Ricerca
pubblicato il 31/01/2007

CAPO I PUBBLICITA' INFORMATIVA SANITARIA - REGOLE GENERALI
1) Pubblicità commerciale Non è ammessa alcuna forma di pubblicità meramente commerciale, promozionale e comparativa.

2) Pubblicità informativa sanitaria È consentita ai singoli ed alle strutture sanitarie pubbliche e private la diffusione di messaggi informativi attinenti a titoli, specializzazioni professionali, caratteristiche delle prestazioni e dei servizi sanitari offerti.
La pubblicità informativa sanitaria deve rispettare, nelle forme e nei contenuti, i principi di correttezza informativa, di responsabilità e di decoro professionale, non deve risultare arbitraria e discrezionale ma improntata all’obiettività ed alla veridicità.

3) Informazione scientifica L’informazione scientifica, quale mezzo di comunicazione inerente temi di interesse scientifico ed iniziative di educazione sanitaria, può essere realizzata con libertà di forme e di mezzi purché il messaggio contenga informazioni scientificamente rigorose, obiettive e prudenti, dovendosi astenere dal divulgare notizie su avanzamenti nella ricerca biomedica e su innovazioni in campo sanitario non ancora validate e accreditate da fonti autorevoli o comunque tali da produrre timori infondati, spinte consumistiche o illusorie attese nella pubblica opinione.

4) Competenze ordinistiche È affidato all’Ordine Provinciale sia il compito preventivo di verifica (attraverso apposita commissione) che di controllo successivo (anche in via disciplinare) del rispetto delle regole e dei principi individuati dalle specifiche disposizioni in merito dettate dal Nuovo Codice Deontologico (art. 55-56-57), dalla relativa Linea Guida applicativa ad esso allegata nella formulazione e nei contenuti approvati dal Cosiglio Direttivo di questo Ordine con proprie delibere e dalle presenti note esplicative, ai quali i singoli e le strutture pubbliche e private devono attenersi nell’effettuazione di pubblicità informativa sanitaria, verificando altresì il rispetto dei criteri di trasparenza e veridicità del messaggio.

5) Forme consentite La pubblicità informativa sanitaria può essere realizzata mediante le seguenti modalità:
- targhe murarie;
- inserzioni in elenchi telefonici, pagine gialle, elenchi di categoria;
- inserzioni su riviste specializzate, giornali (quotidiani o periodici) destinati al grande pubblico;
- ogni altra forma o strumento idoneo ad assicurare il rispetto dei principi indicati nelle presenti note esplicative con particolare riferimento al decoro professionale, giusta valutazione e verifica ordinistica, da intervenirsi in via preventiva, salvi i casi di controllo successivo disciplinati dall’art. 10.
6) Contenuto della pubblicità informativa sanitaria La pubblicità informativa sanitaria, in qualunque modalità sia realizzata, deve obbligatoriamente contenere:
- nome e cognome del sanitario;
- il titolo di medico chirurgo e/o odontoiatra;
- il domicilio professionale.
La pubblicità informativa sanitaria, in qualunque modalità sia realizzata, può inoltre avere ad oggetto gli ulteriori elementi indicati al punto n. 4) della Linea Guida inerente l’applicazione degli art. 55-56-57 del Nuovo Codice Deontologico.
L’uso della qualifica di specialista è consentito soltanto a coloro che abbiano conseguito il relativo diploma ai sensi della normativa vigente. È vietato l’uso di titolo, compresi quelli di specializzazione conseguiti all’estero, se non riconosciuti dallo Stato.

7) Contenuti non ammessi Nella pubblicità informativa sanitaria non è ammesso l’inserimento di contenuti ingannevoli, ivi compresa la pubblicazione di notizie che ingenerino aspettative illusorie, che siano false, non verificabili o che possano procurare timori infondati, spinte consumistiche o comportamenti clinicamente inopportuni.
Sono altresì escluse le notizie e le informazioni che rivestono i caratteri di pubblicità promozionale-commerciale, artificiosamente mascherata da informazione sanitaria o che siano lesive della dignità e del decoro della categoria o comunque eticamente disdicevoli.
Non è consentito informare l’utenza circa indagini statistiche relative ai servizi sanitari o effettuare comparazioni che non abbiano per esclusivo riferimento i dati resi pubblici dalle autorità sanitarie vigilanti e dalle fonti ufficiali certificate.
Nell’ambito della pubblicità informativa sanitaria non è ammesso ospitare spazi pubblicitari, tanto meno di aziende farmaceutiche o produttrici di dispositivi o tecnologie operanti in campo sanitario.

7) Tariffe e costi È consentito inserire nella pubblicità informativa sanitaria indicazioni attinenti le tariffe ed i costi complessivi delle prestazioni erogate, fermo restando che tali elementi economici non possono costituire contenuto essenziale del messaggio. Al fine della tutela del decoro professionale, il contenuto facoltativo di cui al comma precedente non può essere inserito nella pubblicità informativa sanitaria realizzata mediante targhe ed insegne.

