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Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna

Provider Nazionale n. 3744 

FORMULARE UNA PROGNOSI: 

UN DOVEROSO OBBLIGO DELL’ODONTOIATRA 

Giovedì 20 settembre 2018

ore 17:45-21:30 

Sala Conferenze

Ordine Provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna

Via Zaccherini Alvisi n. 4 – Bologna

 

 PROGRAMMA

 

Ore 17.45        Registrazione dei partecipanti

Ore 18.00        Dott. Maurizio Zilli

Odontoiatra, Professore a contratto presso l’Università degli Studi di Trieste nell’ambito della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica 

Ore 21.00        Questionario ECM e qualità percepita  

L’odontoiatra deve conoscere l’eziopatogenesi, i sintomi e i segni delle malattie che possono compromettere l’apparato stomatognatico; deve essere inoltre in grado, attraverso l’esame clinico, l’esame radiografico, l’esame dei modelli studio ed eventuali esami strumentali e/o di laboratorio, di formulare una precisa diagnosi. Il dentista deve essere anche in grado di analizzare i fattori di rischio legati al paziente e quelli legati ad ogni singolo trattamento necessario per la cura del paziente.

Dopo aver formulato la diagnosi ed analizzato i fattori di rischio, l’odontoiatra deve essere in grado di stratificare una prognosi e valutare quale dovrà essere la terapia per migliorarla.

Fattori determinanti in grado di influenzare la prognosi sono: formulare una corretta diagnosi, stilare un adeguato piano di trattamento, seguire una razionale sequenza operativa ed una scrupolosa e puntuale esecuzione delle fasi operative ed una volta completato il trattamento inserire il paziente in un protocollo di mantenimento.

________________________

Destinatari dell’attività formativa: Odontoiatri, Medici Chirurghi (Medico Generico e tutte le discipline)


Crediti ECM attribuiti: n. 3

Posti disponibili: 50

Obiettivo formativo: contenuti tecnico-professionali (conoscenze e competenze) specifici di ciascuna professione, di ciascuna specializzazione e di ciascuna attività ultraspecialistica

Responsabile Scientifico: Dott. Diego Capri

Iscrizioni aperte dalle ore 18.00 del 06/09/2018 al 18/09/2018

Partecipazione gratuita previa iscrizione telematica sul sito www.odmbologna.it

Segreteria organizzativa: ecm@odmbologna.it

pubblicato il 12/09/2018

Il Presidente della Fondazione ONAOSI ha inviato a tutti gli Ordini proviniciali una circolare per gli iscritti

pubblicato il 12/09/2018

Comunicazione dalla Regione Emilia Romagna

Avviso di annullamento della data del concorso per l'ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale triennio 2018/2021

Egregi Colleghi,

Vi informo che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) ha approntato un questionario rigorsamente anonimo denominato “ Violenza sugli operatori e burnout”, chiedendo la collaborazione degli iscritti.

Vi sarò grato se vorrete prendere in considerazione la possibilità di compilarlo .

I dati afferiscono direttamente alla Fnomceo

Cordiali Saluti

Il Presidente

Dott. Giancarlo Pizza


 

 

 

 

 

- LINK questionario denominato "Violenza sugli operatori sanitari e burnout":

 

http://questionario.fnomceo.it/index.php/958667/lang-it

 


pubblicato il 11/09/2018

Affari Italiani.it. Il primo quotidiano digitale, dal 1996

 

Cronache

Lunedì, 10 settembre 2018 - 19:15:00

Sanità , "Noi, medici schiavi. Ci pagano meno di una badante"

Pronto soccorso sempre intasati. E allarme "caporalato" tra i medici

 

 

Riceviamo e pubblichiamo

 

Di Mirka Cocconcelli, chirurgo ortopedico (Bologna)

 

56 miliardi di tagli cumulati dal Servizio sanitario nazionale tra il 2011 e il 2015, con contrazione o soppressione di prestazioni e servizi, come certificato dalla Corte dei Conti e per il 2016 altri 14,5 miliardi di tagli, più della " povera" Grecia.

L’ultimo rapporto della Corte dei Conti afferma che i tagli in sanità hanno comportato una riduzione dell’equità nell’accesso alle cure e nessuno capisce che l’emergenza delle emergenze è, senza ombra di dubbio, il mancato Finanziamento in Sanità! 

 

Dopo oltre 10 anni di tagli drastici, le risorse disponibili non sono più sufficienti a mantenere in equilibrio il Servizio Sanitario Regionale/Nazionale ed una conseguenza sono i Pronto Soccorso al collasso.

Nei prossimi 5 anni andranno in pensione 40.000 dirigenti medici e 6/7.000 dirigenti sanitari (Psicologi, Farmacisti, Biologi, ecc.)  ed il problema delle attese in Pronto Soccorso lo risolveremo unicamente assicurando alle strutture sanitarie le risorse economiche aggiuntive  per le assunzioni.

Senza un piano straordinario di assunzioni, nell’arco temporale di un quinquennio, oltre il 40% delle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali chiuderanno per mancanza di personale specializzato.

L’intasamento nei PS cittadini è solo una conseguenza di una politica che ha permesso accorpamenti "monstre" di reparti specialistici/aziende sanitarie che sono diventati elefanti ingestibili; dove ci vogliono 10 mesi e solleciti infiniti, per la sostituzione di una sega da gessi,dove se chiedi 5 flaconi di Betadine ,te ne allungano 2 e ti dicono pure di risparmiare nell'uso.

Unità operative complesse ridotte del 25% per il blocco del turn over, primari  che si devono clonare in strutture sparse su 4 o 5 ospedali del territorio e che si arrabattano per organizzare i servizi con il poco personale rimasto, lasciando gli oneri dell’assistenza ad altri medici-schiavi che ogni giorno tirano la carretta tra mille difficoltà,aggressioni, pastoie burocratiche e denunce. Fino a quando noi medici saremo disposti a sopportare questo sfacelo che ci circonda?

Chi siede in parlamento è a conoscenza che esiste un "caporalato” anche in medicina, che si realizza pagando meno di 10 euro lordi l'ora,  un turno di guardia in una qualsiasi branca chirurgica, sfruttando il lavoro del medico all’inverosimile, considerato che 20 minuti di mano d’opera di un elettricista per montarmi un lampadario, mi sono costati 60 euro e 15 minuti di revisione auto di un meccanico mi sono costati 75 euro ed una badante, a notte, costa 150 euro, in nero! Noi medici veniamo pagati meno di una badante. 

Alla faccia dell’assioma: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” ..ma che film stiamo girando? Dov'è finita la nostra dignità e la dignità del nostro lavoro?

E poi ci si meraviglia se non si trova più un medico disposto a lavorare nei Pronto Soccorso di una città avanzatissima come Bologna o Parma? 

Ma troverete sempre meno disposta a sacrificarsi per un piatto di lenticchie!

Mi piacerebbe che qualche Direttore Generale analizzasse i report dei turni di guardia dei tanti colleghi dei vari ospedali nazionali, delle migliaia di ore di straordinario non pagate, né recuperate, dei turni di riposo non rispettati; è esplicativo che, da aprile a settembre 2018, abbiano lasciato 11 ortopedici del Maggiore.

Razionalizzare e accorpare è il “mantra” che ho sentito pronunciare in questi anni (governi di destra, sinistra, centro,di sopra e di sotto ) e che equivale inesorabilmente ad un taglio dei servizi, peggiorando la qualità delle prestazioni sanitarie.

Io assisto ad una incapacità cronica della politica ad affrontare i veri problemi del SSR/SSN che vengono quotidianamente sottostimati: "Tagli PL, blocco turn over, con riduzione personale sanitario e chiusura dei reparti ad essi collegati, con conseguente allungamento delle liste d’attesa, invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie croniche,riduzione risorse economiche, aumento delle richieste sanitarie. 

Sono questi i veri problemi!

Problemi che non si affrontano con l’accorpamento/integrazione delle aziende sanitarie che rappresentano solo una scorciatoia per risolvere i deficit organizzativi. Un collega faceva l’esempio della casa con due bagni,in cui decido di chiuderne uno per risparmiare, è ovvio che le spese di acqua, luce, scaldabagno, sapone e carta igienica non diminuiranno perché, anche con un bagno solo, le spese dipendono dal numero dei residenti della casa. Più numerosi sono gli abitanti della casa, più aumenteranno le attese per usufruire dell’unico servizio igienico rimasto, con disagio aggiuntivo per tutti. 

Chiudere 3 sale operatorie su 5,dove spesso sono state eseguite spese di modernizzazione per migliaia di euro, allungherà le liste di attesa, quindi quanto ho risparmiato? Creare nuovi spazi in altri ospedali e adeguarli alle nuove attività, quanto mi costa? Trasferire le apparecchiature e/o ricomprarne di nuove perché, come sempre succede, le vecchie attrezzature non sono adattabili è davvero un risparmio? 

Perché nessuno in Assessorato mi ha mai mostrato uno straccio di preventivo di spesa e i reali risparmi ipotizzati sul piano di riordino/integrazione dei servizi sanitari? Qualcuno mi fornisca dei dati certi sul risparmio ottenuto con l’accorpamento dei reparti, quando alla “razionalizzazione” non è corrisposto un adeguato sviluppo dell’assistenza territoriale (leggasi case della salute, consultori, PDTA,etc..).

Perché prima di ogni accorpamento/razionalizzazione non si è mai provveduto a tracciare un profilo sanitario della popolazione di quell’ambito territoriale, a disegnarne i fattori epidemiologici, la mappa dei possibili rischi, conoscere l’orografia del territorio, intesa come le infrastrutture territoriali, le strade di accesso, i trasporti, la vicinanza o meno ai centri abitati, se si siano censite le strutture sanitarie dal punto di vista edilizio, se siano stati analizzati i bisogni di salute dei residenti, se siano state valutate le competenze professionali del personale sanitario e tecnico-amministrativo in servizio?

I risparmi possibili in sanità dovrebbero essere condivisi con il personale che si trova a contatto con il paziente, mentre la classe medica non è mai stata coinvolta,MAI, nei processi decisionali, peggio, li subisce!

Ribadisco il concetto che il Sistema Sanitario Nazionale non è una fabbrica metalmeccanica nella quale più si produce e a minor costo, più si guadagna. La Sanità è un servizio fornito ai cittadini e chi richiede una prestazione sanitaria, mediamente, l’ha già pagata con le tasse. La Sanità non deve produrre ricchezza o risparmi sulla pelle dei cittadini, ma deve produrre salute.

Ci si riempie la bocca sui bisogni dei cittadini, ma alla fine dei giochi, la salute dei cittadini diventa l’ultima delle preoccupazioni del politico di turno....che tristezza...ma credo ancora che la mia categoria sia in grado di ribaltare questa situazione perchè volere è potere e non andrò all'estero,perchè non tutto è perduto e, come dicono i Marines : “Does not kill us, makes us stronger” ossia "Ciò che non mi uccide, mi rende più forte”. Forza colleghi!

 

pubblicato il 06/09/2018

Si terrà il prossimo 22 settembre il Convegno in oggetto

pubblicato il 21/08/2018

CONCORSO, PER ESAMI, PER L'AMMISSIONE AL CORSO TRIENNALE DI FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE 2018/2021 DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

COMUNICAZIONE DELLA SEDE DELLA PROVA CONCORSUALE

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata

pubblicato il 11/08/2018

 

Oggetto: Presentazione domande di inserimento nelle graduatorie per la Medicina Generale e per la Pediatria di Libera Scelta valevoli per l’anno 2019 per i medici che hanno conseguito, rispettivamente, il diploma di formazione specifica in medicina generale o il diploma di specializzazione in pediatria o discipline equipollenti,successivamente al 31 gennaio 2018.

 

            La Norma Transitoria n.1 dell'Accordo Collettivo Nazionale per la Medicina Generale 29/03/2018, nonché la Norma Transitoria n.1 dell’Accordo Collettivo Nazionale per la Pediatria di Libera Scelta 28/03/2018 (entrambi ratificati in sede di Conferenza Stato-Regioni il 21/06/2018), prevedono che i medici che abbiano acquisito il diploma di formazione specifica in medicina generale successivamente al 31 gennaio 2018, ed i pediatri che abbiano acquisito il diploma di specializzazione in pediatria o discipline equipollenti (ai sensi della tabella B del D.M. 30 gennaio 1998 e s.m.i.) successivamente al 31 gennaio 2018, possono presentare domanda per l’inserimento nella graduatoria regionale entro il 15 settembre 2018.

            A tal fine la Regione Emilia-Romagna comunica che i medici interessati possono presentare le domande entro il termine indicato compilando i fac-simile che potranno essere scaricati al seguente link: http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

La domanda deve essere corredata dall’autocertificazione del titolo nel frattempo acquisito e dei titoli accademici e di servizio posseduti alla data del 31 dicembre 2017.

La notizia, oltre che sul sito internet della Regione, verrà pubblicata sul BURERT, parte seconda, del prossimo 8 agosto.

pubblicato il 01/08/2018

XVII Corso Nazionale di Formazione in Floriterapia Clinica

Bologna, 27 Gennaio, 24 Febbraio, 24 Marzo, 14 Aprile, 5 Maggio,  9 Giugno 2019.

Obbiettivi:  Si propone di fornire al medico le evidenze scientifiche e le competenze per l’efficace gestione, con i rimedi floreali, dei disturbi emotivi, psicosomatici e somatopsichici, nella pratica clinica della medicina di base e specialistica. Il corso, finalizzato all’immediata applicazione, si svolge attraverso lezioni frontali, case-study, role-pay e supervisioni cliniche.

Relatore: Dr. Ermanno Paolelli, fondatore dell’Associazione Medica Italiana di Floriterapia, consigliere MNC Ordine dei Medici di Bologna.

E.C.M.: 50 crediti assegnati.

Informazioni e iscrizioni on line:  Cell. 333 3857130 - www.floriterapia.org/corso

Segreteria Organizzativa: Centro Corsi Edizioni Martina – Dott.ssa Nadia Martina/Vanessa Cioni - Tel. 051 6241343

 

 

 

                                                                                              Bologna,   29 giugno  2018

Prot.: n. 1787 /GP/pc.

 

 

Oggetto: Obblighi di legge:

    • formazione continua del medico crediti ECM.

    • attivazione posta elettronica certificata (PEC)

 

 

Gentilissima /Gentilissimo Collega,

 

Desidero porre alla Sua attenzione la necessità di adempiere all’obbligo formativo di aggiornamento continuo (ECM) previsto dalla normativa statuale (art.4 D.L. 28/4/1997 n. 281 e art.2 comma 357 L. 24/12/2007 n. 244) e dal Codice Deontologico vigente (art.19) http://www.odmbologna.it/CodiceDeontologico.

 

Tale normativa demanda all’Ordine il controllo del soddisfacimento del dettato di legge.

La invito dunque ad assolvere gli obblighi formativi previsti per il triennio 2017 - 2019 e di dare conferma a questo Ordine dell’avvenuto assolvimento relativo al triennio 2014 - 2016 mediante formale comunicazione.

 

Inoltre, quest’Ordine, dovendo ottemperare alle disposizioni del Decreto 19/03/2013 che ci obbliga a trasmettere al Ministero dello Sviluppo Economico gli indirizzi di posta elettronica certificata (PEC)  degli Iscritti, La invito ad attivare al più presto una PEC e a comunicarla all’Ordine.

Se vuole  può usufruire della convenzione che l’Ordine ha stabilito con Aruba, sul sito www.odmbologna.it.

Tutte le modalità e i costi di attivazione può trovarli nel banner dell’home page del sito dell’Ordine (4 euro più iva  per tre anni).

Rimane l’obbligo per ogni iscritto all’Albo di fornire a quest’Ordine la propria PEC che viene posta a disposizione delle Amministrazioni Pubbliche.

 

La informo infine, che l’Ordine è stato recentemente  sollecitato a contattare tutti coloro che l’hanno attivata con dominio postacertificata@gov.it in quanto non corretta, perché  riservata al privato cittadino esclusivamente per uso personale e non di titolare di impresa, come sono considerati i medici e gli odontoiatri nell’esercizio della loro attività professionale.

 

Cordiali saluti.

                                                                                               Il Presidente

                                                                                         Dott. Giancarlo Pizza

                                                                                                  

pubblicato il 10/07/2018

IL CENTRO HERCOLANI SRL E’ UN POLIAMBULATORIO PRIVATO, ACCREDITATO CON IL S.S.R. E PRESENTE NELLA REALTA’ DELLA CITTA’ DI BOLOGNA DAL 1967.

ATTUALMENTE SIAMO ALLA RICERCA DI UN MEDICO SPECIALISTA IN DERMATOLOGIA, PER FAR FRONTE ALLE SEMPRE MAGGIORI RICHIESTE DELL’UTENZA, IN PARTICOLARE ALLE RICHIESTE DI MAPPATURA DEI NEVI (CON PROPRIA STRUMENTAZIONE).

I MEDICI INTERESSATI POSSONO CONTATTARE IL CENTRO AI SEGUENTI NUMERI 051331260 – 051330494, CHIEDENDO DELL’AMMINISTRAZIONE O INVIARE UNA E-MAIL A amministrazione@centrohercolani.it

pubblicato il 07/07/2018


“IL CENTRO HERCOLANI SRL E’ UN POLIAMBULATORIO PRIVATO, ACCREDITATO CON IL S.S.R. E PRESENTE NELLA REALTA’ DELLA CITTA’ DI BOLOGNA DAL 1967.

ATTUALMENTE SIAMO ALLA RICERCA DI UN MEDICO SPECIALISTA IN DERMATOLOGIA, PER FAR FRONTE ALLE SEMPRE MAGGIORI RICHIESTE DELL’UTENZA, IN PARTICOLARE ALLE RICHIESTE DI MAPPATURA DEI NEVI (CON PROPRIA STRUMENTAZIONE).

I MEDICI INTERESSATI POSSONO CONTATTARE IL CENTRO AI SEGUENTI NUMERI 051331260 – 051330494, CHIEDENDO DELL’AMMINISTRAZIONE O INVIARE UNA E-MAIL A amministrazione@centrohercolani.it

 

pubblicato il 02/07/2018
pubblicato il 22/06/2018

L’unità operativa di Pronto Soccorso del Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro (Bg)

 

 

 

 

RICERCA

 

 

CANDITATI CON SPECIALIZZAZIONE IN MEDICINA D’EMERGENZA – URGENZA oppure in specialità ad essa EQUIPOLLENTI o AFFINI

per INSERIMENTO A TEMPO INDETERMINATO

N.  2 MEDICI

 

Per svolgere attività di guardia presso il DIPARTIMENTO DI EMERGENZA E ACCETTAZIONE in DEA in vista anche della prossima apertura del NUOVO PRONTO SOCCORSO, con possibilità di inserimento immediato nell’organico  

Il Policlinico San Pietro, parte del Gruppo ospedaliero San donato ( 18 ospedali , 17 in Lombardia tra i quali l’IRCCS Ospedale San Raffaele) è dal 1963, anno della nascita, l’ospedale di riferimento per il territorio della zona occidentale della provincia di Bergamo, in particolare per le zone dell’Isola Bergamasca e della Valle Imagna. Recentemente ampliato e riammodernato (i lavori termineranno nel 2018) si estende su una superficie di 26.600 mq. e si presenta come un moderno ed efficiente ospedale, convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dotato di Pronto Soccorso D.E.A., al servizio di una popolazione di oltre 150.000 abitanti. 

Il Pronto Soccorso D.E.A., con sezioni separate specialistiche dedicate alla pediatria e alla ginecologia-ostetricia, è in grado di gestire le emergenze 24 ore su 24, grazie alla presenza fissa oltre che di medici di Pronto Soccorso di 6 medici specialisti (chirurgo, internista, rianimatore, cardiologo, pediatra, ginecologo). Durante l’arco della giornata sono presenti tutti gli altri specialisti ( oltre a quelli sopra citati, l’ortopedico, otorinolaringoiatra, endoscopia digestiva, radiologia e laboratorio h24) 

L’inserimento avverrà previo colloquio valutativo 

Per ulteriori informazioni , per inviare il proprio CV e per pianificare un eventuale incontro preliminare contattare 

Dott. SERBOLI PAOLO  

Tel 035604252 -035604331 

Email: paolo.serboli@grupposandonato.it

pubblicato il 22/06/2018

Gli ISTITUTI OSPEDALIERI BERGAMASCHI, Policlinico San Pietro, primario ospedale privato della provincia bergamasca facente parte del Gruppo Ospedaliero San Donato e integralmente accreditato al Sistema Sanitario Nazionale,

 

 

RICERCANO URGENTEMENTE

 

MEDICI SPECIALISTI IN PEDIATRIA

 

DA INSERIRE ALL’INTERNO DELL’UNITA’ OPERATIVA DI PEDIATRIA/NEONATOLOGIA

 

 

E’ previsto un contratto a tempo indeterminato.

 

Tutti gli interessati possono contattare il numero 035/604258 oppure inviare un CV all’indirizzo mail: info.psp@grupposandonato.it oppure al fax 035/4376115.

 

pubblicato il 22/06/2018

L'Ospedale "Valduce" di Como cerca un medico da assumere presso il proprio reparto di Pronto Soccorso.

 

Chi è interessato può rivolgersi a:

Direzione Sanitaria

Ospedale Valduce Como

031324291

direzione.sanitaria@valduce.it

pubblicato il 22/06/2018

SI INFORMANO GLI ISCRITTI CHE CI SONO ANCORA POSTI DISPONIBILI PER LA SERATA DI AGGIORNAMENTO:

LA DIAGNOSI COME INIZIO DI UN PERCORSO DI CURA

DEL CAVO ORALE
 

Giovedì 28 giugno 2018 - dalle ore 17.45 alle ore 21.00 

Sala Conferenze

Ordine Provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna

Via Giovanna Zaccherini Alvisi n. 4 – Bologna



 

pubblicato il 22/06/2018

Gentili Colleghi,

Mi auguro di fare cosa gradita nell’allegare l’interessante articolo del Prof. Giuseppe Barbanti Brodano “I difetti dei vaccini sono accettabili?”, già ospitato nel Bollettino Notiziario del  corrente mese di giugno, ma arricchito di alcune considerazioni aggiuntive e della bibliografia. Se ne consiglia attenta lettura. Cordiali saluti

Il Presidente

Dott. Giancarlo Pizza

pubblicato il 15/06/2018

MINISTERO DELLA SALUTE


DECRETO 16 aprile 2018

Revisione della lista dei farmaci, delle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e delle pratiche mediche, il cui impiego e'considerato doping, ai sensi della legge 14 dicembre 2000, n. 376.
(18A03702)
(GU n.128 del 5-6-2018 - Suppl. Ordinario n. 26)

IL MINISTRO DELLA SALUTE


di concerto con


IL MINISTRO PER LO SPORT


Vista la legge 29 novembre 1995, n. 522, recante «Ratifica ed esecuzione della convenzione contro il doping, con appendice, fatta a Strasburgo il 16 novembre 1989»;
Vista la legge 14 dicembre 2000, n. 376, recante «Disciplina della tutela sanitaria delle attivita' sportive e della lotta contro il doping»;
Vista la legge 26 novembre 2007, n. 230, recante «Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale contro il doping nello sport, con allegati, adottata a Parigi nella XXXIII Conferenza generale UNESCO il 19 ottobre 2005»;
Visto il decreto del Ministro della salute 31 ottobre 2001, n. 440, recante «Regolamento concernente l'organizzazione ed il funzionamento della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per
la tutela della salute nelle attivita' sportive»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44, recante «Regolamento recante il riordino degli organi collegiali ed altri organismi operanti presso il Ministero della salute, ai sensi dell'art. 2, comma 4, della legge 4 novembre 2010, n. 183», che ha trasferito le competenze della suddetta Commissione alla Sezione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attivita' sportive del Comitato tecnico sanitario, nominato con decreto del Ministro della salute 20 maggio 2015 e successive modificazioni;
Visto il proprio decreto 26 luglio 2017, recante «Revisione della lista dei farmaci, delle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e delle pratiche mediche, il cui impiego e' considerato doping, ai sensi della legge 14 dicembre 2000, n. 376» pubblicato nel supplemento ordinario n. 46 alla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre 2017, n. 206 - Serie generale;
Visto l'emendamento all'allegato 1 della Convenzione internazionale contro il doping nello sport contenente la nuova lista di riferimento delle sostanze e dei metodi vietati per doping, che recepisce lalista elaborata dall'Agenzia mondiale antidoping (WADA-AMA), pubblicata sul sito internet dell'Agenzia stessa il 29 settembre 2017 ed in vigore dal 1° gennaio 2018;
Acquisita la proposta della Sezione per la vigilanza ed il
controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attivita'
sportive del Comitato tecnico sanitario formulata l'8 marzo 2018, in
seduta straordinaria;
Considerata la necessita' di armonizzare la lista dei farmaci, delle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e delle pratiche mediche, il cui impiego e' considerato doping alla lista internazionale di riferimento, ai sensi dell'art. 2, comma 3, della legge 14 dicembre 2000, n. 376;

Decreta:

Art. 1

1. E' approvata la lista delle sostanze e pratiche mediche, di cui all'allegato III parte integrante del presente decreto, il cui impiego e' considerato doping a norma dell'art. 1 della legge 14 dicembre 2000, n. 376 - ripartite anche nel rispetto delle disposizioni della «Convenzione contro il doping, ratificata dalla legge 29 novembre 1995, n. 522 - in adesione all'emendamento all'allegato 1 della "Convenzione internazionale contro il doping nello sport"», adottata a Parigi nella XXXIII Conferenza generale UNESCO il 19 ottobre 2005, ratificata ai sensi della legge 26 novembre 2007, n. 230, contenente la nuova lista di riferimento delle sostanze e dei metodi vietati per doping, che recepisce la lista elaborata dall'Agenzia mondiale antidoping (WADA-AMA) in vigore dal 1° gennaio 2018 e riportata nell'allegato I parte integrante del
presente decreto.
2. La lista di cui all'allegato III e' costituita dalle seguenti sezioni:
a) sezione 1: classi vietate;
b) sezione 2: principi attivi appartenenti alle classi vietate;
c) sezione 3: medicinali contenenti principi attivi vietati;
d) sezione 4: elenco in ordine alfabetico dei principi attivi e dei relativi medicinali;
e) sezione 5: pratiche e metodi vietati.
3. Sono approvati i criteri di predisposizione e di aggiornamento della lista, di cui all'allegato II, parte integrante del presente decreto.
Art. 2

1. Il presente decreto sostituisce il decreto 26 luglio 2017, citato in premessa, ed entra in vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto sara' trasmesso agli organi di controllo per la registrazione.

Roma, 16 aprile 2018

Il Ministro della salute: Lorenzin

Il Ministro per lo sport: Lotti

Registrato alla Corte dei conti l'11 maggio 2018 Ufficio controllo atti MIUR, MIBAC, Min. salute e Min. lavoro e politiche sociali, reg.ne prev. n. 1268

pubblicato il 15/06/2018

ENPAM: non bastava il Fondo HB…

 https://assets.change.org/photos/4/sg/eo/GgSgEOkccPSvTtl-128x128-noPad.jpg?1521568972

Franco Picchi

Pietrasanta, Italia

14 GIU 2018 — ENPAM: non bastava il Fondo HB…(https://click.mail.change.org)
Egregi Colleghi,
come già sapete, abbiamo acquistato nel 2013 da Parsitalia quote del Fondo Hb per 50 milioni che al momento valgono solo 1,7 milioni…
Il Fondo Hb prevedeva di edificare in diverse zone di Roma attraverso società del gruppo Parsitalia (il gruppo è poi fallito).
Parsitalia era di proprietà dei Parnasi.
Luca Parnasi è stato arrestato ieri a Roma insieme a 5 collaboratori, tra le accuse la corruzione.
Tra ieri e oggi troviamo spiegato su tutti i giornali come sembra venissero manovrati politici e funzionari per ottenere, alla fine, l’approvazione di delibere edificatorie.
Nel 2015 una società riconducibile ai Parnasi (Ecovillage tre srl), proprietaria di terreni edificabili nel comune di Marino (Roma), trasferisce la proprietà di tali terreni ( mediante sia apporto con retrocessione di quote che vendita) al Fondo Idea Fimit Sviluppo.
Su questi terreni ( comprensorio del Divino Amore) insiste un progetto edificatorio da tempo osteggiato dai residenti, con ricorsi al TAR, e anche dal nuovo Consiglio Comunale.
Già nel 2014 era stata presentata una mozione di annullamento in autotutela della delibera che riguardava il progetto.
A febbraio 2018 il comune di Marino delibera una sospensiva del protocollo d’ intesa firmato nel 2011 tra Regione Lazio e comune di Marino, riguardante il progetto.
Sembra che ora la Regione Lazio abbia fermato anche la procedura VIA…
Il Fondo Ippocrate, le cui quote sono di proprietà esclusiva di Enpam ( che lo vigila attraverso un Comitato Consultivo) ha sottoscritto già a febbraio 2015 l’acquisto di 1080 quote del Fondo , per un totale di 27 milioni (25.000 € a quota).
Già a fine 2015 una società del gruppo Parsitalia contabilizzava le quote del Fondo Idea Fimit Sviluppo in suo possesso a circa 23.000 €, riuscendo poi a venderle nel 2016 a 22.222 € .
Nel frattempo il Fondo Ippocrate continua a comprarle a 25.000 € l’ una…
A fine 2017 i Fondo Ippocrate ne aveva comprate, a seguito dei successivi richiami, in totale 966.
Franco Picchi
Pietrasanta LU

 

pubblicato il 13/06/2018
pubblicato il 13/06/2018

Sanipiù, Divisione Sanità del Gruppo Lavoropiù SPA, ricerca per le strutture site nella Regione lazio di un importante gruppo operante nel settore socio assistenziale, n. 3 MEDICI PSICHIATRI

Requisiti

  • Laurea in Medicina e Chirurgia

  • Abilitazione Professionale

  • Iscrizione Albo

  • Esperienza maturata in strutture socio sanitarie

  • Diploma di specializzazione

Dettagli

  • Sede di lavoro: Roma est, Frosinone

  • Tipo di contratto:

Contratto di lavoro subordinato/Incarico libero professionale

  • L'impegno richiesto è di 38 ore alla settimana

Per candidarsi inviare il CV a: selezione.medici@lavoropiu.it con Rif. PR.AP.131

Aut. Min. del 26/11/2004 _ Prot. 1104/SG.

Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91 - Per visionare l'informativa sulla privacy si prega di consultare il sito www.lavoropiu.it

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pubblicato il 13/06/2018

Sanipiù, Divisione Sanità del Gruppo Lavoropiù SPA, ricerca per importante realtà sanitaria e riabilitativa un MEDICO SPECIALISTA IN NEUROPSICHIATRIA INFANTILE. 

Requisiti

  • Laurea in Medicina e Chirurgia

  • Specializzazione in Neuropsichiatria Infantile

  • Abilitazione Professionale

  • Iscrizione Albo

  • Dimostrata esperienza clinica nel campo della valutazione diagnostica e presa in carico dei disturbi dello sviluppo congeniti e acquisiti dell’età evolutiva.

 

Sono ritenuti validi indicatori:

  • le esperienze lavorative e i corsi residenziali nazionali e/o internazionali;

  • l’esperienza nel campo della riabilitazione dell’età evolutiva 
     

Dettagli

  • Sede di lavoro: Provincia di Arezzo

  • Tipo di contratto:

- Assunzione Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale medico dipendente da casa di cura, IRCCS, Presidi e Centri di Riabilitazione ARIS/AIOP - CIMOP (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata)

- Contratto di incarico libero professionale

  • L'impegno richiesto (Full time o Part time) è da valutare, secondo la disponibilità del candidato.

Per candidarsi inviare il CV a: selezione.medici@lavoropiu.it con Rif. Npi.Ar.134

Aut. Min. del 26/11/2004 _ Prot. 1104/SG.

Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91 - Per visionare l'informativa sulla privacy si prega di consultare il sito www.lavoropiu.it

pubblicato il 07/06/2018

Egregi Colleghi,

il documento “Alcune considerazioni e risposte sulle vaccinazioni” (allegato PDF) approntato dalla  “Commissione Vaccini” degli Ordini dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Bologna e Verona e fatto proprio dai rispettivi Consigli Direttivi.  Il documento si è reso necessario per affrontare le incertezze apparse sugli organi di stampa recentemente al fine di proporre a medici e cittadini una serena valutazione sull’importanza della pratica vaccinale enucleando tutti gli aspetti positivi per la salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono stati presi in rassegna e valutati accuratamente anche gli aspetti relativi agli effetti collaterali avversi. Si invitano i Colleghi  ad una attenta lettura.

L’Ordine rimane disponibile ad un sereno confronto con tutti coloro che vorranno esprimere le proprie opinioni sull’argomento. In coda al documento è riportata la delibera di questo Ordine n.93 del 9 giugno 2017 e l’elenco dei Medici Componenti la Commissione. Vogliate gradire i saluti più cordiali da parte dei Componenti la Commissione, i Consiglieri dei due Ordini e miei personali,

 

Giancarlo Pizza

 

pubblicato il 06/06/2018

Commissione Vaccini OMCEO Bologna e Verona
Alcune considerazioni e risposte sulle vaccinazioni

pubblicato il 01/06/2018

Ricerca urgente di medici generici per la collaborazione in strutture private e private accreditate in Italia , nonché per lavori all’estero da Luglio.

Contattare al Nr. 051/761065 interno 3 oppure turnistica@cmpglobal.it

pubblicato il 01/06/2018
pubblicato il 01/06/2018

La società Gruppo ASSET gestisce e fornisce servizi medici e infermieristici, prevalentemente nel comparto dell'emergenza-urgenza, ed è oggi operante in Veneto, Lombardia e FVG.

Per ampliamento organico sono alla ricerca di medici con specialità mediche o chirurgiche, e/o certificato di idoneità all'emergenza territoriale (MET), e/o comprovata esperienza di Pronto Soccorso e 118 e/o in possesso dei principali attestati (vedasi BLSD, ALS/ACLS, PTC o equipollenti, GAVA, Lettura ECG).

Per un contatto diretto ed ulteriori informazioni, chiamare Alessia - 3460272717.

Per l'invio diretto del CV utilizzare la mail candidatureasset@gmail.com; in tal caso, i colleghi idonei saranno poi contattati per un colloquio conoscitivo.

pubblicato il 01/06/2018

Ricerca di medici che possano lavorare per una o più settimane nei nostri Soggiorni di vacanza. Le sedi dei Soggiorni sono in diverse regioni italiane e in Inghilterra.

 

I turni ancora scoperti sono quelli di giugno e luglio.

Possiamo offrire 1000€ netti per un turno di 15 giorni.

 

Se ci fosse uno o più  vostri iscritti interessati all’offerta, vi prego di inoltrare questa richiesta.

 

Mail: personale@holidaysystem.it

Tel diretto (Luca): 3929515119

pubblicato il 14/05/2018
pubblicato il 23/04/2018

La Cooperativa "LA COMETA" cerca Medici Pediatri per l'inserimento nel servizio di Guardia Medica presso i reparti di Pediatrici o Pronto Soccorso nelle zone di Cremona-Desenzano-Manerbio.

Gli orari sono 08:00 - 20:00 oppure 20:00 - 08:00.

Per ricevere informazioni e inviare il proprio curriculum vitae, l’indirizzo e-mail è:

direzione@lacometaonlus.it

 

pubblicato il 21/04/2018
pubblicato il 19/04/2018

Ricercano Medici Specialisti in:

  • Cardiologia
  • Pneumologia
  • Pediatria
  • Rdiologia con particolare formazione per RM

interessati ad attività di libera professione presso importante centro medico multidisciplinare sull'Appenino tosco Romagnolo (Mugello) 1 ora da Bologna.

Per informazioni contattare F.Penni o R.Mordini allo 0558450260 oppure inviando una mail: riccardo.mordini@bioscienze.net

pubblicato il 17/04/2018

Il presente avviso è consultabile anche on line sul portale del Servizio Sanitario Regionale “ER-Salute” alla pagina:

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/avvisi-e-moduli

pubblicato il 17/04/2018

Medici. Cosa fare prima di arrivare agli Stati Generali della professione

 

16 APR - Gentile Direttore,
“Sei fuori dalla realtà” è stato il commento Facebook lanciato, il 24 marzo scorso, su Quotidiano Sanità, da parte dott. Pier Luigi Sozzi, “Responsabile ostetrico ginecologo presso Ospedale di Ostuni”, seguito da quattro faccine tristi con occhi chiusi (emoticon), alla relazione presentata in Consiglio Nazionale (CN) da Filippo Anelli, qualche giorno prima, nella sua qualità di Presidente del Comitato Centrale (CC). Direi un commento molto sintetico, destruente e tombale, che comunque non condivido. Proverò a dire perché.

