è incentivare le plusvalenze dell’impresa cioèin generale l’incremento di valore, e in particolare la differenza positiva fra due valori dello stesso bene. Più o meno è quello che Marx chiamava, più di un secolo fa, “plus valore”.
 
Quindi in sintesi il welfare fiscale non è altro che la concessione di un sistema di agevolazioni sotto forma di deduzioni o di detrazioni d’imposta subordinate alla demonetizzazione di parte del salario e alla contestuale stipulazione di mutue aziendali.
 
Cost saving
Con ilwelfare fiscale il prelievo obbligatorio a carico dell’impresa quindi l’imposta sul reddito, è ridotto significativamente. L’imposta sul reddito, come è noto, si caratterizza, in primo luogo, per i criteri di determinazione della base imponibile. Il Jobs act   modifica attraverso la creazione delle mutue la base imponibile per il reddito di impresa Quando si adotta il concetto di reddito prodotto, o di reddito di impresa, in genere sono oggetto di tassazione le remunerazioni dei fattori produttivi (salari, rendite, profitti o interessi). Il Jobs act modifica la tassazione sul reddito di impresa intervenendo sul principale fattore produttivo cioè il costo del lavoro.
 
Ma come funziona questo marchingegno tributario che punta ad accrescere il plus valore dell’impresa?
 
Come è noto, servizi e beni, erogati dal datore di lavoro nell’ambito di un piano di welfare (la normativa contrattuale sulle mutue aziendali   prevede i piani assistenziali) non costituiscono reddito in capo al lavoratore e non costituiscono neppure base imponibile per i contributi permettendo quindi l’operazione che più sta a cuore di Renzi, il cost saving cioè la riduzione dei costi di produzione.
Questo doppio vantaggio configura una sorta di condivisione di interessi tra impresa e lavoratori al punto da prefigurare una idea di azienda come ‘bene comune’ il che non sarebbe una negatività in se, peccato che questa alleanza tra lavoro e capitale sia interamente giocata contro la comunità, i diritti e la sanità pubblica. Cioè contro un ben altro “bene comune” il welfare pubblico.
 
Soldi e benefit
Le prestazioni erogate dalle mutue per il welfare aziendale quindi sono completamente deducibili dal reddito d’impresa e non sono più limitate come lo erano precedentemente rispetto ad una deducibilità limitata al 5×1000 del costo del personale.
 
Con la finanziaria 2017 come ho già spiegato (QS 20 marzo 2017) si rafforzano gli incentivi:
· Il tetto per i premi viene elevato a 3mila euro annoche diventano 4mila quando i lavoratori vengono coinvolti in modo strutturale nell’organizzazione aziendale
· si estende l’applicazione a una platea molto più ampia di lavoratorielevando il ‘tetto’ di retribuzione sotto la quale la misura è applicabile: dai 50mila euro previsti per il 2016 si passa a 80mila euro
 
In questo modo oltre alla stragrande maggioranza di operai e impiegati potranno rientrarvi anche il 75% dei quadri e il 12% dei dirigenti.
Inoltre proseguendo in una precisa strategia di “delega” , è previsto che qualora il datore di lavoro abbia riconosciuti  per i propri dipendenti anche la messa a disposizione di strumenti di previdenza integrativa o di assicurazione sanitaria integrativa, questi non concorrano ai limiti “premiali” previsti e sopra citati (3mila ovvero 4mila euro-anno pro-capite).
 
In tale modo un lavoratore potrà ricevere:
· dal proprio datore di lavoro fino a 4mila euro di premi anche sotto forma di beni e servizi di welfareche saranno completamente deducibili in termini di costo da parte del datore di lavoro,
· in aggiunta  premi a titolo previdenziale e/o assicurativo a loro volta deducibili e non imponibili fino alle rispettive soglie di 5.164 euro e 3.615 euro
Come dire di no a questa “grazia di dio”. E’ in virtù di questo espediente fiscale che il welfare aziendale diventa in realtà un nuovo modo di retribuire il lavoro. Cioè welfare on demand.
 
Plus valore contro diritti
Come ho già detto il welfare on demand   è un genere di retribuzione mista fatta da soldi e benefit il cui sillogismo di base è il seguente:
· se il plus valore è la differenza tra il reddito di impresa e il costo del salario
· allora abbassando il salario con la sua demonetizzazione,  si abbassa il suo costo
· quindi si aumenta il plus valore.
 
Lo ripeto a coloro che guardano il dito e non la luna, prima del de-finanziamento della sanità vengono le politiche economiche le quali per il jobs act nascono dagli interessi i quali a loro volta sono riconosciuti tali da altri interessi, quelli della politica, alla ricerca permanente di consenso nel tentativo di allargare la propria base di legittimazione sociale e di mantenere e accrescere il proprio potere.
 
Con il Jobs act  e con la “mozione Renzi” è l’economia del plus valore che comanda sull’etica dei diritti e, la sua base di legittimazione, sono i  potentati dell’economia e delle assicurazioni, ai quali ci si rivolge offrendo ogni agevolazione fiscale possibile per chiedere loro di produrre ricchezza cioè Pil perché altri generi di ricchezza, come ad esempio la salute, non valgono niente. Se la sanità è de- finanziata è perché non comandano più i diritti ma il plus valore. 
 
Quindi amici miei che fate finta di prendervela con il Def perché ci da pochi soldi, sappiate che senza un nuovo pensiero sulla compossibilità tra economia etica e scienza, quindi senza un nuovo welfare sanitario che redistribuisca la ricchezza prodotta dall’economia nella nostra società, siamo nei guai.
 
Il Jobs act e la “mozione Renzi” restando prigionieri di una vecchia idea di compatibilità e di sostenibilità, sceglie il plus valore quindi per quello che ci riguarda, Trump in luogo di Beveridge. Come lo fa? Finanziando il primo e de-finanziando il secondo. E voi che fate? Anziché guardare la luna ogni volta ci fate la lagna sul dito.
 
La “quarta riforma” che, nel suo piccolo, è totalmente pensata sull’idea di compossibilità tra economia etica e scienza dice educatamente no a Trump ma con decisione va oltre Beveridge perché sa che è il momento di cambiare i modelli, di trovare nuove alleanze tra diritti e interessi e di allargare l’idea di ricchezza alla salute, alla giustizia, all’ambiente, alla istruzione, perché per far crescere un paese, quella prodotta dal pil, non basta. 
 
Lo Stato contro lo Stato
Il welfare fiscale con le sue norme tributarieinfluenza di fatto la domanda aggregata di salute e di sanità nel nostro paese influenzando negativamente la funzione distributiva dello Stato che a partire dal 900 ha sempre tentato di equilibrare con il welfare pubblico la distribuzione del reddito.
 
Cioè lo Stato rinunciando alla sanità pubblica o quantomeno nel tentativo di renderla residuale, decide di redistribuire quello che nella “mozione Renzi” viene chiamato “diritto di protezione” a favore di chi lavora e a sfavore di tutti gli altri.
 
Il def appena approvato e che in autunno si trasformerà in legge di bilancio ha quindi lo scopo di produrre effetti sull'allocazione delle risorse a favore del welfare aziendale e a scapito della sanità pubblica di cui si conferma il de-finanziamento.
 
In sostanza il Jobs act contro-riformando la concezione storica del welfare sanitario, modifica profondamente le funzioni economiche storicamente svolte dallo Stato:
· ridiscute la fornitura di alcuni beni e servizi
· ridiscute l’equa ripartizione del reddito nazionale fra i componenti di una collettività
· protegge l’interesse privato a scapito del diritto collettivo
· contrappone l’impresa , il lavoro alla società
 
Il welfare aziendale alla fine rimette in discussione due fondamentali caratteristiche della sanità quale bene pubblico:
· la non escludibilità, per un sistema sanitario pubblico  non è possibile escludere qualsiasi persona  dai benefici che esso produce(come un faro è utilizzato da tutti i naviganti così la sanità è usata da tutti i cittadini)
· la non rivalitàla sanità pubblica è un bene che deve essere usato da tutti i cittadini contemporaneamente (come con la difesa nazionale sono protetti  tutti i cittadini  indistintamente, così con la sanità godono tutti gli aventi diritto cioè tutti quelli impliciti nell’art 32 della  Costituzione quindi ogni persona)
 
Al contrario il welfare aziendale essendo liberamente sostitutivo rispetto a quello pubblico nei fatti:
· include solo coloro che  hanno un lavoro e quindi un contratto ma ciò facendo esclude tutti coloro che hanno semplicemente dei diritti confinandoli nella residualità dell’assistenza pubblica
· rende rivali cioè pone in competizione gli interessi tutelati dai contratti con i diritti finanziati in modo residuale dallo Stato.
 
Conclusioni
Come hanno fatto notare alcuni commentatori (Benato QS 22 marzo 2017; Pizza QS 28 marzo 2017) tutto questo, diritti a parte, avrà profonde ripercussione sull’esercizio della medicina sulle prassi professionali e sulle loro deontologie.
 
Fino ad oggi tutte le professioni in sanità sono state vincolate da deontologie ispirate ovviamente al principio di non escludibilità e a quello della non rivalità.
 
Da questo punto di vista inquieta e non poco il silenzio degli ordini dei collegi (principalmente Fnomceo e Ipasvi) delle associazioni professionali, dei difensori dei cittadini (chi ha notizie di “cittadinanza attiva” batta un colpo) e dei sindacati di settore in particolare dell’intersindacale medica.
 
Mi chiedo che fine hanno fatto quei 20000 medici che a Roma il 27 ottobre del 2015 hanno sfilato sotto al Colosseo in difesa della sanità pubblica denunciando i pericoli che correva la “coesione sociale”.
 
Ivan Cavicchi

20 aprile 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 19/04/2017

 

 

ATTIVITA’ DI ORIENTAMENTO SCOLASTICO PROFESSIONALE : UN AIUTO PER SCEGLIERE COSA FARE DA GRANDE

 

 

 

La Fondazione ONAOSI, fortemente impegnata a strutturare un sistema di supporto alla formazione degli assistiti, nella convinzione che sia necessario sostenerli nella scelta universitaria consapevole e motivata, promuove da circa di dieci anni l'orientamento scolastico professionale in favore dei suoi assistiti iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, tramite attività qualificata del Servizio Sociale. 

 

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato la stessa attività, in forma gratuita, per l'a.s. 2016/17 anche in favore dei figli di regolari contribuenti ONAOSI. 

 

La Fondazione ONAOSI, in collaborazione con l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna, propone pertanto gratuitamente per i figli dei Sanitari contribuenti un'attività di orientamento personalizzato, mirato a rilevare attitudini e motivazioni dei ragazzi che frequentano l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, al fine di supportarli nella complessa scelta dell'indirizzo di studi, aiutandoli in particolare ad acquisire una maggior consapevolezza relativamente a:

 

·       abilità acquisite nel percorso scolastico

 

·       opportunità connesse al profilo del singolo

 

·       prospettive di placement alla fine del percorso universitario prescelto 

 

 

 

L’attività di orientamento è organizzata in due distinti momenti:

 

  1. venerdì 26 maggio 2017 alle ore 15.00 presso la Sala conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna (Via Zaccherini Alvisi 2) a tutti gli interessati in gruppo sarà sottoposto un questionario a risposte multiple (durata indicativa 1 ora e mezzo);

  2. successivamente sarà concordato un incontro per la restituzione delle risultanze dell’elaborazione del questionario tramite un colloquio individuale che consentirà di approfondire quanto emerso.

 

Gli interessati potranno inviare richiesta di adesione, o avere ulteriori chiarimenti ed informazioni, contattando l’Ufficio di Servizio Sociale di Bologna della Fondazione ONAOSI (telefono 051.6158301, mail sociale.bologna@onaosi.it) entro il 24 maggio.

 

 

 

 

 

pubblicato il 18/04/2017

"Allegate le mozioni approvate dalla Camera dei Deputati di impegno al Governo perché si attivi per la riduzione delle liste di attesa liberalizzando la libera professione anche intramuraria che nulla ha a che vedere con le liste di attesa legate, per contro, alla insufficiente offerta di prestazioni del SSN vista la riduzione dei posti letto e del personale medico ridottosi, quest'ultimo di 8.000 unità negli ultimi anni.
La mozione proposta da questo Ordine ed approvata è la n.2 presentata dall'On.le Rondini."

pubblicato il 14/04/2017

Il Centro Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro (MI) cerca per inserimento stabile nel proprio organico

Medici Specialisti in Psichiatria o Neurologia, contratto ARIS-AIOP

 

Inviare curriculum alla Segreteria Medica:

Enrica: esperlecchi@fatebenefratelli.eu         tel. 0371/207288

Angela:asperlecchi@fatebenefratelli.eu         tel. 0371/207289

Rita: mrcoldani@fatebenefratelli.eu               tel. 0371/207218

pubblicato il 14/04/2017

L'Associazione di Promozione Sociale “Salute e Solidarietà” nell'ambito del processo di accrescimento della propria rete di formatori chiede alla SV di divulgare presso i Vs Iscritti, con le modalità che riterrete più opportune, la seguente offerta di lavoro:

"L'Associazione di Promozione Sociale “Salute e Solidarietà” ricerca Docenti Medici per attività di docenza in Corsi di Formazione di "ADDETTO AL PRIMO SOCCORSO AZIENDALE" secondo i contenuti del D.Lgs. 81/08.

Si richiede Esperienza di docenza, ottime capacità di gestione dell’aula, spiccate doti relazionali e comunicative.

Indispensabile il possesso del manichino BLS per le prove pratiche, preferenziale il possesso del videoproiettore.

La ricerca è rivolta ad ambosessi ai sensi della L.903/77 e L.125/91. 

Per candidarsi a tale offerta, far pervenire il curriculum comprensivo del consenso al trattamento dei dati personali ai sensi del D.lgs 196/2003 all'indirizzo email: ruass16@gmail.com."

 

pubblicato il 14/04/2017

COM. N. 41 Decreto 31 marzo 2017.

Divieto prescrizione preparazioni magistrali .Disposizioni preparazioni galeniche dimagranti

pubblicato il 11/04/2017

AZIENDA SOCIO SANITARIA TERRITORIALE DELLA VALTELLINA E DELL'ALTO LARIO CONCORSO 

Concorso pubblico, per titoli ed esami,  per  la  copertura  a  tempo
  indeterminato  di quattro  posti   di   dirigente   medico -   Area
  chirurgica e delle specialita' chirurgiche - disciplina:  Ortopedia
  e traumatologia. 

(GU n.22 del 21-3-2017) 

 
    E' indetto  concorso  pubblico,  per  titoli  ed  esami,  per  la
copertura a tempo indeterminato di quattro posti di dirigente  medico
- area chirurgica  e  delle  specialita'  chirurgiche  -  disciplina:
Ortopedia e traumatologia. 
    Il testo integrale del  bando  sara'  pubblicato  sul  Bollettino
Ufficiale della Regione Lombardia, Serie inserzioni concorsi in  data
1° marzo 2017. 
    Il termine per la presentazione delle domande, redatte  su  carta
semplice  e  corredate  dei  documenti  prescritti,  indirizzate   al
direttore generale dell'ASST Valtellina e Alto Lario, via Stelvio  25
-  23100  Sondrio,  scade  il  trentesimo  giorno   successivo   alla
pubblicazione del presente  avviso  nella  Gazzetta  Ufficiale  della
Repubblica italiana - 4ª Serie speciale. 
    Per informazioni rivolgersi ufficio concorsi - tel. 0342 521083 -
www.asst-val.it 
pubblicato il 06/04/2017

quotidianosanita.it del 6 aprile 2017

 

Insisto. Ma veramente vogliamo andare verso le mutue?

 

06 APR - Gentile Direttore,
qualche giorno fa Le ho inviato un mio preoccupato commento sul rischio di vedere in difficoltà i medici nell’applicare il Codice Deontologico in una struttura sanitaria del Paese con due diversi livelli di sicurezza delle cure: Tipo A (con integrazione simil-mutualistica) e Tipo B (il “pavimento” della cosiddetta “Mozione Renzi”).
 
Ho pensato di chiedere a Lei qualche chiarimento visto che aveva ritenuto del tutto improbabili le preoccupazioni di Cavicchi (ribadite più volte sul Suo giornale) e, in alternativa, all’optimum, un chiarimento dalla Fonte, cioè da chi aveva steso il documento che va sotto la dizione di mozione succitata. Certo correttamente, credo, Lei si sia fatto interprete di quanto da me paventato e mi auguro (sperando di non essere troppo presuntuoso) che in qualche modo la mia preoccupazione possa essere stata fatta presente alla Fonte. Non vi è stata alcune risposta.
 
L’ultimo articolo del prof. Cavicchi (“Mutue e Jobs Act. E’ li il trappolone”) ribadisce con dovizia di articoli di legge e analisi economicistiche che l’orientamento del Governo (di più governi, se vuole) negli ultimi tempi è sostanzialmente quello di sostituire il Servizio Sanitario Nazionale, universalistico e solidale, con un sistema strettamente mutualistico a carico di un welfare basato sulla contrattazione collettiva del lavoro (datore di lavorolavoratore) che preveda benfit mutualistici in cambio di salario. Lo sgravio fiscale previsto provocherà una consistente riduzione delle entrate alla Agenzia delle Entrate.

 
Bene, se quanto osserva Cavicchi è vero (ma così pare) si è di fronte alla possibilità di avere prestazioni sanitarie “welfarizzate” (aziendalavoratore) e Servizio Sanitario Nazionale. Ma veramente possiamo illuderci che avremo garantite due volte le prestazioni sanitarie? Quelle welfarizzate e quelle del SSN? Mi pare un inutile doppione.
 
Nel SSN si è molto lavorato negli ultimi anni per ridurre i “duplicati” di strutture ospedaliere e servizi ed ora ci ritroveremmo addirittura duplicato un intero sistema. Mah! L’impressione è che lo stato non sarà in grado di pagare due volte un sistema di salute: tramite il welfare (gli si riducono le entrate) e il SSN (con uscite certe). L’impressione che temo di dover avere è che il SSN sarà sempre meno finanziato perché vi saranno minori entrate. Passeremo cosi da un SSN che discendeva dalla legge 833 che affrontava a tutto campo l’assistenza, la prevenzione dei determinanti il danneggiamento della salute, un welfare sociale per passare alla sola assistenza di malattia una volta appalesatasi.
 
Non credo che non vi sia chi non veda in questa contingenza un forte e grave arretramento della sicurezza che era previsto offrirsi agli italiani, o meglio, ai residenti sul suolo patrio.
 
E’ un cambio di passo veramente triste che colpisce in particolar modo se visto coltivato dalla Mozione Renzi. Altroché deontologia: qui si parla di sopravvivenza di un sistema.
Caro Direttore nonostante lo scoramento della prospettiva intravista voglia gradire i miei migliori saluti e credo che ormai anche Lei sia convinto dell’analisi del prof. Cavicchi,
 
Giancarlo Pizza
Presidente OMCeO Bologna

06 aprile 2017
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Approfondimenti:

Caro presidente, lo ribadisco. Il “trappolone” non esiste

 

06 APR - Gentile Presidente,
mi spiace deluderla, ma le tesi del nostro Cavicchi e il suo “trappolone”, noi mi hanno per nulla convinto. Non credo affatto a questa volontà di controriforma sanitaria. Né penso siano valide le analisi sul welfare aziendale quale sorta di cavallo di Troia per smontare il nostro sistema sociale basato sostanzialmente sulla fiscalità generale da un lato e sul contributo pensionistico (di datori di lavoro e lavoratori) dall’altro.
 
Come ho già scritto qui resto convinto che non esista una maggioranza politica, né tantomeno di opinione, a favore di una trasformazione mutualistica della sanità o che ad essa si arrivi, quasi fosse un incidente di percorso come sembra delineare nel suo ultimo articolo Cavicchi, a seguito delle defiscalizzazioni a vario titolo dei fondi mutualistici o del cosiddetto welfare aziendale.
 
Quanto sta accadendo, come ho già scritto, va inquadrato in una politica di relazioni sindacali e contrattuali nuova (si fa per dire, considerando che ad esempio i chimici hanno forme di assistenza sanitaria integrativa quali benefit contrattuali da decenni e senza contare poi le varie casse sanitarie professionali di giornalisti, architetti, dirigenti d'azienda, commercianti, medici, eccetera, eccetera, anch'esse attive da decenni) che ha deciso di mettere sul piatto dei negoziati salariali altre poste non strettamente monetarie, come per l’appunto quelle dei servizi per gli asili nido, per la vecchiaia, per la sanità integrativa, eccetera.

 
Parallelamente si è avviata una politica di defiscalizzazione (parziale) dei fondi sanitari integrativi che, badi bene, è realizzabile solo se essi rispondono a bisogni dettati dal legislatore che, in questo caso, sono stati individuati nelle cure dentali e nella assistenza alla non autosufficienza.
 
In altri termini, io Stato ti defiscalizzo parte dell’investimento nei fondi ma solo se tu fondo mi garantisci servizi che oggi come Stato non riesco a dare in forma estesa e soddisfacente.
 
Dal mio punto di vista, a meno che non si voglia vietare erga omnes per legge qualsiasi forma di sanità o welfare privato (che forse neanche in Corea del Nord lo sono!), rischia di diventare sospetta se non ideologica una battaglia contro queste forme di assistenza integrativa sociale e sanitaria (dagli asili nido, ai denti, per intenderci), quando sappiamo bene che chi ha i soldi già oggi può, e tranquillamente lo fa, rivolgersi al privato per avere un servizio e un’assistenza come e quando preferisce.
 