8) Procedimento di verifica La pubblicità informativa sanitaria è soggetta a verifica da parte della competente Commissione dell’Ordine cui risulta iscritto il professionista richiedente o in cui abbia sede la struttura sanitaria (pubblica o privata) richiedente.
Nel caso in cui l’attività cui si riferisce la pubblicità informativa sanitaria sia svolta in una provincia diversa da quella di iscrizione (del professionista) o sede (della struttura sanitaria) richiedenti, la verifica spetta all’Ordine territorialmente competente. La richiesta di effettuazione di una pubblicità informativa sanitaria deve essere preventivamente presentata dal professionista o dal direttore sanitario della struttura (pubblica o privata) all’Ordine competente ai sensi dei commi precedenti, corredata da una dichiarazione autocertificativa in ordine a descrizione dettagliata del tipo, delle caratteristiche e dei contenuti della pubblicità informativa sanitaria.
Ai fini della verifica, la Commisione ordinistica competente, presa visione della documentazione prodotta dal professionista o dal direttore sanitario ai sensi del comma precedente, verifica il rispetto della disciplina dettata dal Nuovo Codice Deontologico, dalla relativa linea guida applicativa nella formulazione e nei contenuti approvati dal Cosiglio Direttivo di questo Ordine con proprie delibere, dalle presenti note esplicative e dalle disposizioni legislative di settore.
Entro il termine di giorni 30 (trenta) dalla data di presentazione della domanda la Commissione ordinistica competente provvede al completamento della verifica.

9) Ambito di applicazione Le presenti note esplicative trovano applicazione per ogni forma di pubblicità informativa sanitaria consentita dalle disposizioni normative e deontologiche, da integrarsi con quanto specificamente disposto nel capo II per quanto attiene l’utilizzo degli strumenti informatici e telematici.
La procedura di verifica di cui all’art. 8 delle presenti note esplicative non dispensa il professionista o il direttore sanitario richiedenti dall’ottenimento di ogni eventuale ed ulteriore autorizzazione amministrativa ad altri fini richiesta ai sensi di legge.

CAPO II PUBBLICITA' INFORMATIVA SANITARIA TRAMITE INTERNET
10) Pubblicità informativa sanitaria tramite internet E’ consentito effettuare pubblicità informativa sanitaria attraverso siti Internet, nel rispetto delle norme e dei principi dettati in materia dal Codice Deontologico, dalla relativa Linea Guida ad esso allegata, dalle presenti note esplicative e dal D. Lgs. n. 70 del 9 aprile 2003.
Il professionista o il direttore sanitario (in caso di strutture sanitarie pubbliche o private) che intendano effettuare pubblicità informativa sanitaria tramite siti internet devono inoltrare in via preventiva all'Ordine apposita richiesta di effettuazione ai sensi dell'art. 8 delle presenti note esplicative, da rinnovarsi anche nel caso in cui si intenda apportare qualsivoglia variazione all’originaria composizione del sito.
L'Ordine, attraverso i propri organi competenti, provvede in merito alle richieste inoltrate ai sensi del comma precedente secondo le procedure previste e disciplinate dall'art. 8 delle presenti note esplicative, valutando l'effettivo rispetto delle norme in materia di pubblicità informativa sanitaria dettate dal Codice Deontologico e dalla Linea Guida allegata e dal presente regolamento nella formulazione e nei contenuti approvati dal Cosiglio Direttivo di questo Ordine con proprie delibere.
11) Caratteristiche del sito Il sito deve essere registrato come dominio di primo livello a nome del medico e/o odontoiatra interessato o del legale rappresentante della struttura sanitaria pubblica o privata.
Non è consentita l’utilizzazione di spazi Web gratuiti e di redirect su altri providers.
La denominazione del sito Web e l’eventuale indirizzo e–mail devono contenere riferimenti diretti ad identificare il medico, l’odontoiatra o la struttura sanitaria pubblica o privata.
Il sito Web deve essere visualizzabile mediante l’utilizzo dei browser più comuni.
Per la corretta visualizzazione del sito non deve essere richiesta l’installazione di software e/o plug-in, né di cookies.

12) Contenuti del sito Oltre al contenuto obbligatorio indicato dall'art. 6 comma I, nella home page del sito deve altresì essere indicato l'Ordine Provinciale ed il numero di iscrizione del sanitario. Il sito deve avere caratteristiche grafiche e cromatiche consone al decoro della professione e non deve contenere alcuna forma di pubblicità meramente commerciale, promozionale e comparativa.
Non sono consentite animazioni ad eccezione dei filmati di carattere scientifico. In tale ipotesi, ove le scene riprodotte possono turbare la sensibilità degli utenti, deve essere richiesto apposito preventivo consenso ai fini dell’accesso alla pagina.
Sono consentiti la riproduzione della piantina stradale atta ad identificare l’ubica-zione dello studio medico e/o odontoiatrico e della struttura e l'inserimento di indica-zioni attinenti le tariffe ed i costi complessivi delle prestazioni erogate, fermo restando che tali ultimi elementi economici non possono costituire contenuto essenziale del sito.
Nel caso in cui il professionista o la struttura sanitaria pubblica o privata siano convenzionati con una associazione di mutualità volontaria, possono darne informazione al pubblico.