Condivido, per contro, la Relazione di Filippo Anelli, come d’altronde avevo sottolineato nel mio intervento in CN allorquando la relazione è stata presentata. Ne condivido i contenuti, che riprendono quanto suggerito dalla “Mozione di Impegno per il Comitato Centrale” votata dal CN l’11 gennaio scorso, a ridosso delle elezioni per il rinnovo dello stesso CC avvenuto due settimane più tardi. E ne apprezzo la coerenza poiché quella mozione, sebbene approntata da me, è stata condivisa e presentata da dieci presidenti di Ordine, tra cui Filippo Anelli, nella sua veste di presidente dell’Ordine di Bari. Dunque coerenza da parte di Anelli mostrata sin dalla prima uscita. Molto bene.


Non da oggi si discute della cosiddetta “questione medica” che trova in Ivan Cavicchi, notevole editorialista di QS oltre che notevole in molte altre cose, il più puntuale esegeta dei problemi della professione medica suggerendo soluzioni che dovranno impegnare medici, politici ed “esigenti” (così definisce Cavicchi i cittadini che si rivolgono al medico) a contestualizzare il rapporto medico-paziente alla luce degli incredibili (fino a pochi anni fa) progressi (in positivo) della ricerca in campo medico, sia clinico che di biologia di base. Progressi accompagnati dalla altrettanto incredibile evoluzione e diffusione del sapere tramite la rete internet per cui l’esigente ormai si presenta dal medico per chiedere conferma di quanto suggerito dal dott. Google: qualche medico, spiritosamente, ha affisso nel suo studio un cartello in cui invita l’esigente a sentire anche cosa consiglia il dott. Yahoo prima di rivolgersi a lui.

L’enorme evoluzione della ricerca in campo radiologico (Tac, Rnm, Ecografia), che svela quanto riposto nell’organismo, almeno in volumi e dinamiche degli organi, ha inoltre ridotto di molto il contatto “fisico” tra medico e paziente. Un tempo il cuore veniva auscultato con un buon fonendoscopio, così i “rumori” dei polmoni, e la palpazione addominale permetteva di ricercare “masse”: insomma il contatto fisico della visita permetteva una buona relazione con il paziente.

Adesso molto è cambiato e, a mio avviso, in senso positivo se si è in grado di gestire umilmente (da parte del medico) la novità del rapporto. Ho sempre creduto che un paziente molto ferrato sui suoi problemi clinici fosse un buon alleato con cui condividere la responsabilità delle decisioni da prendere. Direi l’alleato migliore. Questa politica mi ha portato a non avere mai una rimostranza nei miei 40 anni di professione. Forse sono stato anche fortunato.
 
Un vantaggio lo avevo anche nel non esercitare attività privata, neanche all’interno della struttura pubblica in cui operavo, per cui il paziente sapeva che mi facevo “gli affari suoi e non i miei” come qualcuno di questi mi aveva detto, rafforzando il rapporto di fiducia. Non mi si fraintenda, non sono assolutamente contrario all’attività privata: ritengo che questa sia più complicata e che richieda molta più prudenza ed attenzione, di qui il mio profondo rispetto per chi la esercita e forse, anche la mia poca voglia di esercitarla.

Quindi la prima cosa da rivedere è come rapportarsi con il paziente. Questa problematica deve essere affrontata nel corso degli studi di medicina e quindi cominciamo a suggerire come modificarli, o meglio, come integrarli. E i doveri del medico sanciti nel Codice Deontologico debbono fare parte integrante del corso degli studi. Anche uno stage dello studente degli ultimi anni del corso degli studi in un Ordine potrà essere di utilità per comprenderne funzioni e necessità. Suggeriamo queste modifiche agli studi. Sono certo che i colleghi universitari non avranno nulla in contrario anche se qualche docente dovrà cedere qualche credito.

Dobbiamo uscire dalla morsa dell’impostazione prettamente economicistica che ci viene imposta dagli amministratori nell’esercizio professionale e far comprendere ai decisori politici che altri parametri vanno utilizzati per valutare l’efficacia dell’opera del medico. Più tempo deve essere concesso al medico nella sua relazione con il paziente e questo può accadere incrementando gli organici o riducendo, nel caso dei MMG, il numero di assistiti. Solo recentemente una legge ha riconosciuto che il tempo di dialogo è tempo di cura. Abbiamo parlato nel deserto a lungo ma qualcosa si è mosso.
 
Certo può darsi che i politici abbiano realizzato che la crescita esponenziale del contenzioso medico-legale sia in parte legato alla frettolosità del contatto medico-paziente (motivato dalla pressione assistenziale nelle carenze di organico) e quindi nei costi indotti sulla cosiddetta medicina difensiva, e lo ha fatto ragionare. Poco importa, ciò che conta è che si sia statuita questa necessità: tempo di dialogo è tempo di cura.

Autonomia: l’organizzazione delle attività di cura e assistenziali debbono vedere il medico coinvolto in prima persona nelle progettazioni ed evitare così di vedersi imporre nuove organizzazioni calate dall’alto ed immaginate da funzionari invitati a ragionare (per risparmiare) come operare il task-shifting il cui risultato finale non può che essere quello di porre in difficoltà il paziente ed il cittadino che vengono posti dinanzi a competenze inadeguate ad affrontare le loro problematiche di salute.

Ci sono noti gli enormi problemi di natura economica per il SSN provocati dall’incremento di sopravvivenza della popolazione con il derivato di cronicizzazioni importanti patologie e la necessità di monitoraggio territoriale e nulla osta nel ricercare nuove forme di collaborazione per il loro contenimento utilizzando al meglio anche altre competenze in ambito sanitario. Ma queste vanno sempre articolate con un decisore medico in grado di impostare il quadro generale dei controlli ed allarmi che possono essere affidati a personale infermieristico. Nulla osta anche immaginare altre forme di organizzazione del controllo della cronicità con nuovi soggetti per offrire ai pazienti una maggiore offerta di specialisti decisori: ma ancora una volta non si può non partire dal medico.

Per quanto concerne i profili professionali qualcosa può essere implementato sin d’ora dalla FNOMCEO che ha poteri di stimolo e coordinamento delle attività degli Ordini. Basti ricordare come la vicenda del 118 sul task-shifting, ovvero sulla delega di atti medici a personale non medico, sia stata confermata recentemente anche dalla CCEPS che ha espressamente giudicato anti-deontologica tale pratica, confermando sanzioni a medici che avevano approntato istruzioni operative in tal senso per gli infermieri operanti a distanza.

Perché solo pochi Ordini sinora hanno preso coscienza di tale necessità? Qui un’azione conoscitiva da parte della Federazione potrà essere di utilità nell’affrontare questa problematica. Recentemente gli Ordini del Friuli Venezia Giulia hanno agito in tal senso e costretto la regione a trattare il rientro nel codice deontologico.

Come si vede prima di arrivare agli Stati Generali si può dare qualche il buon esempio cominciando a fare quanto già possibile e presentare il conto agli Ordini. Presto andrà presentato anche il conto a quei politici-medici che hanno promosso e fatto approvare provvedimenti contrari al Codice deontologico in ciò promuovendo un magnifico autogol.

Come vede dott. Fassari, cose da fare ce ne sarebbero per cominciare a tornare alla “realtà” per modificarla a favore del paziente e dell’esercizio professionale del medico. E l’invito del prof. Cavicchi a collaborare con Filippo Anelli in questo sforzo non può essere lasciato cadere. Intanto questo Ordine, abituato ad agire, ha promosso per il prossimo 19 maggio a Bologna un dibattito sulla “Questione Medica al Femminile” invitando tutte le presidenti di Ordine e di CAO. Avanti così.

Dott. Giancarlo Pizza
Presidente OMCeO Provincia di Bologna 


16 aprile 2018
© Riproduzione riservata

pubblicato il 13/04/2018
pubblicato il 06/04/2018

Comunicazione dell'avviso pubblico per l'attribuzione di complessivi n.7 incarichi di medico generico fiduciario per l'assistenza sanitaria medico - legale al personale navigante, marittimo e dell'aviazione civile, per località dell'Emilia Romagna e della Toscana.

pubblicato il 29/03/2018

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 77 del 27 marzo 2018 sono pubblicate le graduatorie degli aspiranti ad incarichi per Specialistici ambulatoriali interni, Veterinari e altre professionalità sanitarie (biologi, chimici, psicologi) - Anno 2018 - delle Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini.

 

Le graduatorie in oggetto sono disponibili nel sito “E-R Salute” al seguente link:

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

pubblicato il 24/03/2018

AVVISO PER TUTTI I MEDICI E GLI ODONTOIATRI NATI NEL 1949 E NEL 1950 E CHE HANNO EFFETTUATO VERSAMENTI SULLA LIBERA PROFESSIONE (QUOTA B).

La recente approvazione ministeriale alle modifiche al regolamento del Fondo Generale ENPAM ha modificato la decorrenza pensionistica della pensione di vecchiaia: non più dal raggiungimento del requisito anagrafico pro tempore ma dal mese successivo alla presentazione della relativa domanda di pensione.

Onde evitare di perdere mensilità pensionistiche si invitano pertanto gli interessati che hanno compiuto  67 anni e sei mesi nel 2017 e 68 anni nel 2018 e che hanno effettuato versamenti quota B a presentare la relativa domanda nel MESE di raggiungimento del requisito anagrafico con il seguente modulo.

 

https://www.enpam.it/wp-content/uploads/fondo-di-previdenza-generale-quota-A-e-Quota-b-domanda-pensione-di-vecchiaia.pdf

 

La stessa disposizione (decorrenza delle pensioni) vale anche per la PENSIONE ANTICIPATA sempre in riferimento alla SOLA QUOTA B (versamenti sulla libera professione).

Si invitano pertanto coloro che hanno compiuto 61 e 6 mesi nel 2017 o i 62 anni nel 2018 a verificare l'effettivo raggiungimento dei requisiti richiesti per la pensione anticipata (35 anni di contributi (compresi gli eventuali riscatti) - 30 anni di laurea ed età anagrafica richiesta) ESCLUSIVAMENTE presso gli uffici dell'ENPAM (06.4829.4829) anche per conoscere gli eventuali vantaggi nel rimandare il momento di presentazione della domanda di pensione anticipata.

pubblicato il 23/03/2018

SEC Recruitment Ltd - Divisione Pharma - Per multinazionale italiana ricerca un Medico per un ruolo di Risk Management Physician. Laureato in Medicina e Chirurgia e disponibile a trasferirsi, il candidato ideale ha maturato esperienza o conseguito un Master in Farmacovigilanza, ha idealmente lavorato su trials clinici e ha motivazione a lavorare nello sviluppo di farmaci innovativi. Un buon inglese parlato e scritto sarà fondamentale. Si offre un contratto a tempo indeterminato con remunerazione interessante e un pacchetto di relocation spettacolare. In caso di interesse e per ricevere una job description completa, inviare un cv aggiornato in inglese all’indirizzo mail: sergio.carito@secpharma.com
Per informazioni: +44(0)2072556600 www.secrecruitment.com

pubblicato il 23/03/2018

Ricerca medici soggiorno estivo - Coop ALICE

PERIODO:  dal 29 giugno al 13 luglio 2018
LOCALITA’: MARCHE

1 TURNO di 14 gg.

Gradita  esperienza in medicina di base, pronto soccorso, pediatria, guardie mediche. Richiesta disponibilità full-time e residenza nel luogo del soggiorno.

Inviare curriculum via email a Coop. Soc. ALICE e-mail estateragazzialice@gmail.com

I NOSTRI RECAPITI: 335.5822433


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Si ricercano medici specializzati o specializzandi per soggiorno estivo marino residenziale per bambini dai 6 ai 12 anni


LOCALITA’: LAZIO

PERIODO: TURNI di 14 gg.

16 - 30 giugno 2018

1 - 15 luglio 2018

16 - 30 luglio 2018

1 - 14 agosto 2018


Gradita esperienza in medicina di base, pronto soccorso, pediatria, guardie mediche. Richiesta disponibilità full-time e residenza nel luogo del soggiorno.

Inviare curriculum via email a Coop. Soc. ALICE e-mail estateragazzialice@gmail.com

I NOSTRI RECAPITI: 335.5822433


pubblicato il 16/03/2018

Offerta di lavoro per psichiatra e medicina di  generale nella Svezia meridionale

Offre:

• Una visita gratuita in Svezia prima di firmare il contratto.
• Il contratto a tempo indeterminato dopo il periodo di prova di sei mesi.
• Il salario molto attraente.
• Il complesso programma di adattamento dopo l’arrivo in Svezia.
• Il corso di lingua gratuito e intensivo via Internet o stazionario.
• Il corso online per gli sposi.
• Aiuto per ricevere l’autorizzazione della tua specialità in Svezia.
• Aiuto nella ricerca del piano, scuola/scuola materna.
• Copriamo le spese relative al trasferimento.

Se siete interessati, non esitare a contattarci:
www.lireco.se
argiro@lireco.se

pubblicato il 15/03/2018
pubblicato il 14/03/2018

Una importante realtà sanitaria del Mugello ha bisogno per attività di sorveglianza sanitaria sul territorio di medici libero profesisonali specializzati in Medicina del Lavoro.

Offrono un rapporto libero professionale con ampi margini di crescita.

Per maggiori informazioni scrivere a: riccardo.mordini@bioscienze.net

  

A tutti gli Iscritti

Loro email

 

Oggetto: Corso FAD per acquisizione n. 80 crediti  ECM per il triennio 2017-2019 e titolo di “Rilevatore altamente specializzato” nell’ambito del progetto “Rilevazione dei consumi alimentari individuali della popolazione italiana” 

Egregi Colleghi,

Allego le informazioni utili all’acquisizione di quanto in oggetto nell’ambito della partecipazione ad un importante progetto di ricerca sui consumi alimentari organizzato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità in uno con il CREA  (Consiglio per la ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria).

Il Corso FAD prevede una  formazione teorica, pratica e ricerca attiva (IV SCAI - EUMENU EFSA Scheda percorso formativo e studio sul campo.pdf).

La prima parte  del Corso della Formazione a Distanza (FAD) sarà attiva dal 16 aprile p.v. fino al 4 luglio. Il numero di possibili partecipanti è di 500 per cui sarà creata una lista di attesa entro il limite di partecipazione e sulla base delle rinunce successive. L'iscrizione al corso è gratuita. 

La domanda di iscrizione al Corso FAD  "Rilevamento dei consumi alimentari nazionali con metodiche armonizzate secondo le linee guida dell’European Food Safety Authority (EFSA) per la fascia di popolazione 10-74 anni” deve essere effettuata da ciascun medico direttamente al sito https://www.eduiss.it/enrol/index.php?id=236 

Coloro che si registreranno troveranno tutte le informazioni sulla struttura del percorso Formativo comunque qui allegate.

Vista l’importanza del progetto e la notevole utilità per la collettività si invitano le SS.LL. ad una fattiva e consistente partecipazione.

Si coglie l’occasione per inviare i saluti più cordiali,

 

Il Presidente

Dott. Giancarlo Pizza

 

Allegati

pubblicato il 08/03/2018

Di seguito il link dove è possibile consultare l'avviso per il conferimento di incarichi libero professionali di medico, anche per sostituzioni, per le strutture ci casa residenza anziani, anche con posti letto dedicati alla grave disabilità adulta e per i centri diurni con posti specializzati per anziani affetti da forme di disturbo cognitivo e/o del comportamento dell'ASP città di Bologna.

http://www.aspbologna.it/bandi-di-concorso-2/opportunita-di-lavoro/concorsi-e-selezioni-pubbliche  

 

pubblicato il 08/03/2018
pubblicato il 07/03/2018
pubblicato il 17/02/2018

 

16 FEB - Gentile Direttore,
credo possa essere di rilievo l’iniziativa intrapresa dal Consiglio Direttivo dall’Ordine dei Medici di Bologna relativamente al problema della “questione medica” spesso richiamata su Quotidiano Sanità. Ebbene il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Bologna ritiene di dover proporre la “Questione Medica al Femminile”.
 
Come noto la recente normativa inerente il riordino delle professioni sanitarie, approvata dal Parlamento e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 31 gennaio 2018  Legge  N. 3/2018  di “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”, ha previsto che “negli organi di rappresentanza” ordinistici e federativi istituzionali la loro costituzione avvenga “favorendo l’equilibrio di genere e il ricambio generazionale”.
 
E’ altrettanto noto che il neo costituito Comitato Centrale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) recentemente eletto per il triennio 2018-2020 non ha alcun membro di sesso femminile al proprio interno ed ha recentemente deliberato una spesa di oltre 140.000 euro per cooptare da 4 a 7 presidenti di Ordine e non, tutti di sesso maschile.

 
Deve essere tenuto inoltre conto che il dibattito in corso a livello nazionale intorno alla cosiddetta “questione medica” coinvolge numerosi aspetti della professione ivi compreso quello della scarsa o nulla rappresentanza del sesso femminile negli organi deliberativi, non ostante il numero di donne medico ormai abbia superato quello dei medici di sesso maschile.
 
E’ stata considerata dunque la necessità di favorirne il dibattito visto che anche il Consiglio Nazionale della FNOMCeO nel gennaio u.s. ha votato una Mozione di impegno per il comitato centrale che prevede specificamente di affrontare la “questione medica”.
 
Date le premesse suesposte il Consiglio Direttivo OMCeO di Bologna il 9 febbraio u.s., a seguito della richiesta avanzata dalla Presidentessa dell’Associazione Donne Medico dell’Emilia-Romagna - anche Consigliera di questo Ordine-, dott.ssa Margherita Arcieri, ha deliberato (delibera con bozza programmatica) di istituire una giornata di studio sulla “Questione Medica al Femminile” ritenendo doveroso invitare tutte le Presidentesse di Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri per la giornata di sabato 19 maggio p.v. Hanno già dato la loro adesione, e parteciperanno ai lavori, il Presidente del Comitato Centrale della FNOMCeO, dott. Filippo Anelli, il prof. Ivan Cavicchi e tutte le presidentesse OMCeO d’Italia.
 
Giancarlo Pizza
Presidente OMCeO di Bologna


16 febbraio 2018

pubblicato il 13/02/2018
pubblicato il 09/02/2018

SI RICERCANO GIOVANI MEDICI PER I CENTRI ESTIVI FEDERALI TENNIS, CONTRATTO DI COLLABORAZIONE PROFESSIONALE, CON VITTO ED ALLOGGIO COMPLETAMENTE A NOSTRO CARICO, AMBULATORIO DA NOI RIFORNITO, PER I SEGUENTI PERIODI E DESTINAZIONI:

BRALLO DI PREGOLA (PAVIA)
Dal 10/6/2018 al 4/08/2018 (8 settimane con possibilità minimo di 2 settimane)

CASTEL DI SANGRO(AQUILA)
dal 10/06/2018 al 4/8/2018.(8 settimane con possibilità minimo di 2 settimane)

SERRAMAZZONI (MODENA)
dal 10/06/2018 al 04/08/2018 (7 settimane con possibilità minimo di 2 settimane)

TRABIA (PALERMO)
dal 24/06/2018 al 14/07/2018 (3 settimane con possibilità minimo di 2 settimane)

BARDONECCHIA (TORINO)
dal 17/06/2018 al 14/07/2018 (4 settimane con possibilità minimo di 2 settimane)

PADERNO DEL GRAPPA (TREVISO)
DAL 24/06/2018 al 21/07/2018 (4 settimane con possibilità minimo di 2 settimane)

Si richiede disponibilità minima di due settimane, oppure periodo completo.
per presentare le candidature compilare il format di cui al seguente link:
form.jotformeu.com/72902203143343

per vedere la nostra organizzazione visita il sito www.fitcentriestivi.it oppure contatta 06/87153570

 

pubblicato il 31/01/2018
pubblicato il 31/01/2018
 

ENPAM: 50 milioni che ora valgono poco più di 4 (forse meno…)

 

 

 

Franco Picchi

 

Pietrasanta, Italia

 

29 gen 2018 — 

Egregi Colleghi,
ENPAM acquista nel 2013 50 milioni € di quote del Fondo HB.
Già a fine 2013 valgono solo circa 39 milioni €…
Nel 2014 le svaluta di oltre il 50% a 24,6 milioni.
Nel 2015 valgono poco più di 11 milioni, ancora oltre il 50% di svalutazione...
2016 , ancora svalutazione oltre il 50%, valgono circa 5,2 milioni.
Al 30 giugno 2017 (dati Beni Stabili SGR) sembra che valgano circa 4,2 milioni.
Eppure sembrava un grande affare…
A fine 2012 viene proposto ad ENPAM l’acquisto di quote del Fondo HB.
ENPAM chiede a Pricewaterhouse Coopers SpA una consulenza e poi delibera l’acquisto.
Il gruppo Parsitalia , detentore delle quote, offre ancora più quote a condizioni ancora migliori.
Il consulente, di nuovo interpellato da ENPAM, sembra che “prospetti” così la “possibilità” di ottenere un rendimento minimo del 10%...
ENPAM ridelibera e compra 127 quote a 393.700,79 l’una, per 50 milioni €.
Beni Stabili valorizza, a fine 2012, tali quote a 508.800 €.
Il fondo HB, gestito da Beni Stabili Gestioni Spa SGR, ha per oggetto la valorizzazione di una serie di iniziative residenziali in Roma, conferite e vendute al fondo proprio dal Gruppo Parsitalia.
Come mai un prezzo così “conveniente” proposto addirittura da chi effettua i progetti immobiliari del Fondo HB stesso?
A fine 2012 Parsitalia aveva debiti per circa 900 milioni €, con un indebitamento finanziario di quasi 400 milioni €.
Uno zombie, in un periodo di crisi profonda del mercato immobiliare…
Parsitalia, nonostante i 50 milioni € ottenuti dall’ENPAM è crollata nel 2017 sotto centinaia di milioni di debiti.
http://www.lavocedellevoci.it/2017/08/13/stadio-di-roma-il-crac-dei-parnasi-e-il-disco-rosso-dei-trasporti/
Il Collegio Sindacale ENPAM nella relazione al bilancio consuntivo 2016 scrive che il fondo “nonostante il piano industriale di ristrutturazione del debito e di rilancio, del quale non si conoscono le ultime iniziative intraprese, continua a perdere valore……..In merito, andrebbero attentamente rivalutate le concrete possibilità di realizzazione del piano, che, per quanto di conoscenza, attualmente alle prese anche con la fase delle autorizzazioni comunali”
Franco Picchi
Pietrsanta LU

 
pubblicato il 29/01/2018

No alla “quote rosa”,  a noi donne basterebbero le “quote per merito”

 

28 GEN - Gentile Direttore,
sono una donna, un chirurgo-ortopedico donna, a cui piace lavorare con colleghi, donne e uomini, indistintamente. Le donne non sono più brave degli uomini, così come gli uomini non sono più bravi delle donne.
 
Considerato che le intelligenze e le competenze sono equamente distribuite tra sessi, ritengo che sia interesse delle istituzioni non privarsi del contributo fattivo della sua ampia componente femminile, visto che due terzi del personale SSN è donna.
 
L’11 dicembre 2015, all'Arcispedale Santa Maria Nuova, a Reggio Emilia, durante il Congresso nazionale delle donne in neurochirurgia è emerso che le stesse neurochirurghe hanno detto no alle 'quote rosa' e sono scese in campo in prima persona per discutere temi che sono spaziati dalle pari opportunità professionali, ai tumori cerebrali, passando per epidemiologia e distribuzione gender correlata(Neurochirurghe in congresso, no a quote rosa ma in Italia vita dura, ADNKronos Salute 7 Dic 2015).
 
Le neurochirurghe hanno definitivamente bocciato le quote rosa aspirando invece a conquistarsi quei ruoli finora appannaggio degli uomini.

 

 
Certo, per noi donne, è più difficile emergere ma anche più stimolante, in quanto il grado di civiltà di un popolo si misura altresì dalla posizione sociale raggiunta dal gentil sesso .
 
Alle donne che lavorano in ambienti prettamente maschili (leggasi giornaliste, magistrate, economiste, metal-meccaniche, politiche, chirurghe, etc.) nessuno ha regalato niente e tutto quello che hanno ottenuto se lo sono guadagnato con sacrifici, tanti sacrifici!
 
A mio avviso le norme che impongono per statuto di inserire “quote rosa ” in organismi pubblici violano il principio di uguaglianza fra i generi e non c’è peggiore ingiustizia dell’uguaglianza fra disuguali, pertanto, provo un’istintiva repulsione ed idiosincrasia per sistemi normativi di aiuto, quali le “quote rosa”, che rappresentano la negazione del sistema meritocratico e democratico e concordo pienamente con l’analisi del Prof. Cavicchi.
 
Allora, mi domando, perché non creare quote anche per gli omosessuali, per i bisex, che potrebbero sentirsi ugualmente discriminati?
Un approccio corretto al problema consiste nel recuperare la diversità come presupposto e come valore intrinseco, in una serena alleanza fra generi.
 
Al posto delle quote rosa o azzurre o arcobaleno si dovrebbero istituire “le quote di risultato”, ossia la sottoscritta viene giudicata per quello che effettivamente vale, in termini professionali/scientifici/relazionali, indipendentemente dal sesso di appartenenza, che è assolutamente ininfluente ai fini di una graduatoria meritocratica.
 
Non mi interessa che il magistrato che mi giudica, il medico che mi cura, il politico che mi amministra, sia maschio o femmina, è fondamentale che sia una persona tecnicamente preparata, professionalmente valida e che faccia con coscienza ed onestà il mestiere per cui è pagata.
 
La scarsa presenza femminile ai vertici di tutte le istituzioni/organizzazioni, private e pubbliche, è un problema effettivo e concretamente presente in tutta la società che, finora, è stata plasmata per rispondere ad esigenze e necessità prettamente maschili. Va cambiata la forma mentis, in quanto è necessario riflettere sulle diversità di genere che sono una ricchezza, un valore aggiunto, una chance per l’intera collettività ; al fine di recuperare quelle risorse umane che potrebbero andare perdute.
 
Io non chiedo privilegi, ma chiedo norme che mi aiutino a conciliare valori complessi come il lavoro e la cura della famiglia, senza essere obbligata a scelte drastiche fra carriera ed affetti, scelte a cui il sesso maschile, solitamente, è meno frequentemente assoggettato.
 
Aggiungo che se sei un medico donna con figli, il percorso è più problematico, infatti aver imboccato la carriera medica ha comportato per molte il divorzio, la scelta di rimanere single e comunque ha creato pesanti conflitti familiari (dati II Conferenza ANAAO Assomed tenutasi a Napoli, dicembre 2016 e riportata da Adn Kronos Salute il 14 dic. 2016).
 
Nella black list dei problemi e delle inefficienze aggiungo scarsissime politiche a tutela della famiglia perché "Fare figli, accudirli ed educarli, non è responsabilità esclusiva del genere femminile, ma di tutta la società, se questa vuole crescere e progredire armoniosamente”.
 
Il calo della fertilità è ben evidente tra le donne medico che, a causa dei carichi di lavoro, hanno meno figli di quanti ne desidererebbero o rinunciano del tutto a formare una famiglia, per evidenti problemi.
 
Quali?
Ad esempio gli orari di apertura degli gli asili pubblici che sono inadeguati ad un lavoro articolato su tre turni (Matt., Pom., Notte) e, fortunatamente, esistono i nonni (per chi li ha!!!) che suppliscono alle carenze di orari dei nidi e materne che, ovviamente, non esplicano un servizio h 24!!!
 
L’avere figli spesso influisce sulla carriera, soprattutto della donna chirurgo, perchè non ha orari, perché compromette l'accesso ai ruoli apicali, perché ha meno opportunità di aggiornarsi e, per le precarie con contratti co-co-co, la possibilità di ottenere il rinnovo contrattuale.
 
Il grosso problema del precariato nell’ambito medico penalizza pesantemente le giovani dottoresse ed il quadro peggiora ulteriormente se si considerano le donne impiegate nelle specialità chirurgiche.
 
Politici che non sanno di cosa parlano (come al solito!!!) ci sbandierano il part-time come una soluzione salvifica, però neanche il part-time è una soluzione percorribile per conciliare i tempi vita-lavoro. Infatti, lo afferma l’indagine dell’ANAO Assomed del dicembre 2016, da cui emerge che l’88,6% dei medici, pur avendone necessità, non ne ha fatto richiesta per paura di ripercussioni sulla carriera. Il part time ti penalizza e non accedi ai ruoli apicali. Al di là della retorica delle quote rosa e degli stereotipi di genere da cui dissento completamente io chiedo, cosa ha fatto la politica per la tutela della donna medico?
Invece di “ciurlare nel manico” servono i fatti!
 
Quali?
Primo punto: A tutt’oggi se una collega rimane incinta non è una gioia come dovrebbe essere, ma una vera iattura per i colleghi del reparto, perché per molti mesi/anni non si avrà alcuna sostituzione.
 
Dato che è fondamentale l’organizzazione del lavoro nei reparti ospedalieri, soprattutto chirurgici, sarebbe opportuno assicurare la tempestività nelle sostituzioni per maternità, cosa che non avviene mai e dico mai! Infatti, grazie al blocco del turn over, non si sostituisce tempestivamente la donna assente per maternità (l’assenza può durare fino a 2 anni!) ed i medici che rimangono in reparto si devono sobbarcare i turni della donna assente, creando notevoli disservizi a tutta l’equipe, soprattutto nell’organizzazione del piano ferie, turni notturni, sostituzioni per malattie, pensionamenti ed un reparto chirurgico, già carente di risorse umane, è costretto a doppi e tripli turni. 
 
Cari politici, un medico in meno in reparto, fa la differenza, eccome se fa la differenza!
 
Secondo punto: introdurre la flessibilità nell’orario di lavoro (non il part-time, la flessibilità!!), oltre ad introdurre tutele per le giovani colleghe, spesso precarie per troppi anni, con stipendi e contratti co-co-co che fanno ridere i polli.
 
Terzo punto: si dovrebbero creare delle materne-nido aziendali organizzati H 24, secondo i 3 turni ospedalieri (M/P/N)
 
Queste sono solo alcune delle proposte concrete e fattibili che andrebbero recepite con urgenza e dovrebbero essere prioritarie nell’agenda politica, vista la femminilizzazione della professione medica.
 
Una buona politica dovrebbe partire da queste considerazioni: basta con il blocco del turn over e basta con una retorica che non porta alcun risultato pratico e basta anche con le quote rosa, perché noi per essere assunte in ospedale, non abbiamo usufruito delle famigerate e deleterie quote rose, ma siamo entrate per merito, superando regolari concorsi!
Alla politica non chiedo di aiutarmi perché sarebbe pretendere troppo, ma chiedo che non mi ostacoli e mi fornisca risposte adeguate a problemi concreti, affinché queste istanze diventino il fulcro delle politiche sociali e lavorative del nostro paese, ma la mia, purtroppo, è solo una:“Vox clamantis in deserto!”
 
Concludo ribadendo che non voglio alcun privilegio di sorta, fornitemi dei mezzi adeguati per combattere ad armi pari ed ad emergere ci penserò io.
 
Parafrasando Archimede: “Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo!!”
 
Dr.ssa Mirka Cocconcelli
Chirurgo ortopedico
Socio onorario Obiettivo Ippocrate

28 gennaio 2018

pubblicato il 26/01/2018
pubblicato il 24/01/2018

ENPAM : procedura acquisto nuova sede all'ANAC....

 

Franco Picchi

Pietrasanta, Italia

23 gen 2018 — Egregi Colleghi,
ritengo inconcepibile che ci sia chi si vanta di aver acquistato la nostra nuova sede, che ora vale circa 88 milioni in meno del prezzo pagato...
Spett. ANAC

Ufficio Vigilanza Servizi Forniture

e, p.c.
Procura Regionale della Corte dei Conti - Roma

SEGNALAZIONE

Oggetto: Nuova sede Fondazione ENPAM
- compravendita di cosa futura-
svalutazione dopo l’acquisto di 88.745.964 €.

Il sottoscritto dott. Franco Picchi,

PREMESSO
Dal bilancio consuntivo Fondazione ENPAM 2014 si apprende una svalutazione di 88.745.964 € del valore della nuova sede, a seguito di una perizia di BNP Real Estate, che lo ha valutato in soli 62 milioni €. (doc.1)
ENPAM ha acquistato definitivamente la nuova sede solo nel 2013, come descritto nel relativo bilancio consuntivo “A seguito dell’atto a rogito Notaio Giovanni Giuliani re. N.61913 racc. 22759 registrato a Roma in data 5/11/2013 n. 28879, la Fondazione è entrata in possesso dell’immobile sito in Roma Piazza Vittorio Emanuele II, n. 78 in forza di atto di compravendita di cosa futura redatto a rogito del Notaio Franco Bartolomucci in data 4/5/2005.”(doc.2)
Risulta che il progetto iniziale di recupero dell’ edificio che è poi divenuto la nuova sede ENPAM era stato presentato da Madi Srl, che aveva successivamente sottoscritto un accordo di programma con Regione Lazio e Comune di Roma.(doc.3)
Successivamente New Esquilino srl è subentrata alla società Madi.
Il prezzo, è stato pagato a stati di avanzamento dei lavori e, per € 45 milioni, mediante cessione di immobili già destinati alla vendita.(doc.4).
ENPAM ha pagato per la costruzione della sede , nel corso degli anni, con n. 33 S.A.L, un totale di 139,6 milioni € più 14,06 milioni € Iva.
In un atto di sindacato ispettivo si legge: “risulta che l'operazione prevedeva un'anticipazione da parte dell' Enpam di 25 milioni di euro a titolo di caparra, che di fatto consentivano materialmente al gruppo Pulcini di effettuare l'edificazione senza ricorrere al finanziamento bancario, mentre il resto veniva pagato dall' Enpam con immobili già costruiti e terreni edificabili, fra i quali un terreno edificabile di 1,8 ettari a via Newton è stato valutato in contratto 12 milioni di euro;” (doc.5).
Nel bilancio consuntivo ENPAM 2005 (doc.6) si legge invece solo la lista degli immobili:
RILEVATO
L’istituito della vendita di cosa futura, disciplinato dall’articolo 1472 cod. civ., costituisce una fattispecie del tutto eccezionale e marginale per l’acquisizione di immobili da parte di Pubbliche Amministrazioni, dovendo le stesse verificare preliminarmente la possibilità di ricorrere alle procedure ordinarie di realizzazione di opere pubbliche previste dal Codice dei contratti pubblici e, solo qualora sia accertata la non praticabilità di tali procedure in ragione di specialissime, motivate e documentate esigenze di celerità, funzionalità ed economicità, è possibile acquisire l’immobile secondo la procedura della compravendita di cosa futura (cfr. AVCP, deliberazione n. 105 del 9 giugno 2004; Consiglio di Stato, Adunanza Generale, n. 2 del 17 febbraio 2000).
In particolare, sono stati fissati rigorosi limiti interni ed esterni al potere dell’Amministrazione di contrattare, stipulando un acquisto di cosa futura, volti ad evitare che il ricorso a tale strumento possa, di fatto, concretizzarsi in una elusione della normativa interna e comunitaria in materia di contratti pubblici.
Il ricorso all’acquisto di cosa futura è, pertanto, consentito solo ove si verifichi la non praticabilità delle ordinarie procedure di affidamento di un contratto pubblico in relazione a specialissime e documentate esigenze di celerità, funzionalità ed economicità.
Più precisamente è stato chiarito che il ricorso all’acquisto di cosa futura possa avvenire a tali condizioni:
a) l’espletamento di una preventiva gara informale, qualora l’area non sia puntualmente localizzabile;
b) l’immobile da acquistare possegga caratteristiche che lo rendono infungibile;
c) l’immobile abbia la destinazione urbanistica prevista dal PRG;
d) sia compiuta una valutazione costi-benefici;
e) il titolo di proprietà dell’area sia stato acquisito dal venditore in epoca “non sospetta” rispetto alla determinazione dell’Amministrazione di munirsi del bene;
f) l’oggetto del contratto sia esaustivamente determinato sin dal momento della stipula;
g) si proceda alla verifica del possesso, da parte del venditore, di sufficienti requisiti di capacità economica che valgano ad assicurare in via preventiva l’adempimento delle obbligazioni contrattuali, requisiti che devono preesistere alla stipulazione del contratto.
Sottolineato
Il parere Consiglio di Stato, Adunanza Generale, n. 2 del 17 febbraio 2000, aveva stabilito, tra l’altro, che per poter ricorrere all’ istituto della compravendita di cosa futura:
“ sul piano negoziale infine, cioè nella fase di esecuzione del rapporto ormai instaurato, dovranno evitarsi comportamenti che generino confusione sul ruolo dell’amministrazione, come soggetto cioè che assuma i comportamenti di un reale acquirente e non di un dissimulato appaltante.
L’amministrazione cioè dovrà astenersi da ogni ingerenza sul processo di produzione del bene, limitandosi soltanto a quelle attività eventuali di verifica collaborazione in corso d’opera, insite nelle clausole generali della buona fede, correttezza e diligenza, che tuttavia non trasmodino in forme di compartecipazione nelle cure, rischi, iniziative, e spese che restano tutte di competenza esclusiva del venditore.”.
L’ AVCP già con la deliberazione n.105 del 09/06/04, AG5/2004, ha stabilito che prima della stipula del contratto l’amministrazione deve verificare il possesso, da parte dei venditori, di requisiti di capacità economica tali da consentire di provvedere in proprio alla realizzazione dell'opera, che l'amministrazione acquirente deve provvedere a pagare solo al momento della consegna finale.
Appare evidente che ENPAM, pagando a stati di avanzamento lavori l’immobile, non abbia seguito le regole raccomandate sia dal Consiglio di Stato che da AVCP.
CHIEDE
-che codesta Autorità valuti per quanto di sua competenza la rispondenza degli atti contrattuali in oggetto ai principi e alle regole dell’evidenza pubblica, come previsto dalla legislazione nazionale e comunitaria.
- che informi la Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio dei risultati della sua eventuale istruttoria.
Si chiede espressamente di comunicare l’eventuale archiviazione della segnalazione

pubblicato il 19/01/2018

Si informa che, a partire dal 16 gennaio 2018 è stata pubblicata la graduatoria inerente la nuova procedura comparativa finalizzata al conferimento degli incarichi del medico del SSN presso le sedi VVF dell'Emilia Romagna per l'anno 2018, come da decreto del Capo del Dipartimento n. 158 del 23.10.2017 sarà visionabile all'interno del sito internet del Comando VV.F. di Bologna (www.vigilfuoco.it/sitiVVF/bologna) .