Vogliamo privare anche “le masse” di questa possibilità? Non penso sia giusto. Semmai per rendere tutto ciò “non categoriale” e “non limitato” bisognerebbe prevedere quanto suggerito nel mio già richiamato precedente intervento (che ha trovato anche l’apprezzamento di molti osservatori) e cioè una scesa in campo delle Regioni (e aggiungo) dei Comuni, in qualità di enti di prossimità deputati alla sanità e al sociale, che potrebbero/dovrebbero farsi protagonisti di una nuova mutualità integrativa pubblica con tariffe calmierate e competitive (per chi può permetterselo e a titolo gratuito sotto una certa soglia di reddito) offrendo un range integrativo di servizi socio sanitari erogati sotto la vigilanza e la responsabilità pubblica.
 
Detto questo, per quello che conta il mio parere, vorrei tranquillizzarla: al momento né lei, né io ma neanche i nostri figli e nipoti, vedranno uno scenario come quello da lei decritto nelle prime righe della sua lettera. Dopo? La mia capacità di preveggenza non arriva così lontano!
 
PS. Questa la mia risposta “apolitica”. Per quella da lei auspicata da parte degli autori della mozione Renzi, la rimando alla lettera degli autori del capitolo sanità di quella mozione e a quella del responsabile sanità del PD. Per quanto riguarda una risposta diretta di Renzi a questi argomenti, al momento non l’abbiamo ma chissà…
 
Cesare Fassari

06 aprile 2017
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 04/04/2017

 

Quotidiano Sanità del 3 aprile 2017

Mutue e Jobs Act. È lì il trappolone

Non ci siamo. Discutiamo di mutue senza capire che cosa sia effettivamente accaduto. Il governo Renzi a nostra insaputa ci ha messi come sanità pubblica in un trappolone dal quale non sarà facile uscire senza che ci si rompa le ossa. La nostra situazione senza esagerazione, potremmo chiamarla (citando un celebre romanzo), “cronaca di una morte annunciata”

 

03 APR - Sei cose da capire
· i rischi di una morte  annunciata della sanità pubblica non nascono in prima istanza da una volontà politica del governo Renzi a priori contro la sanità pubblica cioè da una incontenibile ideologia neoliberista (alla quale non ho mai creduto, vedere la polemica con Polillo, Qs 20 gennaio 2016) ma da una politica economica improvvida e cieca, soprattutto a senso unico, per la quale è inevitabile, se non addirittura necessario, sacrificare la sanità pubblica e quindi privatizzare il sistema;
 
· non esiste in nessun luogo  della sanità una norma finalizzata a liquidare il nostro prezioso universalismo, la vera norma   contro riformatrice  sta in un altro luogo  e più precisamente dentro quel programma definito jobs act;
 
· la defiscalizzazione delle mutue, il de-finanziamento della sanità pubblica ,la  riforma del terzo settore, sono di fatto  politiche di supporto ad una politica economica che in prima istanza è decisa a prescindere da tutto e da tutti;

 
· le mutue sono le ovvie conseguenze della messa in opera di un programma di politica economica che si basa sul postulato che lo sviluppo dell’economia è un a priori assoluto, rispetto al quale la sanità pubblica è fatalmente  insostenibile in quanto tale;
 
· il Jobs act funziona con la logica  self-reinforcing  esattamente come un Dio creatore cioè non c’è bisogno di abrogare con delle norme la sanità pubblica , saranno le leggi dell’economia  a decidere attraverso i suoi strumenti fiscali  in modo progressivo e automatico tutto quello che dovrà essere cioè un genere nuovo di sanità  in luogo di quello universale;
 
· il carburante che spinge tutto  è l’egoismo individuale  e collettivo cioè  è l’interesse  in competizione con il diritto.
 
Jobs act e mutue
La madre delle mutue è il Jobs act   il vero “motore immobile”. Con Jobs Act  (Jumpstart Our Business Startups Act")  in Italia si indica una riforma del lavoro attuata attraverso diversi provvedimenti legislativi anche di natura fiscale varati inizialmente  tra il 2014 ed il 2015.
 
Nella “mozione Renzi” (approvata al Lingotto) a proposito del jobs acts si dicono quattro cose:
· Jobs Act deve “rimanere il nostro faro”.
· I diritti sono una derivazione delle “trasformazioni dell’economia”.
· Il sistema fiscale è la “molla” dello sviluppo.
· Il sistema fiscale deve essere “più favorevole al lavoro”.
 
Renzi attraverso il jobs act non ragiona con i presupposti di un neoliberista contro il welfare pubblico ma con quelli di un economicista senza scrupoli:
· se il lavoro, lo sviluppo, l’economia, sono il valore sopraveniente eil fisco è il principale strumento per il suo sviluppo allora tutti gli altri valori sono subvenienti compresi  la sanità pubblica,
· se per far crescere l’economia dobbiamo rinunciare alla sanità pubblica pazienza, la crescita porta con se inevitabilmente dei sacrifici da fare.
· le mutue non sono altro  che effetti collaterali di una terribile idea di sviluppo di crescita e di economia e quindi sono un prezzo da pagare.
 
Insomma sintetizzando: la questione della defiscalizzazione dei costi delle mutue rientra nelle politiche tese a defiscalizzare il costo del lavoro quindi non sono state pensate in prima istanza per far fuori la sanità pubblica ma per favorire il reddito di impresa.
 
Economia con economia cioè il pil contro i diritti
Il superamento della sanità pubblica è la inevitabile conseguenza di un incontro di economie diverse:
· quella dell’impresa il cui interesse principale è ridurre in ogni modo il costo del lavoro e detassare il  reddito di impresa (quello disciplinato dal testo unico delle imposte sui redditiD.lgs. 917/1986 cd. TUIR) nella speranza del governo che aumentando il reddito di impresa aumentino gli investimenti e quindi cali la disoccupazione;
· quella della speculazione finanziaria approfittando  della detassazione del reddito di impresa  fornendo i mezzi materiali, in questo caso le mutue, che la rendono  possibile proponendosi così come  intermediazione  finanziaria  tra capitale e lavoro.
 
Morale della favola: le mutue in prima istanza non si fanno per tutelare la salute dei lavoratori ma per ridurre il costo del lavoro e liberare il reddito di impresa dalle tasse nella speranza di accrescere gli investimenti per incrementare la ricchezza economica del nostro paese.
 
E’ ovvio che una volta fatte le mutue poi tutto viene di conseguenza perfino una certa tutela sanitaria, cioè è ovvio che poi le mutue faranno le mutue.
 
La defiscalizzazione del welfare aziendale  
Vediamo da vicino la parte del jobs act che attraverso la legge di stabilità 2016 prevede la de-fiscalizzazione del reddito di impresa dal quale derivano le mutue dividendo per fini espositivi la normativa in due momenti:
1: norme per creare condizioni fiscali favorevoli al neo- mutualismo di ritorno L.208, art. 1, comma182/189; art. 1, comma 190):  
· l’obiettivo politico generale  è detassare i redditi  delle imprese  agendo sul cuneo fiscale quindi modificare l’art 51 del testo unico delle imposte sui redditi (Tuir),
· si introduce  la detassazione dei premi di produttività prevedendone l’esplicitazione attraverso i contratti collettivi di lavoro di 2° livello.
 
2. norme che introducono il welfare aziendale (art 1/comma 184)
. si introducono norme  che consentono al datore di lavoro di erogare mutue  a favore dei lavoratori in esenzione da contribuzione  e imposizioni fiscali (salvo i limiti previsti dall’art 100 del Tuir),
· si introducono  norme che escludono dalla base imponibile le mutue offerte dal datore di lavoro sulla base di accordi collettivi,
· si introduce  l’ incentivazione del welfare aziendale con  la formula dello scambio: il lavoratore anziché scegliere di fruire del premio di produttività in salario quindi pagando su questo le tasse può scegliere di utilizzare l’importo del premio per farsi una mutua sostitutiva completamente defiscalizzata.
 
L’operazione che altrove (il Manifesto 4 marzo) ho definito demonetizzazione del salario consiste da parte dell’impresa e del dipendente nell’ assicurarsi vantaggi fiscali retribuendo il lavoro anche con “benefit e perquisite”
 
Non per scelta ma per forza (self-reinforcing)
Ecco come nascono le mutue del futuro, ed ecco perché:
· il welfare aziendale in realtà è un welfare contrattuale,
· esso è destinato per forza a sostituire quello pubblico dal momento che lo Stato nel tempo non può reggere il doppio finanziamento (quello della de-fiscalizzazione dei redditi di impresa e quello del servizio pubblico),
· per forzacioè  a causa del self reinforcing le mutue si mangeranno il pubblico dal momento che per forza la sanità pubblica dovrà essere sempre più de-finanziata altrimenti dove si troveranno i soldi per continuare a finanziarle nel tempo?.
 
Ecco perché mi sono permesso di parlare di trappolone
Vediamo qualche numero sui fondi: essi nel 2014 erano 290, nel 2016 erano 305 e ad oggi, dopo gli ultimi rinnovi contrattuali (metalmeccanici compresi) la prima impennata cioè 360. La mia stima aggiornando i dati ufficiali disponibili con quelli relativi al prossimo rinnovo dei contratti del pubblico impiego (3 milioni di persone) calcolando lavoratori e familiari è che siamo oltre i 15 milioni di persone con una doppia tutela quella pubblica e quella mutualistica.  Ed è solo l’inizio.  
 
Oltre il luogo comune dell’integrazione
Con il jobs act le norme che nelle leggi sanitarie (502/229) definivano i “fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale” sono di fatto superate o se preferite reinterpretate.
 
Queste norme ancora in vigore erano tutte teoricamente imperniate sull’idea della mutua integrativa “finalizzata” diceva la legge “a potenziare l'erogazione di trattamenti e prestazioni non comprese nei livelli uniformi ed essenziali di assistenza” e comunque esse erano tutte a carico del beneficiario.
 
Nella realtà (come ho già detto su questo giornale rispondendo alle osservazioni critiche che mi sono state rivolte) le mutue integrative sono sempre state un eufemismo. Esse nella stragrande maggioranza dei casi si sono poste sempre come mutue sostitutive dal momento che offrivano prestazioni comprese ampiamente nei lea. Il loro scopo è stato fin dall’inizio sostituire un servizio pubblico disfunzionale ma soprattutto scavalcare gli sbarramenti posti all’accesso delle prestazioni pubbliche.
 
A questo proposito vorrei ricordare una ricerca del Censis del 2015 con la quale dati alla mano si dice che Il 54% degli italiani indica come problema prioritario della sanità pubblica la riduzione liste di attesa (QS 9 giugno 2015).
 
Oggi con il Jobs act (legge di stabilità 2016 e riforma del Tuir) salta l’eufemismo, cioè la foglia di fico con la quale per anni abbiamo coperto un sistema sanitario parallelo a quello pubblico, e salta per due ragioni di fondo:
· la prima è che l’ambito delle prestazioni del welfare aziendale è libero cioè senza limiti e del tutto coincidente con i Lea,
· la seconda è che i suoi oneri non sono più a carico del beneficiario ma a carico dello Stato.
 
Oggi quindi il welfare aziendale è concepito per legge, di fatto come sostitutivo di quello pubblico. Quindi per favore non si parli più di mutue integrative.
 
Oltre il luogo comune dell’out of pocket
Con il Jobs act e suoi derivati salta anche un secondo luogo comune (cavalcato anche questo su questo giornale da alcuni commentatori) ed è quello che le mutue integrative servono a governare e a intermediare l’out of pocket, cioè la spesa privata. L’impianto del jobs act, ribadito con chiarezza dalla “mozione Renzi”, ci dice che lo scopo del welfare aziendale è:
· ridurre il costo del lavoro,
· sgravare il reddito di impresa,
· ridurre il cuneo fiscale,
· favorire gli investimenti.
 
Quindi il welfare aziendale con la questione della spesa sanitaria privata non c’entra niente. Ma ammesso che le mutue possano intermediare la spesa sanitaria privata, personalmente una tale operazione di riconversione non la darei come scontata. Essa è tutt’altro che automatica. Siccome il welfare aziendale è soprattutto (come dice la legge di stabilità 2016) un welfare contrattuale di secondo livello, l’out of pocket da riconvertire dovrebbe provenire da persone con un contratto e con una contrattazione di secondo livello.
 
Siamo sicuri che tutto l’out of pocket abbia un contratto da usare per riconvertirsi in mutue? Anche l’ipotesi della riconversione dell’out of pocket in contratti assicurativi non è così automatica dal momento che i cittadini dovrebbero scegliere a monte come strategia di tutela la copertura assicurativa in luogo di quella pubblica. I dati disponibili ci descrivono un’altra situazione e ci dicono che la spesa privata ha un carattere:
· individuale perché  dipende dal particolare bisogno che una persona ha in un certo momento;
· contingente perché  dipende dalla situazione in cui si trova una persona
· opportunistico nel senso che nel bisogno si decide ciò che è più conveniente dal punto di vista dei costi (ad esempio rispetto ai ticket per molte persone è più conveniente rivolgersi direttamente al privato) degli accessi (dove si fa prima) delle garanzie(dove è meglio andare;
· localistico perché  dipende dalla regione in cui si trova e dallo stato dei servizi sanitari.
 
Inoltre va ricordato che l’out of pocket ha una natura ampiamente sostitutiva perché riguarda tutte le prestazioni comprese nei Lea, per cui non è logico pensare di contenerlo o riconvertirlo con delle mutue integrative cioè limitando le prestazioni?
 
Personalmente credo quindi che anche con tutte le “gambe” che si vorranno aggiungere al sistema pubblico, l’out of pocket, in una certa misura sussisterà comunque perché in molti casi si pone, per chi se lo può permettere, come un ammortizzatore cioè come una crescita di opportunità. Chi sta male non fa ideologia ma va laddove è sicuro di risolvere il suo problema personale. Questo spiega molte cose per esempio perché a fronte di 30 mld di out of pocket solo 1,4 mld sono intermediati (QS 2 dicembre 2015).
 
Resta da valutare quale sarà l’impatto del welfare aziendale sul fenomeno dell’out of pocket ma, come dicevo, è bene non farsi illusioni e poi si ricordi che il welfare aziendale sta cominciando ora a decollare ed ora tutto è più facile perché il welfare aziendale non è a regime e non ci sono liste di attesa.
 
Quando il sistema sarà a regime e sarà ampiamento sostitutivo di quello pubblico esso avrà probabilmente gli stessi problemi di accesso che oggi ha la sanità pubblica, gli stessi problemi di sostenibilità finanziaria, gli stessi problemi di funzionalità. Per cui non è improbabile che il malato by passerà anche il welfare aziendale cercando soluzioni nel privato. Staremo a vedere. Ma intanto smettiamola di giustificare il neo-mutualismo di ritorno di matrice lavoristica con il problema della spesa privata.
 
Conclusioni: rispetto, quale chiarezza
Tutta questa storia mi amareggia profondamente. A parte i rischi che stiamo correndo, mi amareggia che la sanità, quindi gli operatori e i cittadini, cioè milioni di persone, si trovino loro malgrado davanti ad una controriforma di sistema come difronte ad un fatto compiuto, senza avere avuto la possibilità né di discutere, né di ragionare, né di replicare né di consigliare né di obiettare.
 
Come ci ha dimostrato l’esito dell’ultimo referendum, questo modo di fare politica, non solo è rozzo, sleale e arrogante ma alla lunga, perdente.
 
Per il Jobs act la sanità al di là delle dichiarazioni di facciata è come un pianeta popolato da server insignificanti, che, come in stars wars, si può cancellare con la morte nera senza farsi troppi scrupoli in nome di un discutibile e controverso primato dell’economia.
 
Ma il governo si sbaglia e se ne accorgerà perché la sanità è soprattutto e innanzitutto persone. 
Cara ministra Lorenzin ricordo nitidamente, all’inizio del suo mandato,la “nota” sulla sanità da lei e dal suo governo, allegata al Def con la quale pubblicamente ci proponevate una controriforma.
 
Come ricorderà fui io, proprio su questo giornale a denunciare quella “nota” (QS 24 settembre 2013) che fu accantonata perché si capì che non era aria. Io la contestai ma questo fu possibile solo perché giocavate a carte scoperte. Ma con questo pastrocchio sul welfare aziendale non avete, almeno nei nostri confronti, giocato a carte scoperte e noi server della sanità ci sentiamo raggirati.
 
Oggi a sentir parlare di mutue e di Jobs act molti di noi cadono dalle nuvole e improvvisamente si sentono spaesati, disorientati, con l’ansia di comprendere il proprio destino di cittadini, di malati, di operatori.
 
Quindi signora ministra, andando al sodo e lasciando da parte le mie impubblicabili rimostranze, le chiederei come atto tardivo di lealtà nei nostri confronti di fare chiarezza per darci la possibilità di costruire, sulla sanità che come persone noi siamo, una nostra opinione.
 
I quesiti che le pongo sono semplici:
· quali saranno le ricadute finanziarie del jobs act che complessivamente in termini di defiscalizzazione del lavoro pare costare ben 21 mld sulla sanità pubblica?
· come si pensa di assicurare la sostenibilità finanziaria di un sistema a doppia tutela mutualistica e universale quindi a due gambe interamente a carico dello Stato?
· In che misura le nuove mutue sostitutive definite welfare aziendale condizioneranno l’universalismo e l’equità del nostro sistema pubblico?
 
Ivan Cavicchi

03 aprile 2017
© Riproduzione riservata

 

 

pubblicato il 30/03/2017

Da l'edizione del mattino di Benevento - 28/03/2017

pubblicato il 29/03/2017

Il programma degli eventi calendarizzati per l'anno 2017 prevede l'attribuzione di crediti ECM e la partecipazione gratuita previa iscrizione obbligatoria mediante compilazione di form online.

Il calendario potrebbe subire modifiche e/o essere integrato con nuovi eventi; se ne raccomanda pertanto il monitoraggio alla pagina web "Aggiornamento professionale - Informazioni Medici" ove, di volta in volta, ad organizzazione definita, i singoli incontri formativi vengono pubblicati anche ai fini delle relative iscrizioni.  

 

pubblicato il 28/03/2017

Quotidiano Sanità 28 marzo 2017 

Ritorno alle mutue? Smentita di Renzi sarebbe importante

 

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28 MAR - Gentile Direttore,
ho letto con vivo interesse il suo articolo sulla problematica sollevata inizialmente dal prof. Cavicchi, che ha espresso timori sul suo Giornale in due occasioni (l’ultima ieri) sull’eventuale “scivolamento” del nostro Servizio Sanitario Nazionale verso un sistema mutualistico con minori garanzie per importanti fasce della popolazione.
 
Tale pericolo è intravisto nella “Mozione Renzi” per le primarie del Partito Democratico e ritenuto coerente con numerose altre precedenti misure dei governi recentemente succedutisi.
 
La preoccupazione è stata anche condivisa ed espressa, sempre sul suo eccellente giornale, dalla deputata Mdp Marisa Nicchi dalla giornalista e scrittrice Daniela Francese nonché dal Prof. Ferdinando Terranova, docente di I fascia in Tecnologie per l'Igiene Edilizia ed Ambientale, Sapienza Università di Roma, dal dott. Maurizio Benato già vice presidente del Comitato Centrale della Fnomceo. Se permette aggiungo anche le mie preoccupazioni nonostante le smentite degli On.li Donata Lenzi e Federico Gelli.

 
Ma lasci prima esprimere la mia soddisfazione per l’importante dibattito che ambito sanitario il giornale da Lei mirabilmente diretto permette a livello nazionale. Raramente questo era accaduto prima e di ciò mi fa piacere rendergliene merito pubblicamente anche se qualche articolo esprime critiche nei miei confronti o dell’Ordine che rappresento. Ma questo, si sa, fa parte del gioco democratico e certo non me ne lamento.
 
Chi le si rivolge, come Lei sa,  è un presidente di Ordine  interessato alle ricadute sul Codice di Deontologia Medica che possono esservi in funzione delle decisioni politiche in ambito sanitario da parte del Parlamento e del Governo. Naturalmente anche le opinioni di un grande partito come quello Democratico sono di rilevante interesse soprattutto nella fase di gestazione, formazione,  confronto e dibattito. E credo che esprimere costruttive perplessità possa essere di qualche ausilio.  
 
Gent.mo dott. Fassari, premetto che ho letto con grande attenzione il documento del Partito Democratico “Primarie PD del 30 aprile - Avanti Insieme – Documento congressuale a sostegno della candidatura di Matteo Renzi” documento che sbrigativamente viene definito “Mozione Renzi” e mi atterrò brevemente soltanto alla parte concernente i servizi di welfare e sanità.
 
Naturalmente ho apprezzato tutti vari passaggi sul welfare soprattutto quelli concernenti la non autosufficienza che è vieppiù crescente nel nostro Paese che vanta un invidiabile incremento della vita media con, purtroppo, ricadute sulla popolazione anziana sempre più bisognosa di soccorso.
 
Alla mia età, dopo oltre quant’anni di attività professionale, ho seguito l’evoluzione del nostro sistema sanitario transitato da quello mutualistico a quello universale solidaristico frutto dell’accordo di tutti i partiti politici nel 1978 quando all’unanimità si è istituito il Servizio Sanitario Nazionale con la legge n. 833.
 
Una grande conquista sociale al servizio del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione.
 
Vi è un passaggio della “Mozione” che ha attirato la mia attenzione, debbo dire, preoccupata.
Il passaggio, a pag. 21 del documento, nell’ultimo capoverso del capitolo “Prendersi cura della Persona –Welfare e salute” è questo: “Le trasformazioni dell’economia portano alla creazione di un pavimento di diritti sociali accessibili a tutti, sui quali si innestano poi diritti ulteriori, costruiti con la contribuzione, individuale o collettiva, cumulabili nel tempo, portabili tra stati occupazionali, trasferibili nelle fasi del ciclo di vita e utilizzabili per vari scopi a richiesta del cittadino (formazione, periodi di sabbatico, periodi di cura).”
 