13) Spazi pubblicitari e collegamenti Il sito Web non deve ospitare spazi pubblicitari (cosidetti banner) o fare riferimento a prodotti di industrie farmaceutiche o di dispositivi medici legati all’esercizio dell’attività professionale.
Sono esclusi da tale divieto gli spazi pubblicitari tecnici la cui presenza sul sito ha lo scopo di fornire all’utente strumenti utili di visualizzazione dei dati (ad esempio: software per leggere documenti, software per la comprensione dei dati, ecc.) a condizione che trattasi di programmi shareware o freeware. Sono altresì esclusi gli strumenti utili al proprietario del sito per il controllo e monitoraggio degli accessi (ad esempio: contatori, ecc.) Il sito può contenere una zona riservata per notizie informative destinate unicamente ai professionisti medici o odontoiatri a condizione che lo stesso sia preventivamente identificato attraverso apposito form e venga rilasciata una password di accesso.
E’ consentita l’indicazione di link e siti Web di istituzioni pubbliche di rilievo nazionale (Ministero della Salute, FNOMCEO), e locale (Regioni, Provincie, Comuni), a banche dati di carattere scientifico in ambito sanitario ed a società scientifiche senza fini di lucro.
E’ vietato l’inserimento di link a siti di Aziende farmaceutiche o produttrici di dispositivi medici o comunque aventi natura commerciale.

14) Utilizzo della posta elettronica per motivi clinici L'utilizzo della posta elettronica (e-mail) nei rapporti con i pazienti è consentito purché vengano rispettati tutti i criteri di riservatezza dei dati e dei pazienti cui si riferiscono ed in particolare alle seguenti condizioni:
a) ogni messaggio deve contenere l'avvertimento che la visita medica rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico e che i consigli forniti via e-mail vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento; va altresì riportato che trattasi di corrispondenza aperta;
b) è rigorosamente vietato inviare messaggi contenenti dati sanitari di un paziente ad altro paziente o a terzi;
c) è rigorosamente vietato comunicare a terzi o diffondere l'indirizzo di posta elettronica dei pazienti, in particolare per usi pubblicitari o per piani di marketing clinici;
d) qualora il medico predisponga un elenco di pazienti suddivisi per patologia, può inviare messaggi agli appartenenti alla lista, evitando che ciascun destinatario possa visualizzare dati relativi agli altri appartenenti alla stessa lista;
e) l'utilizzo della posta elettronica nei rapporti tra colleghi ai fini di consulto è consentito purché non venga fornito il nominativo del paziente interessato, né il suo indirizzo né altra informazione che lo renda riconoscibile, se non per quanto strettamente necessario le finalità diagnostiche o terapeutiche;
f) la disponibilità di sistemi di posta elettronica sicurizzati equiparati alla corrispondenza chiusa, può consentire la trasmissione di dati sensibili per quanto previsto dalla normativa sulla tutela dei dati personali.

15) Strutture sanitarie La struttura sanitaria, qualunque sia l’ambito di attività, deve indicare nella home – page del proprio sito:
a) gli estremi dell’autorizzazione all'esercizio di attività sanitaria rilasciata dall’autorità competente;
b) il nominativo del Direttore Sanitario e relativa qualifica professionale;
c) le eventuali branche specialistiche oggetto di autorizzazione, con indicazione per ciascuna branca del nominativo del soggetto responsabile con relativa qualifica professionale nonché, anche in altra pagina;
d) la Carta dei Servizi Sanitari o comunque informazione similare.
Per quanto concerne le notizie informative di esclusivo interesse dei professionisti medici od odontoiatri, è compito del Direttore Sanitario verificare la veridicità delle dichiarazioni degli utenti, anche tramite la collaborazione dell’Ordine professionale. Non appena sarà tecnicamente possibile, tale identificazione potrà essere verificata tramite la firma digitale.