 

pubblicato il 18/01/2018

Ordini contro. Pizza (Bologna) scrive al candidato Fnomceo Anelli: “La Ferrari (Reggio Emilia) nella tua lista? Mi stupisce molto”

Per il presidente dell’Omceo di Bologna, la presidente di Reggio Emilia Anna Maria Ferrari (anche se non lo dice a chiare lettere) dovrebbe essere esclusa dalla squadra candidata alla Fnomceo per la sua posizione sulla questione delle ambulanza senza medici in riferimento alla quale aveva definito “un intervento a gamba tesa” le sanzioni comminate da Bologna ai medici che avevano dato il loro placet.

 

17 GEN - Mancano pochi giorni alle elezioni per il rinnovo dei vertici della Fnomceo che vedono una sola lista in campo guidata dal presidente dell’Omceo di Bari Filippo Anelli.
 
Nei giorni scorsi Giancarlo Pizza, presidente di Bologna aveva già polemizzato per la sua esclusione dalla squadra di governo della Federazione, poi nel Consiglio nazionale di sabato scorso sembrava tornato il sereno, almeno visto da fuori, con l’approvazione di una mozione sulla questione medica proposta con primo firmatario proprio dallo stesso Pizza.
 
Ma oggi è di nuovo guerra aperta. Alla lettura della lista dei candidati che affiancheranno Anelli nella competizione elettorale e letto che in essa compare la collega presidente dell’Ordine di Reggio Emilia Anna Maria Ferrari, Pizza ha preso di nuovo carta e penna e ha inviato una nuova lettera aperta a Filippo Anelli per sottolineare tutto il suo disappunto.

 
Ferrari infatti, secondo Pizza, è tra coloro che avrebbero messo fortemente in discussione la scelta dell’Ordine di Bologna di sanzionare i medici che avevano dato seguito alle disposizioni regionali sulle ambulanze senza medici.
 
Una scelta dalla quale, ricorda Pizza nella sua lettera ad Anelli, la Ferrari (che non cita mai per nome) si era dissociata definendo quello di Bologna come un intervento “a gamba tesa” e bollandolo anche come “un uso un po’ troppo disinvolto ed inappropriato dello strumento ordinistico disciplinare”.
 
Pizza non chiede espressamente l’estromissione di Ferrari dalla lista ma con un giro di parole sarcastico chiede di fatto ad Anelli di dissociarsi dalle posizioni del presidente di Reggio Emilia auspicando contestualmente che la stessa Ferrari riconosca che le sue prese di posizione dell’epoca furono “un semplice infortunio comunicativo” e che più in generale sia presa coscienza del fatto “che quell’isolato episodio - pur deontologicamente dissonante - non possa e non potrà significare nulla rispetto agli obiettivi di precisa difesa dei principi deontologici e di autonomia che ci si è impegnati a perseguire anche come propri della Fnomceo”
 

17 gennaio 2018
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pubblicato il 16/01/2018

Errori al triage: il sovraffollamento al Pronto soccorso non è una scusante. Due infermieri condannati per omicidio colposo

Per la Cassazione l’affollamento al pronto soccorso e il superlavoro non sono scusanti per errori al triage: doveva essere lo stesso personale a dare l’allarme e chiedere rinforzi. I due infermieri erano stati invece assolti in appello. LA SENTENZA.

14 GEN - La sentenza non è recente (Cassazione 11601/2015), ma l’argomento è di estrema attualità in uno dei periodi dell’anno – quello dei picchi influenzali – in cui i pronto soccorso sono presi d’assalto da pazienti che non trovano altre soluzioni di cura e assistenza per i loro bisogni di salute.

E la sentenza questa volta ha un doppia valenza: quella della decisione dei giudici in sé che riconoscono la responsabilità primaria degli infermieri del triage nell’assegnare i giusti codici e prestare la giusta attenzione alle condizioni dei pazienti spesso “in fila” per ore in attesa del controllo, ma anche quella del fatto che l carenza di organici non può essere accettata passivamente dal personale che ne risponde di persona cercando di fare il possibile per non restare indietro: va denunciata. Pena, l’accusa confermata di omicidio colposo.

Il fatto
All’infermiere che ha eseguito il triage era addebitato di aver assegnato a un paziente un codice verde nonostante lamentasse dolore toracico atipico, di aver omesso di monitorare le variazioni delle condizioni del paziente ogni 30-60 minuti e di non avere segnalato all’infermiere che la sostituiva, al momento del passaggio di consegne, la presenza di un paziente con dolore toracico in sala di attesa. Al secondo imputato era addebitato di non aver ripetuto il monitoraggio del paziente in sala di attesa ogni 30-60 minuti.

 


Si trattava di un uomo, senza precedenti clinici di rilievo, accettato presso il Pronto Soccorso alle ore 18.43 con algia sternale. Sottoposto al triage da parte del personale infermieristico, gli veniva assegnato il codice verde ed era inviato in sala d’attesa, dove, dopo un’attesa di circa sei ore, alle ore 00.30 si era accasciato improvvisamente per arresto cardiaco. Sottoposto ad angioplastica coronarica, era deceduto a seguito di progressive complicanze.

Sulla scorta dei sintomi manifestati dal paziente e delle risultanze istocrinologiche, indicative di inizio d’infarto almeno 6-8 ore prima del suo decesso, il Tribunale riteneva che all’arrivo al Pronto Soccorso l’infarto miocardico acuto fosse già iniziato e che una diagnosi tempestiva avrebbe consentito di eseguire lo stesso intervento con esito differente. Riconosceva, pertanto, la sussistenza del nesso di causalità tra l’omissione e l’evento.

Quanto al secondo infermiere, la presenza di un paziente cui era assegnato un codice verde, unitamente all’eccezionale afflusso di pazienti al Pronto Soccorso in quel giorno, rendeva non riferibile a lui la mancata rivalutazione. Così la Corte d’appello in primo giudizio escludeva, inoltre, il nesso causale sul rilievo che, essendo stato accertato in sede autoptica che il processo infartuale era iniziato tra le 12 e le 15 ore prima dell’evento, il tempestivo intervento avrebbe lasciato comunque sussistere non trascurabili percentuali di non sopravvivenza.

La sentenza
La Corte d’Appello ha escluso l’assegnazione di un codice inesatto all’ingresso in base alla documentazione sanitaria disponibile. Quanto all’omissione del monitoraggio, ha ritenuto che dalle risultanze processuali il giorno dell’evento nel Pronto Soccorso si erano verificate numerose urgenze che avevano impedito di procedere alla rivalutazione delle persone presenti.
Sottolineava inoltre, che anche una rivalutazione del caso non avrebbe modificato l’assegnazione del codice, criticando in proposito il rilievo del giudice di primo grado secondo cui, nel tempo intercorso, vi sarebbe stato un cambiamento sintomatologico e dei parametri vitali. Osservava, quanto all’imputato N., che la presenza di un paziente cui era assegnato un codice verde, unitamente all’eccezionale afflusso di pazienti al Pronto Soccorso in quel giorno, rendeva non riferibile a lui la mancata rivalutazione. Escludeva, inoltre, il nesso causale sul rilievo che, essendo stato accertato in sede autoptica che il processo infartuale era iniziato tra le 12 e le 15 ore prima dell’evento, il tempestivo intervento avrebbe lasciato comunque sussistere non trascurabili percentuali di non sopravvivenza.

Ma la Cassazione non è stata dello stesso avviso. Secondo i giudici il primo errore è nell’assegnazione del codice di triage e all’apparente mancanza di aggravamento del paziente durante la permanenza al Pronto Soccorso.

Per  la Cassazione la motivazione era insufficiente, inoltre, le condizioni della vittima erano analoghe a quelle di altra situazione analoga giunta in Pronto Soccorso quello stesso giorno e valutata con assegnazione di un codice rosso.

Irragionevole secondo la Corte l’affermazione contenuta nella sentenza di primo grado, riguardo al ritenuto peggioramento sia sintomatologico che dei parametri, tale da indurre a un pronto intervento medico, affermazione tratta, in realtà, in forza di un ragionamento deduttivo, “dall’esito verificatosi” secondo una massima di comune esperienza.

Secondo la Corte l’affermazione dell’esonero da responsabilità, per omessa attuazione di una condotta doverosa ai fini della salvaguardia della vita umana, avrebbe richiesto una compiuta analisi riguardo alla presenza di medici e infermieri in rapporto all’affluenza delle presenze in Pronto Soccorso, considerando non solo il personale ivi addetto, ma anche le disponibilità delle forze presenti nell’intero ospedale.

In situazioni limite – come quella verificata in Pronto Soccorso il giorno dell’accesso del paziente colto da infarto - dovrebbero essere secondo i giudici gli stessi infermieri e medici a chiedere il supporto e l’ausilio di altro personale, se nel reparto in cui prestano servizio si verifica una situazione tale da porre in pericolo la vita dei pazienti.

In particolare, i giudici evidenziano che “con riferimento all’accertamento del rapporto di causalità, va osservato che la giurisprudenza di legittimità ha affermato che nel reato colposo omissivo improprio il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva”.

In altri termini, “ai fini dell’imputazione causale dell’evento il giudice di merito deve sviluppare un ragionamento esplicativo che si confronti adeguatamente con le particolarità della fattispecie concreta, chiarendo che cosa sarebbe accaduto se fosse stato posto in essere il comportamento richiesto all’imputato dall’ordinamento. Nel reato colposo omissivo improprio, quindi, il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di elevata probabilità logica, che, a sua volta, deve essere fondato, oltre che su un ragionamento deduttivo basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo circa il ruolo salvifico della condotta omessa, elaborato sull’analisi della caratterizzazione del fatto storico e focalizzato sulle particolarità del caso concreto”.

“Ciò premesso, nella fattispecie, la Corte territoriale, ha giustamente osservato che l’erronea classificazione delle condizioni del paziente in codice verde era frutto della condotta omissiva-imperita e negligente- tenuta dall’infermiera, che trascurava del tutto di apprezzare le condizioni del paziente, sia all’arrivo in pronto soccorso sia successivamente nella doverosa rivalutazione che si imponeva, in ragione della sintomatologia lamentata rapportata all’età. Ha, quindi, conclusivamente valutato che, ove assicurato un tempestivo intervento al paziente, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo con minore intensità lesiva; in tal modo ha implicitamente ritenuto che, ove correttamente apprezzate le reali condizioni del paziente presente in pronto soccorso da parte dell’imputata, tale condotta avrebbe avuto, con alta probabilità logica, un ruolo salvifico”.

Per la Cassazione quindi l’affollamento non è una scusante anche perché doveva essere lo stesso personale a dare l’allarme e chiedere rinforzi.

14 gennaio 2018

pubblicato il 15/01/2018

                                                           

L’evento si svolgerà presso la Sala Conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna, il giorno mercoledì 31 gennaio 2018, dalle ore 17:45 alle 21:30.

 

 

 

Partecipazione gratuita - Posti disponibili: 50 - Crediti ECM: 3

 

Iscrizioni aperte solo on-line dalle ore 18:00 del 11/01/2018 al 29/01/2018

 

ISCRIVITI

 

Segreteria organizzativa: ecm@odmbologna.it - tel. 3339506441

 

 

 

 

 

 

 

 

pubblicato il 11/01/2018

L'Associazione di Promozione Sociale "Salute e Solidarietà" ricerca Docenti Medici per attività di docenza in Corsi di Formazione di "Addetto al Primo Soccorso Aziendale" secondo i contenuti del D.Lgs. 81/08.

Richiesto il possesso del manichimo BLS per le prove pratiche.

La ricerca è rivolta ad ambosessi ai sensi della l.903/77 e L.125/91.

Per candidarsi a tale offerta, far pervenire il curriculum vitae all'indirizzo email: ruass16@gmail.com.

 

pubblicato il 10/01/2018

Elezioni Fnomceo. La rivolta di Bologna: “Per quale ragione siamo stati esclusi a tavolino dalle candidature per il nuovo Comitato Centrale?”

Alla vigilia del voto per il rinnovo dei vertici della Federazione il presidente dell’Ordine di Bologna invia una lettera aperta alla Fnomceo dove chiede quale sia “la ragione politica, se ce n’è una, che riesca a oltrepassare i pregiudizi per la quale il mio Ordine è escluso dal novero di coloro che siederanno nel prossimo Comitato Centrale della Federazione”. Ma la risposta Pizza se la dà da solo: “Siamo convitati scomodi, imbarazzanti ma soprattutto indisciplinati”

10 GEN - Mai come in questo momento la Professione medica si trova ad un punto di svolta.
 
Si è appena chiusa una legislatura che, soprattutto con le sue politiche di costante deprivazione finanziaria, l’ha come prosciugata, immiserita, condizionandone giorno dopo giorno le condotte professionali fino a ridiscutere addirittura il suo storico sembiante etico culturale e scientifico.
 
E’ incredibile come il limite economico, esattamente come la goccia proverbiale che, insistendo scava la pietra, sia riuscito ormai lungo l’arco di tempo di qualche decennio, a destrutturare quella che una volta era definita una professione liberale.
 
Destrutturazione sta a significare l'abbandono di determinate strutture che caratterizzano qualcosa per dar vita a qualcosa di diverso, auspicabilmente migliore e   più razionale.
 
Ma nel nostro caso questa parola, che nessuno usa perché drammatica, vale semplicemente come snaturamento, come dismissione e come ridimensionamento.
 
Quello che gli ultimi Governi, hanno cercato di fare nei nostri confronti, giustificati da discutibili  e pretestuosi problemi di sostenibilità,  è  in realtà la messa  in atto di un gigantesco progetto di declassamento che solo in parte ha i caratteri della proletarizzazione, ma che più verosimilmente va interpretato come  il riposizionamento sociale della nostra professione ad una classe altra,  certamente caratterizzata da minor prestigio,  da perdite cospicue di autonomia decisionale e dal venire meno di un  certo grado di intellettualità ma, soprattutto, da una minore costosità e da una maggiore flessibilità nell’impiego.

 

 
Se dovessi usare il linguaggio finanziario, e paragonare la professione ad un titolo di credito, direi che l’insieme della destrutturazione e del declassamento per noi significa, per una ragione o per l’altra, la perdita secca di valore. Per costare di meno dobbiamo valere di meno.
 
Tutto questo, insieme ai grandi problemi che abbiamo nei confronti della società e insieme a tante altre concause, che per brevità non cito, diventa “questione medica”.
 
A tutt’oggi non mi risulta che la FNOMCeO nei suoi documenti ufficiali e nelle sue prese di posizione pubbliche abbia mai ammesso l’esistenza della “questione medica” con la conseguenza, non solo di negarla, ma soprattutto di omettere di definire una strategia coerente per il suo governo.
 
Si è ora conclusa una legislatura in casa nostra, cioè in FNOMCeO, e siamo alla vigilia di un importante rinnovamento dell’establishment, cioè di un cambio di leadership e del gruppo dirigente.
 
Non sarò ipocrita.  Del resto per essere sinceri non è necessario mancare di rispetto a nessuno, quindi non negherò che per me, questo cambio, è più che mai necessario e provvidenziale. Se c’è destrutturazione e declassamento della professione, se c’è la “questione medica” allora vuol dire che la FNOMCeO, con il gruppo dirigente che sino ad ora l’ha governata, non è riuscita a farvi fronte efficacemente. Questo si può spiegare naturalmente in tanti modi, con tante attenuanti e spiegazioni, ma il dato oggettivo della nostra crisi professionale e l’impellenza di dare risposte tempestive è innegabile.
 
Personalmente sono convinto che bisogna chiudere definitivamente la partita di una Federazione con autonomia relativa, con debolezza strategica, con incertezza.
 
Giudico fallimentare l’esperienza di aver prestato, non alla politica ma agli schieramenti di partito, dei nostri dirigenti diventando di fatto una dependance del governo. I risultati prodotti da costoro sono scarsi, lacunosi e molto problematici ma, soprattutto, spesso contro di noi.
 
Sarà un caso ma anche per costoro e i partiti nei quali militano l’espressione “questione medica” è bandita.
 
Per tutte queste cose ritengo non più rinviabile un cambio di leadership.
 
Nello stesso tempo mi chiedo “sarà davvero un cambio”? Se cambiare presidente è un cambiamento allora avremo certamente un cambiamento. Ma se cambiare vuol dire anche altro, per esempio cambio di mentalità, di atteggiamento, di modi di fare, di organizzare, cambio di linee politiche, di iniziative da prendere, di recupero della autonomia piena di agire; se vuol dire tutto questo e se giudico le scelte che si stanno facendo in questi giorni per comporre il nuovo Comitato Centrale, allora mi permetto di avanzare dei dubbi sul reale cambiamento.
 
Se non si cambia passo cari Colleghi, dubito che il nuovo presidente, a cui va la mia stima e il mio sostegno sincero, sia reale garanzia di cambiamento. Di conseguenza, debbo temere che i processi di destrutturazione e di declassamento della professione non potrà che proseguire e forse anche accentuarsi.
 
Ho l’onore di essere presidente dell’Ordine di Bologna, di essere stato rieletto con un consenso pieno, di aver combattuto l’invadenza eccessiva delle politiche regionali sulla nostra autonomia, di aver difeso il  valore della autonomia della professione  per me non negoziabile, di non aver ceduto mai al consociativismo dei partiti, agli inganni della flessibilità che per ragioni di risparmio punta in modo subdolo a  sostituirci  con professioni meno costose, e di non aver  mai fatto sconti a nessuno  sul rispetto dovuto  alla nostra dignità di Ordine.
 
Per tutto ciò e per altre considerazioni che trascuro, non ultima quella delle strategicità di un Ordine come quello di Bologna nei confronti della principale regione capofila delle politiche governative, chiedo a tutti voi la ragione politica, se ce n’è una, che riesca a oltrepassare i pregiudizi per la quale il mio Ordine è escluso dal novero di coloro che siederanno nel prossimo Comitato Centrale della Federazione.
 
Di grazia vorrei conoscere quali i criteri che si stanno usando per ammettere alcuni e per escludere altri? Esiste una ragione della rappresentatività di merito o vale solo quella del negoziato tra sindacati quindi del loro peso elettorale?
 
Nonostante l’ultima legge sugli ordini (art. 4) esplicitamente dica che gli Ordini non devono adempiere a funzioni sindacali sappiamo tutti che il sindacato è a tutti gli effetti il vero denominatore, non nel senso matematico ma nel senso del potere, che denomina indicando coloro che nella FNOMCeO dovranno sedere e poi a loro rendere conto.
 
Sono perfettamente consapevole che per modificare questo sistema ormai incancrenito ci vuole tempo e qualche buona idea ma nel frattempo che facciamo con coloro che non sono riconducibili a un qualche sindacato e con coloro che hanno vinto le elezioni senza appoggi sindacali? Li escludiamo dal Comitato Centrale perché non sindacalizzati? Io penso al contrario che già sarebbe importante mandare un segnale di cambiamento riservando a costoro, nel Comitato Centrale una quota garantita di rappresentanza.
 
Mi è stato riferito, e me ne dolgo insieme ai miei iscritti, che su Bologna peserebbe una pregiudiziale di fondo dovuta alla sua eccessiva intraprendenza, alla sua scarsa inclinazione a fare compromessi, alla sua autonomia di pensiero. Mi è stato anche riferito che, per qualcuno dei maggiorenti che decidono le nomine, saremmo dei convitati scomodi, imbarazzanti ma soprattutto indisciplinati.
 
Devo anche osservare che non è un buon segno che il nuovo presidente in pectore non riesca a liberarsi dai veti incrociati che stanno decidendo il suo parterre.
 
E’ vero, noi non abbiamo votato il codice deontologico del 2006 e del 2014 ma è altrettanto vero che oggi quel codice è talmente fuori dalla realtà che ci vediamo costretti a rifarlo.
 
E’ vero, abbiamo combattuto, anche sospendendo alcuni nostri iscritti, per evitare che si applicasse il comma 566 nella nostra regione ma oggi la CCEPS ha dato completamente ragione alle nostre interpretazioni.
 
E’ anche vero che abbiamo preso posizione contro il mutualismo di ritorno, contro il decreto per l’appropriatezza e non ci sono piaciute le mediazioni fatte dalla FNOMCeO a questo riguardo. Abbiamo anche sollevato dubbi su come sia stata fatta la legge sulla responsabilità anche se l’abbiamo salutata come tutti voi quale soluzione necessaria. Ed è vero anche che sulla legge sui vaccini, non sui vaccini, abbiamo messo in piedi una commissione di studio. E tante altre cose. E allora? Chiedo alla FNOMCeO cosa non va in tutto ciò?
 
Per tapparci la bocca nella legge Lorenzin è passato un pesante condizionamento alla nostra deontologia tale da mettere in discussione la nostra autonomia. Cosa dovremmo fare pentirci di aver difeso la nostra deontologia?
 
Io temo che il messaggio politico che si rischia di allegare alle ignobili pregiudiziali che escludono il l’Ordine di Bologna dal quadro dirigente nazionale possa essere interpretato come una sorta di delegittimazione, di marginalizzazione. Tutto ciò non potrà che andare a discapito della Professione tutta.
 
In questo caso sappiate che Bologna non subirà passivamente la sua esclusione e la FNOMCeO, nella figura del suo presidente, si dovrà assumere tutte le sue proprie responsabilità politiche a riguardo.
 
Bologna la potete tenere fuori della porta ma state certi che dalla porta di Bologna non passeranno le idee nemiche della nostra professione.
 
Detto ciò, in ragione del fatto che esiste la “questione medica”, Bologna ha deciso di rinunciare a fare, per protesta contro la nostra esclusione dal Comitato Centrale, la seconda lista al fine di appoggiare il cambio di presidenza in modo incondizionato.
 
Sarebbe irresponsabile da parte nostra di fronte alla crisi della professione, pur avendo forti e validi motivi di dissenso, disunire gli intenti. Ma parimenti sarebbe ugualmente grave da parte della nuova presidenza tollerare discriminazioni, condizionamenti da parte di gruppi di pressione, senza riuscire a creare nuove condizioni di dialogo e di inclusione, per dare voce alle esperienze più avanzate più coraggiose e più importanti.
 
L’Ordine di Bologna quindi voterà responsabilmente il cambio del quadro dirigente ma sappiate cari Colleghi, che non esiterà ad usare la trasparenza, quindi la comunicazione, come è di esempio questa lettera aperta, per denunciare i finti cambiamenti, il mantenimento delle vecchie abitudini, lo scambio di favori, e ancora una volta, le discriminazioni.
 
No alla seconda lista ma sì a maggiore autonomia e più trasparenza.
 
Vorrei in conclusione salutare coloro che lasciano gli incarichi. Penso che la vostra non sia una eredità invidiabile, ma in tutta sincerità, non credo giusto addebitarvi tutte le responsabilità. Anche voi alla fine siete stati vittime, come l’intera Professione, di una grande manipolazione politica dalla quale è arrivato il momento di liberarci.
 
Giancarlo Pizza
Presidente OMCeO di Bologna

10 gennaio 2018
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pubblicato il 08/01/2018

Quotidiano Sanità, 7 gennaio 2018

Ordini professionali riformati? Parlerei più che altro di vendette, inganni e occasioni perse

L’art. 4 della legge Lorenzin è davvero, sia per i medici che per gli infermieri, qualcosa di imbarazzante e di paradossale. Sul piano della deontologia si è consumata di fatto una vendetta contro l’Ordine di Bologna e la sua lotta contro le  ambulanze senza medici. Con la trasformazione in Ordini dei Collegi si è dato un contentino agli infermieri senza affrontare i veri problemi

 http://www.quotidianosanita.it/img_prima/front9827561.jpg

07 GEN - Le mie riserve sul riordino degli ordini professionali (art. 4 della legge Lorenzin) le ho già spiegate in tre occasioni:
- la questione medica (e book),
- su questo giornale a più riprese  (QS 24 marzo, 4 agosto, 26 agosto 2014),
- nel corso dell’audizione alla Commissione sanità della Camera l’11 gennaio 2017.

 
Ora che in via definitiva l’art 4 è stato approvato dal Parlamento, le mie riserve restano tutte, non avendo riscontrato particolari novità nell’impianto e nei dettagli della norma e, in quanto tali, confluiscono nel giudizio di Roberta Chersevani presidente Fnomceo che sottoscrivo “occasione persa: più tecnicismi su procedure che sostanza” (QS 23 dicembre 2017).
 
Ma qual è la sostanza?
Se è vera la mia tesi che la manifesta insufficienza degli ordini (problema dell’inadeguatezza). determinata da tanti fattori, è parte integrante della “questione medica” (concausa) e se questo art. 4 è una “occasione persa”, allora:
- questo art. 4, non solo non  aiuta a risolvere la “questione medica”, ma, per omessa  riforma, contribuisce, nel suo complesso, financo ad aggravarla,
- non un atto “ordinamentale” sarebbe servito ma qualcosa di più forte di più coraggioso di più innovativo e anche  di più adeguato.
 
La stessa cosa vale se ragioniamo di “questione infermieristica”.
 
Ma allora perché è stato fatto? Continuo a ritenere che per capire le norme non si può prescindere da chi le scrive. Le norme non si possono solo descrivere come fanno i giuristi come se le norme fossero “nomen nescio” (N.N), ma vanno interpretate e per interpretarle è necessario comprendere l’intenzionalità del legislatore cioè il riferirsi dei suoi atti normativi alla propria volontà (correlato soggettivo).
 
Le volontà
In primo luogo i coautori e coloro che hanno votato l’art. 4 sono un medico e una infermiera, entrambi parlamentari, ex presidenti di Fnomceo e di Ipasvi, che fanno parte di un schieramento politico, il PD, per il quale, almeno a giudicare dal proprio programma strategico (prendersi cura della persona), non esiste nessuna “questione medica” o “questione infermieristica”, nessun problema di medicina amministrata, di de-finanziamento, nessuna crisi di nessun tipo, quindi nessuna necessità di riformare niente.
 
Per i nostri due parlamentari la negazione della realtà, non è semplicemente un problema di occultamento dei fatti ma è una scelta politica che si spiega probabilmente per:
- non essere costretti a mettere sul banco degli imputati in primo luogo tutte quelle politiche che in questi anni, direttamente e indirettamente, hanno agito contro le professioni e che loro, da parlamentari ,hanno votato regolarmente,
- non ammettere di  non avere idee a riguardo, appiattiti, entrambi, su una visione amministrativa della realtà dove non esiste nessuna speranza di cambiamento e dove l’unica strada per chi lavora in sanità è adattarsi alle politiche che il governo  impone,
- non riconoscere le proprie responsabilità come professioni  per non aver fatto nulla di utile quando avrebbero potuto e dovuto fare e per aver fatto male quello che hanno fatto.
 
I coautori dell’art. 4 sono la stessa infermiera e lo stesso medico che hanno:
- fatto i codici deontologici a mio avviso i più regressivi della storia delle professioni causando entrambi, nelle proprie professioni, spaccature senza precedenti,
- ridotto la Fnomceo e l’Ipasvi  a succursali  del governo,  
- promosso il comma 566 cioè la più grande idiozia politica che si poteva concepire in sanità,
- promesso mare e monti durante la discussione sulla legge di Bilancio sulla copertura finanziaria degli oneri contrattuali senza concludere praticamente nulla.
 
Costoro sono coloro che, in ogni dettaglio, rappresentano il soggetto principale di due miei libri: “Il pensiero debole della sanità” (2008) e “Il riformista che non c’è” (2013).
 
I 4 grandi problemi
Ma quali sono i grandi problemi degli ordini e dei collegi per risolvere i quali, avremmo dovuto fare quella riforma che l’art. 4 non è?
 
I più importanti sono 4:
- oggi le professioni, per ragioni indipendenti dalla loro volontà, nella sanità de-finanziata, spesso non sono in condizione di fare il loro dovere professionale, per cui il malato non è più deontologicamente garantito,
- a causa  soprattutto  dei condizionamenti economici ai quali sono sottoposte le prassi professionali  sta venendo meno quel rapporto di reciproca dipendenzatra diritti e doveri cioè quella condizione grazie alla quale i diritti dei cittadini sono davvero garantiti solo se le professioni fanno il loro dovere,
- la grande difficoltà degli ordini e dei collegi di far fronte per ragioni di vetustà a inediti problemi deontologici,
- ordini e collegi sono diventati istituzioni sempre più auto-riferite agli interessi dei loro gruppi dirigenti, quindi sempre più lontane dai loro iscritti, con una debolissima credibilità sociale e soprattutto sempre più estensioni sindacali.
 
Cattiva coscienza
Nel nuovo art. 1 del decreto legislativo ricostituivo degli Ordini professionali (come riformulato dall’art. 4 della legge Lorenzin al Capo 1) la lettera C è in piena contraddizione con la lettera L:
- con la prima si ribadisce il primato assoluto del codice deontologico quindi dei suoi valori, nei confronti di altri generi di norme,
- con la seconda invece si tenta di subordinare il genere  della norma deontologica ad altri generi di norme compresi quelli regionali, contrattuali ecc.
 
Il senso della lettera L è più o meno il seguente:norme deontologiche sì ma “tenendo conto” di altre norme.
 
Se così fosse l’autonomia della deontologia sarebbe finita e le professioni e il cittadino non avrebbero nessuna protezione nei confronti delle politiche bilanciofreniche soprattutto delle regioni.
 
Tenendo conto”, è una espressione decisamente ambigua che non ha nessuna valore performativo perché non è né un imperativo (devi..)  né un condizionale ( solo se..) per cui  ha semplicemente un  significato intimidatorio. Il suo vero significato tuttavia ha a che fare con la cattiva coscienza del legislatore che nella deontologia vede un ostacolo all’attuazione delle proprie politiche restrittive soprattutto quelle che usano, il de-mansionamento, la flessibilità del lavoro, il blocco del turn over, la medicina amministrata per contenere il più possibile i costi del sistema.
 
“Tenendo conto” vuol dire una deontologia secondo i limiti che le norme di altro tipo, in quanto tali rappresentano, esattamente come se dicessimo “tenendo conto delle condizioni del malato” vale a dire “dei limiti che il malato pone alla cura”.
 
Sindacato e ordine
La lettera C (sempre del nuovo art .1), oltre a definire l’autonomia della deontologia, precisa che gli ordini “non svolgono ruoli di rappresentanza sindacale”.
 
Nell’audizione alla Camera (menzionata sopra) credo di essere stato l’unico a porre la questione dei rapporti promiscui tra sindacato e ordini per cui mi fa piacere che la norma, anche se a modo suo, accenni al problema.
 
Ma che vuol dire che gli ordini non svolgono ruoli di rappresentanza sindacale?
Che nessun membro può assommare cariche ordinistiche e cariche sindacali? Se così fosse la stragrande maggioranza dei presidenti di ordine si dovrebbe dimettere.
 
Che è vietato al sindacato di condizionare coloro che hanno cariche ordinistiche o di deciderne il destino favorendone tanto l’eleggibilità che l’eliminazione? Se così fosse anche in questo caso tutti i sindacati importanti sarebbero sotto accusa.
 
Che è vietato fare liste sindacali per eleggere i quadri dirigenti degli ordini? In questo caso pochissimi secondo la consuetudine andrebbe a votare.
 
Ma a parte questo dove passa la demarcazione tra ordine e sindacato? Tra deontologia e lavoro? Tra demansionamento e difesa della professione? Il comma 566 è stato un problema ordinistico o sindacale o di entrambi?
 
L’appropriatezza è una questione di metodo scientifico, deontologica o di organizzazione del lavoro? Se la de-capitalizzazione del lavoro è anche de-professionalizzazione essa può essere solo una questione contrattuale? La medicina amministrata è solo un problema deontologico?
 
Complementarietà e reciprocità
E’ ovvio che ordini e sindacati sono cose diverse, che il pan-sindacalismo va criticato. Un ordine resta un ente pubblico rispetto al quale un sindacato deve essere contro-parte o interlocutore ma non co-gestore, ma su molte questioni è giusto demarcare e su altre no, per cui dal legislatore (che a sua volta ricordo deve la sua carriera al pan-sindacalismo), ci saremmo aspettati qualcosa di più di una “frasetta” “buttata là” tanto per ammiccare al problema.
 
Personalmente non penso ad erigere muri e steccati, ma a soluzioni di buon senso, possibili, praticabili, di buona convivenza e di buona collaborazione tra sindacato e ordini e società scientifiche. Il legislatore per esempio avrebbe potuto rivolgersi, proprio alla deontologia, dando indicazioni agli ordini di disciplinare autonomamente le loro relazioni interne con il sindacato e con il resto, stabilendo magari alcuni elementari incompatibilità. Ma niente di niente.
 
Non è la relazione in sé “sindacato/ordine” il problema. I medici e gli infermieri non si possono segare in due quindi ci mancherebbe altro che gli ordini non siano in relazione con il sindacato. Quello che bisognerebbe fare è definire deontologicamente il modo e la forma di questa relazione non negarla. Deve essere una relazione vicariante? Complementare? Sussidiaria? O a autonomie reciproche e correlate? Nulla di più.
 
Ausiliario e sussidiario
Fin dall’inizio della discussione sull’art. 4 mi sono dichiarato contrario alla trasformazione degli ordini da enti ausiliari, come di norma considerati sino ad oggi, in enti sussidiari.
 
La differenza tra funzione ausiliaria e funzione sussidiaria non è marginale:
- in un caso gli ordini svolgono una funzione di iniziativa e di controllo,
- nell’altro invece gli ordini possono svolgere compiti amministrativi in luogo e per conto dello Stato.
 
Quindi passare da ente ausiliario ad ente sussidiario significa un cambiamento della natura istituzionale degli ordini quindi dei compiti e della mission. Mi limito a chiedere: rispetto ai 4 grandi problemi delle professioni e dei cittadini, ci conviene? Se la sussidiarietà convenisse alla causa delle professioni e all’interesse dei cittadini, non ci sarebbe nessuna preclusione di sorta.
 
La mia paura è che ridefinire la natura giuridica degli ordini per fare un po’ di business sulla formazione, non risolve nessuno dei problemi gravi delle professioni ma soddisfa esclusivamente la smania parastatale di certi personaggi. Si può fare formazione senza per questo cambiare la natura giuridica degli ordini. Già ora gli ordini svolgono importanti funzioni formative.
Per la difesa delle professioni e dei cittadini è meglio l’ente ausiliario o l’ente sussidiario?
 
Riformare l’idea di corporazione
Il diritto amministrativo considera gli ordini come “corporazioni” cioè come soggetti giuridici nei quali non prevale l’elemento patrimoniale ma quello personale quindi professionale.
 
La critica che avanzo all’art. 4 è politica e riguarda proprio l’idea di corporazione: aver negato i problemi reali delle professioni e dei cittadini, significa di fatto aver negato la necessità di riformare la vecchia idea di “corporazione” con il fine di ripensarla non già di negarla.
 
Con un’idea di “corporazione” che, ricordo, per i medici è nata nel 1910 e che in nessun modo il riordino dell’art. 4 mette in discussione se non peggiorandola con la sussidiarietà, non si va da nessuna parte.
 
