Rapporti tra gestione e deontologia: lettera aperta

Autore: Giancarlo Pizza

Rapporti tra gestione e deontologia: lettera aperta ai Medici  e Odontoiatri dell’Ordine dei Medici  Chirurghi e Odontoiatri di Bologna

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera che il Vice-Presidente uscente Dott. Giancarlo Pizza, vuole inviare agli iscritti come saluto e testimonianza dei tanti anni passati nel nostro Ordine.

Nella sua lettera sono ribaditi i principi sui quali ha fondato e fonda la sua attività e che lo hanno portato anche a polemiche, talora forse anche eccessive.

Nella storia e negli atti di ogni uomo ci possono essere certamente anche errori ed eccessi ma i principi nei quali Giancarlo ribadisce il suo credo restano condivisibili e di riferimento per la nostra professione.

Egregi Colleghi,

Nel momento in cui mi accingo a lasciare i miei impegni di Ordinista dopo diciannove anni, con questa lettera aperta vorrei pubblicamente, a testa alta, con orgoglio, con convinzione, con lo stesso spirito di servizio di sempre, fare professione di fede verso la mia, la nostra professione e le regole morali che la ispirano, la definiscono, la guidano e la proteggono. Una “professione di fede” non è la stessa cosa di quel giuramento che noi medici facciamo prima di iniziare a esercitare la professione: con essa si dichiara ciò in cui si crede, con il giuramento ci si impegna rispetto, a ciò in cui si crede, ad essere coerenti. Io, da già presidente dell’Ordine di Bologna, dopo la lunga concreta esperienza di gestione ordinistica voglio fare professione di fede verso la mia professione per rinsaldare i miei legami con essa e per ribadire la mia fedeltà ai suoi principi.

Io credo:

  • nel principio di non maleficenza, cioè nell’impegno a non causare un danno o provocare del male e a impedire che le cose che si fanno possano nuocere al malato per come sono fatte;
  • nella medicina scientifica e nelle sue regole fino a quando esse non saranno ridefinite dalla comunità scientifica;
  • nella deontologia, cioè in quella morale che lega i nostri doveri professionali e i nostri comportamenti attesi ai diritti delle persone e al rispetto delle regole della scienza, facendo di tali doveri e di tali comportamenti la prima vera garanzia per il cittadino;
  • nel principio di autonomia nella sua duplice accezione, professionale per il medico e sociale quindi autodeterminativa per il cittadino;
  • nel rispetto delle organizzazioni medicosanitarie, decise per legge, attraverso le quali si distinguono preliminarmente ruoli, compiti, funzioni, percorsi formativi, responsabilità;
  • nella professione medica nella sua irriducibile complessità e quindi nel suo essere professione che governa le complessità;
  • nel ruolo insostituibile degli Ordini, primi garanti tanto dei diritti dei cittadini che di quelli delle professioni delle loro prerogative e delle loro facoltà;
  • nel valore supremo della solidarietà intesa sia come convergenza di valori, di interessi, di idee che come obbligazione morale nei confronti dei più deboli.

I contrasti che indubbiamente ci sono stati in questi anni tra il nostro Ordine e la politica nasce da quella che nelle 100 tesi il prof Cavicchi ha definito con grande lucidità “questione medica”.

Questo processo, come è stato puntualmente scritto, vede un’alleanza inedita tra una discutibile forma di corporativismo con un contro riformismo ora rappresentato dal zione. Ma quel che è peggio è che quello in cui si è sempre creduto tutti, oggi, sembra solo un esercizio retorico, un rottame del passato.

Il malato, ad esempio, oggi come valore pare vivere solo nelle formule retoriche della politica, parrebbe tutto meno che un’archè; cioè, se prima era un punto di partenza come statuito dalla riforma del 1978, oggi egli non appare più come la condizione necessaria e sufficiente per contemperare gli interessi, per mediare tra i problemi, per moderare le politiche. Sui bisogni e sulle garanzie da dare al malato oggi prevalgono gli interessi degli operatori, i problemi della gestione, quelli della sostenibilità del sistema, interessi certamente indisponibili a farsi verificare sul principio di beneficialità o su quello della non maleficenza ma disponibilissimi a violare i valori sui quali all’inizio ho fatto la mia professione di fede, quindi a violare regole, norme, organizzazioni, rapporti, persino diritti.