CAPO III PUBBLICITA' INFORMATIVA SANITARIA E MEDICINE NON CONVENZIONALI

16) Medicine non convenzionali E' consentito inserire nelle pubblicità informative sanitarie realizzate ai sensi dei capi precedenti il riferimento alla pratica di medicine non convenzionali solo qualora il sanitario possa attestare il proprio percorso formativo e le proprie competenze e professionalità nelle seguenti discipline riconosciute dalla delibera di Terni del 2002 da parte della FNOMCeO: Medicina Antroposofica, Medicina Ayurvedica,. Omotossicologia, Fitoterapia, Medicina Omeopatica, Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Osteopatia, Chiropratica secondo una delle seguenti modalità:
a) Certificazione di una scuola almeno biennale, ad orientamento clinico, frequentata per un minimo di 200 ore di monte orario che attesti la formazione teorica e il superamento di un esame finale nonché autocertificazione attestante l’esercizio professionale non convenzionale da almeno 3 anni.
Tali scuole devono garantire i seguenti requisiti:
I - Il responsabile didattico della scuola deve essere medico;
II - I docenti titolari/ordinari della formazione devono essere medici salvo casi particolari di apporto di ulteriori competenze in riferimento alla didattica (giurisprudenza, farmacia, ecc.);
III - La scuola deve avere un minimo di tre docenti titolari e comunque la componente medica deve essere almeno di 2/3 del corpo docente.
b) Certificazione di pratica clinica nella materia, effettuata in struttura pubblica e/o privata, da almeno due anni, rilasciata dal direttore sanitario o comunque dal responsabile sanitario della struttura.
c) Qualora gli Ordini ritengano sussistere una acclarata competenza e professionalità clinica del richiedente potranno valutare in alternativa ai requisiti di cui ai punti a) e b) - ai fini della verifica del messaggio da pubblicizzare - il possesso di almeno 3 dei seguenti titoli aggiuntivi:
I - Pubblicazioni nella specifica disciplina su libri, riviste mediche dotate di comitato scientifico o comunicazioni a convegni;
II - Partecipazione a convegni in qualità di organizzatore scientifico;
III - Effettuazione di attività didattiche non continuative sulla materia;
IV - Partecipazione a corsi formativi quali master universitari, seminari, corsi intensivi nella materia;
V - Partecipazione a convegni sulla materia nei cinque anni precedenti la richiesta dell’attestazione.
17) Limiti temporali di efficacia e validità Le disposizioni contenute all’art. 16) delle presenti note esplicative dovranno essere riconsiderate in via confermativa o modificativa decorsi sei mesi dalla data della delibera di approvazione delle presenti note esplicative.

18) Attestazione delle competenze Al fine della attestazione delle competenze richieste dagli articoli precedenti il sanitario interessato deve procurarsi presso le strutture e gli enti sopra indicati e quindi fornire all'Ordine ogni documentazione idonea a certificare l'effettivo conseguimento dei titoli sopra indicati.
pubblicato il 12/09/2005