Alto tradimento
La critica invece che rivolgo al medico e all’infermiera, quindi ai coautori principali dell’art. 4, in realtà è una accusa, ovviamente retorica, di alto tradimento, nel senso che da loro, mi sarei aspettato più coerenza, più lealtà, più coraggio riformatore, più amore per le proprie professioni, alle quali, ricordo, essi devono in gran parte le loro carriere politiche
 
Il tradimento vero per entrambi tuttavia riguarda la verità:
- aver omesso in sede legislativa di dire la verità sulla reale condizione degli ordini, delle professioni e dei cittadini , quindi sui veri problemi della deontologia,
- aver deviato la ricerca di verità soddisfacenti cioè di soluzioni  per indebolire il valore della deontologia e della sua  autonomia.
 
Per questo tradimento, che pure nella sua retorica, è primariamente deontologico, costoro:
- come medici e infermieri, meriterebbero, di essere “radiati” dai loro rispettivi ordini,
- come parlamentari quello che per la retorica  è un tradimento diventa il diritto/dovere di rappresentare comunque la linea del proprio schieramento politico, nei confronti del quale, accettando le regole della democrazia,  al massimo si può  solo dissentire.
 
Conclusioni
L’art. 4 è davvero, sia per i medici che per gli infermieri, qualcosa di imbarazzante e di paradossale:
- attraverso il Parlamento, si sono consumate vendette contro singoli ordini medici: la lettera L è chiaramente la risposta dell’Emilia Romagna attraverso i propri deputati, all’ordine di Bologna strenuo difensore della deontologia professionale e della sua autonomia,
- attraverso la parificazione  nominalistica tra ordini e collegi (sulla necessità di istituire gli ordini delle professioni sanitarie mi trovo completamente in sintonia con quanto scritto da Daniela Volpato, QS 3 gennaio 2018) si dà l’idea ingannevole di una grande conquista pur sapendo che  essa per quanto ovvia, in nessun modo è una soluzione che da sola basta a cambiare la  grama condizione professionale degli infermieri. Non sarà la parificazione che riuscirà a colmare il vuoto progettuale che da quasi 20 anni tiene la legge 42 nel congelatore.
 
L’art. 4 quindi è una “occasione persa” solo per chi crede che la deontologia sia in pericolo assediata da politiche definite in vario modo “per la sostenibilità”, ma per chi ritiene che la deontologia sia un ostacolo alle politiche di sostenibilità, l’art. 4 basta e avanza.
 
Chiudo con un paio di domande:
- in cosa consiste realmente “l’occasione persa”? Aver sprecato le possibilità di rinnovamento che si hanno quando si fa una nuova legge, o aver sprecato la presenza delle professioni in Parlamento?
 
- nella sanità pubblica morente, a che serve mandare medici e infermieri in Parlamento se, alla fine della fiera, è come averli contro, nel senso che nelle leggi che fanno o che votano, verità e democrazia, non coincidono mai?
 
Ivan Cavicchi

07 gennaio 2018
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pubblicato il 22/12/2017

in allegato la nota  n. 150146 del 19.12.2017 relativa alla pubblicazione degli incarichi di specialistica ambulatoriale  presso  l'Azienda USL di Bologna, l'Azienda  USL di Imola, l'INAIL di Bologna e l'INAIL di Imola - quarto trimestre 2017.

pubblicato il 15/12/2017

AVVISO PER TUTTI I MEDICI E GLI ODONTOIATRI NATI NEL 1949 E NEL 1950 E CHE HANNO EFFETTUATO VERSAMENTI SULLA LIBERA PROFESSIONE (QUOTA B).

La recente approvazione ministeriale alle modifiche al regolamento del Fondo Generale ENPAM ha modificato la decorrenza pensionistica della pensione di vecchiaia: non più dal raggiungimento del requisito anagrafico pro tempore ma dal mese successivo alla presentazione della relativa domanda di pensione.

Onde evitare di perdere mensilità pensionistiche si invitano pertanto gli interessati che hanno compiuto o che compiranno  67 anni e sei mesi nel 2017 e 68 anni nel 2018 e che hanno effettuato versamenti quota B a presentare la relativa domanda nel MESE di raggiungimento del requisito anagrafico con il seguente modulo.

https://www.enpam.it/wp-content/uploads/fondo-di-previdenza-generale-quota-A-e-Quota-b-domanda-pensione-di-vecchiaia.pdf

La stessa disposizione (decorrenza delle pensioni) vale anche per la PENSIONE ANTICIPATA sempre in riferimento alla SOLA QUOTA B (versamenti sulla libera professione).

Si invitano pertanto coloro che hanno compiuto 61 e 6 mesi nel 2017 o che compiranno 62 anni nel 2018 a verificare l'effettivo raggiungimento dei requisiti richiesti per la pensione anticipata (35 anni di contributi (compresi gli eventuali riscatti) - 30 anni di laurea ed età anagrafica richiesta) ESCLUSIVAMENTE presso gli uffici dell'ENPAM (06.4829.4829) anche per conoscere gli eventuali vantaggi nel rimandare il momento di presentazione della domanda di pensione anticipata.

 Coloro che intendono chiedere la pensione anticipata per la quota A a 65 anni devono inviare all' ENPAM il modulo per il Diritto d'opzione (reperibile nel sito ENPAM) tassativamente entro il mese di compimento del 65 anno di età.

pubblicato il 14/12/2017

 

                                                                             

 

 

 

 

pubblicato il 14/12/2017

Si informa che nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia - Romagna - parte terza - n. 325 del 6 dicembre2017 sono pubblicate le graduatorie di settore della medicina generale e la graduatoria regionale per pediatri di libera scelta valevoli per il 2018. 

Le graduatorie sono disponibili nel sito “E-R Salute” al seguente link:

http://salute.regione.emilia-romagna.it/medicina-convenzionata/graduatorie-regionali

pubblicato il 12/12/2017

 


COMUNICATO STAMPA

SCIOPERO 12 DICEMBRE 2017 – Quici (Cimo – Cida): “ Non si tratta solo di una rivendicazione salariale” 

 

Il Dott. Guido Quici, Presidente Nazionale del Sindacato CIMO – CIDA, in occasione dello sciopero odierno dei Medici Ospedalieri, lancia un pressante appello alla solidarietà anche a tutti i Presidenti di Ordine.

Questo Ordine preso atto dalle condivisibili motivazioni poste a base della giornata di sciopero odierno degli ospedalieri, non può che prendere atto del negativo impatto provocato, rammaricandosi delle ulteriori ricadute sui cittadini dovute al necessitato ricorso allo sciopero quale mezzo estremo e non desiderato per rivendicare diritti riferiti alle condizioni di lavoro ed economico legati alla erogabilità di prestazioni riverberantesi anche sulla sicurezza delle cure.

Questo Ordine si augura che l’appello del Presidente Quici possa essere accolto da tutti i Soggetti interessati, Governo incluso, affinché possano trovarsi soluzioni nel rispetto, nel riconoscimento e nella giusta valorizzazione del ruolo e funzioni dei Medici nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale .    

pubblicato il 12/12/2017

Bologna. Sulle sanzioni ai medici del 118 avevamo ragione

 

11 DIC - Gentile Direttore,
l’azione dell’Ordine di Bologna in creduta difesa dei dettami del Codice Deontologico in relazione alla riservata competenza di funzioni mediche circa diagnosi, prescrizione e somministrazione farmacologica, anche a ritenuta garanzia e tutela della sicurezza delle cure e  del paziente, trova conforto e conferma nelle motivazioni nelle decisioni rese  dalla Commissione Centrale Esercenti le Professioni Sanitarie sulla tematica delle istruzioni operative aziendali, per la quale si era sviluppato un ampio ed acceso dibattito, a tratti debordante nella gratuita deteriorità qualificativa nei confronti di quest’Ordine, da più parti indicato come retrivo, persecutorio, ed indulgente contrappositività categoriali e sistemiche.
 
La Commissione Centrale, Giudice dei medici e degli infermieri, ha riconosciuto e sottolineato che “le determinazioni della ASL relative ai protocolli operativi di cui trattasi, pur trovando supporto nell’atto deliberativo regionale, si pongono in contrasto con il Codice Deontologico, la cui natura giuridica può assimilarsi alla tipologia degli atti di “soft-low” consistendo nel recepimento e nella cristallizzazione di criteri comportamentali e di protocolli terapeutici consolidati ed assistiti dalla “opinio iuris seu necessitatis” nonché dalla adesione al sodalizio professionale, con implicita accettazione delle funzioni e dei poteri di vigilanza e di controllo sull’esercizio dell’attività dell’iscritto”.

 

 
La medesima Commissione conferma inoltre la piena giurisdizione e competenza ordinistica in campo deontologico-disciplinare per tutti i medici iscritti all’Albo, a prescindere dal rapporto di impiego e strutturazione presso aziende pubbliche o private, per la quale, da un lato “ agli ordini professionali sono attribuiti poteri finalizzati ad assicurare la conformità delle condotte degli iscritti a norme e principi per il corretto svolgimento delle professioni sanitarie posti nell’interesse pubblico” e, dall’altro  “ non può essere trascurato il profilo relativo ruolo consultivo attribuito agli Ordini professionali nelle materie afferenti alle categorie di riferimento e nelle scelte che coinvolgono i rispettivi interessi”.
 
E’ peraltro interessante sottolineare come la Commissione abbia ben concettualizzato il rapporto involgente la ricordata permanenza della competenza disciplinare anche in riferimento ai medici strutturati in rapporto professionale con gli enti del SSN, ove “il vincolo della subordinazione derivante dal rapporto di pubblico impiego non esclude, ma anzi presuppone, la continuità della prestazione professionale soggetta ai vincoli di natura deontologica ed alla vigilanza dell’Ordine professionale di appartenenza”.
 
A fronte degli enucleati principi risultano ovvie le consequenzialità che non trovano e non possono trovare rifugio nella ritenuta “prescrizione” estintiva del potere disciplinare per alcuni medici, essendosi giudicata la relativa condotta “istantanea  con effetti permanenti” e non già continuata e sulla quale potranno semmai discutere i giuristi.
 
Gli effetti permanenti, ineludibili che possono realmente interessare - e non tanto e non solo gli operatori del settore -  stanno tutti in quel giudizio sostanziatosi in quel rilevato “contrasto con il codice deontologico” delle istruzioni operative.
 
E non è questione, si crede, confinabile nel soft law.
 
Dott. Giancarlo Pizza
Presidente OMCeO di Bologna

11 dicembre 2017
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pubblicato il 27/11/2017

Informiamo che a partire dal 23 novembre 2017 l'avviso pubblico inerente la nuova procedura comparativa finalizzata al conferimento degli incarichi del medico del SSN presso le sedi VVF dell'Emilia Romagna per l'anno 2018, come da decreto del Capo di Dipartimento n.158 del 23.10.2017 sarà visionabile all'interno del sito internet del Comando VV.F. di Bologna (www.vigilfuoco.it/sitiVVF/bologna).  

pubblicato il 25/11/2017

La Casa di Cura "Villa Azzurra", azienda Sanitaria Privata di Siracusa, accreditata e contrattualizzata con il SSN per la Neurochirurgia, punto di riferimento per la Sicilia orientale nei percorsi di urgenza neurochirurgica, seleziona due medici specialisti in neurochirurgia per incarico di dipendenza a tempo indeterminato (o altra formula diversa di impiego a discrezione del professionista).

Per candidarsi alla indicata posizione gli interessati dovranno inviare il proprio curriculum vitaee et studiorum al seguente indirizzo: gestionepersonale@villaazzurra.it  

pubblicato il 23/11/2017

L'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige ha pubblicato un bando per assunzioni pubbliche a tempo determinato per la disciplina di radiodiagnostica presso la sezione senologica (graduatorie per esigenze contingenti) con scadenza il 1° dicembre 2017 ore 12.00.

La situazione è cambiata rispetto a qualche mese fa e ora è possibile partecipare anche senza attestato di bilinguismo (certificato di conoscenza delle lingue tedesca ed italiana).

Per chi fosse interessato di seguito il link al bando e al modulo di iscrizione.

http://www.asdaa.it/it/Offerte-di-lavoro.asp?aktuelles_action=4&aktuelles_article_id=601549

pubblicato il 23/11/2017

Casa di Cura "Villa Ida" - Accreditata con il S.S.N. in Fascia Funzionale "A" per lungodegenza e riabilitazione di I e di II livello e convenzionata con le scuole di specializzazione in Geriatria e Fisiatria dell'Università degli studi di Torino - cerca medici con funzione di assistenti e/o in possesso di specialità di Fisiatria e Area Medica a rapporto di dipendenza con eventuale sistemazione abitativa. Per informazioni rivolgersi al numero: 0123/320033 oppure all'indirizzo: direzionesanitaria@villaida.net

Sito internet: www.villaida.net

pubblicato il 21/11/2017

Soi: “Infermieri al posto dei dottori ed ottici al posto degli oculisti? Si permette a chi non è un medico di creare confusione nei cittadini”

Il presidente degli oculisti italialiani Matteo Piovella ha annunciato di aver denunciato alla Magistratura le figure professionali sanitarie non mediche per abuso di esercizio di professione medica: "Una politica poco attenta a tutelare i pazienti, induce, per meri motivi elettorali, il personale infermieristico a commettere questo reato negli ospedali e, soprattutto, nei Dipartimenti di Emergenza dei Pronti Soccorsi".

 

20 NOV - "Non c’è fine al peggio. La nave affonda e ognuno si arrangia come può. Da anni le regole su cui è stato correttamente fondato il Ssn sono un lontano ricordo mandato alla deriva da una politica che non ha saputo trovare strumenti straordinari e idonei a perpetrare il vero reale miracolo italiano.
Le Professioni Sanitarie, che da decenni pretendono il giusto riconoscimento economico per una attività lodevole impegnativa ed indispensabile - e sottopagata – e, indotti da una politica esclusivamente orientata al mero risparmio (anche a discapito della tutela della salute dei pazienti) hanno finito per superare gli argini che li opprimevano e si sono autocertificati a auto abilitati a effettuare diagnosi e cura anche se non hanno i necessari requisiti di legge obbligatoriamente richiesti in tutto il mondo civile". Così Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana (Soi) e presidente della Fondazione Insieme per la vista.
 
"Certo, conosco delle Suore Eccezionali che lavorano in alcune parti dell’Africa, in cui non esiste nulla tranne che la guerra e la morte per fame: queste suore ogni anno salvano migliaia di bambini interpretando al loro meglio il ruolo di medico, di ostetrica e di tutto quello che è possibile immaginare pur di salvare delle vite. Certo: in Africa. Un miracolo. Una cosa straordinaria. Ma quante vite si sarebbero potute salvare se al posto loro ci fosse stata la miglior équipe di un reparto di ostetricia italiano? Non si confondano le situazioni eccezionali con ciò che deve essere inteso come giusto ed ordinario in uno stato civile e democratico", prosegue.

 
"In oculistica centinaia di migliaia di pazienti si confrontano con figure non sanitarie quali ottici e sedicenti così detti optometristi operanti in un esercizio puramente commerciale e affidano inconsapevoli la salute dei propri occhi a persone non qualificate e che nulla hanno da condividere con la medicina, grazie all’illegittima disinformazione subdolamente sostenuta. Soi - aggiuge Piovella - da oltre un anno interloquisce con il Ministero della Salute perché attivi il necessario controllo per il rispetto di una corretta informazione a vantaggio dei cittadini che si rivolgono ai negozi di ottica o negli “ambulatori” dei sedicenti Optometristi. Soi in questo ambito ha presentato denunce presso 32 procure della repubblica nel 2016. E’ indispensabile informare i cittadini che quando un infermiere porta sul cartellino di riconoscimento la scritta dottore/dottoressa e si fa chiamare di conseguenza, si rende responsabile, assieme all’amministrazione ospedaliera e ai dirigenti medici responsabili di un grave reato che impedisce ai pazienti di esercitare il loro diritto di controllo dell’iter di cura a loro prestato e delle eventuali azioni legali collegate. Massimo rispetto per tutte le professioni ma ognuno faccia il proprio mestiere: quello per cui ha studiato ed è preparato a svolgere. Nulla di più", conclude.

20 novembre 2017
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 16/11/2017

Il Gruppo Atena opera da anni nel settore della disabilità psichica, erogando un servizio di assistenza in strutture residenziali a circa 250 pazienti.
Le strutture del Gruppo Atena sono strutture sanitarie private, accreditate e convenzionate, e dislocate tra i comuni di Monte Grimano Terme e Monte Cerignone, in provincia di Pesaro Urbino.
Stiamo cercando la figura di un Medico Psichiatra da inserire nell'organico. Si offre un primo contratto a tempo determinato, con possibilità di continuità lavorativa, Inquadramento Livello E2.
L'offerta è rivolta a candidati di entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.  
Chi fosse interessato può inviare il proprio C.V. a cv@gruppoatena.it o contattarci direttamente allo 0541 972194.

pubblicato il 14/11/2017

 


COMUNICATO STAMPA CIMO


Da pochi giorni è stato pubblicato l’elenco definitivo delle scuole di specializzazione accreditate per il 2017. Le borse di studio a disposizione sono 6.670 e i candidati saranno più del doppio.

Ogni volta si ripete la stessa storia: nel SSN i medici hanno un’età media sempre più alta – i dati Eurostat ci ricordano che l’Italia, tra i Paesi europei ha la percentuale più alta dei medici con più di 55 anni (52%) rispetto al Regno Unito (13%), alla Germania, Franca ed Ungheria (40%-46%) – i giovani medici disoccupati si stimano tra le 10/16 mila unità (fonte FNOMCeO) e tra questi ci sono anche i giovani medici laureati in attesa di specializzarsi.Un paradosso tutto italiano che vede, da un lato, la carenza dei medici nei prossimi anni ma al tempo stesso un aumento esponenziale dei medici disoccupati o sottooccupati. Le cause sono senza dubbio la mancanza di programmazione, i tagli alla sanità e il blocco del turn over.

Questo fenomeno è più che conosciuto ma ancora non ci sono soluzione concrete da parte del Governo e questa mancanza sta creando un doppio imbuto, ovvero un doppio blocco all’accesso sia formativo che lavorativo. Si stima che circa 22.000 medici neolaureati nei prossimi 5 anni, non potranno avere accesso alle scuole di specializzazione e andranno ad aggiungersi agli oltre 10.000 specialisti precari in attesa di un lavoro stabile.

CIMO chiede un’urgente riforma strutturale che riveda l’attuale disequilibrio tra fabbisogni formativi e mercato del lavoro, che preveda una laurea abilitante che da subito permetta di esercitare la professione e al tempo stesso elimini i lunghi tempi di attesa, tra la laurea e l’accesso alla specializzazione. In questo modo si darebbe un iniziale forte segnale ai giovani colleghi fatto di certezze e non di aspettative tradite, di regole rispettate e non aggirate, di riconoscimento di un percorso di studi lungo e difficile, senza continui rinvii legati alle esigenze della politica e finanza pubblica.

Inoltre è necessario definire periodicamente il fabbisogno di personale sanitario nel SSN anche attraverso gli standard e, a cascata, calibrare il numero di accessi a medicina ed alle scuole di specializzazione. La richiesta sembrerebbe ovvia ma le politiche di risparmio delle regioni impediscono l’assunzione dei medici.

CIMO sostiene da sempre che anche l’ospedale può contribuire alla formazione di specialisti sul campo al di là degli insegnamenti teorici e in quest’ottica la formazione specialistica può essere supportata anche grazie a finanziamenti regionali in modo da non disperdere nessuna delle potenzialità formative.

Per questo non possiamo non fare nostro l’appello del Presidente OMCeO di Roma, il più grande ordine dei medici d’Europa, Giuseppe Lavra, che da tempo segnala il disagio dei medici italiani neo laureati.

GUIDO QUICI, Presidente CIMO

pubblicato il 14/11/2017

AVVISO PER TUTTI I MEDICI E GLI ODONTOIATRI NATI NEL 1949 E NEL 1950 E CHE HANNO EFFETTUATO VERSAMENTI SULLA LIBERA PROFESSIONE (QUOTA B).

La recente approvazione ministeriale alle modifiche al regolamento del Fondo Generale ENPAM ha modificato la decorrenza pensionistica della pensione di vecchiaia: non più dal raggiungimento del requisito anagrafico pro tempore ma dal mese successivo alla presentazione della relativa domanda di pensione.

Onde evitare di perdere mensilità pensionistiche si invitano pertanto gli interessati che hanno compiuto o che compiranno  67 anni e sei mesi nel 2017 e 68 anni nel 2018 e che hanno effettuato versamenti quota B a presentare la relativa domanda nel MESE di raggiungimento del requisito anagrafico con il seguente modulo.

https://www.enpam.it/wp-content/uploads/fondo-di-previdenza-generale-quota-A-e-Quota-b-domanda-pensione-di-vecchiaia.pdf

La stessa disposizione (decorrenza delle pensioni) vale anche per la PENSIONE ANTICIPATA sempre in riferimento alla SOLA QUOTA B (versamenti sulla libera professione).

Si invitano pertanto coloro che hanno compiuto 61 e 6 mesi nel 2017 o che compiranno 62 anni nel 2018 a verificare l'effettivo raggiungimento dei requisiti richiesti per la pensione anticipata (35 anni di contributi (compresi gli eventuali riscatti) - 30 anni di laurea ed età anagrafica richiesta) ESCLUSIVAMENTE presso gli uffici dell'ENPAM (06.4829.4829) anche per conoscere gli eventuali vantaggi nel rimandare il momento di presentazione della domanda di pensione anticipata.

 

pubblicato il 14/11/2017

Martedì, 14 Novembre 2017, 09.06

  1. Specializzazioni, Cimo: borse di studio insufficienti. Servono maggiori risorse

Politica e Sanità

nov132017

Specializzazioni, Cimo: borse di studio insufficienti. Servono maggiori risorse

tags: Borse di studio, Cimo, Guido Quici

 

 

Da un lato, la carenza dei medici nei prossimi anni dall'altro un aumento esponenziale dei medici disoccupati o sottooccupati. A denunciare per l'ennesima volta «il paradosso tutto italiano» è il presidente Cimo Guido Quici, dopo la recente pubblicazione dell'elenco definitivo delle scuole di specializzazione accreditate per il triennio 2017-2020. Le borse di studio a disposizione sono 6.670 e i candidati saranno più del doppio. Il tutto mentre l'Italia tra i Paesi europei ha la percentuale più alta dei medici con più di 55 anni (52%). Le cause sono, sottolinea il presidente Cimo, senza dubbio la mancanza di programmazione, i tagli alla sanità e il blocco del turn over. «Questo fenomeno è più che conosciuto ma ancora non ci sono soluzione concrete da parte del Governo e questa mancanza sta creando un doppio imbuto, ovvero un doppio blocco all'accesso sia formativo che lavorativo. Si stima che circa 22.000 medici neolaureati nei prossimi 5 anni, non potranno avere accesso alle scuole di specializzazione e andranno ad aggiungersi agli oltre 10.000 specialisti precari in attesa di un lavoro stabile».

Per questo Cimo chiede «un'urgente riforma strutturale che riveda l'attuale disequilibrio tra fabbisogni formativi e mercato del lavoro, che preveda una laurea abilitante che da subito permetta di esercitare la professione e al tempo stesso elimini i lunghi tempi di attesa, tra la laurea e l'accesso alla specializzazione. In questo modo si darebbe un iniziale forte segnale ai giovani colleghi fatto di certezze e non di aspettative tradite, di regole rispettate e non aggirate, di riconoscimento di un percorso di studi lungo e difficile, senza continui rinvii legati alle esigenze della politica e finanza pubblica» Non solo, per Quici «è necessario definire periodicamente il fabbisogno di personale sanitario nel Ssn anche attraverso gli standard e, a cascata, calibrare il numero di accessi a medicina e alle scuole di specializzazione. La richiesta sembrerebbe ovvia ma le politiche di risparmio delle regioni impediscono l'assunzione dei medici». Cimo, conclude la nota, «sostiene da sempre che anche l'ospedale può contribuire alla formazione di specialisti sul campo al di là degli insegnamenti teorici e in quest'ottica la formazione specialistica può essere supportata anche grazie a finanziamenti regionali in modo da non disperdere nessuna delle potenzialità formative».

 

pubblicato il 09/11/2017

Opportunità di lavoro in Francia

Cerchiamo per i nostri clienti, gli ospedali pubblici e cliniche private in Francia (Ile de France regioni, Rodano Alpi, Alsazia, Toulouse, Normandia, Bretagna) i medici con le seguenti specialità:

Ginecologo ostetrico, pediatra, gastroenterologo, anestesista, pneumologo, cardiologo (non invasivo), oculista (oculisti chirurgo e medico), medici di famiglia (GP) con esperienza in geriatra e cure palliative, medico di medicina fisica e la riabilitazione, medico di pronto soccorso. I contratti sono a tempo determinato (per gli ospedali pubblici, ma con la possibilità di diventare permanente) o indeterminato (per le cliniche private). Lo stipendio varia da 4400 € netti / mese + le guardie (1200€ netti/mese) negli ospedali pubblici e più di 6000 € netti / mese (negoziabile in funzione della anzianità) + guardie (1200€ netti/mese) per cliniche private.  Il reddito dei medici oculisti è variabile e tra 250000€-350000€/ anno. Condizioni di ammissibilità: medico specialista (con o senza esperienza), nazionalità e due diplomi in Europa, la padronanza di francese- livello di conversazione.

I medici interessati sono invitati a inviare i loro CV (in francese) per l’email: doctors@bemamedical.eu

www.bemamedical.eu  

pubblicato il 09/11/2017

Si ricerca Medico Specilaista in Cardiologia per collaborazione con Guardia Medica Privata per Bologna e zone limitrofe.

Per informazioni contattare il numero 051/22.44.66 in orario di segreteria dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 17.00

il venerdì dalle 8.30 alle 12.30.

pubblicato il 06/11/2017
pubblicato il 06/11/2017

In riferimento alla decorrenza pensionistica introdotta dal nuovo regolamento del Fondo Generale ENPAM si porta a conoscenza degli iscritti la nota pervenuta a questo Ordine da parte del Dott. Alberto Oliveti Presidente ENPAM.

pubblicato il 06/11/2017

AVVISO PER TUTTI I MEDICI E GLI ODONTOIATRI NATI NEL 1949 E NEL 1950 E CHE HANNO EFFETTUATO VERSAMENTI SULLA LIBERA PROFESSIONE (QUOTA B).

La recente approvazione minsteriale alle modifiche al regolamento del Fondo Generale ENPAM ha modificato la decorrenza pensionistica della pensione di vecchiaia: non più dal raggiungimento del requisito anagrafico pro tempore ma dal mese successivo alla presentazione della relativa domanda di pensione.

Onde evitare di perdere mensilità pensionistiche si invitano pertanto gli interessati che hanno compiuto o che compiranno  67 anni e sei mesi nel 2017 e 68 anni nel 2018 e che hanno effettuato versamenti quota B a presentare la relativa domanda nel MESE di raggiungimento del requisito anagrafico con il seguente modulo.

https://www.enpam.it/wp-content/uploads/fondo-di-previdenza-generale-quota-A-e-Quota-b-domanda-pensione-di-vecchiaia.pdf

La stessa disposizione (decorrenza delle pensioni) vale anche per la PENSIONE ANTICIPATA sempre in riferimento alla SOLA QUOTA B (versamenti sulla libera professione).

Si invitano pertanto coloro che hanno compiuto 61 e 6 mesi nel 2017 o che compiranno 62 anni nel 2018 a verificare l'effettivo raggiungimento dei requisiti richiesti per la pensione anticipata (35 anni di contributi - 30 anni di laure ed età anagrafica richiesta) ESCLUSIVAMENTE presso gli uffici dell'ENPAM (06.4829.4829) anche per conoscere gli eventuali vantaggi nel rimandare il momento di presetnazione della domanda di pensione anticipata.

 

pubblicato il 02/11/2017

Sabato 25 novembre 2017 , dalle ore 9.30 alle ore 12.00 si terrà presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici in Bologna - Via Zaccherini Alvisi 4 - un incontro organizzato dalla Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata ( SIOMI) dal titolo: " DUE DISCIPLINE CHE SI INCONTRANO NON UNO SCONTRO, MA UN'OPPORTUNITA'".

Per informazioni ed iscrizioni rivolgersi presso la segreteria Organizzativa della SIOMI come indicato in programma.

pubblicato il 26/10/2017

“No al DDL Lorenzin, scriviamo insieme una vera riforma”

 

 

Le Professioni intellettuali medica e odontoiatricastigmatizzano – come già più volte reiterato – l’attuale formulazione del cosiddetto DDL Lorenzin, A.C. 3868 – A, in discussione in queste ore alla Camera dei Deputati.

Chiedono ai Partiti politici di tener conto delle ragioni che hanno indotto il Consiglio Nazionale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) e l’Assemblea dei Presidenti delle Commissioni Albo Odontoiatri (CAO) a esprimere la propria ferma contrarietà, in particolare all’impianto attuale dell’articolo 4, relativo alla riforma degli Ordini professionali: le trasformazioni subite dal testo iniziale nell’iter parlamentare hanno infatti determinato uno stravolgimento tale da renderlo incompatibile con quella riforma degli Ordini che negli auspici della professione medica e odontoiatrica doveva ammodernarne le funzioni. L’insieme dell’articolato limita gravemente l’autonomia delle professioni, tanto da renderle amministrate e sotto tutela politica e dunque non in grado di adempiere al loro ruolo a garanzia del cittadino.

Esprimono inoltre forti perplessità sulle attuali modalità con le quali il DDL prevede l’inclusione delle nuove professioni sanitarie, che al momento non sembrano essere indispensabili al sistema di cure previsto dal Servizio Sanitario Nazionale.

La FNOMCeO, in qualità di rappresentante istituzionale delle due Professioni, si dichiara disponibile a istituire sin da subito un Gruppo di Lavoro per stendere le linee guida di una riforma che tenga conto delle istanze dei professionisti e non solo delle ragioni di carattere elettorale.

 

 

pubblicato il 26/10/2017
pubblicato il 24/10/2017

Di seguito si riportano, per opportuna informativa agli iscritti,

i nominativi dei medici risutati più votati nella consultazione

elettorale per il rinnovamneto degli Organi ordinistici.

 

Si precisa che per il Consiglio Direttivo e per il Collegio

dei Revisori dei Conti risultano eletti rispettivamente i

primi 15 e i primi 4 più votati, opportunamente rilevati

in grassetto.


Risultati elettoriali:

Per il Consiglio Direttivo:  

  1. PIZZA GIANCARLO 1326
  2. PILERI STEFANO 1252
  3. DUGATO ANDREA 1249
  4. LODI VITTORIO 1246
  5. LUMIA SALVATORE 1238
  6. ARCIERI MARGHERITA 1237
  7. FINI OSCAR 1232
  8. BOLONDI LUIGI 1229
  9. IAFELICE GIUSEPPE 1219
  10. BENETTI FRANCO 1216
  11. MASOTTI MASSIMO 1211
  12. COSENTINO EUGENIO ROBERTO 1210
  13. MARCACCI MAURILIO 1208
  14. ESQUILINI ANNA 1190
  15. SCHLICH GIULIANA 1167
  16. FESTI DAVIDE 1092
  17. SANTORO ANTONIO 1068
  18. BERNARDI FILIPPO 1049
  19. GASBARRINI ALESSANDRO 1049
  20. DI PASQUALE GIUSEPPE 1032
  21. FRASCAROLI GUIDO 1026
  22. BAIETTI ANNA MARIA 1022
  23. BERARDI DOMENICO 1018
  24. MONDINI SANDRA 1016
  25. MAGNANI MIRCO 1013
  26. MORINI MARA 1013
  27. MATACENA CORRADO 1009
  28. GAGGIOLI ANDREA 1006
  29. GIORDANI ROSANNA 1002
  30. FRANCHINO GIUSEPPE 990

 

Per la Commissione Albo Odontoiatri  

  1. BONDI CORRADO      292
  2. RUBINI GIOVANNI      276
  3. CICOGNANI SIMONCINI FRANCESCO    267
  4. ORTENSI LUCA    261
  5. AVANZINI GIAMPAOLO 256 

Per il Collegio dei Revisori dei Conti 

  1. ZATI ALESSANDRO          1514
  2. PIERALLI ROBERTO         1494
  3. MELE MARIO                     1487
  4. RIGANELLO ILARIO (SUPPLENTE)  1498
  5. FARRUGGIAPATRIZIA       1091
  6. MASARA' MARIA CRISTINA 1080
  7. RAVAIOLI FEDERICO         1080
  8. MARKO TEDI (SUPPLENTE) 1039

 

pubblicato il 23/10/2017

Quotidiano Sanità
Lunedì 23 OTTOBRE 2017

Ecco perché gli Ordini dei medici devono essere dei “rompi scatole”

Le previsioni sull’evoluzione del quadro politico alla luce della nuova legge elettorale, il persistere di politiche tese a rendere il nostro sistema pubblico sempre più regrediente nei confronti del privato, l’accanimento a controllare, snaturandola, la professione per ragioni di sostenibilità, le anacronistiche invarianze che, nel nostro sistema sanitario, bloccano il rinnovamento, sono tutti “fatti” che ci dicono che è arrivato il momento di cambiare passo

 http://www.quotidianosanita.it/img_prima/front4760900.jpg

23 OTT - Inutilmente compiacente, l’intervista della presidente Fnomceo Roberta Chersevani al dottor Ranieri Guerra il noto funzionario del ministero della salute responsabile della prevenzione, nominato da poco assistant director general dell’Oms.
 
Perché con tutti i guai che hanno i medici la presidente Fnomceo, come presidente, si dovrebbe occupare di altro.  
 
Il mio disappunto tuttavia non deriva dalla intervista in sé, anche se molto banale, ma, nel clima crepuscolare in cui si trova ormai da tempo la Fnomceo, dalla dissonanza che essa  ripropone  tra  la dirigenza della Fnomceo  e i problemi drammatici che riguardano direttamente gli ordini e la professione.
 
Presidenti “sco” e politiche regionali
Se consideriamo i seguenti aggettivi: scorbutico, scocciante, scomodo, sconveniente e assumiamo le prime tre lettere “sco” come una parola dotata di un significato autonomo, possiamo avere quello che si chiama un prefissoide il cui uso sarà sufficiente a richiamare un intero concetto.


Dire che qualcuno è “sco” in questo editoriale equivale a dire che qualcuno è un rompi scatole, un garantista delle regole, uno che in autonomia fa il suo dovere.
 
A Bologna G. Carlo Pizza è stato rieletto presidente facendo en plein. Egli si è portato a casa 15 consiglieri su 15 ma quel che più conta la percentuale dei medici votanti rispetto alla volta precedente è cresciuta all’incirca del 30%. Davvero niente male se consideriamo la disaffezione cronica dei medici verso gli ordini.
 
Il dato politico più importante, tuttavia, non è il successo personale di Pizza ma è che il suo unico vero e diretto competitor è stato la sua controparte istituzionale, quindi la regione Emilia Romagna, vale a dire una lista che non a caso, sul posto, è stata definita senza mezzi termini la “lista dell’assessore”.
 
La cosa ovviamente non mi sorprende se penso al bordello che l’ordine di Bologna ha creato alla regione Emilia Romagna sul 118, mettendo a nudo tutte le contraddizioni. Ma a parte questo, non mi sorprende che un ordine ovviamente indisponibile a priori a subordinare i valori intangibili della professione alla politica, sia inviso alla politica e non solo.
 
Vorrei ricordare che l’ordine di Bologna sulla deontologia non ha fatto sconti neanche alla Fnomceo e in particolare proprio alla presidente Chersevani, responsabile, a suo tempo, della commissione deontologica, rifiutandosi di applicare un codice giudicato troppo cedevole proprio sul piano della difesa della professione.
Definisco G. Carlo Pizza senz’altro un presidente “sco”.
 
A Milano stessa cosa di Bologna, il presidente uscente che si ripresenta è Roberto Rossi e il suo competitor è rappresentato da una lista appoggiata se non ispirata direttamente dalla regione Lombardia.
 
Anche in questo caso che si tratti di   ingerenza della politica nell’autonomia dell’ordine lo si capisce dalle dichiarazioni sulla stampa, attraverso la quale tanto il presidente Maroni che l’assessore Gallera, si dicono costernati che l’ordine di Milano abbia espresso dubbi sulla loro sedicente “rivoluzione sanitaria” (che mi risulta, tra l’altro, rispetto alla adesione dei medici un vero flop), fino ad auspicare un cambio nella sua leadership.
 
L’obiettivo, dichiara testualmente Gallera, è di avere “interlocutori costruttivi che contribuiscano al miglioramento dell’assistenza sanitaria dei malati cronici”. In pratica secondo Gallera dovrebbe essere la Regione a decidere chi è “appropriato” a rappresentare la professione medica e nessun altro.
 
Di Roberto Rossi, come ho scritto su questo giornale, non condivido per niente la sua mania di radiare i medici perché ritenuti in odore di eresia, ma a parte ciò anche lui per me è senz’altro un presidente “sco”.
 