L’impressione che ne traggo è che si sta correndo verso una sanità di seria A e una di serie B quest’ultima rappresentata da “un pavimento di diritti sociali accessibili a tutti”.
 
Ebbene qui, dott. Fassari, mi sorge il dubbio della ricostituzione di un sistema simil-mutualistico in cui la protezione “ulteriore” del fortunato cittadino occupato lo porterà a vedersi aprire ogni curaulteriore” (opportunamente differenziata in base ai versamenti effettuati) di cui potrà avere necessità (forse parziale). Lei certo potrà ricordare come le prestazioni mutualistiche fossero condizionate da numerosi fattori e già temo di vedere, quale conseguenza della citata proposta, un lento declino delle cure del “pavimento” poiché si rinvierà a queste nuove “mutue” che dovranno garantire i “diritti ulteriori” (comunque differenziati).
 
E saranno cure diverse a seconda delle contribuzioni che le “mutue” riceveranno dalle diverse aziende. E temo inoltre che anche le cure del “pavimento” potranno correre il rischio di contrarsi sempre più rinviando alle cure “ulteriori” riservate a chi ha fortunatamente potuto costruire “con la contribuzione, individuale o collettiva“diritti ulteriori”. Queste “mutue” avranno come termine naturale di riferimento il profitto perché non sono onlus o Fondazioni.
 
Mi auguro di essere contraddetto da Lei in questa mia visione pessimistica. Naturalmente sarà mia cura valutare anche le proposte che saranno avanzate, in ambito sanitario, dagli altri competitori di Renzi nel Partito Democratico, Emiliano ed Orlando.
 
Vede dott. Fassari, la possibilità di vedere approvate normative parlamentari del tipo proposto nella Mozione Renzi (se vale la mia pessimistica visione) avranno un forte impatto sul Codice di Deontologia Medica perché porrà i medici di fronte al grave dualismo se ottemperare all’esercizio di una medicina di serie A e di Serie B in funzione di quanto posto a disposizione per ciascuna categoria di “abbienti”: ed è qui che nascono le mie serie preoccupazioni.
 
Mi scusi se Le ho fatto perdere del tempo per questa mia noiosa preoccupazione, ma spero di avere comunque posto un problema al quale Lei vorrà documentare (mi auguro) una smentita alle mie preoccupazioni. Un’altra possibilità sarebbe quella di richiedere alla fonte un piccolo definitivo chiarimento dopo aver visto quali perplessità potrebbero insorgere.
 
Non ci vorrebbe molto: basterebbe essere rassicurati che si rimane in un Servizio Sanitario Nazionale egualitario ed universalistico, (ma vederlo scritto chiaramente nero su bianco), e sul quale non si continueranno a programmare quei tagli piuttosto indiscriminati visti recentemente.
 
Giancarlo Pizza
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri
Provincia di Bologna

28 marzo 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 25/03/2017

SANITA', BERNINI (FI): DEFINIRE STANDARD NAZIONALI PER LA GESTIONE DELL'EMERGENZA-URGENZA

 

"Il Ministero della Salute intervenga per definire in maniera oggettiva gli standard da garantire nei mezzi di soccorso avanzato per l'emergenza-urgenza. Così come da tempo evidenziato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, c'è bisogno di fare chiarezza sul personale che deve essere a bordo delle ambulanze -sia medico che paramedico- e sul numero minimo di mezzi assegnati ad ogni territorio".

 

Lo dichiara la senatrice Anna Maria Bernini, vice presidente vicario di Forza Italia a Palazzo Madama.

 

"Non è più rinviabile - aggiunge Bernini - una compiuta rivisitazione degli indirizzi entro i quali possono esserci nelle Regioni diversi approcci organizzativi. In mancanza di tale chiarezza si rischia infatti di favorire un inutile scontro tra categorie professionali, i cui effetti non potranno che ricadere sulla tempestività e sulla qualità delle prestazioni fornite ai cittadini. Il Ministero avvii subito un confronto realmente costruttivo tra tutti gli operatori del settore, senza strumentalizzazioni e senza posizioni precostituite, nell'unico interesse del miglioramento delle prestazioni sanitarie".

pubblicato il 24/03/2017
pubblicato il 22/03/2017

Il  “118” in Emilia Romagna. Se dietro c’è solo il risparmio

 

21 MAR - Gentile Direttore,
come già in altra occasione mi è accaduto - grazie allo spazio cortesemente offertomi dal suo giornale - devo confessare la mia condizione di felice imbarazzo nel vedere autorevoli interventi che - nella loro prosa - asseriscono di avere a cuore soltanto la migliore sanità per i cittadini e gli operatori a vario titolo in essa coinvolti e, più in generale, quindi il bene del Paese.

Non siamo appassionati, come CISL Medici, ai mezzi, se il fine è comune e viene raggiunto nei tempi più brevi possibili. La situazione è tale che Machiavelli può esser citato liberamente senza timore di farlo a sproposito.

Ma questo non sia certo un alibi per non prender posizione. Anzi. Se l’obiettivo di avere una sanità - la più inclusiva ed efficiente possibile - migliore di quella che sempre più probabilmente non saremo più in grado di offrire a breve è infatti talmente condivisibile da rischiare di scadere nella banalità, non lo è affatto il “come”, stante il rischio di dover sacrificare, per fretta e/o disattenzione, principi e convinzioni che sono alla base di un progresso e di una stabilità che non possono minimamente essere messi in discussione.

 

 
Una malintesa rivalità tra professioni diverse non può e non deve trovare facili sponde, specie se interessate. Ozioso e persino offensivo sarebbe qui citare il monologo di Menenio Agrippa, ma insomma, direttore, qui si tratta di qualcosa molto vicino ad esso e parlarne ci appare necessario.

Ivan Cavicchi si sfoga
, comprensibilmente, dell’accorato intervento della senatrice Silvestro in merito all’accaduto a Bologna, e conosciamo la sua integrità e la lucidità di analisi. Siamo in larga parte concordi con Cavicchi quando tuona temendo di intravedere che sono altri (e ben altri!) i possibili motivi che hanno portato la senatrice ad intervenire. Ma se l’onorevole rappresentante del PD al Senato della Repubblica conclude asserendo che un’alterazione delle relazioni tra le diverse famiglie professionali sanitarie è “cosa di cui il nostro sistema salute e i cittadini non hanno assolutamente bisogno” noi non possiamo criticare neppure una parola.

Noi siamo ancora tra quelli che credono ai politici, indipendentemente dal tempo che ci è voluto perché si convincessero che le nostre tesi non erano vuote farneticazioni. La senatrice Silvestro auspica una positiva collaborazione, una intelligente sinergia? Benissimo. Siamo concordi.

In un paio di cose invece non siamo del tutto convinti: la prima è che spesso una volontà di favorire soluzioni “innovative” cela invece una inaccettabile volontà di risparmiare sulla salute dei cittadini. Sostituire medici con infermieri (ferma restando la piena fiducia nella validità professionale di tutti quelli che lavorano in sanità) non può essere sempre una soluzione, e questo si può riverberare negativamente anche sugli stessi infermieri, chiamati a responsabilità che non sempre possono affrontare.

Un’altra cosa che non ci ha convinto è una definizione data sulla metodologia seguita dall’ordine di Bologna (“un’arma…che viene utilizzata con logiche brute per imporre la propria unilaterale e autoreferenziale visione delle modalità di rispondere ai bisogni dei cittadini…”). Una qualsiasi decisione presa da un arbitro, per quanto possa essere poco gradita, è semplicemente l’esercizio di prerogative date, e questo viene fatto secondo regole definite e conosciute da tutti.

Dipingere tutto questo come un abuso conduce ad una fuorviante maniera di affrontare il problema per non affrontare il problema.

E se una rappresentante del Senato, che fa parte del partito di maggioranza relativa del governo attualmente in carica, affronta il problema in modo inesatto…il problema rischia di non essere mai risolto.

Noi abbiamo chiesto maggiore trasparenza negli ordini, diverse rappresentatività, garanzie di partecipazione, nuove regole, ma non si può, per un particolare, mettere in discussione l’insieme.

Altrimenti il dubbio di Cavicchi prende forza. E noi speriamo che invece a prender forza, nuova e maggiore, sia solo il nostro sempre più malandato sistema sanitario nazionale.

Biagio Papotto
Segretario Generale Cisl Medici

21 marzo 2017

pubblicato il 22/03/2017
pubblicato il 22/03/2017
pubblicato il 16/03/2017

Quotidiano Sanità 16 marzo 2017

Cosa avrei detto, se avessi potuto rispondere alla senatrice Silvestro

 

16 MAR - Gentile Direttore,
ieri QS ha informato i nostri lettori di un intervento fatto in Senato dalla senatrice Silvestro teso a stigmatizzare la decisione assunta dall’ordine dei medici di Bologna che ha predisposto la sospensione di un proprio iscritto i cui comportamenti professionali sono stati giudicati difformi dal codice deontologico. Nel merito di questa decisione non intendo fare commenti ma il discorso della senatrice, per i motivi che dirò, mi ha reso tanto sgomento da indurmi ad immaginare, nella sede prestigiosa del Senato, un controcanto, cioè la possibilità di una risposta.
 
Signore senatrici e signori senatori
Ho appena letto (non senza stupirmi) l’intervento della vostra collega l’onorevole Annalisa Silvestro che con la sua ben nota sensibilità verso le grandi questioni del paese e in particolare verso i drammatici problemi della sanità pubblica, ha voluto sottoporvi come questione prioritaria la decisione dell’ordine dei medici di Bologna di sospendere un proprio iscritto.


Lo stupore, come potete immaginare, nasce dall’enorme scarto che oggettivamente esiste tra l’inconsistenza del problema denunciato dalla senatrice e quelli davvero drammatici in cui versa la nostra povera sanità pubblica e sui quali, probabilmente per conformismo governativo, la senatrice tace senza muovere un dito.
 
Mi riferisco al governo che finanzia con i soldi della collettività, quindi contro la sanità universale, i fondi sanitari integrativi, ai tagli recentemente imposti al fondo sanitario nazionale, alla presa in giro dei Lea, ai tagli odiosi imposti al settore socio-sanitario e a quello della non autosufficienza cioè imposti ai soggetti più deboli di questa società.
 
Non si offenda l’ordine di Bologna, ma possibile mai che le priorità della senatrice Silvestro nei confronti di questi problemi che, anche la sua professione sta vivendo, insieme alle altre, siano davvero così terribilmente ridicole?  Il sospetto che viene è che, ad onta del ridicolo, la nostra senatrice, abbia approfittato strumentalmente della decisione di Bologna per mettersi in mostra e riproporsi agli infermieri come al solito contro i medici i suoi nemici di sempre. Così la nostra senatrice rischierebbe di apparire come quei personaggi che nelle riprese televisive si mettono dietro il giornalista che fa la cronaca dei fatti, semplicemente per farsi vedere, magari facendo finta di prendere appunti, o di mordicchiare la penna, cioè studiandosi di apparire ma senza apparire e solo per dirci, in modo decisamente sartriano, “io esisto”.
Che la senatrice, per dimostrare la sua esistenza politica, abbia bisogno di questi espedienti, a mio parere, è davvero singolare.
 
In fin dei conti la decisione dell’ordine di Bologna non è altro che la conseguenza della sua esistenza cioè del suo scellerato tentativo di rubacchiare con il comma 566 un po’ di competenze ai medici. Chi pensa di arruffianarsi una professione, quella degli infermieri, facendo le scarpe ad un’altra professione, quella medica, in barba a qualsiasi ragionevole coevoluzione, non può poi lamentarsi se qualche ordine interviene per mettere i famosi puntini sulle i.
 
Se il comma 566 è morto e tutti i suoi fautori se la sono squagliata, dissolti come neve al sole, i problemi che esso ha causato non sono morti ma si sono moltiplicati decentrandosi nei territori, nei servizi, negli ospedali. La prima vera responsabile politica di questo sfascio è senza dubbio la senatrice Silvestro. Non è forse lei che lanciò pubblicamente contro i medici col cipiglio del conquistatore folle la “guerra delle competenze”?
 
Appurato che, hai noi, la senatrice Silvestro esiste e non solo in senso sartriano e che a suo modo nella sanità ha lasciato il segno, la cosa che più non digerisco del suo intervento è il suo ipocrita grido di dolore per le sorti della deontologia. Accusando l’ordine di Bologna arriva a parlare di “uso improprio della deontologia”, imputandogli l’infamia di “macchiare l’immagine di tutti gli Ordini e Collegi”.
 
A fronte di tanta, troppo, semplice impudenza, sento il dovere di far sapere a tutti voi, senatrici e senatori, intanto che la vostra collega è stata la responsabile, in qualità di presidente Ipasvi, della peggior deontologia che gli infermieri abbiano mai avuto negli ultimi 40 anni. Una deontologia che non solo non è stata in grado di fronteggiare i tempi difficili che ha incontrato questa professione favorendone la decadenza, ma che l’ha svenduta agli abusi, allo sfruttamento, alla dequalificazione.
 
Il riferimento è ad un ignobile articolo, l’art 49, che è stato oggetto, fino a poco tempo fa, di una vasta contestazione da parte di tutti gli infermieri fino a costringere il collegio Ipasvi di Pisa a deciderne per protesta la sospensione e la federazione dei collegi a ritirarlo mettendo a punto una riedizione del codice che dire misera è oltremodo un complimento.
 
Ma siccome si parla di “macchie” vorrei informare le senatrici e i senatori che, in dispregio dei più elementari principi di incompatibilità, la senatrice Silvestro, nonostante appartenga ad un partito. il PD. ed ad uno schieramento politico di governo, quindi sia indubitabilmente di parte, abbia imposto all’Ipasvi e alla sua arrendevole presidente, il suo personale coordinamento proprio sulla commissione deputata a definire una nuova proposta deontologica con l’intento deliberato di difendere, blindando il nuovo codice, da qualsiasi innovazione.
 
Mi chiedo, signore senatrici e signori senatori, se a “macchiare” gli ordini e i collegi sia l’ordine di Bologna che si attiene ad un codice comunque deciso liberamente dalla propria professione o una senatrice della Repubblica che, imponendo strumentalmente ad una intera professione i suoi scopi personali, di fatto annulla la condizione senza la quale nessuna deontologia è tale, vale a dire la sua autonomia.
 
Quindi vi chiedo: quale deontologia per chi mostra di non avere deontologia?
 
Mi auguro che le autorità del Senato intervengano e che il Pd poveretto apra gli occhi su chi alla fine con le sue guerre di religione gli rovina la piazza e che gli infermieri e soprattutto chi li rappresenta abbiano un sussulto di dignità per liberarsi dai propri tiranni.
 
Ivan Cavicchi

16 marzo 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 11/03/2017
pubblicato il 09/03/2017

Abbiamo preso in carico la gestione del reparto pediatrico presso il Presidio Ospedaliero "Cardarelli" di Campobasso e il P.O. "Veneziale" di Isernia, nella Regione Molise, ed avremmo necessità di inserire delle figure professionali specializzate in Pediatria e/o Neonatologia.

Medical Service Assistance S.r.l. 

 

Via Cristoforo Colombo, 440  sc. b, int. 3  00145 Roma.

 

Tel. 06.55.300.195 

 

Fax: 06.55.300.934

 

pubblicato il 09/03/2017

Ricercano medico specialista inradiologia per clinica privata a Bressanone (BZ). Settimanale. Tutte modalità, soprattutto MSK www.brixsana.it Email: radiologia@brixsana.it

pubblicato il 09/03/2017

 

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab, ricerca per il proprio poliambulatorio di Faenza (RA) un medico Cardiologo in libera professione, con un impegno richiesto di un pomeriggio a settimana a scelta del professionista.

 

Prestazioni: visite cardiologiche ed elettrocardigrammi

 

Requisiti richiesti:

 

Laurea in medicina con specializzazione in Cardiologia, Iscrizione all'albo, in possesso di partita iva, assicurazione professionale.

 

E' fondamentale NON essere dipendente o collaboratore di strutture pubbliche

 

 

 

Completano il profilo proattività e ottime doti relazionali.

 

Si richiede l'invio di CV dettagliato all'indirizzo personale@synlab.it

 

La ricerca è rivolta a candidati di entrambi i sessi, legge 903/77.

 

pubblicato il 09/03/2017

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab, ricerca per il proprio poliambulatorio di Viserba (RN) un medico Endocrinologo in libera professione, con un impegno richiesto di un pomeriggio a settimana a scelta del professionista.

Requisiti richiesti: Laurea in medicina con specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Iscrizione all'albo, in possesso di partita iva, assicurazione professionale.

 

E' fondamentale NON essere dipendente o collaboratore di strutture pubbliche.

Completano il profilo proattività e ottime doti relazionali.

Si richiede l'invio di CV dettagliato all'indirizzo personale@synlab.it

La ricerca è rivolta a candidati di entrambi i sessi, legge 903/77.

pubblicato il 09/03/2017

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab, ricerca per il proprio poliambulatorio di Faenza un medico Otorino in libera professione, con un impegno richiesto di un pomeriggio a settimana a scelta del professionista.

Requisiti richiesti: Laurea in medicina con specializzazione in Otorinolaringoiatria, Iscrizione all'albo, in possesso di partita iva, assicurazione professionale.

 

E' fondamentale NON essere dipendente o collaboratore di strutture pubbliche. Completano il profilo proattività e ottime doti relazionali.

Si richiede l'invio di CV dettagliato all'indirizzo personale@synlab.it

La ricerca è rivolta a candidati di entrambi i sessi, legge 903/77.

pubblicato il 09/03/2017

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab, ricerca per il proprio poliambulatorio di Faenza un medico Dermatologo in libera professione, con un impegno richiesto di un pomeriggio a settimana a scelta del professionista.

Prestazioni richieste: visita dermatologica e mappatura nei.

Requisiti richiesti: Laurea in medicina con specializzazione in Dermatologia, Iscrizione all'albo, in possesso di partita iva, assicurazione professionale.

 

E' fondamentale NON essere dipendente o collaboratore di strutture pubbliche.

Completano il profilo proattività e ottime doti relazionali.

Si richiede l'invio di CV dettagliat all'indirizzo personale@synlab.it

La ricerca è rivolta a candidati di entrambi i sessi, legge 903/77.

pubblicato il 09/03/2017

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab, ricerca per il proprio poliambulatorio di Faenza un medico Ginecologo in libera professione, con un impegno richiesto di un pomeriggio a settimana a scelta del professionista.

 

Prestazioni richieste:

 

PAP TEST

ECOGRAFIA OSTETRICA

ECOGRAFIA TRANSVAGINALE

VISITA GINECOLOGICA

VISITA GINECOLOGICA + ECOGRAFIA+PAP Test

VISITA GINECOLOGICA CON ECOGRAFIA

VISITA GINECOLOGICA+ PAP TEST

VISITA GINECOLOGICA+PAP TEST IN FASE LIQUIDA

 

Requisiti richiesti:

Laurea in medicina con specializzazione in Ginecologia, Iscrizione all'albo, in possesso di partita iva, assicurazione professionale.

E' fondamentale NON essere dipendente o collaboratore di strutture pubbliche

 

Completano il profilo proattività e ottime doti relazionali.

Si richiede l'invio di CV dettagliato all'indirizzo personale@synlab.it

La ricerca è rivolta a candidati di entrambi i sessi, legge 903/77

 

pubblicato il 07/03/2017

Medico di Famiglia prossimamente in pensione cerca successore, con discreta conoscenza della lingua francese. E' possibile iniziare con una sostituzione o collaborazione prima della successione. Lo studio è localizzato nel Sud dell'Alsazia, a Rixheim, in vicinanza della città di Mulhouse, a 18 km dalla Germania, a 25 km dalla Svizzera (Basilea) e a 20 km dell'aeroporto internazionale di Basel-Mulhouse-Freiburg (con collegamenti diretti verso diverse città italiane). L'attività si svolge in un gruppo di 4 medici con una segreteria comune e l'aiuto di un informatizzazione efficace. Il fatturato medico di ciascuno è di circa 150000 euro all'anno dal quale bisogna togliere da 30 a 35% per le spese di funzionamento. Contattare +33 608 835 592. E-mail pm.springinsfeld@gmail.com     

pubblicato il 01/03/2017

Si comunica che sul BURERT - parte terza - n. 49 del 1° marzo 2017 è  pubblicato l’avviso per la formazione di graduatorie aziendali di medici da utilizzare per l’assistenza sanitaria – stagione estiva 2017 - nelle località turistiche individuate dalle Aziende USL.

 

Le domande vanno spedite o consegnate alle Aziende USL.

 

Il termine per la presentazione delle domande è il 21 marzo 2017.

Si allegano l’avviso ed il fac-simile di domanda.

pubblicato il 28/02/2017

Poliambulatorio Astoria sito a Mezzolara di Budrio in Via Riccardina, 118 - Telefono 051/805806, ricerca un professionista nella medicina sportiva. 

pubblicato il 21/02/2017
pubblicato il 21/02/2017

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 41 del 15 febbraio 2017 è pubblicato l'avviso per la formazione di graduatorie per incarichi a tempo determinato nei settori della Medicina Generale convenzionata.

 

Termine di scadenza per la presentazione delle domande:  17 marzo 2017.

 

L’avviso sarà disponibile, a breve, nel sito “E-R Salute” al seguente link:

 

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/avvisi-e-moduli

pubblicato il 09/02/2017

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n.23 del 1° febbraio 2017 sono pubblicate le Graduatorie degli aspiranti ad incarichi per medici specialistici ambulatoriali, di medico veterinario e altre professionalità sanitarie (biologi, chimici, psicologi) - Anno 2017 - delle Provincie di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini.