SENTENZA 22 FEBBRAIO-9 MARZO 1989?Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale Sanitari - Odontoiatri - Medici chirurghi privi di specializzazione in odontoiatria ma abilitati ad esercitarla - Facoltà di chiedere l'iscrizione all'Albo degli odontoiatri, mantenendo l'iscrizione nell'Albo dei medici chirurghi - Esclusione - Disparità di trattamento?rispetto ai medici chirurghi provvisti di specializzazione in odontoiatria - Illegittimità costituzionale in parte qua.?- Legge 25 luglio 1985, n. 409, artt. 4, 5 e 20.?- Costituzione, art. 3.?LA CORTE COSTITUZIONALE?Composta dai signori:?Presidente: dott. Francesco SAJA;?Giudici: prof. Giovanni CONSO, prof. Ettore GALLO, dott. Aldo CORASANITI, prof. Giuseppe BORZELLINO,?dott. Francesco GRECO, prof. Renato DELL'ANDRO, prof. Gabriele PESCATORE, avv. Ugo SPAGNOLI,?prof. Francesco Paolo CASAVOLA, prof. Antonio BALDASSARRE, prof. Vincenzo CAIANIELLO, avv. Mauro?FERRI, prof. Luigi MENGONI, prof. Enzo CHELI;?ha pronunciato la seguente?SENTENZA?nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale degli artt.4, 5 e 20 della l. 24 luglio 1985, n.409 Istituzione della?professione sanitaria di odontoiatria e disposizioni relative al diritto di stabilimento ed alla libera prestazione?di servizi da parte dei dentisti cittadini di Stati membri delle Comunità europee), promosso con ordinanza?emessa il 10 luglio 1987 dal Tribunale di Verona nei procedimenti riuniti vertenti tra Quintarelli Giuseppe?ed altri e l'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Verona, iscritta al n.365 del registro?ordinanze 1988 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n.42, prima serie speciale, dell'anno?1988;?Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;?Udito nella camera di consiglio del 25 gennaio 1989 il Giudice relatore Vincenzo Caianiello;?Ritenuto in fatto?1. - Nel corso di un giudizio volto ad accertare la sussistenza in capo agli attori del diritto a mantenere la?propria iscrizione all'Albo provinciale dei medici-chirurghi, il Tribunale di Verona, con ordinanza in data 10?luglio 1987 (Reg. ord. n. 365 del 1988), ha sollevato, in riferimento agli artt.3, 4, 33, comma 5 della?Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt.4, 5 e 20 della legge 24 luglio 1985 n.409?Istituzione della professione sanitaria di odontoiatra e disposizioni relative al diritto di stabilimento ed alla?libera prestazione di servizi da parte dei dentisti cittadini di Stati membri delle Comunità europee).?Le prime due disposizioni censurate prevedono la possibilità di iscrizione al nuovo Albo professionale degli?odontoiatri per i laureati in odontoiatria e protesi dentaria, e per i laureati in medicina e chirurgia in possesso?di specializzazione in odontoiatria, e ne sanciscono l'incompatibilità con l'iscrizione a qualsiasi altro Albo?Sentenza 100/1989?Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE?Presidente SAJA Relatore CAIANIELLO?Camera di Consiglio del 25/01/1989 Decisione del 22/02/1989?Deposito del 09/03/1989 Pubblicazione in G.U. 15/03/1989?Ordinanze di rimessione 365/1988?Massime: 12864?Corte Costituzionale – Sentenza 9 Marzo 1989, n.100?www.omceo.me.it?Pag. n. 2?professionale, salvo che per i laureati in medicina e chirurgia che siano in possesso di diploma di?specializzazione nel campo odontoiatrico, che possono essere iscritti anche all'Albo dei medici chirurghi.?La terza delle norme impugnate prevede, invece, per i laureati in medicina e chirurgia iscritti al relativo?corso di laurea anteriormente al 28 gennaio 1980, privi di specializzazione ma abilitati all'esercizio?professionale, la facoltà di optare, nel termine di cinque anni, per l'iscrizione all'Albo degli odontoiatri.?Il giudice a quo ritiene che le disposizioni censurate:?a) diano luogo ad un'evidente disparità di trattamento tra medici generici che, volendo continuare ad?esercitare la professione di odontoiatria, perdono l'iscrizione all'albo dei medici chirurghi, e medici?specialisti che invece possono mantenerla;?b) violino il principio della libertà di scelta, per i medici non specialisti, della propria attività lavorativa (art.4?della Costituzione) attraverso la potenziale perdita dell'abilitazione già da tempo acquisita) a prestare?attività medica generica, negando, peraltro, in violazione dell'art.33, comma quinto, della Costituzione,?ogni concreto valore all'abilitazione professionale conseguita.?2. - Non si sono costituite le parti ma è intervenuta l'Avvocatura Generale dello Stato eccependo, in via?preliminare, l'inammissibilità delle questioni per difetto di motivazione sulla rilevanza. Dall'atto di rimessione,?infatti, non risulterebbe in quale modo le norme impugnate possano incidere sulla definizione del giudizio a?quo, nè quale sia la posizione professionale rivestita dagli attori.?Le questioni sarebbero poi inammissibili anche perchè, con esse, si richiederebbe sostanzialmente alla?Corte di integrare la legge prevedendo un'ulteriore particolare categoria di medici aventi diritto a svolgere?attività odontoiatra, e cioè quella di coloro che l'abbiano già svolta senza essere in possesso della relativa?specializzazione. Tale integrazione - almenochè non si voglia ammettere indistintamente tutti i medici?generici a svolgere attività di odontoiatra (così sovvertendo però la volontà espressa dal Parlamento nel?senso della separazione delle due professioni) - richiederebbe l'individuazione e la specificazione di