Ricerca
pubblicato il 17/01/2006

Le linee Guida sono riassunte insieme con la scheda anamnestica in questo documento in formato Pdf (60Kb).
pubblicato il 18/10/2005

Art.1

1. La pubblicità concernente l’esercizio delle professioni sanitarie ausiliarie previste e regolamentate dalle leggi vigenti è consentita soltanto mediante targhe apposte sull’edificio in cui si svolge l’attività professionale nonché mediante inserzioni sugli elenchi telefonici.
(SUGLI ELENCHI GENERALI DI CATEGORIA E ATTRAVERSO GIORNALI E PERIODICI DESTINATI ESCLUSIVAMENTE AGLI ESERCENTI LE PROFESSIONI SANITARIE) – le parole attraverso giornali e periodici destinati esclusivamente agli esercenti le professioni sanitarie con ATTRAVERSO PERIODICI DESTINATI ESCLUSIVAMENTE AGLI ESERCENTI LE PROFESSIONI SANITARIE ATTRAVERSO GIORNALI QUOTIDIANI E PERIODICI DI INFORMAZIONE E LE EMITTENTI RADIOTELEVISIVE LOCALI .

2. Le targhe e le inserzioni di cui al comma 1 possono contenere solo le seguenti indicazioni:
a) nome, cognome, indirizzo, numero telefonico ed eventuale recapito del professionista e orario delle visite o di apertura al pubblico;
b) titoli di studio, titoli accademici, titoli di specializzazione e di carriera, senza abbreviazioni che possano indurre in equivoco;
c) onorificenze concesse o riconosciute dalle Stato.

3. L’uso della qualifica di specialista è consentito soltanto a coloro che abbiano conseguito il relativo diploma ai sensi della normativa vigente. E’ vietato l’uso di titoli, compresi quelli di specializzazione conseguiti all’estero, se non riconosciuti dallo Stato.

4. Il medico non specialista può fare menzione della particolare disciplina specialistica che esercita, con espressioni che ripetano la denominazione ufficiale della specialità e che non inducano in errore o equivoco sul possesso del titolo di specializzazione, quando abbia svolto attività professionale nella disciplina medesima per un periodo almeno pari alla durata legale del relativo corso universitario di specializzazione presso strutture sanitarie o istituzioni private a cui si applicano le norme, in tema di autorizzazione e vigilanza, di cui all’articolo 43 della legge 23 dicembre 1978, n.833. L’attività svolta e la sua durata devono essere comprovate mediante attestato rilasciato dal responsabile sanitario della struttura o istituzione. Copia di tale attestato va depositata presso l’ordine provinciale dei medici – chirurghi e odontoiatri. Tale attestato non può costituire titolo alcuno ai fini concorsuali e di graduatoria.

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle associazioni fra sanitari e alle iscrizioni sui fogli di ricettario dei medici - chirurghi, dei laureati in odontoiatria e protesi dentaria e dei veterinari e sulle carte professionali usate dagli esercenti le altre professioni di cui al comma 1.


Art. 2
1. Per la pubblicità a mezzo targhe e inserzioni contemplate dall’articolo 1, è necessaria l’autorizzazione del sindaco che la rilascia previo nulla osta dell’ordine o collegio professionale presso il quale è iscritto il richiedente. Quando l’attività a cui si riferisce l’annuncio sia svolta in provincia diversa da quella di iscrizione all’albo professionale, il nulla osta è rilasciato dall’ordine o collegio professionale della provincia nella quale viene diffuso l’annuncio stesso.

2. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione comunale, il professionista deve inoltrare domanda attraverso l’ordine o collegio professionale competente, corredata da una descrizione dettagliata del tipo, delle caratteristiche e dei contenuti dell’annuncio pubblicitario. L’ordine o collegio professionale trasmette la domanda al sindaco, con il proprio nulla osta, entro trenta giorni dalla data di presentazione.

3. Ai fini del rilascio del nulla osta, l’ordine o collegio professionale deve verificare l’osservanza delle disposizioni di cui all’articolo 1, nonché la rispondenza delle caratteristiche estetiche della targa o dell’inserzione o delle insegne di cui all’articolo 4 a quelle stabilite con apposito regolamento emanato dal Ministero della Sanità, sentiti il Consiglio superiore di sanità, nonché, ove costituiti, gli ordini o i collegi professionali, che esprimono il parere entro novanta giorni dalla richiesta.

(3bis LE AUTORIZZAZIONI DI CUI AL COMMA 1 SONO RINNOVATE SOLO QUALORA SIANO APPORTATE MODIFICHE AL TESTO ORIGINARIO DELLA PUBBLICITA’)

Art. 3
1. Gli esercenti le professioni sanitarie di cui all’articolo 1, che effettuino pubblicità nelle forme consentite dallo stesso articolo senza autorizzazione del sindaco, sono sospesi dall'esercizio della professione sanitaria per un periodo da due mesi a sei mesi. (SONO ASSOGGETTATI ALLE SANZIONI DISCIPLINARI DELLA CENSURA O DELLA SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE SANITARIA, AI SENSI DELL’ART.40 DEL REGOLAMENTO APPROVATO CON DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 5 APRILE 1950, N.221). Se la pubblicità non autorizzata contiene indicazioni false la sospensione è da sei mesi a un anno. Alla stessa sanzione sono soggetti gli esercenti le professioni sanitarie che effettuino pubblicità a qualsiasi titolo con mezzi e forme non disciplinati dalla presente legge.


Art. 4
1. La pubblicità concernente le case di cura private e i gabinetti e ambulatori mono o polispecialistici soggetti alle autorizzazioni di legge è consentita mediante targhe o insegne apposte sull’edificio in cui si svolge l’attività professionale nonché con inserzioni sugli elenchi telefonici, (E SUGLI ELENCHI GENERALI DI CATEGORIA) attraverso giornali e periodici destinati esclusivamente agli esercenti le professioni sanitarie SOSTITUITE CON ATTRAVERSO PERIODICI DESTINATI ESCLUSIVAMENTE AGLI ESERCENTI LE PROFESSIONI SANITARIE ATTRAVERSO GIORNALI QUOTIDIANI E PERIODICI DI INFORMAZIONE E LE EMITTENTI RADIOTELEVISIVE LOCALI, con facoltà di indicare le specifiche attività medico – chirurgiche e le prescrizioni diagnostiche e terapeutiche effettivamente svolte, purchè accompagnate dalla indicazione del nome, cognome e titoli professionali dei responsabili di ciascuna branca specialistica.

2. E’ in ogni caso obbligatoria l’indicazione del nome, cognome e titoli professionali del medico responsabile della direzione sanitaria.

3. Ai responsabili di ciascuna branca specialistica di cui al comma 1, nonché al medico responsabile della direzione sanitaria di cui al comma 2, si applicano le disposizioni di cui al comma 3 dell’art.1.


Art. 5
1. La pubblicità di cui all’articolo 4 è autorizzata dalla regione, sentite le federazioni regionali degli ordini o dei collegi professionali, ove costituiti, che devono garantire il possesso e la validità dei titoli accademici e scientifici, nonché la rispondenza delle caratteristiche estetiche della targa, dell’insegna o dell’inserzione a quelle stabilite dal regolamento di cui al comma 3 dell’articolo 2.

2. Con decreto del Ministero della sanità sono stabilite le modalità per il rilascio dell’autorizzazione regionale.

3. Gli annunci pubblicitari di cui al presente articolo devono indicare gli estremi dell’autorizzazione regionale.

4. I titolari e i direttori sanitari responsabili delle strutture di cui all’articolo 4, che effettuino pubblicità nelle forme consentite senza l’autorizzazione regionale, sono sospesi dall’esercizio della professione sanitaria per un periodo da due a sei mesi.(SONO ASSOGGETTATI ALLE SANZIONI DISCIPLINARI DELLA CENSURA O DELLA SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE SANITARIA, AI SENSI DELL’ART.40 DEL REGOLAMENTO APPROVATO CON DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 5 APRILE 1950 N.221)
5. Qualora l’annuncio pubblicitario contenga indicazioni false sulle attività e prestazioni che la struttura è abilitata a svolgere o non contenga l’indicazione del direttore sanitario, l’autorizzazione amministrativa all’esercizio dell’attività sanitaria è sospesa da sei mesi ad un anno.

5BIS. LE INSERZIONI AUTORIZZATE DALLA REGIONE PER LA PUBBLICITA’ SUGLI ELENCHI TELEFONICI POSSONO ESSERE UTILIZZATE PER LA PUBBLICITA’ SUGLI ELENCHI GENERALI DI CATEGORIA E, VICEVERSA, LE INSERZIONI AUTORIZZATE DALLA REGIONE PER LA PUBBLICITA’ SUGLI ELENCHI GENERALI DI CATEGORIA POSSONO ESSERE UTILIZZAATE PER LA PUBBLICITA’ SUGLI ELENCHI TELEFONICI.
5TER. LE AUTORIZZAZIONI DI CUI AL COMMA 1 SONO RINNOVATE SOLO QUALORA SIANO APPORTATE MODIFICHE AL TESTO ORIGINARIO DELLA PUBBLICITA’

Art. 6
1. E’ necessaria l’autorizzazione del sindaco per la pubblicità concernente l’esercizio di un’arte ausiliaria delle professioni sanitarie.

2. L’autorizzazione è rilasciata dal sindaco previo parere dei rispettivi ordini o collegi professionali, ove costituiti.

3. Si applicano, nei confronti degli esercenti le arti ausiliarie delle professioni sanitarie, le disposizioni contenute nell’articolo 1 e nell’articolo 3, in quanto compatibili.


Art. 7
1. Il Ministero della sanità, di propria iniziativa o su richiesta degli ordini e dei collegi professionali, ove costituiti, può disporre la rettifica di informazioni e notizie su argomenti di carattere medico controversi, forniti al pubblico in modo unilaterale attraverso la stampa p i mezzi di comunicazione radiotelevisivi.

2. A tal fine, il Ministero della sanità, sentito, ove necessario, il parere del Consiglio superiore di sanità, invita i responsabili della pubblicazione o della trasmissione, fissando ad essi un termine, a provvedere alla divulgazione della rettifica, che deve avvenire con lo stesso rilievo e, quando trattasi di trasmissioni radiofoniche o televisive, nelle stesse ore in cui è stata diffusa la notizia cui si riferisce la notifica stessa.

3. I responsabili delle reti radiofoniche e televisive sono tenuti a fornire al Ministero della sanità, agli ordini o ai collegi professionali, ove costituiti, su loro richiesta, il testo integrale dei comunicati, interviste, programmi o servizi concernenti argomenti medici o d’interesse sanitario trasmessi dalle reti medesime.

4. Per l’inosservanza delle disposizioni di cui al presente articolo la sanzione di cui al sesto comma dell’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n.47, come sostituito dall’articolo 42 della legge 5 agosto 1981, n. 416.


Art. 8
1. Gli esercenti le professioni sanitarie che prestano comunque il proprio nome, ovvero la propria attività allo scopo di permettere o di agevolare l’esercizio abusivo delle professioni medesime sono punti con l’interdizione dalla professione per un periodo non inferiore ad un anno.
2. Gli ordini e i collegi professionali, ove costituiti, hanno facoltà di promuovere ispezioni presso gli studi professionali degli iscritti ai rispettivi albi provinciali, al fine di vigilare sul rispetto dei doveri inerenti alle rispettive professioni.


Art. 9
1. Con decreto del Ministero della sanità, sentito il parere delle federazioni nazionali degli ordini, dei collegi professionali e delle associazioni professionali degli esercenti le arti ausiliarie delle professioni sanitarie, è fissato, e periodicamente aggiornato, l’elenco delle attrezzature tecniche e strumentali di cui possono essere dotati gli esercenti le predette arti ausiliarie.

2. Il commercio e la fornitura, a qualsiasi titolo, anche gratuito, di apparecchi e strumenti diversi da quelli indicati nel decreto di cui al comma 1, sono vietati nei confronti di coloro che non dimostrino di essere iscritti agli albi degli esercenti le professioni sanitarie , mediante attestato del relativo organo professionale di data non anteriore ai due mesi.

3. La violazione delle disposizioni di cui al comma 2 è punita, anche in aggiunta alle sanzioni applicabili ove il fatto costituisca più grave reato, con una ammenda pari al valore dei beni forniti, elevabile fino al doppio in caso di recidiva.


Art.9 BIS
1. GLI ESERCENTI LE PROFESSIONI SANITARIE DI CUI ALL’ART.1 NONCHE’ LE STRUTTURE SANITARIE DI CUI ALL’ART.4 POSSONO EFFETTUARE LA PUBBLICITA’ NELLE FORME CONSENTITE DALLA PRESENTE LEGGE E NEL LIMITE DI SPESA DEL 5 PER CENTO DEL REDDITO DICHIARATO PER L’ANNO PRECEDENTE.

Art . 10
1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli esercenti le professioni di cui al comma 1 dell’articolo 1, le strutture di cui all’articolo 4 e gli esercenti le arti ausiliarie di cui all’art.6, devono provvedere a regolarizzare gli annunci pubblicitari in atto, secondo quanto previsto dalle disposizioni della presente legge, qualora tali annunci non siano conformi alle disposizioni stesse.



MINISTERO DELLA SANITA’
DECRETO 16 settembre 1994, n.657.

Regolamento concernente la disciplina delle caratteristiche estetiche delle targhe, insegne e inserzioni per la pubblicità sanitaria.


Vista la Legge 5 febbraio 1992, n.175, concernente norme in materia di pubblicità sanitaria e di repressione dell’esercizio abusivo delle professioni sanitarie:

Visto l’art. 2. Comma 3, della predetta legge che dispone che il Ministro della sanità, con apposito regolamento, disciplina le caratteristiche estetiche delle targhe, insegne e inserzioni per la pubblicità concernente l’esercizio delle professioni e arti sanitarie e per la pubblicità concernente le case di cura private e i gabinetti e ambulatori soggetti alle autorizzazioni di legge:

Considerato che le autorizzazioni alla pubblicità per le case di cura private e per i gabinetti ed ambulatori devono essere rilasciate dalla regione sentite le federazioni regionali degli ordini e dei collegi professionali, ove costituiti:

Considerato che per alcune categorie non risultano costituite le federazioni regionali degli ordini e collegi professionali:

Ritenuta l’esigenza di prevedere che le regioni, in tali casi, sentano l’ordine o il collegio della provincia in cui è ubicata la struttura sanitaria:

Visto l’art. 17, comma 3. Della legge 23 agosto 1988, n.400;
Sentite le federazioni nazionali degli ordini, dei collegi professionali e delle associazioni professionali degli esercenti le professioni e arti ausiliare;

Sentito il Consiglio superiore di sanità ;

Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza generale del 28 aprile 1994 e del 27 luglio 1994;

Vista la nota datata 15 settembre 1994 con cui lo schema di regolamento è stato trasmesso ai sensi dell’art.17, comma 3, della cui citata legge n.400 del 1988, al Presidente del Consiglio dei Ministri:

ADOTTA

Il seguente regolamento:

Art.1 - Finalità
1. Il presente regolamento disciplina le caratteristiche estetiche delle targhe, insegne e inserzioni per la pubblicità sanitaria.

2. La disciplina si applica agli esercenti le professioni sanitarie, le professioni sanitarie ausiliare e le arti ausiliare delle professioni sanitarie.

3. La disciplina si applica, altresì, alle case di cura private ed ai gabinetti e agli ambulatori, mono e polispecialistici, soggetti ad autorizzazione ai sensi della normativa vigente.


Art.2 - Targhe
1. Le targhe, concernenti le attività professionali di cui al comma 2 dell’art. 1, esercitate in studi personali, singoli o associati, devono rispondere, salvo vincoli particolari previsti in materia dai regolamenti comunali, alle seguenti caratteristiche:
a) avere dimensioni non superiori a 3.000 centimetri quadrati (di norma cm 50x cm60); i relativi caratteri debbono essere “a stampatello” e di grandezza non superiore a cm8:
b) essere di fattura compatta, con esclusione di qualsiasi componente luminosa ovvero illuminate;
c) riportare il numero e la data dell’autorizzazione rilasciata dal sindaco;
d) non contenere alcun grafico, disegno, figura o simbolo, ad eccezione di quello rappresentativo della professione.

2. Le targhe concernenti le strutture sanitarie di cui al comma 3 dell’art.1, salvo vincoli particolare previsti in materia dai regolamenti comunali, devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
a) avere dimensioni non superiori a 6.000 cm quadrati (di norma cm 60x cm100); i relativi caratteri debbono essere “a stampatello” e di grandezza non superiore a cm 12;
b) essere di fattura compatta, con esclusione di qualsiasi componente luminosa ovvero illuminante;
c) riportare il numero e la data dell’autorizzazione rilasciata dalla regione:
d) non contenere alcun grafico, disegno, figura o simbolo, ad eccezione di quello rappresentativo della professione:
e) riportare eventualmente la denominazione o ragione sociale nonché i segni distintivi dell’impresa ai sensi della normativa vigente.

3. Il testo, riguardante le specifiche attività medico-chirurgiche e le prestazioni diagnostiche e terapeutiche svolte nelle strutture di cui al comma2, nonché i nomi ed i titoli professionali dei relativi responsabili, deve essere composto con caratteri la cui grandezza non sia superiore a cm 8, salvo che per il direttore sanitario.

4. Le targhe, previste dal presente articolo, vanno apposte all’edificio in cui si svolge l’attività; quando l’edificio insiste in un complesso recintato, le targhe possono essere apposte anche sulla recinzione.


Art.3 - Insegne

1. Le insegne, concernenti le strutture di cui al comma 3 dell’art. 1, salvo vincoli particolari previsti in materia dai regolamenti comunali, devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
a) avere dimensioni non superiori a 20.000 cm quadrati (di norma cm100xcm200);
b) gli eventuali elementi luminosi e/o illuminati non devono essere intermittenti o lampeggianti né programmati in modo da dare un messaggio variabile;
c) riportare il numero e la data dell’autorizzazione rilasciata dalla regione;
d) essere costituite da materiale non deteriorabile;
e) essere collocate orizzontalmente, verticalmente o a bandiera, sopra l’edificio, e, quando l’edificio insiste in un complesso recintato, anche sulla recinzione;
f) non può essere riportato alcun grafico, disegno o figura ad eccezione del simbolo rappresentativo della professione o dell’associazione professionale o di quello che segnala, laddove esista, un servizio di pronto soccorso.


Art.4 - Inserzioni
1. Le inserzioni sugli elenchi telefonici delle società concessionarie del servizio pubblico telefonico devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
a) occupare uno spazio non superiore a 50cm quadrati (di norma cm5 x cm10);
b) avere carattere e colore tipografico conformi a quelli normalmente usati;
c) non contenere riquadri e sottolineature volti ad evidenziare il testo dell’inserzione medesima;
d) riportare il testo autorizzato con esclusione di qualsiasi grafico, disegno o figura ad eccezione del simbolo rappresentativo della professione o della associazione professionale o di quello che segnala, laddove esista, un servizio di pronto soccorso;
e) riportare il numero e la data dell’autorizzazione rilasciata dal comune o dalla regione.

2. Le disposizioni di cui al precedente comma non si applicano alle inserzioni destinate alla informazione apposta su elenchi generali di categoria (elenchi, guide e annuari, ecc.) che non pongono alcuna limitazione nei confronti di qualsiasi richiesta di inserzione e che sono volte esclusivamente a dare diffusione a nominativi per categoria professionale con l’indicazione soltanto dei relativi recapiti telefonici, degli indirizzi e delle attività esercitate. Sono, comunque, vietate quelle inserzioni che, per l’evidenza, il tipo di grafica, la dimensione, la riquadratura o le notizie in esse contenute, svolgono funzione di promozione dell’attività oltre che di informazione.

3. Le inserzioni sui giornali e sui periodici, destinati esclusivamente agli esercenti le professioni e le arti di cui al presente regolamento, debbono essere stampate con caratteri di grandezza non superiore a mm8 in una superficie non superiore a 50 cm quadrati ( di norma cm5x cm10), con l’esclusione di elementi grafici e di impaginazione, tendenti ad evidenziare il testo a scopi promozionali, nonché di disegni, figure, fotografie o simboli ad eccezione del simbolo rappresentativo della professione o dell’associazione professionale o di quello che segnala, laddove esista, un servizio di pronto soccorso. Il testo deve riportare il numero e la data dell’autorizzazione regionale.


Art.5 - Cartelli segnaletici
1. Al fine di fornire al cittadino le necessarie informazioni sulla loro ubicazione, le strutture sanitarie di cui al comma 3 dell’art.1, possono utilizzare cartelli segnaletici, contenenti esclusivamente il simbolo rappresentativo della struttura, la denominazione della stessa, l’indirizzo in cui è ubicata e la riproduzione stilizzata di una freccia direzionale.


Art.6 - Autorizzazioni

1. Fino a quando non saranno costituite le federazioni regionali degli ordini e collegi professionali, la pubblicità, concernente le strutture di cui al comma 3 dell’art.1, è autorizzata sentiti gli ordini o i collegi della provincia in cui sono ubicati.


Art.7 - Norma Transitoria
1. Gli esercenti le professioni e arti sanitarie, ed i presidi sono tenuti ad adeguarsi al presente regolamento entro centottanta giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. L’adeguamento alle caratteristiche estetiche stabilite del regolamento non comporta la richiesta di una nuova autorizzazione.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 16 settembre 1994.

Il Ministro Costa

NOTE:
AVVERTENZA:


Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi dell’art.10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n.1092. al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note alle premesse:

-- Il testo dell’art.2, comma 3, della legge n.175/1992 è il seguente:”3. Ai fini del rilascio del nulla osta, l’ordine o collegio professionale deve verificare l’osservanza delle disposizioni di cui all’art.1, nonché la rispondenza delle caratteristiche estetiche della targa o dell’inserzione o delle insegne di cui all’art.4 a quelle stabilite con apposito regolamento dal Ministro della sanità, sentiti il Consiglio superiore di sanità, nonché, ove costituiti, gli ordini o i collegi professionali, che esprimono il parere entro novanta giorni dalla richiesta”.

-- Il comma 3 dell’art.17 della legge n.400/1988 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) prevede che con decreto ministeriale possano essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di autorità sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione. Il comma 4 dello stesso articolo stabilisce che gli anzidetti regolamenti debbano recare la denominazione di “regolamento”, siano adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.


LEGGE 14 ottobre 1999, n.362.


Art.12 - (Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n.175)

1. All’articolo 1, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n.175, come modificato dall’articolo 3 della legge 26 febbraio 1999, n.42, le parole: ”attraverso giornali e periodici destinati esclusivamente agli esercenti le professioni sanitarie” sono sostituite dalle seguenti: “attraverso periodici destinati esclusivamente agli esercenti le professioni sanitarie e attraverso giornali quotidiani e periodici di informazione”.

2. All’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n.175, come modificato dall’articolo 3 della legge 26 febbraio 1999, n.42, le parole: “attraverso giornali e periodici agli esercenti le professioni sanitarie” sono sostituite dalle seguenti: “attraverso periodici destinati esclusivamente agli esercenti le professioni sanitarie e attraverso giornali quotidiani e periodici di informazione”.



LEGGE 3 maggio 2004, n.112

Art. 7 comma 8 - (Modifica alla legge 5 febbraio 1992, n.175)

8. All’articolo 1, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n.175, come modificato dall’art. 3 della legge 26 febbraio 1999, n.42, e dall’articolo 12, comma 1, della legge 14 ottobre 1999, n.362, le parole “e attraverso giornali quotidiani e periodici di informazione” sono sostituite dalle seguenti: “attraverso giornali quotidiani e periodici di informazione e le emittenti radiotelevisive locali”. All’art.4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n.175, come modificato dall’art.3 della legge 26 febbraio 1999, n.42, e dell’articolo 12, comma 4, della legge 14 ottobre 1999, n.362, le parole: “e attraverso giornali quotidiani e periodici di informazione” sono sostituite dalle seguenti: “, attraverso giornali quotidiani e periodici di informazione e le emittenti radiotelevisive locali”.
pubblicato il 28/09/2005

Massima: ai fini del rispetto dei termini di impugnazione avverso il provvedimento sanzionatorio comminato dalla Commissione, e' necessario considerare non la data in cui viene spedita la copia da notificare con il servizio postale bensi' quella relativa al momento in cui la copia viene ritirata dal destinatario ; per cui solo da detta ultima data decorrono i trenta giorni per l'impugnazione.