 Le  graduatorie in oggetto saranno disponibili, a breve, nel sito "E-R Salute" al seguente link:

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

pubblicato il 09/02/2017

La Società Cooperativa Sociale Varietà, operante da anni nei settori della Psichiatria e Neuropsichiatria, con sede in Cremona, ricerca urgentemente Medico Psichiatria e/o Neuropsichiatra.

Contattare: Tel. 0372/41.56.22/30 - Fax 0372/41.56.24 - mail: segreteria@cooperativavarieta.it

                 

pubblicato il 31/01/2017
pubblicato il 13/01/2014

CALENDARIO DELLA DISPONIBILITA’ ODONTOIATRICA FESTIVA PER  BOLOGNA E PROVINCIA GENNAIO/GIUGNO 2017

Venerdì 06/01/2017    
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 15/01/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 22/01/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 29/01/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 05/02/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 12/02/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 19/02/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte alle 15.00 alle 19.00  
     
Domenica 26/02/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 05/03/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 15.00 alle 19.00  
     
Domenica 12/03/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 19/03/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 26/03/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 02/04/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 09/04/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 15.00 alle 19.00  
     
Domenica 16/04/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Lunedì 17/04/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 23/04/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Martedì 25/04/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 15.00 alle 19.00  
     
Domenica 30/04/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Lunedì 01/05/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 07/05/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 14/05/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 21/05/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 28/05/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Venerdì 02/06/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 04/06/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 11/06/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 18/06/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  
Dott. Giovanni Braccioforte dalle 9.00 alle 13.00  
     
Domenica 25/06/2017    
Dott. Luca Minghetti dalle 9.00 alle 13.00  

 

INDIRIZZI AMBULATORI E RECAPITI TELEFONICI

DOTT. MINGHETTI LUCA
Ambulatorio Via Giambologna, 6 - Bologna
Tel: 333/2834630

DOTT. BRACCIOFORTE GIOVANNI
Ambulatorio Via Garibaldi 37 - Minerbio (BO)
Tel: 329/4331154

 

pubblicato il 27/01/2017
pubblicato il 27/01/2017

Sono state predisposte le graduatorie per l'assegnazione degli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria, degli incarichi vacanti di continuità assistenziale e degli incarichi vacanti di emergenza sanitaria territoriale - II semestre 2016 - pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia Romagna - parte terza n. 310 del 17.10.2016.
 
Sono visionabili e scaricabili:
 
- le graduatorie per i trasferimenti;
- le graduatorie degli iscritti nelle graduatorie regionali di settore anno 2016;
- le singole graduatorie aziendali;
- i moduli di disponibilità all'accettazione per coloro che fossero impossibilitati a partecipare nella data di convocazione, da inviarsi via fax (0542/604456) inderogabilmente entro il 03.02.2017 per l'Assistenza Primaria ed entro il 04.02.2017 per la Continuità Assistenziale e per l'Emergenza Sanitaria Territoriale ;
- l'autodichiarazione informativa da allegare al modulo di disponibilità all'accettazione.
 
Si precisa che:
 
L'Azienda U.S.L. di Bologna con Determinazione della Giunta Regionale del 26.10.2016, n. 17476, pubblicata sulla parte terza del Bollettino Ufficiale della Regione Emilia Romagna n. 337 del 9.11.2016, ha rettificato la pubblicazione dell'ambito territoriale carente per l'assistenza primaria n. (2101) , nel seguente modo: DCP area Porretta Terme - ambito territoriale: Comuni di Alto Reno Terme (Porretta e Granaglione) Castel di Casio, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano, con obbligo di apertura di studio medico principale nel Comune di Alto Reno Terme - Porretta e congruo orario nel Comune di Gaggio Montano - frazione di Pietracolora;  
         
L'Azienda U.S.L. di Reggio Emilia, con nota prot. n. 0105394 del 19.12.2016, ha confermato le zone carenti che intende coprire, escludendo agli ambiti territoriali di seguito indicati per i quali pertanto non si procederà all'assegnazione:
- Distretto di Reggio Emilia - Ambito territoriale: (Comune di Reggio Emilia) - Nucleo di Cure Primarie n. 2 con obbligo di apertura di primo studio medico nel Comune di Reggio Emilia (0901);
- Distretto di Reggio Emilia - Ambito territoriale: (Comuni di Albinea, Vezzano sul Crostolo, Quattro Castella) -  Nucleo di Cure Primarie n. 7 con obbligo di apertura di primo studio medico nel Comune di Quattro Castella (0905);
- Distretto di Guastalla - Ambito territoriale: Comuni di Guastalla, Gualtieri, Luzzara (Nucleo di Cure Primarie n. 1  con obbligo di apertura di studio medico nel Comune di Luzzara (1001);
-  Distretto di Correggio - Ambito territoriale: (Comuni di Correggio e San Martino in Rio) - Nucleo di Cure Primarie n. 1  con obbligo di apertura di primo studio medico nel Comune di San Martino in Rio (1101);

L'Azienda U.S.L. di Parma, con nota in atti al prot. n. 2062 del 12.01.2017, ha confermato le zone carenti che intende coprire, escludendo agli ambiti territoriali di seguito indicati per i quali pertanto non si procederà all'assegnazione:
- Distretto di Fidenza - Ambito territoriale: Comuni di Busseto, Polesine Zibello con obbligo di apertura di studio medico nella frazione Polesine del Comune di Polesine Zibello (0501);
- Distretto di Fidenza - Ambito territoriale: Comuni di San Secondo Parmense, Roccabianca, Sissa Trecasali con obbligo di apertura di primo studio medico nel Comune di San Secondo Parmense e secondo studio medico nella frazione Fontanelle del Comune di Roccabianca (0502);
 
Si ricorda che le convocazioni presso la Regione Emilia-Romagna - Sala Conferenze "A" - Piano Ammezzato - Viale della Fiera, 8 (Terza Torre) - Bologna sono fissate nelle giornate ed agli orari di seguito indicati:
 
GIOVEDI' 9 FEBBRAIO 2017:        ASSISTENZA PRIMARIA                              procedura per trasferimento: ore 9,30
                                                                                                                            procedura per graduatoria:  ore 10,00

VENERDI' 10 FEBBRAIO 2017:    CONTINUITA' ASSISTENZIALE                     procedura per trasferimento: ore 9,30
                                                                                                                            procedura per graduatoria:  ore 10,00

VENERDI' 10 FEBBRAIO 2017:    EMERGENZA SANITARIA TERRITORIALE     procedura per trasferimento: ore 14,00
                                                                                                                            procedura per graduatoria:    ore 14,30
 
I medici dovranno presentarsi rispettando la massima puntualità e muniti di valido documento di riconoscimento.
  
Per informazioni: Ufficio Convenzioni - Dipartimento Cure Primarie - Azienda U.S.L. di Imola tel.: 0542/604224/604336 mailto:
convenzioni.cureprim@ausl.imola.bo.it  fax 0542/604456

 

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pubblicato il 26/01/2017

La Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) Sezione Provinciale di Bologna, è un'Associazione di promozione sociale che opera sul territorio per promuovere e attuare la cultura della prevenzione oncologica attraverso attività di informazione e sensibilizzazione del cittadino e di diagnosi precoce.

Si ricerca un Medico Specialista in Dermatologia che possa occuparsi delle visite di prevenzione cutanea, nello specifico per visite di videodermatoscopia a sonda ottica, presso l'ambulatorio della Sezione.

I Medici Dermatologi interessati per informazioni possono contattare la nostra segreteria al numero 051/4399148 oppure scrivere al nostro indirizzo e-mail: segreteria@legatumoribologna.it

pubblicato il 21/01/2017

Casa di Cura "Villa Ida" - Accreditata con il S.S.N. in fascia funzionale "A" per lungodegenze e riabilitazione di II livello e convenzionata con le scuole di specializzazione in Geriatria e Fisiatria dell'Università degli Studi di Torino - cerca medici con funzione di Assistenti e/o in possesso di specialità di Fisiatria e Area Medica a rapporto di dipendenza o di libera professione con eventuale sistemazione abitativa.
Per informazioni rivolgersi al numero: 0123/320033
oppure all'indirizzo: direzionesanitaria@villaida.net
Sito internet: www.villaida.net

pubblicato il 20/01/2017

 

 

 

 

Si avvisa che giovedì 26 gennaio p.v. si terrà l'evento "LA STENOSI AORTICA" con il Dott.

Giuseppe Di Pasquale in luogo dell'evento "RESINCRONIZZAZIONE CARDIACA E

MONITORAGGIO REMOTO DEI DISPOSITIVI ELETTRICI IMPIANTATI: QUALI NOVITA'?"

che il Prof.Giuseppe Boriani  terrà in data 2 marzo p.v.

pubblicato il 20/01/2017

 




Si avvisa che giovedì 26 gennaio p.v. si terrà l'evento "LA STENOSI AORTICA" con il Dott.

Giuseppe Di Pasquale in luogo dell'evento "RESINCRONIZZAZIONE CARDIACA E

MONITORAGGIO REMOTO DEI DISPOSITIVI ELETTRICI IMPIANTATI: QUALI NOVITA'?"

che il Prof.Giuseppe Boriani  terrà in data 2 marzo p.v.

pubblicato il 17/01/2017
pubblicato il 11/01/2017

SNAMI , CIMO, FIMMG E FIALS COMPARTO SCRIVONO UNA LETTERA APERTA ALL'AUSL DI BOLOGNA

 

 

Bologna 9 gennaio 2017

 

 

 

LETTERA APERTA ALL’ AUSL DI BOLOGNA

 

Le scriventi Organizzazioni Sindacali sono rimaste stupite dalle affermazioni della AUSL di Bologna, apparse pochi giorni fa su Repubblica e Resto del Carlino relativamente le problematiche dei Pronto Soccorso.

 

Ci si chiede come si faccia e si possa sostenere - e per di più con una certa sorpresa – come non risultino ancora chiari i problemi! Appare del tutto lapalissiano che quel modello a cert’uni tanto caro, oramai non risulta più attuale né funzionale alla odierna gestione dei sistemi di emergenza.


Speriamo, con questa lettera pubblica, di poter fornire qualche spunto di riflessione, qualche elemento che possa aiutare a capire quali sono le priorità, visto che parrebbero nebulose e difficilmente discutibili nelle sedi istituzionali per via di un confronto talvolta impossibile e ancor più spesso inutile


Qualche spunto:

 

  • L’Azienda non si pone di certo nelle condizioni di rispondere adeguatamente ai bisogni ed esigenze dell’ Assistenza Territoriale allorquando rifiuta l’accordo sperimentale proposto dalle organizzazioni sindacali della Medicina Generale che prevedeva l’apertura fino a 18.000 ore di ambulatori accessibili ai cittadini tutte le sere dell’anno e tutti i giorni prefestivi e festivi dalle 10 alle 18, senza un euro di spese aggiuntive per le casse dell’ AUSL, fornendo un valido punto alternativo al PS per gli accessi che li oggi inappropriatamente afferiscono. Questo modello, osteggiato dall’ azienda USL di Bologna, già a Imola viene utilizzato in questi giorni proprio per far fronte al super afflusso di pazienti!!!!
  • Nei pochi ambulatori di Continuità Assistenziale esistenti che manifestano in alcuni casi inadeguatezza e fatiscenza strutturale, come recentemente riportato proprio sui quotidiani, non si registra la dovuta ancorché minima attenzione e volontà di porre in essere interventi adeguati. Valga per tutti l’esempio del Roncati dove – e bisogna darne atto - l’AUSL ha pensato di “migliorare l’illuminazione esterna”, così da garantire ai cittadini malati che quantomeno possano vedersi meglio in volto mentre attendono, magari sotto l’acqua, una visita, per mancanza di sala d’ attesa.
  • La rimozione del medico presente al Pronto Soccorso Aeroportuale del Marconi, - anche questa voluta dai Premiati Dirigenti AUSL, in violazione delle linee guida ENAC – che al di là dei disagi e di disservizi in loco, produce giocoforza un ulteriore canale di afflusso di pazienti con impiego di ambulanze, costrette a portare passeggeri e viaggiatori in pronto soccorso all’ Ospedale Maggiore per eseguire prestazioni mediche che avrebbero potuto trovar risposta in loco.
  • L’ espansione volumetrica del cemento armato delle strutture a fronte di una drammatica riduzione dei posti letto, che costringe il personale del pronto soccorso a non trovare punti di ricovero e deflusso dai pazienti che necessitano di ricovero e/o osservazione.
  • L’ insufficienza degli organici Medici 118, con solo due automediche presenti su Bologna e comuni della prima cintura, dedicabili solo alle emergenze assolute, con impossibilità di filtro, valutazione territoriale e anticipazione di trattamento rispetto all’ingresso ospedaliero di tutti i pazienti di media severità.
  • Insufficienza degli Organici dei Pronto Soccorso, con ritmi di lavoro che determinano la fuga di tantissimi professionisti, costretti a turni massacranti all’interno di un’organizzazione insopportabile, che ha costretto diversi medici del PS del Maggiore a portare in tribunale l’AUSL di Bologna che rifiutava di pagare centinaia di ore di straordinari, problema questo più volte segnalato dalle OO.SS. nelle sedi trattanti e sempre negata ed irrisolta dalla AUSL.
  • Continuo mancato pagamento di centinaia di ore eccedenti al personale infermieristico del pronto soccorso, che non viene mai messo in condizioni nemmeno di recuperare tutto questo surplus orario oggi “regalato” all’ azienda.
  • Guardie Inter divisionali degli ospedali di Bologna, fatte fare a medici senza contratto di lavoro strutturato, con un rapporto che di “libero professionale” non ha proprio nulla, in cui vengono addossati tutti gli oneri e nessun onore, “schiavizzati” per 20 euro orari lordi o poco più.
  • L’organizzazione dei Pronto Soccorsi periferici con Medici e Infermieri costretti ad assolvere contempo-raneamente le funzioni di personale di pronto soccorso e di 118, essendo obbligati ad abbandonare i pazienti presi in carico ogni qualvolta la radio 118 li chiama e comanda per interventi di soccorso in territorio.
  • il continuo mancato rispetto delle normali vie di reclutamento del personale medico nell’ambito del servizio di emergenza territoriale, raggiungendo addirittura l’acquisizione di medici tramite associazioni pur di non garantire normali diritti, normali contributi previdenziali e normali tutele ai professionisti che lavorano per la sanità pubblica.
  • La mancanza della costante presenza 24h del Medico di Centrale 118 per il governo clinico dei flussi provenienti dal territorio
  • La mancanza di un medico di sistema che con gli infermieri gestisca la fase di accettazione, di fast track, di anticipazione clinica e intercettazione dei pazienti a maggior rischio. Si assiste solo ad un continuo tentativo di “procedurazione infermieristica” già in fase di accettazione, scaricando sugli infermieri di accettazione tutti gli oneri e le responsabilità nel tentativo di “tamponare” gli effetti di uno squilibrio tra risorse e richieste.

 

 

L’ AUSL ha evidentemente pensato che fosse meglio lavorare senza piuttosto che con i Medici che chiedevano e suggerivano modalità per erogare servizi e cure più rispondenti ai bisogni clinici della popolazione.

 

L’ AUSL ha probabilmente ritenuto prioritario IMPIEGARE ENERGIE E TEMPO DEI PROPRI DIRIGENTI per progettare e attuare campagne vissute come persecutorie ed intimidatorie meglio note come “confessionali” verso i Medici di Medicina Generale additati come i demoni della prescrizione inappropriata, fino a giungere all’interessamento del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

 


Vien da pensare:

 

  • quale potrebbe mai essere il motivo per il quale si osteggiano tanto le proposte mediche?
  • come mai ai medici di guardia medica che chiedono di poter lavorare meglio viene negato il contatto diretto e fattivo con i cittadini, mediante ambulatori aperti e diretto rapporto medico paziente?
  • che non temano forse il fatto che mettendo medici e pazienti a contatto, il grande progetto di demedicalizzazione da qualcuno voluto potrebbe saltare?

 

Ai posteri l’ardua sentenza, nella consapevolezza che sarebbe bene non contare sul fatto che Medici, Infermieri e Cittadini possano continuare ad essere gli uni pazientemente asserviti a qualunque condizione e gli altri pazientemente oggetto di inadeguatezze strutturali e organizzative rispetto alle domande ed ai bisogni di salute di cui sono a buon diritto portatori.

 

 

 

 

Alfredo Sepe, Daniela Gallamini  FIALS Comparto Bologna

 

Fabio M. Vespa FIMMG Bologna

 

Salvatore Lumia Cimo Bologna

 

Francesco Biavati SNAMI Bologna

 

pubblicato il 29/12/2016

Si rende noto che la piattaforma on line – ove poter compilare la domanda per l'inserimento nelle graduatorie regionali di settore della Medicina generale e nella graduatoria regionale dei Pediatria di libera scelta valevoli per l'anno 2018  - è la seguente: https://sanita.regione.emilia-romagna.it/grm/ e sarà attiva a partire dal 1° gennaio e sino al 31 gennaio 2017.

pubblicato il 29/12/2016

Proroga per il completamento dell'obbligo formativo del triennio 2014/2016

pubblicato il 27/12/2016

Non si chieda il nostro consenso a modelli organizzativi dove le professioni sanitarie, oltre al loro specifico ruolo, corrono all’arrembaggio delle posizioni organizzative di struttura relegando il medico ad un professionista “a chiamata”, “a firma da mettere” o “problema da risolvere” come già in alcune aree di questa regione sta avvenendo. Questi modelli non ci vanno bene, non servono ai cittadini, non sono modelli di cura che riteniamo validi e migliorativi

27 DIC - Gentile Direttore,
i medici non hanno paura degli infermieri. Insinuare questo “dubbio speculativo” forse è funzionale a qualcuno e verrebbe proprio da chiedersi quale sia il motivo. Quello che invece fa infuriare i medici, è l’assenza di rispetto del ruolo, degli ambiti di pertinenza professionale, dell’autonomia professionale e dello spirito di abnegazione che ha caratterizzato decenni di studi e sacrifici.
 
Per questo sindacato è necessario che la creazione dei modelli passi attraverso un’attenta condivisione di percorsi e strategie che non tralascino aspetti sostanziali: le regole debbono valere per tutti, o si riformano percorsi formativi e contrattuali su scala nazionale, oppure oggi si rispettano quelle che ci sono.
 
Come sindacato, ci limitiamo a portare alla luce qualche esempio di tematica puramente sindacale-lavorativa, consapevoli che non sono di minor conto risultano essere le tematiche deontologiche e culturali. Offuscare i limiti e i perimetri delle varie professioni crea disastri, tradisce le aspettative dei giovani e risulta funzionale solo a pochi.

 
I disastri li crea in primis ai tanti professionisti medici a cui oggi la normativa impone lunghi percorsi per raggiungere anche solo l’obiettivo di vedersi accettata una domanda ad un concorso o ad una graduatoria di “organizzazione dei servizi sanitaria di base”.
 
Un esempio, non esaustivo, che può valere per tutti: oggi, quasi 2017, per occuparsi di organizzazione dei servizi sanitaria di base un medico deve studiare 4 o 5 anni dopo la laurea, ammesso che ci siano i posti in specializzazione e che non servano altri master o corsi. 10 o 11 anni solo per accedere ad un concorso, non per avere un posto di direzione.
 
A chi pare normale che un professionista con laurea triennale ed un master, possa tranquillamente dirigere una struttura come la Casa della Salute? I medici che hanno scelto gli stessi percorsi sono forse dei poveri deficienti? Sarebbe opportuno “sperimentare” quanti di questi professionisti che aspirano alla “direzione” sarebbero pronti ad affrontare 6 anni di laurea ad accesso programmato, 4 o 5 anni di specializzazione “ad accesso limitato” e ad assolvere analoghi obblighi formativi previsti per il medico, prima di aspirare alle medesime funzioni e responsabilità.
 
Le Case della Salute sono solamente l’ultimo esempio di un documento che non ha recepito le osservazioni dei medici.
Sul lato professionale, fino a che non vengono decise nuove regole per la formazione post laurea e non viene riformato in modo condiviso tutto il sistema formativo medico, non ci sarà mai consenso su modelli che consentono di calpestare gli sforzi di tanti validi professionisti.
Non si chieda il nostro consenso ad un sistema che rischia di creare confusione e di equiparare il medico ad altri professionisti nell’amministrazione e gestione dei servizi sanitari così come in ogni altro ambito della sanità. I sistemi funzionano e lo fanno bene, quando ognuno fa il proprio in maniera coordinata ed embricata.
 
Non si chieda il nostro consenso a modelli organizzativi dove le professioni sanitarie, oltre al loro specifico ruolo, corrono all’arrembaggio delle posizioni organizzative di struttura relegando il medico ad un professionista “a chiamata”, “a firma da mettere” o “problema da risolvere” come già in alcune aree di questa regione sta avvenendo. Questi modelli non ci vanno bene, non servono ai cittadini, non sono modelli di cura che riteniamo validi e migliorativi.
 
Nessuno è contrario all’innovare, a sperimentale, ma dalla nascita del metodo scientifico, prima di modificare modelli di cui oggi conosciamo bene i risultati, dobbiamo esser certi che questi altri siano migliori dei precedenti.
 
Sappiamo che oggi, con tutti i limiti che abbiamo, abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, orrendamente “medico centrico” come dicono spesso cert’uni. Un modello che però spende pochissimo in rapporto ai risultati di salute che ottiene.
 
Chi ha interesse a cambiarlo in maniera così unilaterale e non condivisa?
 
Elisabetta Simoncini
Presidente Regionale SNAMI Emilia Romagna

27 dicembre 2016

pubblicato il 21/12/2016

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 380 del 21 dicembre 2016 sono pubblicate le graduatorie di settore della medicina generale e la graduatoria regionale per pediatri di libera scelta valevoli per il 2017.