elementi?rimessi all'esclusiva discrezionalità del legislatore.?Nel merito,le questioni risulterebbero comunque infondate. È di tutta evidenza infatti che non può postularsi?parità di trattamento tra categorie del tutto differenziate quali sono quella dei medici chirurghi specializzati in?odontoiatria e quella di chi non abbia tale specializzazione, mentre, per quanto concerne la lamentata?violazione dell'art.4 della Costituzione, l'Avvocatura osserva che le norme impugnate non comprimono il?diritto dei medici generici (a continuare) a svolgere attività dentistica, anche se la nuova regolamentazione?dell'odontoiatria, quale attività professionale autonoma, non poteva non comportare una più rigorosa?determinazione dei requisiti necessari ad esercitarla.?Non sarebbe infine sostenibile una violazione dell'art.33 della Costituzione dal momento che gli attori?pretendono la contemporanea iscrizione in due Albi professionali pur avendo titoli che giustificano?l'iscrizione ad uno solo di essi.?Considerato in diritto?1. - È stata sollevata in riferimento agli artt.3, 4, 33, comma quinto, della Costituzione, questione di legittimità?costituzionale degli artt.4, 5 e 20 della legge 24 luglio 1985, n.409 (Istituzione della professione sanitaria di?odontoiatria e disposizioni relative al diritto di stabilimento ed alla libera prestazione di servizi da parte dei?dentisti cittadini di Stati membri delle Comunità europee), in base ai quali è prevista, per i laureati in?medicina e chirurgia iscritti al relativo corso di laurea anteriormente al 28 gennaio 1980, privi di?specializzazione ma abilitati all'esercizio professionale, la facoltà di optare, nel termine di cinque anni, per?l'iscrizione all'albo degli odontoiatri istituito con la legge citata, perdendo il diritto alla contemporanea?iscrizione all'albo dei medici chirurghi.?Si sostiene dal giudice a quo che le disposizioni censurate danno luogo ad una evidente disparità di?trattamento (art.3 della Costituzione) tra i medici generici - che, volendo esercitare la professione di?odontoiatra, optino per l'iscrizione al relativo albo professionale, perdendo così (come previsto dal combinato?disposto degli artt.4 e 5 della legge istitutiva della professione sanitaria di odontoiatra) l'iscrizione all'albo?dei medici chirurghi - e i medici chirurghi specialisti in odontoiatria ai quali soltanto è consentito dall'art.5?della stessa legge di ottenere la doppia iscrizione.?Si soggiunge che risulterebbe anche violato, nei confronti dei medici non specialisti in odontoiatria, il?principio della libertà di scelta della loro attività lavorativa (art.4 della Costituzione), attraverso la potenziale?perdita dell'abilitazione (già acquisita) a prestare l'attività medica in generale, negandosi così, in violazione?dell'art.33, comma quinto, della Costituzione, ogni concreto valore all'abilitazione professionale conseguita.?2. - Va preliminarmente disattesa l'eccezione di inammissibilità dedotta dall'Avvocatura generale dello Stato,?in quanto, diversamente da quanto eccepito, dal contesto dell'ordinanza di rimessione appare?sufficientemente motivato il punto della rilevanza delle questioni sollevate rispetto alla definizione del giudizio?a quo.?Parimenti infondata è l'altra eccezione di inammissibilità, basata sulla considerazione che l'ordinanza?tenderebbe ad un intervento integrativo di questa Corte, preclusole della difficoltà di individuare - a?differenza che per i medici specialisti - i criteri in base ai quali concedere a quelli non specialisti di?Corte Costituzionale – Sentenza 9 Marzo 1989, n.100?www.omceo.me.it?Pag. n. 3?esercitare la professione di odontoiatra: a meno di non consentire a tutti i medici chirurghi non specialisti di?svolgere entrambe le attività, cioè quella di medico chirurgo e quella di odontoiatra, il che equivarrebbe ad?un radicale capovolgimento della volontà espressa dal Parlamento nel senso della separazione delle due?professioni.?L'eccezione muove da una errata interpretazione dell'ordinanza di rimessione perchè questa tende non già?ad ottenere che i medici chirurghi iscritti al relativo albo professionale siano ammessi alla iscrizione nell'albo?degli odontoiatri - il che renderebbe influente il profilo dedotto dall'Avvocatura dello Stato circa?l'individuazione di tali criteri - ma prospetta la questione in termini esattamente opposti, in quanto tende a?conservare in capo a quei medici che, in virtù dei requisiti ben determinati dall'art.20, possono svolgere la?professione di odontoiatra la possibilità di rimanere iscritti al loro originario albo di appartenenza.?Rileva, difatti, il giudice a quo che, prima della entrata in vigore della legge del 1985, l'abilitazione alla?professione di medico-chirurgo dava di per sè titolo all'esercizio dell'odontoiatria non essendo all'uopo?richiesta la specializzazione in questa disciplina. Per effetto del combinato disposto delle disposizioni?denunciate i medici-chirurghi non specializzati, che già avevano titolo ad esercitare, assieme alla?professione di medico-chirurgo, anche l'odontoiatria, devono invece ora optare, ai fini dell'esercizio di?quest'ultima attività, per l'iscrizione all'Albo degli odontoiatri, perdendo così il diritto - invece conservato ai?medici chirurghi specializzati in odontoiatria - a rimanere iscritti anche all'albo professionale dei medici?chirurghi.?L'eccezione di inammissibilità va dunque disattesa in quanto, la soluzione della