Si veda anche http://www.dirittosanitario.net/
pubblicato il 28/09/2005

D.M. 19.04.2000 – Prove attitudinali per l’iscrizione all’albo degli odontoiatri Con riferimento alla nota del 26.07.2000 prot.10946/28-95 esaminate le relatice notegiuridiche poste da codesta Federazione di seguito si riportano le conclusioni cui è pervenuto lo scrivente ufficio.
In relazione al dibattito parlamentare sul disegno di legge relativo alla disciplina della professione di odontoiatra (a.c. 72 ed altri) sugli emendamenti tendenti a modificare sostituire l’art.3 comma 4 lettera d) si ritiene che detto articolo contiene le disposizioni concordate con la Commissione europea e coordinate con quanto previsto dall’art.5, punto 7, della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio alo stadio di “posizione comune” (5103/3/200).
Infatti le norme contenute del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n.386, e la revisione contenuta nella proposta di direttiva sopra citata sono insieme dirette a dare esecuzione alla Sentenza della Corte di Giustizia 1° giugno 1995, nella Causa C – 40/93. Ne consegue che il contenuto dell’art.3, comma 4, lettera d) non può essere modificato se non dopo aver attivato un nuovo negoziato con la Commissione europea.
Gli emendamenti degli onorevoli Conti, Saia, Carlesi e altri, diretti a modificare il contenuto dell’art.3, comma 5 nel senso di assicurare la titolarità alla contemporanea iscrizione all’ordine di medici-chirurghi e all’albo degli odontoiatri per i medici chirurghi in possesso di specializzazione in odontostomatologia, toccano materia oggetto di censura comunitaria nella procedura d’infrazione 96/2179 e ora ricorso alla Corte di Giustizia nella Causa C-202/99.
La posizione comune n.20.2000 del Consiglio dell’U.E. non ha, nell’ordinamento giuridico, valenza di norma ma serve a fornire, in vista dell’adozione di una direttiva del Parlamento europeo Ministero della Sanità – Dipartimento Professioni Sanitarie – Ufficio III Ref. Martelli Piazzale dell’Industria, 20 – 00144 Roma Pr. 1999 – 1022 / Lav.34 Tel. 06/59942772 - fax 06/59942665 e del Consiglio che modifica le direttive oggetto di attenzione, l’ordinamento verso cui tende la normativa dell’Unione Europea.
In considerazione a quanto sopra si ritiene che la prova attitudinale disciplinata dal D.l.vo 386/98 e dal D.M. 19 aprile 2000 non siano in contrasto con la modifica all’art.19 della direttiva 78/686 CEE, scaturita dopo ampio interlocutorio con la commissione Europea in previsione ed esclusivamente alla luce della regolamentazione che nel frattempo l’Italia ha emanato vale a dire D.l.vo 386/98 e successivo decreto Ministeriale del 19.04.2000.
Per quanto attiene i cittadini extracomunitari si ritiene che, gli stessi, qualora immatricolati dopo il 28 gennaio 1980 ed entro il 31 dicembre 1994 regolarmente abilitati all’esercizio professionale purchè la formazione sia stata totalmente conseguita in Italia, diploma di laurea e di abilitazione, possano accedere alla prova attitudinale.
pubblicato il 28/09/2005

PARTE PRIMA INQUADRAMENTO GENERALE Art. 1 Quadro di riferimento Art. 2 Livelli di contrattazione Art. 3 Negoziazione nazionale Art. 4 Negoziazione regionale Art. 5 Obiettivi di carattere generale Art. 6 Strumenti Art. 7 Ruolo e partecipazione delle organizzazioni sindacali Art. 8 Struttura del compenso Art. 9 Aumenti contrattuali Art. 10 Disposizione contrattuale di garanzia – Osservatorio Art. 11 Entrata in vigore e durata dell’Accordo
PARTE SECONDA DISCIPLINA DEL RAPPORTO CONVENZIONALE DEI MEDICI DI MEDICINA GENERALE Art. 12 Premessa
CAPO I PRINCIPI GENERALI Art. 13 Campo di applicazione Art. 14 Contenuti demandati alla negoziazione regionale Art. 15 Graduatoria regionale Art. 16 Titoli per la formazione delle graduatorie Art. 17 Incompatibilità Art. 18 Sospensione del rapporto e dell’attività convenzionale Art. 19 Cessazione del rapporto convenzionale Art. 20 Formazione continua Art. 21 Diritti sindacali Art. 22 Rappresentatività sindacale Art. 23 Comitato aziendale Art. 24 Comitato regionale Art. 25 Programmazione e monitoraggio delle attività Art. 26 Equipes territoriali Art. 27 Appropriatezza delle cure e dell’uso delle risorse Art. 28 Articolazione del compenso Art. 29 Funzioni della medicina generale Art. 30 Responsabilità convenzionali e violazioni. Collegio arbitrale Art. 31 Esercizio del diritto di sciopero. Prestazioni indispensabili e loro modalità di erogazione Art. 32 Assistenza ai turisti
CAPO II L’ASSISTENZA PRIMARIA Art. 33 Rapporto ottimale Art. 34 Copertura degli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria Art. 35 Instaurazione del rapporto convenzionale Art. 36 Requisiti e apertura degli studi medici Art. 37 Sostituzioni Art. 38 Incarichi provvisori Art. 39 Massimale di scelte e sue limitazioni Art. 40 Scelta del medico Art. 41 Revoca e ricusazione della scelta Art. 42 Revoche d’ufficio Art. 43 Scelta, revoca, ricusazione: effetti economici Art. 44 Elenchi nominativi e variazioni mensili Art. 45 Compiti del medico Art. 46 Fondo a riparto per la qualità dell’assistenza Art. 47 Visite ambulatoriali e domiciliari Art. 48 Consulto con lo specialista Art. 49 Rapporti tra il medico di famiglia e l’ospedale Art. 50 Assistenza farmaceutica e modulario Art. 51 Richiesta di indagini specialistiche, proposte di ricovero o di cure termali Art. 52 Certificazione di malattia per i lavoratori Art. 53 Assistenza domiciliare programmata Art. 54 Forme associative dell’assistenza primaria Art. 55 Interventi socio-assistenziali Art. 56 Collegamento con i servizi di continuità assistenziale Art. 57 Visite occasionali Art. 58 Libera professione Art. 59 Trattamento economico Art. 60 Contributi previdenziali e per l'assicurazione di malattia Art. 61 Rapporti tra il medico convenzionato e la dirigenza sanitaria dell’azienda
CAPO III LA CONTINUITA’ ASSISTENZIALE Art. 62 Criteri generali Art. 63 Attribuzione degli incarichi di continuità assistenziale Art. 64 Rapporto ottimale Art. 65 Massimali Art. 66 Libera professione Art. 67 Compiti del medico Art. 68 Competenze delle Aziende Art. 69 Rapporti con il medico di fiducia e le strutture sanitarie Art. 70 Sostituzioni ed incarichi provvisori Art. 71 Organizzazione della reperibilità Art. 72 Trattamento economico Art. 73 Assicurazione contro i rischi derivanti dagli incarichi
CAPO IV LA MEDICINA DEI SERVIZI Art. 74 Campo di applicazione Art. 75 Massimale orario e sue limitazioni. Art. 76 Aumenti d’orario Art. 77 Riduzione di orario degli incarichi e soppressione dei servizi Art. 78 Compiti e doveri del medico – Libera professione Art. 79 Trasferimenti Art. 80 Comando Art. 81 Sostituzioni Art. 82 Permesso annuale retribuito - Congedo matrimoniale Art. 83 Malattia – Gravidanza Art. 84 Assenze non retribuite Art. 85 Trattamento economico Art. 86 Rimborso spese di accesso Art. 87 Premio di collaborazione Art. 88 Premio di operosità Art. 89 Assicurazione contro gli infortuni derivanti dall’incarico Art. 90 Rapporti tra il medico convenzionato e la dirigenza sanitaria dell’Azienda
CAPO V L’EMERGENZA SANITARIA TERRITORIALE Art. 91 Generalità e campo di applicazione Art. 92 Individuazione e attribuzione degli incarichi Art. 93 Massimale orario Art. 94 Descrizione dell’attività’. Art. 95 Compiti del medico – Libera professione Art. 96 Idoneità all’esercizio dell’attività di emergenza Art. 97 Sostituzioni, incarichi provvisori – Reperibilità Art. 98 Trattamento economico e riposo annuale Art. 99 Assicurazione contro i rischi derivanti dall’incarico Art. 100 Inquadramento in ruolo
NORME FINALI
NORME TRANSITORIE
DICHIARAZIONE CONGIUNTA A VERBALE
ALLEGATI All. A Domanda di primo inserimento nelle graduatorie regionali della medicina generale All. A1 Domanda annuale di integrazione dei titoli per le graduatorie regionali di settore per la medicina generale All. B Procedure tecniche per l’applicazione del rapporto ottimale All. C Regolazione dei rapporti economici tra medico titolare e sostituto di assistenza primaria nei casi di sostituzione volontaria All. D Prestazioni aggiuntive All. E Scheda di accesso in ospedale All. F Certificato di diagnosi per indennità di malattia All. G Assistenza domiciliare programmata nei confronti dei soggetti non ambulabili All. H Assistenza domiciliare integrata All. I Informativa resa all’interessato per il trattamento dei dati personali All. L Dichiarazione informativa All. M Scheda degli interventi di continuità assistenziale All. N Modulo riepilogativo delle prestazioni aggiuntive singole o multiple soggette ad autorizzazione All. O Regolamento elettorale elezione dei componenti elettivi della medicina generale dell’ufficio di coordinamento delle attività distrettuali All. P Schema di linee guida per i corsi di idoneità all’emergenza sanitaria All. Q Domanda di partecipazione all’assegnazione degli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria (per graduatoria) All. Q1 Domanda di partecipazione all’assegnazione degli incarichi vacanti di continuità assistenziale (per graduatoria) All. Q2 Domanda di partecipazione all’assegnazione degli incarichi vacanti di emergenza sanitaria territoriale (per graduatoria) All. Q3 Domanda di partecipazione all’assegnazione degli ambiti territoriali carenti di assistenza primaria (per trasferimento) All. Q4 Domanda di partecipazione all’assegnazione degli incarichi vacanti di continuità assistenziale (per trasferimento) All. Q5 Domanda di partecipazione all’assegnazione degli incarichi vacanti di emergenza sanitaria territoriale (per trasferimento) All. Q6 Domanda di partecipazione all’assegnazione degli incarichi vacanti di medicina dei servizi (per trasferimento) All. R Modulo riepilogativo delle prestazioni aggiuntive ACCORDO COLLETTIVO NAZIONALE SPECIALISTI AMBULATORIALI In data 9/02/2005/alle ore 18.00, ha avuto luogo l’incontro per la firma dell’Ipotesi di Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali ed altre professionalità sanitarie ( Biologi, Chimici, Psicologi) ai sensi dell’art. 48 della legge n.833/78 e dell’art.8 del d.lgs. n. 502 del 1992 e successive modificazione tra AI SENSI DEL DEL D. L.VO 502/92 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI IPOTESI DI ACCORDO COLLETTIVO NAZIONALE PER LA DISCIPLINA DEI RAPPORTI CON I MEDICI SPECIALISTI AMBULATORIALI INTERNI ED ALTRE PROFESSIONALITA’ SANITARIE (BIOLOGI, CHIMICI, PSICOLOGI) AMBULATORIALI AI SENSI DELL’ART. 48 DELLA LEGGE N.833/78 E DELL’ART.8 DEL D.LGS. N. 502 DEL 1992 E SUCC. MODD. E INTEGRAZIONI In data 9/02/2005/alle ore 18.00, ha avuto luogo l’incontro per la firma dell’Ipotesi di Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali ed altre professionalità sanitarie ( Biologi, Chimici, Psicologi) ai sensi dell’art. 48 della legge n.833/78 e dell’art.8 del d.lgs. n. 502 del 1992 e successive modificazione tra
la SISAC nella persona del Coordinatore Dr. Luigi Covolo ____________________________
e le seguenti Organizzazioni sindacali:

Sumai
Dott. Roberto Lala ____________________
CGIL F.P. Medici Dott. Nicola Preiti ____________________ CISL Medici Dott.Giuseppe Garraffo ____________________

Federazione Medici- UIl FPL Dott. Armando Masucci ____________________
AUPI
Dott. Paolo Moscara ____________________
SNUBCI
Dott. Giuseppe Vitale ____________________
SICUS
Dott. Nicolò Tirone _____________________
SNALBIP
Dott.ssa Loredana Di Natale _____________________
Vista la legge 23 dicembre 1978 n.833 Visto il decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 e successive modificazioni e integrazioni Visto l’art.4, comma 9, legge 30 dicembre 1991 n. 412 e successive modificazioni Vista la Legge Costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, recante modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione della Repubblica Italiana.
Visto l’art. 52, comma 27, legge 27 dicembre 2002 n. 289 e successive modificazioni e integrazioni Visto il Piano Sanitario Nazionale 2003 - 2005 risultante dall'atto di intesa tra Stato e Conferenza unificata Regioni e Autonomie Locali approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 23 maggio 2003. Visto l'Accordo tra le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, il Ministero della Salute, il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, avente ad oggetto la disciplina del procedimento di contrattazione collettiva per il rinnovo degli accordi con il personale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, ai sensi dell’art.52, comma 27, della legge 27 dicembre 2002, n.289, del 24 luglio 2003 Visto l’art. 2 nonies della legge 26 maggio 2004 n. 138 Visto l’accordo Stato-Regioni nella Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 29 luglio 2004 Visto l’art.1, commi 177 e 178, della legge 30 dicembre 2004 n.311 Al termine della riunione, le parti hanno sottoscritto l’allegato Accordo Collettivo Nazionale di Lavoro per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali interni ed altre professionalità sanitarie( Biologi, Chimici, Psicologi).


INDICE

PARTE PRIMA INQUADRAMENTO GENERALE Art. 1 Quadro di riferimento Art. 2 Livelli di contrattazione Art. 3 Negoziazione nazionale Art. 4 Negoziazione regionale Art. 5 Obiettivi di carattere generale Art. 6 Strumenti Art. 7 Ruolo e partecipazione delle organizzazioni sindacali. Art. 8 Struttura del compenso Art. 9 Aumenti contrattuali Art. 10 Disposizione contrattuale di garanzia Art. 11 Entrata in vigore e durata dell’Accordo
PARTE SECONDA DISCIPLINA DEL RAPPORTO DEI MEDICI SPECIALISTI AMBULATORIALI INTERNI ED ALTRE PROFESSIONALITA’ SANITARIE (BIOLOGI, CHIMICI, PSICOLOGI) Art. 12 Premessa Art. 13 Campo di applicazione Art. 14 Contenuti demandati alla negoziazione regionale Art. 15 Incompatibilità Art. 16 Massimale orario e limitazioni Art. 17 Flessibilità operativa, riorganizzazione degli orari e mobilità Art. 18 Riduzione dell’orario di attività Art. 19 Cessazione dall’incarico Art. 20 Sospensione dall’incarico Art. 21 Graduatorie, Domande, Requisiti Art. 22 Assegnazione di turni disponibili a tempo indeterminato e a tempo determinato Art. 23 Modalità per l’attribuzione di turni disponibili a tempo indeterminato e a tempo determinato Art. 24 Comitato consultivo zonale Art. 25 Comitato consultivo regionale Art. 26 Modalità di elezione dei rappresentanti degli specialisti ambulatoriali Art. 27 Commissione di disciplina Art. 28 Ruolo professionale dello specialista ambulatoriale Art. 29 Doveri e compiti dei professionisti Art. 30 Organizzazione del lavoro Art. 31 Programmi e progetti finalizzati Art. 32 Attività esterne e pronta disponibilità Art. 33 Formazione continua Art. 34 Tutela sindacale Art. 35 Diritto all’informazione e consultazioni tra le parti Art. 36 Assenze non retribuite Art. 37 Malattia - Gravidanza Art. 38 Permesso annuale retribuito Art. 39 Congedo matrimoniale Art. 40 Sostituzioni Art. 41 Assicurazione contro i rischi derivanti dagli incarichi Art. 42 Compensi per incarichi a tempo indeterminato per gli specialisti ambulatoriali Art. 43 Compensi per incarichi a tempo indeterminato per i professionisti Art. 44 Indennità di rischio e indennità specifica di categoria Art. 45 Compenso per l’esercizio di attività psicoterapeutica Art. 46 Rimborso spese di viaggio Art. 47 Premio di collaborazione per incarichi a tempo indeterminato Art. 48 Contributo previdenziale Art. 49 Premio di operosità per incarichi a tempo indeterminato Art. 50 Compensi per incarichi a tempo determinato Art. 51 Riscossione delle quote sindacali Art. 52 Libera professione intra-moenia Art. 53 Esercizio del diritto di sciopero. Prestazioni indispensabili e loro modalità di erogazione
NORMA GENERALE
NORME FINALI
NORME TRANSITORIE
DICHIARAZIONI A VERBALE

ALLEGATI All. A parte prima Elenco branche specialistiche e specializzazioni professionali All. A parte seconda Titoli per la formazione delle graduatorie All. B parte prima Domanda di inclusione nella graduatoria All. B parte seconda Autocertificazione informativa All. C Modalità di esecuzione delle prestazioni protesiche All. D Nomenclatore tariffario All. E Informativa resa all’interessato per il trattamento di dati personali PARTE PRIMA INQUADRAMENTO GENERALE
ART. 1 - QUADRO DI RIFERIMENTO.
1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (in seguito Regioni), le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative dei medici specialisti ambulatoriali ed odontoiatri, dei biologi, dei chimici, degli psicologi (in seguito Organizzazioni Sindacali) con il presente Accordo definiscono le condizioni per il rinnovo dell’Accordo Collettivo nazionale, come disposto dall’articolo 8 del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 e successive modificazioni, dando atto che l’unificazione in un solo Accordo Collettivo nazionale della normativa riguardante gli specialisti ambulatoriali ed i professionisti delle altre aree professionali, corrisponde alle esigenze delle categorie e recepisce anche le disposizioni contenute nei “Protocolli aggiuntivi”, allegati n.1 ex DPR. N.271/00 e n.446/01.
2. Il progressivo accentuarsi dei problemi inerenti alla sostenibilità economica del S.S.N. a fronte di crescenti esigenze di qualificazione dei servizi sanitari offerti, richiede una riprogettazione, seppur parziale, del sistema delle cure primarie, erogate da medici di medicina generale in collaborazione con gli specialisti ambulatoriali e le altre figure professionali, con particolare attenzione alla valorizzazione dei servizi territoriali. Esiste la necessità di rispondere in modo adeguato, etico, deontologico e nuovo alla domanda crescente di salute, che va valutata e orientata, recuperando i valori e i principi della legge 23 dicembre 1978 n. 833, affermando l'esigenza di efficacia e appropriatezza della risposta sanitaria e sociale per un pieno utilizzo delle risorse del sistema a tutela di equità, eguaglianza e compatibilità del sistema socio – sanitario.
3. II nuovo quadro istituzionale, con Legge Costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, che modifica il Titolo V della Costituzione, ha affidato piena potestà alle Regioni sul piano legislativo e regolamentare in materia di salute, fatte salve le competenze attribuite dalle norme allo Stato. Il rinnovo degli AA.CC.NN. deve riuscire a coniugare il nuovo quadro istituzionale con il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
4. II Piano Sanitario Nazionale 2003-2005, approvato con il D.P.R. 23 maggio 2003, nel testo risultante dall'atto di intesa in sede di Conferenza Unificata Stato - Regioni - Città ed autonomie locali del 15 Aprile 2003, dopo 25 anni dall'entrata in vigore della Legge n. 833 del 1978, pone il problema di un ripensamento della organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, individuando il territorio quale punto di forza per la organizzazione della risposta sanitaria e della integrazione socio sanitaria e per il governo dei percorsi assistenziali, a garanzia dei livelli essenziali e della appropriatezza delle prestazioni.
5. Particolare attenzione va riservata alla tematica della tutela della salute dei soggetti fragili, del bambino, dell’adolescente, dell’anziano e dei soggetti affetti da patologie croniche degenerative, condizione che presuppone la definizione, in ambito territoriale, di percorsi, modalità di integrazione e interazione dei professionisti e uno stretto legame con le strutture sociali, evidenziando la peculiarità di esigenze e condizioni assistenziali.
6. Le Regioni e le Organizzazioni Sindacali, ribadiscono la validità del Servizio Sanitario Nazionale solidale, universale ed equo, quale organizzazione fondamentale per la tutela e la promozione della salute. Le innovazioni necessarie, devono puntare ad adeguare il sistema stesso a rispondere in modo appropriato ed integrato alla domanda di sanità dei cittadini. 7. Le Regioni e le Organizzazioni Sindacali in relazione al quadro normativo vigente, riconoscono che il Sistema Sanitario Nazionale nel suo complesso garantisce la risposta ai bisogni di salute dei cittadini nel rispetto dei principi etici e ritengono improrogabile avviare una forte innovazione nella organizzazione e nella gestione del Sistema Sanitario attuando quanto indicato dal Piano Sanitario Nazionale in ordine al nuovo ruolo del territorio. È necessario, pertanto, pervenire ad un sistema di cure primarie integrato a partire dal primo intervento, riservando all'ospedale il ruolo proprio di azione per le patologie che necessitano di un ricovero.
8. Va costruita, a tal fine, un’organizzazione sanitaria integrata nel territorio capace di individuare e di intercettare, maggiormente ed ancor più efficacemente, il bisogno di salute dei cittadini, di dare le risposte appropriate e di organizzare opportunità di accesso ai servizi attraverso la costruzione dei percorsi assistenziali secondo modalità che assicurino tempestivamente al cittadino l’accesso informato e la fruizione appropriata e condivisa dei servizi territoriali, di medicina generale e specialistica ambulatoriale, e ospedalieri.

Art. 2 – LIVELLI DI CONTRATTAZIONE 1. L’Accordo collettivo nazionale si caratterizza appieno quale momento organizzativo del Sistema e strumento di garanzia per i cittadini e per gli operatori. Le novità normative introdotte nel quadro istituzionale, sono destinate a mutare in modo importante i contenuti dei tre livelli di negoziazione: nazionale, regionale, aziendale.
2. Il livello di negoziazione nazionale individua:
a) le garanzie per i cittadini;
b) il ruolo, il coinvolgimento nell'organizzazione e programmazione, le responsabilità, i criteri di verifica e le garanzie per il personale sanitario convenzionato; c) i servizi erogati per assicurare i livelli essenziali di assistenza; d) la compatibilità economica;
e) la responsabilità delle istituzioni (Regioni e Aziende) nei confronti della piena applicazione dell’ACN.
3. Il livello di negoziazione regionale definisce obiettivi di salute, modelli organizzativi e strumenti operativi per attuarli, in coerenza con le strategie e le finalità del Servizio Sanitario Regionale, integrando elencazione, incentivazione e remunerazione di compiti con il perseguimento di obiettivi e risultati.
4. Il livello negoziale aziendale definisce i progetti e le attività del personale sanitario convenzionato necessari all'attuazione degli obiettivi individuati dalla programmazione regionale.

ART. 3 – NEGOZIAZIONE NAZIONALE.
1. Le Regioni e le Organizzazioni sindacali concordano, con la stesura del presente Accordo, che il livello di negoziazione nazionale , qui rappresentato, definisce: a) natura, modalità e costituzione del rapporto di Convenzione;
b) incompatibilità;
c) requisiti per il mantenimento del rapporto di convenzione;
d) ridefinizione del ruolo, delle funzioni e dei compiti degli specialisti, dei biologi, dei chimici, degli psicologi in relazione alla garanzia del livello essenziale di assistenza delle cure primarie, caratterizzando le attività e le prestazioni preventive, diagnostiche, terapeutiche e riabilitative dovute agli assistiti sia sani, sia con patologie acute e croniche, nei diversi ambiti assistenziali, nonché la promozione dei processi di presa in carico dell'utente a livello territoriale con la continuità dell’assistenza;
e) modalità e ambiti di esercizio della libera professione;
f) definizione delle modalità di applicazione degli aspetti sanzionatori e conseguenti criteri di valutazione delle violazioni e delle penalità conseguenti fino al venir meno del rapporto di convenzione;
g) avvio di un processo condiviso di determinazione di percorsi e linee guida per l'efficacia e l'appropriatezza, con il concorso dei soggetti istituzionali e delle parti sociali, al fine di garantire nell'ambito delle funzioni di continuità assistenziale e presa in carico, cittadini e operatori. I percorsi e le linee guida approvati e definiti verranno portati a conoscenza degli operatori e dei cittadini a cura delle Regioni;
h) criteri e modalità per la regolamentazione dell’accesso, in relazione alle normative vigenti;
i) criteri della rappresentatività sindacale nazionale, regionale ed aziendale;
j) criteri generali nella gestione della formazione, nei suoi ambiti principali; k) entrata in vigore e la durata dell’Accordo nazionale;
l) struttura del compenso;
m) cornice generale degli Accordi regionali, con la individuazione degli ambiti della contrattazione.

ART. 4 - NEGOZIAZIONE REGIONALE 1. Le Regioni e le Organizzazioni Sindacali si impegnano a definire, entro e non oltre i sei mesi successivi all’entrata in vigore dell’Accordo collettivo nazionale, le intese regionali contemplate nel presente accordo per la definizione dei seguenti aspetti specifici:
a) le responsabilità nei rapporti convenzionali, in relazione agli obiettivi regionali, con le modalità previste dall’articolo precedente;
b) l’attuazione di quanto indicato dall’art. 6;
c) l’organizzazione della assistenza specialistica territoriale in modo da partecipare al processo di deospedalizzazione, mettendo a disposizione le specificità professionali e le competenze proprie dei professionisti, a favore delle istituzioni e dei cittadini;
d) le modalità di realizzazione della appropriatezza delle cure, delle prescrizioni e dell'uso etico delle risorse, l'organizzazione degli strumenti di programmazione monitoraggio e controllo;
e) la modalità di partecipazione degli specialisti e professionisti nella definizione degli obiettivi della programmazione, dei budget e la responsabilità nell'attuazione dei medesimi;
f) i criteri e le modalità per la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato g) i criteri e le modalità nella organizzazione del sistema informativo fra operatori - strutture associate della medicina generale - Distretti - Aziende Sanitarie – Regione;
h) l’organizzazione della formazione continua e dell’aggiornamento;
I) gli organismi di partecipazione e rappresentanza degli specialisti e dei professionisti a livello regionale;
J) l’attuazione dell’art. 8 comma 2
ART. 5 - OBIETTIVI DI CARATTERE GENERALE.
1. Le Regioni e le Organizzazioni Sindacali, concordano la realizzazione di alcuni fondamentali obiettivi quali:
a) garantire su tutto il territorio nazionale da parte del sistema sanitario la erogazione ai cittadini dei livelli essenziali di assistenza (LEA);
b) realizzare nel territorio la continuità dell’assistenza, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, nel concetto più ampio della presa in carico dell'utente. Dovranno essere definiti i compiti, le funzioni e le relazioni tra le figure convenzionate impegnate, partendo dalla valorizzazione dei servizi di continuità assistenziale e di emergenza territoriale;
c) realizzare un riequilibrio, fra ospedale e territorio con conseguente ridistribuzione delle risorse, sulla base della indicazione delle sedi e del livello più appropriati di erogazione delle prestazioni in ragione dell'efficienza, della efficacia, della economicità, degli aspetti etici e deontologici e del benessere dei cittadini;
d) favorire la assunzione condivisa di responsabilità, da parte dei medici e dei professionisti sanitari che operano nel territorio, nelle scelte di politica sanitaria e di governo clinico, sulla scorta di quanto definito nei diversi livelli della programmazione sociosanitaria;
e) introdurre, con la programmazione regionale e aziendale, strumenti di gestione che garantiscano una reale funzione del territorio ed una concreta responsabilità dei medici e dei professionisti sanitari nelle scelte a garanzia degli obiettivi di salute;
f) promuovere la salute dell’infanzia e dell’adolescenza con particolare attenzione agli interventi di prevenzione ed educazione e informazione sanitaria;
g) favorire lo sviluppo appropriato delle prestazioni erogabili sul territorio, unitamente ad una adeguata attività di qualificazione e aggiornamento professionale per l'insieme dei medici e dei professionisti sanitari che operano nel territorio;
h) favorire una integrazione fra politiche sanitarie e politiche sociali a partire dall'assistenza domiciliare in raccordo e sinergia con i diversi soggetti istituzionali e con i poli della rete di assistenza;
i) favorire la presa in carico da parte del sistema di cure primarie degli assistibili, in particolare se fragili o non autosufficienti, attraverso l'attivazione di regimi assistenziali sostenibili e di livello appropriato quali quelli della domiciliarità e residenzialità, attivando tutte le risorse delle reti assistenziali.
ART. 6 – STRUMENTI.
1. Le Regioni e le Organizzazioni sindacali, per il perseguimento degli obiettivi di politica sanitaria indicati nel presente accordo, convengono sulla necessità di attuare una significativa riorganizzazione del servizio sanitario attraverso le seguenti scelte:
a) realizzazione in ambito distrettuale e territoriale di una rete integrata di servizi finalizzati all'erogazione delle cure primarie al fine di garantire la continuità dell'assistenza, la individuazione e la intercettazione della domanda di salute con la presa in carico dell'utente e il governo dei percorsi sanitari e sociali, in una rigorosa linea di appropriatezza degli interventi e di sostenibilità economica. Ciò consentirà al territorio, di soddisfare, nella misura massima possibile, la domanda di salute a partire dal primo intervento perseguendo anche l'obiettivo di ricondurre le liste di attesa entro tempi accettabili;
b) a tal fine convengono sulla necessità di costituzione di una organizzazione distrettuale e territoriale integrata per l’assistenza primaria con lo sviluppo della medicina associata prevedendo la sperimentazione, definita in sede regionale d’intesa con le OO.SS., di strutture operative complesse organizzate dagli stessi professionisti e fondate sul lavoro di gruppo, con sede unica, composte da medici di medicina generale (assistenza primaria e medici di continuità assistenziale) e pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali interni ed altre professionalità sanitarie, in un quadro di unità programmatica e gestionale del territorio di ogni azienda sanitaria, in coerenza con l’intesa stato - regioni del 29.07.04;
c) la nuova organizzazione avrà come suo presupposto la piena valorizzazione ed integrazione di tutte le componenti all’interno del sistema. I medici e professionisti sanitari operanti sul territorio nelle cure primarie avranno, sulla base di quanto definiranno le regioni, un ruolo di partecipazione diretta nella definizione dei modelli organizzativi, nella individuazione dei meccanismi di programmazione e controllo e nella definizione degli obiettivi di budget;
d) in proposito dovrà essere garantita la presenza delle strutture organizzative territoriali nell’ambito delle forme partecipative, previste dall’atto aziendale;
e) questa riorganizzazione avrà come proprio fondamento l'informatizzazione del sistema, secondo standard condivisi, definiti a livello nazionale e regionale, che dovrà coinvolgere tutti i soggetti operanti nel territorio, per una ottimale interrelazione fra professionisti sanitari, strutture organizzative territoriali, distretti, ospedali ed altri poli della rete integrata socio-sanitaria;
f) le Regioni e le organizzazioni sindacali, concordano sulla esigenza che sia perseguito, anche tramite gli Accordi regionali, un adeguato percorso formativo nella fase di formazione pre laurea, nella fase della formazione specifica, nella fase di formazione continua;
g) dovranno essere definiti anche percorsi formativi comuni tra medici e professionisti sanitari che operano nel territorio e medici e professionisti sanitari che operano in ospedale. Tali percorsi dovranno essere mirati all'acquisizione di strategie comuni finalizzate all'ottimizzazione dei percorsi diagnostico terapeutici dell'assistito e la loro appropriatezza, anche con il coinvolgimento delle società scientifiche.