Filippo Anelli è stato appena rieletto all’ordine di Bari con risultati lusinghieri e anche lui con significativi aumenti della partecipazione, recentemente come ordine ha preso posizione contro la sua Regione che con un nuovo regolamento punta a disciplinare le prescrizioni farmaceutiche" (DGR 1452 del 25/09/2017), con lo scopo di trasformare i medici in tanti dispenser a dosatura limitata e controllare così la spesa farmaceutica.
 
Filippo Anelli senza peli sulla lingua ha denunciato pubblicamente il rischio di scadere nella medicina amministrata (musica per le mie orecchie), rifiutandosi di subordinare la deontologia alle decisioni della politica e quindi si è rivolto a tutta la professione facendo un appello all’unità deontologico-professionale e ai cittadini spiegando loro i rischi che corrono. Bella mossa per davvero.
 
Per me senza alcun dubbio Filippo Anelli è un presidente “sco”.
 
I fini e i programmi
Le Regioni tutte hanno gli stessi problemi, in genere finanziari, organizzativi, di riordino, gestionali, per cui spesso non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena. Nessuna di esse ha in testa un pensiero riformatore capace di rendere compossibile (non compatibile) la deontologia con la gestione della sanità.
 
Per le loro politiche di deregulation, la deontologia finisce per essere un ostacolo, quindi un problema, che alcuni pensano di risolvere mettendo gli ordini sotto il controllo informale degli assessori, quindi riducendoli a semplici estensioni istituzionali, convinti che tra istituzioni comunque pubbliche, debbano esserci delle complicità e delle collaborazioni.
 
Solo l’idea che le Regioni con le loro liste di comodo o con i loro regolamenti possano controllare gli ordini mi fa orrore come mi fa orrore, sia chiaro, che vi siano medici che si prestino a questo genere di soprusi.
 
Per un ordine essere un ente ausiliario dello Stato non vuol dire essere un ente banalmente dipendente dalle Regioni come pretendono certi assessori disinvolti. L’ordine proprio perché è un ente ausiliario persegue fini propri assegnategli con piena autonomia da un altro ente pubblico al quale è legato da vincoli di soggezione istituzionale.
 
Sono i fini assegnati all’ordine che ne definiscono l’autonomia nel senso che sulla deontologia l’ordine, pur nella sua ausiliarietà è del tutto sovrano, anche se assoggettato istituzionalmente per via gerarchica ad un altro ente pubblico.
 
Ma se è così la contraddizione a ben vedere riguarda il sistema pubblico in quanto tale, di cui fa parte l’ordinistica e riguarda, al suo interno, i rapporti tra gli scopi (teleologia) e i programmi (teleonomia).
 
Non ha senso che lo Stato deleghi gli ordini a sovraintendere agli scopi della deontologia e poi lo stesso Stato li contraddica con altri scopi perché l’autonomia di questi ultimi sono incuranti della autonomia dei primi.
 
Per me non sono gli scopi degli ordini che debbono adeguarsi a quelli delle regioni ma il contrario, vale a dire le regioni devono trovare il modo per rendere le loro politiche compossibili con essi.
 
L’unico modo per rendere compossibili scopi diversi è concordare un programma (teleonomia)i cui esiti finali (teleologia) siano quelli che co-emergeranno dai loro rapporti di compossibilità.
 
Se le regioni non sono capaci di fare compossibilità non possono pretendere di eliminare i presidenti “sco” e meno che mai di fare strame della deontologia.
 
Deontologia quale interfaccia tra valori diversi
Quindi, non è il presidente Rossi che si deve adeguare alla riforma della Lombardia e men che mai il presidente Pizza all’organizzazione del 118 della sua Regione e ancor meno, il presidente Anelli, ai regolamenti della regione Puglia. Insisto: sono le Regioni che nel momento di definire le loro politiche debbono trovare soluzioni che garantiscano il rispetto della deontologia quale norma sovrana. Perché la deontologia è una garanzia sociale per tutti.
 
Se le politiche entrano in conflitto con la deontologia si può essere sicuri che le sue proposte di fatto sono inaccettabili. Se le politiche delle regioni sono anti- deontologiche si può essere certi che esse sono immancabilmente anti-sociali. Punto. Su questo non si discute.
 
Vorrei ricordare, a questo proposito, che la deontologia funziona come un meccanismo di interfaccia per l’informatica nel senso che il dovere di una professione è garanzia del diritto del cittadino. Essa quindi è l’unico dispositivo normativo di collegamento in grado di assicurare la comunicazione tra due sistemi di valori quelli dei cittadini e quelli delle professioni e quindi dei servizi.
 
Insomma la superiorità della norma deontologica non è quella ideologica che considera in modo categorico l’etica più importante di qualsiasi altra cosa, ma è quella pragmatica legata alla sua efficienza nel senso di essere l’unica norma a tenere insieme valori diversi e a garantirli nello stesso tempo.
 
Le politiche sanitarie delle Regioni entrano in contraddizione con le deontologie perché esse, condizionate soprattutto dai limiti finanziari, molto raramente sono un’interfaccia tra sistemi valoriali diversi dal momento che il più delle volte (come dimostra la riforma della Lombardia, l’organizzazione del 118 in Emilia, il regolamento sui farmaci in Puglia, ma anche le vicende del Veneto e di altre regioni) esse sono l’‘affermazione di certi valori a discapito di altri.
 
Quando il criterio del risparmio diventa teoria della sopravvenienza in ragione della quale tutto il resto deve diventare automaticamente subveniente, ci si rimette tutti a partire dal cittadino.
 
Quindi care Regioni invece di fare stalking, cioè di tormentare gli ordini con comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come minacce, dichiarazioni stampa, molestie politiche o attenzioni indesiderate, datevi da fare per aggiornare il vostro pensiero che, fatevelo dire, è terribilmente inadeguato.
 
Conclusioni: superare la dissonanza
Definisco autonomia la posizione giuridica di un ordine che si governa di fronte alle altre istituzioni con le proprie deontologie e nella cui sfera di attività non è consentita nessun tipo di ingerenza. Essa è la facoltà riconosciuta dallo Stato alla professione medica di dare a se stessa la propria regola. Guai se la professione, come vorrebbero certi assessori, negoziasse o rinunciasse a tale facoltà.
 
Definisco dissonanza la divergenza che esiste tra ciò che non è “sco” (come ad esempio l’intervista della presidente Chersevani) e ciò che è “sco” come i tre presidenti dei quali ho raccontato le disavventure.
 
In questi anni, da convinto assertore della “questione medica”, non ho fatto altro che descrivere in tutti i modi possibili il problema della dissonanza ad ogni livello. Non ripeterò quindi esempi a tutti noti.
 
In questi anni non ho mai ridotto la critica anche insistente alla Fnomceo, alla sua presidente, cioè non ho mai personalizzato la mia analisi su una persona, in parte perché oltre a lei c’è un gruppo dirigente che ha primarie responsabilità sulle scelte fatte, in parte perché personalmente a Roberta Chersevani voglio bene. Ritengo che essa sia una brava persona, onesta, lavoratrice, trasparente come il diafanoscopio davanti al quale ha trascorso la sua vita professionale.
 
Nello stesso tempo penso, come tanti (ma non è un mistero), che essa sia stata una nomina adeguata, non tanto alle urgenze complesse della professione, ma ai giochi di potere tesi a perpetuare il controllo sulla federazione da parte di un gruppo di persone che essendo molto vicino al governo, è stato indubbiamente molto poco “sco”. I risultati che non cito sono sotto i nostri occhi. Essere “no sco” non paga.
 
Le vicende che ho qui richiamato sono solo la piccola parte di una grande crisi della professione ma che dimostrano due cose:
· il suo crescente grado di compromissione,
· la crescita  dell’arroganza da parte di una politica spregiudicata  che non si ferma davanti a niente.
 
Le previsioni sull’evoluzione del quadro politico alla luce della nuova legge elettorale, il persistere di politiche tese a rendere il nostro sistema pubblico sempre più regrediente nei confronti del privato, l’accanimento a controllare, snaturandola, la professione per ragioni di sostenibilità, le anacronistiche invarianze che, nel nostro sistema sanitario, bloccano il rinnovamento, sono tutti “fatti” che ci dicono che è arrivato il momento di cambiare passo.
 
Per cambiare passo bisogna togliere di mezzo la dissonanza cioè fare in modo che la federazione sia “sco” almeno quanto i presidenti di ordine che la rappresentano in prima linea. Cioè che agisca semplicemente la sua autonomia. Altrimenti la vedo nera.
 
Ivan Cavicchi

23 ottobre 2017
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pubblicato il 20/10/2017

 

Si informa che in luogo dell’incontro formativo LA PAROLA CHE CURA E’ LA PAROLA CHE EDUCA?, programmato per il giorno giovedì 14/12/2017, si svolgerà l’evento IPERTENSIONE ARTERIOSA E RISCHIO CARDIOVASCOLARE: E’ TUTTO RISOLTO? tenuto dal Prof. Claudio Borghi.

In allegato il programma aggiornato.

 

 

pubblicato il 17/10/2017

Si comunica che sul BUR - parte terza - n. 274 del 16 ottobre 2017 sono  pubblicati gli avvisi relativi agli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria, pediatri di libera scelta e gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e di emergenza sanitaria territoriale  - 2° semestre 2017.  

 

Le domande per le zone carenti di Pediatri di Libera Scelta vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Bologna - Dipartimento Cure Primarie - Settore Convenzioni Nazionali – Via S. Isaia, 94/A – 40123 Bologna.  

Le domande per le zone carenti di Assistenza primaria, gli incarichi vacanti di Continuità Assistenziale e gli incarichi vacanti di Emergenza Sanitaria Territoriale vanno spedite unicamente all'Azienda USL di Imola - Dipartimento di Cure Primarie - Viale Amendola n. 2 - 40026 Imola. 

Tali Aziende gestiranno le procedure di assegnazione degli incarichi anche per conto delle altre Aziende USL.

Si evidenzia che l’avviso di pubblicazione di cui agli “Allegato 1” contiene già la data di convocazione per l’assegnazione degli ambiti carenti.

Per gli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria i medici sono già convocati per la giornata del 19 febbraio 2018.

 

Per gli incarichi vacanti di continuità assistenziale e gli incarichi vacanti di emergenza sanitaria territoriale i medici sono già convocati per la giornata del 26 febbraio 2018.

 

Per gli ambiti territoriali carenti di pediatria di libera scelta i PLS sono già convocati per la giornata del 22 febbraio 2018.

 

Nel modulo di domanda viene altresì chiesto ai medici ed ai pediatri di dichiarare di essere a conoscenza che la procedura di assegnazione avverrà nella giornata indicata.

La presente comunicazione della data ed orari di convocazione sostituisce a tutti gli effetti la convocazione tramite raccomandata A/R.

Il termine per la presentazione delle domande è il 15 novembre 2017

pubblicato il 14/10/2017

In data 7 ottobre 2017  l'ENPAM ha comunicato agli Ordini provinciali alcune modifiche al Regolamento del Fondo di Previdenza Generale e il  nuovo Regolamento del Fondo della medicina convenzionata e accreditata.

In particolare si invitano i medici e gli odontoaitri che hanno maturato il diritto alla pensione anticipata e di vecchiaia quota B a prestare particolare attenzione all'art. 28 "Decorrenza delle pensioni".

I rgolamenti completi sono consultatabili nel sito www.enpam.it 

pubblicato il 10/10/2017
pubblicato il 06/10/2017

DA IL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA 6 OTTOBRE 2017 -  CRONACA

Bologna, elezioni all’Ordine dei medici, alla fine la spunta Pizza

L’immunologo: "Le polemiche non hanno inciso"

di DONATELLA BARBETTA

Pubblicato il 5 ottobre 2017 
Ultimo aggiornamento: 6 ottobre 2017 ore 12:03 

 

Bologna, 6 ottobre 2017 - La lista dell’immunologo Giancarlo Pizza, 71 anni, ha vinto le elezioni dell’Ordine dei medici: un testa a testa nella prima giornata di spoglio delle schede, un lieve vantaggio nella seconda e ieri l’affermazione finale, con uno scarto di circa 70 voti.
Presidente Pizza, sarà per la quinta volta il numero uno dell’Ordine fino al 2020? 
"Entro per la quinta volta nel consiglio direttivo, per l’attribuzione delle cariche c’è ancora tempo".
Si aspettava questo risultato, visto gli scontri con la Regione prima sul caso degli infermieri sulle ambulanze e poi per le dichiarazioni sul tema vaccini?
"Ho sempre avuto fiducia nei medici ed evidentemente non è stata mal riposta. Le polemiche non hanno inciso, anche se qualcuno poteva pensare questo, perché le dispute non sono mai rientrate nella dialettica tra medici, ma erano state messe in piedi da altri".
A chi si riferisce?
"Non vorrei rinfocolare le polemiche. Comunque è capitato che l’assessore Venturi abbia interpretato in modo diverso il mio pensiero rispetto a quello che intendevo dire in un’intervista televisiva. Ma ora è tutto a posto".
Com’è ora il rapporto con l’assessore Venturi?
"Va tutto bene. È venuto a votare e sapendo che ha molti impegni ho cercato di non fargli fare la fila, lui non voleva, ma dopo gli ho anche offerto un caffè".
I provvedimenti sulle sospensioni dei medici a che punto sono?
"Il 7 luglio c’è stato l’incontro con la Cceps (Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, ndr) e la relativa discussione dei nove casi. Ora potrà essere decisa l’archiviazione, la riduzione della sanzione o la conferma. Vedremo. Noi rimaniamo dialoganti con tutti, le sanzioni sono state irrogate con l’accusa che si delegavano atti medici a personale non medico, ma noi abbiamo sempre voluto tutelare i cittadini, gli infermieri e i medici".
Quale sarà la priorità del nuovo consiglio?
"Continueremo a discutere sui problemi di organizzazione sanitarie delle case della salute...".
La fermo subito. Ma non siete contrari?
"No, le vogliamo anche noi, ma crediamo che debbano essere organizzate in un altro modo rispetto al modello regionale. Poi proseguiremo il programma di sviluppo di educazione continua in medicina e apriremo uno sportello per i giovani medici".
Qual è la vostra maggioranza nel consiglio? 
"I quindici componenti sono tutti della mia lista, quindi siamo una squadra già molto affiatata, tuttavia abbiamo lavorato in piena armonia anche durante lo scorso mandato benché tre colleghi provenissero dalla lista avversaria".

 

pubblicato il 02/10/2017

OGGI 2 OTTOBRE 2017

ULTIMO GIORNO DI ELEZIONI SI VOTA FINO ALLE 21.00

pubblicato il 29/09/2017

 

 Si informa che l’evento EPATOPATIE CRIPTOGENETICHE, primo incontro formativo del 57° Corso di Aggiornamento Medico Franco Ferratini, si terrà il giorno giovedì 16 novembre p.v. anziché in data 5 ottobre 2017, invariati sede ed orari.

Il 5 ottobre p.v. pertanto non si svolgerà alcun evento del Corso.

 

 

 

 

pubblicato il 28/09/2017
pubblicato il 28/09/2017

Poliambulatorio Privato di Medicina Specialistica e fisiokinesiterapia sito in Bologna cerca le seguenti figure: Medico Specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica, Medico Specialista in Cardiologia, Medico Specialista in Medicina dello Sport per collaborazione in regime libera professione.

Se interessati inviare il proprio cv a centrointegra@centrointegra.il alla cortese attenzione di Martina.

pubblicato il 08/09/2017

ELEZIONI TRIENNIO 2018 – 2020

 

  1. 1.     CONSIGLIO DIRETTIVO: COMPONENTI ISCRITTI ALBO MEDICI CHIRURGHI
  2. 2.     COMMISSIONE PER GLI ISCRITTI ALL’ALBO DEGLI ODONTOIATRI
  3. 3.     COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI

 

Le Assemblee elettorali per il rinnovo del Consiglio Direttivo, delle relative Commissioni e del Collegio dei Revisori dei Conti, sono convocate presso la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri  Via G. Zaccherini Alvisi n. 4, inseconda convocazione, nei   giorni:

 

SABATO                   30 SETTEMBRE 2017         dalle ore 8.30 alle ore 21.00

 

DOMENICA                1  OTTOBRE 2017             dalle ore 8.30 alle ore 21.00

 

LUNEDI’                      2 OTTOBRE 2017             dalle ore 8.30 alle ore 21.00

 

Per l’elezione:

 

dei quindici componenti del Consiglio Direttivo iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi

dei cinque componenti della Commissione Albo Odontoiatri;

dei tre Revisori dei Conti effettivi e un Revisore supplente.

 

Sono eleggibili tutti gli iscritti agli Albi ivi compresi i componenti uscenti.

 

Non sussiste alcuna causa di ineleggibilità per la elezione alle cariche ordinistiche.

L’iscritto per votare deve presentarsi di persona all’Ufficio elettorale nei giorni e orari sopra indicati, munito di documento di riconoscimento.

 

Non sono ammesse deleghe.

 

Le Assemblee sono valide se vota 1/10 degli iscritti.

 

Per la validità della scheda occorre indicare NOME E COGNOME

 

quindici colleghi per l’elezione del Consiglio Direttivo

cinque colleghi per l’elezione della Commissione Albo Odontoiatri

tre effettivi e un supplente per l’elezione del Collegio Revisori dei Conti

 

In caso di omonimia l’indicazione delle preferenze può essere fatta scrivendo invece del nome e cognome il numero d’ordine di iscrizione all’Albo, ovvero aggiungendo al nome e cognome, la data di nascita e/o il luogo di nascita  e/o domicilio risultanti dall’Albo.

 

A coloro che risultano iscritti ai due Albi, a quello dei Medici Chirurghi e a quello degli Odontoiatri, vengono consegnate quattro schede:

 

- una per la votazione dei componenti iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi del Consiglio Direttivo

- una per la votazione dei componenti la Commissione per gli iscritti all’Albo degli Odontoiatri

- due per l’elezione dei componenti il Collegio dei Revisori dei Conti.

 

pubblicato il 07/09/2017

Si comunica, per opportuna conoscenza, che sul BUR - parte terza - n. 245 del 5 settembre 2017 è pubblicato – da parte dell’Azienda USL di Reggio Emilia - l’avviso per la partecipazione al corso per il conseguimento dell'idoneità all'esercizio dell'attività di Emergenza Sanitaria Territoriale, in attuazione della deliberazione di Giunta regionale Emilia-Romagna n. 1258 del 28 agosto 2017 (pubblicata sul medesimo numero del BUR).

Il termine per la presentazione delle domande è fissato nel 20 settembre 2017.

pubblicato il 07/09/2017

L'Ospedale "Valduce" di Como cerca urgentemente un Medico Specialista da assumere ed inserire in pianta organica con ruolo indeterminato presso il proprio Pronto Soccorso.

Chi è interessato può rivolgersi a:

DOTT. MARIO GUIDOTTI Direttore Dipartimento Area Medica mguidotti@valduce.it 031/32.44.12

pubblicato il 07/09/2017

L'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna condivide totalmente la posizione della Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Toscana che richiede con forza l'incremento numerico di Borse di studio per le scuole di Specializzazione e Corso di Formazione in Medicina Generale, affinchè i giovani medici possano accedere alle attività del S.S.N..

Il Presidente

Dott. Giancarlo Pizza 

pubblicato il 02/09/2017

Il Centro Fisioterapico Sasdelli &co di Budrio ricercano due figure professionali:

- Medico Specialista in Medicina dello Sport

- Logoterapista

per ampliamento del Poliambulatorio.

Contattare 329/88.92.368 oppure 051/80.36.34.

pubblicato il 02/09/2017
pubblicato il 02/09/2017

Casa di Cura "Villa Ida" - Accreditata con il S.S.N. in fascia funzionale "A" per lungodegenza e riabilitazione di I° e di II° livello e convenzionata con le scuole di specializzazione in Geriatria e Fisiatria dell'Università degli studi di Torino - cerca medici con funzione di assistenti e/o in possesso di specialità di Fisiatria e Area Medica a rapporto di dipendenza con eventuale sistemazione abitativa.
Per informazioni rivolgersi al numero: 0123/320033
Oppure all'indirizzo: direzionesanitaria@villaida.net
Sito Internet: www.villaida.net

pubblicato il 02/09/2017

Il Comitato "Cumulo e Casse Professionali" ha lo scopo di attivare ogni possibile iniziativa utile a veder applicata una riforma previdenziale contenuta nella Legge di Bilancio 2017, in vigore quindi dal primo gennaio di quest'anno, che consente di cumulare GRATUITAMENTE le carriere contributive di diversi Enti Previdenziali, mentre fino ada oggi tale facoltà era a carattere oneroso (ricongiunzione) e praticamente inaccessibile per i suoi costi.

Da gennaio questa legge non è stata messa in campo, inizialmente per le resistenze delle Casse Professionali, poi per l'immobilismo dell'INPS che è tenuta ad emettere una circolare applicativa.

Chi fosse interessato può inviare email a : cumuloecasseprofessionali@gmail.com indicando nome cognome, codice fiscale, luogo e data di nascita, recapito postale ed eventuale email per contatti e/o telefono.

pubblicato il 29/07/2017
pubblicato il 27/07/2017

Si comunica che a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 13 giugno del D.M. Salute 7 giugno 2017, sono stati modificati i requisiti per partecipare al concorso per l'ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale 2017/2020: l’abilitazione all’esercizio della professione e l’iscrizione all’albo professionale devono essere posseduti alla data di avvio ufficiale del corso (previsto entro dicembre 2017) e non al momento della presentazione della domanda di partecipazione al concorso (come era in precedenza).

La Regione Emilia-Romagna, come tutte le Regioni d’Italia, ha dunque pubblicato un nuovo bando (BURERT n. 195, parte terza, del 7/7/2017), di cui si allega copia, che si aggiunge a quello già pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 9 maggio.

Per quanto sopra si comunica che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I.) – Serie IV, Speciale Concorsi ed Esami n. 57, del 28luglio 2017  sarà pubblicato l’Avviso relativo all’avvenuta pubblicazione dei bandi di concorso regionali e provinciali per l’ammissione al Corso di formazione specifica in Medicina Generale relativo al triennio 2017/2020in attuazione del DM Salute 7.6.17 sopra citato.

Il numero totale dei medici che saranno ammessi al corso è 80.

 

La domanda potrà essere presentata a partire dalle ore 13:00 del giorno 28 luglio 2017 fino alle ore 13:00 del giorno 28 agosto 2017 seguendo le indicazioni contenute nell’art.3 dello stesso bando utilizzando esclusivamente l’apposito sito Web http://selezionecorsommg.regione.emilia-romagna.it e seguendo le istruzioni in esso indicate.

Si invita a leggere il testo del bando nel quale sarà possibile acquisire ulteriori ed utili informazioni da fornire alla Vostra utenza.

E’ importante precisare che:

  • I medici che hanno presentato domanda in occasione del precedente Bando pubblicato dal 9 maggio all’8 giugno 2017 che hanno dichiarato il possesso dell’abilitazione e dell’iscrizione all’Ordine professionale, per partecipare al concorso, NON debbono ripresentare una nuova domanda in occasione del presente Bando.

 

  • I medici che hanno presentato domanda in occasione del precedente Bando pubblicato dal 9 maggio all’8 giugno 2017 senza aver dichiarato il possesso dell’abilitazione e dell’iscrizione all’Ordine professionale, per partecipare al concorso, debbono obbligatoriamente ripresentare una nuova domanda entro le ore 13:00 del giorno 28/08/2017.

 

Per effetto dell’uscita di questo Bando, la data della prova concorsuale non è più quella riportata sulla GURI n. 35, del 9.5.2017, ma quella che sarà riportata sulla GURI n.57, del 28/07/2017.

pubblicato il 26/07/2017

Si ricerca un Medico specialista in Cardiologia per collaborazione con Guardia Medica Privata per Bologna e zone limitrofe.

Per informazioni contattare il numero 051-224466 in orario di segreteria

dal lunedì al giovedì dalle 8:30 alle 17:00

 il venerdì dalle 8,30 alle 12,30.

pubblicato il 24/07/2017

Bonaccini chiede più autonomia per le Regioni. Ma per fare cosa?

In una recente intervista a Repubblica il presidente dell’Emilia Romagna  ci propone “la terza via al federalismo” ma senza sentire l’obbligo morale di fare un bilancio su come sia andata l’esperienza del federalismo messa in pista con la riforma del Titolo V del 2001

24 LUG - Stefano Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna in una intervista a tutta pagina, su “La Repubblica” (21 luglio 2017) ci propone “la terza via del federalismo” vale a dire una “svolta autonomistica “da applicarsi in vari campi, tra i quali  la sanità.
 
Non chiedo più soldi allo Stato” ha dichiarato il nostro presidente “ma più libertà di gestirli su alcune precise competenze”.
 
Fatemelo dire, ma per una regione orgogliosa di aver aperto la strada per ripristinare gli obblighi vaccinali, questo richiamo alla libertà mi fa un certo effetto.
 
La proposta, del presidente Bonaccini, sembra essere un federalismo a costo zero come sono ormai tutte le cose che riguardano la sanità e viene dopo quella sul referendum della Lombardia e del Veneto, quasi in modo reattivo, proponendosi come una sorta di federalismo moderato di sinistra.

 

 
Resta il fatto che, sia a destra che a sinistra, si cerca autonomia per avere le mani più libere. Ma per farne che?
 
Chiedere autonomia senza prima chiarire il programma per il quale essa si renderebbe necessaria, convinti che il programma non serva perché l’autonomia vale come una parola magica che tutto risolve, nasconde delle fregature.
 
La storia della sanità ci insegna che, in nome dell’autonomia, si sono fatte le peggio cose a partire tanto per fare un esempio (a caso), dalla riforma del Titolo V, un capolavoro di idiozia istituzionale che ha sicuramente fatto girare nella tomba il povero Montesquieu vale a dire la teoria dello Stato come equilibrio tra poteri.
 
L’ autonomia in sanità in questi anni è stata un alibi dietro il quale si sono nascosti i limiti di pensiero di coloro che senza idee e per stare con i pedi per terra hanno fatto più danni della grandine.
E’ quella che io chiamo “l’autonomia dello sfascia carrozze” cioè di colui che senza alcuna parvenza di immaginazione riformatrice non può fare altro che sfasciare quello che c’è.
 
L’autonomia, lo dico a tutti i governatori di destra e di sinistra, è certamente un valore ma solo se essa rispetto ai problemi dello status quo, è una garanzia di miglioramento, di sviluppo, di maggiore felicità sociale.
 
Facendo il verso a Berlin, che distingueva la “libertà negativa” da quella “positiva” distinguerei a mia volta “l’autonomia per fare” e “l’autonomia per disfare”.
 
Ecco due esempi molto diversi ma anche incredibilmente speculari nelle loro logiche di fondo.
 
Il primo riguarda i vaccini (con il presidente Bonaccini di recente ho avuto, in televisione, un confronto ma senza confronto), cioè la differenza che c’è, a parità di scopo profilattico, tra l’uso dell’autonomia per obbligare e l’uso dell’autonomia per promuovere.
 
Nel primo caso non serve una idea riformatrice ma contro riformatrice (si torna agli obblighi, tutto diventa tso, si ricorre alle sanzioni, i diritti non contano perché prevale l’interesse generale, gli effetti collaterali non sono un problema, ecc.).
 
Nel secondo caso invece serve un’idea riformatrice perché si tratta di fare profilassi in un altro modo, di usare la libertà e la responsabilità delle persone, quindi di fare i conti con questa società, definendo un dovere morale alla salute (Kant direbbe un obbligo morale che in quanto tale non può essere imposto per legge perché dipendente dalla autonomia della razionalità) che non si limiti solo ai vaccini ma si allarghi alla salute primaria e quindi  organizzare un programma di deontologia sociale che si basi sull’alleanza non il conflitto  tra diritto individuale e interesse collettivo.
 
A parità di scopo, nel primo caso, l’autonomia è quella dello “sfascia carrozze” nel secondo caso è quella di un riformatore,
 
Il secondo esempio riguarda il lavoro.
In Emilia Romagna come altrove, le professioni, in particolare quella medica sono fortemente amministrate e per questo fortemente frustrate, a causa di un gestionismo oppressivo stupido e ottuso. Di contro a questo fenomeno da tempo ho proposto di ripensare il lavoro e quindi la figura classica del dipendente, cioè di definire l’auto-re, (auto-nomia in cambio di re-sponsabilità misurando il salario sui risultati).
 
Nel caso della professione amministrata l’autonomia della regione è usata per sottomettere, per obbligare, assumendo, come per i vaccini, le persone come delle controparti, cioè dei problemi e dei disvalori.
 
Nel caso dell’autore gli operatori sono invece assunti come dei valori, addirittura degli alleati, quindi come un capitale su cui investire, (management diffuso e shareolders) usando anche in questo ambito il valore della libertà e della responsabilità con lo scopo di realizzare le professioni per fare di più e meglio e produrre sostenibilità.
 
Chiarita la differenza tra “autonomia per fare” e “autonomia per disfare”, presidente Bonaccini, vorrei chiederle: in sanità quale è il suo pensiero riformatore, se ne ha uno, e le ragioni per le quali dovremmo darle più autonomia?
 
Nella sua recente proposta di piano sanitario lei ci ricicla la vecchia idea di “welfare di comunità la stessa che a grandi linee ci propone da tempo la Fondazione Cariplo (QS 24 maggio 2017), bene…prima di darle l’autonomia che ci chiede, ci vuole spiegare con parole sue cosa intende l’Emilia Romagna per welfare di comunità? Le mutue regionali sulle quali state lavorando rientrano nel welfare di comunità?
 
Veda presidente, la Lombardia sempre in nome dell’autonomia si è inventata una controriforma sanitaria, secondo me anticostituzionale, cioè una mutua ma finanziata dallo stato in aperta violazione di tutte le leggi nazionali, che riduce la tutela della salute a menù fisso a costo fisso? (QS 18 luglio 2017)
 
Se l’autonomia che chiedete è per fare la festa alla sanità pubblica, personalmente sarei per togliervela del tutto, cioè per commissariarvi per manifesta incapacità di governo. Perché se vi siete ridotti a fare le mutue per rimediare un po’ di soldi allora vuol dire che non avete alcuna idea riformatrice per governare il problema della sostenibilità. Cioè non siete le Regioni che dite di essere.
 
Come regioni, di patto per la salute in patto per la salute, avete dato mediamente una pessima prova di governo. A fare i macellai (compatibilità) son bravi tutti, il difficile, mi creda, è cercare di far coesistere i diritti con i limiti economici (compossibilità) cioè di essere dei veri riformatori.
 
Lei presidente Bonaccini oggi ci propone “la terza via al federalismo” ma senza sentire l’obbligo morale di fare un bilancio su come sia andata l’esperienza del federalismo messa in pista con la riforma del Titolo V.
 
Lei ci propone un Titolo V bis dimenticando che solo pochi mesi fa il governo, di cui lui è ovviamente e legittimamente uno dei massimi sostenitori, ha messo in pista un referendum per fare esattamente il contrario di quello che lei chiede, cioè per ricentralizzare una parte della sanità, per superare la legislazione concorrente, per restituire allo Stato le prerogative perdute.
 
E tutto questo, come si evince bene dalla sua intervista, con le stesse motivazioni di tanti anni fa: prima bisognava dare con il federalismo una risposta alla avanzata leghista, oggi dovrebbe essere la risposta alle iniziative referendarie della Lega.
 
Ma diamine presidente mutatis mutandis ma con quale faccia?
 
L’ho già scritto tante volte ma lo ripeto: le regioni sulla sanità pur avendo a disposizione una grande autonomia, non sono riuscite, a diventare regioni Esse hanno ripiegato su un compatibilismo suicida e, patto dopo patto, hanno perso sempre più l’autonomia che la riforma del Titolo V aveva dato loro, fino a bere tagli lineari, espropri di competenze, controlli di ogni sorta, commissariamenti. Ora l’immagine che date di voi è quella di istituzioni del tutto supine al governo cioè senza alcuna autonomia intellettuale.
 
Oggi lei ci propone un federalismo a costo zero ed ho notato che sul de-finanziamento del sistema sanitario, a parte le dichiarazioni di rito, lei ci ha fatto rimpiangere Errani che almeno protestava testardo per avere più soldi. E rispetto al sotto-finanziamento dei Lea lei ha addirittura applaudito il governo.
 
Ma di questo “costo zero” la sanità non ne può più e lei dovrebbe chiedere al contrario un rifinanziamento ma non per conservare lo status quo e tirare a campare, ma per riformarlo anche profondamente mantenendo intatti i suoi postulati universalistici quindi per dare delle contropartite di vera sostenibilità cioè intendendo la sostenibilità in un altro modo rispetto a quello che ci propone il governo.
 
Ma per governare in modo diverso il problema della sostenibilità ci vuole un pensiero riformatore che lei non ha come i suoi colleghi governatori.
 
Sto parlando di riforme non di riordini o di riorganizzazioni o di tagli ai posti letto.
Voi emiliani che in sanità vi sentite l’ombelico del mondo, che avete fatto tutto prima degli altri, e che non dovete imparare mai niente da nessuno, quelle “invarianze” di cui parlo nella mia “quarta riforma” ce l’avete tutte esattamente come gli altri.
 
Allora mi scusi presidente Bonaccini ma se le cose stanno così perché dovremmo darle più autonomia?
 
In sanità in nome dell’autonomia, soprattutto la sua “grande“ regione, sono state fatte cose molto discutibili, vuole che gliene ricordi qualcuna? Cominciamo con l’azienda, la sua regione fu anticipatrice rispetto alla legge 502, tutto si basava sulla distinzione gestione/politica quindi sulla autonomia della gestione, ebbene, può dire davanti a “Dio e al popolo” che questa autonomia c’è stata? In tutta sincerità ci dica: perché oggi la tendenza è di marginalizzare oltremisura l’azienda se essa nel ‘92 avrebbe dovuto risolvere tutti i mali della sanità?
 
Vogliamo parlare, sempre in nome dell’autonomia, dello scorporo degli ospedali dalle Usl per poi continuare a parlare paradossalmente di integrazione ospedale territorio? E ancora sempre per restare nella sua Regione, vi siete inventati in nome dell’autonomia la gestione delegata al distretto poi vi siete accorti che era una stupidaggine è l’avete ritirata.
Di nuovo le ripropongo la domanda: autonomia per fare o per disfare?
 
Un’ultima questione presidente Bonaccini.
Lei nell’intervista ci indica una metodologia che riassume con l’espressione “all’emiliana” come con se fosse un tempo musicale, alludendo ad una autonomia sostenuta con il “coinvolgimento sindacati e imprese” cioè ad una metodologia consociativa fatta con i poteri che contano.
 
A parte il fatto, come hanno dimostrato i vaccini, che esiste una società civile che non è rappresentata né dai sindacati e né dalle imprese, che esistono soggetti sociali altri dai soliti consociati, movimenti politici, ma, se mi permette una battuta, lei ci propone come garanzia i ciechi che tra loro fanno a sassate.
 
Sui sindacati sospendo il giudizio per affetto (amo il sindacato resto fin nel midollo un sindacalista della sanità pubblica e mi sento di appartenere alla cultura riformatrice del sindacato). Le imprese al contrario sulla sanità hanno le idee più chiare di tutti nel senso che vogliono rimettere i diritti a mercato.  Avendo lei l’Unipol in casa in particolare Unisalute le tralascio i dettagli.
 
Insomma “all’emiliana” che cosa è? Un rondò, una ciaccona o la solita tarantella? O che altro?
 
La saluto signor presidente con un aneddoto che la riguarda.
 
Quando pubblicai su questo giornale l’e book “la quarta riforma”, con una mail, chiesi all’assessore Venturi, che conosco da anni, se poteva fare da tramite con il presidente Bonaccini per un incontro informale, e quindi per spiegare le mie proposte. Per me, l’Emilia Romagna è la regione della mia famiglia e alla quale la mia formazione professionale deve non molto ma moltissimo. Mi fu risposto che “Stefano” non aveva tempo.  
 
Se Stefano non ha tempo per incontrare le idee di riforma brutte o belle che siano, ma perché mai dovrei fidarmi di Stefano e dargli addirittura più autonomia? Per farne che?
 
Ivan Cavicchi

24 luglio 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 19/07/2017


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MEDICI PEDIATRI da inserire all'interno di servizi pediatrici presso importanti Presidi Ospedalieri delle Regioni Lombardia e Molise (Campobasso ed Isernia) con turni diurni o notturni da 6 o 12 ore;
MEDICI ANESTESISTI da inserire all'interno di servizi anestesiologici presso Presidi Ospedalieri nella zona di Mantova.
Per i candidati interessati, inviare il CV a info@medicalserviceassistance.com o contattare i seguenti recapiti per avere maggiori informazioni:
Tel. 06 55300195
Mobile. 345 9012506"

pubblicato il 28/06/2017

 

L’evento si svolgerà presso la Sala Conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna, il giorno giovedì 29 giugno 2017, dalle ore 18.00 (17:45 registrazione partecipanti) alle 21:00, cui seguirà la consegna del questionario per l’acquisizione dei crediti ECM.