questione non richiede, da?parte di questa Corte, la preventiva individuazione, ai fini dell'iscrizione all'albo, dei criteri per la?determinazione dei relativi requisiti, essendo essi già ben determinati dalla legge.?3.1. - La questione, sollevata in riferimento all'art.3 della Costituzione è fondata.?In proposito va ribadito che prima della legge 24 luglio 1985, n.409, la professione di medico chirurgo e?quindi l'iscrizione al relativo albo, consentiva di per sè l'esercizio della odontoiatria, ai sensi del regio decreto?legge 16 ottobre 1924, n.1755, convertito nella legge 21 marzo 1926, n.597, non essendo all'uopo richiesta?apposita specializzazione, che pur poteva all'epoca conseguirsi dopo la laurea.?La legge n.409 del 1985, nell'istituire la professione sanitaria di odontoiatria, nonchè il relativo albo?professionale (artt.1 e 4), ha previsto che a quest'ultimo possano iscriversi quanti sono in possesso della?laurea in odontoiatria e protesi dentaria (istituita con il decreto del presidente della Repubblica 28 febbraio?1980, n.135) e della relativa abilitazione all'esercizio professionale, conseguita a seguito di superamento di?apposito esame di Stato, nonchè i laureati in medicina e chirurgia, anch'essi abilitati all'esercizio?professionale e in possesso del diploma di specializzazione in campo odontoiatrico. Ma l'iscrizione all'albo?degli odontoiatri e l'esercizio della relativa attività professionale è, altresì, consentita (come si è già rilevato?nell'esaminare l'eccezione di inammissibilità), seppure, in via transitoria, e cioè "nella prima applicazione"?della legge in parola, anche ai laureati in medicina e chirurgia iscritti al relativo corso di laurea anteriormente?al 28 gennaio 1980, abilitati all'esercizio della professione di medico-chirurgo, purchè optino per l'iscrizione?all'albo degli odontoiatri entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge (art. 20).?L'iscrizione all'albo degli odontoiatri è incompatibile con l'iscrizione ad altro albo professionale (art.4, terzo?comma), salvo che per i laureati in medicina e chirurgia, abilitati all'esercizio della professione di medicochirurgo,?ed in possesso di un diploma di specializzazione in campo odontoiatrico, ai quali è consentito?(art.5) di mantenere, contemporaneamente all'iscrizione all'albo degli odontoiatri, quella all'albo dei medicichirurghi.?È dunque dal combinato disposto delle disposizioni testè illustrate della legge n.409 del 1985 che si ricava,?per i medici-chirurghi iscritti al relativo corso di laurea prima del 28 gennaio 1980, che siano abilitati?all'esercizio professionale in medicina e chirurgia ed optino per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri entro?cinque anni dalla entrata in vigore della legge in esame, l'incompatibilità con l'iscrizione all'albo dei medicichirurghi.?3.2. - Il contrasto con il principio di eguaglianza delle disposizioni da cui deriva tale incompatibilità appare?evidente allorchè si raffronti la situazione dei medici chirurghi non specialisti, iscritti al corso di laurea in?medicina e chirurgia prima del 23 gennaio 1980 (ed in quanto tali ritenuti idonei dalla stessa legge del?1985 ad esercitare l'odontoiatria), con la situazione che riguarda i medici chirurghi specialisti, dovendosi?considerare che, prima della entrata in vigore della legge del 1985, che ha separato le due professioni, la?sola abilitazione in medicina e chirurgia dava titolo alla iscrizione all'unico albo professionale allora previsto,?autorizzando anche all'esercizio dell'odontoiatria, indipendentemente dal possesso della relativa?specializzazione. Nell'istituire nel 1985 l'albo separato degli odontoiatri con una disciplina che prevede "a?regime", per il futuro, l'iscrivibilità dei medici-chirurghi solo se forniti di specializzazione in odontoiatria, il?legislatore si è preoccupato di salvaguardare "nella prima applicazione della legge" le situazioni pregresse,?prendendo in considerazione (art.20, legge cit.) i medici che si fossero iscritti al corso di laurea in medicina e?chirurgia prima della istituzione, nel 1980, di quello in odontoiatria. La legge ha quindi riconosciuto il?permanere della loro idoneità ad esercitare la professione di odontoiatra, idoneità che non poteva non?Corte Costituzionale – Sentenza 9 Marzo 1989, n.100?www.omceo.me.it?Pag. n. 4?riconoscere senza incorrere nell'ingiustificata lesione di un diritto (all'esercizio di una attività professionale)?che già apparteneva a quei soggetti e che si sarebbe potuto sacrificare solo in presenza di esigenze?meritevoli di tutela nel bilanciamento dei contrapposti interessi.?Una volta effettuato quel riconoscimento e, quindi, parificata ai fini dell'iscrizione all'albo degli odontoiatri,?seppure in via transitoria (in quanto si tratta di una categoria di soggetti destinata ad esaurirsi nel tempo), la?categoria dei medici-chirurghi a quella dei laureati in odontoiatria e protesi dentaria e a quella dei medicichirurghi?specialisti, non trova alcuna valida giustificazione l'aver privato i primi, che si fossero iscritti?all'albo degli odontoiatri, di nuova istituzione, del diritto di continuare ad essere contemporaneamente iscritti?all'albo dei medici-chirurghi, come era loro consentito in virtù del solo titolo di laurea e della abilitazione?professionale conseguita.?Nè in proposito ha pregio la tesi, adombrata dalla Avvocatura generale dello Stato, secondo cui il divieto?della doppia