ART. 7 – RUOLO E PARTECIPAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI.
1. Le Regioni e le Organizzazioni Sindacali, ferma restando la natura convenzionale del rapporto per singolo professionista, concordano che la maggiore partecipazione alle scelte di programmazione e gestione, degli specialisti e degli altri professionisti operanti nel territorio comporta un equivalente e contemporaneo aumento di responsabilità nel governo clinico, con particolare riferimento alla garanzia dei livelli di prestazione e la gestione dei budget concordati a livello di territorio.
2. La mancata adesione agli obiettivi e percorsi concordati, diventa motivo per la verifica del rapporto di convenzione fino alla revoca, secondo quanto previsto dall’art.27.


ART. 8 - STRUTTURA DEL COMPENSO 1. Le Regioni e le Organizzazioni sindacali, preso atto degli indirizzi del governo in materia di rinnovo di convenzioni e contratti nella pubblica amministrazione (d.lgs. 30 marzo 2001 n.165), convengono sulla necessità che il compenso degli specialisti ed altri professionisti sanitari convenzionati, sia sintonizzato con il perseguimento degli obiettivi di salute programmati.
2. Concorrono alla costituzione del compenso degli specialisti e dei professionisti sanitari:
a) quota oraria b) quota variabile, nell’ambito dei programmi regionali ed aziendali, finalizzata al raggiungimento di standard organizzativi, di processo, di livello erogativo, di partecipazione agli obiettivi e al governo della compatibilità, nonché per il raggiungimento degli obiettivi di qualificazione, appropriatezza e governo della compatibilità;
c) aumento previsto per rinnovo nella misura di cui al successivo art.9. Gli aumenti per i rinnovi contrattuali, calcolati sul monte compensi 2000 per competenza, vanno ad incrementare le quote del compenso.
3. Gli Accordi regionali possono definire eventuali quote per attività e compiti per l’esercizio di funzioni proprie di livelli essenziali di assistenza e strutture organizzative diversi dalle attività ambulatoriali ed a queste complementari.
4. Gli Accordi regionali devono essere stipulati nei modi e nei tempi previsti dagli art. 4 e 10 del presente Accordo.
5. Sono comunque garantiti gli effetti degli Accordi regionali vigenti fino alla loro scadenza, conformemente alle determinazioni previste negli stessi.

ART. 9 – AUMENTI CONTRATTUALI Le Regioni e le Organizzazioni sindacali, preso atto delle disposizioni finanziarie assunte dal governo in materia, fissano un aumento, per specialisti ed altri professionisti a quota oraria, da erogarsi al lordo di ogni ritenuta o contribuzione e distribuito come indicato nel modo che segue:
TABELLA A – Arretrati 2001 – 2002 – 2003 Anno euro/ora Arretrati 2001 0.727 Arretrati 2002 0.727 Arretrati 2003 1.022 TABELLA B – Aumenti 2004 – 2005
Decorrenza euro/ora Dal 1.1.2004 1.81 Dal 31.12.2004 0.49 Dal 31.12.2005 0.44 Le risorse di cui alla tabella B sono distribuite nella quota oraria e nella quota variabile nel modo che segue:
TABELLA C – Distribuzione delle risorse di aumento 2004 – 2005 nella quota oraria e nella quota variabile Decorrenza quota oraria quota variabile Dal 1.1.2004 0.905 0.905 Dal 31.12.2004 0.245 0.245 0.245 Dal 31.12.2005 0.22 0.22 0.22 Totale 1.370 1.370
ART. 10 - DISPOSIZIONE CONTRATTUALE DI GARANZIA 1. Le Regioni e le Organizzazioni sindacali, a garanzia dell'attuazione di quanto previsto dall’art.4, comma 1, del presente Accordo, si impegnano ad applicare in caso di inadempienza anche di una delle parti, la procedura di garanzia di cui ai commi 2 e 3.
2. Trascorsi sei mesi dall’entrata in vigore del presente Accordo la SISAC verifica lo stato di avanzamento degli Accordi in ciascuna Regione, accordando eventualmente ulteriori tre mesi di tempo per la conclusione della trattativa, trascorsi i quali si fa inderogabilmente riferimento a quanto previsto dal comma 3.
3. La SISAC, entro 15 giorni dal termine inderogabile di cui al comma 2, convoca le organizzazioni sindacali nazionali e, valutato lo stato di inadempienza, può procedere, entro 30 giorni, alla convocazione delle parti regionali interessate al fine di pervenire ad un accordo, da stipularsi entro i successivi 60 giorni. In caso di impossibilità a raggiungere tale risultato, la SISAC e le Organizzazioni sindacali nazionali proporranno, entro i successivi 60 giorni, una soluzione sostitutiva all'accordo regionale da sottoporre alla approvazione della Conferenza Stato - Regioni e Province autonome a valere per la Regione, e valida fino alla stipula dell’Accordo regionale.
4. Al fine di acquisire le necessarie conoscenze in ordine all’andamento di attuazione degli accordi regionali ed aziendali, nonché all’esigenza di monitorare i relativi dati economici e di attuazione di particolari e definiti istituti contrattuali, nonché per l’aggiornamento di riferimenti normativi legati alle discipline mediche e specialistiche, è istituito, entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente Accordo, l’osservatorio consultivo permanente nazionale presso la SISAC, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali, la cui composizione ed i relativi compiti saranno definiti con successivo accordo tra le parti.

ART. 11 – ENTRATA IN VIGORE E DURATA DELL’ACCORDO 1. Il presente Accordo entra in vigore dalla data di assunzione del relativo provvedimento da parte della Conferenza Stato-Regioni, scade il 31 dicembre 2005 e rimane in vigore fino alla stipula del successivo Accordo.
PARTE SECONDA DISCIPLINA DEL RAPPORTO CONVENZIONALE DEI MEDICI SPECIALISTI AMBULATORIALI INTERNI ED ALTRE PROFESSIONALITA’ SANITARIE (BIOLOGI, CHIMICI E PSICOLOGI)
ART. 12 – PREMESSA l. Nell'ambito della tutela costituzionale della salute del cittadino, intesa quale fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) demanda al livello “dell’assistenza specialistica distrettuale”, il compito di corrispondere ad ogni esigenza di carattere specialistico che non richieda e/o tenda ad evitare la degenza ospedaliera, in una logica di integrazione con l'assistenza di medicina generale e di apporto e di interconnessione con quella ospedaliera e degli altri servizi.
2. Nel presente Accordo si riconosce che gli specialisti ambulatoriali e le altre professionalità sanitarie ambulatoriali (biologi, chimici e psicologi) di seguito chiamate “professionisti” sono parte attiva e qualificante del S.S.N., integrandosi nell'assistenza primaria attraverso il coordinamento con le altre categorie di erogatori ammesse ad operare sul territorio e nel distretto, e presso le strutture accreditate ospedaliere ed extraospedaliere per l'espletamento, secondo modalità di accesso ed erogative uniformi, di tutti gli interventi volti alla prevenzione, alla diagnostica di laboratorio, alla diagnosi, alla cura e alla riabilitazione, nel rispetto delle relative competenze professionali.
3. Le parti si danno reciprocamente atto che nel processo di razionalizzazione del SSN realizzato con il D.L.vo n.502/92 e successive modificazioni e integrazioni finalizzate a garantire ai cittadini un sistema sanitario caratterizzato dall'equità ma anche dall’efficienza operativa e dall'efficacia dei risultati, gli specialisti ambulatoriali e le altre professionalità sanitarie (biologi, chimici, psicologi) partecipano al rinnovamento del sistema sanitario assicurando:
- un rapporto coordinato con la dirigenza e con tutte le altre attività delle strutture operative delle aziende sanitarie;
- la disponibilità a concorrere attivamente al decentramento dell'offerta di prestazioni specialistiche;
- un'attività flessibile per la pluralità dei servizi, delle sedi di lavoro e la variabilità degli orari; - un corretto e conveniente rapporto costi/benefici a favore dell'utenza e del SSN.
4. Il livello dell'assistenza specialistica territoriale risponde in ogni branca specialistica alla domanda dell'utenza in modo tale da partecipare al processo di deospedalizzazione dell'assistenza contribuendo alla umanizzazione del rapporto assistenziale, al mantenimento del paziente nel proprio luogo di vita, alla eliminazione degli sprechi, alla riduzione dei tempi di attesa ed alla minimizzazione dei costi.
5. La flessibilità e la territorialità dell'impegno come aspetti caratteristici del rapporto di lavoro disciplinato dal presente Accordo, divengono strumenti incisivi per abbattere, insieme agli altri operatori sanitari, le "disuguaglianze nei confronti della salute " per quanto riguarda in particolare l'accesso ai sistemi di cura .

ART. 13 - CAMPO DI APPLICAZIONE 1. Il presente Accordo Collettivo Nazionale, di seguito denominato Accordo, regola, ai sensi dell’art.8, del D. L.vo 30 dicembre 1992, n.502 e successive modificazioni e integrazioni e sulla base delle determinazioni regionali in materia, il rapporto di lavoro autonomo convenzionato, che si instaura tra le Aziende Sanitarie (di seguito denominate aziende) e:
- medici specialisti ed odontoiatri ( di seguito denominati specialisti ambulatoriali), ivi compresi i medici provenienti dal Ministero di Grazia e Giustizia operanti nell’attività penitenziaria, per la erogazione in forma diretta delle prestazioni specialistiche a scopo diagnostico, curativo, preventivo e di riabilitazione; - biologi, chimici e psicologi ( di seguito denominati professionisti), ivi compresi i professionisti provenienti dal Ministero di Grazia e Giustizia operanti nell’attività penitenziaria, per l’esecuzione delle prestazioni professionali proprie delle categorie così come regolamentate dalle relative leggi di ordinamento e dall’art. 1 del DPR n.458/98;
- medici veterinari a rapporto convenzionale con le aziende USL, per l’espletamento di attività istituzionali, con le modalità di cui alla norma finale n° 6. 2. Gli specialisti ambulatoriali e i professionisti di cui al comma 1, operano in modo coordinato ed integrato con le strutture aziendali e gli altri professionisti ed operatori nell’ambito delle attività di assistenza sanitaria territoriale. In tale contesto, essi concorrono a garantire i livelli essenziali di assistenza e la realizzazione degli obiettivi definiti dalla programmazione sanitaria regionale e dai programmi attuativi aziendali.
3. Il rapporto con il S.S.N. è da intendersi unico a tutti gli effetti, anche se lo specialista ambulatoriale o il professionista svolge la propria attività presso più servizi della stessa azienda o per conto di più aziende.
4. Agli specialisti ambulatoriali e ai professionisti di cui al comma 1 è riconosciuta e garantita la piena autonomia professionale; essi comunque garantiscono la piena disponibilità a forme di coordinamento organizzativo ed operativo finalizzato all’integrazione funzionale con gli altri servizi dell’azienda coinvolti e all’integrazione interprofessionale, secondo le rispettive competenze, sulla base degli accordi decentrati.
5. Le aziende, nell'ambito dei propri poteri, si avvalgono, per l'erogazione delle prestazioni specialistiche, degli specialisti ambulatoriali e dei professionisti di cui al presente Accordo, utilizzando le ore di attività formalmente deliberate in sede aziendale e garantendo, comunque, la partecipazione della componente specialistica ambulatoriale (con le altre componenti) alla copertura delle espansioni di attività dell’area complessiva dell’assistenza specialistica, in relazione alle future esigenze, secondo regole e modalità della programmazione sanitaria regionale, con la partecipazione della rappresentanza aziendale dei medici specialisti ambulatoriali e delle altreprofessionalità. ART. 14 – CONTENUTI DEMANDATI ALLA NEGOZIAZIONE REGIONALE 1. Gli Accordi Regionali di cui all'art. 8 del D.L.vo n. 502/92 e successive modificazioni realizzano i livelli assistenziali aggiuntivi previsti dalla programmazione delle Regioni rispetto a quelli dell’Accordo Collettivo Nazionale e coerenti con i livelli essenziali e uniformi di assistenza.
2. In armonia con quanto definito all’art. 4, al fine di cogliere ogni specificità e novità a livello locale sul piano organizzativo, e consentire al contempo il conseguimento di uniformi livelli essenziali di assistenza in tutto il territorio nazionale, sono demandati alla trattativa regionale, sulla base di indirizzi generali individuati nel presente Accordo, per la loro riorganizzazione e definizione i seguenti articoli:
Art.17 – Flessibilità operativa, riorganizzazione degli orari e mobilità Art.22 – Assegnazione di turni disponibili a tempo indeterminato e a tempo determinato Art.25 – Comitato consultivo regionale Art.28 – Ruolo professionale dello specialista ambulatoriale Art.29 – Doveri e compiti dei professionisti Art.30 Organizzazione del lavoro Art.31 – Programmi e progetti finalizzati Art.35 – Diritto all’informazione e consultazione fra le parti ART.15 – INCOMPATIBILITA’ 1. Ai sensi del punto 6 dell'art. 48 della legge 23 dicembre 1978, n.833, e dall'art. 4, comma 7, della legge 30/12/1991 n.412, è incompatibile con lo svolgimento delle attività previste dal presente Accordo lo specialista ambulatoriale ed il professionista che:
a) abbia un rapporto di lavoro subordinato presso qualsiasi ente pubblico o privato con divieto di libero esercizio professionale;
b) svolga attività di medico di medicina generale convenzionato c) sia iscritto negli elenchi dei medici pediatri di libera scelta e abbia concorso in una branca diversa dalla pediatria;
d) eserciti la Professione medica con rapporto di lavoro autonomo, retribuito forfetariamente presso enti o strutture sanitarie pubbliche o private non appartenenti al SSN e che non adottino le clausole normative ed economiche del presente Accordo;
e) operi a qualsiasi titolo nelle case di cura convenzionate o accreditate con il SSN. I medici specialisti operanti in branche chirurgiche e mediche possono essere autorizzati all’esercizio professionale nelle case di cura convenzionate o accreditate, qualora l’azienda non sia in grado di garantire mezzi idonei ad assicurare la continuità terapeutica, nelle strutture che l’azienda mette a disposizione;
f) svolga attività fiscali nell’ambito dell’azienda con la quale è instaurato il rapporto di lavoro convenzionale;
g) sia titolare di un rapporto convenzionale disciplinato dal D.P.R. n.119/88 e successive modificazioni o di apposito rapporto instaurato ai sensi dell'art. 8, comma 5, del D.L.vo n. 502/92 e successive modificazioni e integrazioni;
h) sia proprietario, comproprietario, socio, azionista, gestore, amministratore, direttore, responsabile di strutture convenzionate con il SSN ai sensi del D.P.R. n.120/88 e successive modificazioni, o accreditate ai sensi dell'art. 8 del D.L.vo n. 502/92 e successive modificazioni e integrazioni;
i) operi a qualsiasi titolo in presidi, stabilimenti o istituzioni private convenzionate o accreditate con le aziende per l'esecuzione di prestazioni specialistiche effettuate in regime di autorizzazione sanitaria ai sensi dell'art. 43 della legge n.833/78 e dell'art. 8-ter del D.L.vo n. 229/99;
l) sia titolare di incarico nei servizi di guardia medica ai sensi del D.P.R. n.292/87 e successive modificazioni o di apposito rapporto instaurato ai sensi dell'art. 8 del D.L.vo n. 502/92 e successive modificazioni e integrazioni.
2. E' incompatibile lo svolgimento di attività a tempo indeterminato con incarichi a tempo determinato, all'interno delle strutture del SSN.
3. Per lo specialista ambulatoriale o il professionista incaricato a tempo determinato, le incompatibilità, ad esclusione di quanto previsto al precedente comma 2, non operano qualora lo stesso le rimuova per tutta la durata dell’incarico.
4. La sopravvenuta, contestata ed accertata insorgenza di una delle situazioni di incompatibilità previste dal presente Accordo comporta, sulla base delle procedure di cui al successivo art. 27, la cessazione del rapporto convenzionale.
ART. 16 – MASSIMALE ORARIO E LIMITAZIONI 1. L'incarico ambulatoriale, ancorché sommato ad altra attività compatibile, non può superare le 38 ore settimanali ed è espletabile presso più posti di lavoro e/o più aziende o altre istituzioni pubbliche.
2. Lo specialista ambulatoriale o il professionista deve osservare l'orario di attività indicato nella lettera di incarico e le aziende provvedono al controllo, con gli stessi metodi adottati per i medici dipendenti operanti nel presidio.
3. A seguito dell'inosservanza dell'orario sono effettuate trattenute mensili sulle competenze dello specialista ambulatoriale o professionista inadempiente, previa rilevazione contabile, sulla documentazione in possesso dell’azienda delle ore di lavoro non effettuate, salvo diverse determinazioni finalizzate al recupero dell’orario definite con accordi regionali.
4. L’inosservanza ripetuta dell'orario, costituisce infrazione contestabile, da parte dell’azienda, secondo le procedure di cui all’art.27, per i provvedimenti conseguenti.
5. Ai fini dell'applicazione delle norme regolanti il massimale orario di attività settimanale, lo specialista ambulatoriale o il professionista è tenuto a comunicare al Comitato zonale, di cui all’art.24, ogni variazione che intervenga nel proprio stato di servizio (allegato B, parte seconda). Il Comitato zonale tiene ed aggiorna un apposito schedario nel quale vengono registrati i nominativi degli specialisti ambulatoriali e dei professionisti, l'orario di attività e le modalità di svolgimento presso ciascuna azienda e l'anzianità dell'incarico ambulatoriale.
6. Di ogni variazione del presidio sanitario cui lo specialista ambulatoriale o il professionista sia stato assegnato, del numero delle ore di attività, delle modalità di svolgimento dell'orario e del conferimento dei nuovi incarichi, le aziende ne danno comunicazione entro dieci giorni al Comitato zonale di cui all'art 24, indicandone la decorrenza.
7. Il medesimo Comitato, qualora accerti situazioni di irregolarità, ha l'obbligo di informare le aziende interessate affinché, sentito lo specialista ambulatoriale o il professionista, l'orario complessivo di attività ambulatoriale sia ricondotto alla misura massima prevista.
8. Il Comitato di cui all'art 24, qualora accerti situazioni non conformi alle norme, formula alle aziende interessate proposte idonee ad assicurare il rispetto del presente accordo.
ART.17 – FLESSIBILITA’ OPERATIVA, RIORGANIZZAZIONE DEGLI ORARI E MOBILITA’ 1. Al fine di adeguare maggiormente l'offerta di prestazioni o attività specialistiche e professionali, alla domanda dell'utenza, le aziende possono adottare provvedimenti tendenti a realizzare flessibilità operativa, anche temporanea, dell'orario di servizio in ambito aziendale e forme di mobilità interaziendale, anche a domanda dello specialista ambulatoriale o professionista interessato, fermo restando il mantenimento dell'orario complessivo di incarico. I provvedimenti sono adottati nel rispetto dei criteri generali previamente concordati, in sede regionale, in materia di mobilità.
2. I provvedimenti di cui al presente articolo devono essere comunicati al Comitato di cui all'art. 24, contestualmente alla notificazione all’interessato. Qualora non sussista il consenso dello specialista ambulatoriale o del professionista interessato, deve essere acquisito preventivo parere del Comitato di cui all’art.24.
3. La mancata accettazione del provvedimento, dopo aver espletato la procedura di cui al comma 2, comporta la decadenza dall'incarico per le ore oggetto del trasferimento.
4. Nel caso di non agibilità temporanea della struttura, l'azienda assicura l'impiego temporaneo dello specialista in altra struttura idonea senza danno economico per l'interessato.
ART.18 – RIDUZIONE DELL’ORARIO DI ATTIVITA’ 1. In caso di persistente contrazione dell’attività, documentata attraverso le richieste di prenotazione e le statistiche rilevate nell’arco di un anno, previo espletamento delle misure di cui all’art.17, l’azienda può disporre la riduzione dell’orario di attività di uno specialista ambulatoriale o di un professionista.
2. L’azienda non può adottare il provvedimento di riduzione dell’orario, qualora la contrazione dell’attività sia dipendente da specifiche carenze tecnico-organizzative dell’azienda e semprechè lo specialista ambulatoriale o il professionista le abbia evidenziate per iscritto ed in tempo utile ai responsabili del presidio.
3. L'eventuale provvedimento di riduzione, di cui al comma 1, da adottarsi da parte dell’azienda, previo parere del Comitato di cui all'art 24 e sentito l'interessato, ha comunque effetto non prima di 45 giorni dalla comunicazione.
4. Contro i provvedimenti di riduzione dell'orario di attività è ammessa da parte dell'interessato opposizione al Direttore generale dell'azienda entro il termine perentorio di giorni 15 dal ricevimento della comunicazione scritta.
5. L'opposizione ha effetto sospensivo del provvedimento.
6. Il Direttore generale dell’azienda decide sull'opposizione sentito l'interessato e previo parere del Comitato di cui all'art. 24 da esprimersi entro 30 giorni dalla richiesta.
7. Lo specialista ambulatoriale o il professionista può chiedere la riduzione dell'orario di attività, in misura non superiore alla metà delle ore di incarico assegnate, con un preavviso non inferiore a 60 giorni. Una successiva richiesta potrà essere presentata solo dopo un anno dalla data di decorrenza dell’orario ridotto.
ART.19 – CESSAZIONE DALL’INCARICO 1. L'incarico può cessare per rinuncia dello specialista ambulatoriale e del professionista, o per revoca della azienda nei casi indicati al seguente comma 4, da comunicare a mezzo di raccomandata A/R.
2. La rinuncia ha effetto dal 60° giorno successivo alla data di ricezione della lettera di comunicazione.
3. Su specifica richiesta dell’interessato l'azienda, valutate le esigenze di servizio, può autorizzare la cessazione del rapporto con decorrenza anticipata a tutti gli effetti.
4. La revoca dell'incarico ha effetto immediato nei seguenti casi:
a) compimento del 65° anno di età, ai sensi dell’art.15-nonies, del D.L.vo n.502/92 e successive modificazioni e integrazioni, fatto salvo che è facoltà dello specialista ambulatoriale e del professionista convenzionato di mantenere l’incarico per il periodo massimo di un biennio oltre il 65° anno di età, in applicazione dell’art.16 del D. L.vo n.503/92.

b) cancellazione dall'Albo professionale;
c) sopravvenuta, accertata e notificata incompatibilità ai sensi del precedente art. 15;
d) condanna passata in giudicato per qualsiasi delitto non colposo punito con la reclusione;
e) aver compiuto il periodo massimo di conservazione del posto previsto dal successivo art. 37 in caso di malattia;
f) incapacità psico-fisica a svolgere l'attività convenzionale, accertata da apposita Commissione medico legale aziendale, ai sensi della legge n.295/90. Il componente, di cui all’art.1,comma 3, della legge citata, è nominato dal Comitato zonale.
g) provvedimento disciplinare adottato ai sensi dell'art.27, comma 9, lett. d).
ART.20 – SOSPENSIONE DALL’INCARICO 1. L'incarico ambulatoriale è sospeso in caso di :
a) sospensione dall'Albo professionale; b) provvedimento adottato ai sensi dell'art. 27;
c) emissione, da parte dell’Autorità Giudiziaria, di provvedimenti restrittivi della libertà personale; d) attribuzione di incarico aziendale di struttura semplice o complessa per tutta la durata dello stesso. In tale caso allo specialista ambulatoriale o al professionista interessato, è mantenuto il fondo previdenziale di provenienza.
ART.21 – GRADUATORIE - DOMANDE - REQUISITI 1.Il professionista, medico specialista e delle altre professionalità sanitarie di cui al presente Accordo, che aspiri a svolgere la propria attività professionale nell'ambito delle strutture del SSN, in qualità di sostituto o incaricato, deve inoltrare, entro e non oltre il 31 gennaio di ciascun anno - a mezzo raccomandata A/R o mediante consegna diretta al competente ufficio del Comitato zonale nel cui territorio di competenza aspiri ad ottenere l'incarico - apposita domanda redatta come da modello allegato B. Sono fatte salve diverse determinazioni definite dalla Regione.
2. Qualora l’azienda comprenda comuni di più province la domanda deve essere inoltrata al Comitato zonale della provincia in cui insiste la sede legale dell'azienda.
3. La domanda deve contenere le dichiarazioni, rese ai sensi del D.P.R. n.445/00, atte a provare il possesso dei titoli professionali conseguiti fino al 31 dicembre dell’anno precedente elencati nella dichiarazione stessa.
4. La domanda deve essere in regola con le norme vigenti in materia di imposta di bollo.
5. Alla scadenza del termine di presentazione della domanda di inserimento nella graduatoria, pena la nullità della domanda stessa e di ogni altro provvedimento conseguente, l'aspirante deve possedere i seguenti requisiti:
a) essere iscritto all'Albo professionale;
b) possedere il titolo per l'inclusione nelle graduatorie delle branche principali della specialità medica o della categoria professionale interessata, previste nell'allegato A. Il titolo è rappresentato dal diploma di specializzazione o dall'attestato di conseguita libera docenza in una delle branche principali della specialità. Per la branca di odontostomatologia è titolo valido per l'inclusione in graduatoria anche l'iscrizione all'Albo professionale degli Odontoiatri di cui alla legge n. 409/85. Per gli psicologi è titolo valido per l’inclusione nella graduatoria la psicoterapia riconosciuta ai sensi degli artt. 3 e 35 della legge n.56/89.
6. La domanda di inclusione in graduatoria deve essere rinnovata di anno in anno e deve contenere le dichiarazioni concernenti i titoli accademici o professionali che comportino modificazioni nel precedente punteggio a norma dell’allegato A.
7. Il Comitato di cui all'art. 24, ricevute le domande entro il 31 gennaio di ciascun anno, provvede entro il 30 settembre alla formazione, , di una graduatoria per titoli, con validità annuale:
- per ciascuna branca specialistica, secondo i criteri di cui all’allegato A, parte seconda, relativamente agli specialisti ambulatoriali;
- per ciascuna categoria professionale, secondo i criteri di cui all’allegato A parte seconda, per gli altri professionisti.
8. Il Direttore generale dell'azienda ove ha sede il Comitato di cui all’art.24, ne cura la pubblicazione mediante affissione all’Albo aziendale per la durata di 15 giorni, e contemporaneamente le inoltra ai rispettivi Ordini e al Comitato zonale, ai fini della massima diffusione.
9. Entro 30 giorni dalla pubblicazione gli interessati possono inoltrare, mediante raccomandata A/R, al Comitato zonale, istanza motivata di riesame della loro posizione in graduatoria.
10. Le graduatorie definitive predisposte dal Comitato zonale sono approvate dal Direttore generale dell’azienda e inviate alla Regione che ne cura la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione entro il 31 dicembre di ciascun anno.
11. La pubblicazione costituisce notificazione ufficiale agli interessati e alle aziende.
12. L'Assessorato regionale alla sanità cura l'immediato invio del Bollettino Ufficiale agli Ordini interessati e alle aziende sedi dei Comitati zonali.
13. Le graduatorie hanno effetto dal 1° gennaio al 31 dicembre dell'anno successivo alla data di presentazione della domanda.
ART.22 – ASSEGNAZIONE DI TURNI DISPONIBILI A TEMPO INDETERMINATO E A TEMPO DETERMINATO 1. I provvedimenti adottati dalle aziende per l’attivazione di nuovi turni, per l’ampliamento di quelli in atto e per la copertura dei turni resisi disponibili, vengono pubblicati da ciascuna azienda sull'albo del Comitato zonale nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre dal giorno 15 alla fine dello stesso mese.
2. Gli specialisti ambulatoriali e i professionisti aspiranti al turno disponibile, entro il 10° giorno del mese successivo a quello della pubblicazione, devono comunicare con lettera raccomandata, la propria disponibilità al Comitato zonale, il quale individua, entro i 20 giorni successivi alla scadenza del termine, l'avente diritto secondo l'ordine di priorità di cui all'art. 23.
3. E’ demandata alla contrattazione regionale la definizione dei contenuti e delle modalità di attuazione dei commi successivi, secondo quanto disposto dall’art. 14 del presente Accordo.
4. Qualora la pubblicazione dei turni disponibili inerenti una branca specialistica o area professionale, di cui al presente Accordo, contenga la richiesta di possesso di particolari capacità professionali, la scelta dello specialista ambulatoriale o del professionista, avviene, previa valutazione secondo criteri definiti nell’Accordo regionale, da parte di una commissione aziendale paritetica, composta da specialisti delegati dall’azienda e specialisti ambulatoriali o professionisti designati dai membri di categoria del Comitato zonale.
5. In sede di pubblicazione dei turni vacanti di psicologia, le aziende devono specificare se i turni sono destinati a medici specialisti in psicologia o a professionisti psicologi.