 

Le graduatorie saranno disponibili, a partire dai prossimi giorni, nel sito “E-R Salute” al seguente link:

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

pubblicato il 21/12/2016

Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici

Chirurghi e degli Odontoiatri

Comunicato Stampa

 

 

ECM: la Commissione concede “proroga”

 

 

Ci sarà tempo per tutto il 2017 per mettersi in pari con i crediti Ecm relativi al triennio 2014 – 2016, potendo acquisire sino al 50% del punteggio complessivo (150 crediti al netto di esoneri ed esenzioni).

A stabilirlo, la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, che ha deliberato in tal senso nella riunione del 13 dicembre scorso.

Sempre in quell’occasione, la Commissione ha fissato i nuovi criteri per l’assegnazione dei crediti agli eventi da parte dei provider.

Anche per il triennio 2017-2019 saranno 150 i crediti da maturare, fatti salvi esoneri, esenzioni, ed eventuali altre riduzioni (v. delibera del 4 novembre). Meccanismo premiante per i professionisti che, nel precedente triennio, si siano dimostrati “virtuosi”: la Commissione ha infatti previsto una riduzione di 15 crediti per  i sanitari che abbiano soddisfatto il proprio dossier  formativo individuale,  alla quale si sommano uno “sconto” di 30 crediti per coloro che abbiano acquisito tra 121 e 150 crediti o di 15 crediti se il “punteggio si assesta tra 80 e 120.

Partiranno a gennaio i nuovi corsi Fad della Fnomceo, offerti gratuitamente a tutti i medici e gli odontoiatri tramite la piattaforma Fadinmed. A inaugurare la serie, un corso sulle Vaccinazioni

 

 

 

    

pubblicato il 19/12/2016

La nostra Società (Med.Right srl) è alla ricerca di specialisti ortopedici traumatologici per un ambulatorio privato convenzionato con le compagnie assicurative e dotato di radiologia convenzionale. Il periodo è quello sciistico invernale in una delle rinomate valli trentine.
Si offre compenso di 1500 euro alla settimana a secondo del periodo con possibilità di più settimane (in tal caso viene riconosciuto un bonus) più alloggio gratuito per la durata del Servizio.
Se interessati rispondere con Cv a
commerciale@med-right.org

pubblicato il 15/12/2016

ECM scadenza triennio formativo (2014/2016)

 

Nell’ambito dei compiti istituzionali demandati agli Ordini professionali in tema di adempimenti connessi alla Formazione Continua, si ritiene utile segnalare che il 31 dicembre 2016 si concluderà il triennio formativo 2014-2016, nel corso del quale i Medici e gli Odontoiatri sono tenuti all’acquisizione di 150 crediti ECM complessivi - fatti salvi i casi di esonero e/o riduzioni individuali - così come previsto e disciplinato in via regolamentare dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua.

 

Si segnala altresì che gli iscritti possono verificare la propria posizione formativa accedendo al Portale del Co.Ge.A.P.S. (http://wp.cogeaps.it) e registrandosi nell’area riservata personale dell’Anagrafe dei Crediti ECM, onde poter provvedere alle eventuali attività integrative, tese al completamento dei propri adempimenti formativi.

pubblicato il 12/12/2016
pubblicato il 06/12/2016

 

AVVISO A TUTTI GLI ISCRITTI

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ORDINARIA -

APPROVAZIONE BILANCIO PREVENTIVO 2017


 

pubblicato il 02/12/2016

Ci sono ancora posti disponibili.

Si pubblica il Corso ECM n.166399 gratuito per i nostri iscritti, al momento gli accessi offerti sono 50 per n.25 crediti ECM ciascuno.

Si invita a comunicare all'Ordine, tramite e-mail (segreteria@odmbologna.it)  chi accede al Corso.  

pubblicato il 02/12/2016
pubblicato il 02/12/2016

 

Collegarsi al sito per le informazioni:

http://www.medicarrera.com/medicarrera-jobseekers.php

pubblicato il 02/12/2016

Cerchiamo per i nostri clienti ( cliniche private) in tutta la Francia medici specialisti

Fisiatri orientati alla reabilitazione ortopedica e neurologica
Generalisti/ medici di familia
Cardiologi
Contratto a tempo pieno indeterminato con un trattamento economico negoziabile in base all'esprienza e che comporta un netto di oltre €4500 - €6500 ( dipende la spécialtà).

Cherchiamo per i nostri clienti  in tutta la Francia di oftamologi medica e chirurgica. ottime condizioni di lavoro,  un compenso annuo di oltre € 200.000

E' necessario possedere: nazionalità europea, diplomi europei e conoscenza della lingua francese.

Gli interessati potranno far pervenire il loro CV a health@bemamedical.eu  www.bemamedical.eu

Per ulteriori informazioni non esitate a contattarmi al numero +33 6 75 47 09 79

pubblicato il 23/11/2016

ECM scadenza triennio formativo (2014/2016)

 

Nell’ambito dei compiti istituzionali demandati agli Ordini professionali in tema di adempimenti connessi alla Formazione Continua, si ritiene utile segnalare che il 31 dicembre 2016 si concluderà il triennio formativo 2014-2016, nel corso del quale i Medici e gli Odontoiatri sono tenuti all’acquisizione di 150 crediti ECM complessivi - fatti salvi i casi di esonero e/o riduzioni individuali - così come previsto e disciplinato in via regolamentare dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua.

 

Si segnala altresì che gli iscritti possono verificare la propria posizione formativa accedendo al Portale del Co.Ge.A.P.S. (http://wp.cogeaps.it) e registrandosi nell’area riservata personale dell’Anagrafe dei Crediti ECM, onde poter provvedere alle eventuali attività integrative, tese al completamento dei propri adempimenti formativi.

pubblicato il 14/11/2016
pubblicato il 14/11/2016

Il Bando scade il 5 dicembre 2016.

pubblicato il 03/11/2016

Si pubblica il Corso ECM n.166399 gratuito per i nostri iscritti, al momento gli accessi offerti sono 50 per n.25 crediti ECM ciascuno.

Si invita a comunicare all'Ordine, tramite e-mail (segreteria@odmbologna.it)  chi accede al Corso.  

pubblicato il 02/11/2016
pubblicato il 02/11/2016
pubblicato il 02/11/2016
pubblicato il 02/11/2016

Facendo seguito a quanto indicato con la mail sottostante dello scorso 1° agosto, abbiamo provveduto – in collaborazione con la Società CUP 2000 – alle necessarie modifiche dell’applicativo sulla base delle preziose segnalazioni pervenute dai medici che hanno effettuato il test. 

E’ comunque necessario che la fase di test, iniziata durante la scorsa estate, continui ancora per almeno un mese prima di approntare una capillare informazione a tutti gli interessati.

Con la presente, quindi, si richiede nuovamente la disponibilità a contattare i medici affinchè provvedano ad effettuare il test. 

Ribadendo quanto già contenuto nella mail sottostante, ed evidenziando l’allegato (“guida all’utilizzo” che permetterà al medico, una volta dotato/a di PEC personale, di testare il programma), sulla base anche delle segnalazioni arrivate, si evidenziano le seguenti specifiche: 

  • l’indirizzo di posta elettronica certificata (pec), al fine della registrazione per il test, deve essere attivo 

  • come più volte evidenziato ai medici, si ribadisce che la presente è una fase di test e non vale, in alcun modo, per l’iscrizione effettiva nelle graduatorie regionali di settore. Conclusa la fase di test tutto quanto inserito nella domanda sarà automaticamente cancellato e, a partire dal prossimo 1° gennaio, occorrerà registrarsi nuovamente e ricompilare la domanda 

  • si precisa sin da ora che, dal 1° gennaio 2017, si tratterà per tutti i medici di un "NUOVO INSERIMENTO", essendo la prima volta che il medico si registra nell’apposito applicativo, fermo restando che chi è già presente in graduatoria dovrà inserire solo i nuovi servizi. La presente indicazione verrà ripetuta nelle istruzioni per la compilazione 

  • nell'attuale ambiente di test  devono essere inseriti solo i servizi svolti fino al 31.12.2015, come se il medico si trovasse a compilare la domanda entro lo scorso gennaio 2016 

  • il documento d'identità e la ricevuta del bollo da inserire obbligatoriamente in allegato alla domanda per completarla ed inviarla, potranno essere - in questa fase di test -  file qualunque 

Vi chiediamo, pertanto, la massima collaborazione al fine della fase di test in oggetto, e che i medici provvedano a segnalare tempestivamente eventuali – ulteriori - correzioni da apportare o mal funzionamento dell’applicativo detto. 

Per qualsiasi necessità sarà possibile contattare, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,00 alle ore 13,00:

Nel ringraziarVi per l’attenzione e per la collaborazione accordataci, porgo cordiali saluti. 

Alfonso Buriani

_____________________________________________


Gent.mo Dottore/Dottoressa, 

il vigente Accordo Collettivo Nazionale (ACN) per la Medicina Generale prevede che ogni anno, ai fini dell’inclusione nelle graduatorie regionali di settore, i medici debbano presentare una specifica domanda allo scrivente Assessorato, entro il termine del 31 gennaio.

Tali domande andranno ad alimentare la graduatoria che diventerà effettiva a valere per l’anno successivo. 

Sinora le domande in oggetto sono sempre state inviate – allo scrivente Assessorato - in formato cartaceo, mentre a partire dal 1° gennaio 2017 si passerà ad una presentazione delle domande on-line.

La presentazione della domanda, così come per il passato, potrà riguardare:

    • DOMANDA per PRIMO INSERIMENTO in graduatoria, se il medico è la prima volta che richiede l’ingresso in graduatoria;
    • DOMANDA per INTEGRAZIONE TITOLI: se il soggetto è già presente nella graduatoria, avendo già presentato la prima domanda negli anni precedenti, ed intende integrare la documentazione con i titoli conseguiti nel corso dell’anno precedente.

 

Al fine della presentazione della domanda on-line è stato sviluppato – in collaborazione con la Società CUP 2000 - un apposito “applicativo” per informatizzare le procedure di compilazione delle medesime da parte dei medici. 

Tale applicativo è in fase di test, per la quale si chiede con la presente la disponibilità ad effettuare le prove al fine di eventuali correzioni o migliorie da apportare.

E’ quindi necessario che la fase di test si sviluppi ora, avendo diversi mesi ancora a disposizione per – eventualmente – apportare le modifiche necessarie. 

E’, inoltre, estremamente importante sia chiaro sin da ora che, a partire dal 1° gennaio prossimo, non ci sarà più la possibilità di presentare domande in formato cartaceo e che non è prevista una fase di “doppio invio” (on-line e/o cartaceo). Questo è il motivo alla base della necessità di testare il programma con largo anticipo, al fine di non trovarsi “impreparati” nel prossimo gennaio. 

Altra considerazione estremamente importante è che il medico, già a partire dalla fase di test, si dovrà dotare di indirizzo di posta certificata (PEC) personale, altrimenti non sarà possibile testare il programma e nemmeno presentare domanda a partire dal 01.01.2017. 

In allegato alla presente troverà una “guida all’utilizzo” di facile lettura, che Le permetterà, una volta dotato/a di PEC personale, di testare il programma. 

Le chiediamo, pertanto, la massima collaborazione al fine della fase di test in oggetto, e di segnalare tempestivamente eventuali correzioni da apportare o mal funzionamento dell’applicativo detto. 

Per qualsiasi necessità sarà possibile contattare, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,00 alle ore 13,00:

 

Si fa presente che le colleghe, visto il periodo di ferie in atto, saranno a Sua disposizione a partire dal prossimo 8 agosto. 

Nel ringraziarLa per l’attenzione e per la collaborazione accordataci, porgo cordiali saluti.

 

Alfonso Buriani


pubblicato il 20/10/2016

facendo seguito alla comunicazione inviata con mail sottostante, evidenzio che – per mero errore materiale – per l’Azienda USL di Parma nell’avviso relativo agli ambiti territoriali carenti di pediatri di libera scelta sono state omesse le informazioni sotto evidenziate in carattere rosso per i due Distretti elencati.

Allego anche avviso di pubblicazione corretto.

 

DISTRETTO SUD-EST

- Ambito territoriale: Comuni di Langhirano, Lesignano, Corniglio, Palanzano,

Monchio delle Corti, Tizzano, Neviano degli Arduini, con obbligo di apertura di

studio medico nella località Pilastro del Comune di Langhirano (0701)                                               1

(da assegnare solo in caso di mancata conclusione delle procedure d’incarico

   precedentemente avviate)

 

DISTRETTO VALLI TARO E CENO

  • Ambito territoriale: Comuni di Medesano, Pellegrino Parmense, Varano de’ Melegari,

Bore, Fornovo di Taro, Terenzo, Solignano, Varsi, Bardi, con obbligo di apertura primo

studio medico nel Comune di Varano de’ Melegari e secondo studio medico nel

Comune di Varsi presso la Casa della Salute (0601)                                                                   1

 

Soprattutto per quanto riguarda la seconda omissione, vi prego di informare i Pediatri di Libera Scelta che potranno inserire nella domanda il codice segnalato (0601) oppure, in alternativa, la dicitura del Distretto (Distretto Valli Taro e Ceno).

E’ stato inoltre già segnalato al fine della modifica per la pubblicazione sul sito della Regione (al link: http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata). Modifica che verrà apportata in giornata.

Per quanto riguarda la prima omissione (condizione “sospensiva”: da assegnare solo in caso di mancata conclusione delle procedure d’incarico precedentemente avviate), provvederemo a comunicare ai PLS che faranno domanda per tale ambito la condizione prima dell’assegnazione effettiva.

 

pubblicato il 18/10/2016

 

Egregio Collega,

 

quest’Ordine, dovendo ottemperare alle disposizioni del Decreto 19/03/2013 che ci obbliga a trasmettere al Ministero dello Sviluppo Economico gli indirizzi di posta elettronica certificata (P.E.C.)  degli Iscritti, La invito,  ad attivare al più presto una PEC e a comunicarla all’Ordine .

Se vuole  può usufruire della convenzione che l’Ordine ha stabilito con Aruba, visibile sul sito www.odmbologna.it.

Tutte le modalità e i costi di attivazione può trovarle nel banner  dell’home page del sito dell’Ordine . (4 euro più iva  per tre anni)

Rimane l’obbligo per ogni iscritto all’ Albo di fornire a quest’Ordine la propria PEC che viene posta a disposizione delle Amministrazioni Pubbliche.

La informo infine, che l’Ordine è stato recentemente  sollecitato a contattare tutti coloro che l’hanno attivata con dominio postacertificata@gov.it in quanto non corretta, perché  riservata al privato cittadino esclusivamente per uso personale  e non di titolare di impresa, come sono considerati i medici e gli odontoiatri nell’esercizio della loro attività professionale.

 

                                                                                               Il Presidente

 

pubblicato il 18/10/2016

Si comunica che sul BUR - parte terza - n. 310 del 17 ottobre 2016 sono  pubblicati gli avvisi relativi agli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria, pediatri di libera scelta e gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e di emergenza sanitaria territoriale  - 2° semestre 2016.  

 

Nel medesimo numero sono pubblicate anche le graduatorie regionali provvisorie di settore della Medicina Generale e la graduatoria regionale provvisoria della Pediatria di Libera Scelta, per l’anno 2017.

 

Le domande per le zone carenti di Pediatri di Libera Scelta vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Bologna - Dipartimento Cure Primarie - Settore Convenzioni Nazionali – Via S. Isaia, 94/A – 40123 Bologna.  

Le domande per le zone carenti di Assistenza primaria, gli incarichi vacanti di Continuità Assistenziale e gli incarichi vacanti di Emergenza Sanitaria Territoriale vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Imola - Dipartimento di Cure Primarie - Viale Amendola n. 2 - 40026 Imola. 

Tali Aziende gestiranno le procedure di assegnazione degli incarichi anche per conto delle altre Aziende USL.

Si evidenzia che l’avviso di pubblicazione di cui agli “Allegato 1” contiene già la data di convocazione per l’assegnazione degli ambiti carenti.

Per gli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria i medici sono già convocati per la giornata del 9 febbraio 2017.

 

Per gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e gli incarichi vacanti di emergenza sanitaria territoriale i medici sono già convocati per la giornata del 10 febbraio 2017.

 

Per gli ambiti territoriali carenti di pediatria di libera scelta i PLS sono già convocati per la giornata del 2 febbraio 2017.

 

Nel modulo di domanda viene altresì chiesto ai medici ed ai pediatri di dichiarare di essere a conoscenza che la procedura di assegnazione avverrà nella giornata indicata.

La presente comunicazione della data ed orari di convocazione sostituisce a tutti gli effetti la convocazione tramite raccomandata A/R.

Il termine per la presentazione delle domande è il 16 novembre 2016

pubblicato il 14/10/2016
pubblicato il 10/10/2016

L'Alma Mater Studiorum dell'Università di Bologna organizza un Master Universitario di II livello in MEDICINA DEL SONNO - periodo di svolgimento: marzo 2017 giugno 2018 - scadenza iscrizioni: 30 gennaio 2017

pubblicato il 05/10/2016

L'Ordine ha organizzato per i giorni 8 e 15 ottobre due Tavole Rotonde.

Coloro che intendono partecipare sono pregati di inviare la propria adesione con mail alla Segreteria.

I posti sono limitati. Non sono previsti crediti ECM

pubblicato il 24/09/2016
pubblicato il 19/09/2016

Si allega l'importante e condivisibile relazione del Presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Verona, Dott. Roberto Mora, svoltasi a Verona nella "Giornata del Medico e dell'Odontoiatra Veronese" nel Palazzo Gran Guardia di Piazza Brà.

Cordiali saluti.

IL PRESIDENTE

Dott. Giancarlo Pizza

pubblicato il 16/09/2016

L'azienda TeamPrevent srl , che gestisce servizi di Medicina del Lavoro e Sicurezza del Lavoro nel Trentino Alto Adige con sedi in Bolzano, Merano e Bressanone,

ricerca specialisti in medicina del Lavoro per una collaborazione professionale stabile e duratura , con inquadramento come Medico consulente libero professionista o dipendente con contratto a tempo indeterminato.

 

pubblicato il 16/09/2016

Repubblica.itparma

Edizioni locali

Sanità, M5s contro l'Asl di Parma: irregolarità nel reclutamento dei medici del 118

"Una grave violazione che mette in pericolo la sicurezza dei cittadini ed espone la stessa Azienda sanitaria a costosi contenziosi"

15 settembre 2016

Giulia Gibertoni, consigliere regionale del M5s, ha presentato una interrogazione alla Giunta denunciando la violazione delle normativa nazionale e regionale sulla scelta del personale sanitario che opera sulle ambulanze. “La maggior parte di loro non ha l’abilitazione necessaria. La Regione intervenga”.

"A Parma, l’Ausl recluta il personale medico che sale sulle ambulanze del 118 in barba alla normativa nazionale, affidandosi ad onlus o stipulando degli incarichi libero professionali. Una grave violazione che mette in pericolo la sicurezza dei cittadini ed espone la stessa Azienda sanitaria a costosi contenziosi".

Questa la denuncia di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta sul caso del reclutamento messo in atto dall’Azienda sanitaria di Parma del personale medico delle ambulanze del 118.

"Un decreto del 2000 ha istituito uno corso di idoneità e una specifica graduatoria per i medici impegnati nel soccorso sanitario extra-ospedaliero – spiega Giulia Gibertoni – Una direttiva confermata anche dalla Conferenza Stato-Regioni nonché da diverse delibere della nostra Regione che puntualizzano proprio la necessità dell’attestato di idoneità all’emergenza territoriale per i medici che hanno il compito di salute sulle ambulanze del 118. A quanto ci risulta, invece, l’Ausl di Parma pare abbia disposto una forma di reclutamento che non risponde minimamente a questi requisiti normativi".

"La maggioranza del personale medico che opera sui mezzi di soccorso, infatti, è arruolato attraverso associazioni onlus e con incarichi libero professionali privi di ogni tutela prevista dalla Contrattazione di settore (CCNL o ACN) e quindi al di fuori dei parametri previsti dalla normativa vigente. Una violazione evidente che la Regione e l’assessorato alla Sanità non possono e non devono continuare a ignorare tanto più che buona parte del personale medico pare non abbia nemmeno l’attestato di idoneità all’emergenza sanitaria territoriale".

Per questo nella sua interrogazione Gibertoni chiede alla Giunta di avviare tutti gli accertamenti del caso per verificare questa violazione e quindi di imporre all’Ausl di Parma il rispetto delle regole.

"Se questa situazione

 di irregolarità dovesse perdurare ancora per molto crediamo che ci possa essere un ulteriore pericolo – conclude l'esponente del M5s – ovvero quello di esporre il servizio sanitario regionale a una serie infinita di contenziosi da parte dei medici regolarmente iscritti alle graduatorie di settore che vedono il loro posto di lavoro occupato da medici privi dei titoli richiesti dal sistema di selezione pubblica. Un rischio che non ci possiamo assolutamente permettere".

Come noto, i vigenti Accordi Collettivi Nazionali (ACN) per la Medicina Generalee per la Pediatria di Libera Sceltaprevedono che ogni anno, ai fini dell’inclusione nelle graduatorie regionali di settore, i medici debbano presentare una specifica domanda allo scrivente Assessorato, entro il termine del 31 gennaio.Tali domande andranno ad alimentare le graduatorie che diventeranno effettive a valere per l’anno successivo. 

Sinora le domande in oggetto sono sempre state inviate – allo scrivente Assessorato - in formato cartaceo, mentre a partire dal 1° gennaio 2017 si passerà ad una presentazione delle domande on-line.

La presentazione della domanda, così come per il passato, potrà riguardare:

    • DOMANDA per PRIMO INSERIMENTO in graduatoria, se il medico è la prima volta che richiede l’ingresso in graduatoria;
    • DOMANDA per INTEGRAZIONE TITOLI: se il soggetto è già presente nella graduatoria, avendo già presentato la prima domanda negli anni precedenti, ed intende integrare la documentazione con i titoli conseguiti nel corso dell’anno precedente. 