Siamo ormai alla destrutturazione della professione: tutto pare spingere al ridimensionamento delle strutture concettuali che fino ad ora hanno definito le nostre più basilari competenze. Oggi ci contestano il consenso informato, perfino la nostra presenza professionale; oggi pare si sia ormai al limite dell’improvvisazione.

Il punto politico è capire se è giusto, etico, opportuno, subordinare i valori della deontologia ai problemi della gestione. Secondo il mio Ordine, secondo la mia professione di fede, secondo la mia deontologia, non è giusto, secondo altri sì. Quando ci si accusa di interferire come Ordine con una istituzione come la Regione, in realtà, è come se si dicesse che è la deontologia alla quale noi ci siamo riferiti, perché era nostro dovere farlo, che non deve interferire con la gestione. Noi abbiamo agito, non c’è dubbio, inaugurando modalità conflittuali inedite, quelle che il prof Cavicchi ha definito in tempi non sospetti la “disobbedienza deontologica”, ma applicando con la più grande correttezza le norme deontologiche disponibili.

Oggi, come professione, siamo davvero in una situazione drammatica: abbiamo soldi per fare i contratti, possiamo assumere più medici, abbiamo anche più borse di studio, ma il tutto con un futuro professionale molto incerto e pieno di incognite. Per fortuna la Fnomceo ha introdotto l’iniziativa straordinaria degli Stati Generali, altrimenti non sapremmo dove approdare.

Per quello che mi riguarda, dobbiamo andare avanti e non credo sia saggio arretrare anche solo regionalismo differenziato, in un quadro generale dove il sistema viaggia molto velocemente verso la sua crescente privatizza di un millimetro sul terreno della deontologia. Ho già letto da parte di alcuni Colleghi, gli stessi che fin dall’inizio hanno pubblicamente avversato certe posizioni del nostro Ordine, arrivando a sostenere senza nessun imbarazzo i nostri avversari e negandoci ogni minima forma di solidarietà, la loro voglia incontenibile di mettere limiti all’esercizio del potere disciplinare da parte degli Ordini. Per me mettere dei limiti alla deontologia per favorire l’autonomia della gestione sarebbe un grande errore. Oggi i principali problemi all’autonomia medica derivano dai condizionamenti di una gestione che dire tirannica è poco. Al contrario la deontologia, come ci insegna l’esperienza dell’Ordine di Trento, va radicalmente ripensata ma al solo fine di renderla più forte. Nella situazione in cui siamo, con la crisi del malato come ideale regolativo, se crolla il principio fondante della deontologia, per la professione è la fine della possibilità di rappresentare la vera garanzia al diritto alla salute garantito al cittadino dalla Costituzione.

Il mio Ordine con onore e senso di responsabilità ha ritenuto di doversi battere per un bene collettivo, per un bene fondamentale che è la regola morale quale valore guida per esercitare la nostra difficile professione. Senza questa regola morale la nostra professione è destinata a brutalizzarsi e a perdere la sua anima ippocratica.

Io mi dichiaro fiero della battaglia fatta e orgoglioso di aver servito la mia professione convinto che servendo la mia professione ho servito il malato contribuendo a rinsaldare una certa idea di civiltà. Prima di chiudere la mia lettera aperta desidero ringraziare chi ci ha sostenuti, capiti, interpretati, a partire dalla Fnomceo e quindi a partire dal presidente Anelli che di fastidi a causa nostra, lo ammetto, deve averne avuto più di uno, ma che con grande equilibrio non ha mai tradito la nostra vocazione deontologica assicurandoci comprensione e sostegno e solidarietà.

Nello stesso tempo non posso non ringraziare Cesare Fassari per la continua e pronta disponibilità ad accogliere i nostri contributi di idee sul Suo prestigioso giornale.

Infine, un ringraziamento particolare a Ivan Cavicchi che per primo ha compreso il senso delle nostre posizioni e le ha difese con grande coerenza e con argomentazioni che ritengo ineccepibili.

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Giancarlo Pizza è Vicepresidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Bologna

Data pubblicazione: 28 Marzo 2026