ART.23 – MODALITA’ PER L’ATTRIBUZIONE DI TURNI DISPONIBILI A TEMPO INDETERMINATO E A TEMPO DETERMINATO 1. Premesso che lo specialista ambulatoriale o il professionista può espletare attività ambulatoriale ai sensi del presente Accordo, in una sola branca medica specialistica o area professionale e all'interno di uno o più ambiti zonali della stessa regione o ambiti zonali, purché confinanti, di altra regione, e che le ore di attività sono ricoperte attraverso aumenti di orario nella stessa branca o area professionale, o attraverso riconversione in branche diverse, per l'attribuzione dei turni comunque disponibili, di cui all'art.22 comma 1, l'avente diritto è individuato attraverso il seguente ordine di priorità:
a) titolare di incarico a tempo indeterminato che, nella specialità o area professionale esercitata, svolga nel solo ambito zonale in cui è pubblicato il turno, esclusivamente attività ambulatoriale regolamentata dal presente Accordo; già titolare di incarico a tempo indeterminato nella specialità, al 30.12.1993 presso l’INAIL; medico generico ambulatoriale, di cui alla norma finale n. 5 del presente Accordo, in servizio alla data di entrata in vigore del presente Accordo, che faccia richiesta al Comitato zonale di ottenere un incarico medico specialistico nella branca di cui è in possesso del titolo di specializzazione, per un numero di ore non superiore a quello dell'incarico di cui è titolare; è consentito a tale medico di mantenere l'eventuale differenza di orario tra i due incarichi fino a quando l'incarico da specialista ambulatoriale non copra per intero l'orario di attività che il medico stesso svolgeva come generico di ambulatorio;
b) titolare di incarico a tempo indeterminato che svolga, in via esclusiva, attività ambulatoriale regolamentata dalla presente convenzione, in diverso ambito zonale della stessa regione o in ambito zonale confinante se di altra regione. Relativamente all'attivita' svolta come aumento di orario ai sensi della presente lett. b) allo specialista ambulatoriale e al professionista non compete il rimborso delle spese di viaggio di cui all'art. 46;
c) specialista titolare di incarichi in branche diverse e che esercita esclusivamente attivita' ambulatoriale, il quale richiede di concentrare in una sola branca il numero complessivo di ore di incarico;
d) titolare di incarico a tempo indeterminato in altro ambito zonale, che faccia richiesta al Comitato zonale di essere trasferito nel territorio in cui si è determinata la disponibilità;
e) specialista ambulatoriale titolare di incarico a tempo indeterminato che esercita esclusivamente attività ambulatoriale regolamentata dal presente Accordo e chiede il passaggio in altra branca della quale è in possesso del titolo di specializzazione;
f) titolare di incarico a tempo indeterminato nello stesso ambito zonale, che per lo svolgimento di altra attività sia soggetto alle limitazioni di orario di cui all'art. 16;
g) titolare di incarico a tempo indeterminato presso il Ministero della Difesa, il Ministero di Grazia e Giustizia e INAIL;
h) titolare di incarico a tempo determinato, ai sensi del successivo comma 10, secondo l’ordine di precedenza di cui alle precedenti lettere, che faccia richiesta di incremento di orario o di trasferimento;
i) specialista ambulatoriale titolare di pensione a carico di Enti diversi dall'ENPAM;
l) medico di medicina generale, medico specialista pediatra di libera scelta, medico di medicina dei servizi, medico della continuità assistenziale, medico dipendente di struttura pubblica che esprima la propria disponibilità a convertire completamente il proprio rapporto di lavoro. Detti sanitari devono essere in possesso del titolo di specializzazione della branca in cui partecipano.
2. Ai fini delle procedure di cui al comma 1, per ogni singola lettera dalla a) alla l), l'anzianità del servizio riconosciuto ai fini della prelazione, costituisce titolo di precedenza; in caso di pari anzianità di servizio è data precedenza all'anzianità di specializzazione e successivamente, all'anzianità di laurea.
3. In ogni caso, allo specialista ambulatoriale o al professionista, disponibile ad assumere l'incarico ai sensi del comma 1 non è consentito il trasferimento qualora non abbia maturato un'anzianità di servizio di almeno 18 mesi nell'incarico in atto, alla data di scadenza del termine stabilito per la presentazione della dichiarazione di disponibilità.
4. Lo specialista ambulatoriale o il professionista in posizione di priorità, viene invitato dal Comitato zonale a comunicare l’accettazione/rinuncia all’incarico, da inoltrare entro 20 giorni all’azienda. Alla comunicazione di disponibilità dovrà essere allegata, pena l’esclusione dall’incarico, l’autocertificazione informativa di cui all’allegato B parte seconda. La formalizzazione dell'incarico, dovrà avvenire entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della dichiarazione. Le regioni possono definire diverse procedure, tese allo snellimento burocratico e all'abbreviazione dei tempi necessari al conferimento dell'incarico, sentiti i sindacati di cui all’art.34, comma 12.
5. In deroga alle priorità ed alle procedure di cui ai commi che precedono, le aziende provvedono:
- prioritariamente alla copertura di turni vacanti, per il numero di ore disponibili, mediante assorbimento di specialisti ambulatoriali o professionisti titolari di incarico a tempo indeterminato nella stessa branca o area professionale, già regolato a termini convenzionali presso il Ministero della Difesa, in quanto destinatari di provvedimenti di risoluzione del rapporto di lavoro o di collocamento in mobilità in esecuzione della legge n.226/04 e limitatamente ai convenzionati notificati dal suddetto Ministero; - qualora per una determinata branca specialistica o area professionale si verifichi un incremento delle richieste di prestazioni, l’azienda, sentiti i Sindacati di cui all'art. 34 comma 13, ha la facoltà di attribuire aumenti di orario ad uno o più specialisti ambulatoriali o professionisti che prestano servizio nella branca o area professionale, sempreché il sanitario interessato al provvedimento svolga in via esclusiva attività professionale ai sensi del presente Accordo.
6. L’azienda deve notificare al Comitato zonale entro 15 giorni dal provvedimento, il nominativo del sanitario cui è stato incrementato l'orario e la consistenza numerica dell'orario aumentato.
7. In attesa del conferimento dei turni disponibili secondo le procedure su indicate, l’azienda può conferire incarichi provvisori secondo l'ordine delle rispettive graduatorie o, in mancanza, ad uno specialista ambulatoriale o professionista disponibile, con priorità per i non titolari di altro incarico e non in posizione di incompatibilità. L'incarico provvisorio non può avere durata superiore a sei mesi, eventualmente rinnovabili allo stesso sanitario, per altri sei mesi una sola volta, e cessa in ogni caso con la nomina del titolare.
8. Allo specialista ambulatoriale incaricato in via provvisoria spetta lo stesso trattamento previsto all'art. 40, comma 4, per i sostituti non titolari di altro incarico.
9. Al professionista incaricato in via provvisoria spetta lo stesso trattamento previsto all’art.40, comma 5, per i sostituti non titolari di incarico.
10. Qualora sussistano ancora turni vacanti, le aziende procedono alla assegnazione dei turni a specialisti ambulatoriali o professionisti non ancora titolari di incarico presenti nelle graduatorie di cui al
pubblicato il 28/09/2005

TITOLO I Art. 1 Art. 2 Art. 3 Art. 4 Art. 5 Art. 6 TITOLO II DISPOSIZIONI RELATIVE AL DIRITTO DI STABILIMENTO Art. 7 Art. 8 Art. 9 Art. 10 Art. 11 Art. 11-bis.
Art. 11-ter.
Art. 11-quater.
Art. 12 TITOLO III DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA PRESTAZIONE DEI SERVIZI Art. 13 Art. 14 TITOLO IV ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE NEGLI ALTRI STATI MEMBRI DELLE COMUNITA' EUROPEE DA PARTE DI ODONTOIATRI ISCRITTI ALL'ORDINE PROFESSIONALE Art. 15 Art. 16 TITOLO V 1/15 La Legge DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE Art. 17 Art. 18 Art. 18 bis Art. 18-ter Art. 19 Art. 20 Art. 21 Art. 22 Art. 23 Allegato A Allegato B Allegato B Note:
1 Per l'approvazione di nuove specializzazioni in odontoiatria, vedi ilD.M. 4 marzo 2002.
Preambolo
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulga
la seguente legge:
TITOLO I Art. 1 E' istituita la professione sanitaria di odontoiatra che viene esercitata da coloro che sono in possesso del diploma di laurea in odontoiatria e protesi dentaria e della relativa abilitazione all'esercizio professionale, conseguita a seguito del superamento di apposito esame di Stato. [1] Note:
1 Comma modificato dall'art. 13, comma 1, L. 3 febbraio 2003, n. 14.
Art. 2 Formano oggetto della professione di odontoiatra le attività inerenti alla diagnosi ed alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonchè alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche.
Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all'esercizio della loro professione.
Art. 3 Gli esami di Stato per il conseguimento dell'abilitazione all'esercizio professionale, per coloro che sono in possesso della laurea in odontoiatria e protesi dentaria, hanno carattere specificatamente 2/15 La Legge professionale.
I relativi programmi e le norme concernenti lo svolgimento sono determinati con regolamento adottato dal Ministro della pubblica istruzione ai sensi dell'art. 3 della legge 8 dicembre 1956, n.
1378.
Art. 4 [1] Presso ogni Ordine dei medici-chirurghi è istituito un separato Albo professionale per l'iscrizione di coloro che sono in possesso della laurea in odontoiatria e protesi dentaria e dell'abilitazione all'esercizio professionale conseguita a seguito di superamento di apposito esame di Stato.
A tale Albo hanno facoltà di iscrizione i soggetti indicati al successivo art. 20. [2] L'iscrizione al predetto Albo è incompatibile con la iscrizione ad altro Albo professionale.
L'odontoiatra iscritto all'Albo ha la facoltà di esercitare la professione in tutto il territorio dello Stato.
Note:
1 La Corte costituzionale, con sentenza 9 marzo 1989, n. 100, ha dichiarato la illegittimità costituzionale delpresente articolo, nella parte in cui non prevede che i soggetti indicati nell'art. 20, primo comma, ottenuta l'iscrizione all'albo degli odontoiatri, possano contemporaneamente mantenere l'iscrizione all'albo dei medici chirurghi così come previsto per i soggetti indicati nell'art. 5, e nella parte in cui prevede che i medesimi possano optare" nel termine di cinque anni per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri, anzichè chiedere" senza limite di tempo tale iscrizione.
2 Comma modificato dall'art. 13, comma 2, L. 3 febbraio 2003, n. 14.
Art. 5 [1] Note:
1 Articolo abrogato dall'art. 13, comma 3, L. 3 febbraio 2003, n. 14.
Art. 6 L'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e la Federazione nazionale dei medici-chirurghi assumono rispettivamente la denominazione di "Ordine provinciale dei medici-chirurghi e degli odontoiatri" e di "Federazione nazionale degli ordini dei medici-chirurghi e degli odontoiatri".
La composizione dei Consigli direttivi degli ordini provinciali e del Comitato centrale della Federazione nazionale di cui al primo comma dell'art. 2 ed al secondo comma dell'art. 12 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, è aumentata rispettivamente di due membri iscritti all'Albo degli odontoiatri.
Detta composizione è ulteriormente aumentata di una unità per ogni mille nuovi iscritti nell'Albo degli odontoiatri oltre i primi mille iscritti, con il limite massimo di cinque componenti aggiuntivi, per i Consigli direttivi, e, oltre i primi diecimila iscritti, di una unità per ogni diecimila nuovi iscritti per il Comitato centrale della Federazione nazionale, con il limite massimo di quattro componenti aggiuntivi.
Qualora nel Consiglio direttivo dell'Ordine o nel Comitato centrale non risulti eletto un numero di iscritti nell'Albo degli odontoiatri almeno pari al maggior numero di componenti previsto dal comma precedente, agli ultimi degli eletti tra gli iscritti nell'Albo dei medici-chirurghi subentrano di diritto 3/15 La Legge gli iscritti nell'Albo degli odontoiatri che hanno registrato il maggior numero di voti.
Il presidente del seggio elettorale dà attuazione alla disposizione di cui sopra in sede di proclamazione dei risultati delle elezioni.
Per l'elezione del Comitato centrale della Federazione nazionale ciascun presidente di Ordine provinciale dispone di un voto per ogni 200 iscritti o frazione di 200 iscritti complessivamente negli Albi dei medici-chirurghi e degli odontoiatri.
All'art. 17, secondo comma, del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, e successive modificazioni ed integrazioni, va aggiunta la seguente lettera:
"e) per l'esame degli affari concernenti la professione di odontoiatra, un ispettore generale medico e otto odontoiatri di cui cinque effettivi e tre supplenti".
In seno ai Consigli direttivi degli ordini provinciali ed al Comitato centrale della Federazione nazionale sono istituite commissioni costituite da componenti medici e da componenti odontoiatri iscritti ai rispettivi Albi professionali.
Le commissioni esercitano le attribuzioni di cui alle lettere f) e g) dell'art. 3 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, ed al relativo regolamento di esecuzione approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221, e successive modificazioni ed integrazioni, nonchè alla lettera c) del medesimo articolo, quando le designazioni riguardino competenze della specifica professione.
La commissione per gli iscritti all'Albo dei medici-chirurghi si compone dei membri del Consiglio dell'Ordine iscritti al medesimo Albo.
La commissione per gli iscritti all'Albo degli odontoiatri si compone di cinque membri iscritti nel medesimo Albo, eletti a norma del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, e del relativo regolamento di esecuzione approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221, e successive modificazioni ed integrazioni. I primi eletti entrano a far parte del Consiglio dell'Ordine dei medici-chirurghi e degli odontoiatri a norma dei precedenti commi secondo e terzo.
TITOLO II DISPOSIZIONI RELATIVE AL DIRITTO DI STABILIMENTO Art. 7 Ai cittadini degli Stati membri delle Comunità europee che esercitano una attività professionale nel campo della odontoiatria con le denominazioni di cui all'allegato A della presente legge, e che sono in possesso dei diplomi, certificati ed altri titoli di cui all'allegato B, è riconosciuto il titolo di odontoiatra ed è consentito l'esercizio della relativa attivit à professionale, definita al precedente art.
2.
Ai cittadini degli Stati membri delle Comunità europee in possesso dei diplomi, certificati ed altri titoli di cui all'allegato C, è riconosciuto il titolo di odontoiatra specialista, subordinatamente alla istituzione in Italia della corrispondente specializzazione.
L'uso dei predetti titoli e delle relative abbreviazioni è consentito sia nella lingua dello Stato di origine o di provenienza, sia nella lingua italiana, in conformità alle corrispondenze dei titoli stessi precisate negli allegati B e C.
Gli elenchi di cui agli allegati alla presente legge sono modificati con decreto del Ministro della sanità di concerto con il Ministro della pubblica istruzione in conformità delle direttive comunitarie.
Art. 8 4/15 La Legge Per ottenere l'autorizzazione all'esercizio della professione di odontoiatra l'interessato deve presentare al Ministero della sanità domanda in lingua italiana in carta da bollo corredata dai seguenti documenti:
a) uno dei titoli previsti dall'allegato B in originale o in copia autentica;
b) un certificato di buona condotta, ovvero un certificato di moralità e di onorabilità, o equipollente, rilasciato dalla competente autorità dello Stato di origine o di provenienza; qualora detto Stato ai fini dell'esercizio della professione non richieda tale certificato, l'interessato deve presentare un estratto del casellario giudiziario ovvero un documento equipollente rilasciato dalla competente autorità dello Stato stesso.
Qualora l'interessato chieda anche il riconoscimento del titolo di odontoiatra specialista, egli dovrà presentare uno dei titoli previsti dall'allegato C, in originale o copia autentica.
La documentazione di cui alla predetta lettera b) deve portare una data non anteriore di più di tre mesi rispetto a quella di presentazione della domanda.
Art. 9 Il Ministero della sanità, d'intesa con il Ministero della pubblica istruzione, accerta la regolarità della domanda e della relativa documentazione entro tre mesi dalla data di ricezione della domanda stessa, e provvede alla sua trasmissione all'Ordine professionale corrispondente alla provincia indicata dall'interessato, dandone comunicazione al medesimo.
Il Ministero della sanità, nel caso di fondato dubbio circa l'autenticità dei diplomi, dei certificati e degli altri titoli, svolge i necessari accertamenti presso la competente autorità dello Stato di origine o di provenienza e chiede conferma della autenticità degli stessi, nonchè del possesso, da parte del beneficiario, di tutti i requisiti di formazione prescritti.
Nel caso in cui il Ministero della sanità venga a conoscenza di fatti gravi e specifici, verificatisi fuori del territorio nazionale, che possano influire sull'ammissione del richiedente all'esercizio della professione, domanda al riguardo informazioni, tramite il Ministero degli affari esteri, alla competente autorità dello Stato di origine o di provenienza.
Per il periodo di tempo necessario ad acquisire tali informazioni il termine di cui al primo comma è sospeso. La sospensione non può eccedere i tre mesi. La procedura di ammissione riprende alla scadenza dei tre mesi anche se lo Stato consultato non ha fatto pervenire la risposta.
Il rigetto dell'istanza da parte del Ministero della sanità deve essere motivato.
L'Ordine professionale competente, nel termine di un mese dalla data di ricezione della domanda, corredata dalla documentazione inviata dal Ministero, completa la procedura per l'iscrizione all'Albo stabilita dalle vigenti norme di legge.
Il cittadino di altri Stati membri delle Comunità che abbia ottenuto l'iscrizione all'Albo professionale ha gli stessi diritti ed è soggetto agli stessi obblighi e sanzioni disciplinari previsti per gli odontoiatri italiani.
Art. 10 Il Ministero della sanità comunica all'autorità competente dello Stato di origine o provenienza le sanzioni disciplinari adottate nei confronti dei cittadini degli altri Stati membri delle Comunità europee, autorizzati ad esercitare la professione di odontoiatra ai sensi dell'art. 8, nonchè quelle penali per reati concernenti l'esercizio della professione.
A tal fine l'Ordine professionale competente dà comunicazione al Ministero della sanità di tutte le 5/15 La Legge sanzioni che incidono sull'esercizio professionale.
Art. 11 Le disposizioni relative al diritto di stabilimento contenute nella presente legge si applicano anche agli odontoiatri che intendono svolgere la loro attività nell'ambito di un rapporto di lavoro subordinato.
L'istituzione del rapporto di lavoro fra gli odontoiatri cittadini di altri Stati membri delle Comunità europee e le strutture sanitarie pubbliche è disciplinata dall'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761.
Art. 11-bis. [1] 1. Il Ministero della salute notifica alla Commissione europea, ai fini degli ulteriori atti di competenza, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative adottate dallo Stato italiano in materia di rilascio di diplomi, certificati e altri titoli nel settore oggetto della presente legge.
Note:
1 Articolo inserito dall'art. 4, comma 1, lett. a), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277.
Art. 11-ter. [1] 1. Per i cittadini degli Stati membri i cui diplomi, certificati e altri titoli non rispondono alle denominazioni riportate per tale Stato membro negli allegati della presente legge, sono riconosciuti come prova sufficiente i diplomi, i certificati e gli altri titoli rilasciati da tali Stati membri, corredati di un certificato rilasciato dalle rispettive autorità o enti competenti. Il certificato attesta che tali diplomi, certificati e altri titoli sanciscono una formazione conforme alle disposizioni della presente legge e per lo Stato membro che li ha rilasciati sono assimilati a quelli la cui denominazione è riportata dalla stessa legge.
Note:
1 Articolo inserito dall'art. 4, comma 1, lett. a), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277.
Art. 11-quater. [1] 1. Sono ammessi alla procedura di cui all'articolo 2, i diplomi, certificati e altri titoli acquisiti dai cittadini di cui all'articolo 7, in Paesi che non fanno parte dell'Unione europea, qualora tali titoli siano stati riconosciuti in un altro Stato membro.
2. Il Ministero della salute, d'intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentita la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, valuta le istanze di riconoscimento tenendo conto, anche, della formazione e dell'esperienza professionale acquisite in un altro Stato membro. La decisione viene pronunciata entro tre mesi dalla presentazione da parte dell'interessato della domanda completa di tutti i documenti giustificativi.
3. I provvedimenti di rigetto delle domande di riconoscimento di diplomi, certificati e altri titoli devono essere congruamente motivati e sono impugnabili dinanzi agli organi giurisdizionali 6/15 La Legge competenti. Decorso inutilmente il termine stabilito per l'adozione del provvedimento, il richiedente può ricorrere all'autorità giudiziale.
Note:
1 Articolo inserito dall'art. 4, comma 1, lett. a), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277.
Art. 12 Il Ministero della sanità, d'intesa con il Ministero della pubblica istruzione, sentite le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nonchè la competente Federazione degli Ordini dei medici-chirurghi e degli odontoiatri, promuove, se ne ravvisa la necessità, corsi facoltativi di deontologia professionale e di legislazione sanitaria nonchè corsi che consentano l'acquisizione delle conoscenze linguistiche necessarie all'esercizio della professione.
TITOLO III DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA PRESTAZIONE DEI SERVIZI Art. 13 I cittadini degli altri Stati membri delle Comunità europee sono ammessi alla prestazione di servizi odontoiatrici di carattere temporaneo nel territorio dello Stato italiano senza essere tenuti alla iscrizione nell'Albo professionale, nei limiti dell'attività professionale loro consentita nel Paese di origine o di provenienza.
Essi devono tuttavia presentare al Ministero della sanità:
a) una dichiarazione redatta in lingua italiana dalla quale risulti la prestazione che l'interessato intende effettuare, il luogo di esecuzione della stessa e l'indicazione dello studio odontoiatrico autorizzato presso il quale la prestazione sarà effettuata;
b) un certificato della competente autorità dello Stato di origine o di provenienza da cui risulti che l'interessato esercita legalmente la specifica professione in detto Stato, con l'indicazione delle eventuali limitazioni al campo di attività professionale;
c) un certificato attestante che l'interessato è in possesso dei diplomi o altri titoli di cui all'allegato B.
In caso di urgenza la dichiarazione, unitamente alla documentazione sopra indicata, deve essere presentata entro il termine massimo di quindici giorni dalla effettuazione della prestazione.
Il Ministero della sanità comunica all'Ordine professionale territorialmente competente il contenuto della dichiarazione presentata dall'interessato.
La documentazione prevista dal presente articolo deve portare una data anteriore di non più di dodici mesi rispetto a quella di presentazione della dichiarazione.
Art. 14 Il cittadino degli altri Stati membri delle Comunità europee ha, nell'esercizio dell'attività di cui al precedente articolo, gli stessi diritti dell'odontoiatra cittadino italiano ed è soggetto agli stessi obblighi e alle stesse sanzioni disciplinari. è in ogni caso vietata la titolarità di uno studio odontoiatrico.
Nel caso di abusi o di mancanze tali da comportare, se commessi da odontoiatri italiani, la sospensione dall'esercizio della professione o la radiazione dall'Albo professionale, l'Ordine 7/15 La Legge professionale territorialmente competente diffida l'odontoiatra, cittadino di un altro Stato membro delle Comunità europee, dall'effettuare ulteriori prestazioni.
Del provvedimento è data tempestiva comunicazione all'autorità competente dello Stato di origine o di provenienza.
TITOLO IV ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE NEGLI ALTRI STATI MEMBRI DELLE COMUNITA' EUROPEE DA PARTE DI ODONTOIATRI ISCRITTI ALL'ORDINE PROFESSIONALE [1] Art. 15 Gli odontoiatri cittadini di Paesi membri dell'Unione europea che si trasferiscono in uno dei Paesi membri delle Comunità europee possono, a domanda, conservare l'iscrizione all'Ordine professionale italiano di appartenenza [2] .
Note:
1 Titolo modificato dall'art. 15, comma 1, lett. a), L. 21 dicembre 1999, n. 526, in precedenza il Titolo recitava:
“ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE NEGLI ALTRI STATI MEMBRI DELLE COMUNITA' EUROPEE DA PARTE DI ODONTOIATRI CITTADINI ITALIANI”.
2 Comma modificato dall'art. 15, comma 1, lett. b), L. 21 dicembre 1999, n. 526.
Art. 16 Il Ministero della sanità provvede a fornire nel pi ù breve tempo possibile, e comunque entro tre mesi, alle competenti autorità dello Stato estero che lo richiedano le informazioni circa fatti gravi e specifici concernenti gli odontoiatri cittadini italiani trasferitisi in detto Stato, facendo conoscere le conseguenze che i fatti stessi hanno sui certificati ed i documenti rilasciati dalle autorità nazionali.
A tal fine i competenti Ordini professionali danno comunicazione al Ministero della sanità di tutte le sanzioni che incidono sull'esercizio professionale.
TITOLO V DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE Art. 17 I documenti di cui agli articoli 8 e 13 della presente legge devono essere accompagnati, se redatti in una lingua straniera, da una traduzione italiana certificata conforme al testo originale dalle autorità diplomatiche o consolari italiane del Paese in cui i documenti sono stati redatti, oppure da un traduttore ufficiale.
Art. 18 Nei confronti degli odontoiatri cittadini di uno Stato membro delle Comunità europee, in possesso di diplomi, certificati od altri titoli rilasciati dagli Stati di origine o di provenienza che comprovino una formazione ultimata prima del 28 luglio 1978, ovvero ultimata dopo tale data ma iniziata prima della data stessa, e non rispondente all'insieme delle esigenze minime di formazione richieste dalla normativa comunitaria, si applicano le seguenti disposizioni:
8/15 La Legge a) ai fini del riconoscimento del titolo di odontoiatra e dell'esercizio della relativa professione, ovvero per la prestazione di servizi, gli interessati devono presentare al Ministero della sanità un attestato, rilasciato dall'autorità competente, dal quale risulti che hanno effettivamente e lecitamente svolto la specifica professione od attività per un periodo di almeno tre anni consecutivi nel corso dei cinque anni che precedono il rilascio dell'attestato;
b) ai fini del riconoscimento del titolo di odontoiatra specialista, gli interessati devono presentare al Ministero della sanità un attestato, rilasciato dall'autorità competente, dal quale risulti che essi si sono effettivamente dedicati alla specifica attività specialistica per un periodo equivalente al doppio della differenza tra la durata di formazione specialistica richiesta nello Stato di origine o di provenienza e la durata minima di formazione prevista dalle direttive comunitarie in tre anni.
Art. 18 bis [1] 1. I diplomi, certificati ed altri titoli di odontoiatra e di odontoiatra specialista rilasciati dagli Stati membri che non corrispondono alle denominazioni che figurano negli allegati sono riconosciuti come corrispondenti se corredati di un certificato rilasciato dalle autorità competenti attestante che essi sono rilasciati a conclusione di una formazione conforme alle disposizioni previste dalla normativa comunitaria e sono assimilati da parte dello Stato membro che li ha rilasciati a quelli la cui denominazione figura negli allegati.
1-bis. I cittadini degli Stati membri, che intendono conseguire uno dei diplomi, certificati o altri titoli di formazione di odontoiatra specialista che non sono rilasciati nello Stato membro di origine o di provenienza, possono concorrere all'ammissione alle scuole di specializzazione italiane, alle stesse condizioni e limiti previsti dalla normativa vigente, inclusi i limiti numerici, previa verifica dei requisiti. [2] 1-ter. I cittadini degli Stati membri, che intendono ottenere uno dei diplomi di specializzazione di cui al comma 1 istituiti in Italia e che sono in possesso di un diploma, certificato e altro titolo di formazione di odontoiatra specialista conseguito nello Stato membro di origine o di provenienza e riconducibile alla specializzazione per la quale intendono concorrere, possono ottenere il riconoscimento, in tutto o in parte, dei periodi di formazione compiuti e sanzionati da un diploma, certificato o altro titolo di studio rilasciato dall'Autorità competente dello Stato membro di origine o di provenienza. La valutazione tiene conto della eventuale esperienza professionale, formazione supplementare e continua in odontoiatria. [2] 1-quater. Il Ministero della salute, d'intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, valuta il contenuto e la durata della formazione e determina la durata della formazione complementare, se necessaria, ed i settori su cui questa verte, informandone l'interessato che può indicare presso quale Università effettuarla. [2] 1-quinquies. La decisione viene pronunciata entro quattro mesi dalla presentazione da parte dell'interessato della domanda completa di tutti i documenti giustificativi e dell'indicazione della sede ove effettuare, se del caso, la formazione complementare. [2] Note:
1 Articolo inserito dall'art. 3, comma 1, lett. a), D.Lgs. 2 maggio 1994, n. 353.
2 Comma inserito dall'art. 4, comma 1, lett. b), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277.
Art. 18-ter [1] 9/15 La Legge 1. I diplomi, certificati ed altri titoli che attestano una formazione di odontoiatra acquisita dai cittadini degli Stati membri nel territorio dell'ex Repubblica democratica tedesca e che non risponde all'insieme delle esigenze minime di formazione richieste dalla normativa comunitaria, sono assimilati a quelli che le soddisfano se:
a) attestano una formazione iniziata prima del 3 ottobre 1990;
b) danno diritto all'attività di odontoiatra in tutto il territorio della Germania alle stesse condizioni dei titoli rilasciati dalle autorità competenti tedesche specificati negli allegati;
c) sono corredati di un certificato rilasciato dalle autorità competenti tedesche attestante che i loro titolari si sono dedicati effettivamente e lecitamente in Germania alla professione di odontoiatra per il periodo di almeno tre anni consecutivi nel corso dei cinque che precedono il rilascio del certificato.
2. I diplomi, certificati ed altri titoli che attestano una formazione di odontoiatra specialista acquisita dai cittadini degli Stati membri nel territorio dell'ex Repubblica democratica tedesca e che non risponde alle esigenze minime di formazione richieste dalla normativa comunitaria vengono assimilati a quelli che le soddisfano se:
a) attestano una formazione iniziata prima del 3 aprile 1992;
b) danno diritto all'esercizio, a titolo di odontoiatra specialista dell'attività di cui trattasi in tutto il territorio della Germania alle stesse condizioni dei titoli rilasciati dalle autorità competenti tedesche indicate negli allegati;
c) sono corredate di un certificato, rilasciato dalle autorità competenti tedesche attestante l'esercizio, in qualità di odontoiatra specialista, dell'attività di cui trattasi per un periodo equivalente al doppio della differenza tra la durata minima di formazione specializzata prevista dalla normativa comunitaria e quella della formazione acquisita nel territorio tedesco.
Note:
1 Articolo inserito dall'art. 3, comma 1, lett. a), D.Lgs. 2 maggio 1994, n. 353.
Art. 19 [1] 1. Ai fini dell'esercizio dell'attività di odontoiatra in altri Stati membri dell'Unione europea, il Ministero della salute, previ gli opportuni accertamenti, anche in collaborazione con gli Ordini dei medici-chirurghi e degli odontoiatri rilascia un attestato nel quale certifica:
a) ai laureati in medicina e chirurgia abilitati all'esercizio professionale che hanno iniziato la loro formazione universitaria in medicina anteriormente al 28 gennaio 1980 e che si sono effettivamente e lecitamente dedicati in Italia, a titolo principale, all'attività di cui all'articolo 2, per un periodo di almeno tre anni consecutivi nel corso dei cinque anni che precedono il rilascio dell'attestato;
b) ai laureati in medicina e chirurgia abilitati all'esercizio professionale che hanno iniziato la loro formazione universitaria in medicina dopo il 28 gennaio 1980 ed entro il 31 dicembre 1984, che hanno superato la prova attitudinale di cui al decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 386, e hanno esercitato, effettivamente e legalmente, a titolo principale l'attività di cui all'articolo 2 per tre anni consecutivi nel corso dei cinque anni che precedono il rilascio dell'attestato, 2. Per i soggetti di cui al comma 1, lettera a), il requisito dei tre anni di esercizio dell'attività non è richiesto per chi ha conseguito studi di almeno tre anni in campo odontoiatrico.
3. Per i soggetti di cui al comma 1, lettera b), il requisito del superamento della prova attitudinale 10/15 La Legge non è richiesto per chi è in possesso di un diploma di specializzazione triennale indicato nel decreto del Ministro della sanità del 18 settembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie ordinaria - n. 222 del 22 settembre 2000: odontoiatria e protesi dentaria, chirurgia odontostomatologica, odontostomatologia, ortognatodonzia.
Note:
1 Articolo sostituito dall'art. 4, comma 1, lett. c), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277.
Art. 20 [1] 1. Ai fini dell'esercizio dell'attività di cui all'articolo 2, si iscrivono all'albo degli odontoiatri, anche in deroga a quanto previsto all'articolo 4, terzo comma:
a) i laureati in medicina e chirurgia abilitati all'esercizio professionale che hanno iniziato la loro formazione universitaria in medicina anteriormente al 28 gennaio 1980;
b) i laureati in medicina e chirurgia abilitati all'esercizio professionale che hanno iniziato la loro formazione universitaria in medicina dopo il 28 gennaio 1980 ed entro il 31 dicembre 1984 e che hanno superato la prova attitudinale di cui al decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 386, o sono in possesso dei diplomi di specializzazione indicati all'articolo 19, comma 3.
2. All'albo degli odontoiatri è aggiunto l'elenco degli odontoiatri abilitati a continuare, in via transitoria, l'esercizio della professione, ai sensi della legge 5 giugno 1930, n. 943.
Note:
1 Articolo sostituito dall'art. 4, comma 1, lett. d), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277.
Art. 21 Con decreto del Ministro della sanità, da emanarsi a norma dell'art. 63, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le attribuzioni degli odontoiatri addetti ai presidi e servizi delle unità sanitarie locali.
Art. 22 Nella prima attuazione della presente legge, il Consiglio provinciale dell'Ordine dei medici-chirurghi e degli odontoiatri provvede alla iscrizione degli odontoiatri per la prima formazione dell'Albo professionale.
Entro e non oltre sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il presidente dell'Ordine dei medici-chirurghi e degli odontoiatri indìce l'assemblea degli iscritti nell'Albo degli odontoiatri, la quale provvede alla elezione dei componenti del Consiglio e della commissione per gli iscritti all'Albo degli odontoiatri di cui all'art. 6, con le modalità di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, e successive modifiche ed integrazioni, ed al relativo regolamento di esecuzione approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221.
Entro 60 giorni dall'elezione di tutti i componenti dei Consigli direttivi degli ordini ai sensi del 11/15 La Legge comma precedente il presidente della Federazione nazionale convoca il Consiglio nazionale degli ordini per l'elezione dei componenti del Comitato centrale di cui all'art. 6, secondo comma, con le modalità di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, e successive modifiche ed integrazioni, ed al relativo regolamento di esecuzione approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221.
Art. 23 In prima applicazione della presente legge in attesa del regolamento degli esami di Stato, e degli adempimenti di cui al precedente art. 22, i programmi, le modalità di svolgimento e la composizione delle commissioni giudicatrici sono stabiliti con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione da adottarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Gli esami di Stato saranno comunque fissati entro e non oltre i successivi 60 giorni.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Allegato A [1] Elenco delle denominazioni dei diplomi, certificati ed altri titoli di dentista Paese Titolo del diploma Ente che rilascia il diploma Belgique/België/Belgien -Diploma van tandarts 1. De universiteiten/les universités -Diplôme licencié en science dentaire
2. De bevoegde Examen- commissie van de Vlaamse Gemeenschap / le Jury compétent d'enseignement de la Communauté française” Danmark Bevis for tandlægeeksamen (odontologisk kandidateksamen) Tandlægehøjskolerne
Sundhedsvidenskabeligt
universitetsfakultet
Deutschland Zeugnis über die Zahnärztliche Prüfung
Zuständige Behörden (Omissis) (Omissis) (Omissis) España Título de Licenciado en Odontología El rector de una Universidad France Diplôme d'Etat de docteur en chirurgie dentaire Universités
Ireland Bachelor in Dental Science (B.Dent.Sc.) / Bachelor of Dental Surgery (BDS) / Licentiate in Dental Surgery (LDS) Universities / Royal College of Surgeons in Ireland Italia Diploma di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria Università
Luxembourg Diplôme d'Etat de docteur en médecine dentaire Jury d'examen d'Etat Nederland Universitair getuigschrift van een Faculteit Tandheelkunde 12/15 La Legge Note:
1 Allegato modificato dall'art. 3, comma 1, lett. b), D.Lgs. 2 maggio 1994, n. 353. Successivamente, l'art. 4. comma 1, lett. e), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277, ha sostituito con il presente allegato gli originari allegati A e B.
Allegato B [1] Note:
1 Allegato modificato dall'art. 3, comma 1, lett. c), D.Lgs. 2 maggio 1994, n. 353. Successivamente, l'art. 4, coma 1, lett.
e), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277, ha sostituito il presente allegato e l'originario allegato A con l'attuale allegato A.
Allegato B [1] Elenco delle denominazioni dei diplomi, certificati ed altri titoli di dentista specialista
met goed gevolg afgelegd tandartsexamen
Österreich Bescheid über die Verleihung des akademischen Grades «Doktor der Zahnheilkunde»
Medizinische Fakultät der Universität
Portugal Carta de curso de licenciatura em medicina dentária Faculdades Institutos Superiores Suomi/Finland Hammslääketieteen lisensiaatin tutkinto/ odontologie licentiatexamen 1. Helsingin yliopisto/Helsingfors universitet
2. Oulun yliopisto 3. Turun yliopisto Sverige Tandläkarexamen Universitetet i Umeå Universitetet i Göteborg Karolinska Institutet Malmö Högskola United Kingdom Bachelor of Dental Syrgery (BDS or B.Ch.D) / Licentiate in Dental Surgery
Universities / Royal Colleges 13/15 La Legge 1. Ortodonzia 2. Chirurgia odontostomatologica Paese Titolo del diploma Ente che rilascia il diploma Belgique/België/Belgien - - Danmark Bevis for tilladelse til at betegne sig som specialtandlæge i ortodonti Sundhedsstyrelsen
Deutschland Fachzahnärztliche Anerkennung für Kieferorthopädie
Landeszahnärztekammer
(Omissis) (Omissis) (Omissis) España - France Titre de spécialiste en orthodontie Conseil National de l'Ordre des chirurgiens dentistes Ireland Certificate of specialist dentist in orthodontics
Competent authority recognised for this purpose by the competent minister
Italia - Luxembourg - Nederland Bewijs van inschrijving als orthodontist in het Specialistenregister
Specialisten Registratie Commissie (SRC) van de Nederlandse Maatschappij tot bevordering der Tandheelkunde
Österreich - Portugal - Suomi/Finland Erikoishammaslääkärin tutkinto, hampaiston
oikomishoito/specialtand-
läkarexamen, tandreglering 1. Helsingin yliopisto/Helsingfors universitet
2. Oulun yliopisto 3. Turun yliopisto Sverige Bevis om specialistkompetens i tandreglering
Socialstyrelsen
United Kingdom Certificate of Completion of specialist training in orthodontics Competent authority recognised for this purpose Paese Titolo del diploma Ente che rilascia il diploma Belgique/België/Belgien
Danmark Bevis for tilladelse til at betegne sig som specialtandlæge i hospitalsodontologi
Sundhedsstyrelsen
Deutschland Fachzahnärztliche Anerkennung für Oralchirurgie/Mundchirurgie
Landeszahnärztekammer
(Omissis) (Omissis) (Omissis) España - France - Ireland Certificate of specialist dentist in oral surgery
Competent authority recognised for this purpose by the competent minister
Italia - Luxembourg - 14/15 La Legge Note:
1 Allegato modificato dall'art. 3, comma 1, lett. d), D.Lgs. 2 maggio 1994, n. 353 e, successivamente, sostituito dall'art.
4, comma 1, lett. e), D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277.
Nederland Bewijs van inschrijving als kaakchirurg in het Specialistenregister
Specialisten Registratie Commissie (SRC) van de Nederlandse Maatschappij tot bevordering der Tandheelkunde
Österreich - Portugal - Suomi/Finland Erikoishammaslääkärin tutkinto, suu- ja leuka- kirurgia/specialtandläkar- examen, oral och maxillofacial kirurgi
1. Helsingin yliopisto/Helsingfors universitet
2. Oulun yliopisto 3. Turtun yliopisto Sverige Bevis om specialist-kompetens i tandsytstemets kirurgiska sjukdomar Socialstyrelsen
United Kingdom Certificate of completion of specialist training in oral surgery Competent authority recognised for this purpose 15/15 La Legge
pubblicato il 28/09/2005