Al fine della presentazione delle domande on-line è stato sviluppato – in collaborazione con la Società CUP 2000 - un apposito “applicativo” per informatizzare le procedure di compilazione delle medesime da parte dei medici. 

Tale applicativo è in fase di test, per la quale stiamo chiedendo ai medici la disponibilità ad effettuare le prove al fine di eventuali correzioni o migliorie da apportare.

E’ necessario che la fase di test si sviluppi ora, avendo diversi mesi ancora a disposizione per – eventualmente – apportare le modifiche necessarie. 

E’, inoltre, estremamente importante sia chiaro sin da ora che, a partire dal 1° gennaio prossimo, non ci sarà più la possibilità di presentare domande in formato cartaceo e che non è prevista una fase di “doppio invio” (on-line e/o cartaceo). Questo è il motivo alla base della necessità di testare il programma con largo anticipo, al fine di non trovarsi “impreparati” nel prossimo gennaio. 

Altra considerazione estremamente importante è che il medico, già a partire dalla fase di test, si dovrà dotare di indirizzo di posta certificata (PEC) personale, altrimenti non sarà possibile testare il programma e nemmeno presentare domanda a partire dal 01.01.2017. 

In allegato alla presente troverete una “guida all’utilizzo” di facile lettura, che permetterà ai medici, una volta dotati di PEC personale, di testare il programma.

Nella fase di test, per qualsiasi necessità, sarà possibile contattare, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,00 alle ore 13,00:

 

pubblicato il 13/09/2016

 

Odontoiatri per periodo di tre anni in Olanda: posti disponibili per il gruppo di gennaio!

Stiamo cercando dentisti con attitudine positiva e avventuriosa disposti ad iniziare a gennaio. La nostra offerta consiste in un posto fisso in una clinica olandese per un periodo di tre anni, con una buona retribuzione (ca. €60.000 lordi annuali, e €48.000 dopo le tasse) e formazione continua presso l’Universitá di Amsterdam (ACTA).
- Prima di iniziare il tuo lavoro in Olanda frequenterai un corso intensivo di olandese insieme ad altri dentisti nella tua stessa situazione, e raggiungerai il livello B1 in tre mesi. Durante questo período, ti aiuteremo con la burocrazia e tutte le registrazioni necessarie. In questo modo il tuo inserimento nella nuova realtá olandese sará piú semplice ed agevole.
- Vorresti far parte della famiglia di dentisti, possiedi un buon livello di inglese e sei disponibile a partire da gennaio? Invia il tuo CV ad andrea.aramu@dpa.nl e ti inviteremo ad un colloquio personale.
- Per maggiori informazioni e per leggere testimonianze di dentisti che lavorano qui puoi consultare il nostro sito
www.dentistinholland.comFacebook www.facebook.com/dentistinholland

pubblicato il 13/09/2016

Si tratta di una petizione per consentire a tutti i pazienti di accedere ai farmaci anti-epatite C, a carico del servizio sanitario nazionale.

Collegarsi a questo link:

http://www.saluteinternazionale.info/2016/07/epatite-c-il-diritto-alla-cura/

pubblicato il 12/09/2016


Lumia (Omceo Bologna): "Voler far rispettare le regole non è un attegiamento conservatore"

 

11 SET - Pubblichiamo di seguito il testo di una lettera del Consigliere dell'Omceo Bologna, Salvatore Lumia, indirizzata alla capogruppo Pd della XII commissione della Camera, Donata Lenzi, a seguito della polemica nata nel corso della Festa dell'Unità sul caso dei protocolli avanzati di impiego di personale infermieristico per lo svolgimento del servizio di emergenza sanitaria territoriale 118.
 
Cara amica ti scrivo…
Cara Donata, ho letto sbigottito sui giornali delle tue dichiarazioni fatte alla Festa dell’Unità sull’Ordine dei Medici di Bologna, circa il problema della sospensione di alcuni medici che, avendo scritto delle procedure in cui delegano agli infermieri atti medici, hanno commesso una istigazione all’abuso di professione.
 
Conosco bene la tua posizione, ma credo che le tue affermazioni fatte alla Festa dell’Unità in un dibattito, oltretutto, senza nessun invitato dell’Ordine dei Medici a controbattere, siano state un po’ esagerate.
 
Conosco bene la tua posizione, che mi sembra sposi di più le tesi di una parte professionale che, in maniera un po’ talebana e senza un reale confronto, intende il proprio sviluppo professionale come una invasione di campo della professione altrui; per fortuna la gran parte di quei professionisti (io ci lavoro insieme tutti giorni sai), non condivide questa visione.

 

 
Conosco bene la tua posizione, che è dettata soprattutto dal fatto che, se si attribuissero le funzioni di una professione a dei professionisti che costano meno, le aziende sanitarie e le regioni potrebbero risparmiare un bel po’ di soldini, che magari verrebbero poi utilizzate dai Direttori di quelle per elargirsi premi di risultato consistenti.
 
Conosco bene la tua posizione secondo la quale un Ordine dei Medici ( che peraltro è un organo di controllo dello Stato) non dovrebbe mettere in discussione le decisioni di un’Azienda Sanitaria; ma vedi: se una ipotetica azienda trasporti decidesse di far guidare gli autobus ai dipendenti che hanno la patente B e non la prevista D E pubblica, nessuno dovrebbe intervenire? Oppure se una compagnia aerea decidesse di far pilotare i propri voli di linea a piloti che hanno il brevetto per il Piper o agli assistenti di volo, facendo solo qualche corso interno? Tutto bene?
O deve esserci un organo dello Stato che, per la tutela del Cittadino (o del paziente) faccia rispettare le norme vigenti sulle patenti, brevetti, abilitazioni professionali conseguenti ad un certo corso di studio, ecc…
 
E le regole devono esistere solo per i privati e non per le Aziende sanitarie?
 
Voler far rispettare le regole non mi sembra un atteggiamento conservatore, semmai di buon senso a tutela della salute pubblica.
 
Certo le regole si possono cambiare, e tu sei una di quelle persone che (anche con il mio voto e con il voto di tutti quelli che seguono i miei consigli) sei stata delegata a scrivere le leggi e le regole, quindi scrivete una nuova legge che definisca esattamente cosa deve fare un professionista e cosa un altro, in maniera che poi l’Università adegui i propri programmi di studio alla formazione delle nuove figure professionali disegnate; definite con quali “esami” possiamo dare le nuove abilitazioni, patenti di guida, brevetti di pilota, e poi così cambieremo le cose e faremo rispettare quelle nuove regole, che così definiranno anche le responsabilità di “chi fa cosa”, e l’aspetto della responsabilità oggi è molto sentito.
A me sembra che non sia l’Ordine a mettere in discussione ed in allarme un intero sistema, ma sia questo “sistema” che si inventa modelli che mettono in discussione regole e professioni, creando poi situazioni di reale rischio per i cittadini/pazienti.
 
Per quanto riguarda la risoluzione dei conflitti attorno ad un tavolo poi, non puoi dire che l’Ordine dei Medici non abbia proposto e cercato tavoli di confronto! Caspita!
 
Ci sono stati diversi incontri, alcuni mancati proprio dai rappresentanti dell’AUSL, e ci siamo anche trovati in via Rivani per più di 3 ore proprio per trovare una soluzione per le sospensioni, ma la tua posizione è stata fissa ed intransigente alle richieste dell’Ordine dei Medici.
 
Sai ho scritto medici maiuscolo perché l’ordine più conservatore d’Italia rappresenta realmente il pensiero dei medici.
 
Mi dirai che c’è stata una grande petizione contro l’OdM di Bologna firmata da 8.000 persone di tutt’Italia, tra cui 1.700 medici, ma una gran parte di chi ha firmato lo ha fatto per compiacere i propri Direttori di Struttura, temendo ritorsioni professionali, oppure ha dei parenti che sono stati interessati dai provvedimenti disciplinari, oppure ha firmato non conoscendo esattamente i termini della questione.
 
Invece sai quanti sono i medici, non solo di Bologna ma di tutta Italia, che si sono rivolti all’OdM di Bologna per raccomandare al suo Presidente Giancarlo Pizza di andare avanti, e sai anche quanti infermieri lo hanno detto, anche a me personalmente!
 
E questi quando dovranno votare alle prossime elezioni, come si comporteranno?
Potrò ancora chiedere loro di votare per te e per il PD?
Certo, come dice l’amico Giuliano Sacchi, ci sono a tuo favore 8000 infermieri che ti voteranno, ma tutti i giovani medici, gli studenti (e le loro famiglie) che hanno intrapreso un faticoso percorso di studi ( 6 + 5 anni circa) per fare una certa professione ed ora vedono il loro mestiere può essere fatto, in maniera più superficiale, con un percorso formativo più breve, cosa penseranno? E cosa voteranno?
 
No cara Donata, come medico che ha sempre cercato e attuato una collaborazione fattiva con gli infermieri, come iscritto al PD, tuo amico e sostenitore da sempre, mi permetto di dire forte e chiaro che il Partito Democratico deve volare alto e non mettere il cappello su una disputa che coinvolge aspetti deontologici e professionali, che viaggiano ancora in un campo che ha delle attuali definizioni normative che non possono essere ignorate, e che riguardano la difesa della salute pubblica, il corretto ruolo delle diverse professioni, le giuste aspettative di tanti giovani che studiano per le diverse professioni
 
Sperando di sederci attorno ad un tavolo, ancora una volta a parlare di questa questione, ti mando caro saluto.

Salvatore ( o Rino) Lumia 
Consigliere Omceo Bologna

11 settembre 2016
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 12/09/2016

Lettera aperta all' On. Donata Lenzi da parte del Dott. Salvatore Lumia, COnsigliere dell' OMCeo di Bologna

 

 

 

Cara amica ti scrivo…

Cara Donata, ho letto sbigottito sui giornali delle tue dichiarazioni fatte alla Festa dell’Unità sull’Ordine dei Medici di Bologna, circa il problema della sospensione di alcuni medici che, avendo scritto delle procedure in cui delegano agli infermieri atti medici, hanno commesso una istigazione all’abuso di professione.


Conosco bene la tua posizione, ma credo che le tue affermazioni fatte alla Festa dell’Unità in un dibattito, oltretutto, senza nessun invitato dell’Ordine dei Medici a controbattere, siano state un po’ esagerate.


Conosco bene la tua posizione, che mi sembra sposi di più le tesi di una parte professionale che, in maniera un po’ talebana e senza un reale confronto, intende il proprio sviluppo professionale come una invasione di campo della professione altrui; per fortuna la gran parte di quei professionisti (io ci lavoro insieme tutti giorni sai), non condivide questa visione.


Conosco bene la tua posizione, che è dettata soprattutto dal fatto che, se si attribuissero le funzioni di una professione a dei professionisti che costano meno, le aziende sanitarie e le regioni potrebbero risparmiare un bel po’ di soldini, che magari verrebbero poi utilizzate dai Direttori di quelle per elargirsi premi di risultato consistenti.


Conosco bene la tua posizione secondo la quale un Ordine dei Medici ( che peraltro è un organo di controllo dello Stato) non dovrebbe mettere in discussione le decisioni di un’Azienda Sanitaria; ma vedi: se una ipotetica azienda trasporti decidesse di far guidare gli autobus ai dipendenti che hanno la patente B e non la prevista D E pubblica, nessuno dovrebbe intervenire? Oppure se una compagnia aerea decidesse di far pilotare i propri voli di linea a piloti che hanno il brevetto per il Piper o agli assistenti di volo, facendo solo qualche corso interno? Tutto bene?
O deve esserci un organo dello stato che, per la tutela del Cittadino (o del paziente) faccia rispettare le norme vigenti sulle patenti, brevetti, abilitazioni professionali conseguenti ad un certo corso di studio, ecc…


E le regole devono esistere solo per i privati e non per le Aziende sanitarie?


Voler far rispettare le regole non mi sembra un atteggiamento conservatore, semmai di buon senso a tutela della salute pubblica.


Certo le regole si possono cambiare, e tu sei una di quelle persone che (anche con il mio voto e con il voto di tutti quelli che seguono i miei consigli) sei stata delegata a scrivere le leggi e le regole, quindi scrivete una nuova legge che definisca esattamente cosa deve fare un professionista e cosa un altro, in maniera che poi l’Università adegui i propri programmi di studio alla formazione delle nuove figure professionali disegnate; definite con quali “esami” possiamo dare le nuove abilitazioni, patenti di guida, brevetti di pilota, e poi così cambieremo le cose e faremo rispettare quelle nuove regole, che così definiranno anche le responsabilità di “chi fa cosa”, e l’aspetto della responsabilità oggi è molto sentito.
A me sembra che non sia l’Ordine a mettere in discussione ed in allarme un intero sistema, ma sia questo “sistema” che si inventa modelli che mettono in discussione regole e professioni, creando poi situazioni di reale rischio per i cittadini/pazienti.


Per quanto riguarda la risoluzione dei conflitti attorno ad un tavolo poi, non puoi dire che l’Ordine dei Medici non abbia proposto e cercato tavoli di confronto! Caspita!


Ci sono stati diversi incontri, alcuni mancati proprio dai rappresentanti dell’AUSL, e ci siamo anche trovati in via Rivani per più di 3 ore proprio per trovare una soluzione per le sospensioni, ma la tua posizione è stata fissa ed intransigente alle richieste dell’Ordine dei MEDICI.


Sai ho scritto medici maiuscolo perché l’ordine più conservatore d’Italia rappresenta realmente il pensiero dei medici.


Mi dirai che c’è stata una grande petizione contro l’OdM di Bologna firmata da 8.000 persone di tutt’Italia, tra cui 1.700 medici, ma una gran parte di chi ha firmato lo ha fatto per compiacere i propri Direttori di Struttura, temendo ritorsioni professionali, oppure ha dei parenti che sono stati interessati dai provvedimenti disciplinari, oppure ha firmato non conoscendo esattamente i termini della questione.


Invece sai quanti sono i medici, non solo di Bologna ma di tutta Italia, che si sono rivolti all’OdM di Bologna per raccomandare al suo Presidente Giancarlo Pizza di andare avanti, e sai anche quanti infermieri lo hanno detto, anche a me personalmente!


E questi quando dovranno votare alle prossime elezioni, come si comporteranno?
Potrò ancora chiedere loro di votare per te e per il PD?
Certo, come dice l’amico Giuliano Sacchi, ci sono a tuo favore 8000 infermieri che ti voteranno, ma tutti i giovani medici, gli studenti (e le loro famiglie) che hanno intrapreso un faticoso percorso di studi ( 6 + 5 anni circa) per fare una certa professione ed ora vedono il loro mestiere può essere fatto, in maniera più superficiale, con un percorso formativo più breve, cosa penseranno? E cosa voteranno?


No cara Donata, come medico che ha sempre cercato e attuato una collaborazione fattiva con gli infermieri, come iscritto al PD, tuo amico e sostenitore da sempre, mi permetto di dire forte e chiaro che il Partito Democratico deve volare alto e non mettere il cappello su una disputa che coinvolge aspetti deontologici e professionali, che viaggiano ancora in un campo che ha delle attuali definizioni normative che non possono essere ignorate, e che riguardano la difesa della salute pubblica, il corretto ruolo delle diverse professioni, le giuste aspettative di tanti giovani che studiano per le diverse professioni


Sperando di sederci attorno ad un tavolo, ancora una volta a parlare di questa questione, ti mando caro saluto.

 

 

Salvatore ( o Rino) Lumia

pubblicato il 06/09/2016

Basta con le minacce dell’Enpam

05 SET - Gentile Direttore,
leggo con stupore il comunicato dell’Enpam, apparso sul suo autorevole giornale il 22 agosto scorso, e non posso che condividere nel merito  le dichiarazioni  di un deputato, On. La Russa,  ex ministro di questa Repubblica, riportate da un quotidiano nazionale, il Foglio, il quale testualmente dichiara:
 
“ …Leggiamo quanto hanno scritto i Presidenti degli Ordini di Milano e Bologna sulla gestione opaca della Fondazione Enpam. Le lettere appaiono preoccupate e ben documentate. Non si comprende davvero, quindi, la reazione scomposta di Enpam che, ad una richiesta di commissariamento per evitare investimenti irresponsabili (peraltro inviata correttamente attraverso i canali istituzionali) e ad una richiesta di maggior trasparenza, invece che rispondere a tono e nelle sedi istituzionali, minaccia ritorsioni e definisce questa iniziativa 'provocazione irresponsabile'”.
 
E continua opportunamente  “si pubblichino e si giustifichino tutti i compensi dei vertici della Fondazione. Oggi tutti devono sapere tutto per giudicare e decidere, perché i soldi sono degli iscritti e non degli enti né tantomeno dei loro dirigenti

 

 
Incomprensibile poi  la chiusura del comunicato Enpam “….. non può permettere che si giochi con le pensioni dei medici e dei dentisti. Per questa ragione valuterà tutte le iniziative previste dalla legge nei confronti dei rappresentanti degli Ordini di Milano e Bologna, a tutela dell’immagine e della reputazione dell’Ente”.
 
Di quali “giochi” si tratti non è detto, inoltre il comunicato fa intendere che i rappresentanti degli Ordini di Milano e Bologna abbiano rivolto esclusivamente, e scandalisticamente, le loro istanze ai media.
 
L’Enpam  invece omette deliberatamente di dire che detti Ordini  si sono rivolti ad Organismi Istituzionali  di questo Stato: Ministeri, Commissione Parlamentare di Controllo, Procura della Repubblica di Roma ed al presidente dell’ANAC Cantone. E’ forse questa “la ragione”?
 
Occorre ricordare che identico stile e identiche minacce i vertici attuali dell’Enpam le fecero in occasione di un esposto presentato da cinque Presidenti di Ordine (tra cui quello attuale di Bologna) e dallo scrivente, allora Consigliere di Amministrazione dell’Ente, salvo poi dovere ammettere la fondatezza delle denunce ed essere costretti a costituirsi parte civile per avere il ristoro di ben 250 milioni di euro. Per inciso è bene ricordare che, su quest’ultima problematica, il processo penale- n.5938/12N- è attualmente in corso di svolgimento presso il tribunale di Roma.
 
Invece i vertici dell’Enpam, dovrebbero spiegare perché il rivolgersi alle autorità di questo Stato da parte degli Ordini di Milano e Bologna comporta rischi per le pensioni ? “….. non può permettere che si giochi con le pensioni dei medici e dei dentisti”.
 
Non temono invece che finalmente Ministeri, Governo e Parlamento vogliano prendere atto degli spropositati emolumenti che in virtù della “autonomia” gli amministratori si attribuiscono a spese delle pensioni e porvi rimedio?
 
Quanti sanno che gli emolumenti del Presidente Enpam sono maggiori del 1.311% degli emolumenti del Presidente della Cassa dei Farmacisti, o che i suoi emolumenti sono maggiori del 235% rispetto al costo di tutti gli organi istituzionali della Cassa di Farmacisti?
 
Prof. Salvatore Sciacchitano
Già Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi di Catania ed 
Ex Consigliere di Amministrazione Enpam 

05 settembre 2016
© Riproduzione riservata

pubblicato il 01/09/2016

Il giono sabato 24 settembre 2016, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, si terrà un incontro su: " LA RIFORMA DELLA RESPONSABILITA' MEDICA", presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici in Bologna.

Posti disponibili : 50 - Crediti ECM: 4

Le iscrizioni saranno aperte dal 04/09/2016 al 22/09/2016

La partecipazione è gratuita previa iscrizione mail all'indirizzo: ecm@odmbologna.it

Segreteria organizzativa: ecm@odmbologna.it - tel. 333/9506441

pubblicato il 03/08/2016
pubblicato il 27/07/2016

Ambulanze con soli infermieri. Ordini dei medici dell’Emilia Romagna compatti contro linee guida: “Non rispettano leggi nazionali. No a diagnosi e cura a infermieri. Fare chiarezza”

No ad atti medici affidati agli infermieri, no a stesso nome per i mezzi di soccorso con medico e infermiere e quelli con solo infermieri. I medici scendono in campo e scrivono a Fnomceo, Regione, Ministero e Parlamento. “Non si può supplire a carenza di medici attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di terapie”. Ma sulle sanzioni ai medici non sono tutti d’accordo. Pagani: “Chiediamo chiarezza alle Istituzioni”. LA LETTERA

 

26 LUG - Le Linee guida e gli allegati Algoritmi infermieristici avanzati in emergenza-urgenza territoriale, predisposti per uniformare la attività degli infermieri sui mezzi di soccorso attraverso la armonizzazione delle Istruzioni Operative precedentemente adottate dalle diverse Unità Operative ET-118 della Regione Emilia Romagna continuano a non convincere gli Ordini dei medici della Regione che scrivono al Ministro Lorenzin, al presidente Fnomceo, Chersevani, a tutti gli ordini provinciali, ai presidenti delle commissioni sanitarie di Camera e Senato e alla Regione Emilia Romagna per evidenziare “il permanere di alcune criticità” nonostante alcune modifiche (eliminate ad esempio la somministrazione autonoma da parte dell’infermiere di farmaci anestesiologici a prescrizione medica limitativa (Fentanest) e la sedazione e intubazione oro-tracheale).
 
Il caso, lo ricordiamo fu portato alla luce dall’Ordine dei medici di Bologna che aveva sospeso 4 medici rei di aver redatto procedure e istruzioni operative per regolamentare l'intervento di infermieri sulle ambulanze del 118 attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di terapie soggette a controllo del medico, dunque per avere incaricato gli infermieri di svolgere atti che la legge attribuisce solo ed esclusivamente ai medici.