Posti disponibili: 50 - Crediti ECM: 3

 

La partecipazione è gratuita previa iscrizione sul sito www.odmbologna.it

 

Segreteria organizzativa: ecm@odmbologna.it - tel. 3339506441

 

 

pubblicato il 23/06/2017


CONVEGNO 

 SSN “QUO VADIS” ? VERSO LE “MUTUE”? VERSO ASSICURAZIONI

INTEGRATIVO-SOSTITUTIVE ?”

SABATO  1° LUGLIO 2017 dalle ore 8.30 alle ore 13.30

 

Presso la Sala conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna

Via G. Zaccherini Alvisi 4 – Bologna 

 

8.30-8.40:     Dott. Giancarlo Pizza: Introduzione

8.40-9.10:     Avv.  Gianfranco Iadecola: Il diritto costituzionale alla salute- Legge  

                       833-Sentenze della Cassazione

9.10-9.40:     Prof. Stefano Zamagni: Diritti costituzionali e sostenibilità economica

9.40-10.10:   Prof. Ivan Cavicchi:  SSN -  definanziamento strisciante. Passaggio dalla

                       fiscalità generale alla solidarietà mutualistica. Cosa cambia?

10.10-10.40: Dott. Carlo Roberto Rossi: Esiti del definanziamento del SSN

10.40-11.10: Dott. Guido Quici: Perché il NO al definanziamento del SSN visto dalla

                        CIMO

 

11.10-11.40:  Coffee-break

 

11.40-12.10:  Dott. Carlo Palermo: Perché il NO al definanziamento del SSN visto

                         dall’ANAAO

12.10-12.40:  Dott. Giuseppe Lavra: Perché il NO al definanziamento del SSN visto

                         dal maggior Ordine italiano

12.40-13.10:  Discussione

13.10-13.40:  Coordina  Pizza: (4 minuti ciascuno):Iadecola-Zamagni-Cavicchi-Scotti-

                         Quici-Palermo-Lavra

13.40               Quick lunch in piedi presso la sede

 

 

Con i medici ne discuteranno un Avvocato,  un Economista, un Sociologo.

Le Associazioni  dei pazienti, i cittadini, gli organi di stampa sono invitati  al dibattito

pubblicato il 23/06/2017

MEDICALLCENTER Medici specialisti e generici per visite domiciliari a Bologna e Provincia

 

Testo - MediCallCenter srl leader nel servizio di medicina domiciliare a Roma e Milano, estende il servizio a tutto il territorio nazionale.

 

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Inviare CV a medici@medicallcenter.it

 

www.medicallcenter.it/medici-a-domicilio

 

pubblicato il 20/06/2017

Da: PELAGATTI GIUSEPPE <g.pelagatti@trenitalia.it>
Data:
19 giugno 2017 13:38:04 CEST
A: "Giancarlo Pizza (
presidente@odmbologna.it)" <presidente@odmbologna.it>
Oggetto:Rilascio certificazioni di malattia

Gentile Dott. Giancarlo PIZZA mi permetto di rappresentarLe la problematica sotto riportata in quanto si sta verificando un aumento del numero dei casi di penalizzazioni dei lavoratori per la tardiva data di emissione della certificazione rispetto alla data di inizio/continuazione della prognosi.

Secondo i criteri in atto in base alla normativa vigente (punto 3 Decorrenza dell’indennità di malattia Circolare INPS 147/96) la decorrenza dell’indennità di malattia viene computata dalla data del rilascio della relativa certificazione.

L’INPS ammette, peraltro, la possibilità di riconoscere, ai fini erogativi, la sussistenza dello stato morboso anche per il giorno immediatamente precedente a quello del rilascio della certificazione, purché sulla stessa risulti compilata la voce “dichiara di essere ammalato dal….”

Il criterio, valido anche per la certificazione di continuazione e ricaduta della malattia è da collegare unicamente alla facoltà di effettuare la visita medica, richiesta dopo le 10.00, il giorno immediatamente successivo. In relazione a quanto precede l’INPS ha chiarito che la particolare regola non va applicata quando la data riportata alla predetta voce retroagisce di oltre un giorno dalla data del rilascio essendo, nell’ipotesi, da escludere che la data stessa possa assumere il significato della data di chiamata del medico.

Nelle situazioni sopra rappresentate le giornate anteriori alla data del rilascio  sono da considerare come non documentate (e perciò non indennizzabili). Di conseguenza la decorrenza della validità del certificato, e perciò della malattia indennizzabile, sarà da conteggiare dalla data del rilascio del certificato stesso. La regola è valida anche per le certificazioni di continuazione della malattia

Contrariamente a quanto previsto dalle disposizioni si verificano molti casi in cui è stato redatto un certificato medico con una data di inizio della prognosi (dichiara di essere ammalato dal …) di qualche giorno anteriore alla data del rilascio del certificato: molto frequentemente nei casi in cui il lavoratore dichiara di essere ammalato dal venerdì. Questo comporta che il certificato medico sia da considerare anomalo per tutti i giorni antecedenti la data del rilascio e potrebbe verificarsi una penalizzazione per il lavoratore.

Il certificato è corretto solo se rilasciato nel giorno di inizio malattia o, al massimo, anche per il giorno immediatamente precedente (se lo dichiara il lavoratore).

Nel caso di continuazione il certificato è corretto solo se rilasciato nel primo giorno successivo al termine del precedente.

Per quanto sopra si prega voler sensibilizzare i medici della provincia rispetto a quanto sopra indicato.

Cordiali saluti 

PELAGATTI Giuseppe

 

TRENITALIA S.p.A.

Direzione Risorse Umane e Organizzazione Gestione e Processi Amministrativi

Processi Amministrativi

Processi Amministrativi del Personale Centro

Gestione dei Servizi Territoriali di Amministrazione del Personale

Bologna Via del LAZZARETTO, 16  40131 Bologna

Telefono: F.S. 921 7172 - Telecom 051 2587172

Fax: F.S. 921 7150 - Telecom 051 2587150

Cell.313 8746102

pubblicato il 17/06/2017
Vaccini. Intervista a Walter Ricciardi: “Tutti e 12 i vaccini obbligatori sono essenziali. Perché l’obbligo? Perché funziona e lo hanno capito anche nella super liberal California”

Ma perché 12 vaccini obbligatori? Perché sembra si abbia più paura dei vaccini che delle malattie? Ma siamo sicuri che l'obbligatorietà vaccinale sia più efficace dell'adesione volontaria e consapevole, come sostiene anche il Veneto che ha annunciato ricorso contro il decreto Lorenzin? Sono queste le domande che in queste settimane stanno spaccando la politica e l'opinione pubblica. Le abbiamo rivolte al presidente dell'Iss. Ecco cosa ci ha risposto in questa intervista esclusiva

16 GIU - "Sono le evidenze scientifiche a dirci che è necessario l'obbligo per 12 vaccini. Anzi, noi dall'Istituto superiore di sanità ne avevamo consigliati addirittura 13 aggiungendo anche il pneumococco. La soglia di sicurezza è del 95% di copertura vaccinale, scendere sotto questa è un segnale allarmante di scopertura per decine di migliaia di bambini, adolescenti e giovani".
 
Per invertire la rotta si devono riproporre le migliori esperienze a livello internazionale, e, in questo senso, "il modello da seguire è quello californiano. In Veneto, invece, con il venir meno dell'obbligo, sulle attuali 4 vaccinazioni obbligatorie si registrano i dati peggiori rispetto alla media nazionale. Sono le evidenze a dirci che non è questa la migliore via da percorrere". Quando alla proposta di legge del M5S: "È priva di ogni scientificità, l'esavalente viene utilizzata in tutto il mondo, o forse vaccinarsi contro la meningite non deve essere ritenuto importante?".
 
Così in quest'intervista esclusiva a Quotidiano Sanità il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, interviene a tutto campo sul tema dell'obbligo vaccinale.

 

 
Presidente Ricciardi, prendiamo spunto dalle notizie che provengono oggi dalla Francia dove si pensa di inserire l'obbligo per 11 vaccini. Può spiegarci una volta per tutto per quale motivo si è deciso in Italia di rendere obbligatori 12 vaccini? 
Lo si è deciso sulla base delle evidenze scientifiche. Anzi, noi dall'Istituto superiore di sanità ne avevamo consigliati addirittura 13 aggiungendo anche il pneumococco. Sono le condizioni generali a dettarci questa scelta. Per quale motivo oggi dovrei offrire il vaccino contro la poliomelite e non quello contro la pertosse che avanza? Questo tanto per fare un esempio. Il fatto che nessuna vaccinazione raggiunga la soglia di sicurezza del 95% a livello nazionale è un segnale allarmante, vuol dire che decine di migliaia di bambini, adolescenti e giovani sono scoperti ed esposti a rischi e pericoli inutili.
 
Tra le critiche avanzate, anche da alcuni senatori della Commissione Sanità del Senato nel corso delle audizioni sul provvedimento, si parla dell’inutilità del ricorso a un decreto legge dal momento che non è stata accertata alcuna epidemia nel nostro Paese. Insomma, in Italia c’è o no una situazione epidemica?
So a chi sta facendo riferimento. Devo dire che la mia audizione ha avuto riscontri favorevoli dalla maggior parte dei senatori presenti, mentre alcune critiche sono state mosse solo dal M5S, dal vicepresidente della commissione Maurizio Romani (Idv) e da Nerina Dirindin (Mdp). In Italia c'è un'epidemia di morbillo, solo dall'inizio dell'anno si sono registrati, ad oggi, 2988 casi. Nello stesso periodo lo scorso anno erano circa 392. Parliamo di un'impennata di oltre il 700%. Si deve ricordare che i vaccini sono uno strumento di prevenzione. Di fronte a dati allarmanti, con tutte le coperture sotto la soglia di sicurezza, è logico che si debba necessariamente intervenire per prevenire nuove epidemie prima che queste esplodano, come successo con il morbillo. La logica di uno strumento di prevenzione è proprio quella di intervenire prima per evitare la gente si ammali e muoia. Questo deve essere chiaro a tutti.
 
In questi giorni il M5S e Mdp hanno presentato le loro proposte di legge sui vaccini. In entrambi i testi viene proposto un approccio basato sulla raccomandazione e non sull'obbligo. Una scelta, hanno spiegato ieri i parlamentari pentastellati, di tipo politico. Allo stesso tempo però, sia il M5S che Mdp hanno puntualizzato come, sulla base delle evidenze scientifiche, non esista alcuna dimostrazione di un aumento delle coperture con l’introduzione dell'obbligo vaccinale. È davvero così?
No. Ma prima di tutto si deve far chiarezza di cosa si intende quando si parla di evidenze scientifiche. È del tutto evidente che in questo campo, a differenza ad esempio dei farmaci, non si possano fare dei clinical trial randomizzati per dimostrare l'efficacia di un modello piuttosto che di un altro. Si deve qui intendere il metodo migliore per raggiungere con efficacia l'obiettivo che ci si è prefissati. Se quindi devo parlare di evidenza su una decisione di sanità pubblica, dovrò studiare le best practice internazionali. E da questo punto di vista il metodo da seguire, ossia quello che ha dato i migliori risultati, è quello della California. Qui, a fronte di un preoccupante calo vaccinale, si è intervenuti introducendo l'obbligo vaccinale senza il quale è impossibile l'iscrizione in tutte le scuole, università comprese. E si badi bene che non stiamo parlando di uno Stato retrogrado, ma anzi, liberale al punto da aver anche legalizzato l'uso della cannabis a scopo ricreativo. In questo modo sono riusciti a recuperare efficaciemente il 5% delle coperture.
 
Un metodo, questo, fortemente contestato da Regioni come il Veneto che ha già annunciato ricorso alla Corte Costituzionale. Che idea si è fatto?
Vede, anche in questo caso parlano i numeri. Il Veneto dal 2007 ha sospeso l’obbligo vaccinale costruendo un sistema di monitoraggio sulle vaccinazioni promuovendo un’adesione consapevole all’offerta vaccinale. In questo modo, però, non è riuscito a impedire un livello insoddisfacente di copertura proprio sulle vaccinazioni obbligatorie, che è infatti inferiore di oltre un punto rispetto alla media nazionale. Anche se la copertura di vaccinazioni raccomandate come morbillo, parotite e rosolia è superiore di quasi due punti rispetto al resto d’Italia, resta comunque inferiore al livello critico (95%), necessario per il raggiungimento dell’eliminazione del morbillo. Se questo accade nel contesto di una regione ricca, efficiente, dove pure c’è un’offerta vaccinale ampia e gratuita e dove c’è una particolare attenzione alla comunicazione e promozione della vaccinazione, come è il Veneto,  ciò significa che senza interventi mirati e omogenei sul territorio nazionale il rischio di un ulteriore calo delle coperture e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione è molto elevato.
Il Veneto, inoltre, risulta fra le poche regioni ad avere un recupero della copertura della vaccinazione esavalente inferiore al 5% a 36 mesi. Ciò significa che solo il 5% dei bambini non vaccinati secondo il calendario prestabilito si mette in pari con questa vaccinazione entro i tre anni. A differenza del resto d’Italia dove il recupero nella stessa fascia temporale avviene con percentuali intorno al 18%.
 
Con l'approvazione del decreto, qual è il tempo da voi stimato per il raggiungimento della soglia di copertura del 95% per quelle vaccinazioni già oggi obbligatorie?
Le nostre stime parlano di circa due o tre anni necessari per le quattro vaccinazioni obbligatorie. Per le altre invece, ci vorranno circa 5 anni. E questo con l'obbligo, figuriamoci quanto tempo sarebbe necessario con la sola raccomandazione!
 
Una domanda più tecnica. Nella proposta del M5S si parla dell’obbligo di un quadrivalente (e non più esavalente) e di lasciare le altre vaccinazioni come raccomandate e disponibili in formato monodose. E’ fattibile? 
Questa è una proposta assolutamente priva di scientificità. L'esavalente è utilizzato nei Piani vaccinali di tutto il mondo. Perché mai dovrei escludere il vaccino contro la meningite, viene forse ritenuto poco importante? Senza contare il fatto che in questo modo, e con la soluzione delle monodosi, si dovrebbero sottoporre i bambini al doppio delle iniezioni.
 
Un’ultima domanda, forse più di carattere sociologico: secondo lei, dopo generazioni di persone che si sono sottoposte ai vaccini senza problemi, con il conseguente forte aumento della vita media e dell’aspettativa di vita in salute, come mai in questi ultimi tempi sembra si abbia più paura dei vaccini che delle malattie? 
I vaccini sono vittime del loro successo, perché grazie a questo strumento è stato possibile far quasi sparire alcune malattie dal nostro Paese. Ma questo non significa che quelle malattie non esistano più. Ed è proprio nel momento in cui non si considerano più pericolose, che i rischi aumentano. È sparito il ricordo delle malattie e delle loro nefaste conseguenze, ed ora si ha più paura di possibili lievissimi e rari effetti collaterali. Ricordo che è molto più facile essere eletti in Parlamento che star male a causa dei vaccini, nel primo caso si parla infatti di una probabilità di 1/117.000 mentre nel secondo di 1/1.000.000. Detto questo, è evidente che noi per primi vorremmo un'adesione libera, partecipata e informata alle vaccinazioni. Da questo di vista mettiamo e metteremo tutto il nostro impegno per poter offrire la massima trasparenza e tutte le dovute rassicurazioni del caso. Però, quando è a rischio la salute dei bambini e delle persone più fragili, non possiamo far altro che ricorrere anche a strumenti come quelli del decreto per far tornare il prima possibile la situazione in sicurezza.
 
Giovanni Rodriquez

16 giugno 2017
© Riproduzione riservata

 

pubblicato il 17/06/2017
pubblicato il 16/06/2017

Vaccini. L’alternativa Cinque Stelle: “Mantenere solo i 4 obbligatori esistenti e no all’obbligo per iscrizione a scuola”. Proposto stanziamento di 300 mln nel triennio 2017-2019 per l’istituzione di un Fondo nazionale di prevenzione vaccinale. “Pronti a lavorare con Mdp su un testo comune”

Non esistono evidenze scientifiche sull'aumento delle coperture con l'introduzione dell'obbligatorità per altri 8 vaccini. E, di fronte ad una mancanza di epidemie è ingiustificato il ricorso ad un decreto legge. Questi i concetti espressi oggi al Senato da Giulia Grillo, Elena Fattori e Paola Taverna che hanno presentao un loro ddl alternativo al decreto Lorenzin. Per i Ciinque Stelle bastano gli attuiali 4 vaccini già obbligatori (antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B) e non serve il reinserimento dell'obbligo vaccinale per iscriversi a scuola che era già stato camcellato nel 1999. Apertura al ddl Dirindin. IL TESTO

 

15 GIU - Coperture vaccinali con una formulazione quadrivalente, o monodose,  per gli unici vaccini obbligatori ai sensi della legislazione vigente, quali antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B. Inoltre no al ripristino dell'obbligo vaccinale per poter iscrivere a scuola i propri figli. E poi istituzione di un Fondo nazionale per la prevenzione vaccinale con dotazione di 100 milioni di euro annui per ciascun anno del triennio 2017-2019. Queste in sintesi le principali novità contenute nel disegno di legge in tema di vaccinazioni presentato oggi dal MoVimento 5 Stelle nel corso di una conferenza presso la sala Nassirya del Senato, presieduta da Giulia Grillo, Elena Fattori e Paola Taverna.
 
"Altri partiti hanno provato in ogni modo a strumentalizzare la battaglia di serietà che il M5S sta portando avanti sui vaccini. Rispetto all’approccio coercitivo alla vaccinazione scelta dal Governo, vorrei far presente che questa è una scelta di tipo politico e non scientifico - ha precisato Grillo -. Di fatto il M5S ha scelto un approccio di raccomandazione proprio basandosi su ricerche ed evidenze scientifiche che ci dicono che questo è l'approccio migliore. Ritengo che la politica debba fare politica e che la scienza debba fare la scienza senza interferire nei rispettivi campi. La politica ha il compito di fare le regole per garantire una ricerca indipendente, trasparente e sicura. E proprio su questo stiamo discutendo in commissione Affari sociali alla Camera sull'articolo 1 del ddl Lorenzin. La scienza viceversa propone sue innovazioni che la politica deve introdurre, specie se a carico del pubblico erario, con degli strumenti di politica sanitaria pubblica".

 
"Non esiste correlazione tra autismo e vaccini, quello studio era fraudolento. Questo dobbiamo dirlo in maniera chiara per non creare farsi allarmismi. E’ inoltre importante avere il massimo livello di copertura per tutte quelle vaccinazioni realmente necessarie. Premesso questo - ha spiegato Fattori - politicamente il punto è come ottenere questa copertura. Nella maggior parte dei casi questo traguardo non si raggiunge con la coercizione ma con la raccomandazione. E su questa modalità è basato il nostro ddl. Raccomandazione non vuol dire però libertà totale di scelta. Lo Stato deve tutelare la salute pubblica accompagnando i genitori alla vaccinazione. Servono vaccini gratuiti e disponibili, e personale sanitario disposto a chiarire i dubbi. Lo Stato ha poi il compito di monitorare il livello delle vaccinazioni attraverso un'Anagrafe vaccinale informatizzata. Abbiamo poi previsto clausole di salvaguardia, ad esempio nei casi di epidemie dichiarate. Vogliamo uno Stato autorevole, non autoritario".
 
"Si sta creando una spaccatura su un tema delicato, come quello della tutela della salute pubblica, che non fa bene a nessuno - ha aggiunto Taverna -. E' stato approvato un Piano nazionale vaccini e poi, dopo soli pochi mesi e senza nessuna motivazione, visto che lo stesso premier Gentiloni ha dichiarato che non c’è alcuna epidemia, Lorenzin è intervenuta a gamba tesa imponendo l’obbligo su ben 12 vaccini. La gente non si fida del ministro, del governo, dei parlamentari, non dei vaccini. C’è una grande quantità di pubblicazioni scientifiche che dicono chiaramente che con l’obbligo l'auspicato aumento delle coperture non si ottiene. In questo senso il ddl presentato da Mdp ha un'impostazione simile e può tranquillamente, insieme al nostro, diventare un testo base su cui lavorare".

 
Il provvedimento è composto di 7 articoli:
 
All’articolo 1 si spiega come la legge sia finalizzata ad armonizzare le attività vaccinali in atto sul territorio nazionale per garantire equità e parità di accesso alle prestazioni da parte di tutti i cittadini e alla promozione della salute e all’incremento della copertura vaccinale sul territorio nazionale in modo da adottare una efficace azione preventiva sulla base del principio della raccomandazione.
 
Al fine di consentire di svolgere l’attività di monitoraggio delle vaccinazioni eseguite da tutti i cittadini l’articolo 2 istituisce l’Anagrafe vaccinale nazionale digitale con il compito di raccogliere i dati delle banche dati digitali regionali e in particolare i dati relativi ai vaccinati per sviluppare le attività di sorveglianza delle malattie suscettibili di vaccinazione e di monitorare nel tempo gli eventuali effetti indesiderati delle vaccinazioni nonché per migliorarne i livelli di sicurezza e di efficacia.
 
Nel testo si spiega come le somme stanziate nella legge di Bilancio per il nuovo Piano nazionale vaccini siano finalizzate unicamente all’acquisto dei vaccini, pertanto, per il M5S si rende necessario lo stanziamento di ulteriori risorse destinate a finanziare un sistema adeguato di prevenzione vaccinale sul territorio nazionale. 
 
A tal fine l’articolo 3 istituisce il Fondo nazionale per la prevenzione vaccinale con dotazione di 100 milioni di euro anni per ciascun anno del triennio 2017-2019. Le risorse del Fondo sono destinate: alla realizzazione e alla tenuta dell’Anagrafe vaccinale di cui all’articolo 2; alla promozione attiva delle vaccinazioni raccomandate nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale ed alla rimozione attiva e capillare di qualsiasi ostacolo alle vaccinazioni; alla diffusione a tutti i livelli di appropriati programmi di comunicazione aperta ed efficace tra medici e genitori in modo da sviluppare un senso più alto di partecipazione dell’individuo alla gestione della salute pubblica nonché diffondere la conoscenza delle malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni.
 
L’articolo 4 stabilisce che al fine di consentire su tutto il territorio nazionale le adeguate coperture vaccinali e garantire la scelta tra diverse alternative vaccinali, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro della salute provvede, sentita l’Aifa e le Regioni, a rendere disponibili: a) coperture vaccinali con una formulazione quadrivalente per gli unici vaccini obbligatori ai sensi della legislazione vigente, quali antidifterite, antitetanica, antipoliomelite e antiepatite B, nonchè in formulazione monodose; b) coperture vaccinali con una formulazione monodose per ciascuno dei vaccini raccomandati.
 
L’articolo 5, prescrive al comma 1, che nei casi di particolari emergenze sanitarie o di specifici episodi epidemici il Ministro della salute definisce con proprio decreto, misure obbligatorie specifiche legate alla risoluzione dell’evento emergenziale, al fine di tutelare la salute pubblica. Al comma 2 si stabilisce che nell’ambito dell’attività di monitoraggio della copertura vaccinale qualora il Ministero della salute sentito l’Istituto superiore di sanità, rilevi scostamenti tali da compromettere l’ottenimento dell’immunità di gregge, adotta programmi informativi obbligatori a carico dei centri vaccinali presenti sul territorio nazionale al fine di stabilire un confronto con chi esercita la responsabilità genitoriale. Il comma 3 è dedicato alla tutela degli alunni che per motivi clinici non possono accedere alle pratiche vaccinali. Viene previsto che i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, statali e paritarie, provvedono, nei casi di cui al comma 1, ad adottare ogni misura necessaria per garantire agli alunni stessi una continuità didattica in presenza di adeguate misure volte alla tutela della salute e della sicurezza.
 
L’articolo 6 dispone che a decorrere dal 2019, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale, ha durata quinquennale.
 
Infine, l'articolo 7 reca la copertura finanziaria. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a 100 milioni di euro anni per ciascun anno del triennio 2017-2019, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
 
Giovanni Rodriquez

15 giugno 2017
© Riproduzione riservata

Allegati:

 

Testo ddl vaccini M5S

pubblicato il 16/06/2017

Disegno di Legge d'iniziativa dei Senatori Taverna, Fattori, Buccarella, Castaldi, Lezzi, Lucidi, Martelli, Montevecchi, Moronese, Serra, Crimi, Giarrusso, Bottici, Marton, Nugnes, Cioffi, Puglia, Endrizzi, Petrocelli, Paglini, Mangili, Airola, Bertorotta, Donno, Girotto, Scibona e Santangelo.

Comuicato alla Presidenza il 25 Maggio 2017

DISPOSIZIONI PER L'ARMONIZZAZIONE DELLE COPERTURE VACCINALI SUL TERRITORIO NAZIONALE

pubblicato il 15/06/2017

Vaccini. Dirindin (Art.1-Mdp): “Nessuna evidenza scientifica su aumento coperture con obbligo”. Presentata legge alternativa al decreto Lorenzin

Un Piano nazionale di prevenzione vaccinale, rafforzamento dei servizi vaccinali regionali, piani di comunicazione per promuovere l'adesione volontaria, un sistema di farmacovigilanza realizzata attraverso un sistema efficiente e integrato di raccolta dati, e la gratuità dei vaccini necessari per il raggiungimento degli obiettivi di Piano. Questi i punti nevralgici della proposta di legge presentata oggi in Senato dalla senatrice di Articolo 1-Mdp. IL TESTO DEL DDL.

 

14 GIU - "Noi non siamo contro i vaccini, né vogliamo rischiare di essere confusi con coloro che sono contro le vaccinazioni. Pensiamo che queste siano uno degli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della sanità pubblica per la prevenzione delle malattie infettive. Proprio per questo, il dibattito su un tema così importante per la salute, in particolare dei bambini, non deve ridursi ad un argomento di lotta politica o peggio diventare strumento per una battaglia ideologica basata su facili slogan, ma va ricondotto nell'ambito di una discussione seria e serena entro i confini delle migliori evidenze scientifiche e del buon funzionamento della sanità pubblica".
 
Lo ha dichiarato Nerina Dirindin, Senatrice di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista, che stamattina ha presentato in conferenza stampa il disegno di legge Disposizioni in materia di malattie infettive prevenibili con vaccinazioni, di cui è prima firmataria.
 
"Non ci sono evidenze scientifiche - ha aggiunto la senatrice - che la sola obbligatorietà aiuti a aumentare la copertura vaccinale. Abbiamo anzi il timore che la grande confusione che il decreto che impone l'obbligo vaccinale sta scatenando e un approccio drastico possano radicalizzare i dubbiosi e i dissidenti".

 
"Sono sinceramente amareggiata per il fatto che un tema così delicato sia oggetto di una battaglia. Tutte le istituzioni dovrebbero prendere le distanze da scorciatoie e, al contrario, lavorare per rasserenare il clima e rinsaldare la fiducia tra i cittadini e la medicina. Il disegno di legge che presentiamo oggi va esattamente in questa direzione, puntando su una strategia all'insegna della prevenzione e dell'informazione, considerando la vaccinazione l'ultimo step di un percorso complesso e articolato e intervenendo con obblighi solo se effettivamente necessari, con strumenti proporzionati e utili rispetto agli obiettivi di prevenzione delle malattie infettive che tutti condividiamo", ha sottolineato.
 
"La disinformazione, la scarsa fruibilità delle informazioni a disposizione dei genitori, la paura di eventuali effetti collaterali sono tutti fattori che dovrebbero essere aggrediti da chi ha la responsabilità della tutela della salute pubblica – ha concluso la Senatrice di Articolo 1 - Di fronte alle crescenti “esitazioni” nei confronti delle vaccinazioni è necessario lavorare per recuperare la fiducia dei cittadini nelle indicazioni provenienti dalle istituzioni sanitarie e nel rapporto con pediatri e medici di base, con l'obiettivo di promuovere un'adesione consapevole e responsabile al programma vaccinale, evitando per quanto possibile un approccio prescrittivo e sanzionatorio”.
 
Ecco cosa prevede il disegno di legge:
• Un Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) che definisce, sulla base di evidenze scientifiche indipendenti da interessi commerciali, un unico calendario vaccinale su tutto il territorio, previa valutazione degli organi tecnico-scientifici del Servizio Sanitario Nazionale.
• La destinazione dei fondi previsti dall'ultima legge di bilancio alla realizzazione di tutte le attività di sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e dei programmi vaccinali.
• Il rafforzamento dei servizi vaccinali delle Regioni al fine di assicurare la pianificazione e la realizzazione delle azioni necessarie, compresa la responsabilizzazione dei professionisti del SSN per il perseguimento degli obiettivi.
• Gratuità dei vaccini necessari per il raggiungimento degli obiettivi del Piano.
• Piani di comunicazione per promuovere l'adesione volontaria e consapevole.
• Farmacovigilanza realizzata attraverso un sistema efficiente e integrato di raccolta dei dati, uniformando e completando l'informatizzazione delle anagrafi vaccinali.
• Interventi d'urgenza in presenza di specifiche condizioni di rischio o di insufficienti coperture vaccinali, fino alla nomina di un commissario ad acta da parte del Consiglio dei Ministri.
 

14 giugno 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 09/06/2017

Da Quotidiano Sanità dell’8 giugno 2017

Decreto Vaccini. I dubbi del Veneto. Zaia: “Mamme e papà disorientati. Non si possono imporre i vaccini a suon di multe”

“Un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto”.

 http://www.quotidianosanita.it/img_prima/front6491673.jpg

08 GIU - I tecnici della Direzione regionale Prevenzione del Venrto stanno in queste ore esaminando gli effetti del decreto legge sui nuovi obblighi vaccinali pubblicato ieri in Gazzetta.  In particolare - informa una nota delle aRegione - “stanno valutando l’approvvigionamento (il decreto - scrive al Regione - non specifica la tipologia di vaccini da utilizzare e non tutti i vaccini sono impiegabili ad ogni classe di età considerata), i carichi di lavoro ai quali le Ulss saranno chiamate a far fronte entro il 10 settembre e il futuro delle altre campagne di prevenzione rivolte alle malattie croniche non trasmissibili”.
 
E in questo contesto, fanno notare i tecnici veneti, “l’impegno a concentrare risorse e personale sulle vaccinazioni obbligatorie penalizzerà inevitabilmente tutte le altre attività”.

 

“Mi preoccupa maggiormente l’impatto del nuovo decreto sulle famiglie, sulle mamme e papà, che avverto preoccupati e disorientati - ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia – Del nuovo decreto contesto la forma coercitiva e l’eccessivo allarme di sanità pubblica attualmente giustificabile solo per il morbillo. La stragrande maggioranza dei genitori non sono contrari a vaccinare i loro figli, ma hanno bisogno di essere correttamente informati e accompagnati nella scelta vaccinale,  tale consenso non si può ottenere imponendo le vaccinazioni a suon di multe, rinunciando in questo modo a fare un’azione educativa e culturale a favore della prevenzione. Con questo decreto non si convince, ma si impone un obbligo coercitivo. Inoltre, le multe hanno un aspetto discriminatorio: chi ha soldi può permettersi di non vaccinare i figli”.

 

“Davanti al grido di allarme dei genitori – prosegue il presidente -  non si risponde con le multe e con le segnalazioni alle Procure. Pena l’insurrezione delle famiglie e la fuga dalla buona prassi delle vaccinazioni.  La vera prevenzione inizia con l’ascolto delle mamme e dei papà e facendo una corretta informazione, scientifica e capillare”.

 

Per il governatore del Veneto “un buon programma vaccinale, fatto bene, dovrebbe innanzitutto prevenire e chiarire i dubbi dei genitori, rispettare i tempi vaccinali, privilegiare i vaccini effettivamente fondamentali e indispensabili, e prevedere una grande campagna informativa e una seria anagrafe vaccinale, come quella organizzata in Veneto”.

 

Il Veneto, si legge ancora nella nota diffusa oggi dalla Regione, è “l'unica regione in Italia che da dieci anni ha superato l’obbligo vaccinale e dove si registrano tassi di copertura superiori al 90 per cento. L’ultimo report semestrale della Direzione regionale Prevenzione evidenzia che la somministrazione della prima dose del vaccino esavalente ha raggiunto il 91.6 per cento dei nati in Veneto nel 2016, 2 punti percentuali in più rispetto alla coorte dei nati nel 2015, considerando che questo è un dato preliminare che si consoliderà a raggiungimento dei 24 mesi, va interpretato come un segno di elevata adesione e di un trend in continua crescita. Anche per le altre vaccinazioni, quali meningococco C, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia e varicella si riscontra un incremento rispetto alle rilevazioni precedenti”.

 

In Veneto – secondo i report semestrali sulle vaccinazioni - cala la percentuale dei genitori che manifestano un dissenso definitivo alla vaccinazione: dal 3,5 % del 2015 al 2,5% del 2016, che scende al 2,1% se si considera solo l’ultimo semestre dell’anno. “Questi dati insieme a quelli a 24 mesi relativi ai nati 2014 - fanno notare dalla regione - dipingono una situazione di un’opinione pubblica che torna ad avere fiducia nella validità delle vaccinazioni”.

 

“Il percorso che la Regione Veneto ha messo in atto in questi anni in attuazione della legge di superamento dell’obbligo continua a dare risultati soddisfacenti – sotoliena Zaia -  I dati infatti confermano la correttezza della scelta che è stata possibile realizzare in quanto basata su alcuni pilastri fondamentali: la disponibilità dell’anagrafe sanitaria informatizzata per la registrazione delle vaccinazioni, la sorveglianza delle malattie infettive trasmissibili, la sorveglianza degli eventi avversi a vaccino, la formazione degli operatori e l’informazione rivolta ai genitori e alla popolazione”.

 

“L’andamento delle coperture vaccinali in Veneto -  conclude il presidente della Regione - rafforza la nostra convinzione che l’approccio corretto da adottare nell’offerta vaccinale non è l’imposizione coercitiva ma la promozione delle vaccinazioni effettivamente necessarie, con un lavoro di sensibilizzazione e informazione da parte dei operatori e l’adesione consapevole da parte della popolazione”.



08 giugno 2017
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pubblicato il 30/05/2017

Vaccini e medici radiati. Classe dirigente medica incapace di prevedere le conseguenze delle sue decisioni su se stessa

A un anno di distanza dalla terza conferenza nazionale della professione medica, due medici vengono radiati nell’indifferenza generale, accusati sostanzialmente di reati contro l’ortodossia. Sputare fuori le proprie contraddizioni non aiuta in alcun modo la professione a crescere. Valutando le decisioni più importanti di questa professione nel corso della sua storia recente si ha l’impressione che essa sia capace solo di farsi del male.

 

29 MAG - Esattamente un anno fa a Rimini si concludeva la terza conferenza nazionale della professione medica (guardiamo al futuro quale medico, quale paziente, quale medicina nel ssn?).
Le sue conclusioni politiche furono chiare e unanimemente condivise:
• la professione ha problemi epocali tali da rischiare la compromissione della sua credibilità, del suo prestigio, della sua autorevolezza
• la strada per riaffermare status ruolo identità funzione è quella della propria ridefinizione cioè un programma di autoriforma.

A un anno di distanza due medici vengono, nell’indifferenza generale, radiati dall’albo professionale accusati sostanzialmente di reati contro l’ortodossia, episodi, che, sfrondati dalle loro tecnicalità (sulle quali non intendo soffermarsi) sembrano essenzialmente preludere ad una medicina tutta scienza ma senza coscienza e quindi priva di buon senso. Obbligare a sottomettersi a dei trattamenti sanitari e radiare dei medici che su questo obbligo incondizionato dissentono, è la stessa cosa. In entrambi i casi si ha una manifestazione di impotenza nel senso che la coercizione vale come fallimento della ragione.

 
La radiazione dei due medici per me, a parte essere qualcosa di abnorme e di esagerato, è una decisione deontologicamente insussistente e che probabilmente grazie alla magistratura finirà, spero presto, in una bolla di sapone. Tecnicamente essa rientra nella categorie delle “topiche” cioè delle decisioni fortemente inopportune. Ma siccome niente avviene a caso e niente sembra essere privo di significato essa ci dice che:
• la terza conferenza della professione è stata una inutile kermesse
• radiare dei medici per reati di opinione ci dice molto sulle difficoltà di questa professione e null’altro
• che a condizioni non impedite di topica in topica di questa gloriosa professione resterà solo il ricordo
 
Dentro la riga oltre la riga
Il significato antico della parola “radiazione” (rayier) era quello di “tirare una riga” cioè una soglia invalicabile che se oltrepassata avrebbe causato quale sanzione di massima gravità la soppressione di uno status. Radiare un medico dal punto di vista professionale è una forma di esecuzione capitale cioè una condanna di morte. Condannare professionalmente a morte un medico per le sue convinzioni scientifiche è semplicemente una forma di fascismo giustificato con le regioni dogmatiche e autoritarie della scienza. Cioè bieco scientismo.
 