1. Il Governo è delegato ad emanare, nel termine di cui al comma 1 dell'articolo 1, decreti legislativi recanti le norme correttive e integrative necessarie ad adeguare l'ordinamento nazionale alle sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee di cui all'allegato E, informandosi ai principi e ai criteri ivi affermati nonché a quelli stabiliti nell'articolo 2.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono emanati con le modalità di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 1.
1/1 La Legge Legge 24-04-1998, n. 128 Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dalla appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. (Legge comunitaria 1995-1997).
ALLEGATO E - (articolo 4) SENTENZE DI CONDANNA DA ESEGUIRE SENTENZE OGGETTO 1 1° giugno 1995 (Causa 40/93) Violazione articolo 1 della direttiva 78/687/CEE e articolo 19 della direttiva 78/686/CEE (attività di dentista)
2 29 febbraio 1996 (Causa 307/94) Violazione articoli 1, 2 e 5 della direttiva 85/432/CEE concernente talune attività nel settore farmaceutico
1/1 La Legge
pubblicato il 28/09/2005

1. All'articolo 1 della legge 24 luglio 1985, n. 409, dopo la parola: "Stato" sono soppresse le seguenti parole: ", nonché dai laureati in medicina e chirurgia che siano in possesso della relativa abilitazione all'esercizio professionale e di un diploma di specializzazione in campo odontoiatrico".
2. All'articolo 4, secondo comma, della legge 24 luglio 1985, n. 409, dopo la parola: "iscrizione" sono soppresse le seguenti: "i laureati in medicina e chirurgia abilitati all'esercizio professionale in possesso di un diploma di specializzazione in campo odontoiatrico, nonché".
3. L'articolo 5 della legge 24 luglio 1985, n. 409, è abrogato.
1/1 La Legge
pubblicato il 28/09/2005