 
Ma oggi gli Ordini emiliano-romagnoli si compattano e in un documento evidenziano tutte le “perplessità e i timori inerenti una organizzazione della assistenza sanitaria che preveda l’attuazione di percorsi di diagnosi e cura assegnati attraverso validazione di “taluni protocolli” che siano affidati non più soltanto a medici ma a personale infermieristico, di fatto allargando le competenze in campo sanitario a quelle figure professionali impiegate in ambito sanitario ma non in possesso della laurea in medicina”.
 
Nello specifico gli ordini dei medici dell’Emilia Romagna evidenziano 5 punti critici da correggere:
 
Il primo punto da chiarire è che “la denominazione dei mezzi di soccorso con medico e infermiere e dei mezzi di soccorso con solo infermiere: non possono avere la stessa denominazione perché non possono essere equiparati come professionalità: la diversa denominazione deve caratterizzare diverse competenze e di conseguenza prevedere diversi criteri di invio sul territorio”.
 
Il secondo punto che deve essere chiarito “riguarda la effettiva possibilità di contatto tra l’infermiere che sta assistendo un paziente critico ed il medico (la delibera recita: assicurazione che l’applicazione dei protocolli/algoritmi infermieristici avanzati debba essere sempre accompagnata dall’allertamento dei medici di riferimento dei mezzi medicalizzati). In realtà il sistema non garantisce che questo contatto possa sempre avvenire poiché ciascuna delle 3 Centrali Operative 118 della Regione Emilia Romagna ha un solo Medico Responsabile e l’unica alternativa è rappresentata da un medico di turno su un Mezzo di soccorso avanzato, che potrebbe però essere impegnato su un altro evento critico e quindi non potere concentrarsi sul quesito proveniente dall’infermiere”.
 
Il terzo punto da chiarire riguarda “la discrezionalità delle decisioni presente negli algoritmi infermieristici, che definiscono le azioni che possono essere messe in atto dall’infermiere, come prevede il DPR 27/03/1992, in modo anticipatorio e non sostitutivo rispetto all’azione del medico.
La sequenza di azioni prevista dagli algoritmi si basa su individuazione di segni e sintomi ben precisi e non dovrebbe lasciare spazio decisionale autonomo all’infermiere, ma la discrezionalità è invece innegabile ed ineludibile in molteplici attività sanitarie e lo è certamente quando si debba valutare in loco se un paziente è compromesso oppure no, o si debba valutare dalla Centrale Operativa se procedere alla modalità di medicalizzazione precoce ovvero all’attesa sul posto rendez-vous col trasporto in pronto soccorso.
E questo si riscontra nell’Assessment sia del paziente non traumatizzato che di quello traumatizzato, ed anche nella Overdose da oppiacei”.
 
Il quarto punto critico è “rappresentato dal fatto che in tutti gli Algoritmi compare la dicitura “ingresso da algoritmo di base…”, e questo induce a pensare che davanti ad un paziente da subito compromesso l’infermiere debba avvisare subito il medico di riferimento e quindi proceda con l’algoritmo. È fondamentale che questo punto venga chiarito univocamente, poiché non possono esservi dubbi sul fatto che dinanzi ad ogni malato critico o potenzialmente critico deve essere attivato fisicamente in loco l’intervento medico.
Andrebbe perciò prevista la contemporanea attivazione di medico ed infermiere in ogni tipo di codice rosso, sia esso base che avanzato, dal momento che la codifica delle chiamate di emergenza non prevede che i codici rossi siano sotto classificati, e che questa prassi è un’autonoma iniziativa dei responsabili delle Centrali Operative, risultando in una de-medicalizzazione del sistema di Emergenza Territoriale”.
 
Il quinto punto critico consiste “nella delega di atti medici ad infermieri. Pur nell’ auspicabile obiettivo di privilegiare nella attività di Emergenza Territoriale la tempestività e la capillarità degli interventi, si ritiene che l’anamnesi ed il rilievo di segni e sintomi clinici, così come previsti da alcuni degli Algoritmi infermieristici avanzati, si configurano in una vera e propria visita clinica, cioè di un atto medico. Nella fattispecie, le valutazioni di diagnostica differenziale presenti nel documento, pur guidate da un percorso a passaggi successivi, ognuno dei quali verificato e validato con un medico di riferimento per via telefonica, rischiano di comportare la formulazione di una diagnosi attraverso la valutazione di dati clinici e sintomi non raccolti personalmente da chi, per legge, è il solo autorizzato a “porre diagnosi” e di conseguenza responsabile sotto il profilo civile e penale. Resta quindi aperto il problema della possibile emissione da parte di un medico di una diagnosi in assenza del paziente, atto non conforme ad una “buona pratica medica” al di fuori di situazioni emergenziali”.
 
A spiegarci nel merito la posizione dei medici è il presidente della Federazione degli ordini dei medici dell’Emilia Romagna e presidente dell’Omceo di Piacenza, Antonio Pagani.
 
“Il nostro intento – spiega – è quello di portare all’attenzione della Regione e delle Istituzioni nazionali, con una posizione che accomuna tutti i nostri ordini provinciali, le criticità che riscontriamo sulle linee guida della Regione sull’Emergenza Urgenza Territoriale”.
 
Pagani chiarisce che l’obiettivo “non è fare muro contro muro, ma mettere in luce come il susseguirsi di norme diverse (nazionali, regionali, codice deontologico) crea confusione e incertezze”.
 
Ma soprattutto Pagani ribadisce come “il problema è che in questi anni di crisi anche in Emilia Romagna ci siamo ritrovati in una situazione di criticità cove ci sono mezzi di soccorso insufficienti e inadeguati che hanno portato in taluni casi, ripetiamo di emergenza, a far fare agli infermieri taluni atti medici. Ecco, ora si sta cercano in Emilia di trasformare questa situazione di emergenza in una prassi comune. E a questo noi diciamo no”.
 
“Abbiamo apprezzato – prosegue Pagani – il tentativo della Regione di uniformare le regole ma rimarchiamo come non si deve però legittimare la predisposizione di procedure operative che autorizzino l’infermiere ad eseguire manovre salvavita in un contesto che non rispetta i parametri previsti dalle vigenti leggi (Regolamento standard ospedalieri) per l’organizzazione della rete di Emergenza Territoriale”.
 
Pagani poi precisa che “non c’è nessuna volontà di aizzare una guerra con gli infermieri. La collaborazione e la integrazione fra medici ed infermieri è una risorsa per i professionisti e per gli assistiti e la loro attività deve essere complementare e correlata alla diversa formazione, competenza e responsabilità professionale”.
 
Ma se sull’analisi delle criticità e sulle proposte di modifica delle linee guida c’è unanimità tra gli ordini dell'Emilia Romagna così non è per quanto riguarda le sanzioni disciplinari per i medici (vedi Bologna).
 
“Non c’è armonia sul tema ma è anche per questo che chiediamo alle Istituzioni che venga fatta chiarezza. In ogni caso voglio ricordare che la situazione in cui si è trovata Bologna, dove sono stati aperti procedimenti disciplinari, non può essere ignorata. E il problema, al di là di come la si possa pensare, riguarda comunque tutti gli Ordini essendoci delle norme del Codice deontologico da rispettare. Il nostro auspicio è che se ne prenda atto. A titolo personale come presidente dell’Omceo di Piacenza posso dire che stiamo lavorando con l’Azienda provinciale, e alcune modifiche richieste sono già state messe in atto, anche se non escludiamo che possa essere inevitabile l’apertura di un  qualche procedimento disciplinare”.
 
Luciano Fassari

26 luglio 2016

pubblicato il 26/07/2016

Proposte del Consiglio Direttivo dell'OMCeO di bologna in ordine alle vaccinazioni

pubblicato il 25/07/2016

Nuovi Eventi ECM 2016/2017

56° CORSO DI AGGIORNAMENTO MEDICO “FRANCO FERRATINI”

 

Il 56° Corso di Aggiornamento Medico “Franco Ferratini” avrà inizio giovedì 13 ottobre 2016 e si articolerà in 18 eventi formativi, attributivi ciascuno di 3 crediti ECM.

Le lezioni si svolgeranno, come di consueto, presso l’Aula Magna “ G. VIOLA” della Clinica Medica del Policlinico S.Orsola di Bologna - Padiglione 11.

L’iscrizione al Corso sarà possibile solo telematicamente tramite compilazione di un form disponibile sul sito dell’Ordine www.odmbologna.it alla pagina “Aggiornamento professionale e ECM” a partire dal giorno 23 settembre 2016 ore 16:00 fino al 4 ottobre 2016 ore 16:00.

I posti disponibili sono 100, raggiunti i quali le iscrizioni saranno automaticamente bloccate dal sistema informatico. Non saranno ammesse iscrizioni con riserva.

L’iscrizione comporta l’impegno alla frequenza a tutti e 18 gli eventi dell’anno accademico.

Il calendario delle lezioni e le ulteriori informazioni sui relatori e sugli argomenti del Corso possono essere visualizzati cliccando sul pdf allegato.

pubblicato il 22/07/2016

Egregio Direttore

 In merito all’articolo BANCHE SOTTO TIRO «Atlante 2, le nostre tre condizioni per partecipare» 

di Vitaliano Dangerio, mi permetta alcune considerazioni, che se lo riterrà opportuno, potranno essere pubblicate fra le lettere al Direttore.

in attesa di un cortese riscontro Le invio distinti saluti

Prof.SG SCIACCHITANO ex Consigliere di amministrazione Enpam 

gsciacch@unict.it

Nell’articolo afferma Oliveti: <<….vogliamo che sia riconosciuta la nostra natura privata.>>

Alla logica osservazione del giornalista Dangerio : “Le Casse però pagano le pensioni e quindi la finalità è pubblica”

Oliveti risponde 

<< La finalità è pubblica ma la natura è privata. Siamo noi a decidere le strategie in autonomia: lo hanno stabilito i legislatori 20 anni fa >>.

 Oliveti omette di dire che  quei legislatori hanno modificato, senza alcuna motivazione logica, la precedente legge per la quale le Casse previdenziali erano pubbliche. Infatti la struttura e l’organizzazione dell’ENPAM e delle altre Casse, come Enti pubblici, erano state disciplinate  dallo Statuto approvato con DPR 2 settembre 1959 n. 931.

Perché questa modifica? quale utilità ha portato agli iscritti obbligatoriamente alle Casse?

OLIVETI omette di dire che i virtù della autonomia, che addirittura vuole ulteriormente aumentata, gli amministratori degli Enti ora privatizzati posso stabilire, fra l'altro, il numero delle poltrone degli amministratori (ben 2500) e i loro spropositati compensi i cui costi ricadono sui fondi destinati alle pensioni . 

Basti pensare che in “autonomia” il solo compenso di Oliveti supera del 239% il costo dell’intero Consiglio di Amministrazione della Cassa dei Farmacisti. e del 533%  il compenso del presidente dell’Inps che ha un numero di iscritti 57 volte maggiore rispetto agli iscritti Enpam.

Il tutto ovviamente a spese dei medici. Occorre chiedersi se l'autonomia” è utile agli iscritti alle Casse o agli amministratori che,  in virtù di tale  autonomia, fra l’altro, possono attribuirsi emolumenti spropositati in contrasto con i tetti  agli emolumenti che lo Stato impone, creare inutili scatole cinesi con relative ulteriori poltrone ed emolumenti, ed altro.

I costi di spropositi emolumenti, deliberati in “ autonomia”,  incidono sicuramente sul patrimonio delle Casse e conseguentemente influenzano negativamente il trattamento pensionistico. Concetto ripetutamente ribadito in recenti sentenze del TAR Lazio 

In piena “autonomia” , basta leggere le cronache dei giornali, le Casse, da  parecchi decenni subiscono truffe da immobiliaristi e finanzieri spregiudicati. Basti considerare che le 2 Casse che presiedevano l’ADEP ( con Camporese e Malagnino) sono state truffate da SOPAF (che ingenuoni….)

Continua Oliveti: «Ci sono tre condizioni che potrebbero spingere alcune Casse a partecipare ad Atlante2: vogliamo che sia riconosciuta la nostra natura privata. Non abbiamo nessuna intenzione di andare in soccorso a un sistema bancario in crisi. La nostra priorità sono le pensioni dei professionisti L’investimento in non performing loan (npl) è un investimento speculativo. Le Casse devono pagare le pensioni e non possono lanciarsi in queste avventure.>>

In pratica Oliveti ammette che, per le Casse  investire in Atlante 2 è rischioso, ma accetta il rischio pur di aver maggiore autonomia e avere controlli meno rigidi. 

Banale considerazione: ma  cosa succederebbe con la minore rigidità invocata da Oliveti, se con gli attuali controlli le Casse hanno subito truffe (…quelle emerse) per svariate centinaia di milioni con depauperamento del loro patrimonio degli iscritti? 

Afferma OLIVETI: <Fra queste tre condizioni c’è sicuramente il riconoscimento della nostra natura privata.>> 

Dangerio:Le altre due condizioni per partecipare al fondo? 

<< Da 5 anni è in gestazione il regolamento degli investimenti delle Casse. Noi vorremmo che non fosse un provvedimento con troppe rigidità. Per tale motivo vorremmo che quei contenuti finissero in un codice di autoregolamentazione della Casse. >>

C’è da sperare (difficile che questo governo voglia farlo) che il prossimo Parlamento imponga precise regole atte ad impedire che il patrimonio dei liberi professionisti venga pregiudicato da investimenti discutibili, da immobiliaristi spregiudicati e amministratore a volte ingordi 

pubblicato il 15/07/2016
pubblicato il 15/07/2016

We are looking for our customers- private clinics &hospitals- located in Abu Dhabi and Dubai the next doctors, to fill the vacant posts of consultant and /or specialist:

  • ·  Reproductive endocrinologist with interest in IN- Vitro Fertilization (IVF)/ or specialist in IVF/ or gynaecologist with interest in IVF,
  • ·      General obstetrician gynaecologist surgeon (minimal invasive surgery),
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  • ·    Obstetrician gynaecologist with interest in Maternal Fetal Medicine( MFM),
  • ·       Plastic and cosmetic surgeon,
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  • ·       Paediatrics  with interest in neonatology.

Any other speciality is welcome.

Full time determined contract for two years renewable with all the benefits as per labour law in UAE.

Remuneration may range between a minimum of 12k€/ to a maximum 18k€ monthly (excluding benefits) based on qualifications and experience with 30 vacation days paid.

The successful applicant must hold European citizenship, be licensed to practice in his own country – in the fields specified previously. The license to practice in UK/ USA or in UAE (HAAD, DHA)  and a previous experience in UK/ US would be an assets.

In addition, the successful candidate will possess an enthusiastic, hard working, professional attitude and excellent communication skills, the ability to collaborate effectively with all other members of the health care team and office staff. Applicants should have fluent written and oral communication skills in English.

Interested, qualified applicants should submit their up-to-date resume to: recruitment@2mbchealth.com

pubblicato il 14/07/2016

Si pubblica l'Editoriale del Dott. Roberto Mora, Direttore Responsabile di Verona Medica -Trimestrale di Informazione Medica dell'Ordine dei Medici e Odontoiatrici di Verona, apparso nel n. 2 di Giugno 2016. L'Editoriale articola una risposta all'hastag# lanciato da alcuni contro l'Ordine dei Medici di Bologna a proposito delle azioni disciplinari da questo intraprese relativamente a criticità del "118".

pubblicato il 04/07/2016

Martedì 12 luglio 2016, dalle ore 9.45 alle ore 18.30, si terrà in incontro sul tema: DALLE MOLECOLE ALLE FUNZIONI BIOLOGICHE COMPLESSE: IL METODO COMPUTAZIONALE presso la Sala ulisse - Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna - Via Zamboni 31

pubblicato il 29/06/2016

Si comunica che l'evento in programma per SABATO 02/07/2016, sul tema " IL FENOMENO DELLO STALKING: RIFLESSIONI IN MERITO ALLE SUE MOLTEPLICI COMPLESSITA'" dalle ore 8.30 alle ore 13.00, presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici, è stato annullato con nuova programmazione a data da destinarsi.

pubblicato il 25/06/2016

Si cercano medici italiani specialisti per opportunità lavorative in Francia.

per maggiori informazioni consultare l'allegato pdf.

pubblicato il 24/06/2016
pubblicato il 24/06/2016

Quotidiano Sanità 23 giugno 2016

L’appropriatezza, la ‘questione medica’ e la necessità di una Fnomceo più decisa

 

23 GIU - Gentile direttore,
ancora una volta dobbiamo partire dalle considerazioni di un attento osservatore (e critico) dei problemi dei medici, Ivan Cavicchi. “Come fare?” Si chiede Antonio Panti. Partirei da uno slogan “salviamo Chirone” cioè il centauro, e avanzerei una proposta: si riconosca l’esistenza della “questione medica”; si scriva un documento operativo a conclusione della conferenza di Rimini;  si dica chiaramente no alla medicina amministrata e si definiscano le condizioni di fattibilità dell’autore; si stabilisca a difesa del centauro un percorso vertenziale che lo ridefinisca.”

Non si può non essere d’accordo con queste proposte che facciamo nostre. Le facciamo nostre perché profondamente condivise e perché si ritiene che oggi il rapporto medico-paziente sia sotto “attacco” dall’economicismo. Le facciamo nostre perché di fronte al paziente con tutte le sue problematiche ci siamo noi; lo vediamo noi; sentiamo noi le sue angosce di persona che si sente in pericolo. La nostra coscienza ci impedirà di ascoltare certe sirene e resisteremo agli attacchi delle SS economiche. Resteremo sul vascello ad ogni costo, tanto per ritornare ad un precedente articolo con la stessa metafora.


Ci spiace sentire che i presidenti di Milano, Savona e Bologna, ed ovviamente tutti i Consiglieri dei rispettivi Ordini, non hanno la condivisione dei “vertici Fnomceo” e del presidente Panti per quanto concerne la decisione di portare al Tar il decreto sull’appropriatezza. Ci spiace non abbiano capito che quella “appropriatezza” nulla ha a che fare con la vera appropriatezza scientifica, che i medici e gli odontoiatri, ogni giorno, già esercitano nei loro studi ed ospedali.
 
Ci fa piacere sentire dall’amico Panti che nella sua regione si possono discutere metodi condivisi (con i medici) per cercare di ridurre le spese: in Emilia-Romagna, invece, si assiste alla convocazione coatta dei medici di MMG (ne saranno convocati più di 500 dice un direttore sanitario..)  da parte di medici “funzionari” dell’Asl per…. Vedremo per cosa. Analizzeremo perché l’Ordine deve essere geloso del rapporto medico-paziente e proteggerlo. Cioè proteggere il paziente pretendendo che il medico possa fare il suo lavoro senza condizionamenti… come d’altronde prevede il codice di deontologia medica.
 
Al contrario, in Lombardia si cercano strade condivise tra pari (nelle quali l’Ordine ha sempre detto la sua, quando invitato), sulla base di percorsi dettati principalmente dalle evidenze scientifiche, che poi vengono proposte ai medici non come bislacche coercizioni legislative ma come linee da considerare nella propria attività quotidiana, così come avviene in tutto il mondo civile. Esattamente tutto il contrario della filosofia del decreto Lorenzin.
 
Concludiamo dicendo che vorremmo una Federazione più decisa verso gli obiettivi che riteniamo debbano essere perseguiti per la sicurezza del paziente (altro che “mediazione”!).
 
Non che non ne apprezziamo gli sforzi attuali; crediamo si debba fare qualcosa di più incisivo. Cosa? Possiamo discuterne, poiché abbiamo di sicuro, al nostro interno, le risorse intellettuali ed umane per mettere in campo una valida controproposta tecnica. Usiamole!
 

Roberto Carlo Rossi
Presidente OMCeO di Milano

Ugo Trucco
Presidente OMCeo di Savona

Giancarlo Pizza
Presidente OMCeO di Bologna

Michele Gaudio
Presidente OMCeO Forlì-Cesena

pubblicato il 23/06/2016

Si comunica che sul BUR - parte terza - n. 184 del 22 giugno 2016 è pubblicata la determinazione del Responsabile del “Servizio Assistenza Territoriale” 13 giugno 2016, n. 9250 – che si allega alla presente – ad oggetto: “Revoca di pubblicazione di ambito territoriale carente di medici convenzionati per l’assistenza primaria presso l'azienda USL di Reggio Emilia per il 1° semestre 2016”.

pubblicato il 23/06/2016

Sabato 02/07/2016 dalle ore 8.30 alle ore 13.00, presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici in Bologna, si terrà un Convegno accreditato ECM - 4 CREDITI - partecipazione gratuita, sul Fenomeno dello Stalking.

Le modalità di iscrizione sono indicate nel programma dell'evento.

pubblicato il 22/06/2016

Il bando,curriculum e modello della domanda sono scaricabili dal sito aziendale al link:

 

https://amministrazionetrasparente.auslromagna.it/pubblicita-legale/selezioni-del-personale/concorsi-selezioni-romagna

 

Per informazioni rivolgersi a: Ufficio Concorsi di CESENA 0547-394434 – concorsi.ce@auslromagna.it

 

Scadenza termini per la presentazione delle domande: 21 luglio 2016

 

pubblicato il 21/06/2016
pubblicato il 20/06/2016
pubblicato il 20/06/2016
pubblicato il 20/06/2016
pubblicato il 17/06/2016

Sabato 2 luglio 2016 dalle ore 8.30 alle ore 13.00, presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici in Bologna, si terrà un Convegno sul " FENOMENO DELLO STALKING RIFLESSIONI IN MERITO ALLE SUE MOLTEPLICI COMPLESSITA'" .