iscrizione sarebbe giustificato dal disegno perseguito del legislatore di separare, dal momento?della entrata in vigore della legge istitutiva del nuovo albo, la professione di medico chirurgo da quella di?odontoiatra. Il legislatore ha, invece, mostrato di non seguire in assoluto questa linea, avendo, nell'art.5?della legge citata, previsto addirittura "a regime" la possibilità della doppia iscrizione per i medici specialisti?in odontoiatria, onde è certamente discriminatorio che i medici-chirurghi non specialisti, per poter continuare?ad esercitare una attività che fino a quel momento era loro consentita, debbano optare per l'iscrizione all'albo?degli odontoiatri entro cinque anni dalla entrata in vigore della legge, perdendo il diritto a mantenere?l'iscrizione all'albo dei medici chirurghi.?3.3. - La diversità di trattamento fra le due categorie di medici chirurghi, cioè quelli specializzati nel campo?dell'odontoiatria e quelli non specializzati, non potrebbe neppure giustificarsi in relazione alla diversità delle?rispettive situazioni e cioè in base al possesso, da parte dei primi, del titolo di specializzazione di cui sono?invece sforniti i secondi. In proposito va rilevato che, una volta che la legge ha ritenuto la specializzazione?non indispensabile, sia pure per un periodo transitorio, ai fini dell'iscrizione dei medici chirurghi all'albo?degli odontoiatri - avendo equiparato ai medici specializzati quelli, di cui all'art.20 della legge, non muniti di?specializzazione - la diversità di trattamento consistente nella perdita della possibilità di iscrizione ai due?albi, non può essere giustificata, sulla base del mancato possesso della specializzazione in odontoiatria.?Difatti, per quel che riguarda l'esercizio della professione di medico chirurgo, il possesso o meno di tale?specializzazione è assolutamente ininfluente.?Appare quindi irrazionale la prescrizione legislativa secondo cui la mancanza della specializzazione in?odontoiatria incide sulla possibilità di mantenere l'iscrizione all'albo professionale dei medici chirurghi.?La disposizione sull'incompatibilità non può perciò ritenersi ispirata che dallo scopo di limitare l'attività?concorrenziale nel campo dell'odontoiatria, restringendo il numero degli esercenti tale professione, con una?previsione limitativa di un diritto appartenente, fino a quel momento, anche ai medici non specialisti, diritto?che costituisce la naturale esplicazione di facoltà che derivano dai titoli di laurea ed abilitanti posseduti.?Ma tale scopo, diretto a limitare la concorrenza, non può giustificare nè la discriminazione, nè comunque il?sacrificio di situazioni già acquisite, perchè, come è stato più volte ribadito da questa Corte (v. da ultimo?sentenza n.56 del 1989), il legislatore può incidere su situazioni pregresse sacrificando quelle di alcune?categorie di soggetti, sempre che ciò risulti plausibilmente ragionevole e conseguente, come si è osservato,?ad una equa valutazione dei contrapposti interessi.?Discende da tali considerazioni l'illegittimità costituzionale delle norme denunciate, perchè esse vengono a?privare - senza che sussista una ragione che plausibilmente le giustifichi - i soggetti indicati nell'art.20 del?diritto, già loro appartenente, di rimanere iscritti all'albo dei medici chirurghi, ove chiedano l'iscrizione?all'albo degli odontoiatri per esercitare la relativa professione.?Consegue da ciò l'illegittimità costituzionale anche della norma la quale dispone che la richiesta?dell'iscrizione all'albo di nuova istituzione debba intervenire entro il termine di cinque anni dalla entrata in?vigore della legge.?Il termine finale poteva giustificarsi solo in quanto collegato all'opzione.?Ma, una volta esclusa l'incompatibilità per i soggetti in parola, l'iscrizione all'albo degli odontoiatri avviene?non per effetto di una opzione, bensì di una richiesta, questa, come tale, non può essere sottoposta a?termine quando, come nel caso in esame, sia collegata ad un'idoneità professionale già conseguita e?riconosciuta.?4. - L'accoglimento della questione di legittimità costituzionale in riferimento all'art.3 della Costituzione rende?superfluo l'esame dell'altra questione in riferimento agli artt.4 e 33, comma quinto, della Costituzione.?PER QUESTI MOTIVI?LA CORTE COSTITUZIONALE?Dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt.4, 5 e 20 della legge 24 luglio 1985, n.409 (Istituzione della?professione sanitaria di odontoiatra e disposizioni relative al diritto di stabilimento ed alla libera prestazione?Corte Costituzionale – Sentenza 9 Marzo 1989, n.100?www.omceo.me.it?Pag. n. 5?di servizi da parte dei dentisti cittadini di stati membri delle Comunità europee), nella parte in cui non?prevedono che i soggetti indicati nell'art.20, primo comma, ottenuta l'iscrizione all'albo degli odontoiatri,?possano contemporaneamente mantenere l'iscrizione all'albo dei medici chirurghi così come previsto per i?soggetti indicati nell'art.5, e nella parte in cui prevedono che i medesimi possano "optare" nel termine di?cinque anni per l'iscrizione all'albo degli odontoiatri, anzichè "chiedere" senza limite di tempo tale iscrizione.?Così deciso in Roma, nella Sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 febbraio 1989.?Il Presidente: SAJA?Il redattore: CAIANIELLO?Il cancelliere: MINELLI?Depositata in cancelleria il 9 marzo 1989.?Il direttore della cancelleria: MINELLI

Greenteam © 2012 | Privacy Policy