Capo I PRINCIPI GENERALI Art. 1 Finalità e definizioni 1. La presente legge garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all'identità personale; garantisce altresì i diritti delle persone giuridiche e di ogni altro ente o associazione. 2. Ai fini della presente legge si intende: a) per -banca di dati- qualsiasi complesso di dati personali, ripartito in una o più unità dislocate in uno o più siti, organizzato secondo una pluralità di criteri determinati tali da facilitarne il trattamento;
b) per -trattamento- qualunque operazione o complesso di operazioni, svolti con o senza l'ausilio di mezzi elettronici o comunque automatizzati, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati; c) per -dato personale- qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale; d) per -titolare- la persona fisica, la persona giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione od organismo cui competono le decisioni in ordine alle finalità ed alle modalità del trattamento di dati personali, ivi compreso il profilo della sicurezza;
e) per -responsabile- la persona fisica, la persona giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione od organismo preposti dal titolare al trattamento di dati personali;
f) per -interessato- la persona fisica, la persona giuridica, l'ente o l'associazione cui si riferiscono i dati personali;
g) per -comunicazione- il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi dall'interessato, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione; h) per -diffusione- il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione; i) per -dato anonimo- il dato che in origine, o a seguito di trattamento, non può essere associato ad un interessato identificato o identificabile; l) per -blocco- la conservazione di dati personali con sospensione temporanea di ogni altra operazione del trattamento; m) per -Garante- l'autorità istituita ai sensi dell'articolo 30.
Art. 2 Ambito di applicazione 1. La presente legge si applica al trattamento di dati personali da chiunque effettuato nel territorio dello Stato.
1-bis. La presente legge si applica anche al trattamento di dati personali effettuato da chiunque è stabilito nel territorio di un Paese non appartenente all'Unione europea e impiega, per il trattamento, mezzi situati nel territorio dello Stato anche diversi da quelli elettronici o comunque automatizzati, salvo che essi siano utilizzati solo ai fini di transito nel territorio dell'Unione europea. (*) 1-ter. Nei casi di cui al comma 1-bis il titolare stabilito nel territorio di un Paese non appartenente all'Unione europea deve designare ai fini dell'applicazione della presente legge un proprio rappresentante stabilito nel territorio dello Stato. (*) Art. 3 Trattamento di dati per fini esclusivamente personali 1. Il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali non è soggetto all'applicazione della presente legge, sempreché i dati non siano destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione.
2. Al trattamento di cui al comma 1 si applicano in ogni caso le disposizioni in tema di sicurezza dei dati di cui all'articolo 15, nonché l'articolo 18 (*).
Art. 4 Particolari trattamenti in ambito pubblico 1. La presente legge non si applica al trattamento di dati personali effettuato:
a) dal Centro elaborazione dati di cui all'articolo 8 della legge 1. aprile 1981, n. 121, come modificato dall'articolo 43, comma 1, della presente legge, ovvero sui dati destinati a confluirvi in base alla legge, nonché in virtù dell'accordo di adesione alla Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen, reso esecutivo con legge 30 settembre 1993, n. 388; b) dagli organismi di cui agli articoli 3, 4 e 6 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, ovvero sui dati coperti da segreto di Stato ai sensi dell'articolo 12 della medesima legge; c) nell'ambito del servizio del casellario giudiziale di cui al titolo IV del libro decimo del codice di procedura penale e al regio decreto 18 giugno 1931, n. 778, e successive modificazioni, o, in base alla legge, nell'ambito del servizio dei carichi pendenti nella materia penale; d) in attuazione dell'articolo 371-bis, comma 3, del codice di procedura penale o, per ragioni di giustizia, nell'ambito di uffici giudiziari, del Consiglio superiore della magistratura e del Ministero di grazia e giustizia; e) da altri soggetti pubblici per finalità di difesa o di sicurezza dello Stato o di prevenzione, accertamento o repressione dei reati, in base ad espresse disposizioni di legge che prevedano specificamente il trattamento.
2. Ai trattamenti di cui al comma 1 si applicano in ogni caso le disposizioni di cui agli articoli 9, 15, 17, 18, 31, 32, commi 6 e 7, e 36, nonché, fatta eccezione per i trattamenti di cui alla lettera b) del comma 1, le disposizioni di cui agli articoli 7 e 34.
Art. 5 Trattamento di dati svolto senza l'ausilio di mezzi elettronici 1. Il trattamento di dati personali svolto senza l'ausilio di mezzi elettronici o comunque automatizzati è soggetto alla medesima disciplina prevista per il trattamento effettuato con l'ausilio di tali mezzi.
Art. 6 Trattamento di dati detenuti all'estero 1. Il trattamento nel territorio dello Stato di dati personali detenuti all'estero è soggetto alle disposizioni della presente legge.
2. Se il trattamento di cui al comma 1 consiste in un trasferimento di dati personali fuori dal territorio nazionale si applicano in ogni caso le disposizioni dell'articolo 28.
Capo II OBBLIGHI PER IL TITOLARE DEL TRATTAMENTO
Art. 7 Notificazione
1. Il titolare che intenda procedere ad un trattamento di dati personali soggetto al campo di applicazione della presente legge è tenuto a darne notificazione al Garante se il trattamento, in ragione delle relative modalità o della natura dei dati personali, sia suscettibile di recare pregiudizio ai diritti e alle libertà dell'interessato, e nei soli casi e con le modalità individuati con il regolamento di cui all'articolo 33, comma 3(*).
2. La notificazione è effettuata preventivamente ed una sola volta, a mezzo di lettera raccomandata ovvero con altro mezzo idoneo a certificarne la ricezione, a prescindere dal numero delle operazioni da svolgere, nonché dalla durata del trattamento e può riguardare uno o più trattamenti con finalità correlate. Una nuova notificazione è richiesta solo se muta taluno degli elementi che devono essere indicati (*) e deve precedere l'effettuazione della variazione. Le disposizioni di cui ai successivi commi 3, 4, 5, 5-bis, 5-ter, 5-quater e 5-quinquies, sono abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore delle modifiche apportate al regolamento di cui all'articolo 33, comma 3, in applicazione del comma 1 del presente articolo.
3. La notificazione è sottoscritta dal notificante e dal responsabile del trattamento.
4. La notificazione contiene:
a) il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza o la sede del titolare; b) le finalità e modalità del trattamento; c) la natura dei dati, il luogo ove sono custoditi e le categorie di interessati cui i dati si riferiscono; d) l'ambito di comunicazione e di diffusione dei dati; e) i trasferimenti di dati previsti verso Paesi non appartenenti all'Unione europea o, qualora, riguardino taluno dei dati di cui agli articoli 22 e 24, fuori del territorio nazionale; f) una descrizione generale che permetta di valutare l'adeguatezza delle misure tecniche ed organizzative adottate per la sicurezza dei dati; g) l'indicazione della banca di dati o delle banche di dati cui si riferisce il trattamento, nonché l'eventuale connessione con altri trattamenti o banche di dati, anche fuori del territorio nazionale; h) il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza o la sede del rappresentante del titolare nel territorio dello Stato e di almeno un responsabile, da indicare nel soggetto eventualmente designato ai fini di cui all'articolo 13 (**); in mancanza di tale indicazione si considera responsabile il notificante; i) la qualità e la legittimazione del notificante.
5. I soggetti tenuti ad iscriversi o che devono essere annotati nel registro delle imprese di cui all'articolo 2188 del codice civile, nonché coloro che devono fornire le informazioni di cui all'articolo 8, comma 8, lettera d), della legge 29 dicembre 1993, n. 580, alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, possono effettuare la notificazione per il tramite di queste ultime, secondo le modalità stabilite con il regolamento di cui all'articolo 33, comma 3. I piccoli imprenditori e gli artigiani possono effettuare la notificazione anche per il tramite delle rispettive rappresentanze di categoria; gli iscritti agli albi professionali anche per il tramite dei rispettivi ordini professionali. Resta in ogni caso ferma la disposizione di cui al comma 3.
5-bis. La notificazione in forma semplificata può non contenere taluno degli elementi di cui al comma 4, lettere b), c), e) e g), individuati dal Garante ai sensi del regolamento di cui all'articolo33, comma 3, quando il trattamento è effettuato:
a) da soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici, sulla base di espressa disposizione di legge ai sensi degli articoli 22, comma 3 e 24, ovvero del provvedimento di cui al medesimo articolo 24;
b) nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità, ovvero dai soggetti indicati nel comma 4-bis dell'articolo 25, nel rispetto del codice di deontologia di cui al medesimo articolo;
c) temporaneamente senza l'ausilio di mezzi elettronici o comunque automatizzati, ai soli fini e con le modalità strettamente collegate all'organizzazione interna dell'attività esercitata dal titolare, relativamente a dati non registrati in una banca di dati e diversi da quelli di cui agli articoli 22 e 24.
c-bis) per scopi storici, di ricerca scientifica e di statistica in conformità alle leggi, ai regolamenti, alla normativa comunitaria e ai codici di deontologia e di buona condotta sottoscritti ai sensi dell'articolo 31.
5-ter. Fuori dei casi di cui all'articolo 4, il trattamento non è soggetto a notificazione quando:
a) è necessario per l'assolvimento di un compito previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria, relativamente a dati diversi da quelli indicati negli articoli 22 e 24;
b) riguarda dati contenuti o provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, fermi restando i limiti e le modalità di cui all'articolo 20, comma 1, lettera b);
c) è effettuato per esclusive finalità di gestione del protocollo, relativamente ai dati necessari per la classificazione della corrispondenza inviata per fini diversi da quelli di cui all'articolo 13, comma 1, lettera e), con particolare riferimento alle generalità e ai recapiti degli interessati, alla loro qualifica e all'organizzazione di appartenenza;
d) riguarda rubriche telefoniche o analoghe non destinate alla diffusione, utilizzate unicamente per ragioni d'ufficio e di lavoro e comunque per fini diversi da quelli di cui all'articolo 13, comma 1, lettera e);
e) è finalizzato unicamente all'adempimento di specifici obblighi contabili, retributivi, previdenziali, assistenziali e fiscali, ed è effettuato con riferimento alle sole categorie di dati, di interessati e di destinatari della comunicazione e diffusione strettamente collegate a tale adempimento, conservando i dati non oltre il periodo necessario all'adempimento medesimo;
f) è effettuato, salvo quanto previsto dal comma 5-bis, lettera b) da liberi professionisti iscritti in albi o elenchi professionali, per le sole finalità strettamente collegate all'adempimento di specifiche prestazioni e fermo restando il segreto professionale;
g) è effettuato dai piccoli imprenditori di cui all'articolo 2083 del Codice civile per le sole finalità strettamente collegate allo svolgimento dell'attività professionale esercitata, e limitatamente alle categorie di dati di interessati, di destinatari della comunicazione e diffusione e al periodo di conservazione dei dati necessari per il perseguimento delle finalità medesime;
h) è finalizzato alla tenuta di albi o elenchi professionali in conformità alle leggi a ai regolamenti;
i) è effettuato per esclusive finalità dell'ordinaria gestione di biblioteche, musei e mostre, in conformità alle leggi e ai regolamenti, ovvero per la organizzazione di iniziative culturali o sportive o per la formazione di cataloghi e bibliografie;
l) è effettuato da associazioni, fondazioni, comitati anche a carattere politico, filosofico, religioso o sindacale, ovvero da loro organismi rappresentativi, istituiti per scopi non di lucro e per il perseguimento di finalità lecite, relativamente a dati inerenti agli associati e ai soggetti che in relazione a tali finalità hanno contatti regolari con l'associazione, la fondazione, il comitato o l'organismo, fermi restando gli obblighi di informativa degli interessati e di acquisizione del consenso, ove necessario;
m) è effettuato dalle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, nei limiti di cui alla lettera l) e nel rispetto delle autorizzazioni e delle prescrizioni di legge di cui agli articoli 22 e 23;
n) è effettuato temporaneamente ed è finalizzato esclusivamente alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero, nel rispetto del Codice di cui all'articolo 25;
o) è effettuato, anche con mezzi elettronici o comunque automatizzati, per la redazione di periodici o pubblicazioni aventi finalità di informazione giuridica, relativamente a dati desunti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria o di altre autorità;
p) è effettuato temporaneamente per esclusive finalità di raccolta di adesioni a proposte di legge d'iniziativa popolare, a richieste di referendum, a petizioni o ad appelli;
q) è finalizzato unicamente all'amministrazione dei condomini di cui all'articolo 1117 e seguenti del Codice civile, limitatamente alle categorie di dati, di interessati e di destinatari della comunicazione necessarie per l'amministrazione dei beni comuni, conservando i dati non oltre il periodo necessario per la tutela dei corrispondenti diritti.
q-bis) è compreso nel programma statistico nazionale o in atti di programmazione statistica previsti dalla legge ed è effettuato in conformità alle leggi, ai regolamenti, alla normativa comunitaria e ai codici di deontologia e di buona condotta sottoscritti ai sensi dell'articolo 31.>/P> 5-quater. Il titolare si può avvalere della notificazione semplificata o dell'esonero di cui ai commi 5-bis e 5-ter, sempre che il trattamento riguardi unicamente le finalità, le categorie di dati, di interessati e di destinatari della comunicazione e diffusione individuate, unitamente al periodo di conservazione dei dati, dai medesimi commi 5-bis e 5-ter, nonchè:
a) nei casi di cui ai commi 5-bis, lettera a) e 5-ter, lettere a) e m), dalle disposizioni di legge o di regolamento o dalla normativa comunitaria ivi indicate;
b) nel caso di cui al comma 5-bis, lettera b), dal codice di deontologia ivi indicato;
c) nei casi residui, dal Garante, con le autorizzazioni rilasciate con le modalità previste dall'articolo 41, comma 7, ovvero, per i dati diversi da quelli di cui agli articoli 22 e 24, con provvedimenti analoghi.
5-quinquies. Il titolare che si avvale dell'esonero di cui al comma 5-ter deve fornire gli elementi di cui al comma 4 a chiunque ne faccia richiesta.
Art. 8 Responsabile
1. Il responsabile, se designato, deve essere nominato tra soggetti che per esperienza, capacità ed affidabilità forniscano idonea garanzia del pieno rispetto delle vigenti disposizioni in materia di trattamento, ivi compreso il profilo relativo alla sicurezza.
2. Il responsabile procede al trattamento attenendosi alle istruzioni impartite dal titolare il quale, anche tramite verifiche periodiche, vigila sulla puntuale osservanza delle disposizioni di cui al comma 1 e delle proprie istruzioni.
3. Ove necessario per esigenze organizzative, possono essere designati responsabili più soggetti, anche mediante suddivisione di compiti.
4. I compiti affidati al responsabile devono essere analiticamente specificati per iscritto. 5. Gli incaricati del trattamento devono elaborare i dati personali ai quali hanno accesso attenendosi alle istruzioni del titolare o del responsabile.
Capo III TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
Sezione I Raccolta e requisiti dei dati Art. 9 Modalità di raccolta e requisiti dei dati personali 1. I dati personali oggetto di trattamento devono essere:
a) trattati in modo lecito e secondo correttezza; b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini non incompatibili con tali scopi; c) esatti e, se necessario, aggiornati; d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati; e) conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati.
1-bis. Il trattamento di dati personali per scopi storici, di ricerca scientifica o di statistica è compatibile con gli scopi per i quali i dati sono raccolti o successivamente trattati e può essere effettuato anche oltre il periodo necessario a questi ultimi scopi.
Art. 10 Informazioni rese al momento della raccolta 1. L'interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali devono essere previamente informati oralmente o per iscritto circa:
a) le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati; b) la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati; c) le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere; d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l'ambito di diffusione dei dati medesimi;
e) i diritti di cui all'articolo 13; f) il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza o la sede del titolare, del suo rappresentante nel territorio dello Stato e di almeno un responsabile, da indicare nel soggetto eventualmente designato ai fini di cui all'articolo 13, indicando il sito della rete di comunicazione o le modalità attraverso le quali è altrimenti conoscibile in modo agevole l'elenco aggiornato dei responsabili (**).
2. L'informativa di cui al comma 1 può non comprendere gli elementi già noti alla persona che fornisce i dati o la cui conoscenza può ostacolare l'espletamento di funzioni pubbliche ispettive o di controllo, svolte per il perseguimento delle finalità di cui agli articoli 4, comma 1, lettera e), e 14, comma 1, lettera d).
3. Quando i dati personali non sono raccolti presso l'interessato, l'informativa di cui al comma 1 è data al medesimo interessato all'atto della registrazione dei dati o, qualora sia prevista la loro comunicazione, non oltre la prima comunicazione.
4. La disposizione di cui al comma 3 non si applica quando l'informativa all'interessato comporta un impiego di mezzi che il Garante dichiari manifestamente sproporzionati rispetto al diritto tutelato, ovvero si rivela, a giudizio del Garante, impossibile, ovvero nel caso in cui i dati sono trattati in base ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria. La medesima disposizione non si applica, altresì, quando i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397 (*), o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento.
Sezione II Diritti dell'interessato nel trattamento dei dati Art. 11 Consenso
1. Il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo con il consenso espresso dell'interessato.
2. Il consenso può riguardare l'intero trattamento ovvero una o più operazioni dello stesso.
3. Il consenso è validamente prestato solo se è espresso liberamente, e in forma specifica e documentata per iscritto, e se sono state rese all'interessato le informazioni di cui all'articolo 10.
Art. 12 Casi di esclusione del consenso 1. Il consenso non è richiesto quando il trattamento:
a) riguarda dati raccolti e detenuti in base ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria; b) è necessario per l'esecuzione di obblighi derivanti da un contratto del quale è parte l'interessato o per l'esecuzione di misure precontrattuali adottate (*) su richiesta di quest'ultimo, ovvero per l'adempimento di un obbligo legale; c) riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque; d) è finalizzato unicamente a scopi di ricerca scientifica o di statistica ed è effettuato nel rispetto dei codici di deontologia e di buona condotta sottoscritti ai sensi dell'articolo 31; e) è effettuato nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità. In tale caso, si applica il codice di deontologia di cui all'articolo 25; f) riguarda dati relativi allo svolgimento di attività economiche raccolti anche ai fini indicati nell'articolo 13, comma 1, lettera e), nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale; g) è necessario per la salvaguardia della vita o dell'incolumità fisica dell'interessato o di un terzo, nel caso in cui l'interessato non può prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità di intendere o di volere; h) è necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397 (*), o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento.
h-bis) è necessario, nei casi individuati dal Garante sulla base dei principi sanciti dalla legge, per perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo destinatario dei dati, qualora non prevalgano i diritti e le libertà fondamentali, la dignità o un legittimo interesse dell'interessato (***).
Art. 13 Diritti dell'interessato 1. In relazione al trattamento di dati personali l'interessato ha diritto: a) di conoscere, mediante accesso gratuito al registro di cui all'articolo 31, comma 1, lettera a), l'esistenza di trattamenti di dati che possono riguardarlo;
Le disposizioni di cui alla successiva lettera b), sono abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore delle modifiche apportate al regolamento di cui all'articolo 33, comma 3, in applicazione del comma 1 dell'articolo 7.
b) di essere informato su quanto indicato all'articolo 7, comma 4, lettere a), b) e h);
c) di ottenere, a cura del titolare o del responsabile, senza ritardo:
1) la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intellegibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento;la richiesta può essere rinnovata, salva l'esistenza di giustificati motivi, con intervallo non minore di novanta giorni;
2) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
3) l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, qualora vi abbia interesse, l'integrazione dei dati; 4) l'attestazione che le operazioni di cui ai numeri 2) e 3) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato; d) di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta; e) di opporsi, in tutto o in parte, al trattamento di dati personali che lo riguardano, previsto a fini di informazioni commerciali o di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta ovvero per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale interattiva e di essere informato dal titolare, non oltre il momento in cui i dati sono comunicati o diffusi, della possibilità di esercitare gratuitamente tale diritto. 2. Per ciascuna richiesta di cui al comma 1, lettera c), numero 1), può essere chiesto all'interessato, ove non risulti confermata l'esistenza di dati che lo riguardano, un contributo spese, non superiore ai costi effettivamente sopportati, secondo le modalità ed entro i limiti stabiliti dal regolamento di cui all'articolo 33, comma 3.
3. I diritti di cui al comma 1 riferiti ai dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chiunque vi abbia interesse.
4. Nell'esercizio dei diritti di cui al comma 1 l'interessato può conferire, per iscritto, delega o procura a persone fisiche o ad associazioni.
5. Restano ferme le norme sul segreto professionale degli esercenti la professione di giornalista, limitatamente alla fonte della notizia.
Art. 14 Limiti all'esercizio dei diritti 1. I diritti di cui all'articolo 13, comma 1, lettere c) e d), non possono essere esercitati nei confronti dei trattamenti di dati personali raccolti:
a) in base alle disposizioni del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197, e successive modificazioni; b) in base alle disposizioni del decreto-legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n. 172, e successive modificazioni; c) da Commissioni parlamentari di inchiesta istituite ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione; d) da un soggetto pubblico, diverso dagli enti pubblici economici, in base ad espressa disposizione di legge, per esclusive finalità inerenti la politica monetaria e valutaria, il sistema dei pagamenti, il controllo degli intermediari e dei mercati creditizi e finanziari nonché la tutela della loro stabilità; e) ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettera h), limitatamente al periodo durante il quale potrebbe derivarne pregiudizio per lo svolgimento delle investigazioni o per l'esercizio del diritto di cui alla medesima lettera h). e-bis) da fornitori di servizi di telecomunicazioni accessibili al pubblico, limitatamente ai dati personali identificativi di chiamate telefoniche entranti, salvo che possa derivarne pregiudizio per lo svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397. (*) 2. Nei casi di cui al comma 1 il Garante, anche su segnalazione dell'interessato ai sensi dell'articolo 31, comma 1, lettera d), esegue i necessari accertamenti nei modi di cui all'articolo 32, commi 6 e 7, e indica le necessarie modificazioni ed integrazioni, verificandone l'attuazione.
Sezione III Sicurezza nel trattamento dei dati, limiti alla utilizzabilità dei dati e risarcimento del danno Art. 15 Sicurezza dei dati 1.I dati personali oggetto di trattamento devono essere custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l'adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.
2. Le misure minime di sicurezza da adottare in via preventiva sono individuate con regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, sentiti l'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione e il Garante.
3. Le misure di sicurezza di cui al comma 2 sono adeguate, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge e successivamente con cadenza almeno biennale, con successivi regolamenti emanati con le modalità di cui al medesimo comma 2, in relazione all'evoluzione tecnica del settore e all'esperienza maturata.
4. Le misure di sicurezza relative ai dati trattati dagli organismi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con l'osservanza delle norme che regolano la materia.
Art. 16 Cessazione del trattamento dei dati 1. In caso di cessazione, per qualsiasi causa, del trattamento dei dati, il titolare deve notificare preventivamente al Garante la loro destinazione.
2. I dati possono essere:
a) distrutti; b) ceduti ad altro titolare, purché destinati ad un trattamento per finalità analoghe agli scopi per i quali i dati sono raccolti; c) conservati per fini esclusivamente personali e non destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione. c-bis) conservati o ceduti ad altro titolare, per scopi storici, di ricerca scientifica e di statistica, in conformità alla legge, ai regolamenti, alla normativa comunitaria e ai codici di deontologia e di buona condotta sottoscritti ai sensi dell'articolo 31.
3. La cessione dei dati in violazione di quanto previsto dalla lettera b) del comma 2 o di altre disposizioni di legge in materia di trattamento dei dati personali è nulla ed è punita ai sensi dell'articolo 39, comma 1.
Art. 17 Limiti all'utilizzabilità di dati personali 1. Nessun atto o provvedimento giudiziario o amministrativo che implichi una valutazione del comportamento umano può essere fondato unicamente su un trattamento automatizzato di dati personali volto a definire il profilo o la personalità dell'interessato.
2. L'interessato può opporsi ad ogni altro tipo di decisione adottata sulla base del trattamento di cui al comma 1 del presente articolo, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettera d), salvo che la decisione sia stata adottata in occasione della conclusione o dell'esecuzione di un contratto, in accoglimento di una proposta dell'interessato o sulla base di adeguate garanzie individuate dalla legge.
Art. 18 Danni cagionati per effetto del trattamento di dati personali 1. Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell'articolo 2050 del codice civile.
Sezione IV Comunicazione e diffusione dei dati Art. 19 Incaricati del trattamento 1. Non si considera comunicazione la conoscenza dei dati personali da parte delle persone incaricate per iscritto di compiere le operazioni del trattamento dal titolare o dal responsabile, e che operano sotto la loro diretta autorità.
Art. 20 Requisiti per la comunicazione e la diffusione dei dati 1. La comunicazione e la diffusione dei dati personali da parte di privati e di enti pubblici economici sono ammesse:
a) con il consenso espresso dell'interessato; a-bis) qualora siano necessarie per l'esecuzione di obblighi derivanti da un contratto del quale è parte l'interessato o per l'esecuzione di misure precontrattuali adottate su richiesta di quest'ultimo; (*) b) se i dati provengono da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, fermi restando i limiti e le modalità che le leggi e i regolamenti stabiliscono per la loro conoscibilità e pubblicità; c) in adempimento di un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria;
d) nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità. Restano fermi i limiti del diritto di cronaca posti a tutela della riservatezza ed in particolare dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Si applica inoltre il codice di deontologia di cui all'articolo 25; e) se i dati sono relativi allo svolgimento di attività economiche, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale; f) qualora siano necessarie per la salvaguardia della vita o dell'incolumità fisica dell'interessato o di un terzo, nel caso in cui l'interessato non può prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità di intendere o di volere; g) limitatamente alla comunicazione, qualora questa sia necessaria ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397 (*), o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, nel rispetto della normativa di cui alla lettera e) del presente comma, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento;
h) limitatamente alla comunicazione, quando questa sia effettuata nell'ambito dei gruppi bancari di cui all'articolo 60 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia approvato con decreto legislativo 1. settembre 1993, n. 385, nonché tra società controllate e società collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, i cui trattamenti con finalità correlate sono stati notificati ai sensi dell'articolo 7, comma 2, per il perseguimento delle medesime finalità per le quali i dati sono stati raccolti;
h-bis) limitatamente alla comunicazione, quando questa sia necessaria, nei casi individuati dal Garante sulla base dei principi sanciti dalla legge, per perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo destinatario dei dati, qualora non prevalgano i diritti e le libertà fondamentali, la dignità o un legittimo interesse dell'interessato. (*) 2. Alla comunicazione e alla diffusione dei dati personali da parte di soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici, si applicano le disposizioni dell'articolo 27.
Art. 21 Divieto di comunicazione e diffusione 1. Sono vietate la comunicazione e la diffusione di dati personali per finalità diverse da quelle indicate nella notificazione di cui all'articolo 7.
2. Sono altresì vietate la comunicazione e la diffusione di dati personali dei quali sia stata ordinata la cancellazione, ovvero quando sia decorso il periodo di tempo indicato nell'articolo 9, comma 1, lettera e).
3. Il Garante può vietare la diffusione di taluno dei dati relativi a singoli soggetti, od a categorie di soggetti, quando la diffusione si pone in contrasto con rilevanti interessi della collettività. Contro il divieto può essere proposta opposizione ai sensi dell'articolo 29, commi 6 e 7.
4. La comunicazione e la diffusione dei dati sono comunque permesse:
a) qualora siano necessarie per finalità di ricerca scientifica o di statistica e siano effettuate nel rispetto dei codici di deontologia e di buona condotta sottoscritti ai sensi dell'articolo 31; b) quando siano richieste dai soggetti di cui all'articolo 4, comma 1, lettere b), d) ed e), per finalità di difesa o di sicurezza dello Stato o di prevenzione, accertamento o repressione di reati, con l'osservanza delle norme che regolano la materia.
Capo IV TRATTAMENTO DI DATI PARTICOLARI Art. 22 Dati sensibili 1. I dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dell'interessato e previa autorizzazione del Garante.
1-bis. Il comma 1 non si applica ai dati relativi agli aderenti alle confessioni religiose i cui i rapporti con lo Stato siano regolati da accordi o intese ai sensi degli articoli 7 e 8 della Costituzione, nonchè relativi ai soggetti che con riferimento a finalità di natura esclusivamente religiosa hanno contatti regolari con le medesine confessioni, che siano trattati dai relativi organi o enti civilmente riconosciuti, semprechè i dati non siano comunicati o diffusi fuori delle medesime confessioni. Queste ultime determinano idonee garanzie relativamente ai trattamenti effettuati.
1-ter. Il comma 1 non si applica, altresì, ai dati riguardanti l'adesione di associazioni od organizzazioni a carattere sindacale o di categoria ad altre associazioni, organizzazioni o confederazioni a carattere sindacale o di categoria. (*) 2. Il Garante comunica la decisione adottata sulla richiesta di autorizzazione entro trenta giorni, decorsi i quali la mancata pronuncia equivale a rigetto. Con il provvedimento di autorizzazione, ovvero successivamente, anche sulla base di eventuali verifiche, il Garante può prescrivere misure e accorgimenti a garanzia dell'interessato, che il titolare del trattamento è tenuto ad adottare.
3. Il trattamento dei dati indicati al comma 1 da parte di soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici, è consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge, nella quale siano specificati i tipi di dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico perseguite. In mancanza di espressa disposizione di legge, e fuori dai casi previsti dai decreti legislativi di modificazione ed integrazione della presente legge, emanati in attuazione della legge 31 dicembre 1996, n. 676, i soggetti pubblici possono richiedere al Garante, nelle more della specificazione legislativa, l'individuazione delle attività, tra quelle demandate ai medesimi soggetti dalla legge, che perseguono rilevanti finalità di interesse pubblico e per le quali è conseguentemente autorizzato, ai sensi del comma 2, il trattamento dei dati indicati al comma 1.
3-bis. Nei casi in cui è specificata, a norma del comma 3, la finalità di rilevante interesse pubblico, ma non sono specificati i tipi di dati e le operazioni eseguibili, i soggetti pubblici, in applicazione di quanto previsto dalla presente legge e dai decreti legislativi di attuazione della legge 31 dicembre 1996, n. 676, in materia di dati sensibili, identificano e rendono pubblici, secondo i rispettivi ordinamenti, i tipi di dati e di operazioni strettamente pertinenti e necessari in relazione alle finalità perseguite nei singoli casi, aggiornando tale identificazione periodicamente.
4. I dati personali indicati al comma 1 possono essere oggetto di trattamento previa autorizzazione del Garante:(*) a) qualora il trattamento sia effettuato da associazioni, enti od organismi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, a carattere politico, filosofico, religioso o sindacale, ivi compresi partiti e movimenti politici, confessioni e comunità religiose, per il perseguimento di finalità lecite, relativamente ai dati personali degli aderenti o dei soggetti che in relazione a tali finalità hanno contatti regolari con l'associazione, ente od organismo, sempre che i dati non siano comunicati o diffusi fuori del relativo ambito e l'ente, l'associazione o l'organismo determinino idonee garanzie relativamente ai trattamenti effettuati; (****) b) qualora il trattamento sia necessario per la salvaguardia della vita o dell'incolumità fisica dell'interessato o di un terzo, nel caso in cui l'interessato non può prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità d'intendere o di volere; (*) c) qualora il trattamento sia necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397 o, comunque, per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, di rango pari a quello dell'interessato quando i dati siano idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento. Il Garante prescrive le misure e gli accorgimenti di cui al comma 2 e promuove la sottoscrizione di un apposito codice di deontologia e di buona condotta secondo le modalità di cui all'articolo 31, comma 1, lettera h). Resta fermo quanto previsto dall'articolo 43, comma 2. (*) Art. 23 Dati inerenti alla salute 1. Gli esercenti le professioni sanitarie e gli organismi sanitari pubblici possono, anche senza l'autorizzazione del Garante, trattare i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute, limitatamente ai dati e alle operazioni indispensabili per il perseguimento di finalità di tutela dell'incolumità fisica e della salute dell'interessato. Se le medesime finalità riguardano un terzo o la collettività, in mancanza del consenso dell'interessato, il trattamento può avvenire previa autorizzazione del Garante.
1-bis. Con decreto del ministro della Sanità adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentiti la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, e le province autonome di Trento e Bolzano e il Garante, sono individuate modalità semplificate per le informative di cui all'articolo 10 e per la prestazione del consenso nei confronti di organismi sanitari pubblici, di organismi sanitari e di esercenti le professioni sanitarie convenzionati o accreditati dal Servizio sanitario nazionale, nonché per il trattamento dei dati da parte dei medesimi soggetti, sulla base dei seguenti criteri:
a) previsione di informative effettuate da un unico soggetto, in particolare da parte del medico di medicina generale scelto dall'interessato, per conto di più titolari di trattamento;
b) validità nei confronti di più titolari di trattamento, del consenso prestato ai sensi dell'articolo 11, comma 3, per conto di più titolari di trattamento, anche con riguardo alla richiesta di prestazioni specialistiche, alla prescrizione di farmaci, alla raccolta di dati da parte del medico di medicina generale, detenuti da altri titolari, e alla pluralità di prestazioni mediche effettuate da un medesimo titolare di trattamento;
c) identificazione dei casi di urgenza nei quali anche per effetto delle situazioni indicate nel comma 1-ter, l'informativa e il consenso possono intervenire successivamente alla richiesta della prestazione;
d) previsione di modalità di applicazione del comma 2 del presente articolo ai professionisti sanitari, diversi dai medici, che intrattengono rapporti diretti con i pazienti;
e) previsione di misure volte ad assicurare che nell'organizzazione dei servizi e delle prestazioni sia garantito il rispetto dei diritti di cui all'articolo 1.
1-ter. Il decreto di cui al comma 1 disciplina anche quanto previsto dall'articolo 22, comma 3-bis, della legge.
1-quater. In caso di incapacità di agire, ovvero di impossibilità fisica o di incapacità di intendere o di volere, il consenso al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute è validamente manifestato nei confronti di esercenti le professioni sanitarie e di organismi sanitari, rispettivamente, da chi esercita legalmente la podestà ovvero da un familiare, da un prossimo congiunto, da un convivente, o, in loro assenza, dal responsabile della struttura presso cui dimori.
2. I dati personali idonei a rivelare lo stato di salute possono essere resi noti all'interessato o ai soggetti di cui al comma 1-ter solo per il tramite di un medico designato dall'interessato o dal titolare.
3. L'autorizzazione di cui al comma 1 è rilasciata, salvi i casi di particolare urgenza, sentito il Consiglio superiore di sanità. è vietata la comunicazione dei dati ottenuti oltre i limiti fissati con l'autorizzazione.
4. La diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute è vietata, salvo nel caso in cui sia necessaria per finalità di prevenzione, accertamento o repressione dei reati, con l'osservanza delle norme che regolano la materia.
Art. 24 Dati relativi ai provvedimenti di cui all'articolo 686 del codice di procedura penale 1. Il trattamento di dati personali idonei a rivelare provvedimenti di cui all'articolo 686, commi 1, lettere a) e d), 2 e 3, del codice di procedura penale, è ammesso soltanto se autorizzato da espressa disposizione di legge o provvedimento del Garante che specifichino le rilevanti finalità di interesse pubblico del trattamento, i tipi di dati trattati e le precise operazioni autorizzate.
Art. 24-bis(***) Altri dati particolari 1. Il trattamento dei dati diversi da quelli di cui agli articoli 22 e 24 che presenta rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali, nonché per la dignità dell'interessato, in relazione alla natura dei dati o alle modalità del trattamento o agli effetti che può determinare, è ammesso nel rispetto di misure ed accorgimenti a garanzia dell'interessato, ove prescritti.
2. Le misure e gli accorgimenti di cui al comma 1 sono prescritti dal Garante sulla base dei principi sanciti dalla legge nell'ambito di una verifica preliminare all'inizio del trattamento, effettuata anche in relazione a determinate categorie di titolari o di trattamenti, sulla base di un eventuale interpello del titolare.
Art. 25 Trattamento di dati particolari nell'esercizio della professione di giornalista 1. Le disposizioni relative al consenso dell'interessato e all'autorizzazione del Garante,nonché il limite previsto dall'articolo 24, non si applicano quando il trattamento dei dati di cui agli articoli 22 e 24 è effettuato nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità. Il giornalista rispetta i limiti del diritto di cronaca, in particolare quello dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico,ferma restando la possibiltà di trattare i dati relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dall'interessato o attraverso i suoi comportamenti in pubblico.
2. Il Garante promuove, nei modi di cui all'articolo 31, comma 1, lettera h), l'adozione, da parte del Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti, di un apposito codice di deontologia relativo al trattamento dei dati di cui al comma 1 del presente articolo, effettuato nell'esercizio della professione di giornalista, che preveda misure ed accorgimenti a garanzia degli interessati rapportate alla natura dei dati, in particolare per quanto riguarda quelli idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. Nella fase di formazione del codice, ovvero successivamente, il Garante, in cooperazione con il Consiglio, prescrive eventuali misure e accorgimenti a garanzia degli interessati, che il Consiglio è tenuto a recepire. Il codice è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a cura del Garante, e diviene efficace quindici giorni dopo la sua pubblicazione.
3. Ove entro sei mesi dalla proposta del Garante il codice di deontologia di cui al comma 2 non sia stato adottato dal Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti, esso è adottato in via sostitutiva dal Garante ed è efficace sino alla adozione di un diverso codice secondo la procedura di cui al comma 2. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nel codice di deontologia, il Garante può vietare il trattamento ai sensi dell'articolo 31, comma 1, lettera l).
4. Nel codice di cui ai commi 2 e 3 sono inserite, altresì, prescrizioni concernenti i dati personali diversi da quelli indicati negli articoli 22 e 24.
Il codice può prevedere forme semplificate per le informative di cui all'articolo 10.
4-bis. Le disposizioni della presente legge che attengono all'esercizio della professione di giornalista si applicano anche ai trattamenti effettuati dai soggetti iscritti nell'elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti di cui agli articoli 26 e 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, nonché ai trattamenti temporanei finalizzati esclusivamente alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero.
Art. 26 Dati concernenti persone giuridiche 1. Il trattamento nonché la cessazione del trattamento di dati concernenti persone giuridiche, enti o associazioni non sono soggetti a notificazione.
2. Ai dati riguardanti persone giuridiche, enti o associazioni non si applicano le disposizioni dell'articolo 28.
Capo V TRATTAMENTI SOGGETTI A REGIME SPECIALE Art. 27 Trattamento da parte di soggetti pubblici 1. Salvo quanto previsto al comma 2, il trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici, è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali, nei limiti stabiliti dalla legge e dai regolamenti.
2. La comunicazione e la diffusione a soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici, dei dati trattati sono ammesse quando siano previste da norme di legge o di regolamento, o risultino comunque necessarie per lo svolgimento delle funzioni istituzionali. In tale ultimo caso deve esserne data previa comunicazione nei modi di cui all'articolo 7, commi 2 e 3 al Garante che vieta, con provvedimento motivato, la comunicazione o la diffusione se risultano violate le disposizioni della presente legge.
3. La comunicazione e la diffusione dei dati personali da parte di soggetti pubblici a privati o a enti pubblici economici sono ammesse solo se previste da norme di legge o di regolamento.
4. I criteri di organizzazione delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, sono attuati nel pieno rispetto delle disposizioni della presente legge.
Art. 28 Trasferimento di dati personali all'estero 1. Il trasferimento anche temporaneo fuori del territorio nazionale, con qualsiasi forma o mezzo, di dati personali oggetto di trattamento deve essere previamente notificato al Garante, qualora sia diretto verso un Paese non appartenente all'Unione europea e ricorra uno dei casi individuati ai sensi dell'articolo 7, comma 1 (*).
2. Il trasferimento può avvenire soltanto dopo quindici giorni dalla data della notificazione; il termine è di venti giorni qualora il trasferimento riguardi taluno dei dati di cui agli articoli 22 e 24.
3. Il trasferimento è vietato qualora l'ordinamento dello Stato di destinazione o di transito dei dati non assicuri un livello di tutela delle persone adeguato. Sono valutate anche le modalità del trasferimento e dei trattamenti previsti, le relative finalità, la natura dei dati e le misure di sicurezza.
4. Il trasferimento è comunque consentito qualora:
a) l'interessato abbia manifestato il proprio consenso espresso ovvero, se il trasferimento riguarda taluno dei dati di cui agli articoli 22 e 24, in forma scritta; b) sia necessario per l'esecuzione di obblighi derivanti da un contratto del quale è parte l'interessato o per l'esecuzione di misure precontrattuali adottate (*) su richiesta di quest'ultimo, ovvero per la conclusione o per l'esecuzione di un contratto stipulato a favore dell'interessato; c) sia necessario per la salvaguardia di un interesse pubblico rilevante individuato con legge o con regolamento, ovvero specificato ai sensi degli articoli 22, comma 3, e 24, se il trasferimento riguarda taluno dei dati ivi previsti; d) sia necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397 (*), o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trasferiti esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento; e) sia necessario per la salvaguardia della vita o dell'incolumità fisica dell'interessato o di un terzo, nel caso in cui l'interessato non può prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità di intendere o di volere; f) sia effettuato in accoglimento di una richiesta di accesso ai documenti amministrativi, ovvero di una richiesta di informazioni estraibili da un pubblico registro, elenco, atto o documento conoscibile da chiunque, con l'osservanza delle norme che regolano la materia; g) sia autorizzato dal Garante sulla base di adeguate garanzie per i diritti dell'interessato, prestate anche con un contratto, ovvero individuate dalla Commissione europea con le decisioni previste dagli articoli 25, paragrafo 6, e 26, paragrafo 4, della direttiva n. 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995 (*); g-bis) il trattamento sia finalizzato unicamente a scopi di ricerca scientifica o di statistica e sia effettuato nel rispetto dei codici di deontologia e di buona condotta sottoscritti ai sensi dell'articolo 31.
5. Contro il divieto di cui al comma 3 del presente articolo può essere proposta opposizione ai sensi dell'articolo 29, commi 6 e 7.
6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al trasferimento di dati personali effettuato nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità.
Le disposizioni di cui al successivo comma 7, sono abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigore delle modifiche apportate al regolamento di cui all'articolo 33, comma 3, in applicazione del comma 1 dell'articolo 7.
7. La notificazione di cui al comma 1 del presente articolo è effettuata ai sensi dell'articolo 7 ed è annotata in apposita sezione del registro previsto dall'articolo 31, comma 1, lettera a). La notificazione può essere effettuata con un unico atto unitamente a quella prevista dall'articolo 7.
Capo VI TUTELA AMMINISTRATIVA E GIURISDIZIONALE Art. 29 Tutela
1. I diritti di cui all'articolo 13, comma 1, possono essere fatti valere dinanzi all'autorità giudiziaria o con ricorso al Garante. Il ricorso al Garante non può essere proposto qualora, per il medesimo oggetto e tra le stesse parti, sia stata già adita l'autorità giudiziaria.
2. Salvi i casi in cui il decorso del termine esporrebbe taluno a pregiudizio imminente ed irreparabile, il ricorso al Garante può essere proposto solo dopo che siano decorsi cinque giorni dalla richiesta avanzata sul medesimo oggetto al responsabile. La presentazione del ricorso rende improponibile un'ulteriore domanda dinanzi all'autorità giudiziaria tra le stesse parti e per il medesimo oggetto.
3. Nel procedimento dinanzi al Garante il titolare, il responsabile e l'interessato hanno diritto di essere sentiti, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, e hanno facoltà di presentare memorie o documenti. Il Garante può disporre, anche d'ufficio, l'espletamento di perizie.
4. Assunte le necessarie informazioni il Garante, se ritiene fondato il ricorso, ordina al titolare e al responsabile, con decisione motivata, la cessazione del comportamento illegittimo, indicando le misure necessarie a tutela dei diritti dell'interessato e assegnando un termine per la loro adozione. Il provvedimento è comunicato senza ritardo alle parti interessate, a cura dell'ufficio del Garante. La mancata pronuncia sul ricorso, decorsi trenta giorni dalla data di presentazione, equivale a rigetto.
5. Se la particolarità del caso lo richiede, il Garante può disporre in via provvisoria il blocco in tutto o in parte di taluno dei dati ovvero l'immediata sospensione di una o più operazioni del trattamento. Il provvedimento cessa di avere ogni effetto se, entro i successivi venti giorni, non è adottata la decisione di cui al comma 4 ed è impugnabile unitamente a tale decisione.
6. Avverso il provvedimento espresso o il rigetto tacito di cui al comma 4, il titolare o l'interessato possono proporre opposizione al tribunale del luogo ove risiede il titolare, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento o dalla data del rigetto tacito. L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento.
6-bis. Il decorso dei termini previsti dai commi 4, 5 e 6 è sospeso di diritto dal 1 al 30 agosto di ciascun anno e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. Ove il decorso abbia inizio durante tale periodo, l'inizio stesso è differito alla fine del periodo medesimo. La sospensione non opera nei casi in cui sussista il pregiudizio di cui al comma 2 e non preclude l'adozione dei provvedimenti di cui al comma 5.
7. Il tribunale provvede nei modi di cui agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile, anche in deroga al divieto di cui all'articolo 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato e), e può sospendere, a richiesta, l'esecuzione del provvedimento. Avverso il decreto del tribunale è ammesso unicamente il ricorso per cassazione.
8. Tutte le controversie, ivi comprese quelle inerenti al rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 22, comma 1, o che riguardano, comunque, l'applicazione della presente legge, sono di competenza dell'autorità giudiziaria ordinaria.
9. Il danno non patrimoniale è risarcibile anche nei casi di violazione dell'articolo 9.
Capo VII GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI Art. 30 Istituzione del Garante 1. È istituito il Garante per la protezione dei dati personali.
2. Il Garante opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione.
3. Il Garante è organo collegiale costituito da quattro membri, eletti due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con voto limitato. Essi eleggono nel loro ambito un presidente, il cui voto prevale in caso di parità. I membri sono scelti tra persone che assicurino indipendenza e che siano esperti di riconosciuta competenza nelle materie del diritto o dell'informatica, garantendo la presenza di entrambe le qualificazioni.
4. Il presidente e i membri durano in carica quattro anni e non possono essere confermati per più di una volta; per tutta la durata dell'incarico il presidente e i membri non possono esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività professionale o di consulenza, né essere amministratori o dipendenti di enti pubblici o privati, né ricoprire cariche elettive.
5. All'atto dell'accettazione della nomina il presidente e i membri sono collocati fuori ruolo se dipendenti di pubbliche amministrazioni o magistrati in attività di servizio; se professori universitari di ruolo, sono collocati in aspettativa senza assegni ai sensi dell'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e successive modificazioni. Il personale collocato fuori ruolo o in aspettativa non può essere sostituito.
6. Al presidente compete una indennità di funzione non eccedente, nel massimo, la retribuzione spettante al primo presidente della Corte di cassazione. Ai membri compete un'indennità di funzione non eccedente, nel massimo, i due terzi di quella spettante al presidente. Le predette indennità di funzione sono determinate, con il regolamento di cui all'articolo 33, comma 3, in misura tale da poter essere corrisposte a carico degli ordinari stanziamenti.
Art. 31 Compiti del garante 1. Il Garante ha il compito di:
a) istituire e tenere un registro generale dei trattamenti sulla base delle notificazioni ricevute; b) controllare se i trattamenti sono effettuati nel rispetto delle norme di legge e di regolamento e in conformità alla notificazione; c) segnalare ai relativi titolari o responsabili le modificazioni necessarie o opportune (*) al fine di rendere il trattamento conforme alle disposizioni vigenti; d) ricevere le segnalazioni ed i reclami degli interessati o delle associazioni che li rappresentano, relativi ad inosservanze di legge o di regolamento, e provvedere sui ricorsi presentati ai sensi dell'articolo 29; e) adottare i provvedimenti previsti dalla legge o dai regolamenti; f) vigilare sui casi di cessazione, per qualsiasi causa, di un trattamento; g) denunciare i fatti configurabili come reati perseguibili d'ufficio, dei quali viene a conoscenza nell'esercizio o a causa delle sue funzioni; h) promuovere nell'ambito delle categorie interessate, nell'osservanza del principio di rappresentatività, la sottoscrizione di codici di deontologia e di buona condotta per determinati settori, verificarne la conformità alle leggi e ai regolamenti anche attraverso l'esame di osservazioni di soggetti interessati e contribuire a garantirne la diffusione e il rispetto;
i) curare la conoscenza tra il pubblico delle norme che regolano la materia e delle relative finalità, nonché delle misure di sicurezza dei dati di cui all'articolo 15; l) vietare, in tutto o in parte, il trattamento dei dati o disporne il blocco se il trattamento risulta illecito o non corretto anche per effetto della mancata adozione delle misure necessarie di cui alla lettera c), oppure (*) quando, in considerazione della natura dei dati o, comunque, delle modalità del trattamento o degli effetti che esso può determinare, vi è il concreto rischio del verificarsi di un pregiudizio rilevante per uno o più interessati;
m) segnalare al Governo l'opportunità di provvedimenti normativi richiesti dall'evoluzione del settore; n) predisporre annualmente una relazione sull'attività svolta e sullo stato di attuazione della presente legge, che è trasmessa al Parlamento e al Governo entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello cui si riferisce; o) curare l'attività di assistenza indicata nel capitolo IV della Convenzione n. 108 sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati di carattere personale, adottata a Strasburgo il 28 gennaio 1981 e resa esecutiva con legge 21 febbraio 1989, n. 98, quale autorità designata ai fini della cooperazione tra Stati ai sensi dell'articolo 13 della Convenzione medesima; p) esercitare il controllo sui trattamenti di cui all'articolo 4 e verificare, anche su richiesta dell'interessato, se rispondono ai requisiti stabiliti dalla legge o dai regolamenti.
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri e ciascun ministro consultano il Garante all'atto della predisposizione delle norme regolamentari e degli atti amministrativi suscettibili di incidere sulle materie disciplinate dalla presente legge.
3. Il registro di cui al comma 1, lettera a), del presente articolo, è tenuto nei modi di cui all'articolo 33, comma 5. Entro il termine di un anno dalla data della sua istituzione, il Garante promuove opportune intese con le province ed eventualmente con altre pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la consultazione del registro mediante almeno un terminale dislocato su base provinciale, preferibilmente nell'ambito dell'ufficio per le relazioni con il pubblico di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni.
4. Contro il divieto di cui al comma 1, lettera l), del presente articolo, può essere proposta opposizione ai sensi dell'articolo 29, commi 6 e 7.
5. Il Garante e l'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione cooperano tra loro nello svolgimento dei rispettivi compiti; a tal fine, invitano il presidente o un suo delegato membro dell'altro organo a partecipare alle riunioni prendendo parte alla discussione di argomenti di comune interesse iscritti all'ordine del giorno; possono richiedere, altresì, la collaborazione di personale specializzato addetto all'altro organo.
6. Le disposizioni del comma 5 si applicano anche nei rapporti tra il Garante e le autorità di vigilanza competenti per il settore creditizio, per le attività assicurative e per la radiodiffusione e l'editoria.
Art. 32 Accertamenti e controlli 1. Per l'espletamento dei propri compiti il Garante può richiedere al responsabile, al titolare, all'interessato o anche a terzi di fornire informazioni e di esibire documenti.
2. Il Garante, qualora ne ricorra la necessità ai fini del controllo del rispetto delle disposizioni in materia di trattamento dei dati personali, può disporre accessi alle banche di dati o altre ispezioni e verifiche nei luoghi ove si svolge il trattamento o nei quali occorre effettuare rilevazioni comunque utili al medesimo controllo, avvalendosi, ove necessario, della collaborazione di altri organi dello Stato.
3. Gli accertamenti di cui al comma 2 sono disposti previa autorizzazione del presidente del tribunale competente per territorio in relazione al luogo dell'accertamento, il quale provvede senza ritardo sulla richiesta del Garante, con decreto motivato; le relative modalità di svolgimento sono individuate con il regolamento di cui all'articolo 33, comma 3.
4. I soggetti interessati agli accertamenti sono tenuti a farli eseguire.
5. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 220 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
6. Per i trattamenti di cui agli articoli 4 e 14, comma 1, gli accertamenti sono effettuati per il tramite di un membro designato dal Garante. Se il trattamento non ri
pubblicato il 12/09/2005