Nello stesso tempo condannare a morte una professione è un atto di epurazione che vede un corpo professionale intento non a liberarsi dai medici che oltrepassano la riga, cioè quelli che ad esempio uccidono per imperizia i loro malati o quelli che si vendono all’industria farmaceutica, o falsificano i dati della ricerca scientifica, ma da quelli che, rispetto alla riga, sulla base delle loro conoscenze e esperienze discutono le verità dogmatiche della scienza dubitando di tale dogmaticità.
 
Questi medici stanno nella riga come si conviene a un medico per bene, ma a modo loro, cioè in modo razionalmente diverso. Ortodossi quindi come gli altri, scientifici come tutti, che hanno gli stessi problemi dei loro colleghi, ma a modo loro cioè “razionalmente” a modo loro.
Medici che radiano altri medici ha il significato di sputare fuori qualcosa che non si tollera più e che a torto o a ragione ormai si avverte come una diversità tossica e dannosa quindi intollerabile. Ma sputare via le proprie diversità, la propria critica interna, le proprie esperienze, i propri dubbi, perché di questo si tratta, significa rischiare di sputare via la possibilità di cambiamento. Sputare fuori le proprie contraddizioni non aiuta in alcun modo la professione a crescere.

E poi se i medici devono stare dentro la riga si deve saper che ogni riga ha le sue contraddizioni perché ogni riga è qualcosa di convenzionale che spesso stride con la realtà. La riga è comunque un confine con una relativa arbitrarietà e oggi viviamo in un epoca, definita della globalizzazione, dove la nozione di confine fa la differenza tra la società che accoglie e la società che rifiuta tra la società chiusa e quella aperta.

Oggi anche la medicina vive la crisi del confine tra ciò che è razionale e ciò che è ragionevole, tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto tra ciò che è e ciò che non è scientifico. E questa crisi non si risolve condannando alla morte epistemica il dubbio, la critica, la riflessione, la ragione.
Il problema quindi non è radiare dei medici che interpretano le righe ma anche con il loro aiuto, ripensare le righe per permettere ai medici di fare davvero i medici e curare per davvero al meglio i loro malati.

Se è vero che, una medicina scientifica, deve necessariamente avere una sua riga (ortodossia) e se è vero che le righe per essere adeguate ai tempi ogni tanto devono cambiare (eterodossia) allora come è possibile un ripensamento dell’ortodossia sapendo che nessuna ortodossia è riformabile senza prima ammettere la possibilità di una eterodossia?

Oggi mentre con indubitabile saggezza l’ordine dei medici di Bologna istituisce una commissione di studio per vedere come sia possibile mettere insieme scienza e coscienza ortodossia e eterodossia a Milano e a Treviso si va per le spicce e si condannano a morte professionale medici che vogliono essere medici in scienza e coscienza, aprendo a mio avviso in modo irresponsabile e stupido una nuova brutta ferita sul corpo impiagato della professione e causando alla professione in quanto tale un danno di credibilità incalcolabile.

Ortodossia e deontologia
Ortodossia come è noto viene dal greco, ortho, ossia "diritto" e doksia ovvero "opinione", quindi significa "giusta, corretta opinione".
Eterodossia di converso vale come diverso dall’opinione ritenuta corretta (heteros “diverso” “differente” e doxa “opinione” “dottrina”)
Il reato per il quale i due medici sarebbero stati radiati sarebbe tecnicamente quello di aver espresso pubblicamente opinioni professionali difformi all’opinione ritenuta scientificamente corretta e deontologicamente quello di aver violato una certa ortodossia. Quindi la colpa è l’eterodossia.
Il problema che pongo è semplice: se un medico per essere radiato deve andare oltre una riga il codice deontologico è la riga invalicabile? Cioè il codice è la regola che definisce l’ortodossia? Se si come la definisce?

Nell’art 1 del codice deontologico, si dice, che Il codice di deontologia medica contiene principi e regole che il medico deve osservare nell'esercizio della professione. Quindi non vi è alcun dubbio sul fatto che il codice sia la regola per l’ortodossia.

Nell’art 2 si dice che l’inosservanza delle regole deontologiche quindi dell’ortodossia sono punibili e che le sanzioni, devono essere adeguate alla gravità degli atti, ma nello stesso tempo si dice che il medico deve denunciare all’Ordine ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga.

Nello spazio di questo editoriale per dimostrare la tesi che ho in testa non posso fare una disamina analitica di tutto l’articolato del codice per cui mi limiterò a citare i titoli degli articoli a mio avviso più significativi:
• 13 Prescrizione e trattamento terapeutico
• 14 Sicurezza del paziente e prevenzione del rischio clinico
• 16 Accanimento diagnostico-terapeutico
• 17 Eutanasia
• 18 Trattamenti che incidono sulla integrità psico-fisica
• 20 Rispetto dei diritti della persona
• 21 Competenza professionale
• 22 Autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica
• 23 Continuità delle cure

Questi articoli in particolare nelle loro peculiarità e specificità, definiscono senza ombra di dubbio l’ortodossia medica, ma in un certo modo per capire il quale bisogna leggersi bene e a fondo l’art 4.Ma soprattutto questi articoli ci dicono a proposito di confine che tanto l’ortodossia che l’eterodossia fanno parte di una comune impresa conoscitiva e in quanto tali non sono ne traducibili in una dicotomia ne organizzabili in una opposizione.

Libertà e indipendenza della professione
L’articolo 4 riguarda la libertà e l’indipendenza della professione vale a dire la base sulla quale poggia l’intera medicina ippocratica:
L'esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull'indipendenza della professione che costituiscono diritto inalienabile del medico.
Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.

Il medico deve operare al fine di salvaguardare l’autonomia professionale e segnalare all’Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale”.
Questo articolo, fino ad ora, ha avuto un significato e una interpretazione inequivocabile ed era la regola aurea di tutto il codice, ma oggi, suo malgrado dopo le due radiazioni tradisce una imprevista ambiguità: esso può servire a giustificare sia le ragioni di coloro che hanno deciso le radiazioni sia le ragioni dei medici radiati.

Per la prima volta la libertà e indipendenza del medico può essere allo stesso tempo:
• una colpa da punire con la radiazione e un obbligo che tuttavia in quanto obbligo la contraddice
• ortodossia e eterodossia

Questa è la nuova contraddizione che certamente non saranno le condanne a morte a poter rimuovere.
Veniamo alla mia tesi: dalla analisi degli articoli citati, l’ortodossia, quindi la riga che segna il discrimine tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male, coincide, in tutto e per tutto, con l’autonomia e la libertà del medico.

Essa non è definita in modo prescrittivo stabilendo tecnicamente cosa egli deve fare o non fare, ma è definita:
• con una logica proscrittiva (tutto quello che non è espressamente vietato si può fare sempre e comunque nell’interesse del malato)
• quale modalità cioè come modo di essere del medico quindi quale adeguatezza.
Definiamo la modalità: si intende l’insieme delle risorse (conoscenze, esperienze, sensibilità, responsabilità, credenze ecc) di un medico che caratterizzano il modo di essere medico , ovvero il suo comportamento, rispetto a un malato da curare.

Questa modalità dice come deve essere il medico, non cosa deve fare, stabilendo che:
• quello che fa deriva da come egli è
• dando per scontato che ogni medico agisce in scienza e coscienza
• che quello che fa è sempre e comunque rispetto alle sue convinzioni, alle sue conoscenze scientifiche e alle sue esperienze
• che il suo giudizio vale sempre davanti a casi concreti
Il codice deontologico:
• definisce il medico come professione modale
• dalla modalità esso fa dipendere la definizione di ortodossia.

Dando per acquisito che, la formazione di un medico, è quella documentata dai suoi titoli di studio, quindi dando per scontato l’esistenza di una conoscenza, l’ortodossia è un modo di essere razionali sagaci prudenti responsabili, davanti al caso da trattare, entro, certi contesti in certe situazioni e in certe contingenze.

Ne deriva che, (fatto salvo il principio dell’esclusione dell’assurdo, dell’abnorme, del comportamento criminale, della conoscenza pregiudizievole e preconcetta, della manifesta pericolosità e inattendibilità del medico) nessun medico è radiabile se egli in scienza e coscienza quindi sulla base di quello che sa che crede e di cui è convinto, ritiene di fare o non fare.

Ma perché il codice deontologico definisce il medico come una professione modale?
Perché i casi clinici individuali rispetto ai quali il medico, di volta in volta, decide la propria ortodossia, non sono finiti ma per definizione infiniti. Quindi per ragioni di complessità. Le ragioni della complessità sono tutte epistemiche.

Questa è la situazione descritta da Hempel con il suo celebre paradosso dei corvi (vedere wikipedia) e che ci dice una cosa importante;
• l’ortodossia nel codice deontologico non è una regola induttiva cioè generale e assoluta valida in quanto tale per tutti e in tutti i casi,
• ma è, al contrario, una regola modale che il medico in ossequio all’art 4 deduce caso per caso.

Ne consegue che, se il medico si attenesse all’art 4, egli non potrebbe che essere sempre ortodosso nel senso che la condizione che gli impone il suo codice deontologico è quella di essere adeguato al caso che deve giudicare.
Se il medico non è adeguato al caso automaticamente è fuori dall’ortodossia.

Ma se la riga come dice il codice è il modo di essere medico (escludendo l’assurdo e tutto il resto) che senso ha radiarlo infliggendogli la morte professionale?

La legittimazione dell’eterodossia
Fin dal 2002 la Fnomceo ha aperto le porte della propria ortodossia ad altri generi di ortodossie mediche definite come “medicine non convenzionali” (Linee guida sulle medicine e pratiche non convenzionali consiglio nazionale Fnomceo 2002 a cui seguì la “conferenza di consenso” 2003).
Quindi ha legittimato l’eterodossia accettando delle teorie di cura diverse da quelle definite convenzionalmente scientifiche in particolare nei confronti dell’omeopatia e dell’agopuntura. L’apertura fu decisa non per ricercare un eventuale sincretismo dottrinale, ma per mere ragioni opportunistiche. Di fronte ai cambiamenti sociali e al dilagare, nella società, delle medicine non convenzionali, i medici temevano non di compromettere la loro ortodossia ma di perdere potere per cui pensarono bene di ammettere nel loro codice deontologico delle vere e proprie eterodossie.

Articolo 15 - Pratiche non convenzionali
Il ricorso a pratiche non convenzionali non può prescindere dal rispetto del decoro e della dignità della professione e si esprime nell'esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità professionale del medico.

Il ricorso a pratiche non convenzionali non deve comunque sottrarre il cittadino a trattamenti specifici e scientificamente consolidati e richiede sempre circostanziata informazione e acquisizione del consenso.

E’ vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire l’esercizio di terzi non medici nel settore delle cosiddette pratiche non convenzionali.
Anche in questo caso l’ortodossia è delegata al medico il quale anche grazie a questo articolo del codice si viene a trovare tra ortodossia e eterodossia cioè tra diverse epistemologie e concezioni della cura quindi tra diversi generi di evidenza scientifica (omeopatia e agopuntura a livello internazionale hanno ormai raggiunto livelli di attendibilità difficilmente confutabili).

Ora dopo che migliaia e migliaia di medici usano legittimamente, nel rispetto del primario interesse del malato, più ortodossie e per giunta con la benedizione della Fnomceo, come si può imporre una riga condannando alla morte professionale coloro che non sono ritenuti epistemicamente ortodossi?
Ho voluto rammentare l’articolo del codice sulle medicine non convenzionali per avere un quadro più completo delle contraddizioni che esistono tra l’idea di ortodossia e quella di eterodossia.

La domanda conclusiva che pongo alla Fnomceo quale federazione degli ordini medici, è semplice: siccome la radiazione dall’albo è una sanzione prevista dal codice deontologico su quali basi deontologiche essa viene decisa?

Conclusioni
Valutando le decisioni più importanti di questa professione nel corso della sua storia recente si ha l’impressione che essa sia capace solo di farsi del male contribuendo a rendere sempre più irresolubile quella famosa “questione medica” sulla quale a partire da questo giornale tanto abbiamo discusso. Essa quale professione, quindi quale categoria sociale, allo studioso appare semplicemente una professione inetta cioè incapace di prevedere le conseguenze delle sue decisioni su se stessa. Se fosse così sprovveduta con i malati come lo è verso se stessa sarebbe una tragedia. Ma per fortuna la sua incapacità non è clinica ma culturale.

Ma a questa incapacità che, è inutile negarlo, riguarda una classe dirigente, bisogna necessariamente porre rimedio e siccome non si può mettere una professione sotto tutela è indispensabile che la professione si dia una regolata. Non dico altro a buon intenditore poche parole. Ho il sospetto che a condizioni non impedite, ripartire da Rimini, non sia così facile.
 
Ivan Cavicchi   

29 maggio 2017
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pubblicato il 27/05/2017

Lettera aperta ai Medici di Bologna e Ravenna                                                                 Imola, 26 maggio 2017

Invito a una riflessione

 

A SEGUITO DELL’ APPROVAZIONE DA PARTE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

DELL'AMPLIAMENTO PER SOPRAELEVAZIONE DELLA DISCARICA TRE MONTI DI IMOLA

 

Gent.mi tutti,

vorremmo portare alla vostra attenzione una tematica delicata che interessa la nostra città e che sta impegnando già da quasi due anni il nostro Comitato. Cittadini e Associazioni di Imola infatti, fortemente preoccupati per la propria salute, si sono mobilitati per fare chiarezza sullo stato di fatto della Discarica Tre Monti e del progetto relativo al suo ampliamento.

La preoccupazione dei componenti il comitato è conseguente al fatto che, malgrado siano ormai 40 gli anni di attività di smaltimento rifiuti nel sito, le autorità preposte non abbiano ancora attivato un adeguato piano di monitoraggio del livello di inquinamento e della salute dei residenti.

Alla luce dell'approvazione del progetto di ampliamento della discarica, il 10 marzo scorso è stato presentato un ricorso al T.A.R. contro le decisioni assunte dalla Regione Emilia-Romagna e da Arpae, citate in giudizio da Wwf Italia, Legambiente ImolaMedicina e Panda Imola. Al loro fianco anche privati cittadini che risiedono nei pressi della discarica, legittimati ad agire proprio in ragione di una temuta lesione del loro diritto alla salute, costituzionalmente garantito, e della salubrità dei luoghi di residenza, che l’ampliamento mette a repentaglio.

La tutela della salute è il filo rosso che percorre tutto il ricorso come anche tutta la nostra mobilitazione e, pertanto, ci sentiamo in dovere di coinvolgere nella nostra azione chi, con il proprio agire quotidiano, garantisce quotidianamente la tutela della nostra salute.

Ci chiediamo anche come mai, davanti a un caso così complesso, l'ASL di Imola sia stata così silente e non si sia preoccupata, in primis, di effettuare un'approfondita ANALISI EPIDEMIOLOGICA o di richiedere al proponente una seria Valutazione di Impatto Sanitario (V.I.S.).

Le motivazioni per farlo c'erano tutte. Esistono dati di letteratura scientifica preoccupanti che, in diversi studi, riportano liste di gravi patologie in popolazioni che abitano in prossimità di discariche. In particolare segnaliamo il recente articolo scientifico pubblicato da F. Mataloni et al. (ASL e ARPA Lazio), sulla rivista IEA, dal titolo “Morbidity and mortality of people who live close to municipal waste landfills: a multisite cohort study”, del quale purtroppo non esiste una traduzione in italiano (alleghiamo comunque il link alla presente). Aggiungiamo anche il link di un altro documento, sempre della regione Lazio, questa volta in italiano, risalente al 2013, che evidenzia la maggiore incidenza di malattie del sistema respiratorio, tumore della vescica, asma e malattie del sistema urinario, in prossimità di discariche. 

Segnaliamo inoltre che per una serie di patologie, tra cui proprio quelle legate all'apparato respiratorio, ma non solo per queste, i dati dell'ASL Imolese evidenziano preoccupanti incidenze sulla popolazione e incrementi del rischio rispetto alla media regionale, tra l'altro piuttosto elevata. Queste rilevanze confutano sia la visione edulcorata che ci offre il documento di Hera del 5/2/2016, in particolare sulla valutazione del rischio per la salute umana, sia la tracotante sicurezza con cui l'amministrazione comunale sostiene i proponenti del progetto contestato.

Nell'ottobre 2015, campionamenti a “sorpresa” effettuati dal personale di ARPAE nei pozzi spia della discarica di Via Pediano, rilevavano la presenza nel percolato di cromo esavalente, arsenico, nichel, (tutti composti cancerogeni e mutageni), solfati e nitriti, in misura dalle tre alle sette volte superiore al valore limite, oltre alla presenza di stagno, piombo, alluminio e manganese in quantità comunque non conformi alla norma. Tali rilievi venivano ripresi sia dalla stampa locale, sia da un articolo di A.Amorosi apparso sul quotidiano “Libero” il 21 gennaio 2016 pg. 17.

La Discarica doveva accogliere solo rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi ma i dati preoccupanti sul percolato, emersi dalle analisi di ARPA sopra citate, impongono una doverosa precauzione e una maggiore chiarezza a riguardo.

Quello che auspichiamo è che l’intera società civile intraprenda un percorso di consapevolezza e responsabilità condivisa sullo stato di fatto. Ci permettiamo quindi di chiederVii una riflessione su questa tematica e sulle conseguenze che, a nostro parere, stanno minacciando seriamente la salute e quella dei nostri figli, in particolare nei Comuni di Imola e Riolo Terme. 

Certi che condividiate le nostre preoccupazioni, confidiamo nella Vostra collaborazione per la diffusione alla cittadinanza di una corretta, oltre che dovuta, informazione sanitaria, che la vostra esperienza può certamente perfezionare e qualificare. 

Vi siamo grati fin da ora per l’attenzione dedicata alla presente e per la disponibilità che riterrete di dare.

Fiduciosi in un riscontro positivo, salutiamo cordialmente.

 

Comitato Vediamoci chiaro - Imola (Bo)

 

NO Discarica Tre Monti   Vediamoci Chiaro

 

Mail: vgiovetti@hotmail.com

 

Link:

 

https://academic.oup.com/ije/article/45/3/806/2572780/Morbidity-and-mortality-of-people-who-live-close

 

http://www.eraslazio.it/news/epidemiologia-rifiuti-ambiente-salute-nel-lazio-i-risultati-del-progetto-eras

pubblicato il 25/05/2017

Troppa euforia sul decreto vaccini

Non penso che l’istituto superiore di sanità dica sciocchezze, ma questo decreto è stato caricato di cose che con i vaccini c’entrano poco. È stato concepito in un clima di aperta intolleranza, interpretato con atteggiamenti di avversione verso le opinioni fuori dallo standard, messo in campo come una lezione esemplare da dare ad una società considerata irresponsabile e incosciente e non come una norma saggia per la salute di tutti

 http://www.quotidianosanita.it/img_prima/front1958379.jpg

22 MAG - Una euforia analoga a quella che, in questi giorni riguarda il decreto sui vaccini, l’ho vista all’indomani dell’approvazione della legge sulla responsabilità professionale. Un tripudio generale rispetto al quale era meglio tacere le proprie incertezze per paura di essere scambiato per un disfattista. Coloro che, come me, su questo giornale esortavano al realismo e alla prudenza, venivano visti con sospetto.
 
Ora che la legge è stata fatta e la festa è passata quel tripudio si sta trasformando piano piano in perplessità, dubbio, incertezza, delusione, da parte di avvocati, giuristi, assicuratori, e i medici, meschini, non solo scoprono, con disappunto, che, tra norma e realtà, c’è il solito scoglio della complessità, ma, ancora una volta, lo scoprono nel momento in cui ci vanno a sbattere contro.
 
Temo che la stessa cosa   avverrà per il decreto sui vaccini, chiedo quindi scusa ma anche questa volta preferisco non partecipare alla festa.
 
Non penso che l’istituto superiore di sanità, dica sciocchezze, ma questo decreto è stato caricato di cose che con i vaccini c’entrano poco, è stato concepito in un clima di aperta intolleranza, interpretato con atteggiamenti di avversione verso le opinioni fuori dallo standard, messo in campo come una lezione esemplare da dare ad una società considerata irresponsabile e incosciente e non come una norma saggia per la salute di tutti.

 
L’intera questione, nel suo complesso, a mio parere è stata gestita male, o forse sarebbe meglio dire, non gestita per niente, al punto tale da aver accresciuto il disorientamento delle persone, la loro confusione, le loro incertezze ma soprattutto la loro diffidenza. Quello che si è visto è stata una medicina divisa, istituzioni regionali con diversi orientamenti, drammatizzazioni esagerate, scontri politici, e molta poca comprensione e attenzione per i problemi della gente ma soprattutto tanta reticenza. I vaccini sono fondamentali ma non perfetti. Negare l’imperfezione non è scientifico.
 
Diversamente dall’ISS, credo che, per governare tutte le complessità etico-medico-sociali (dal semplice uso di una linea guida alla somministrazione di un qualsiasi farmaco), non   bastino le evidenze scientifiche. Se fosse così semplice non si capirebbe perché la clinica non sia classificata tra le discipline nomotetiche anziché tra quelle idiografiche. I vaccini sono problemi idiografici. Perché negarlo?
 
Ma siccome il decreto è convinto del contrario ne deduco che rispetto alla sua stupidità, la realtà prima o poi presenterà il conto.
 
La prima questione che pongo è pragmatica: il ricorso alla coercizione sarà un meccanismo efficace ad accrescere il grado di copertura vaccinale nel nostro paese?
 
Ho dei dubbi. Non che” con il pugno di ferro” non si ottenga niente, però penso che vedere le persone come le vede il decreto cioè come delle trivial machine sia uno sbaglio. I comportamenti delle persone nelle complessità sociali che riguardano le proprie libertà, il proprio corpo, la propria integrità, i propri figli, tendono ad essere pro-eretiche (hairetikós“che sceglie”) cioè sembrerà strano ma le persone tendono a fare scelte personali, non ad obbedire come soldatini a degli ordini che non capiscono e che in certi casi percepiscono come assurdi o se non spiegati financo pericolosi.
 
Che il calo della copertura vaccinale (fenomeno comune, anche come entità, all’intera Europa, quindi a una intera società e a una intera cultura) riguardi prima di ogni cosa proprio i vaccini obbligatori, significherà pur qualcosa. O no?
 
Vedere la nostra società “post moderna” (Lyotard),o “liquida” (Bauman) come una trivial machine significa non tenere in nessun conto le problematiche che accompagnano la composizione sociale di una comunità e quindi le diversità che vi sono in essa e del forte multiculturalismo che ormai la caratterizza. E’ quindi probabile che l’obbligatorietà sarà vissuta dalle persone pure in modo diverso, da quelle passive a quelle che al primo sintomo avverso faranno causa al medico e al servizio con l’extracomunitario che per mettere insieme il pranzo con la cena si farà togliere la patria potestà.
 
Sarebbe un guaio se la crescita della copertura vaccinale fosse pagata con una crescita del contenzioso legale tra società e medicina o semplicemente con una crescita della sfiducia e del disagio sociale.
 
Il decreto è spaventosamente banale e lineare e presume che al comando segua infallibilmente l’obbedienza. Solo in guerra agli ordini si obbedisce e basta. Temo che non sarà così e che le sanzioni soprattutto determineranno inutili ingiustizie e inutili disagi sociali.
 
L’errore che fa il decreto, almeno questa è la mia impressione, è di ignorare che la medicina è dentro una società che la medicina non può essere pensata a prescindere da essa perché, come si dice da anni, essa è e resta una “impresa sociale”. Ma se è così i vaccini non possono essere intesi solo come una questione scientifica. Con questo decreto sembra che la medicina sia solo una questione scientifica. Grave gravissimo errore.
 
La seconda questione che pongo è politica e riguarda la libertà delle persone e il tema del consenso informato.
 
Trasformare i vaccini in TSO significa obbligare le persone a certi trattamenti come se vi fosse:
· una emergenza tale da giustificare misure eccezionali,
· l’impossibilità di percorrere strade diverse dalla coercizione,
· una preclusione  a priori al ricorso alla consensualità e alla consapevolezza.
 
Tutto questo si gioca intorno a questioni:
· “carnali” e “viscerali” (embodied cognition)come i propri figli, la loro salute, la loro integrità,
· sociali come il ruolo di un genitore e il significato sociale della genitorialità più in generale.
 
Possibile mai che non si comprenda la gravità di definire obblighi che, in quanto tali, vicariano di fatto la patria potestà. Il decreto a ben vedere è una forma di patria potestà surrogata per ragioni di salute pubblica. Lo Stato per evidenza scientifica diventa genitore a modo suo. Non serve non avere il libretto delle vaccinazioni per perdere la patria potestà essa è messa in mora automaticamente nel momento in cui si obbligano i genitori a fare dei TSO ai loro figli.
 
La Lorenzin non si rende conto che il suo decreto è come se facesse regredire il suo ministero, (già svuotato di poteri primari da quello dell’economia) a quando prima della sua istituzione (L.296/1958) la malattia era prevista tra le competenze del ministero degli interni perché considerata un problema di ordine pubblico. Ma a che serve il ministero se tutto è ridotto a tagli finanziari, a TSO e a linee guida? 
 
Vedere ai vaccini come a una questione di ordine pubblico nasconde l’errore grave di assumere i genitori come dei   soggetti sociali irresponsabili per definizione, cioè dei criminali incoscienti che mettono a repentaglio l’integrità della nazione. Ma scherziamo?!
 
Oggi molto più di ieri, come diceva Mario Merola, i figli “so piezze e core” perché oggi i genitori devono proteggerli da insidie e minacce che una volta neanche c’erano: alimentari, ambientali, sociali, speculativi, e per giunta anche da quelle possibili che potrebbero derivare dalle cure mediche e quindi anche dai vaccini.
 
A questo, paradosso apparente, i giovani genitori, ragionano come Jonas, che, nei confronti dello sviluppo crescente della scienza e della tecnica, invocava il principio della responsabilità.  Ma veramente si pensa che il problema sia quello dei genitori incoscienti? O forse il cruccio dei genitori di oggi è proprio il contrario cioè la difficoltà ad esercitare una coscienza genitoriale perché ne sentono di tutti i colori e non sanno a chi dare retta?
 
Cosa chiedono i supposti genitori incoscienti? Non di essere obbligati a sottoporre i loro figli a trattamenti sanitari misteriosi di cui non conoscono e temono i meccanismi, ma di essere sicuri, di avere anamnesi accurate, un vero sistema di farmaco vigilanza, medici attenti, cautela clinica, una informazione vera completa non reticente e non contraddittoria.
 
Essi oggi sono tutt’altro che incoscienti ma hanno difficoltà estreme ad esprimere la loro coscienza genitoriale. E lo Stato che fa? Anziché farne i primi attori della profilassi condiziona loro la patria potestà con dei TSO.
 
Tutto questo è talmente abnorme da far venire il sospetto che il decreto sia stato pensato ben oltre gli ambiti strettamente scientifici della questione vaccini.
 
Sarà un caso ma esso è stato fatto dopo che il Global Health Security Agenda, ha designato l’Italia quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo. Una cosa ovviamente straordinaria in tutti sensi, ma che mi porta a pensare che il decreto sia andato ben oltre certa ragionevolezza anche perché dietro ai vaccini c’è una montagna di denaro, prestigio internazionale, potere per le persone nelle istituzioni, per cui l’Italia per prima si doveva presentare sul setting internazionale con la divisa del repressore implacabile.
 
Anche un distratto come me capisce che l’obbligatorietà è funzione degli investimenti cioè è una garanzia ancor prima che per la profilassi per il business farmaceutico.
 
A questo vorrei aggiungere la sensazione sgradevole (soprattutto se rileggo le posizioni sui vaccini del Pd di qualche tempo fa contrarie all’obbligatorietà), di un dibattito sui vaccini che a mio avviso ha subito in queste settimane, una indebita accelerazione e una pericolosa deformazione soprattutto causata dalla polemica politica.
 
Mi riferisco a quella tra Renzi e Grillo. Il decreto ha preso forma dentro questa polemica senza la quale probabilmente non sarebbe mai nato. Non è la Lorenzin che conquista il decreto è a Renzi che il decreto fa politicamente comodo. E’ del tutto evidente che nel corso della polemica contro M5S, il Pd ha cambiato il suo orientamento. Basta vedere gli atti parlamentare. Perché?
 
Insomma questo è un decreto che il Parlamento dovrebbe emendare perché fatto con i paraocchi, indebitamente strumentalizzato, figlio del peggior scientismo che si poteva immaginare.
 
A partire dai dati sul calo della copertura vaccinale dovremmo certamente mettere mano senza allarmismi (non esiste nessuna emergenza) ad una campagna di vaccinazione efficace ma dentro una diversa strategia:
· vanno confermate le obbligazioni esistenti,
· va introdotto l’obbligo del consenso informato,
· la strada giusta non è l’obbligazione di legge  ma l’obbligazione morale.
 
Cosa vuol dire obbligazione morale? L’obbligazione morale è una particolare obbligazione non coercitiva che si basa sull’autonomia della razionalità, sul senso di responsabilità, sulla presa di coscienza. Essa si basa sul dovere della salute che i genitori devono avere per assicurare ai propri figli il diritto all’integrità. Questo dovere è un impegno preso liberamente dai genitori nei confronti dei propri figli i quali tacitamente si aspettano che sia realizzato.
 
Per far crescere il dovere alla salute nella nostra società si deve mettere in campo un programma formativo e un sistema efficace di farmaco vigilanza.
Definisco ciò “programma per una deontologia sociale” cioè l’impegno delle istituzioni sanitarie a formare e informare cioè a convincere le persone al dovere della salute, in tutti i sensi, dai vaccini, alla prevenzione primaria, ai comportamenti salutari. La profilassi se vogliamo fare davvero salute non può essere separata dalla prevenzione.
 
Quanto ai medici, che non muovono paglia di fronte alla radiazione di un loro collega, tutt’altro che contrario pregiudizialmente ai vaccini ma reo solo di aver manifestato con insistenza degli scrupoli professionali, e che  incapaci di rimettersi in gioco, non sanno far altro che  nascondere le loro incapacità professionali, dietro metafisiche  evidenze scientifiche, obbligando  una intera società, non a fare i vaccini, ma a subire i loro ormai  insopportabili   limiti culturali, dico solo “povera professione come ti sei ridotta male”. 
Ma ne riparleremo  quando cominceranno a venire a galla i problemi. Adesso godetevi la festa… finché dura.
 
Ivan Cavicchi
22 maggio 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 20/05/2017
pubblicato il 22/05/2017

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2951

 

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti in materia di prevenzione vaccinale.

 

Il decreto è diretto a garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica con particolare riferimento al mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, superando l’attuale frammentazione normativa.

 

In questa prospettiva, che tiene conto anche degli obblighi assunti e delle strategie concordate a livello europeo e internazionale, vengono dichiarate obbligatorie per legge, secondo le indicazioni del Calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) e in riferimento alla coorte di appartenenza, le vaccinazioni di seguito indicate:

 

  1. anti-poliomelitica;
  2. anti-difterica;
  3. anti-tetanica;
  4. anti-epatite B;
  5. anti-pertosse;
  6. anti Haemophilusinfluenzae tipo B;
  7. anti-meningococcica B;
  8. anti-meningococcica C;
  9. anti-morbillo;
  10. anti-rosolia;
  11. anti-parotite;
  12. anti-varicella.

 

Tali vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

 

Al fine di assicurare l’adempimento dell’obbligo di vaccinazione, il decreto dispone le seguenti misure:

 

  • in caso di violazione dell’obbligo vaccinale ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 7.500,00. Le sanzioni vengono irrogate dalle Aziende Sanitarie
  • anche nella scuola dell’obbligo, il dirigente scolastico è tenuto a segnalare alla ASL competente la presenza a scuola di minori non vaccinati. La mancata segnalazione può integrare il reato di omissione di atti d’ufficio punito dall’art. 328 c.p.
  • il genitore o l’esercente la potestà genitoriale sul minore che violi l’obbligo di vaccinazione è segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale
  • non possono essere iscritti agli asili nido ed alle scuole dell’infanzia, pubbliche e private, i minori che non abbiano fatto le vaccinazioni obbligatorie. In tal caso, il dirigente scolastico segnala, entro 5 giorni, alla Azienda sanitaria competente il nominativo del bambino affinché si adempia all’obbligo vaccinale
  • anche nella scuola dell’obbligo, i minori che non sono vaccinabili per ragioni di salute sono di norma inseriti dal dirigente scolastico in classi nelle quali non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati
  • se un bambino ha già avuto le patologie indicate deve farsi attestare tale circostanza dal medico curante che potrà anche disporre le analisi del sangue per accertare che abbia sviluppato gli anticorpi
  • a decorrere dal 1° giugno 2017 il Ministero della salute avvia una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull’importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute. 
  • Nell’ambito della campagna, il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca promuovono, dall’anno scolastico 2017/2018, iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori

 

le misure del decreto entrano in vigore dal prossimo anno scolastico.

 

Consulta dal sito del Governo:

Vedi anche

 

pubblicato il 19/05/2017

Quotidiano Sanità del 18 maggio 2017

 

Obbligo vaccini. Prima riflettiamo sui dati “reali” della copertura

I dati sulla diminuzione di copertura segnalata dall’Iss si basa sul rilevamento periodico effettuato a 24 mesi di vita, che quindi non riesce a ‘vedere’ le coperture ottenute con la vaccinazione dei bambini in ritardo. Si rischia così di confondere un (certamente preoccupante) ritardo vaccinale con una mancata adesione


 

18 MAG - Gentile Direttore,
l’efficacia del ricorso all’obbligo per incrementare l’adesione vaccinale desta dubbi, alcune perplessità e suggerisce una riflessione critica prima di adottare decisioni drastiche. L'allarme lanciato dall’Istituto superiore di sanità nell'ottobre 2015 sulla progressiva riduzione dell’adesione della popolazione all’offerta vaccinale, ha riaperto la discussione sull’uso degli strumenti coercitivi in Sanità pubblica. Prima di entrare in quest’ambito specifico è utile anticipare alcune considerazioni sullo stato delle coperture vaccinali nel nostro Paese.

La diminuzione di coperture segnalata dall’Iss si basa sul rilevamento periodico che viene effettuato a 24 mesi di vita; tale rilevamento consente di avere un indicatore confrontabile fra tutte le regioni italiane e fra il nostro e gli altri Paesi. Si tratta, dunque, di un indicatore prezioso che consente di registrare, velocemente, l’andamento dell’adesione della popolazione. Non consente, invece, di cogliere un nuovo fenomeno e cioè la crescente esitazione dei genitori di fronte all’offerta vaccinale con il conseguente ritardo di adesione. La sola misurazione delle coperture a 24 mesi non riesce, in altri termini, a “vedere” le coperture ottenute con la vaccinazione dei bambini che sono vaccinati in ritardo e rischia di confondere un (certamente preoccupante) “ritardo vaccinale” con una mancata adesione.


Una registrazione non corretta del reale stato d’immunizzazione della popolazione è emersa da un’indagine effettuata nella Usl di Verona che conta, mediamente, 480 mila abitanti e coorti annuali di nuovi nati che hanno mediamente una composizione di 4.500 unità. Il trend a 24 mesi dalla nascita evidenzia chiaramente la diminuzione di copertura vaccinale segnalata dal Ministero e dall’Iss. Se tuttavia si mette sotto la lente la percentuale di popolazione infantile residente, di età inferiore a 14 anni, (ossia tutta la popolazione infantile fino al completamento del ciclo delle scuole elementari e medie inferiori della scuola dell’obbligo) vaccinata, emerge una sorpresa. Le percentuali sono infatti ben diverse e molto più confortanti.
 
La copertura aggiustata dei residenti nati dal 2000 al  2014 (61.1980) è, infatti, del 95,51% per la poliomielite (ciclo completo) e del 93,59 % per il morbillo (prima dose), rilevati al 19 ottobre del 2015. Dati già divulgati ma che è opportuno ricordare perché sono la prova tangibile di una raggiunta buona protezione immunitaria complessiva della popolazione infantile in assenza di epidemie di rilievo. E ciò è stato raggiunto nonostante il calo delle vaccinazioni nei primi mesi successivi alla nascita. Tra l’altro i casi di morbillo che si registrano sono, tranne le rare eccezioni di bambini non vaccinati, concentrati in età adulte, in soggetti non vaccinati in passato.