CREDITI ECM ATTRIBUITI: N. 4 - POSTI DISPONIBILI N. 50

ISCRIZIONI APERTE DAL 12/06/2016 AL 30/06/2016 - partecipazione gratuita previa iscrizione telematica sul sito www.odmbologna.it

Segreteria organizzativa: ecm@odmbologna.it

tel. 333/9506441

pubblicato il 09/06/2016
pubblicato il 09/06/2016
pubblicato il 03/06/2016
pubblicato il 30/05/2016
pubblicato il 24/05/2016

“IL CENTRO HERCOLANI SRL E’ UN POLIAMBULATORIO PRIVATO, ACCREDITATO CON IL S.S.R. E PRESENTE NELLA REALTA’ DELLA CITTA’ DI BOLOGNA DAL 1967.

ATTUALMENTE SIAMO ALLA RICERCA DI UN MEDICO SPECIALISTA IN PNEUMOLOGIA, PER FAR FRONTE ALLE SEMPRE MAGGIORI RICHIESTE DELL’UTENZA.

I MEDICI INTERESSATI POSSONO CONTATTARE IL CENTRO AI SEGUENTI NUMERI 051331260 – 051330494, CHIEDENDO DELL’AMMINISTRAZIONE O INVIARE UNA E-MAIL A amministrazione@centrohercolani.it

pubblicato il 24/05/2016

“IL CENTRO HERCOLANI SRL E’ UN POLIAMBULATORIO PRIVATO, ACCREDITATO CON IL S.S.R. E PRESENTE NELLA REALTA’ DELLA CITTA’ DI BOLOGNA DAL 1967.

ATTUALMENTE SIAMO ALLA RICERCA DI UN MEDICO SPECIALISTA IN CARDIOLOGIA, PER FAR FRONTE ALLE SEMPRE MAGGIORI RICHIESTE DELL’UTENZA.

I MEDICI INTERESSATI POSSONO CONTATTARE IL CENTRO AI SEGUENTI NUMERI 051331260 – 051330494, CHIEDENDO DELL’AMMINISTRAZIONE O INVIARE UNA E-MAIL A amministrazione@centrohercolani.it

pubblicato il 20/05/2016

Sabato 28 maggio 2016 , dalle ore 8.45 alle ore 13.00 si terrà presso la sala Conferenze dell'OMCeO di Bologna un incontro su " Previdenza e welfare più o meno solidi pilastri e nuove opportunita'".

Ci sono ancora posti disponibili

Evento accreditato ECM - 50 crediti formativi

Partecipazione gratuita - prenotazione obbligatoria tramite mail all'indirizzo ecm@odmbologna.it

 

pubblicato il 16/03/2016

Si pubblica di seguito il materiale uscito sul n. 1/2016 della rivista Psicoterapia e Scienze Umane www.psicoterapiaescienzeumane.it 

pubblicato il 17/05/2016
pubblicato il 17/05/2016

La Cooperativa Sociale in Cammino sta attualmente ricercando Medici di Reparto per strutture residenziali aventi sede in Faenza, Lugo e Bologna, destinate ad accogliere anziani non autosufficienti. Sono richieste adeguate capacità ed esperienza in ambito clinico - geriatrico.

Coloro che fossero interessati possono inviare C.V. al seguente indirizzo di posta elettronica: info@incammino.it .

pubblicato il 13/05/2016
pubblicato il 13/05/2016

L'Ospedale Salus di Tirana, struttura ospedaliera privata di proprietà italiana (www.salus.al), stà cercando medici specializzati nelle seguenti specialità, che vogliono collaborare sia part time che full time:

 1. Medicina Interna

 2. Cardiologia

 3. Radiologia

 4. Chirurgia Generale

 5. Endocrinologia

 6. Ginecologia

 

pubblicato il 05/05/2016

Il giorno sabato 28 maggio 2016, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, si svolgerà presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici Chirurghi in Bologna un incontro su: PREVIDENZA E WELFARE  PIU' O MENO SOLIDI PILASTRI E NUOVE OPPORTUNITA'.

Le iscrizioni saranno aperte dal:  08/05/2016 al 26/05/2016 solo inviando iscrizione tramite mail all'indirizzo: ecm@odmbologna.it

Evento accredtato ECM : CREDITI 4

Posti disponibili : 50 - Partecipazione gratuita

Segreteria organizzativa:  ecm@odmbologna.it - tel. 333/9506441

 

pubblicato il 03/05/2016

Oggetto: PUBBLICAZIONE  G.U.R.I.- AVVISO CONCORSO DI FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE PER GLI ANNI 2016/2019 della Regione Emilia Romagna  

Gentilissimi,

si comunica che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I.) – Serie IV, Speciale Concorsi ed Esami n. 35, del 3 maggio 2016  sarà pubblicato l’Avviso relativo all’avvenuta pubblicazione dei bandi regionali e provinciali per l’ammissione al Concorso di formazione specifica in Medicina Generale - triennio 2016/2019 con indicazione, per estratto, dello stesso bando già pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia Romagna (BURERT), n 86, parte terza, del 30/03/2016 di cui alla DGR n 340 del 30/03/2016; al bando potranno accedere n 70  laureati, seguendo  le indicazioni contenute nel’art.3 dello stesso bando che qui si riporta:

Art. 3 - Domanda e termine di presentazione

1. La domanda di partecipazione al concorso deve essere presentata, a pena di esclusione, con modalità informatizzata tramite la piattaforma tecnologica ed applicativa appositamente realizzata collegandosi al sito internet http://selezionecorsommg.regione.emilia-romagna.it al quale si rinvia per tutte le istruzioni relative all’utilizzo della citata funzionalità web.

2. Il termine di presentazione della domanda, previsto a pena di irricevibilità, scade alle ore 13,00 del trentesimo giorno successivo a quello della data di pubblicazione del presente bando per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Per “termine di presentazione della domanda” si intende la data e l’ora della ricevuta inviata dal Server di Posta Elettronica Certificata regionale al Server di Posta Elettronica Certificata del candidato.

Sarà possibile reperire utili informazioni sul bando sul portale ER - SALUTE, sezione dedicata alla Medicina Convenzionata, dove sarà riportata l’indicazione del PORTALE INFORMATIZZATO - predisposto dal SERVIZIO ASSISTENZA TERRITORIALE , http://selezionecorsommg.regione.emilia-romagna.it/ per la compilazione delle domande.

Si invita a leggere il testo del bando nel quale sarà possibile colmare molte risposte ad eventuali domande che saranno poste dai partecipanti al concorso.

Si  precisa che dalla ore 13.00 del 03/05/2016, si apre il tempo limite dei 30 gg entro i quali sarà possibile l'inoltro delle domande e che, pertanto, l'ultimo giorno utile per l'invio delle stesse sarà il3 giugno 2016, ore 13.00.

Confidando in una certa e fattiva collaborazione, si prega di darne massima diffusione.

pubblicato il 22/04/2016

Gentilissimo/Gentilissima Collega,

questo Ordine ritiene di dovere fare una consultazione relativa al gradimento di ricezione del Bollettino Notiziario con le attuali modalità: copia cartacea presso la propria abitazione.

Risulta a questo Ordine che numerosi Colleghi desidererebbero ricevere invece mensilmente l’informativa relativa alla pubblicazione on line sul sito dell’Ordine con il link mensile corrispondente.

Come noto l’approntamento  cartaceo del Bollettino e l’invio postale sono costosi ed interesse di questo Ordine sarebbe quello di dirottare gli eventuali risparmi per collocarli in una attività sempre più crescente quale quella dell’aggiornamento ECM istituito presso l’Ordine. Le rendo noto che nel corso di questo anno gli eventi ECM programmati sono oltre 40.

In attesa di un Suo sollecito riscontro porgo i miei saluti più cordiali.


     IL PRESIDENTE

Dott.Giancarlo Pizza

 

 

Si prega inviare la propria risposta via mail a segreteria@odmbologna.it

Oppure via Fax al n.051/303864

 

pubblicato il 21/04/2016
pubblicato il 19/04/2016

Truffa all'Enpam, a processo a Roma il deputato Pd Di Stefano

La vicenda riguarda prima l'affitto e poi la vendita all'ente dei medici di due immobili nel periodo in cui il parlamentare era assessore della Regione Lazio nella giunta Marrazzo. Rinviati a giudizio anche gli imprenditori Daniele e Antonio Pulcini e altre cinque persone

 

 

 

Marco Di Stefano (ansa)Abuso d'ufficio, truffa, falsità ideologica. Con queste accuse è stato rinviato a giudizio il deputato Pd Marco Di Stefano, in relazione al periodo in cui era assessore della Regione Lazio nella giunta Marrazzo. Oltre al parlamentare sono state rinviate a giudizio altre sette persone, fra le quali gli imprenditori Antonio e Daniele Pulcini e Antonio Caccamo, già direttore del patrimonio immobiliare dell'Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza medici). Lo ha deciso il gup Maurizio Caivano.
L'inchiesta, diretta dal procuratore aggiunto Nello Rossi, riguarda i favori che gli imprenditori Pulcini avrebbero ottenuto, ovviamente a titolo di corruzione, da un gruppo di pubblici ufficiali. Favori, ottenuti tra il 2008 ed il 2010, che hanno consentito agli imprenditori di affittare inizialmente alla società Lazio Service della Regione Lazio, a prezzi elevati e comunque fuori mercato, due immobili di via del Serafico. Gli stessi immobili furono poi venduti all'Enpam a prezzi doppi rispetto al loro reale valore ricavando un ingiustificato plusvalore pari a 38,2 milioni di euro.
Gli altri rinviati a giudizio sono Giuseppe Tota e Paolo Casini, presidente e commissario della commissione delle operazioni di gara per la ricerca di immobili destinati a Lazio Service, Claudia Ariano e Tonino D'Annibale che erano responsabili dei servizi generali e logistica di Lazio Service.
I reati contestati, a seconda della posizione processuale, vanno dalla corruzione (che, come detto, non riguarda Marco Di Stefano) alla truffa aggravata alla falsità materiale del pubblico ufficiale. Il processo comincerà il 13 ottobre prossimo davanti ai giudici dell'ottava sezione del tribunale di Roma. A Di Stefano sono contestati i reati di abuso d'ufficio, truffa, falsità ideologica.
"Il rinvio a giudizio mi offrirà finalmente l'opportunità di avere una sede nella quale difendermi e dimostrare la mia estraneità ai fatti, confidando nel lavoro della magistratura", ha dichiarato Di Stefano.

pubblicato il 19/04/2016

Corruzione. M5s: “Opacità operazioni finanziarie Enpam abbia fine”

Il rinvio a giudizio del deputato Di Stefano (Pd), secondo i Cinque Stelle, ripropone i dubbi sulla gestione dei fondi dell'Ente previdenziale. "Già tre anni fa avevamo presentato un'interrogazione alla quale non c'è mai stata risposta, a maggior ragione, oggi chiederemo al governo risposte chiare sulla governarce della Fondazione". 

17 APR - "Il recente rinvio a giudizio del deputato del Pd Marco Di Stefano da parte della Procura di Roma, nell'ambito di un'inchiesta sulla compravendita di immobili, è un nuovo tassello di una situazione, relativa alla gestione finanziaria dei fondi dell'Enpam, rispetto alla quale da tempo chiediamo più chiarezza. In alcuni casi appare discutibile l'utilizzo di quelle risorse economiche, per finalità che non appaiono coerenti rispetto alla missione previdenziale dell'Ente". Lo affermano i deputati del M5S in commissione Affari Sociali, i quali ricordano come "già tre anni fa avevamo presentato un'interrogazione rivolta ai ministeri del Lavoro e dell'Economia, a prima firma Giulia Grillo, nella quale si chiedeva conto rispetto a possibili opacità nella gestione finanziaria da parte dell'Ente previdenziale. Tra i casi presi allora in esame già c'era anche quello che coinvolge il deputato Di Stefano, i costruttori Pulcini e Luigi Antonio Caccamo, direttore del dipartimento patrimonio immobiliare dell'Enpam".
 
"A quell'interrogazione non c'è mai stata risposta e, a maggior ragione, oggi chiederemo al governo risposte chiare sulla governarce della Fondazione Enpam, che sembra dedicarsi a operazioni finanziarie non attinenti con le sue funzioni e che in alcuni casi sembrano, come ipotizza anche la Procura di Roma, profilarsi aspetti speculativi. Un fatto questo confermato anche anche dalle diverse indagini delle procure che in questi anni stanno mettendo l'Ente sotto una lente. Aggiungiamo - concludono i 5 stelle - che nell'Enpam persistono situazioni di mancanza di trasparenza circa le eventuali attività finanziarie svolte dai componenti del Cda al di fuori di quella loro funzione che rendono ancor più urgente un giro di vite nel segno della chiarezza".

17 aprile 2016

pubblicato il 19/04/2016

Il giorno venerdì 13 maggio 2016, dalle ore 9.00 alle ore 17.00, presso la Sala Bolognini del Convento San Domenico, P.zza San Domenico 13 in Bologna, si terrà un Convegno su " Violenza sui minori. Aspetti epidemiologici e clinico-giuridici"

L'evento non è accreditato ECM.

Per l' iscrizione inviare e-mail a : segreteria@odmbologna.it

pubblicato il 15/04/2016

Si comunica che sul BUR - parte terza - n. 106 del 13 aprile 2016 sono  pubblicati gli avvisi relativi agli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria, pediatri di libera scelta e gli incarichi vacanti di continuità assistenziale - 1° semestre 2016. 

Le domande per le zone carenti di Pediatri di Libera Scelta vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Bologna Dipartimento Cure Primarie - Settore Convenzioni Nazionali – Via S. Isaia, 94/A – 40123 Bologna.  

Le domande per le zone carenti di Assistenza primaria e gli incarichi vacanti di Continuità Assistenziale vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Imola - Dipartimento di Cure Primarie - Viale Amendola n. 2 - 40026 Imola. 

Tali Aziende gestiranno le procedure di assegnazione degli incarichi anche per conto delle altre Aziende USL.

Si evidenzia che l’avviso di pubblicazione di cui agli “Allegato 1” contiene già la data di convocazione per l’assegnazione degli ambiti carenti.

Per gli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria e per gli incarichi vacanti di continuità assistenziale i medici sono già convocati per la giornata del 21 luglio 2016.

Per gli ambiti territoriali carenti di pediatria di libera scelta i PLS sono già convocati per la giornata del 26 luglio 2016.

Nel modulo di domanda viene altresì chiesto ai medici ed ai pediatri di dichiarare di essere a conoscenza che la procedura di assegnazione avverrà nella giornata indicata.

La presente comunicazione della data ed orari di convocazione sostituisce a tutti gli effetti la convocazione tramite raccomandata A/R.

 

Il termine per la presentazione delle domande è il 13 maggio 2016

pubblicato il 12/04/2016
pubblicato il 31/03/2016
pubblicato il 22/03/2016

Quotidiano Sanità 22 marzo 2016

Decreto appropriatezza. Ordine dei medici di Milano presenta ricorso al Tar del Lazio: “Lede la Costituzione e il nostro Codice deontologico”

Mentre ancora non è chiaro il destino del tavolo di lavoro Governo, Regioni e Fnomceo per la riscrittura del decreto appropriatezza l’Ordine di Milano prende la via della magistratura e presenta un ricorso ai giudici del Tar per chiedere l’annullamento del provvedimento. IL RICORSO.

 

22 MAR - Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, ha presentato un ricorso al TAR del Lazio contro il Decreto Minesteriale (DM) del 9 dicembre 2015 sull’appropriatezza delle prescrizioni mediche.
 
A sostegno del ricorso, redatto e presentato dall’Avv. Gennaro Messuti, l’Omceo di Milano porta le seguenti “accuse”: violazione e falsa applicazione della Costituzione, del codice deontologico medico, della legge di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, della legge 7 agosto 1990. A cui si aggiungono il difetto d'istruttoria e l’eccesso di potere, l’ingiustizia manifesta, l’irragionevolezza e l’illogicità manifeste, il perseguimento di fini diversi da quelli previsti dalla legge.
 
“Il Ministero - spiega Rossi – a nostro convinto parere, ha esercitato il potere per finalità differenti dall’appropriatezza intesa quale appendice del diritto alla salute, confondendo il concetto di appropriatezza dell’attività prescrittiva con quello dell’economicità delle prescrizioni nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Io, come Presidente di Ordine, non posso che essere fortemente favorevole all’appropriatezza prescrittiva e al buon uso delle risorse disponibili. Ma quelli del Decreto sembrano solo tagli indiscriminati”.

 
“L'aspetto negativo più evidente – scrive Messuti nel ricorso  - consiste nella estrema genericità del decreto che non consente una valutazione a priori certa e precisa di quelle che sono le ‘condizioni di erogabilità’ ovvero le ‘indicazioni di appropriatezza prescrittiva’, definite con valutazioni non professionali e che espongono il medico, qualora a posteriori venga ritenuto un ‘comportamento prescrittivo non conforme alle condizioni e alle indicazioni di cui al decreto ministeriale’ a subire provvedimenti sanzionatori quali la riduzione del trattamento economico accessorio ovvero delle quote variabili”.
 
Nel ricorso infine si ricorda che: “Secondo la Corte dei Conti, per ‘appropriatezza’ si deve intendere che ‘ad ogni patologia deve corrispondere esclusivamente una prescrizione che risulti tale da indurre un miglioramento nelle condizioni di salute del paziente’. Tale indicazione contraddice il Decreto Ministeriale, in quanto l’esclusione degli esami è stata fatta non in relazione alla salute del paziente, ma alla tutela delle casse della sanità”.

22 marzo 2016
© Riproduzione riservata

pubblicato il 22/03/2016
pubblicato il 21/03/2016

EDIZIONE IL TIRRENO: MASSA - CARRARA

Sanità, l'attacco della Uil: "Fanno fare i medici agli infermieri"

 L’azienda sanitaria organizza un corso e il tema è l’anestesia. Ma che quel percorso formativo non è rivolto ai medici, ma agli infermieri.

10 marzo 2016

MASSA. L’azienda sanitaria organizza un corso e il tema - tecnicissimo - è l’anestesia. Solo che quel percorso formativo non è rivolto ai medici, ma agli infermieri. Secca la contestazione da parte delle Uil che chiede all’Asl di fare il passo indietro e di annullare il corso: «Non si possono organizzare iniziative di questa rilevanza - esordisce Claudio Salvadori, segretario Uil funzione pubblica - senza aver incontrato le organizzazioni sindacali».

Il sindacato contesta in particolare due righe dell’informativa con cui Asl annuncia il corso. In quelle due righe - spiega la Uil - «l’acquisizione di competenze anestesiologiche viene definita indispensabile per continuare a lavorare nei settori interessati. Queste frasi sono già oggetto di valutazione da parte dei nostri legali, è inconcepibile, infatti, che per prestare servizio in alcuni settori il personale infermieristico debba essere in possesso di competenze mediche specialistiche».

La Uil promette battaglia, anche sul piano legale: «Non si capisce - rincara Salvadori - a che cosa serva questo corso. Il fatto che Asl sostenga che la partecipazione al corso sia un requisito essenziale per gli infermieri per continuare a lavorare nel blocco operatorio, al pronto soccorso, nelle sale di interventistica cardiologica, radiologica e dell’endoscopia rappresenta un rischio altissimo per la tutela dei dipendenti. L’infermiere deve forse fare il medico secondo la direzione sanitaria? Sappiamo bene che la finalità è di eliminare i cosiddetti tecnici di anestesia, ma il metodo con cui Asl agisce è da condannare soprattutto perché minaccia provvedimenti disciplinare a carico di chi non parteciperà al corso. Se l’azienda ritiene siano indispensabili infermieri con specifiche competenze allora faccia un bando per

i colleghi possessori di master in area critica e apra a loro la fascia DS. Le competenze infermieristiche sono già stabilite dal contratto di lavoro e dal profilo del dipendente, professionale e universitario. Le competenze - conclude Salvadori - non vengono definite dai percorsi aziendali».

 

10 marzo 2016

pubblicato il 16/03/2016

Opportunità di lavoro in Francia e negli Emirati Arabi Uniti 

Cerchiamo per i nostri clienti, gli ospedali pubblici e cliniche private in Francia (Ile de France regioni, Rodano Alpi, Alsazia, Toulouse, Normandia, Bretagna) e negli Emirati Arabi Uniti (Dubai e Abu Dhabi) i medici con le seguenti specialità : 

Francia: chirurgo otorinolaringoiatria, anestesista, radiologo, cardiologo (non invasivo), specialista del ritmo cardiologo, oculista (oculista chirurgo e medico), nefrologo, neurologo, pneumologo, gastroenterologo, i medici di famiglia (GP), chirurgo viscerale, geriatra, medico di medicina fisica e la riabilitazione, medico di pronto soccorso, chirurgo ORL. I contratti sono a tempo determinado (per gli ospedali pubblici, ma con la possibilità di diventare permanente) o indeterminato (per le cliniche private). Lo stipendio varia da 4000 € netti / mese + le guardie( 1200€ netti/mese) negli ospedali pubblici e più di 6000 € netti / mese (negoziabile in fonzione della anzianità) + guardie( 1200€ netti/mese) per cliniche private. Condizioni di ammissibilità: medico specialista (con o senza esperienza), nazionalità e due diplomi in Europa, la padronanza  di francese- livello di conversazione.

Emirati Arabi Uniti: neurologo, chirurgo pediatrico (miglior uomo), chirurgo viscerale (miglior femmina) ginecologo chirurgo (uomo migliore), dermatologo con competenze di medicina estetica, pneumologo, medico anestesista, chirurgo urologo, gastroenterologo, pediatra, chirurgo otorinolaringoiatria. Tutte le altre specialità sono i benvenuti. I contratti sono a tempo determinato (due anni) e lo stipendio è negoziabile in fonzione della esperienza (maggiore di 12.000 € netti / mese (4 guardie inclusi / mese) Ammissibilità:. Specialista con esperienza di minima 5 anni dopo la rezidenta, la nazionalità e due diplomi ( medico chirrurgo e