ORDINANZA 6-13 FEBBRAIO 1995?Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale Professioni - Laureati in medicina e chirurgia, immatricolati negli anni accademici 1980/1985 - Facoltà di optare per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri - Impedimento alla contemporanea iscrizione anche all'albo dei medici chirurghi - Asserita disparità di?trattamento rispetto ai medici laureati in epoca precedente, autorizzati (in virtù della sentenza della Corte Costituzionale n.100 del 1989) a mantenere la doppia iscrizione, con conseguente possibilità di essere parificati ai medici specialisti in odontoiatria - Manifesta inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza.?- Legge 31 ottobre 1988, n. 471, art. 1;?- Costituzione, art. 3?Professioni - Laureati in medicina e chirurgia, immatricolati negli anni accademici 1980/1985 - Facoltà?di optare per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri ai fini dell'esercizio dell'attività di odontoiatra - Termine?di decadenza fissato al 31 dicembre 1991 - Esercizio dell'opzione condizionato dal conseguimento?dell'abilitazione professionale in odontoiatria in epoca anteriore - Asserita irragionevolezza - Manifesta?inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza.?- Legge 31 ottobre 1988, n. 471, art. 1?- Costituzione, art. 3?Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale - Norme censurate - Compatibilità con la disciplina?comunitaria emanata in materia - Verifica da parte del giudice a quo - Necessità, ai fini della valutazione?sulla rilevanza della questione.?-Legge 11 marzo 1953, n. 87, art. 23.?LA CORTE COSTITUZIONALE?composta dai signori:?Presidente: prof. Francesco Paolo CASAVOLA; Giudici: avv. Ugo SPAGNOLI, prof. Antonio?BALDASSARRE, prof. Vincenzo CAIANIELLO, avv. Mauro FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI,?dott. Renato GRANATA, prof. Giuliano VASSALLI, prof. Francesco GUIZZI, prof. Cesare MIRABELLI, prof.?Fernando SANTOSUOSSO, avv.Massimo VARI, dott. Cesare RUPERTO, dott. Riccardo CHIEPPA;?ha pronunciato la seguente?ORDINANZA?nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 31ottobre 1988, n.471 (Norme concernenti?l'opzione, per i laureati in medicina e chirurgia, per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri), promossi con?le seguenti ordinanze:?1) 1) ordinanza emessa il 12 ottobre 1993 dal Tribunale di Salerno nel procedimento civile vertente tra?Sisalli Roberto e l'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Salerno iscritta?al n. 533 del registro ordinanze 1994 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39,?prima serie speciale, dell'anno 1994;?2) 2) ordinanza emessa il 15 aprile 1994 dal Tribunale di Verona nel procedimento civile vertente tra?Marchesini Annamaria e l'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Verona?Ordinanza 38/1995?Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE?Presidente CASAVOLA Relatore CAIANIELLO?Camera di Consiglio del 25/01/1995 Decisione del 06/02/1995?Deposito del 13/02/1995 Pubblicazione in G.U. 22/02/1995?Ordinanze di rimessione 533/1994 – 563/1994?Massime: 21226 - 21227?Corte Costituzionale - Ordinanza 13 Febbraio 1995, n.38?www.omceo.me.it?Pag. n. 2?iscritta al n. 563 del registro ordinanze 1994 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica?n. 40, prima serie speciale, dell'anno 1994.?Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;?Udito nella camera di consiglio del 25 gennaio 1995 il Giudice relatore Vincenzo Caianiello;?Ritenuto che nel corso di un giudizio, instaurato da un medico chirurgo per la dichiarazione del suo?diritto ad ottenere l'iscrizione nell'albo degli odontoiatri, conservando nel contempo l'iscrizione all'albo?dei medici chirurghi, il Tribunale di Salerno, con ordinanza emessa il 12 ottobre 1993, ma pervenuta alla?Corte il 2 agosto 1994 (reg. ord. n. 533 del 1994), ha sollevato, in riferimento all'art.3 della Costituzione,?questione di legittimità costituzionale dell'art.1 della legge 31 ottobre 1988 n.471 (Norme concernenti?l'opzione, per i laureati in medicina e chirurgia, per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri), che, prevedendo?per i laureati in medicina e chirurgia, immatricolati al relativo corso di laurea negli anni dal 1980-81 fino al?1984-85, la facoltà di optare per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri entro un determinato periodo di tempo,?impedendo loro la contemporanea iscrizione anche all'albo dei medici chirurghi, determinerebbe un'evidente?disparità di trattamento rispetto ai medici che, iscritti al relativo corso di laurea in epoca precedente al 28?gennaio 1980 e abilitati all'esercizio della professione medica, sono stati, in virtù della sentenza n.100 del?1989 di questa Corte, autorizzati a mantenere la doppia iscrizione e a richiedere senza limiti di tempo la?iscrizione nell'albo degli odontoiatri senza perdere quella nell'albo dei medici chirurghi, in ciò parificati ai?medici specialisti in odontoiatria;?che, nel corso di altro giudizio, il Tribunale di Verona con ordinanza del 15 aprile 1994 (reg. ord. n.563 del?1994) ha sollevato questione di legittimità costituzionale del medesimo art.1 della legge 471 del 1988, "nella?parte in cui sottopone al termine di decadenza del 31 dicembre 1991 la facoltà dei laureati in medicina e?chirurgia, immatricolati negli anni accademici 1980/1985 di optare per l'iscrizione nell'albo degli odontoiatri ai?fini dell'esercizio dell'attività di cui all'art. 2 della legge 24 luglio 1985 n. 409" (ovverosia della professione di?odontoiatra);?che nella seconda ordinanza si sostiene che la fattispecie oggetto del giudizio è diversa da quella decisa?con la sentenza n.100 del 1989, giacchè sarebbe addirittura di ostacolo alla facoltà di opzione la circostanza?del mancato conseguimento dell'abilitazione professionale - richiesta anch'essa dalla norma impugnata - in?epoca anteriore alla scadenza del termine del 31 dicembre 1991, con la conseguenza che l'attrice verrebbe?discriminata, in modo irragionevole rispetto ad altri soggetti, ai quali la legge riconosce un identico beneficio?in relazione ad una medesima situazione di fatto, subordinando poi "il concreto godimento del beneficio?all'esercizio di una opzione entro un determinato termine di decadenza", senza considerare che la?possibilità di esercizio dell'opzione può dipendere da circostanze del tutto estranee alla posizione di fatto?cui è ricollegato il beneficio e del tutto indipendenti dalla volontà del beneficiario;?che è intervenuto in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, per il tramite dell'Avvocatura?generale dello Stato, richiamando le deduzioni esposte in analogo giudizio, conclusosi con l'ord. n.244 del?1994 di questa Corte nel senso della manifesta inammissibilità;?che in particolare la difesa dello Stato - dopo aver ricordato che la professione di dentista, separata ed?autonoma da quella di medico-chirurgo, è stata istituita in Italia con la legge n.409 del 1985, emanata in?attuazione della direttive comunitarie nn. 686 e 687 del 1978, relative al reciproco riconoscimento dei?diplomi di dentista, per agevolare l'esercizio del diritto di stabilimento e della libera prestazione dei servizi in?questo settore professionale - ha osservato che "sulla legge n.471 del 1988 la Commissione delle?comunità europee ha aperto una procedura di infrazione ai sensi dell'art.169 del Trattato, tuttora pendente?dinanzi alla Corte di giustizia delle comunità (causa C-40/93)", soggiungendo che "la Commissione contesta?che con questa legge la Repubblica italiana ha violato le direttive citate per il fatto di consentire, oltre i?limiti temporali inderogabilmente fissati dall'art.19 della direttiva 78/686/CEE, l'accesso alla professione di?dentista a persone prive della formazione professionale richiesta dalla normativa comunitaria, perchè in?possesso della sola laurea in medicina e non anche del diploma di specializzazione)", per cui "questo stato?delle cose è certamente non privo di rilevanza ai fini della verifica della costituzionalità, ai sensi dell'art.3?della Costituzione, della apposizione di un termine per l'esercizio della facoltà di iscrizione all'albo degli?odontoiatri" e, in generale, della norma impugnata;?Considerato che nella richiamata ordinanza n.244 del 1994, con la quale sono state decise questioni?identiche a quella ora sollevata dal Tribunale di Salerno (reg. ord. n. 533 del 1994), si osservò che nelle?ordinanze di rimessione mancava "ogni cenno di motivazione sul profilo, già esistente al momento della?rimessione delle questioni di legittimità costituzionale - e sul quale si sofferma anche l'Avvocatura?generale dello Stato nelle citate deduzioni difensive - della compatibilità della norma impugnata con le?direttive comunitarie del Consiglio nn. 686 e 687 del 25 luglio 1978 (in Gazzetta ufficiale delle comunità?europee n. L 233 del 24 agosto 1978)" e che "tale profilo, attenendo alla operatività della norma oggetto?degli incidenti di costituzionalità, investe la rilevanza delle questioni, onde di esso ogni giudice, nel?Corte Costituzionale - Ordinanza 13 Febbraio 1995, n.38?www.omceo.me.it?Pag. n. 3?sollevarle, deve farsi carico ai sensi dell'art. 23 della legge 11 marzo 1953 n. 87, pena l'inammissibilità delle?questioni medesime (ordd. nn. 269, 79, 8 del 1991, 450, 389, 78 del 1990, 152 del 1987)";?che le medesime considerazioni devono essere svolte anche per quanto riguarda la questione sollevata?dal Tribunale di Verona (reg. ord. n. 563 del 1994) che investe la stessa norma legislativa, sotto un profilo?che - seppur relativo al tempo del conseguimento dell'abilitazione e quindi ad una circostanza?temporalmente precedente quella dell'esercizio del diritto di opzione ai fini dell'iscrizione all'albo -?presuppone in ogni caso che il giudice si faccia carico della compatibilità della norma di cui deve fare?applicazione con la disciplina comunitaria e quindi della operatività della stessa;?che, pertanto, mancando nell'ordinanza di rimessione ogni cenno di motivazione sul punto, la questione è?anch'essa manifestamente inammissibile;?Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle Norme?integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale;?PER QUESTI MOTIVI?LA CORTE COSTITUZIONALE?Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge?31 ottobre 1988 n.471 (Norme concernenti l'opzione, per i laureati in medicina e chirurgia, per l'iscrizione?all'albo degli odontoiatri), sollevate, in riferimento all'art.3 della Costituzione, dal Tribunale di Salerno (reg.?ord. n.533 del 1994) e dal Tribunale di Verona (reg. ord. n.563 del 1994) con le ordinanze indicate in?epigrafe.?Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 febbraio 1995.?Il Presidente: CASAVOLA?Il redattore: CAIANIELLO?Il cancelliere: DI PAOLA?Depositata in cancelleria il 13 febbraio 1995.?Il direttore della cancelleria: DI PAOLA
pubblicato il 12/09/2005