Non ci risulta che un’analisi di questo tipo, che guardi a tutte le fasce di età infantili inferiori ai 14 anni, sia stata estesa a tutta Italia per verificare un dato che, se confermato, imporrebbe una rivisitazione dei criteri di monitoraggio oltre che convulsioni operative sulle strategie da adottare per contrastare la tendenza alla mancata aderenza alla effettuazione delle vaccinazioni in età prescolare, concentrata in particolare nelle età in cui i bambini sono molto piccoli e i timori dei genitori molto alti con la tendenza, a vedere il dato del Veneto, a un consistente recupero nelle fasce di età successive. 
 
Anche perché quanto alle motivazioni che inducono i genitori a ritardare le vaccinazioni o a non vaccinare in un’indagine conoscitiva di qualche tempo fa era emerso che i genitori che non vaccinano i figli indicavano proprio l’età precoce del bambino, sentita come estrema vulnerabilità ed eventuale suscettibilità ad eventuali eventi avversi, come principale fattore dirimente della mancata adesione le vaccinazioni in bambini troppo piccoli. Un altro elemento di diffidenza e sfiducia viene alimentato dal sospetto che spesso gli effetti gravi al vaccino possano tenuti nascosti e sulla parzialità delle informazioni ottenute dalle famiglie nei centri vaccinali che in maniera superficiale fanno riferimento solo ai vantaggi e non ai possibili rischi aumentando la diffidenza iniziale.

Tutto ciò, appare chiaro, non può essere rimosso e risolto, con una semplice coercizione esercitata al momento dell’iscrizione a scuola o all’asilo del bambino. Esiste un 5% della popolazione che si lascia profondamente influenzare dalle fandonie che circolano sulla Rete riguardo ai vaccini che arriverebbe e sarebbe disposta a non iscrivere i bambini a scuola pur di evitare di sopportare l’idea di un rischio di eventi avverso temuto e considerato reale nel proprio vissuto.

Come epidemiologi ricordiamo inoltre che attualmente l’obbligo per 4 vaccinazioni sulle 14-15 che vengono offerte dal Ssn, non viene rispettato da questa fascia di popolazione e i genitori renitenti non vengono forzati a vaccinare i loro figli ma a pagare una multa. Il rischio che vogliamo evidenziare è quello di un possibile effetto boomerang sul piano politico di subire tale coercizione vissuta come un atto illiberale senza i positivi riverberi riguardo al risultato sanitario desiderato che invece sarebbe possibile ottenere con altri strumenti e strategie a nostro avviso più efficaci, come quelle appunto sperimentate nella Regione Veneto dal 2008 quando tutti gli obblighi sono stati sospesi.  

A nostro avviso, dunque, sarebbe più utile mettere in atto sia da parte del Governo centrale sia da parte di quelli regionali alcuni interventi specifici partendo dalla capillare e minuziosa verifica, in tutte le regioni a 24 e 36 mesi, della copertura vaccinale di tutta la popolazione infantile con meno di 14 anni verificando le differenza tra il veneto e le altre Regioni.

Sarebbe utile anche attivare un programma periodico di rendicontazione delle reazioni avverse effettivamente verificate sul campo da trasmettere ad una commissione nazionale indipendente a cui demandare anche il compito della comunicazione secondo canoni di rigore (non come avvenuto con la diffusione di notizie infondate sul Fluad per la vaccinazione influenzale). 
 
Infine, ma non ultima per importanza, avviare una capillare e costante campagna di corretta informazione sui vaccini coordinata tra le regioni che utilizzi gli stessi strumenti e gli stessi target e strategie verificando per step eventuali correttivi e risultati. L’obiettivo è in questo caso confutare, con notizie reali, non allarmistiche, la falsa convinzione alimentata dal web che si tratti di malattie, quelle oggetto delle vaccinazioni,  non più attive nel nostro Paese. Che tale tasto, quando battuto, sia vincente lo si è potuto verificare sulla scia dei focolai di piccoli picchi di incidenza delle meningiti che hanno spinto la popolazione a ricorrere al vaccino in tutte le regioni generando addirittura liste di attesa e difficoltà, dei centri vaccinali a smaltire le richieste.

Infine due punti irrinunciabili: cooptare il personale scolastico nelle attività di informazione dei servizi di igiene pubblica e “forzare” il personale sanitario che fa assistenza a vaccinarsi in modo da costituire da un lato il buon esempio e dall’altro evitare di diventare una inaccettabile fonte di rischio per i pazienti che devono sempre poter accedere facilmente e gratuitamente a tutte le vaccinazioni che rientrano nel programma nazionale vaccinazioni.
 
Utile sarebbe poi un confronto (che finora non c’è mai stato) con la Magistratura chiamata spesso a emanare giudizi con sentenze che in passato hanno avuto e ancora hanno un effetto devastante sul piano della comunicazione (e che continuerebbe ad averlo anche con la obbligatorietà) per fornire in maniera neutra ma scientificamente ineccepibile strumenti di valutazione più critici rispetto all’attuale scenario confusivo che ancora circonda questa delicata materia di politica sanitaria pubblica.  
 
Massimo Valsecchi 
Medico Igienista, Direttore Dipartimento Prevenzione ULSS 20, Verona, Componente della Commissione nazionale di verifica dell’eliminazione del morbillo e della rosolia

 
Maria Triassi
Direttore del Dipartimento di igiene e sanità pubblica Università Federico II di Napoli, responsabile della task-force regionale campana per la sorveglianza e le politiche di incentivazione dei vaccini
 
Vittorio Carreri
Medico igienista componente giunta esecutiva della Società italiana di Igiene
 

Mario Lizza
Medico del Lavoro, igienista presidente della Siti Abruzzo
 
Maria Grazia Panico

Medico igienista presidente della Siti Campania
 
Andrea Simonetti

Medico igienista Asl Napoli 1
 
Anna Rita Citarella

Medico igienista Asl di Benevento
 
Maria Antonietta Ferrara

Dirigente di epidemiologia e prevenzione Asl di Avellino
 
Rosanna Ortolani

Direttore Servizio Epidemiologia e Prevenzione - ASL Napoli 1 Centro
 
Armando Orlando

Direttore del servisio igiene e sanità pubblica Asl Napoli 2 nord
 
Amedeo Amadei

Consiglio direttivo SItI sezione Lombardia
 
Oreste Caporale

Medico competente Università Federico II
 
Francesca Pennino

Ricercatore di igiene Università Federico II
 
Daniela Schiavone

Medico Igienista in Staff di Direzione Generale dell'AOU “Federico II”

18 maggio 2017
© Riproduzione riservata

 

 

Tavola Rotonda

di cosa parliamo quando parliamo di cancro

SABATO 20 MAGGIO 2017 ALLE ORE 10.30

Presso la Sala Conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna,

Via G. Zaccherini-Alvisi 4, Bologna

 

Ne parleremo con gli Autori Pino Donghi, Semiologo, è l'Editor del Festival della Scienza Medica di Bologna e Gianfranco Peluso, Oncologo, è il Direttore di Ricerca presso il CNR di Napoli, Autori del volume “DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI CANCRO”.Raffaello Cortina Editore.

Dunque, un oncologo e un esperto di comunicazione si incontrano su un tema difficile e cruciale: come parlare della malattia del secolo (... e oramai sono almeno due!) tra trionfali annunci di prossime definitive vittorie, perduranti e imbarazzati silenzi sulla natura del male che ci priva di un affetto, di un conoscente, di un personaggio famoso, e la necessità di ripensare un modello di relazione, anche comunicativa, tra medico e paziente.

L'orizzonte possibile, forse auspicabile, di una cronicizzazione del cancro in luogo di una sua problematica eradicazione, suggerisce nuove strategie di comunicazioni  con le quali ingaggiare i protagonisti della cura.

Sono invitati Cittadini, Esperti di Comunicazione, le Associazioni di Cittadini e Pazienti, Medici, Amministratori della sanità e gli Organi di Stampa

 

pubblicato il 17/05/2017

Offerta di lavoro per: Medico Cardiologo

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Cardiologo per la propria struttura di Molinella (BO).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Cardiologo o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Cardiologo.

 

Offerta di lavoro per: Medico Otorino

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Otorino per la propria struttura di Faenza (RA).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Otorino o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Otorino.

 

Offerta di lavoro per: Medico Ecografista

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Ecografista per la propria struttura di Molinella (BO).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Ecografista o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Ecografista.

 

Offerta di lavoro per: Medico Endocrinologo

Synlab Emilia Romagna, facente parte del Gruppo Synlab Italia, ricerca n. 1 Medico Endocrinologo per la propria struttura di Viserba (RN).

E’ possibile inviare il proprio CV candidandosi al link Medico Endocrinologo o inviare una mail all'indirizzo personale@synlab.it, indicando nell'oggetto Medico Endocrinologo.

pubblicato il 13/05/2017

La Casa di Cura Villa Grazia srl, sita in S.Carlo C.se (TO), Strada Poligono n.2, accreditata con il SSN, ricera Medici in possesso delle seguenti specialità: Medicina Interna, Medicina d'Urgenza, Medicina Fisica e Riabilitazione, Medicina dello Sport, Cardiologia, Endocrinologia, Neurologia, Ortopedia.

I riferimenti per l'invio di curriculum vitae  sono: direzionesanitaria@villagrazia.org oppure direzioneamministrativa@villagrazia.org - Telefoni 0119208566 - 0119208567.

pubblicato il 10/05/2017

La Fondazione Forense Bolognese organizza per il giorno 11 maggio 2017 dalle ore 14.30 alle ore 18.30 il Convegno in oggetto

pubblicato il 04/05/2017

Si comunica che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I.) – Serie IV, Speciale Concorsi ed Esami n. 35, del 9 maggio 2017  sarà pubblicato l’Avviso relativo all’avvenuta pubblicazione dei bandi di concorso regionali e provinciali per l’ammissione al Corso di formazione specifica in Medicina Generale relativo al triennio 2017/2020.

In allegato il bando della Regione Emilia-Romagna già pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale Telematico della nostra Regione (BURERT) n. 100, parte terza, del 12/4/2017.

La domanda potrà essere presentata a partire dalle ore 13:00 del giorno 9 maggio 2017 fino alle ore 13:00 del giorno 8 giugno 2017 seguendo le indicazioni contenute nell’art.3 dello stesso bando che qui si riporta:

 Art. 3 - Domanda e termine di presentazione

1. La domanda di partecipazione al concorso deve essere presentata, a pena di esclusione, con modalità informatizzata tramite la piattaforma tecnologica ed applicativa appositamente realizzata collegandosi al sito internet http://selezionecorsommg.regione.emilia-romagna.it al quale si rinvia per tutte le istruzioni relative all’utilizzo della citata funzionalità web.

2. Il termine di presentazione della domanda, previsto a pena di irricevibilità, scade alle ore 13:00 del trentesimo giorno successivo a quello della data di pubblicazione del presente bando per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Per “termine di presentazione della domanda” si intende la data e l’ora della ricevuta inviata dal Server di Posta Elettronica Certificata regionale al Server di Posta Elettronica Certificata del candidato.

Si invita a leggere il testo del bando nel quale sarà possibile acquisire ulteriori ed utili informazioni da fornire alla Vostra utenza.

pubblicato il 03/05/2017
pubblicato il 03/05/2017

Si rileva che sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.95 del 24 aprile 2017 è stato pubblicato il provvedimento di cui all'oggetto.

Di particolare interesse per i medici risultano essere gli allegati come di seguito indicati :

Allegato 1 ) - Schema di Certificazione Medico Legale/Medica

Allegato 2 ) - Schema di Certificazione Psichiatrica

Allegato 4 ) - Schema di Relazione Medica

 

Il provvedimento entra in vigore decorsi 30 dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

pubblicato il 02/05/2017

La tavola rotonda si terrà sabato 20 Maggio 2017 alle ore 10.30 presso la Sala Conferenze dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bologna - Via G.Zaccherini Alvisi n. 4 Bologna.

pubblicato il 21/04/2017

Si ricercano medici specializzati o specializzandi per soggiorno estivo marino residenziale per bambini dai 6 ai 12/13 anni.

Periodo: dal 29 giugno al 13 luglio 2017 - Località Marche - 1 Turno di 15gg.

Periodo: dal 16 giugno al 14 agosto 2017 - Località Lazio - Turni di 14 gg.

Gradita esperienza in medicina di base, pronto soccorso, pediatria, guardie mediche. Richiesta disponibilità full - time e residenza nel luogo di soggiorno.

Inviare curruiculum via email a Coop. Soc. Alice e-mail estateragazzialice@gmail.com

335/58.22.433

pubblicato il 21/04/2017

Rete ospedaliera-118. Gucciardi: “Tutte le 251 ambulanze della Sicilia resteranno attive, nessuna soppressione”

L’assessore smentisce l’allarme lanciato da alcuni organi di stampa. “In base al decreto Balduzzi deve esserci un MSA (Mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo) ogni 60 mila abitanti in un territorio non superiore ai 350 chilometri quadrati. Nei territori che non rispettano i criteri del decreto si è provveduto a sostituire MSA con MSB (Mezzi di soccorso di base) e auto mediche”.

20 APR - In merito alla notizia pubblicata dagli organi di informazione su un taglio del numero di ambulanze in Sicilia, dopo l’entrata in vigore della nuova Rete ospedaliera, l’Assessore alla Salute della Regione Siciliana Baldo Gucciardi inteviene con yna nota per rassicurare e affermare con “fermezza” che non c’è “nessun allarme, non ci sarà alcun taglio del numero di ambulanze: i mezzi di soccorso nel territorio continueranno a essere 251 e non 125 come ipotizzato da qualcuno”.

L’assessore Gucciardi entra poi nello specifico: “Nel documento metodologico pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ci si è concentrati nella riallocazione di MSA (Mezzi di soccorso avanzato con medico a bordo) e delle auto mediche, preoccupandoci di individuare, provincia per provincia, quante devono essere attive secondo i criteri dettati dal decreto ministeriale Balduzzi, nel quale è specificato che deve esserci un MSA ogni 60 mila abitanti in un territorio non superiore ai 350 chilometri quadrati. Nei territori con numero di MSA che non rispetta i criteri del decreto Balduzzi – continua l’Assessore Gucciardi – si è provveduto a sostituire MSA con MSB (Mezzi di soccorso di base) e auto mediche”.

 


Per questa ragione non tutte le MSB sarebbero state indicate nel documento metodologico, “ma posso assicurare – sottolinea ancora l’Assessore Gucciardi – che nessuna delle ambulanze non indicate nel documento metodologico verrà soppressa. La programmazione, inoltre, è assolutamente preliminare, considerato che il neo costituito comitato del settore unico di emergenze sanitarie ha tra i propri compiti proprio quello di potenziare e riprogettare la Rete di emergenza territoriale”.

20 aprile 2017
© Riproduzione riservata - Quotidiano Sanità -

pubblicato il 20/04/2017

Ancora sul welfare aziendale e sul “trappolone” di Renzi & C.

Il def 2017 in sintonia con la politica economica, ispirata dal Jobs act e che la “mozione Renzi”, per evidenti ragioni di coerenza, non smentisce, conferma il de-finanziamento della sanità ma, questa volta, (ecco la vera novità sulla quale i nostri arcigni commentatori hanno stranamente taciuto), prevedendo in modo esplicito, di contro, misure per lo sviluppo del welfare aziendale

20 APR - Ho letto, su questo giornale, puntuali come il destino, le rimostranze contro il def dei nostri abituali commentatori. Tutti a gridare risentiti al de-finanziamento della sanità come se fosse una novità. Il de-finanziamento, come ho scritto tante volte, è la conseguenza logica di una precisa strategia finanziaria (peraltro mai nascosta dal governo Renzi) e che in ragione di una, tutt’altro che casuale politica economica, conta di abbassare nel tempo l’incidenza della spesa sanitaria nei confronti del pil.
 
Il def 2017 in sintonia con questa politica economica, ispirata dal Jobs act e che la “mozione Renzi”, per evidenti ragioni di coerenza, non smentisce, conferma il de-finanziamento della sanità ma, questa volta, (ecco la vera novità sulla quale i nostri arcigni commentatori hanno stranamente taciuto), prevedendo in modo esplicito, di contro, misure per lo sviluppo delwelfare aziendale.
 
La mia tesi sul “trappolone” (QS 3 aprile 2017) sembrerebbe quindi tutt’altro che campata per aria, (mi dispiace per coloro che sognando migliaia di assunzioni ci hanno spiegato, su questo giornale, che la mozione Renzi “va nella direzione giusta”).

 

 
Il welfare aziendale, mettetevelo in testa, implica, per forza, cioè per ragioni di pura compatibilità finanziaria, il progressivo de-finanziamento della sanità pubblica.
 
Se è vero che… “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito” vorrei suggerire ai critici del de-finanziamento (se vogliono essere credibili) di spostare la loro attenzione sulle politiche economiche, perché guardare il dito e non la luna, in sanità, se non è da stolti è quanto meno da ipocriti. Decidete voi.
 
Applaudo invece alla Cgil che per bocca della sua responsabile per le politiche sanitarie Rossana Dettori (intervista a radio articolo1 del 12 aprile) ha posto con onestà il problema dell’inconciliabilità tra il welfare aziendale e quello pubblico.
 
Esclusione competitiva
Esclusione competitiva” è una espressione che ho preso in prestito dall’ ecologia. Usata per la sanità essa afferma che due specie di welfare (mutue contrattuali e sanità pubblica) non possono convivere utilizzando una stessa risorsa limitata e limitante vale a dire un comune finanziamento pubblico proprio perché in generale le risorse pubbliche sono per definizione limitate.
 
Se lo Stato regolerà, con le leggi di stabilità, le risorse in modo da mettere in competizione due generi di welfare, quello che sarà favorito nei finanziamenti (nel nostro caso le mutue) dominerà sull’altro (la sanità pubblica) che de-finanziato si dovrà rassegnare ad essere ridimensionato.
 
Per me “l’esclusione competitiva” è il fatto nuovo e che il def 2017 conferma. Chi governa, quindi il più grande partito della sinistra, in ragione di certe politiche economiche, ha deciso di cambiare il ruolo dello Stato quale mediatore tra l’impresa, quindi la produzione di ricchezza, e la società, quale soggetto detentore di diritti. Quindi di ridiscutere il ruolo del welfare. Non è proprio una cosa da nulla. Credetemi.
 
Jobs act
Alla base di questa decisione, direi epocale, vi è il Jobs act cioè la legge che ha delegato il governo Renzi ed ora il governo Gentiloni, ad apportare delle riforme nel mondo del lavoro attraverso dei decreti attuativi.
 
Ma vi è anche un grave limite culturale che riguarda soprattutto il riformismo di sinistra che di fronte a nuove contraddizioni, nuove sfide, non riesce ad andare avanti.  Oggi Bersani va in televisione e ci dice che ci vuole “un nuovo 68” (Intervista “di martedì” La 7 18 aprile 2017). Io che il 68 l’ho fatto propongo la “quarta riforma” e sostengo che una sinistra priva di un pensiero davvero progressista è destinata a tornare indietro decidendo di passare, come ci propone sia il Jobs act che la “mozione Renzi”, dal barone Beveridge a Donald Trump.
 
Gli obiettivi teorici del Jobs act sono noti (adeguare la legislazione del lavoro a quella europea, consentire maggiori opportunità a tutti di ottenere contratti di lavoro a tempo indeterminato, modificare le norme sul licenziamento, ecc).
 
Ma se questi sono i più noti e anche più discussi e più criticati, soprattutto dal mondo sindacale, ve ne è uno in particolare, colpevolmente ignorato, che riguarda l’impresa, considerata soggetto produttore di ricchezza. A quanto pare il Jobs act emulando, devo dire senza alcuna originalità, l’economia americana, in ragione della crescita della ricchezza parrebbe disposto a liquidare il nostro prezioso welfare sanitario considerandolo evidentemente un ostacolo al suo sviluppo.
 
Nel proseguo dell’articolo per non ripetere continuamente le numerose norme promanate dal Jobs act per sineddoche diremo semplicemente “Jobs act
 
Welfare fiscale
Il welfare aziendale, come forse non tutti sanno, non è tanto la riproposizione delle vecchie mutue del secondo dopoguerra ma è una forma di welfare   tipico dell’economia americana. Renzi e i suoi consiglieri economici non si sono inventati nulla di nuovo. Il welfare on demand si chiama così perché così il welfare aziendale si chiama in America.
 
Storicamente il welfare aziendale, nelle forme assunte negli Stati Uniti, è stato associato alla crescita delle grandi imprese manifatturiere, in grado di garantire ai loro dipendenti rilevanti benefici sotto forma di piani sanitari In questi piani, a beneficio definito, il rischio in caso di evoluzione negativa per mancata costituzione delle riserve oppure per cattivo andamento dei mercati finanziari era interamente a carico delle imprese, così come a loro carico era il rischio connesso all’allungamento della vita media dei lavoratori in pensione o all’aumento delle spese mediche.
 
La novità che introduce il Jobs act (versione italiana) è di mettere questo rischio completamente a carico dello Stato utilizzando la leva fiscale.
Questa novità   in realtà si chiama welfare fiscale. In Italia, a differenza dall’America, il Jobs act si basa interamente su un sistema fiscale totalmente a favore dell’impresa e interamente a carico dello Stato nella speranza che l’impresa, accrescendo il suo profitto, accresca la produzione di ricchezza. Lo scopo del welfare fiscale è incentivare le plusvalenze dell’impresa cioèin generale l’incremento di valore, e in particolare la differenza positiva fra due valori dello stesso bene. Più o meno è quello che Marx chiamava, più di un secolo fa, “plus valore”.
 
Quindi in sintesi il welfare fiscale non è altro che la concessione di un sistema di agevolazioni sotto forma di deduzioni o di detrazioni d’imposta subordinate alla demonetizzazione di parte del salario e alla contestuale stipulazione di mutue aziendali.
 
Cost saving
Con ilwelfare fiscale il prelievo obbligatorio a carico dell’impresa quindi l’imposta sul reddito, è ridotto significativamente. L’imposta sul reddito, come è noto, si caratterizza, in primo luogo, per i criteri di determinazione della base imponibile. Il Jobs act   modifica attraverso la creazione delle mutue la base imponibile per il reddito di impresa Quando si adotta il concetto di reddito prodotto, o di reddito di impresa, in genere sono oggetto di tassazione le remunerazioni dei fattori produttivi (salari, rendite, profitti o interessi). Il Jobs act modifica la tassazione sul reddito di impresa intervenendo sul principale fattore produttivo cioè il costo del lavoro.
 
Ma come funziona questo marchingegno tributario che punta ad accrescere il plus valore dell’impresa?
 
Come è noto, servizi e beni, erogati dal datore di lavoro nell’ambito di un piano di welfare (la normativa contrattuale sulle mutue aziendali   prevede i piani assistenziali) non costituiscono reddito in capo al lavoratore e non costituiscono neppure base imponibile per i contributi permettendo quindi l’operazione che più sta a cuore di Renzi, il cost saving cioè la riduzione dei costi di produzione.
Questo doppio vantaggio configura una sorta di condivisione di interessi tra impresa e lavoratori al punto da prefigurare una idea di azienda come ‘bene comune’ il che non sarebbe una negatività in se, peccato che questa alleanza tra lavoro e capitale sia interamente giocata contro la comunità, i diritti e la sanità pubblica. Cioè contro un ben altro “bene comune” il welfare pubblico.
 
Soldi e benefit
Le prestazioni erogate dalle mutue per il welfare aziendale quindi sono completamente deducibili dal reddito d’impresa e non sono più limitate come lo erano precedentemente rispetto ad una deducibilità limitata al 5×1000 del costo del personale.
 
Con la finanziaria 2017 come ho già spiegato (QS 20 marzo 2017) si rafforzano gli incentivi:
· Il tetto per i premi viene elevato a 3mila euro annoche diventano 4mila quando i lavoratori vengono coinvolti in modo strutturale nell’organizzazione aziendale
· si estende l’applicazione a una platea molto più ampia di lavoratorielevando il ‘tetto’ di retribuzione sotto la quale la misura è applicabile: dai 50mila euro previsti per il 2016 si passa a 80mila euro
 
In questo modo oltre alla stragrande maggioranza di operai e impiegati potranno rientrarvi anche il 75% dei quadri e il 12% dei dirigenti.
Inoltre proseguendo in una precisa strategia di “delega” , è previsto che qualora il datore di lavoro abbia riconosciuti  per i propri dipendenti anche la messa a disposizione di strumenti di previdenza integrativa o di assicurazione sanitaria integrativa, questi non concorrano ai limiti “premiali” previsti e sopra citati (3mila ovvero 4mila euro-anno pro-capite).
 
In tale modo un lavoratore potrà ricevere:
· dal proprio datore di lavoro fino a 4mila euro di premi anche sotto forma di beni e servizi di welfareche saranno completamente deducibili in termini di costo da parte del datore di lavoro,
· in aggiunta  premi a titolo previdenziale e/o assicurativo a loro volta deducibili e non imponibili fino alle rispettive soglie di 5.164 euro e 3.615 euro
Come dire di no a questa “grazia di dio”. E’ in virtù di questo espediente fiscale che il welfare aziendale diventa in realtà un nuovo modo di retribuire il lavoro. Cioè welfare on demand.
 
Plus valore contro diritti
Come ho già detto il welfare on demand   è un genere di retribuzione mista fatta da soldi e benefit il cui sillogismo di base è il seguente:
· se il plus valore è la differenza tra il reddito di impresa e il costo del salario
· allora abbassando il salario con la sua demonetizzazione,  si abbassa il suo costo
· quindi si aumenta il plus valore.
 
Lo ripeto a coloro che guardano il dito e non la luna, prima del de-finanziamento della sanità vengono le politiche economiche le quali per il jobs act nascono dagli interessi i quali a loro volta sono riconosciuti tali da altri interessi, quelli della politica, alla ricerca permanente di consenso nel tentativo di allargare la propria base di legittimazione sociale e di mantenere e accrescere il proprio potere.
 
Con il Jobs act  e con la “mozione Renzi” è l’economia del plus valore che comanda sull’etica dei diritti e, la sua base di legittimazione, sono i  potentati dell’economia e delle assicurazioni, ai quali ci si rivolge offrendo ogni agevolazione fiscale possibile per chiedere loro di produrre ricchezza cioè Pil perché altri generi di ricchezza, come ad esempio la salute, non valgono niente. Se la sanità è de- finanziata è perché non comandano più i diritti ma il plus valore. 
 
Quindi amici miei che fate finta di prendervela con il Def perché ci da pochi soldi, sappiate che senza un nuovo pensiero sulla compossibilità tra economia etica e scienza, quindi senza un nuovo welfare sanitario che redistribuisca la ricchezza prodotta dall’economia nella nostra società, siamo nei guai.
 
Il Jobs act e la “mozione Renzi” restando prigionieri di una vecchia idea di compatibilità e di sostenibilità, sceglie il plus valore quindi per quello che ci riguarda, Trump in luogo di Beveridge. Come lo fa? Finanziando il primo e de-finanziando il secondo. E voi che fate? Anziché guardare la luna ogni volta ci fate la lagna sul dito.
 
La “quarta riforma” che, nel suo piccolo, è totalmente pensata sull’idea di compossibilità tra economia etica e scienza dice educatamente no a Trump ma con decisione va oltre Beveridge perché sa che è il momento di cambiare i modelli, di trovare nuove alleanze tra diritti e interessi e di allargare l’idea di ricchezza alla salute, alla giustizia, all’ambiente, alla istruzione, perché per far crescere un paese, quella prodotta dal pil, non basta. 
 
Lo Stato contro lo Stato
Il welfare fiscale con le sue norme tributarieinfluenza di fatto la domanda aggregata di salute e di sanità nel nostro paese influenzando negativamente la funzione distributiva dello Stato che a partire dal 900 ha sempre tentato di equilibrare con il welfare pubblico la distribuzione del reddito.
 
Cioè lo Stato rinunciando alla sanità pubblica o quantomeno nel tentativo di renderla residuale, decide di redistribuire quello che nella “mozione Renzi” viene chiamato “diritto di protezione” a favore di chi lavora e a sfavore di tutti gli altri.
 
Il def appena approvato e che in autunno si trasformerà in legge di bilancio ha quindi lo scopo di produrre effetti sull'allocazione delle risorse a favore del welfare aziendale e a scapito della sanità pubblica di cui si conferma il de-finanziamento.
 
In sostanza il Jobs act contro-riformando la concezione storica del welfare sanitario, modifica profondamente le funzioni economiche storicamente svolte dallo Stato:
· ridiscute la fornitura di alcuni beni e servizi
· ridiscute l’equa ripartizione del reddito nazionale fra i componenti di una collettività
· protegge l’interesse privato a scapito del diritto collettivo
· contrappone l’impresa , il lavoro alla società
 
Il welfare aziendale alla fine rimette in discussione due fondamentali caratteristiche della sanità quale bene pubblico:
· la non escludibilità, per un sistema sanitario pubblico  non è possibile escludere qualsiasi persona  dai benefici che esso produce(come un faro è utilizzato da tutti i naviganti così la sanità è usata da tutti i cittadini)
· la non rivalitàla sanità pubblica è un bene che deve essere usato da tutti i cittadini contemporaneamente (come con la difesa nazionale sono protetti  tutti i cittadini  indistintamente, così con la sanità godono tutti gli aventi diritto cioè tutti quelli impliciti nell’art 32 della  Costituzione quindi ogni persona)
 
Al contrario il welfare aziendale essendo liberamente sostitutivo rispetto a quello pubblico nei fatti:
· include solo coloro che  hanno un lavoro e quindi un contratto ma ciò facendo esclude tutti coloro che hanno semplicemente dei diritti confinandoli nella residualità dell’assistenza pubblica
· rende rivali cioè pone in competizione gli interessi tutelati dai contratti con i diritti finanziati in modo residuale dallo Stato.
 
Conclusioni
Come hanno fatto notare alcuni commentatori (Benato QS 22 marzo 2017; Pizza QS 28 marzo 2017) tutto questo, diritti a parte, avrà profonde ripercussione sull’esercizio della medicina sulle prassi professionali e sulle loro deontologie.
 
Fino ad oggi tutte le professioni in sanità sono state vincolate da deontologie ispirate ovviamente al principio di non escludibilità e a quello della non rivalità.
 
Da questo punto di vista inquieta e non poco il silenzio degli ordini dei collegi (principalmente Fnomceo e Ipasvi) delle associazioni professionali, dei difensori dei cittadini (chi ha notizie di “cittadinanza attiva” batta un colpo) e dei sindacati di settore in particolare dell’intersindacale medica.
 
Mi chiedo che fine hanno fatto quei 20000 medici che a Roma il 27 ottobre del 2015 hanno sfilato sotto al Colosseo in difesa della sanità pubblica denunciando i pericoli che correva la “coesione sociale”.
 
Ivan Cavicchi

20 aprile 2017
© Riproduzione riservata

pubblicato il 19/04/2017

 

 

ATTIVITA’ DI ORIENTAMENTO SCOLASTICO PROFESSIONALE : UN AIUTO PER SCEGLIERE COSA FARE DA GRANDE

 

 

 

La Fondazione ONAOSI, fortemente impegnata a strutturare un sistema di supporto alla formazione degli assistiti, nella convinzione che sia necessario sostenerli nella scelta universitaria consapevole e motivata, promuove da circa di dieci anni l'orientamento scolastico professionale in favore dei suoi assistiti iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, tramite attività qualificata del Servizio Sociale. 

 

Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato la stessa attività, in forma gratuita, per l'a.s. 2016/17 anche in favore dei figli di regolari contribuenti ONAOSI. 

 

La Fondazione ONAOSI, in collaborazione con l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna, propone pertanto gratuitamente per i figli dei Sanitari contribuenti un'attività di orientamento personalizzato, mirato a rilevare attitudini e motivazioni dei ragazzi che frequentano l’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, al fine di supportarli nella complessa scelta dell'indirizzo di studi, aiutandoli in particolare ad acquisire una maggior consapevolezza relativamente a:

 

·       abilità acquisite nel percorso scolastico

 

·       opportunità connesse al profilo del singolo

 

·       prospettive di placement alla fine del percorso universitario prescelto 

 

 

 

L’attività di orientamento è organizzata in due distinti momenti:

 

  1. venerdì 26 maggio 2017 alle ore 15.00 presso la Sala conferenze dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Bologna (Via Zaccherini Alvisi 2) a tutti gli interessati in gruppo sarà sottoposto un questionario a risposte multiple (durata indicativa 1 ora e mezzo);

  2. successivamente sarà concordato un incontro per la restituzione delle risultanze dell’elaborazione del questionario tramite un colloquio individuale che consentirà di approfondire quanto emerso.

 

Gli interessati potranno inviare richiesta di adesione, o avere ulteriori chiarimenti ed informazioni, contattando l’Ufficio di Servizio Sociale di Bologna della Fondazione ONAOSI (telefono 051.6158301, mail sociale.bologna@onaosi.it) entro il 24 maggio.

 

 

 

 

 

pubblicato il 18/04/2017

"Allegate le mozioni approvate dalla Camera dei Deputati di impegno al Governo perché si attivi per la riduzione delle liste di attesa liberalizzando la libera professione anche intramuraria che nulla ha a che vedere con le liste di attesa legate, per contro, alla insufficiente offerta di prestazioni del SSN vista la riduzione dei posti letto e del personale medico ridottosi, quest'ultimo di 8.000 unità negli ultimi anni.
La mozione proposta da questo Ordine ed approvata è la n.2 presentata dall'On.le Rondini."

pubblicato il 14/04/2017

Il Centro Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro (MI) cerca per inserimento stabile nel proprio organico

Medici Specialisti in Psichiatria o Neurologia, contratto ARIS-AIOP

 

Inviare curriculum alla Segreteria Medica:

Enrica: esperlecchi@fatebenefratelli.eu         tel. 0371/207288

Angela:asperlecchi@fatebenefratelli.eu         tel. 0371/207289

Rita: mrcoldani@fatebenefratelli.eu               tel. 0371/207218

pubblicato il 14/04/2017

L'Associazione di Promozione Sociale “Salute e Solidarietà” nell'ambito del processo di accrescimento della propria rete di formatori chiede alla SV di divulgare presso i Vs Iscritti, con le modalità che riterrete più opportune, la seguente offerta di lavoro:

"L'Associazione di Promozione Sociale “Salute e Solidarietà” ricerca Docenti Medici per attività di docenza in Corsi di Formazione di "ADDETTO AL PRIMO SOCCORSO AZIENDALE" secondo i contenuti del D.Lgs. 81/08.

Si richiede Esperienza di docenza, ottime capacità di gestione dell’aula, spiccate doti relazionali e comunicative.

Indispensabile il possesso del manichino BLS per le prove pratiche, preferenziale il possesso del videoproiettore.

La ricerca è rivolta ad ambosessi ai sensi della L.903/77 e L.125/91. 

Per candidarsi a tale offerta, far pervenire il curriculum comprensivo del consenso al trattamento dei dati personali ai sensi del D.lgs 196/2003 all'indirizzo email: ruass16@gmail.com."

 

pubblicato il 14/04/2017

COM. N. 41 Decreto 31 marzo 2017.

Divieto prescrizione preparazioni magistrali .Disposizioni preparazioni galeniche dimagranti

pubblicato il 11/04/2017

AZIENDA SOCIO SANITARIA TERRITORIALE DELLA VALTELLINA E DELL'ALTO LARIO CONCORSO 

Concorso pubblico, per titoli ed esami,  per  la  copertura  a  tempo
  indeterminato  di quattro  posti   di   dirigente   medico -   Area
  chirurgica e delle specialita' chirurgiche - disciplina:  Ortopedia
  e traumatologia. 

(GU n.22 del 21-3-2017) 

 
    E' indetto  concorso  pubblico,  per  titoli  ed  esami,  per  la
copertura a tempo indeterminato di quattro posti di dirigente  medico
- area chirurgica  e  delle  specialita'  chirurgiche  -  disciplina:
Ortopedia e traumatologia. 
    Il testo integrale del  bando  sara'  pubblicato  sul  Bollettino
Ufficiale della Regione Lombardia, Serie inserzioni concorsi in  data
1° marzo 2017. 
    Il termine per la presentazione delle domande, redatte  su  carta
semplice  e  corredate  dei  documenti  prescritti,  indirizzate   al
direttore generale dell'ASST Valtellina e Alto Lario, via Stelvio  25
-  23100  Sondrio,  scade  il  trentesimo  giorno   successivo   alla
pubblicazione del presente  avviso  nella  Gazzetta  Ufficiale  della
Repubblica italiana - 4ª Serie speciale. 
    Per informazioni rivolgersi ufficio concorsi - tel. 0342 521083 -
www.asst-val.it 
pubblicato il 06/04/2017

quotidianosanita.it del 6 aprile 2017

 

Insisto. Ma veramente vogliamo andare verso le mutue?