ORDINANZA 9-16 GIUGNO 1994?Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale Professioni - Laureati in medicina e chirurgia immatricolati nel quinquennio 1980-1985 - Facoltà di optare per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri - Conseguente inibizione all'esercizio della professione di medico - Asserita disparità di trattamento, rispetto?ai medici, iscritti al corso di laurea e abilitati alla professione in epoca precedente, e rispetto ai medici specialisti in odontoiatria per i quali sussiste il diritto alla doppia iscrizione (agli albi degli odontoiatri e dei medici chirurghi) - Manifesta inammissibilità della questione, per difetto di motivazione sulla rilevanza.?- Legge 31 ottobre 1988, n.471, articolo unico;?- Costituzione, art. 3.?Rilevanza della questione - Compatibilità della norma impugnata con direttive comunitarie - Profilo relativo?alla operatività della norma - Diretta sua incidenza sulla rilevanza della questione.?- Legge 11 marzo 1953, n. 87, art. 23.?LA CORTE COSTITUZIONALE?composta dai signori:?Presidente: prof. Gabriele PESCATORE;?Giudici: avv. Ugo SPAGNOLI, prof. Antonio BALDASSARRE, prof. Vincenzo CAIANIELLO, avv.Mauro?FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI, dott. Renato GRANATA, prof. Giuliano VASSALLI, prof.?Cesare MIRABELLI, prof. Fernando SANTOSUOSSO, avv. Massimo VARI, dott.Cesare RUPERTO;?ha pronunciato la seguente?ORDINANZA?nei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge 31 ottobre 1988, n.471 (Norme?concernenti l'opzione, per i laureati in medicina e chirurgia, per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri),?promossi con le seguenti ordinanze:?1) 1) ordinanza emessa il 12 gennaio 1993 dal Pretore di Parma nel procedimento civile vertente tra?Manara Massimo e l'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Parma, iscritta al?n.127 del registro ordinanze 1993 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n.14, prima?serie speciale, dell'anno 1993;?2) n. 3 ordinanze emesse il 20 ottobre 1993 dal Tribunale di Brescia nei procedimenti civili vertenti tra?Zuaboni Laura ed altra, Sidari Giuseppe ed altri, Pizzamiglio Giovanna e l'Ordine dei medici e chirurghi?e degli odontoiatri della provincia di Brescia, iscritte ai nn. 68, 69 e 70 del registro ordinanze 1994 e?pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n.11, prima serie speciale, dell'anno 1994;?Visto l'atto di costituzione di Pizzamiglio Giovanna nonchè gli atti di intervento del Presidente del Consiglio?dei ministri;?Udito nell'udienza pubblica del 10 maggio 1994 il Giudice relatore Vincenzo Caianiello;?Uditi gli avvocati Cesare Trebeschi e Fausto Cordiano per Pizzamiglio Giovanna e l'Avvocato dello Stato?Pier Giorgio Ferri per il Presidente del Consiglio dei ministri;?Ritenuto che, nel corso di un procedimento ex art. 700 del codice di procedura civile, promosso per?l'accertamento del diritto del ricorrente di rimanere iscritto sia all'albo dei medici chirurghi che a quello degli?Ordinanza 244/1994?Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE?Presidente PESCATORE Relatore CAIANIELLO?Udienza Pubblica del 10/051994 Decisione del 09/06/1994?Deposito del 16/06/1994 Pubblicazione in G.U. 22/06/1994?Ordinanze di rimessione 127/1993 – 68/1994 – 69/1994 – 70/1994?Massime: 20369 - 20383?Corte Costituzionale - Ordinanza 16 Giugno 1994, n.244?www.omceo.me.it?Pag. n. 2?odontoiatri senza esercitare alcuna opzione per l'uno o per l'altro, il Pretore di Parma ha sollevato, in?riferimento all'art.3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge 31?ottobre 1988 n.471 (Norme concernenti l'opzione, per i laureati in medicina e chirurgia, per l'iscrizione?all'albo degli odontoiatri) che prevede, per i laureati in medicina e chirurgia immatricolati nel quinquennio?1980-85, la facoltà di optare per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri, con la conseguenza di impedire?l'esercizio della professione di medico per chi chieda l'iscrizione a quell'albo;?che ad avviso del giudice a quo ciò determinerebbe un'evidente disparità di trattamento rispetto ai medici?che, iscritti al relativo corso di laurea in epoca precedente al 28 gennaio 1980 e abilitati all'esercizio della?professione medica, possono richiedere l'iscrizione nell'albo degli odontoiatri senza perdere quella nell'albo?dei medici chirurghi (reg. ord. n. 127 del 1993);?che, nel corso di altri tre giudizi civili, promossi da soggetti abilitati alla professione di medico-chirurgo,?richiedenti l'accertamento del loro diritto ad essere iscritti (oltrechè nell'albo dei medici) anche nell'albo degli?odontoiatri, il Tribunale di Brescia, con ordinanze di identico tenore emesse il 20 ottobre 1993 (reg. ord. nn.?68, 69 e 70 del 1994), ha sollevato analoga questione di legittimità costituzionale dell'articolo unico della?legge n.471 del 1988 per violazione dell'art.3 della Costituzione, in quanto la norma impugnata creerebbe?una ingiustificata disparità di trattamento tra medici chirurghi specialisti in odontoiatria, che possono essere?iscritti ad entrambi gli albi, e medici chirurghi non specialisti, che, "pur essendo riconosciuti idonei?all'esercizio dell'odontoiatria, debbono optare per l'iscrizione all'uno o all'altro albo";?che in uno di questi giudizi (reg. ord. n. 70 del 1994) si è costituita la parte privata, aderendo alle?considerazioni svolte nell'ordinanza di rimessione;?che negli ultimi tre giudizi (reg. ord. 68, 69 e 70 del 1994) è intervenuto il Presidente del Consiglio dei?Ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, la quale - dopo aver ricordato che la professione?di dentista, separata ed autonoma da quella di medico-chirurgo, è stata istituita in Italia con la legge n.409?del 1985, emanata in attuazione della direttive comunitarie nn. 686 e 687 del 1978, relative al reciproco?riconoscimento dei diplomi di dentista, per agevolare l'esercizio del diritto di stabilimento e della libera?prestazione dei servizi in questo settore professionale - ha osservato che "sulla legge n.471 del 1988 la?Commissione delle comunità europee ha aperto una procedura di infrazione ai sensi dell'art.169 del?Trattato, tuttora pendente dinanze alla Corte di giustizia delle comunità (causa C-40/93)", soggiungendo?che "la Commissione contesta che con questa legge la Repubblica italiana ha violato le direttive citate?per il fatto di consentire, oltre i limiti temporali inderogabilmente fissati dall'art.19 dir. 78/686/CEE, l'accesso?alla professione di dentista a persone prive della formazione professionale richiesta dalla normativa?comunitaria, perchè in possesso della sola laurea in medicina e non anche del diploma di?specializzazione)", per cui "questo stato delle cose è certamente non privo di rilevanza ai fini della verifica?della costituzionalità, ai sensi dell'art.3 della Costituzione, della apposizione di un termine per l'esercizio?della facoltà di iscrizione all'albo degli odontoiatri" e, in generale, della norma impugnata.?Considerato che nelle ordinanze di rinvio manca ogni cenno di motivazione sul profilo, già esistente al?momento della rimessione delle questioni di legittimità costituzionale - e sul quale si sofferma anche?l'Avvocatura generale dello Stato nelle citate deduzioni difensive - della compatibilità della norma impugnata?con le direttive comunitarie del Consiglio nn.686 e 687 del 25 luglio 1978 (in Gazzetta ufficiale delle?comunità europee n. L 233 del 24 agosto 1978);?che tale profilo, attenendo alla operatività della norma oggetto degli incidenti di costituzionalità, investe la?rilevanza delle questioni, onde di esso ogni giudice, nel sollevarle, deve farsi carico ai sensi dell'art.23 della?legge 11 marzo 1953 n.87, pena l'inammissibilità delle questioni medesime (ordd. nn. 269, 79, 8 del 1991,?450, 389, 78 del 1990, 152 del 1987).?Visti gli artt.26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.87 e 9, secondo comma, delle Norme?integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.?PER QUESTI MOTIVI?LA CORTE COSTITUZIONALE?Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo unico della legge?31 ottobre 1988 n.471(Norme concernenti l'opzione, per i laureati in medicina e chirurgia, per l'iscrizione?all'albo degli odontoiatri), sollevate, in riferimento all'art.3 della Costituzione, dal Pretore di Parma e dal?Tribunale di Brescia con le ordinanze indicate in epigrafe.?Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 giugno 1994.?Il Presidente: PESCATORE?Il redattore: CAIANIELLO?Il cancelliere: DI PAOLA?Depositata in cancelleria il 16 giugno 1994.?Il direttore della cancelleria: DI PAOLA
pubblicato il 12/09/2005


pubblicato il 12/09/2005

MINISTERO DELLA SANITA’ Avviso riguardante la prova attitudinale, prevista dall’art.1, commi 1 e 3 , del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n.386, per l’iscrizione all’albo degli Odontoiatri Il Ministero della sanità, in relazione alla prova attitudinale, prevista dal decreto legislativo n.386/1998 e bandita con decreto del 19 aprile 2000, pubblicato nella Gazzetta ufficiale - 4° serie speciale - n.47 del 16 giugno 2000, comunica che i medici immatricolati alla facoltà di medicina dell’anno accademico 1980-81 e fino al 31 dicembre 1984, se in possesso di una specializzazione in campo odontoiatrico non sono tenuti, ai fini dell’esercizio della professione di odontoiatra, a sostenere preventivamente la predetta prova attitudinale, i cui termini per la presentazione?delle relative domande scadono il prossimo 16 agosto 2000.

pubblicato il 15/06/2005

Preambolo
Art. 1.
Art. 2.
Preambolo
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128, ed in particolare l'articolo 4 e l'allegato E;
Viste le direttive 78/687/CEE e 78/686/CEE, del consiglio del 25 luglio 1978, concernenti le attività di dentista;
Vista la legge 31 ottobre 1988, n. 471;
Vista la sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea del 1° giugno 1995, nella causa C- 40/93;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12 giugno 1998;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'8 ottobre 1998;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri della sanità e della pubblica istruzione e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con i Ministri degli affari esteri, di grazia e giustizia e del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;
Emana
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
1. I laureati in medicina e chirurgia immatricolati al relativo corso di laurea negli anni accademici 1980-1981, 1981-1982, 1982-1983, 1983-1984 e 1984-1985, in possesso dell'abilitazione all'esercizio professionale, possono iscriversi all'albo degli odontoiatri previo superamento della prova attitudinale di cui al comma 2, ripetibile una volta.
2. La prova attitudinale di cui al comma 1 consiste nella valutazione del curriculum accademico e professionale e delle conoscenze teorico pratiche al fine di verificare il possesso di:
a) adeguate conoscenze delle scienze sulle quali si fonda l'odontoiatria, nonché una buona comprensione dei metodi scientifici e in particolare dei principi relativi alla misura delle funzioni biologiche, alla valutazione di fatti stabiliti scientificamente e all'analisi dei dati;
b) adeguate conoscenze della costituzione, della fisiologia e del comportamento di persone sane e 1/2 La Legge malate, nonché del modo in cui l'ambiente naturale e sociale influisce sullo stato di salute della persona, nella misura in cui ciò abbia rapporti con l'odontoiatria;
c) adeguate conoscenze della struttura e della funzione dei denti, bocca, mascelle e dei relativi tessuti, sani e malati, nonché dei loro rapporti con lo stato generale di salute ed il benessere fisico e sociale del paziente;
d) adeguate conoscenze delle discipline e dei metodi clinici che forniscono un quadro coerente delle anomalie, delle lesioni e delle malattie della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché dell'odontologia sotto l'aspetto preventivo, diagnostico e terapeutico;
e) adeguata esperienza clinica acquisita sotto opportuno controllo.
3. Con decreto del Ministro della sanità da emanarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, sentita la federazione nazionale dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, è disciplinata l'organizzazione della prova di cui al comma 2 che, comunque, in prima applicazione, dovrà tenersi entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo.
4. In via transitoria, fino alla conclusione della procedura indicata al comma 3, i beneficiari della legge 31 ottobre 1988, n. 471, che abbiano fatto domanda di partecipazione alla prova di cui al comma 1, mantengono l'iscrizione all'albo degli odontoiatri.
5. L'esito negativo per due volte della prova comporta, per i beneficiari di cui al comma 4, la cancellazione dall'albo di cui al comma 4.
Art. 2.
1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo è abrogata la legge 31 ottobre 1988, n. 471.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
2/2 La Legge
pubblicato il 15/06/2005

IL MINISTERO DELLA SANITA’ di concerto con IL MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA Visto il proprio decreto in data 19 aprile 2000 con il quale sono stabilite le procedure per la prova attitudinale di cui all’art.1, commi 1 e 3 del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n.386 per l’iscrizione all’albo degli odontoiatri;
Visto l’art.1, comma 3, del richiamato decreto del 19 aprile 2000 che prevede che il termine per la presentazione della domanda di partecipazione alla prova attitudinale è di sessanta giorni a decorrere dal giorno successivo a quello della pubblicazione del decreto stesso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana;
Considerato che il decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4° serie speciale – n.47 del 16 giugno 2000 e che quindi il termine per la presentazione delle domande è scaduto il 16 agosto 2000;
Vista la nota, in data 4 settembre 2000, con la quale la federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha rappresentato l’opportunità di una proroga del termine di presentazione delle domande fino al 30 settembre 2000 in quanto molti aventi diritto, in considerazione della limitata informazione e del periodo feriale, non hanno presentato la domanda;
Considerato che analoga esigenza è stata rappresentata dall’associazione dentisti italiani (ANDI), con la nota del 1° settembre 2000;
Ritenuto, per le motivazioni suesposte, di aderire alla richiesta di proroga;
Ritenuta congrua la proroga del termine fino al ventesimo giorno successivo a quello della pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale;
Vista la posizione comune (CE) n.20 2000 del marzo 2000, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Comunità europea C 119 del 27 aprile 2000, definita dal consiglio in vista dell’adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del consiglio di modifica della direttiva 78/686/CEE, che disciplina la predetta prova attitudinale;
Considerato che la direttiva di modifica prevede, fra l’altro, che “sono dispensate dalla prova attitudinale le persone che hanno compiuto con successo studi di almeno tre anni la cui equivalenza alla formazione di cui all’art.1 della direttiva 78/687/CEE sia attestata dal Ministero della sanità”;
Ritenuto opportuno e necessario, per assicurare la certezza delle situazioni, di individuare le formazioni che dispensano dalla prova attitudinale;
Ritenuto a tal fine di fare riferimento alle seguenti specializzazioni: odontoiatria e protesi dentaria;
chirurgia odontostomatologica; odontostomatologia e ortognatodonzia, previste come scuole equipollenti ai fini dell’accesso alla dirigenza unitaria del S.S.N.;
DECRETA
Art. 1 Il termine previsto per la presentazione delle domande di ammissione alla prova attitudinale prevista GAZZETTA UFFICIALE 22-9-2000 – GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – 4ª Serie Speciale - n.74 - 2 - dall’art.1, comma 3, del decreto 19 aprile 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4° serie speciale – n.47 del 16 giugno 2000, è prorogato fino al ventesimo giorno successivo a quello della pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Le formazioni triennali che dispensano dalla prova attitudinale di cui al comma 1, sono le seguenti:
odontoiatria e protesi dentaria;
chirurgia odontostomatologica;
odontostomatologia
ortognatodonzia.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 18 settembre 2000 Il Ministro della sanità VERONESI
Il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica ZECCHINO
pubblicato il 15/06/2005

IL MINISTERO DELLA SANITA’ di concerto con IL MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA VISTA la legge 24 aprile 1998, n. 128, ed in particolare l’articolo 4 con relativo allegato E, concernente la delega al Governo per l’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità Europee;
VISTO il decreto 1egislativo 13 ottobre 1998, n. 386, concernente disposizioni in materia di esercizio della professione di odontoiatra, in attuazione dell’art. 4 della legge 24 aprile 1998, n 128;
VISTO l’art. 1, comma 1, del richiamato decreto legislativo n. 386 del 1998, il quale prevede che i laureati in medicina e chirurgia immatricolati al relativo corso di laurea a partire dall’anno accademico dal 1980-81 al 1984-85, possono iscriversi all’albo degli odontoiatri previo superamento di una prova attitudinale;
VISTO l’art.1, comma 2, del richiamato decreto legislativo n.386 del 1998, il quale stabilisce i contenuti della prova attitudinale;
VISTO in particolare l’art. 1, comma 3, del richiamato decreto legislativo n. 386 del 1998, il quale prevede che con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, sentita la Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, è disciplinata l’organizzazione della prova attitudinale;
RITENUTO di dover procedere all’organizzazione della prima e della seconda prova attitudinale;
RITENUTO opportuno, a tal fine, di avvalersi della collaborazione della Federazione nazionale degli Ordini provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri;
RITENUTO di prevedere che gli oneri connessi all’espletamento della prova siano a carico degli interessati;
SENTITA la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri;
SENTITO il Consiglio superiore di sanità che ha espresso parere favorevole nella seduta del 9 febbraio 2000;
DECRETA
Art. 1 Domanda e termine di presentazione 1. I laureati in medicina e chirurgia, immatricolati al relativo corso di laurea presso le università italiane negli anni accademici 1980-81, 1981-82, 1982-83, 1983-84, 1984-85, in possesso dell’abilitazione all’esercizio professionale, che intendono sostenere la prova attitudinale di cui al comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 386, ai fini dell’iscrizione all’albo degli odontoiatri, devono presentare domanda di partecipazione alla prova all’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri presso il quale sono iscritti. I predetti medici, se iscritti ad un corrispondente albo di uno dei paesi dell’Unione europea, devono presentare domanda all’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Roma.
2. La domanda, in carta semplice, deve essere prodotta esclusivamente a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Sulla busta contenete la domanda deve essere specificato: ”Domanda di ammissione alla prova attitudinale per l’iscrizione all’albo degli odontoiatri”.
3. Il termine per la presentazione della domanda è di sessanta giorni a decorrere dal giorno successivo a GAZZETTA UFFICIALE 16-6-2000 – GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – 4ª Serie Speciale - n.47 - 2 - quello della pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
4. La domanda di ammissione alla prova si considera prodotta in tempo utile solo se spedita, entro il termine indicato dal comma 3, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno. A tal fine fa fede il timbro a data dell’ufficio postale accettante.
5. Sono esclusi dalla prova attitudinale coloro che abbiano spedito al domanda oltre il suindicato termine di scadenza.
6. I candidati, oltre alle generalità (cognome, nome, data e luogo di nascita) devono dichiarare sotto la propria responsabilità di essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2.
7. La domanda, compilata a macchina o in stampatello, deve contenere l’indicazione della residenza nonché del domicilio o recapito presso il quale desidera ricevere eventuali comunicazioni. Il candidato ha l’obbligo di comunicare all’Ordine provinciale, presso il quale ha presentato la domanda, le eventuali variazioni.
Art. 2 Requisiti di ammissione 1) Per la partecipazione alla prova attitudinale è necessario il possesso dei seguenti requisiti:
a) cittadinanza italiana o di uno degli Stati membri dell’Unione europea;
b) laurea in medicina e chirurgia conseguita in Italia, a seguito di immatricolazione al relativo corso di laurea in medicina e chirurgia presso un’università italiana negli anni accademici 1980-81, 1981-82, 1982-83, 1983-84, 1984-85;
c) abilitazione all’esercizio professionale;
d) iscrizione all’albo professionale di un Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri italiani ovvero iscrizione al corrispondente albo professionale di uno dei Paesi dell’Unione europea.
2) L’ammissione alla prova attitudinale è effettuata dall’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri che ha ricevuto la domanda.
3) Avverso il diniego di ammissione è ammesso il ricorso al Ministero della sanità, Dipartimento delle professioni sanitarie, Piazzale dell’Industria, n. 20, 00144 Roma; il ricorso deve essere prodotto entro il termine di 30 giorni dall’affissione dell’avviso di esclusione dalla prova presso l’Ordine provinciale competente.
Art. 3 Documentazione
1. Alla domanda di partecipazione alla prova attitudinale i concorrenti devono allegare le certificazioni comprovanti il possesso dei requisiti: I titoli devono essere prodotti in originale o in copia autenticata ai sensi di legge, ovvero autocertificati nei casi e nei limiti previsti dalla normativa vigente.
2. Alla domanda di partecipazione alla prova attitudinale i concorrenti devono allegare, in originale o in copia autenticata ai sensi di legge, le certificazioni relative ai titoli valutabili nel curriculum accademico e professionale.
3. Alla domanda di partecipazione alla prova attitudinale deve essere allegata la ricevuta di versamento del contributo alle spese previsto dall’art.11.
Art. 4 Prova attitudinale 1. La prova si articola in una prova scritta e in una prova orale. La prova scritta, che si svolge in un’unica sessione contestuale in tutto il territorio nazionale, consiste nella soluzione di quiz a risposta multipla predisposti dal Ministero della sanità ed è diretta ad accertare il possesso delle conoscenze e competenze previste dall’articolo 1, comma 2, lettere a), b), c), e d) del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 386. La prova orale è di tipo attitudinale ed è diretta, previa valutazione del curriculum accademico e professionale, ad accertare il possesso delle conoscenze e delle esperienze di cui all’articolo 1, comma 2, lettere d) ed e) del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 386. E’ ammesso alla prova orale il candidato che abbia risposto correttamente ad almeno la metà più uno dei quiz.
2. I titoli valutabili nel curriculum concernono le attività professionali e di studio, formalmente documentate idonee ad evidenziare il livello di qualificazione professionale acquisito nella specifica attività; gli esami sostenuti in materie odontoiatriche durante il corso di laurea, la tesi di laurea in discipline odontoiatriche, nonché la partecipazione a corsi di formazione ed aggiornamento tecnico-professionale in discipline di interesse odontoiatrico. Nella valutazione del curriculum è presa in considerazione l’attività svolta e l’esperienza clinica acquisita presso strutture e studi professionali odontoiatrici, pubblici e privati. Gli elementi costituenti il curriculum accademico e professionale devono essere stati acquisiti entro la data di pubblicazione del decreto legislativo 13 ottobre 1998, n. 386 (6 novembre 1998).
3. Al termine della prova orale, la commissione esprime, per ciascun candidato, il giudizio complessivo definito d’idoneità o di non idoneità.
Art. 5 Svolgimento delle prove 1. In relazione al numero dei candidati che hanno presentato domanda per sostenere la prova attitudinale, ciascun Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri stabilisce le sedi della prova attitudinale.
2. Del giorno e dell’ora della prova scritta è data comunicazione ai candidati, almeno trenta giorni prima della prova stessa, a mezzo avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Gli Ordini provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri dovranno affiggere il calendario delle prove e le sedi della stessa.
16-6-2000 – GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – 4ª Serie Speciale - n.47 - 3 - 3. Nel caso di costituzione di più commissioni i candidati sono assegnati dall’Ordine provinciale, a ciascuna commissione, fino al raggiungimento del numero massimo di 200 candidati per commissione, in base alla località di residenza o in base ad altro criterio obiettivo.
Art. 6 Commissione di valutazione 1) Le commissioni di valutazione della prova attitudinale (prova scritta e prova orale) sono nominate dal Ministero della sanità e sono composte da:
a) un membro designato dal Ministero della sanità, con funzioni di Presidente;
b) un membro designato dal Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica;
c) due membri designati dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, fra gli iscritti all’albo degli odontoiatri dell’Ordine provinciale.
2) Per ogni componente titolare è nominato un supplente che subentra in caso di assenza o impedimento del titolare.
3) Le funzioni di segretario sono assicurate da un dipendente del competente Ordine provinciale.
Art. 7 Idoneità
1. L’idoneità del candidato, accertata sulla base della valutazione positiva della prova scritta e della prova orale, è attestata da apposita certificazione rilasciata in conformità al modello allegato al presente decreto.
Art. 8 Adempimenti della commissione 1. La prova scritta si svolge nel giorno e nell’ora fissati dal Ministero della sanità e nelle sedi stabilite dagli Ordini provinciali. Le prove orali si svolgono nei giorni stabiliti dalle Commissioni 2. Al termine di ogni seduta, la Commissione forma l’elenco dei candidati esaminati con l’indicazione del relativo giudizio. L’elenco è reso pubblico al termine della seduta. Di ogni seduta della Commissione il segretario redige processo verbale.
3. Ai candidati dichiarati idonei è rilasciata apposita certificazione, a firma del Presidente della Commissione, e del rappresentante del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, da valere ai fini dell’iscrizione all’albo degli odontoiatri e della contestuale cancellazione dall’albo dei medici chirurghi.
Art. 9 Ripetizione della prova 1. I candidati che non hanno conseguito l’idoneità nella prima prova attitudinale sono ammessi, a domanda, a ripetere la prova attitudinale nella data indicata dal Ministero della sanità a mezzo avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Art. 10 Adempimenti degli Ordini 1. Entro trenta giorni dalla scadenza del termine fissato per la presentazione delle domande, gli Ordini provinciali comunicano al Ministero della sanità l’elenco dei candidati ammessi e di quelli esclusi, con l’indicazione dei motivi di esclusione.
2. Al termine di ciascuna delle prove attitudinali gli Ordini provinciali trasmettono al Ministero della sanità l’elenco dei candidati idonei e di quelli non idonei.
3. In caso di mancata organizzazione ed attivazione delle prove da parte degli Ordini provinciali, la Federazione nazionale degli ordini provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, previa diffida, provvede in via sostitutiva.
Art. 11 Contributo alle spese 1. Le spese relative all’organizzazione e all’espletamento di ciascuna prova attitudinale sono a carico dei medici interessati nella misura, pro capite, stabilita con provvedimento del Ministro della sanità in modo differenziato fra prima e seconda prova. La quota deve essere versata sul conto corrente postale n.17705021, all’uopo istituito, intestato alla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.
2. Ai componenti della commissione spetta il rimborso delle spese di viaggio ed il trattamento economico di missione spettante ai Dirigenti generali dello Stato.
Agli stessi spetta, altresì, un compenso determinato con il provvedimento di cui al comma 1.
3. Al termine dell’espletamento delle due prove attitudinali, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri presenta una dettagliata relazione sull’andamento delle prove e sulle spese sostenute. Le eventuali somme residue sono versate dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri stessa all’entrata in bilancio dello Stato, Capo XX, capitolo 3629.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 19 aprile 2000 Il Ministro della sanità BINDI
Il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica ZECCHINO
16-6-2000 – GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – 4ª Serie Speciale - n.47 - 4 - ALLEGATO
Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di …………………………………………… ATTESTATO DI IDONEITA’ PER L’ISCRIZIONE ALL’ALBO DEGLI ODONTOIATRI Ai sensi dell’art.1 ,comma 1 del decreto legislativo 13 ottobre 1998 ,n.386 LA COMMISSIONE di valutazione della prova attitudinale di cui al decreto legislativo 13 ottobre 1998 ,n.386 Visto il risultato positivo della prova scritta sostenuta il ………………………………………………………….
Visto il risultato positivo della prova orale sostenuta il ………………………………………………………….
Certifica :
Che il/la dottor/dottoressa ……………………………..
nato/a a ………………………………….il…………… ha superato la prova attitudinale prevista dal decreto legislativo 13 ottobre 1998,n.386.
Il rappresentante del Ministero della sanità presidente della commissione Il rappresentante del Ministero dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica (Luogo e Data) …………………………………….

Greenteam © 2012 | Privacy Policy